Di Guglielmo Mauti, 8 aprile 2026 - In scena, un ammiraglio vestito di blu è alle prese con il salvataggio della sua nave, ma deve fare i conti con l’equipaggio che lo accompagna, accecato da logiche di mercato e interessi individuali.
Ironico, caustico e irriverente, Metadietro è uno spettacolo che lavora per sottrazione e accumulo insieme: personaggi invisibili, un eco pentagono che provoca il vuoto, la crudeltà tecnologica che permea i corpi. Mastrella costruisce lo spazio — un habitat che non è scenografia ma estensione del pensiero — e Rezza lo abita con la consueta fisicità irriducibile a qualsiasi genere.
Quello che si consuma in scena è un espatrio: non la migrazione di un popolo, ma qualcosa di più intimo e più duro — l'allontanamento dalla propria volontà. La realtà, però, non è mai uniforme. Scombina i programmi e nutre la fantasia in modo imprevedibile. È la scomparsa dell'eroe.
Flavia Mastrella e Antonio Rezza lavorano insieme dal 1987. Lei scultrice, artista visiva e costruttrice di habitat scenici; lui performer, scrittore, voce e corpo senza genere assegnabile. Insieme hanno dato vita a oltre quindici opere teatrali e a una produzione cinematografica che spazia dai cortometraggi ai lungometraggi, a partire da Escoriandoli, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1996.
Il loro metodo sfugge a qualsiasi categoria: Mastrella plasma lo spazio — stoffe, strutture, architetture effimere che Rezza abita con una fisicità schizoide e travolgente, paragonata da alcuni critici all'anarchia di Carmelo Bene e Antonin Artaud. Quello che producono lo definiscono loro stessi "comunicazione involontaria".
Nel 2018 la coppia ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera per il Teatro dalla Biennale di Venezia — il riconoscimento più alto nel panorama teatrale internazionale.


