Dalla piramide al cerchio

Dalla piramide al cerchio

Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016).
 
Bibliografia:
  1. Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) -
  2. La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) -
  3. Finestre di casa nostra (2013) -  
  4. Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016).

Telefono: +39 347 6005873

Domenica, 19 Aprile 2020 09:36

Il futuro? La filosofia entra in azienda.

Ogni interesse della mia ragione si concentra nelle tre domande seguenti:
Che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa ho diritto di sperare?
Emmanuel Kant

Le imprese sono luoghi di lavoro dinamici dove le persone, e le cose, interagiscono tra di loro allo scopo di trasformare la materia in prodotti di differente natura per soddisfare i bisogni e i desideri provenienti dal mondo economico.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 18 aprile 2020 - Sale il livello di necessità e la richiesta da parte delle persone di accedere a nuovi servizi a cui le aziende devono corrispondere con tempestività per non perdere le opportunità offerte dai mercati di riferimento. In un momento storico come questo, dove il Covid-19 ha bloccato le economie di tutto il globo, le aziende stanno mettendo in atto strategie difensive, per tutelare la salute dei dipendenti ed espansive per vincere le sfide operate dai concorrenti presenti nei mercati di riferimento.

Come rispondere a questa emergenza pandemica? Le aziende sono un insieme di micro cosmi produttivi, dove la scienza e la tecnica camminano insieme in sentieri già battuti, e altri ancora da percorrere, tenuti in guida dalla presenza dell’uomo che ne legittima i movimenti all’interno dei confini indicati dal sistema. Ognuna di esse si muove seguendo un proprio stile di vita, che cerca di diffondere attraverso la cultura e il senso etico, per mantenere ben saldo il legame con il proprio territorio e con le persone con le quali ha costruito la fiducia, fatta di incontri, di strette di mano, di parole che risuonano nell’aria in ogni circostanza.

Questo per tutelare il patrimonio costruito nel tempo volto a reggere i cambiamenti repentini che, come il coronavirus, arriva senza preavviso, indebolendo le strutture organizzative fino a raggiungere l’uomo e la sua identità, facendo emergere il vero volto della fragilità, tenuta in ombra dalla luce della quotidianità. L’uomo diventa un luogo di lavoro fertile dove la fragilità dell’anima si trasforma in materia per essere osservata nella sua totalità. Il dialogo assume un ruolo fondamentale per accedere all’esistenza dell’Essere.

La filosofia, che è nata per amare il sapere e nel dialogo trova la sua sede naturale e la sua primordiale identità, che il tempo non è riuscito a scalfire, torna a brillare di luce propria e assumere quella posizione di rilievo nel contesto lavorativo alla ricerca dell’essenzialità umana raggiungile con il colloquio messo in atto con la prassi filosofica. Il mondo digitale sta offrendo in dote alle aziende, e alle persone, una nuova modalità per continuare a lavorare a distanza, delineando possibili scenari di come sarà il lavoro dell’uomo nel futuro, e, come spesso accade, essere smentito dai fatti alla prima circostanza. Sarà come viene ampiamente preannunciato? Non tutto sarà come ci viene detto. Molto andrà nella direzione dettata dal tempo e dalla ricerca scientifica, che forniranno le risposte adeguate per ristabilire l’equilibrio sociale e relazionale sul quale l’uomo ha fondato il suo essere sociale.

Questo è un tempo che deve essere vissuto nella consapevolezza che terminerà, che alcune cose subiranno dei cambiamenti ma che non tutto cambierà, incidendo in termini assoluti sulla vita delle persone. Rimane da affrontare la cura dell’anima, a cui le imprese non possono sottrarsi in un momento importante e fondamentale dell’esistenza umana. La filosofia deve entrare di diritto nelle imprese e iniziare ad assumere un ruolo di riferimento per iniziare un dialogo con le umane virtù, per accompagnare le persone alla ricerca del sé profondo, in un mondo digitale dove l’uomo è ancora il valore assoluto delle nostre aziende.

Il filosofo 4.0 è quella figura in grado di interpretare i segnali del disagio derivato anche dalle nuove tecnologie digitali e grazie alla prassi filosofica, costruire il dialogo che consenta all’altro di setacciare quello che deve rimanere in superficie rispetto a quello che deve sfumare, per concentrarsi sulla Persona e sulla sua esistenza per ritornare ad “essere” sé stesso partendo da nuove prospettive e nuove opportunità. È una necessità universale da cogliere e acconsentire, per superare i rigidi rapporti che vincolano le cose del mondo al quale apparteniamo. È lì che ognuno di noi ritroverà la bellezza del mondo e del suo vivere quotidiano a stretto contatto con gli altri.

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

di Guido Zaccarelli Mirandola 31 marzo 2020 - Il Covid-19 ha limitato la libertà delle persone e contagiato l’economia mondiale limitando l’azione globale degli imprenditori di fare impresa. Se osserviamo con attenzione i fenomeni che hanno coinvolto in passato le economie del nostro pianeta, possiamo individuare forti connessioni logiche con la crisi finanziaria del 2008, pur partendo da radici differenti, che ha modificato il sistema delle relazioni sociali e il modo di fare impresa, imponendo all’imprenditore di ripensare a nuove forme organizzative, e produttive, e la messa in campo di strategie di marketing declinate in mercati che avevano cambiato la loro identità. 

Da non sottovalutare, nel periodo preso a riferimento, la forte richiesta di nuovi investimenti in tecnologia e la presenza di personale altamente specializzato. Le difficoltà da superare erano finalizzate alla ricerca di nuove aree di opportunità e all’urgenza di trasformare i modelli produttivi con altri modelli, per competere con imprese globali per scongiurare la chiusura dell’impresa. Un periodo durato parecchi anni che ha reso evidente come la globalizzazione agisca sul mondo, e non su singole regioni, come potrebbe essere la sola Cina, l’Europa o l’America.
Uno dei maggiori problemi che si evidenzia nelle aziende, quando la crisi sopraggiunge all’improvviso, (Covid-19), è l’eventuale presenza di investimenti, messi in atto da poco tempo, per avviare nuove economie di scala o per accedere alle tecnologie 4.0. In queste condizioni l’imprenditore può trovare sofferente la posizione debitoria e impossibilitato ad accedere a nuove forme di accesso al credito con il quale rifinanziare la sopravvivenza della propria azienda.

Il Covid-19 ha riportato ancora una volta l’imprenditore nelle condizioni di rivedere i meccanismi di produzione e di relazione con i mercati interni, e globali, dei quali si serve, e ai quali afferisce all’interno di una logica di filiera di prodotto o servizio. Immagine che ci riporta alla catena di montaggio che il taylorismo e il fordismo dei novecento americano ci hanno insegnato: se manca il prodotto precedente la catena di montaggio si ferma e l’operatore rimane in attesa di ricevere la parte per completare il ciclo produttivo. L’immagine è simmetrica alla filiera aziendale: se un fornitore non produce una parte viene compromesso in tutto, o in parte, l’intero ciclo produttivo.

Come vincere questa sfida, quali comportamenti adotta oggi l’imprenditore al quale viene chiesto di chiudere l’azienda, per sopraggiunti interessi legittimi legati alla salute della popolazione? Agisce su diversi fronti: in primis, “iberna l’azienda”, una condizione “biologica” in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo che impatta immediatamente sulla produzione e nella generazione dei servizi. Per quanto le risorse finanziarie lo consentono, mantiene in vita il flusso dei pagamenti verso i propri fornitori nella speranza di ricevere copertura dai clienti. Successivamente avvia le procedure amministrative per accedere agli ammortizzatori sociali, previsti dall’ordinamento in vigore nei singoli stati, per tutelare i propri collaboratori e di riflesso la liquidità dell’azienda.
A queste azioni, corrisponde un periodo di profonda riflessione, pregno di ansia e preoccupazione, per l’impossibilità di intravedere il futuro e individuare una strada dove camminare per raggiungere i propri obiettivi. In questo momento lo stato attuale di molte imprese è questo, in attesa che venga lentamente ripristinata la libertà per accedere a misure di de-contenimento sociale, capace di diminuire il grado di “ibernazione” e avviare lentamente la produzione e la ripresa dei servizi, di ogni ordine e grado.

L’idea di fondo, di molti imprenditori, è di ridurre in modo molto graduale il “grado di ibernazione”, per comprendere come muoversi all’interno dei loro mercati di riferimento e saggiare la personale capacità di “ritornare” a fare impresa, noto l’invenuto radicale cambiamento avvenuto nei mercati e nelle loro specifiche economie, completamente stravolte nelle logiche e nei contenuti: «lo scopo, è evitare di soccombere».
I timori sono parecchi e di difficile interpretazione e soluzione, per la mancanza di certezze presenti e future: «è l’incertezza l’anima gemella dell’ansia». Occorre evitare di licenziare. Uno tsunami invisibile che ha prodotto un terremoto visibile al contrario di un terremoto che abbatte le case e le abitazioni dove l’uomo in breve tempo è in grado di mettere in moto i meccanismi già rodati per ripristinare le condizioni precedenti, in molti casi, migliori.

Quando rapidamente calano ordinativi e sfuma la certezza del “presente prossimo”, l’unica arma a disposizione di molti imprenditori e di “ibernare l’azienda” e di ricorrere agli ammortizzatori sociali, per evitare di entrare in una spirale senza fine. Questi sono i timori che avvolge l’imprenditore innanzi ad una crisi globale come il Covid-19, di proporzioni immani dai tratti pandemici.
Ultima considerazione, ma non meno importante, è la minore disponibilità di risorse finanziarie a disposizione delle famiglie e la presenza contemporanea di incontrare mercati saturi. Una vera sfida mondiale a cui nessuno si potrà sottrarre.

Le circostanze devono fare emergere la forza della condivisione verso il bene comune e la disponibilità dei singoli a fare squadra, generando nuove forme di relazioni imprenditoriali in grado di aiutare chi si trova in difficoltà per donare l’opportunità a tutti di uscire dalla “ibernazione” e ritornare a vedere scorrere l’acqua cristallina sotto i ponti dell’impresa a vantaggio dell’intera umanità.

 

 

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

«Il virus stenta a perdere la corona». La rapidità con la quale si muove in modo invisibile nell’aria per aggrapparsi all’uomo fino a distruggerne l’esistenza, sta modificando il sistema delle relazioni sociali e colpendo in modo trasversale tutte le connessioni strategiche, e operative, dell’economia mondiale, limitando la libertà e affossando le mani dell’uomo nel suo invenire quotidiano del fare.

di Guido Zaccarelli 28 marzo 2020 - Purtroppo, la potenza del virus non si esaurisce nel momento in cui si traduce in atto, ovvero di entrare nella cellula, riprodursi, e farla scomparire, «ma mantiene la sua potenza anche nel presente, «esibendo la stessa identità come propensione nel futuro». Quale è la finalità del virus? Il suo “essere” al tempo stesso “presenza” in un corpo vivente, la cellula, fino ad annullarne l’identità e raggiungere la scomparsa.

Ernesto de Martino, antropologo e filosofo italiano, ha definito la Presenza: «farsi prendere alla situazione. Significa trascendere il valore, staccarsi da essa valorizzandola ed emergere come presenza in virtù di tale valorizzazione, nella misura in cui ha luogo il trascendimento valorizzante». Il farsi presente è legato all’uomo e in quanto “essere”.
Lasciamo questa prospettiva al filosofo, per accogliere l’osservazione di uno qualunque, senza un proprio interesse, ma anche con un interesse responsabile, per assumere come riferimento il virus che si fa presenza, un presente che diventa atto, che si moltiplica in un luogo del presente ma che è già trasceso nel futuro, ancora tutto da determinare (o determinato).

Il virus si muove rapido stante la sua primordiale identità di attaccare l’uomo mettendo a dura prova il suo arsenale di armi da impiegare nella battaglia per vincere la guerra. L’agire non si cancella nella cellula vivente, ma rimane potenza nel determinarsi in altre cellule, dopo aver superato i limiti imposti dalla membrana cellulare. «Il presente si fa storia». I
Il passato rappresenta il mondo dell’archeologo che deve scavare per ripensare il presente in una diversa modalità d’azione per ridurre, e porre limiti, alla potenza dell’atto in quanto tale. Il “qui e ora” deve setacciare il tempo appena passato e analizzare il contesto mutuando tra loro «necessità e responsabilità, che sono i fili del reticolo da usare per distinguere ciò che si deve lasciare passare rispetto a quello che deve rimanere in superficie».

L’arma letale deve essere impugnata per mettere le une contro le altre, le singole azioni che l’umano è in grado di fare affiorare dalla conoscenza dello scibile umano, per sconfiggere il virus attraverso l’analisi comparativa dei mondi circostanti, «per dare scienza al nuovo, attraverso la partecipazione retta di tutti in un rapido invenire delle cose e delle circostanze».

Il compito dell’uomo è di tradurre come attore principale da un lato, e da osservatore dall’altro, le prospettive che di volta in volta appaiono, (o possono apparire) nell’atto che si sta compiendo, facendo esperire la storia in quanto tale, non come fonte archeologica lasciata a se stessa, «e museata» (non prendere in considerazione le esperienze altrui), ma come oggetto degno di essere continuamente scavato, per riportare in superficie quello che ancora non era stato dato, che non era stato opportunamente osservato, perché al momento pareva non degno d’interesse, ma che, trasceso dal passato, doveva ,e poteva, divenire come dato attuale, per la sua capacità di essere ancora potenza nel presente perché non ancora sommerso del tutto.

Lo scopo che ne deriva è l’utilità della storia per la vita, dove abituare le persone ad osservare, ma anche ad ascoltare, senza se e senza ma, ciò che gli altri hanno fatto per evitare di partire sempre da un punto zero, nella consapevolezza che la storia deve virare verso il bene comune.

La protezione del territorio avanza con le armi della tecnica e dell’agire che insieme «come gemelle», convolano nella non semplice, e automatica, relazione basata sulla reciprocità, che si fa atto della circostanza e, come tale, espressione autentica del bene comune che trascende verso il futuro come proprietà collettiva da mantenere e sviluppare per il bene dell’intera umanità.

Riferimenti bibliografici: prof. Giulio Traversa, Bellezza naturale, virtù umana. Per una prospettiva osservativa sulla contemporaneità. Apra, Master in consulenza filosofica e antropologia esistenziale.

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

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