E’ stata la forza di terra più determinata a distruggere lo Stato islamico in terra di Siria. Oggi il popolo curdo è lasciato solo a difendersi dalla Turchia.
  
di Lamberto Colla Parma  13 ottobre 2019 - C’è solo una parola per definire l’atteggiamento delle diplomazie occidentali in questo frangente: vigliaccheria.

E’ stato sufficiente il “cinguettio” di Donald Trump che annunciava l’intenzione di ritirare le truppe dalla Siria che le colonne dei blindati hanno lasciato le caserme turche alla volta dei territori curdi siriani e solo 24 ore dopo i missili con la “mezza luna” avevano già solcato i cieli e fatto le prime vittime civili.

Una missione contro le ultime nicchie del terrorismo islamista, è la giustificazione di Erdogan, che però lasciano aperti molti dubbi e poche speranze per il popolo curdo che occupa le terre nel nord della Siria.

E purtroppo è nota l’idiosincrasia turca verso il popolo curdo che da secoli chiede quantomeno una identità e una autonomia regionale da sempre negata con forza dalle autorità ottomane prima e turche poi.

Divieti di lingua ma anche di folklore e costumi curdi per arrivare a torture e violenze inaudite pur di cercare di negare l’identità curda. Almeno 50.000 sarebbero i morti curdi sulle coscienze turche ma è vietato di parlare di genocidio proprio per il veto posto dalla Turchia all’ONU sullo specifico argomento.8AAC8A1F-5062-4B56-B566-45D22CF28FBC.jpg

Ebbene, sino a ieri abbiamo osannato le coraggiose ragazze soldato che hanno sconfitto i terroristi del Daesh (Daesh Sigla di Al dawla al islamiya fi al Iraq wal Sham - Stato islamico dell'Iraq e del Levante-, in precedenza ISIS) subendo violenze sessuali, torture e mutilazioni prima di essere giustiziate e oggi si volta le spalle a questi, che ancora vivono nelle macerie, divenuti essi stessi prede della vendetta turca.

Avrebbe potuto essere una buona occasione per negoziare, se non uno stato indipendente una regione autonoma per il popolo curdo sparpagliato tra Iraq Siria e Turchia, e invece restiamo qui inermi a osservare un probabile nuovo massacro, perché di genocidio non si può parlare.

Attenzione ai formalismi e non alla sostanza sembra essere l’imperativo delle diplomazie occidentali, sempre più deboli e incapaci su ogni fronte.
Sarebbe sufficiente che Putin e Trump prendessero in disparte Erdogan per ricondurlo alla ragione. E invece siamo costretti a ascoltare le reazioni e le dichiarazioni, all’acqua di rosa ma con toni perentori, dei nostri diplomatici.

Erdogan, invece, è così terrorizzato dal proseguire a far quel che vuole e anzi minaccia di mandarci i profughi che “detiene legalmente”, facendo il lavoro sporco per nostro conto a fronte di un compenso di 6 miliardi di Euro donati dall’Unione Europea per nascondere le magagne agli occhi televisivi e quindi al mondo intero.

Ecco quello di cui le nostre diplomazie son capaci di fare: comprare.

Incapaci e vigliacchi, ecco quello che tutti noi siamo. Stiamo coprendo una nuova vergogna.

Da oggi i Turchi entrano di buon diritto nel club dei “Nostri splendidi Alleati”.

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Continua la sequenza di attacchi verso inermi cittadini seguendo la tecnica palestinese. Questa volta è accaduto a Marsiglia dove un furgone ha preso di mira due fermate del bus e una persona ha perso la vita mentre un'altra è stata ferita.

Mentre in Spagna è aperta la caccia all'autista della strage sulla Rambla, a Marsiglia, dove peraltro inizialmente si riteneva vi fosse un collegamento con i fatti spagnoli, un trentacinquenne incensurato e perciò non inserito nella lista identificata con la "S" destinata ai radicalizzati, ha preso d'assalto due fermate dell'autobus.

La polizia ha bloccato quello che potrebbe essere l'attentatore ma ha chiesto comunque alla popolazione di non avvicinarsi alla zona del porto in quanto le operazioni sono ancora in corso.

 

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Venerdì, 18 Agosto 2017 09:41

Attacco alla Catalogna. Ora a chi tocca?

L'ISIS rivendica l'attentato di Barcellona e annuncia un più grave attentato, fortunatamente sventato a Cambrils in piena notte. L'Italia per quanto ancora resterà indenne da attacchi?

di Lamberto Colla Parma 18 agosto 2017 - 
13 morti e un centinaio di feriti, molti dei quali gravi, è il risultato dell'attacco avvenuto a Barcellona ieri pomeriggio.

Ma quello che lascia perplessi è l'organizzazione ancora ben strutturata delle cellule terroristiche comandate dallo "stato islamico" ormai ridotto a un lumicino.

Infatti, a poche ore dall'attacco alle Ramblas, ecco uscire un manifesto che, nel rivendicare la paternità dell'azione terroristica, ne annuncia uno ancor più violento  (vedi foto copertina). E così all'una di notte la polizia spagnola è riuscita a intercettare e annientare i componenti di un commando pronto a una nuova e più grave "matanza".

5 terroristi, armati e carichi di esplosivi che a Cambrils, località balneare a 120 km da Barcellona, sono stati intercettati e uccisi dalla polizia spagnola.

Se la Spagna è diventato un nuovo terreno di battaglia, alla pari lo potrà diventare anche l'Italia. Cadono infatti le giustificazioni che sostenevano le ragioni degli attacchi in Belgio, Francia e Regno Unito (numero di foreign fighters, mancata integrazione delle seconde generazioni ecc...).

Tutto ciò conduce a considerare che i prossimi attacchi avverranno "dove" sarà possibile e dove sono presenti cellule sufficientemente organizzate.

Ecco quindi che le azioni di prevenzione e di ascolto, da parte dei servizi, delle polizie locali e il contributo dei cittadini, potranno ridurre notevolmente il rischio di attentati.

L'Italia, inoltre, sarà sempre più nel mirino dei terroristi soprattutto dopo il successo ottenuto dal Viminale sul fronte dei migranti riuscendo a bloccare il corridoio degli sbarchi, almeno sino a quando l'accordo con la Libia (Cirenaica in particolare) reggerà.

La sicurezza passa anche attraverso gli occhi e le orecchie di ciascuno di noi.

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