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Fabbrica Italiana Contadina, è il grandioso parco alimentare che sta sorgendo a Bologna: pascoli, botteghe, laboratori, formazione, ristoranti e street food

Di Chiara Marando -

Sabato 25 Febbraio 2017 -

La cultura del cibo di alta qualità, la bellezza della biodiversità del settore agroalimentare italiano e tutto il sapere di chi, da sempre, lavora per quell'eccellenza che rende il nosto patrimonio enogastronomico un unicum: questo è FICO – Eataly World Tour.

Un progetto ambizioso che vede al lavoro oltre trecento operai, per un totale di 80.000 metri quadrati di cantiere ed un investimento di oltre 100 milioni di euro tra capitale pubblico e privato, realizzato da un consorzio costituito da due Coop “rosse”, Cmb di Carpi e Cefla di Imola.

FICO, Fabbrica Italiana Contadina, è il grandioso parco alimentare che sta sorgendo a Bologna su progetto del Centro AgroAlimentare di Bologna e sotto la gestione di Eataly World, società costituita da Eataly e Coop.

FICO

L'idea è quella di racchiudere in un unico luogo tutta la tradizione made in Italy, dal “campo alla forchetta”, mostrando e raccontando i vari passaggi della filiera e mettendo in risalto l'unicità che contraddistingue i prodotti dei diversi territori, la loro lavorazione, coltivazione e cura.

Sono circa 10.000 i metri quadrati destinati a pascoli, frutteti ed orti dimostrativi che arricchiranno la narrazione di quello che rappresenterà uno tra i centri alimentari più grandi d'Europa.

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FICO vuole diventare la struttura di riferimento per la divulgazione e la conoscenza dell'agroalimentare, il punto di incontro e scambio per tutti coloro che amano il cibo e desiderano conoscerne i segreti e la storia.

Questa volta Oscar Farinetti, l’imprenditore piemontese che ha fondato Eataly, ha pensato ancora più in grande: enormi spazi espositivi, 40 laboratori, ma anche 25 tra ristoranti, bancarelle, botteghe artigianali e chioschi che accoglieranno 6 milioni di visitatori l'anno tra italiani e stranieri.

FICO 3

L'apertura è fissata per il 4 ottobre prossimo e si prevede che possa diventare un'attrazione internazionale capace di promuovere lo stile di vita italiano e la sua cultura del buon cibo e della tavola.

 

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Lunedì, 20 Febbraio 2017 13:03

La classica pasta e fagioli: ricetta

Il più classico dei piatti ancora adatto in queste fredde serate d'inverno e dall'ottimo apporto nutrizionale ce lo propone la ricetta di ILARIA BERTINELLI. Enjoy your food!

Nonostante le giornate vagamenti primaverili, sebbene siano ancora corte e comunque fredde nelle sere di febbraio nella maggior parte del nostro Paese, il piacere che ci regala una minestra fumante ha il potere di rigenerarci e scaldarci come poche altre pietanze. E la pasta e fagioli è un classico difficile da uguagliare sia da un punto di vista nutrizionale, che del potere saziante e del sapore.

Per organizzare il nostro tempo in cucina, partire dai fagioli secchi significa ricordarsi di metterli in ammollo la sera precedente e calcolare almeno 1 ora per farli cuocere in tempo per la cena.
In alternativa, e vi devo confessare che anche io a volte scelgo la scorciatoia, si possono utilizzare i borlotti in scatola, ben sciacquati dall'acqua di conservazione, che saranno pronti in 15 minuti!

pastaefagioli-ricetta-ingredienti

Consumare legumi e pasta rappresenta la base della dieta mediterranea, quindi oltre al piacere infinito del piatto, avremo anche la soddisfazione di esserci presi cura della nostra salute. Buon appetito!

Ingredienti per 4 persone 4            

                                     pastaefagioliricetta-cucina

1 lt acqua
200 g fagioli borlotti secchi
60 g ditalini rigati oppure maltagliati fatti in casa
30 g cipolla
25 g carota
b. sale, rosmarino, olio, pepe, Parmigiano Reggiano

PREPARAZIONE

  • In un tegame, soffriggere leggermente la cipolla e la carota tagliate a pezzetti con un filo d'olio, aggiungere i borlotti ammollati e coprire il tutto con l'acqua, salare, aggiungere qualche ago di rosmarino e cuocere per 1 ora circa.
  • Togliere dal tegame 3 cucchiai di borlotti interi e frullare il resto della zuppa con un frullatore a immersione in modo da ottenere una crema omogenea.
  • Portare la crema ad ebollizione, buttare i ditalini rigati nella zuppa e farli cuocere.
  • Aggiungere alla crema i borlotti interi messi da parte e servirla con una spolverata di parmigiano grattugiato e un filo d'olio.
  • A piacere, si può aggiungere una macinata di pepe nero.

ricetta-pastaefagioli

Per seguire Ilaria e le sue ricette particolarmente adatte anche per celiaci e diabetici segui il suo blog su www.unochefpergaia.it 

 

With the Courtesy of: bellomagazine.com – buonalavita.it – greenme.it – iostudionews.it – incucinadanonnatitti.com – mangiarebuono.it – gingerandtomato.com – granoro.it – runnersworld.it – best5.it – cattolica.info – demetrafood.it – it.fotolia.com – parmalat.it – parmigiano-reggiano.it – salute-e-benessere.org – dgmag.it

 

 

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E' nata l'Accademia del panino italiano per promuoverne la cultura del panino, tutelarne l’identità gastronomica e favorirne la corretta diffusione nel mondo. Un team di professionisti si occuperà di formare tre nuove figure: Gastronomo del panino, Creativo del panino, Maestro del panino.

Di Chiara Marando -

Sabato 18 Febbraio 2017 -

Proviamo a fermarci e pensare per un attimo a quale sia il nostro pasto per eccellenza durante la settimana lavorativa. Ecco, sicuramente, la maggior parte di noi sarà d'accordo nel rispondere il panino.

Che sia semplicemente con prosciutto crudo o cotto, vegetariano, oppure maggiormente ricercato e farcito, il panino rappresenta un appuntamento immancabile per il pranzo di noi italiani sempre alla ricerca del gusto, ma schiavi di tempi un po' troppi stretti. Questa preferenza, però, non è solo Made in Italy, piuttosto un'abitudine globale.

Ma chi pensa che un panino sia qualcosa di poco valore culinario si sbaglia, e molto. In realtà può essere un piatto da veri gourmet, equilibrato, armonico e portatore di vere e proprie tradizioni. Non basta farcire, bisogna capire come farlo, scegliere il pane giusto e tutti gli ingredienti migliori sposandoli tra loro. Servono fantasia, conoscenza e mestiere.

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Capacità che l’Accademia del panino italiano, una Fondazione da poco inaugurata, incarna con la finalità di promuoverne la cultura del panino, tutelarne l’identità gastronomica e favorirne la corretta diffusione nel mondo.

A volere fortemente e portare avanti questo progetto sono gli imprenditori Antonio Civita ed Elena Riva, già proprietari del brand Panino Giusto, che hanno fornito gli spazi, le risorse ed i materiali. L'obiettivo dell'Accademia è chiaro: formare personale specializzato, ma anche far incontrare e dialogare tra loro studiosi, produttori, artigiani e cuochi.

Anche la sede ha un fascino tutto particolare, di quelli che richiamano la progettualità, le cose in divenire che nascono dal recupero, in questo caso della tradizione italiana più genuina. E' a Milano, zona Bocconi, all'interno di un vecchio deposito restaurato e rimesso a nuovo che oggi ospita una scuola, laboratori, mostre ed anche una particolare biblioteca tematica dal titolo “Panino, da natura a artificio”, con oltre 1500 volumi.

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Tre sono le figure professionali che usciranno dalla Scuola dell'Accademia del panino: Gastronomo del panino, Creativo del panino, Maestro del panino.

E se siete interessati, sappiate che i corsi partiranno a marzo e prevedono un programma in grado di garantire una formazione a 360 gradi in ambito tecnico, gestionale, culturale, artigianale, ma anche di marketing e comunicazione, con l'aggiunta di stage pratici presso aziende partner.

Di spicco i nomi che faranno parte del team di professionisti, raccolti in Advisory Board: Alberto Capatti, celebre storico della cucina italiana, scrittore e rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Alessandro Frassica, Aldo Colonetti, esperto di design, Anna Prandoni, giornalista di cucina, direttrice della scuola e della rivista “Il Panino Italiano”, lo chef stellato Claudio Sadler e Davide Longoni, maestro del pane.

Un impegno ed una unicità sancita dal Manifesto del Panino italiano, documento che nella qualità degli ingredienti, nel legame con la tradizione e nella vocazione italiana del rispetto per il cibo, individua i valori fondanti di un prodotto artigianale e culturale d'eccellenza. Si tratta del primo passo verso un obiettivo più ampio, ovvero la Certificazione del Panino Italiano.

 

 Credits photo: www.accademiapaninoitaliano.it/

 


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Vi consigliamo una ricetta gustosa e facilissima da preparare: Tagliatelle paglia e fieno Pastificio Andalini con salsiccia e funghi porcini. E basta veramente poco tempo per realizzarle.

Ricetta e Foto di Chiara Marando

Mercoledì 15 Febbraio 2017 -

Non avete ancora pensato a cosa preparare per cena? Allora vi consiglio la ricetta che ho provato l'altra sera, un mix tra il gusto corposo della salsiccia ed il delicato profumo dei funghi porcini. Insomma una coccola che è piacevole concedersi dopo una giornata di lavoro: Tagliatelle paglia e fieno Pastificio Andalini con salsiccia e funghi porcini

E basta veramente poco tempo per realizzarla. L'imperativo però è solo uno: gli ingredienti devono essere ottimi!

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Ingredienti per 4 persone:

250 gr di Tagliatelle paglia e fieno Pastificio Andalini

2 Salsicce di medie dimensioni

200 gr di Funghi porcini freschi/ 150 gr se secchi

Tritto di sedano, carota e cipolla per il soffritto

Birra bianca per sfumare

sale e pepe q.b.

Preparazione:

In una padella antiaderente fate soffriggere il trito di sedano, carota e cipolla con un filo d'olio ed aggiungetevi le salsicce tagliate grossolanamente in piccoli pezzi.

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Fate cuocere per qualche minuto, sfumate il tutto con la birra e continuate la cottura fino a quando la carne non sarà quasi pronta.

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Se scegliete di utilizzare i funghi secchi, dovrete metterli per tempo in una ciotolina con dell'acqua per farli ammorbidire.

Quindi, aggiungeteli alla salsiccia, aggiustate di sale e pepe e ultimate la cottura mescolando per pochi minuti così che tutti gli elementi si insaporiscano a dovere.

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Nel frattempo, buttate le tagliatelle in una pentola con acqua bollente e salata; scolate la pasta ancora al dente e terminate la cottura con il condimento appena preparato e facendola saltare in padella.

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Servite con un filo di olio a crudo.

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Lo chef stellato Christian Milone, della Trattoria Zappatori di Pinerolo, inizia una nuova avventura all'Hafa Storie nel cuore di Torino: la tradizione piemontese incontra la cucina marocchina

Di Chiara Marando -

Sabato 11 Febbraio 2017 -

La notizia girava già da un po' nel mondo della ristorazione, ma ora è diventata realtà: il giovane e talentuoso Christian Milone, chef della Trattoria Zappatori di Pinerolo, Due Forchette nella Guida Ristoranti d'Italia del Gambero Rosso e nuova stella Michelin, ha annunciato l'inizio della sua nuova avventura torinese, città ricca di fermento culturale e crocevia di etnie differenti.

E proprio dalla doppia anima di Torino, tradizionale e multietnica, si fa ispirare per portare il suo personale tocco nell'Hafa Storie, luogo dall'atmosfera orientaleggiante nel cuore storico della “Signora”.

Hafa storie

L'idea nasce da Milli Paglieri, già titolare del locale di successo Hafa Café, all'interno del quale ha messo tutta la sua passione per il Marocco. Ecco, l'Hafa Storie rappresenta una generazione diversa, un'evoluzione che si nutre di contaminazioni culturali. Siamo a Porta Palazzo, il gigantesco mercato cittadino, cuore pulsante della comunità, proprio all'interno della Galleria Umberto I.

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E per Milone questo progetto è una sfida, la volontà di portare la sua tradizione piemontese accostandola ad un menù dalle note marocchine, il tutto in un ambiente informale dove a far da sottofondo sono i rumori provenienti dalla cucina a vista. Due culture gastronomiche, due carte tra cui scegliere per spaziare con la mente ed i sapori: gli agnolotti, il brasato con polenta, i tajarin al tartufo ed il vitello tonnato. Ognuno può costruire la propria esperienza culinaria più o meno variegata ed il risultato piace, eccome se piace.

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Milone convince, convince il suo entusiasmo e convincono i suoi plin serviti in scodelle variopinte. Si, perché qui tutto richiama il marocco, in un gioco di contrasti che diverte e incuriosisce. E se si chiede allo chef quali saranno le proposte più creative e sperimentali la risposta è semplice: “Quelle rimarranno nel ristorante di Pinerolo, qui sarà la tradizione a parlare e farò in modo di variarne le proposte ma sempre rimanendole fedele”.

 

Hafa Storie

Galleria Umberto I, Torino
011 1948 6765
www.hafastorie.it

 

 

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Sabato, 04 Febbraio 2017 10:14

Osteria Artaj: "ritagliatevi" una pausa

Sapori genuini, materie prime del territorio e piatti particolari dal gusto intenso: questa è l'Osteria Artaj, una piacevole pausa gastronomica nel cuore di Parma

Di Chiara Marando -

Sabato 04 Febbraio 2017 -

I parmigiani doc lo sanno, gli “Artaj” sono i ritagli, quelle rimanenze della lavorazione artigianale, siano esse di pasta, stoffa, pelletteria o altre attività eseguite ancora manualmente. Sono quegli scampoli che raccontano la storia di una produzione fatta a regola d'arte, ma anche una fonte di nuove creazioni. Mai buttarli senza prima pensarci.

E poi sono anche un'idea, minuti di tempo che ci si può concedere per staccare la spina e godere dei piccoli piaceri che la vita sa regalare, anche culinari. Da questo prende il nome e la filosofia l'Osteria “Artaj”, dalla volontà di regalare momenti goderecci e di riscoperta di sapori genuini che seguono il ritmo delle stagioni.

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Loro sono ristoratori per passione che amano la cucina, l'ospitalità, quella un po' casalinga ma ricercata di chi porta in tavola prodotti particolari e desidera trasmetterne le caratteristiche. Nel menù non mancano i piatti più tradizionali ma spiccano proposte più interessanti preparate con ingredienti semplici che richiamano il territorio e creano piacevoli giochi si sapore.

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Ed è così che la Vellutata di zucca si arricchisce con crostini fragranti ed una croccante tempura di porri, oppure che un piatto di Gnocchi trova il suo condimento con passato di carote, cavolo romano saltato e pancetta; le Costine di maiale poi, laccate con miele e paprika, scoppiano di gusto inondando il palato di una sapida soddisfazione,

Certo, non fatevi mancare l'acqua in tavola perché sarà importante pulirvi la bocca tra una portata e l'altra, pena una certa arsura, piccolo prezzo da pagare per un pasto goloso.

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Fatevi consigliare nella scelta del vino, vedrete la soddisfazione negli occhi dell'oste che vi spiegherà le diverse peculiarità di ogni bottiglia, etichette scelte tra le aziende del territorio e vitigni noti a livello italiano.

Quello con le realtà locali è un legame saldo nella selezione delle materie prime, una ricerca che si ferma su prodotti provenienti da aziende agricole di Parma e Provincia: tutti gli impasti sono lavorati con le farine macinate a pietra di “Pederzani”, le uova biologiche provengono dal “Podere Cristina”, le carni allevate sulle montagne dell'Appennino e le verdure da “Podere Stuard” ed “Azienda Agricola La Bergamina”.

 

Osteria Artaj

Stradello San Girolamo, 19/a

43121 Parma PR

Tel. 0521 572077

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Il prof. Gian Luigi de' Angelis e Ilaria Bertinelli sono stati protagonisti della cena a tema organizzata da ARGA e Parma Da Vivere. Prossimi incontri del ciclo "Salute & Benessere" in calendario da febbraio a maggio con diverse tematiche.

Parma, 31 gennaio 2017

Seduti a ferro di cavallo, i commensali della cena dal titolo "Gluten free e intolleranze alimentari" – tenutasi lo scorso 27 gennaio al ristorante Il Cortile – hanno ascoltato con interesse e partecipazione le parole del prof. Gian Luigi de' Angelis, Direttore del dipartimento Materno-infantile e della struttura complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma e di Ilaria Bertinelli, autrice del libro "Uno Chef per Gaia". A moderare l'incontro è stata Francesca Caggiati, giornalista ARGA e ideatrice del format che porta in tavola – ogni ultimo venerdì del mese fino a maggio – un menù speciale studiato di volta in volta in base al tema trattato nelle serate del ciclo "Salute & Benessere", promosse da ARGA Emilia Romagna e da Parma Da Vivere.

Prof Gian Luigi de Angelis

"La celiachia è una malattia che bisogna conoscere – chiarisce il prof. de' Angelis –. Si tratta di un'intolleranza perenne al glutine su base geneticamente determinata". È dunque proprio il glutine il nemico del celiaco: "Esso non nacque con l'uomo ma con l'alimentazione umana. Furono i sumeri in Mesopotamia i primi a capire che ruotando i campi si ottenevano raccolti più ricchi e che alcune piante erano più resistenti agli agenti atmosferici. Il glutine ha pertanto origine da incroci genetici avvenuti a quel tempo". Purtroppo la celiachia è spesso accompagnata da un'altra malattia cronica: il diabete.

Ilaria Bertinelli

 

A parlarne tra una portata e l'altra è stata Ilaria Bertinelli, che nel suo libro ha raccolto le ricette e i consigli che da mamma ha imparato a cucinare e dispensare negli anni. "Uno Chef per Gaia racconta la nostra avventura – spiega la Bertinelli, traduttrice e interprete di professione –, da quando ho avuto il sentore che in mia figlia Gaia, che all'epoca aveva sei anni e mezzo, c'era qualcosa che non andava". Un sospetto che si è trasformato in una "diagnosi molto difficile da digerire: prima diabete e poi celiachia". Da qui in poi la vita di Ilaria e della sua famiglia non è stata più la stessa perché l'urgenza era di convivere non con una, ma con due malattie. Corsi di cucina, ingredienti selezionati e una volontà di ferro hanno portato così l'autrice a raccogliere in una pubblicazione i piatti senza glutine e al contempo con basso contenuto di carboidrati più graditi a Gaia, al suo papà e al fratellino che ogni sera davano i voti alle preparazioni di Ilaria.

La sfida odierna rimane quella di rendere la vita del celiaco più facile: "La più grande soddisfazione – rivela Giulio Orsini, Presidente di SNUPI Onlus – è aiutare i pazienti a vivere senza limitazioni. Fondamentale è quindi sostenerli sostenendo prima i medici". E se "tra le mura domestiche si può seguire facilmente la propria dieta senza glutine – conclude Barbara Franchi, consigliere regionale e referente del progetto Alimentazione Fuori Casa (AFC) di AIC Emilia Romagna –, mangiare fuori casa non è mai semplicissimo, dal momento che i locali informati sulla celiachia sono ancora troppo pochi. Per questo esiste un prontuario che contiene gli ingredienti privi di glutine in commercio. Un elenco che tutti i ristoratori dovrebbero conoscere".
Al termine della cena, un omaggio rigorosamente senza glutine è stato offerto dal Market Gliadina Free, specializzato in prodotti per allergie e intolleranze alimentari.

L'iniziativa è stata organizzata e promossa da ARGA Emilia Romagna, associazione che raggruppa i giornalisti specializzati nell'informazione dei settori agricoltura, alimentazione, ambiente, energie rinnovabili, boschi, foreste, caccia, pesca e da Parma Da Vivere, pagina sociale che sostiene le iniziative culturali e le eccellenze del territorio di Parma e provincia, con il patrocinio della Provincia di Parma e di Confagricoltura Parma. Inoltre è stata realizzata grazie alla collaborazione dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma e dell'Associazione SNUPI Onlus (Sostegno Nuove Patologie Intestinali), con il patrocinio dell'AIC (Associazione Italiana Celiachia). Il ricavato dei libri venduti durante la serata è stato devoluto a SNUPI Onlus, mentre i diritti d'autore sono stati ceduti interamente ad AIC.

I prossimi incontri del ciclo "Salute & Benessere" in calendario da febbraio a maggio tratteranno le seguenti tematiche:

• Venerdì 24 febbraio – La psiche e gli aspetti emotivi ed emozionali: bulimia e anoressia, ma anche ansia e depressione. Il rapporto con il cibo e quali alimenti aiutano a ridurre lo stress
• Venerdì 31 marzo – Detox, togliere le tossine per vivere meglio: il menù ideale per disintossicarci e mantenere il nostro corpo con un ph ottimale
• Venerdì 28 aprile – La dieta brucia grassi e il controllo del peso: il sovrappeso non è solo anti estetico, ma pericoloso, soprattutto se localizzato in certe zone. Come è possibile tornare in forma mangiando in modo gustoso e nutriente?
• Venerdì 26 maggio – I problemi della pelle e dei capelli: quanto incide l'alimentazione e come possiamo migliorarli? Quali sono le sostanze nocive o le situazioni che incidono maggiormente sui problemi dermatologici e tricologici?

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Lunedì, 30 Gennaio 2017 13:34

Risotto al cavolo viola e mele

Una coloratissima ricetta di Ilaria Bertinelli a portarci un po' di sano e appetitoso sapore a tavola. Ottima per una cena dell'ultimo minuto, colpisce per le sfumature che variano dal rosa antico al malva.

di Ilaria Bertinelli 

Non sapete cosa preparare all'ultima ora con una cena imprevista?
Il risotto può essere una soluzione che mette tutti d'accordo. Ancora di più se la proposta è vegetariana, stagionale, deliziosa e in stile molto femminile... con il colore che viene sempre associato a noi donne.
Questo risotto ha un colore che mi stupisce ogni volta che lo preparo con le sue sfumature che variano dal rosa antico al malva; il suo sapore mi ricorda un viaggio nel Nord Italia dove il cavolo cappuccio incontra l'acidulo della mela verde la cui parte dolce viene egregiamente contrastata da un tocco di fonduta al gorgonzola. Infine, il croccante ce lo garantisce un'altra stella del Nord: le nocciole piemontesi.
Sia che decidiate di servire il risotto in una grande pirofila, che lo impiattiate direttamente per i singoli ospiti, i colori vi conquisteranno e se i chicchi sono simbolo d'abbondanza, ci auguriamo che questo piatto sia di buon auspicio per tutti!

risotto cavolo viola mele ricetta

INGREDIENTI per 4 persone:  

1,2 lt circa di brodo vegetale preparato in precedenza
320 g riso carnaroli
200 g cavolo cappuccio viola
200 g mela verde
70 g parmigiano grattugiato
60 g vino rosso
50 g gorgonzola
30 g porro
30 g burro
30 g nocciole piemontesi
1 spicchio d'aglio

q.b. olio extra vergine di oliva, latte e sale

                          

      risotto cavolo viola mele ricetta ingredienti 

 

PREPARAZIONE

Fare appassire il porro tagliato molto fine in una casseruola con un filo d'olio e lo spicchio d'aglio.
Aggiungere il cavolo viola tagliato molto fine, aggiungere qualche mestolo di brodo per portarlo a cottura.

risotto cavolo viola mele ricetta 1

Tritare leggermente le nocciole e farle tostare leggermente in una padella antiaderente.
In un tegamino, fare sciogliere il gorgonzola con un po' di latte in modo da ottenere una fonduta di buona densità.
Una volta che il cavolo si sarà ammorbidito e il brodo si sarà asciugato, fare tostare il riso nella casseruola dopo avere tolto lo spicchio d'aglio, sfumare con il vino rosso, quindi iniziare a tirare il riso con il brodo bollente e aggiungere la mela tagliata a dadini.

risotto cavolo viola ingredienti cucina

risotto cavolo viola ricette cucina 1

Quando il riso sarà ancora bene al dente, aggiungere il parmigiano grattugiato e mantecare con il burro freddissimo.
Impiattare e servire con un filo di fonduta di gorgonzola e una spolverata di nocciole tostate.

risotto cavolo viola ricetta


Per seguire Ilaria e le sue ricette particolarmente adatte anche per celiaci e diabetici segui il suo blog su www.unochefpergaia.it 

With the Courtesy of: blog.giallozafferano.it – improntaunika.it – cucchiaio.it – bottegadelbuongustaio.it – unastellatraifornelli.blogspot.com – ackyart.com – assolatte.it – cucinafacile.com – farmacinaturali.it – italiqa.it – kibinas.it – my-personaltrainer.it – tuttosemi.com

 

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Lei è Ana Roš, nominata dai 50 Best Restaurant la migliore chef donna del mondo: Nel suo ristorante “Hisa Franko” propone piatti che raccontano il territorio sloveno.

Di Chiara Marando -

Sabato 28 Gennaio 2017 -

E' lì, appena attraversato il confine con l'Italia, a pochi chilometri da Trieste, crocevia di culture e paese ricco di fermento e tradizione: la Slovenia.

Un paesaggio dai contrasti eleganti che regala scorci inaspettati, una storia fatta di dominazioni e contaminazioni culturali, le stesse che ne hanno forgiato il carattere e la particolarità...anche gastronomica.

Perché qui le diverse influenze si fanno sentire in una cucina dal gusto marcato che non rinuncia alla sperimentazione rimanendo, al contempo, fedele a radici che ne hanno segnato il passato. Difficile ignorarla una volta conosciuta, esattamente come è difficile dimenticare lei, Ana Roš, la donna del momento nel mondo della ristorazione, colei che porta con orgoglio il baluardo della tradizione culinaria slovena.

La nota classifica dei 50 Best Restaurants, la stessa che ha decretato l'Osteria Francescana di Massimo Bottura come la migliore del pianeta, ha premiato Ana Roš come migliore chef donna al mondo.

Hisa Franko”, letteralmente “La Casa di Franko”, è il suo regno. A soli 3 chilometri dal confine italiano e a 30 da quello austriaco, questo ristorante esprime il modo di pensare il cibo portato avanti da Ana: una cucina che valorizza i prodotti del territorio reinterpretandoli in una chiave che tocca la tipicità con accenti inaspettati.

Ed è proprio questo suo modo di raccontare un luogo di confine, le sue contraddizioni ed usanze, attraverso piatti dal carattere spiccato, che ha convinto giornalisti e critici ad assegnarle questo importantissimo riconoscimento.

Un premio che arriverà concretamente il prossimo 5 Aprile a Melbourbe, per la prima volta teatro della finale dei 50 Best Restaurant.

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“All'Oste che non c'è” è il luogo che non ti aspetti: un casolare dell'800 tra le colline di Cartizze dove ci si serve, si paga e ci si fa lo scontrino da soli. La parola d'ordine è fiducia.

Di Chiara Marando -

Sabato 21 Gennaio 2017 -

Lo si nota arrivando dalla stradina che corre lungo il colle del Cartizze, un vecchio casolare in pietra dell'800 che ancora conserva quel fascino delle costruzioni di un tempo: essenziale, all'apparenza fuso con la natura circostante, che sembra voler raccontare le storie di chi ha vissuto tra le sue mura.

Qui c'è, o meglio non c'è, Cesare. E' lui a portare avanti l'usanza di famiglia di accogliere amici e clienti per far assaggiare loro i salumi di produzione propria. Solo che ha scelto un modo molto particolare per farlo : “Capitava spesso che nei più svariati pezzi di carta trovati sul posto quando i miei amici passavano, mi lasciassero dediche rimproverando che la mia assenza li lasciava a bocca asciutta e che la loro speranza di gustare un buon bicchiere di Cartizze o Prosecco rimaneva delusa – spiega Cesare – ho quindi deciso di mettere sul tavolo della cucina 3 bottiglie di Cartizze e Prosecco, 6 bicchieri con un'indicazione scritta "valore 10 euro servitevi da soli e buona degustazione. L'indicazione serviva solo per scopo evitare che amici o passanti si sentissero in imbarazzo , come si dice, degli scrocconi”.

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In poco tempo la voce si è sparsa ed alcuni, passando dalla cascina, cominciarono a stappare qualche bottiglia e a lasciare delle piacevoli dediche anche il lingua tedesca, inglese, giapponese. Era nata “All'Oste che non c'è”.

Quello che si può mangiare sono le tipicità del territorio, servendosi quanto si vuole di "Bibanesi', polentine stuzzicanti, Prosecco e Cartizze provenienti da aziende della zona , formaggi di malga, dolcetti locali e salumi della casa come il “Salado” ossia il salame di Valdobbiadene, la prelibata “Soppressa con filetto”, i “Giacomini”, ovvero di suino stagionati ed affumicati, oppure il delizioso “Sacol” di manzo. Il tutto da assaporare insieme a dell'ottimo pane cotto nel forno a legna.

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C'è la possibilità di fare il caffè mentre non sono disponibili cibi cotti e neppure superalcolici.

La formula è semplice: si entra liberamente, ci si serve come e quanto si vuole e si paga facendosi da soli lo scontrino (il valore, non il prezzo, degli alimenti è segnato su un pezzo di carta). La cucina può ospitare fino a 14 persone, circa 4 tavoli, mentre all'esterno si possono sfruttare altri 3 tavoli.

E alla domanda se non c'è la paura che gli avventori possano approfittarsene mangiando senza pagare, Cesare risponde: “Ammetto che qualche volta è successo, ci sono anche brutti ricordi, ma sono una minima parte. Le persone vengono conquistate da questo dare loro fiducia, che è poi la filosofia dell’Osteria”.

 

All'Oste che non c'è”

Str. delle Treziese, 31049

Valdobbiadene (TV)

 

 

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