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Sabato, 03 Dicembre 2016 09:45

A tavola con Maria Luigia

Carlo Vanni & Eliselle firmano per I Quaderni del Loggione un volume che abbina la storia di Maria Luigia di Parma a ricette di cucina. L'intervista agli autori.

Di Manuela Fiorini

Modena, 3 dicembre 2016 

Un libro che si legge tutto d'un fiato, grazie alla grafica accattivante, caratteristica della collana "I Quaderni del Loggione" (Damster Edizioni), che coniuga contenuti di qualità a ricette storiche o della tradizione. Si intitola "Le delizie della duchessa – Maria Luigia a tavola" il nuovo titolo monografico firmato dalla coppia di scrittori Carlo Vanni & Eliselle che ripercorre in maniera ironica, ma storicamente puntuale, le diverse fasi della vita di Maria Luigia di Parma, di cui quest'anno ricorrono i 200 anni del "trasferimento" dalla natia Vienna all'Emilia.

Ma chi era la Duchessa, tanto amata dai parmensi, quanto mal vista dai francesi?

Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d'Asburgo Loreta, conosciuta più semplicemente come Maria Luisa d'Austria o Maria Luigia di Parma, ha vissuto praticamente tre vite. Alla corte austriaca, dove era nata il 12 dicembre 1791, poi come Imperatrice dei Francesi, in quanto moglie di Napoleone Bonaparte per suggellare la Pace di Vienna. Dopo la sconfitta del consorte nella battaglia di Wagram, tuttavia, si rifiuta di seguirlo in esilio all'isola d'Elba e se ne torna con il figlio alla corte di Vienna. Con la disfatta del Bonaparte a Waterloo rimane fedele alla famiglia di origine, che la ricompensa concedendole dopo il Congresso di Vienna, il Ducato di Parma e Piacenza. Maria Luisa si trasferisce in Italia il 20 aprile 1816, insieme al suo nuovo compagno, il generale Adam Neippeg, dal quale avrà poi i figli Albertina (nel 1817) e Guglielmo (nel 1819). In Emilia si fa chiamare Maria Luigia e qui rimarrà per il resto della sua vita, molto amata dai parmensi, per i quali era semplicemente "La Duchessa".

Maria Luigia di Parma

Dopo questa necessaria digressione per introdurre il personaggio, passiamo ora la parola agli autori

Un libro che coniuga la figura storica di Maria Luigia a ricette di cucina. Come nasce questo binomio?

"Stavamo presentando il precedente libro, "Cucino ergo sum", preso il Festival Gola Gola, a Parma, e nel parlare delle bellezze della città con una delle organizzatrici il discorso è caduto sulla sua storia, e quindi su Maria Luigia. Da lì al corto circuito il passo è stato breve. In precedenza erano già stati scritti alcuni libri con lo stesso argomento, perché la ricchissima cucina parmigiana invoglia; noi abbiamo lavorato molto sia sulla ricerca storica che sull'argomento della storia del cibo, arricchendo il più possibile le due idee assieme. Il risultato è stata una biografia piuttosto completa, nel contesto di un bello spaccato del periodo storico di riferimento, e una raccolta di ricette indicizzate ai vari periodi della vita di Maria Luigia...a seconda delle cucine che all'epoca frequentava".

Maria Luigia ha vissuto tre vite: alla corte austriaca, dove è nata, in Francia come moglie di Napoleone e infine a Parma, dove concluse i suoi giorni amata dai parmensi. Nella sua vita ebbe quindi modo di assaggiare altrettante tradizioni culinarie. Teneva "separate" le ricette (i suoi cuochi, più che altro) o da questo melting pot è scaturita qualche ricetta "fusion"?

"I suoi cuochi sì, li teneva separati, li frequentava in tempi diversi l'uno dall'altro, sennò si ingelosivano. Ah, forse non era questa la domanda! No, diciamo che la sua idea di cucina era ben precisa e tendeva sempre a ricadere in due grandi scuole, quella austriaca e quella francese. Più che altro, a seconda dell'evento si serviva in tavola l'una o l'altra; ad esempio, per quasi tutte le evenienze pubbliche comandava l'etichetta francese, o quanto di più simile fosse possibile, mentre se venivano in visita dignitari austriaci, specie papà, si tornava a pretzel, vino del Reno e crauti. E non facciamo tanto per dire. Un'altra cosa che determinò quale cucina fosse servita furono i soldi: quando chi teneva i cordoni della borsa era austriaco, anche a tavola si respirava quella certa aria di sobrietà. Melting pot se ce ne furono, furono pochi e sporadici; in particolare, la cucina italiana non tenne particolarmente banco. Molte delle ricette oggi intitolate a lei sono omaggi tanto affettuosi quanto tardivi".

Quali sono state le vostre fonti per risalire ai piatti che finivano sulla tavola della duchessa?

"Siamo partiti dalle note trovate nei libri di Goldoni e di Spinosa per riallacciarci ai libri di ricette nei quali viene omaggiata, in particolare i libri della Sichel e di Battei. Poi, indispensabile per le tantissime notizie, estremamente precise, è stato il libro di Zannoni che si rivela sempre storico impareggiabile; a questo abbiamo aggiunto un bel po' di ricerca storica, come dicevamo, per capire prima ancora delle ricette quali fossero gli influssi delle culture che si era trovata ad attraversare durante il lungo viaggio che fu la sua vita. Quindi, testi di storia, ma anche di antropologia culturale, e di storia del cibo, per non dire dei vecchissimi manuali di cucina dell'epoca che sono una vera miniera d'oro. Poi, alcune cose tratte dal sito Gastrolabio, costate molta fatica in termini di ricerca e che non ci è sembrato vero di poter utilizzare qui".

La storia di Maria Luigia è conosciuta ancora troppo poco. Poteva soccombere agli eventi (o perdere la testa, come Maria Antonietta di cui era parente), invece ha saputo ritagliarsi una propria dimensione, rompendo gli schemi, avendo anche figli illegittimi con un uomo non imposto per motivi politici o dinastici. Voi che, per scrivere questa storia avete dovuto documentarvi su di lei, che idea vi siete fatti su questo personaggio?

"Maria Luigia è un personaggio estremamente controverso che la Storia non è ben riuscita a inquadrare, nel senso che non sono riusciti ad impossessarsene come icona: da qualsiasi lato la si guardi, non ce n'è mai abbastanza per trasformarla in una paladina di qualcosa o nell'anima nera di qualcos'altro. Forse il più grosso dispetto che le è stato fatto è stato quello di volerla leggere alla luce della moderna idea di femminilità: chi la dipinge come donna in carriera, nel bene e nel male, chi invece come madre fallita, o come governante timida o al contrario come donna emancipata. La risposta che ci siamo dati noi è che era forse meglio considerarla come persona prima che come donna; chiunque, di qualsiasi sesso, si fosse trovato senza capacità incredibili in una tempesta di eventi come quella cui fu sottoposta non avrebbe fatto altro che la figura della comparsa. Per questo lei non riesce ad essere né eroina, per le sue molte debolezze, o supposte tali, né figura tragica; è una donna che parte con un percorso ben preciso da compiere e strada facendo si ritrova veramente ad essere maltrattata. L'educazione ricevuta, forse anche qualche debolezza organica, o ereditaria, l'enormità delle altre figure in campo la mettono in grave condizione di svantaggio, sin dall'inizio. Tutto sommato crediamo che non abbia fatto la pessima figura che molti dicono e conoscendola da vicino abbiamo preso ad apprezzarla, se non addirittura a sviluppare una certa simpatia nei suoi confronti".

La storia di Maria Luigia è narrata con uno stile a tratti leggero e ironico, con richiami alla modernità. Un modo per fare conoscere la storia della duchessa divertendosi?

"Certamente sì! Molte delle situazioni che incontrerete nel libro, per quanto drammatiche e serissime, viste con un certo distacco e raccontate davanti a una bottiglia di vino avrebbero alla fine fatto ridere anche i diretti interessati, figuriamoci noi che siamo al sicuro dagli eventi. E infatti, ci siamo divertiti molto. Ed è lì che nasce la simpatia verso i personaggi delle vicende: a volte sono insopportabili, tirannici, boriosi, manipolatori; altre volte si scorgono le loro immense debolezze. Umani, insomma, e in quanto tali soggetti ai capricci della sorte; l'unico modo per colmare lo svantaggio nei confronti del Destino è ridere, ridere sempre".

Avete avuto modo di "sperimentare" alcune delle ricette della Duchessa? Se sì, quale vi è piaciuta di più e perché?

"Ne abbiamo provata più di una, e ne abbiamo tralasciate molte che per il palato moderno sarebbero orribili, mentre all'epoca venivano considerate irresistibili leccornie. Se volete provare anche voi senza correre rischi inutili, pollo alla Marengo per la cucina napoleonica (altro praticamente non c'è), Sachertorte, risotto alle violette, baccalà alla certosina. Molti piatti sono poi pezzi forti della cucina emiliana e parmigiana in particolare, e sono arcinoti. Attenzione a non seguire troppo le orme della Duchessa perché era estremamente golosa di dolci!"

Un pregio e un difetto di Maria Luigia (non ditemi che non sapeva cucinare!)

"Un pregio fondamentale, la bontà d'animo. Se non l'avessero trascinata per mezza Europa avrebbe potuto essere una delle regnanti più dolci e generose di tutti i tempi, e anche così in tal senso è riuscita senz'altro a distinguersi. Difetto altrettanto fondamentale, e insopprimibile, una grande debolezza psicologica che la portò a cercare di rifuggire ogni difficoltà se appena possibile, a mettersi in mano a personaggi cui affibbiare le responsabilità, a obbedire prontamente all'autorità paterna. Le rare volte in cui si ribellò fu per il terrore sopraffacente che uno stato di cose a lei favorevole potesse essergli strappato di mano. E anche le cose vergognose di cui è spesso accusata nei rapporti con gli altri, disinteresse, fuga, possono senza dubbio venir lette alla luce di questa sua grandissima carenza, cui non poteva far fronte in alcun modo. Ma a dire il vero era stata praticamente costruita così, e in Casa Asburgo non aveva del resto molti esempi particolarmente edificanti di decisionalità e forza d'animo".

MARIA LUIGIA - libro ricette EDIZIONI DEL LOGGIONE 

SCHEDA LIBRO
Carlo Vanni & Eliselle
Le delizie della Duchessa – Maria Luigia a tavola
I Quaderni del Loggione – Damster Edizioni
Pag 196 – 9 euro
In vendita su: www.damster.it  e www.loggione.it  e nei principali bookstore

Pubblicato in Cultura Parma

Vendetta di sangue, un thriller dalle sfumature soprannaturali che vede protagonista il commissario Bernardoni in una Bologna più che mai reale e concreta. Sabato 26 novembre, alle 18, il celebre cantautore e scrittore sarà alla libreria Farheneit 451 di Piacenza per firmare le copie del suo ultimo lavoro.

Di Manuela Fiorini

Piacenza, 25 novembre 2016

Un ispettore amante del jazz, una prorompente anatomopatologa, un misterioso serial killer che lascia le sue vittime dissanguate e con due forellini sul collo. E, tutt'attorno, un insuperabile team di poliziotti burberi, una giovane e troppo incantevole cameriera di night, un mercante d'arte equivoco, una banda di "vampiri" e, forse, un vampiro vero. Sono questi gli ingredienti di Vendetta di sangue, il nuovo giallo del cantautore bolognese Andrea Mingardi che sabato 26 novembre, alle 18, sarà a Piacenza, presso la Libreria Farheneit 451 di via Legnano 4, per autografare le copie a tutti gli intervenuti. A fare da sfondo alla vicenda, una Bologna dalle tinte noir, ma quanto mai reale e concreta, dove si susseguono colpi di scena e momenti di puro umorismo.

Abbiamo intervistato l'autore per qualche ghiotta anticipazione (ovviamente "al sangue!)

Andrea Mingardi

Dopo il noir "Un biglietto per l'aldilà" arriva il giallo. Qual è la genesi di questo romanzo e che come nasce questa storia?
"Al Festival del cinema di Capri, scendo dalla mia stanza e vedo il Maestro Tirelli col quale collaboro da decenni e che suona il pianoforte. Una persona in piedi, di spalle, alta e magra, lo ascolta e canticchia con una voce da baritono. Mi avvicino e riconosco l'ospite. E'Christopher Lee, lo storico Dracula che, insieme a Peter Cushing, ha dato vita alla saga vampiresca ripresa da poco da Twilight. Ho parlato due giorni con lui e mi sono appassionato. Non c'è nulla di più terrorizzante e affascinante di ciò che non si riesce a razionalizzare. Così è nata la scintilla che ha ispirato il protagonista di " Vendetta di sangue".

Il commissario Bernardone è un amante del jazz: quanto c'è il lui di Andrea Mingardi?

"Il Commissario Bernardone vive e lavora in una città che è Capitale della musica Unesco. Bologna ha avuto per vent'anni uno dei Festival del Jazz più importanti d'Europa. Io provengo da quella musica straordinaria e in casa mia mi comporto come un... detective. L'abbinamento è venuto naturale".

A fare da sfondo al romanzo è la tua Bologna. E' una città "reale" o hai aggiunto qualche particolare di fantasia?

"E' proprio il contrasto tra questa vicenda misteriosa e una città reale e concreta come Bologna a rendere l'indagine speciale. Invece, in questo caso, è la fantasia che sconvolgendo ogni teoria, aleggia sulle antiche mura come una nube nera".

In Vendetta di sangue ci sono note noir, altre soprannaturali e altre godibilissime pagine che hanno il sapore della commedia. Come mai questa scelta che un po' si distacca dal genere giallo "puro"?

"Credo che i noir, le commedie e le vicende soprannaturali, proprio per contrasto abbiano la necessità di contare su personaggi veri, gente di tutti i giorni che, abituata a farsi tante domande, non trova risposte razionali"

Per i personaggi secondari e comprimari ti sei ispirato a persone che hai conosciuto o sono totalmente frutto della tua fantasia?

"Nella letteratura gialla alcune iconografie sono consolidate da tempo. La difficoltà sta nell'inserire in storie come questa personaggi immortalati da centinaia di film di suspence. Quindi pensando a persone normali che conosco, li ho investiti della responsabilità di impersonare ruoli classici e insostituibili".

Dopo una fortunata carriera di cantautore sei passato con successo alla scrittura. Qual è la differenza tra lo scrivere canzoni e scrivere libri?

"Le canzoni necessitano di una speciale sintesi: 3, 4 minuti e quando le scrivo anche per altri, come l'ultima: "E' l'amore" per Mina e Celentano, cerco di immedesimarmi nei protagonisti. Il libro invece è un film in cui le pause, i silenzi, gli ambienti, i vestiti, i caratteri e il susseguirsi di eventi hanno bisogno dei loro tempi, di respiro, di spazio e umori".

Una digressione: a breve uscirà anche il tuo nuovo album. Puoi anticiparci qualcosa?

"Ho una certezza: sarà uno dei miei album più ispirati. Scrivere libri è un'avventura nella quale sei autore e lettore contemporaneamente. Una sorta di psicoterapia che aiuta chi fa musica a focalizzare i concetti, i quadri, i sentimenti e i grafici musicali degli arrangiamenti. Il Jazz, il blues, il rock e il funky sono stati nonno, zio, padre e madre di quasi tutto ciò che ho fatto fino ad ora e questo ultimo lavoro non tradirà le radici".

Vendetta di sangue è il secondo giallo di Andrea Mingardi dopo Un biglietto per l'aldilà (Pendragon, 2010). Sono invece dedicati al dialetto e alle tradizioni bolognesi Benéssum (Press Club 2001) e Socc'mel! (Pendragon 2008). Nel 2007 ha pubblicato con Mondadori l'autobiografia Permette un ballo, signorina?. Come cantautore, oltre alla carriera solista che lo ha portato sui palcoscenici di tutta Italia e più volte al Festival di Sanremo, ha duettato e scritto brani per molti cantanti, tra cui Mina e Ornella Vanoni.

VENDETTA DI SANGUE libro giallo

SCHEDA LIBRO
Andrea Mingardi
Vendetta di Sangue
Collana "I Falchi" – Centauria 2016
Pag 336 - € 15

Pubblicato in Cultura Emilia
Sabato, 05 Novembre 2016 10:23

Istruzioni per essere felici

Domenica 6 novembre presso il Mondadori Megastore di via Massimo D'Azeglio 34/A, a Bologna, il life coach Alessandro Cozzolino presenta il suo ultimo libro "Esercizi di felicità". Interviene Rosanna Lambertucci. Lo abbiamo incontrato.

Di Manuela Fiorini

Bologna, 5 novembre 2016

Tutti vorremmo essere felici. Alcuni lo sono di più, altri di meno. Possiamo dire di esserlo in certi momenti della nostra vita e meno in altri. Alcune persone sentono di non essere felici pur avendo apparentemente tutto, altre lo sono avendo ben poco. Ma che cos'è la felicità? E' uno stato d'animo? Nasce spontaneo o si può "allenare"? Certo che sì può. E il life coach Alessandro Cozzolino ci spiega come nel suo ultimo libro Esercizi di felicità – Allenare il cuore e la mente a essere felici, che sarà presentato domenica 6 novembre, alle ore 11, presso il Mondadori Megastore di via Massimo D'Azeglio 34/A, a Bologna, con l'intervento di Rosanna Lambertucci.

Lo abbiamo intervistato per farci suggerire alcune "pillole" di felicità.

Alessandro Cozzolino - foto

Che cos'è la felicità? Possiamo definirla?
"Stato d'animo di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio; di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato. Il termine non solo indica gioia ma l'accettazione del diverso e la tranquillità con gli altri". È così che inizia il mio libro, fornendo alcune delle definizioni che dizionari ed enciclopedie danno della parola felicità. Non so dire se una cosa così grande come la felicità possa essere racchiusa in una o più definizioni. Quello che so è che io sono felice quando respiro amore, in ogni sua forma, veste e gentile espressione. E per me la felicità è amore. In entrambi i casi, si tratta di temi così vasti e profondi che ridurli in una manciata di parole mi sembra quasi una bestemmia".

Felici si è o si diventa?
"L'essere umano nasce già felice. Per due semplicissimi motivi: vive il presente e respira amore. Poi però nel tempo viene indotto a distrarsi dal momento presente e l'amore si trasforma in giudizio e in desiderio di altro. Così impara a essere infelice. Si definisce "incapacità acquisita". La nostra mente viene riempita di bugie. Bugie, però, a cui noi tutti crediamo. E quindi ci convinciamo che il nostro punto di vista è sempre quello giusto e che manca sempre qualcosa o qualcuno per poterci ritenere pienamente felici. Poi - guarda caso! - quando otteniamo quel qualcosa o quel qualcuno cui tanto aspiravamo, siamo felici per tempi brevissimi e ristrettissimi. Non sto con questo dicendo che siamo tutti stupidi. Sto solo dicendo che è stupida l'idea che molto spesso abbiamo di felicità. Riteniamo che arrivi dall'esterno. Ma tutto ciò che ci arriva dall'esterno non è né eterno né sinonimo di alcuna garanzia. Per essere davvero felici occorre rimuovere una serie di falsi miti, idee fallaci e convinzioni errate in merito alla vera essenza della felicità".

In che modo possiamo "allenarci" a essere felici?
"Allenando la mente a diventare consapevole di se stessa. Questo implica la messa in discussione di priorità, desideri, sentimenti e la rivalutazione della loro natura più vera, profonda e autentica. Mi spiego meglio. Il più delle volte ambiamo non a ciò che davvero desideriamo. Ma a ciò che crediamo di desiderare, perché ci è stato indotto dall'esterno. Questa è solo una delle numerose trappole della nostra mente. Attraverso riflessioni teoriche ed esercizi pratici, è possibile scardinare quelle basi inaffidabili e fallaci su cui poggia il nostro atteggiamento mentale e, quindi, comportamentale. È un po' come andare in palestra per perdere quei chili di troppo che fanno solo male. Ecco, allo stesso modo, gli esercizi che presento nel libro sono un invito a praticare - con costanza e determinazione! - attività volte a eliminare il superfluo, l'inefficace e il nocivo dalla nostra stessa mente e dalla nostra vita a 360 gradi"

La nostra felicità dipende di più da uno stato d'animo o da quello che ci circonda?
"Ciò che accade dentro di noi e fuori di noi sono due cose a sé stanti ma sono anche interdipendenti, cioè dipendono l'una dall'altra. Così come la realtà esterna ha il potere di renderci (in)felici, allo stesso modo la nostra realtà interiore può rendere (in)felici noi e le persone attorno a noi. A ben vedere però, a renderci (in)felici altro non è che ciò cui prestiamo attenzione. A qualsiasi cosa o persona diamo importanza e attribuiamo valore automaticamente concediamo il potere di renderci (in)felici. Ecco perché conviene allenare la nostra mente a scegliere bene! Siamo troppo spesso influenzati da ciò che ci arriva dall'esterno, nel bene e nel male. E siamo troppo spesso inconsapevoli del fatto che gli altri sono i nostri specchi, riflettono i nostri desideri e le nostre paure, i nostri talenti e le nostre incompetenze, le nostre virtù e i nostri limiti".

Un capitolo è dedicato alle persone "tossiche", chi sono e come possiamo fare per non farci "intossicare" da loro?
"In quel capitolo descrivo i danni che certi soggetti arrecano alla nostra pace, armonia ed equilibrio interiore. Sono persone cattive, subdole e meschine. E non sono poche! Sono incapaci di gioire per una nostra gioia o rammaricarsi per un nostro dolore, anzi. Si corrodono davanti alla nostra felicità e godono delle nostre sofferenze. Quando si ha a che fare con gente così, è opportuno capire che la felicità consiste più nel sottrarre che nell'aggiungere. Si rende partecipe l'altro che la sua presenza non è gradita. Che i suoi commenti e atteggiamenti sono fastidiosi, inopportuni. Che la vita senza di lei/lui è decisamente più bella, più felice. I più preferiscono far finta di niente per "quieto vivere". Non mi chiamo Gesù né sono il Dalai Lama, pertanto personalmente non lo ritengo un bene. Il "quieto vivere" mi sembra più un sopravvivere, un sopportare, un tollerare ciò che invece, una volta eliminato - proprio come fosse un cancro - permetterebbe di tornare alla vita con il sorriso ed essere felici. Ma soprattutto più leggeri".

Nel libro sottolinei più volte che la nostra mente... mente. Come possiamo fare a fidarci, allora?
"Ogni pensiero che la nostra mente formula, nel bene e nel male, andrebbe concluso con un sano "...o forse no". Non di rado, crediamo a cose e ci convinciamo di realtà che non stanno né in cielo né in terra. Interpretiamo la verità secondo i nostri gusti, le nostre opinioni, i nostri preconcetti. Ci scapicolliamo per risultare graditi agli altri, compiacerli e renderci appetibili ai loro occhi. E, in effetti, quando fai le cose per piacere agli altri, sono tutti felici. Tutti tranne te. Siamo troppo presi da ciò che accade all'esterno e non prestiamo attenzione a ciò che abbiamo dentro. La nostra mente è quasi sempre risucchiata dal passato (che non esiste più e non si può cambiare) o proiettata nel futuro (che non esiste ancora e non è detto che sarà come lo stiamo prefigurando). Non siamo quasi mai attenti a noi stessi qui e adesso. Questo è il punto. Allenare la mente a "essere presente", a collaborare con l'istinto e con l'anima mediante domande aperte e costruttive invece di sentenziare in modo rigido e miope, produce risultati indescrivibili. Avverti una sensazione di benessere, di pace, di ritrovamento di te stesso. È come un'illuminazione o un'elevazione, direbbe qualcuno. A me piace chiamarla autoconsapevolezza: (ri)scoprire chi sei davvero e diventarlo".

Tre piccoli consigli o esercizi da fare ogni giorno per allenarci a essere felici?
Primo. Sii consapevole che nella testa di ognuno di noi albergano due tipi di ego: un ego sano e un "egomostro". Dai da mangiare al primo e lascia morire di fame il secondo.
Secondo. Sii gentile con la tua stessa persona e con le altre, ma non avere aspettative di ritorno. Fa' le cose per il gusto di farle, non per ciò che ne ricaverai in seguito.
Terzo. Pensa pensieri positivi e gioiosi ma non fermarti al solo pensiero: agisci, mettiti in gioco, e corri il rischio di renderti felice.

Nella parte finale del libro hai raccolto una serie di frasi sulla felicità, quale senti più tua? Quale si è rivelata più incisiva o efficace nelle persone che hai seguito?
"Sono due le frasi che sento vibrare in ogni singola cellula del mio corpo. La prima è un detto tibetano che ripeto a me stesso e agli altri in continuazione e che ovviamente ho riportato più volte anche nel libro. Ed è questo: Se sei infelice, è tutta colpa tua. Sono parole molto forti, quasi violente direi. Ritengo tuttavia che ci sia più verità in queste sette parole che in pagine e pagine di letteratura. Perché, senza girarci troppo intorno, Tra te e la tua felicità c'è solo un ostacolo: i tuoi pensieri".

Istruzioni per essere felici

Pubblicato in Cultura Emilia
Mercoledì, 02 Novembre 2016 11:26

Quanti misteri al di là della soglia

Si intitola "Soglie" il nuovo lavoro dell'associazione di scrittori "I Semi Neri". Cinque scrittori, cinque racconti per tentare di dare una soluzione ad alcuni dei misteri irrisolti di Modena e provincia. L'intervista a Manuela Fiorini.

Di Redazione

Modena, 2 novembre 2016

Vi siete mai trovati sulla soglia, divisi tra la certezza di una situazione conosciuta e il timore dell'ignoto? Cosa fareste se una volta presa la decisione di oltrepassarla, dall'altra parte vi trovaste in un altro mondo, in un'altra epoca o in un'altra realtà? A queste domande hanno cercato di dare una risposta e un'interpretazione i cinque autori di Soglie, la nuova antologia firmata per Damster Edizioni dall'Associazione di scrittori "I Semi Neri". Ne parliamo con una delle autrici, Manuela Fiorini.

Che cosa accomuna i cinque racconti di "Soglie"?
"Alla base di ognuno di essi c'è un mistero, che parte da un ritrovamento archeologico, una leggenda, un mito o un simbolo tramandato negli anni nella storia di Modena e provincia. Ognuno degli autori, che sono, oltre a me, Daniela Ori, Gabriele Sorrentino, Fabrizio Fangareggi e Marco Panini, ha elaborato attraverso una propria interpretazione letteraria una possibile "soluzione" che lascerà i lettori con il fiato sospeso. Tuttavia, i cinque racconti hanno in comune anche la Storia. Attraverso la lettura si potranno così conoscere aspetti, forse ancora sconosciuti ai più, del passato del nostro territorio. Chi lo desidera potrà poi andare a vedere con i propri occhi i luoghi o i simboli che hanno ispirato gli autori di Soglie, perché hanno una collocazione reale".

Quali sono questi luoghi?
"Il mio racconto L'Ordine dei Viaggiatori è ispirato alla lapide di Gundeberga, una pietra tombale di epoca longobarda che attualmente è collocata nella cripta del Duomo di Modena, Uniti per sempre di Gabriele Sorrentino, invece, è ambientato ai tempi della guerra gotica e fa riferimento al ritrovamento di due scheletri abbracciati di un uomo e di una donna ritrovati nella zona di via Ciro Menotti qualche anno fa. Poi c'è La centesima finestra di Fabrizio Fangareggi, che è ambientato nella Casa dalle Centro Finestre, una villa situata alla periferia di Modena dalla nomea sinistra. Con i racconti di Daniela Ori Serapius e di Marco Panini Le streghe di Sasso Tignoso ci si sposta invece in Appennino. Il primo è ambientato a Serpiano e ha una trama che si snoda tra presente e passato, per il secondo invece ci spostiamo nel Frignano medievale, ai tempi di Obizzo da Montegarullo".

I racconti quindi sono tutti di genere storico?
"La storia è la base di partenza, ma abbiamo giocato anche sui generi. Parlando di misteri, in tutti c'è qualche sfumatura di soprannaturale, anche se qualcuno ha una dominante più storica, un altro è addirittura più vicino alla fantascienza, un altro ancora può essere definito onirico. Insomma, ce n'è per tutti i gusti".

L'associazione "I Semi Neri" non è nuova a opere collettive. Come si scrive un libro in team?
"I Semi Neri si propongono di promuovere la cultura dello scrivere e la storia, anche promuovendo eventi, corsi di scrittura e portando la lettura nelle scuole. Poi c'è tutta la parte della scrittura, che è la più impegnativa e divertente. Si propone un progetto letterario, che può essere un'antologia di racconti o un romanzo, come L'Enigma del Toro, di cui abbiamo recentemente proposto una passeggiata guidata nel centro storico di Modena sulle tracce dei protagonisti. Chi lo desidera aderisce, poi nell'ultima fase si affida l'opera ancora "grezza" a un curatore, che nel caso di Soglie è stata la nostra Presidente Daniela Ori. Infine, per l'ultimissima fase prima della stampa, ci si mette nelle mani di un editor esterno, che per Soglie è stata la scrittrice Elisa Guidelli, in arte Eliselle. Ma non è finita, perché una volta che il libro è nato c'è tutta la parte della promozione, per la quale ci affidiamo a soci che sono anche fotografi, videomaker, musicisti e artisti. Anche per Soglie ci siamo affidati all'editore Damster, con il quale abbiamo pubblicato con soddisfazione anche alcune delle nostre opere precedenti, oltre al romanzo L'Enigma del Toro, le antologie Presenze di Spirito e Emilia la via maestra.

INFO
I Semi Neri
Soglie - Damster Edizioni 2016
290 pag - € 14
www.damster.it  e www.semineri.it 

GUARDA IL BOOKTRAILER DI "SOGLIE"

Pubblicato in Cultura Emilia
Sabato, 29 Ottobre 2016 11:30

Strenna autunnale

Tutte le novità che si trovano nelle librerie in questa stagione. Dall'acclamato libro d'esordio della ventiquattrenne Emma Cline che negli Stati Uniti è già un cult a "Born to Run" la prima autobiografia di Bruce Springsteen.

Di Cecilia Novembri

Con l'autunno anche gli scaffali delle librerie si riempiono di novità che ci accompagneranno nei mesi più umidi e grigi.

libri nuovi autunno 2016 strenna

Acclamato negli Stati Uniti, dove è già un cult, il libro d'esordio della ventiquattrenne Emma Cline è inaspettato.
La giovane scrittrice con "Le ragazze" ricostruisce l'estate americana del 1969 ed immagina un mondo che non ha mai conosciuto, un mondo che la protagonista Evie scoprirà essere il cuore del male.

strenna autunno the girls libri

Juan Gabriel Vásquez affronta con il suo "La forma delle rovine" un'intricata matassa di avvenimenti diventando egli stesso il protagonista e l'investigatore della sua storia fatta di indagini insabbiate, depistaggi, segreti di stato, omicidi nella storia della Colombia.

Juan Gabriel Vasquez La forma delle rovine 

Decisamente molto più romantico "Un autunno a Parigi" di Veronique Olmi, con la protagonista Suzanne, accordatrice di pianoforti, che entrando nella casa di Serge a Montmatre capisce che delle nuove e piacevoli note cominciano a suonare nell'aria. Un amore impossibile, il loro, tormentato, destinato a finire. Eppure, un incontro che racchiuderà per entrambi il senso di una vita.

Un autunno a Parigi di Veronique Olmi

Si intitola ovviamente "Born to Run", dal titolo del suo brano del 1975, la prima autobiografia di Bruce Springsteen nelle librerie in concomitanza del suo 67° compleanno.
Il libro racconta la storia dell'artista fin dalla giovinezza, la nascita della E Street band, ma soprattutto la genesi delle sue canzoni e da cosa sono state, di volta in volta, ispirate.
Lettura illuminante per spiriti pratici e per inguaribili sognatori, per genitori e figli, per innamorati e solitari, per chiunque ami Bruce Springsteen!

Born to Run prima autobiografia di Bruce Springsteen

CREDITS: - babelio.com – amazon.it – telegraph.co.uk – sekwa.se – pinkcadillac.com – lindro.it – barricanews.com – donnaclick.it – altrestorie.biz – ilparoliere.blogspot.it

Pubblicato in Cultura Emilia

La scrittrice e traduttrice Lisa Ginzburg ha presentato alla Libreria Piccoli Labirinti di Parma in anteprima nazionale il suo ultimo lavoro. Il libro è una raccolta di cinque racconti, il cui titolo è ispirato a un verso di Emily Dickinson. La fotogallery della serata.

Di Manuela Fiorini – foto Francesca Bocchia

Parma, 28 ottobre 2016

Emozione e spunti di riflessione, giovedì 27 ottobre alla Libreria Piccoli Labirinti di via Gramsci 5, che ha ospitato la presentazione, in anteprima nazionale, dell'ultimo libro della scrittrice e traduttrice Lisa Ginzburg, arrivata da Parigi per parlare di "Spietati i mansueti" (Gaffi Editore).
Il libro è una raccolta di cinque racconti, il cui titolo è ispirato a un verso di Emily Dickinson.

I "mansueti" della Ginzburg sono Galia, che scrive appassionati necrologi per una rivista e che è l'amante di Luc, imprigionato da vent'anni in un matrimonio intiepidito, Sabine, che convive con il fidanzato Didier, e che a sedici anni è stata sequestrata e violentata durante una rapina; Miriam, che si fa trasferire a Parigi per sfuggire all'amore soffocante dei suoi genitori, ma si sposa con Serge senza mai cessare di essere figlia; Daniel, il cui matrimonio con Valerie non regge davanti alle difficoltà di crescere un figlio autistico e si innamora di Nadja durante un viaggio di lavoro in Brasile, e Antonia, studentessa modello, che sta con Moses, ma ha una breve relazione con Alberto, fratello di Moses. Personaggi che la cui personalità e vicende potrebbero benissimo essere il riflesso delle nostre.

L'intervista a Lisa Ginzburg

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PRESENTAZIONE GIZBURG LABIRINTI parma 

IN FONDO ALLA PAGINA LA FOTO GALLERY DELLA SERATA

Spietati i mansueti
Gaffi Editore
128 pagine - 15 euro

Pubblicato in Cronaca Parma
Martedì, 25 Ottobre 2016 17:41

Come sono spietati i "mansueti" di Lisa Ginzburg

Giovedì 27 ottobre, presso la Libreria Piccoli Labirinti di Parma, sarà presentato in anteprima nazionale l'ultimo lavoro della scrittrice e traduttrice. Si tratta di una raccolta di cinque racconti che dipingono in maniera reale e "spietata" storie e relazioni di personaggi che potremo essere noi. E, a fare da sfondo, un Parigi concreta, affatto romantica, tutta da vivere.

Di Manuela Fiorini

PARMA - C'è Galia, che scrive appassionati necrologi per una rivista e che è l'amante di Luc, imprigionato da vent'anni in un matrimonio intiepidito; c'è Sabine, che convive con il fidanzato Didier, e che a sedici anni è stata sequestrata e violentata durante una rapina; c'è Miriam, che si fa trasferire a Parigi per sfuggire all'amore soffocante dei suoi genitori, ma si sposa con Serge senza mai cessare di essere figlia; c'è Daniel, il cui matrimonio con Valerie non regge davanti alle difficoltà di crescere un figlio autistico e si innamora di Nadja durante un viaggio di lavoro in Brasile, e c'è Antonia, studentessa modello, che sta con Moses, ma ha una breve relazione con Alberto, fratello di Moses. Sono loro i protagonisti dei cinque racconti di "Spietati i mansueti", l'ultimo libro della scrittrice e traduttrice Lisa Ginzburg, che sarà presentato in anteprima nazionale giovedì 27 ottobre, alle ore 19, presso la Libreria Piccoli Labirinti di via Gramsci 5, a Parma.

Ne abbiamo parlato con l'autrice.

Lisa Ginzburg autirce traduttrice copyright Carlotta Origoni

                                     Lisa Ginzburg ph. copyright Carlotta Origoni

Il titolo del libro "Spietati i mansueti", è ispirato a un verso di Emily Dickinson, riportato anche all'inizio. Chi sono i "mansueti" di Lisa Ginzburg?
"I mansueti? Penso siano quelli che non riescono a leggere nelle vite degli altri, a non percepire i solchi delle ferite: né le altrui né le proprie. Chi è convinto di agire in modo altruistico, ma si incaglia nel suo proprio egocentrismo. Come si aiuta, un altro? Come gli si può stare autenticamente accanto, quando ne ha bisogno o quando cova quel bisogno senza saperlo? Come si può davvero "vedere", "sentire" le vite altrui ? Questa domanda mi attanaglia, la mia scrittura nasce in molta parte da lì, penso. Da adolescente lessi un testo della fotografa americana Diane Arbus, in cui tra le molte altre cose scriveva "in fondo, la tragedia di un altro mai potrà essere la tua". Quelle parole mi sono entrate dentro, non credo di essermi spostata di un millimetro dal profondo effetto che ebbero allora su di me. Siamo circondati di sedicenti mansueti, di continuo viene usata la parola "empatia", ma io trovo ci sia qualcosa di spietato in questo sbandierare la comprensione umana senza interrogarsi davvero sui suoi limiti e confini"

In quattro dei cinque racconti a fare da sfondo alle vicende dei protagonisti c'è Parigi, una città concreta, descritta con cura nelle sue vie, nelle sue piazze, luoghi e locali. Ma in tutti i racconti c'è anche un "altrove" che per i protagonisti è rifugio, rimpianto, ritorno, o dove avviene la svolta che cambierà la loro vita. Possiamo dire che anche il luogo non è un semplice scenario, ma un coprotagonista dei racconti?
"Parigi conta moltissimo, è coprotagonista senza dubbio e"tradirla" con vari altrove, rientra nel ruolo privilegiato che la città detiene nell'economia di questi racconti. Penso vi sia una ragione autobiografica, Parigi è' la città dove vivo da sette anni, e quella dove sin da ragazzetta sono sempre venuta, a rifugiarmi, coltivare il mio desiderio di essere una scrittrice lontano dall'Italia, dove il mio cognome mi ingombrava molto (Lisa è nipote della famosa scrittrice Natalia Ginzburg n.d.r) E poi è protagonista nella sua urbanistica, geometrica ma anche tentacolare, una grande città dove biografie disparatissime convergono. I luoghi, in genere, per scrivere sono decisivi. Dove l'ambientazione è forte, caratterizzata, vari altri elementi del narrare una storia vanno al loro posto".

Un altro elemento in comune che hanno i racconti e il sesso, che è spesso soddisfazione di un bisogno, ma mai soddisfacente o motivo di gioia. Per alcuni è un trauma, per altri è violento o diventa un'abitudine, per altri banale o motivo di pentimento. Come mai questa scelta, se vogliamo un po' controcorrente rispetto a una società moderna in cui il sesso è spettacolarizzato, esibito e inserito in tutti gli ambiti, al punto che ne siamo diventati bulimici?
"Nel primo racconto. "Buonanotte gattina", il sesso in una relazione clandestina, tra una giovane donna e uomo sposato, finché dura è fonte di gioia. È violento nella misura in cui inaugura un gioco erotico, un gioco che segue un suo percorso, nutrendo in modo vero i due amanti. Nelle altre storie forse sì, il sesso è traumatico, o riparatore, comunque non felice. Ma bisogna distinguere, nel sesso, tra erotismo, sesso, pornografia. Dimensioni una dall'altra diversissime. Se è vero che il mondo intorno a noi è bulimico, certo non lo è di erotismo. Il sesso da solo è pura performance, certo non espressione di autentiche felicità. È l'erotismo a dare gioia, e se il mondo ne fosse affamato, bulimico, penso proprio che respireremmo un'atmosfera ben più felice di come invece è!"

Un altro fil-rouge che lega i protagonisti dei racconti è l'incomunicabilità: possiamo dire che i personaggi sono lo specchio di una società, quella moderna, in cui abbiamo a disposizione tanti mezzi di comunicazione, ma comunichiamo sempre meno tra noi, a scapito delle relazioni umane?
"Non ricondurrei le difficoltà di comunicazione tra i protagonisti di questi racconti, all'afasia che segna gran parte del nostro tempo. Tranne nel caso di Sabine, la giovane al centro del secondo racconto, quello intitolato appunto "Spietati i mansueti". Lei si rifugia in una spettacolarizzazione di se stessa, e della propria vicenda traumatica, e invece di affidarsi all'intimità con il ragazzo che la ama, consegna il proprio disagio a un mondo pubblico e predatorio. Per gli altri direi che si tratta di incomunicabilità "nella norma", le stesse che contraddistinguono i rapporti umani da che mondo è mondo. I silenzi, i non detti, la potenza di quel che è taciuto si insinua nei nostri rapporti più profondi. Sempre è stato così. Immaginare un mondo di limpida, ininterrotta, totale sincerità mi parrebbe ingenuo. Internet, Facebook e tutto il resto hanno accentuato un'afasia, che in altre forme è sempre esistita"

Messi di fronte alle loro responsabilità, i personaggi che preferiscono sfuggire piuttosto che affrontarle. E l'irresponsabilità, l'immaturità che rende i mansueti spietati?
"La sola vera responsabilità a cui può accadere di sfuggire, non riuscendo a diventare maturi e adulti, io penso sia quella verso se stessi. Mansueti (e spietati) possono essere quanti credono di avere vite risolte, ben determinate, e dentro se stessi invece annaspano, non riuscendo a stabilire contatti autentici con gli altri. Una distorta idea dell'altruismo, una presunta "mansuetudine", di fatto miope sulle complessità umane proprie e altrui, è segno di immaturità. Però se la crescita sta nell'imparare ad ascoltarsi, allora scegliere, assumere impegni deve accadere avendo chiaro che è se stessi che si sta implicando, scegliendo, mettendo in gioco. È lì che il rapporto con il mondo diviene più vero, concreto".

Come nasce questa raccolta di racconti? Per le storie e i personaggi si è ispirata a persone e situazioni reali?
"Qua e là mi sono ispirata a spunti reali, ma altrimenti sono storie inventate. Sono racconti nati dal desiderio di leggere storie di vita immaginate dietro volti incrociati in strada, su un treno, una metropolitana. Destini ignoti intersecano il nostro andare, e provare a immaginarli è' tentativo di sottrarre spietatezza alla mansuetudine. Descrivere biografie leggendole attraverso una lente che sappia guardare tra i solchi delle ferite, e delle guarigioni degli altri. Di personaggi inventati e che pure ho sentito così vicini"

Lisa Ginzburg, vive e lavora a Parigi, dove è stata direttrice di cultura della Unione latina. Ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo Desiderava la bufera (2002), la raccolta di racconti Colpi d'ala (2006). L'e-book La guerriera (Terra Ferma 2015). Il romanzo Per amore (Marsilio 2016). Ha curato con Cesare Garboli il testo di Natalia Ginzburg È difficile parlare di sé (Einaudi 1999). È autrice di una biografia (Anita.Racconto della storia di Anita Garibaldi, e/o 2005) e di due reportage (Mercati.Viaggio nell'Italia che vende, Editori Riuniti 2001, Malìa Bahia, Laterza 2007).

Spietati i mansueti
Gaffi Editore
128 pagine - 15 euro

Lisa Ginzburg Cover libro

Pubblicato in Cultura Parma
Domenica, 23 Ottobre 2016 11:04

Come sono spietati i "mansueti" di Lisa Ginzburg

Giovedì 27 ottobre, presso la Libreria Piccoli Labirinti di Parma, sarà presentato in anteprima nazionale l'ultimo lavoro della scrittrice e traduttrice. Si tratta di una raccolta di cinque racconti che dipingono in maniera reale e "spietata" storie e relazioni di personaggi che potremo essere noi. E, a fare da sfondo, un Parigi concreta, affatto romantica, tutta da vivere.

Di Manuela Fiorini

PARMA - C'è Galia, che scrive appassionati necrologi per una rivista e che è l'amante di Luc, imprigionato da vent'anni in un matrimonio intiepidito; c'è Sabine, che convive con il fidanzato Didier, e che a sedici anni è stata sequestrata e violentata durante una rapina; c'è Miriam, che si fa trasferire a Parigi per sfuggire all'amore soffocante dei suoi genitori, ma si sposa con Serge senza mai cessare di essere figlia; c'è Daniel, il cui matrimonio con Valerie non regge davanti alle difficoltà di crescere un figlio autistico e si innamora di Nadja durante un viaggio di lavoro in Brasile, e c'è Antonia, studentessa modello, che sta con Moses, ma ha una breve relazione con Alberto, fratello di Moses. Sono loro i protagonisti dei cinque racconti di "Spietati i mansueti", l'ultimo libro della scrittrice e traduttrice Lisa Ginzburg, che sarà presentato in anteprima nazionale giovedì 27 ottobre, alle ore 19, presso la Libreria Piccoli Labirinti di via Gramsci 5, a Parma.

Ne abbiamo parlato con l'autrice.

Lisa Ginzburg autirce traduttrice copyright Carlotta Origoni

                                     Lisa Ginzburg ph. copyright Carlotta Origoni

Il titolo del libro "Spietati i mansueti", è ispirato a un verso di Emily Dickinson, riportato anche all'inizio. Chi sono i "mansueti" di Lisa Ginzburg?
"I mansueti? Penso siano quelli che non riescono a leggere nelle vite degli altri, a non percepire i solchi delle ferite: né le altrui né le proprie. Chi è convinto di agire in modo altruistico, ma si incaglia nel suo proprio egocentrismo. Come si aiuta, un altro? Come gli si può stare autenticamente accanto, quando ne ha bisogno o quando cova quel bisogno senza saperlo? Come si può davvero "vedere", "sentire" le vite altrui ? Questa domanda mi attanaglia, la mia scrittura nasce in molta parte da lì, penso. Da adolescente lessi un testo della fotografa americana Diane Arbus, in cui tra le molte altre cose scriveva "in fondo, la tragedia di un altro mai potrà essere la tua". Quelle parole mi sono entrate dentro, non credo di essermi spostata di un millimetro dal profondo effetto che ebbero allora su di me. Siamo circondati di sedicenti mansueti, di continuo viene usata la parola "empatia", ma io trovo ci sia qualcosa di spietato in questo sbandierare la comprensione umana senza interrogarsi davvero sui suoi limiti e confini"

In quattro dei cinque racconti a fare da sfondo alle vicende dei protagonisti c'è Parigi, una città concreta, descritta con cura nelle sue vie, nelle sue piazze, luoghi e locali. Ma in tutti i racconti c'è anche un "altrove" che per i protagonisti è rifugio, rimpianto, ritorno, o dove avviene la svolta che cambierà la loro vita. Possiamo dire che anche il luogo non è un semplice scenario, ma un coprotagonista dei racconti?
"Parigi conta moltissimo, è coprotagonista senza dubbio e"tradirla" con vari altrove, rientra nel ruolo privilegiato che la città detiene nell'economia di questi racconti. Penso vi sia una ragione autobiografica, Parigi è' la città dove vivo da sette anni, e quella dove sin da ragazzetta sono sempre venuta, a rifugiarmi, coltivare il mio desiderio di essere una scrittrice lontano dall'Italia, dove il mio cognome mi ingombrava molto (Lisa è nipote della famosa scrittrice Natalia Ginzburg n.d.r) E poi è protagonista nella sua urbanistica, geometrica ma anche tentacolare, una grande città dove biografie disparatissime convergono. I luoghi, in genere, per scrivere sono decisivi. Dove l'ambientazione è forte, caratterizzata, vari altri elementi del narrare una storia vanno al loro posto".

Un altro elemento in comune che hanno i racconti e il sesso, che è spesso soddisfazione di un bisogno, ma mai soddisfacente o motivo di gioia. Per alcuni è un trauma, per altri è violento o diventa un'abitudine, per altri banale o motivo di pentimento. Come mai questa scelta, se vogliamo un po' controcorrente rispetto a una società moderna in cui il sesso è spettacolarizzato, esibito e inserito in tutti gli ambiti, al punto che ne siamo diventati bulimici?
"Nel primo racconto. "Buonanotte gattina", il sesso in una relazione clandestina, tra una giovane donna e uomo sposato, finché dura è fonte di gioia. È violento nella misura in cui inaugura un gioco erotico, un gioco che segue un suo percorso, nutrendo in modo vero i due amanti. Nelle altre storie forse sì, il sesso è traumatico, o riparatore, comunque non felice. Ma bisogna distinguere, nel sesso, tra erotismo, sesso, pornografia. Dimensioni una dall'altra diversissime. Se è vero che il mondo intorno a noi è bulimico, certo non lo è di erotismo. Il sesso da solo è pura performance, certo non espressione di autentiche felicità. È l'erotismo a dare gioia, e se il mondo ne fosse affamato, bulimico, penso proprio che respireremmo un'atmosfera ben più felice di come invece è!"

Un altro fil-rouge che lega i protagonisti dei racconti è l'incomunicabilità: possiamo dire che i personaggi sono lo specchio di una società, quella moderna, in cui abbiamo a disposizione tanti mezzi di comunicazione, ma comunichiamo sempre meno tra noi, a scapito delle relazioni umane?
"Non ricondurrei le difficoltà di comunicazione tra i protagonisti di questi racconti, all'afasia che segna gran parte del nostro tempo. Tranne nel caso di Sabine, la giovane al centro del secondo racconto, quello intitolato appunto "Spietati i mansueti". Lei si rifugia in una spettacolarizzazione di se stessa, e della propria vicenda traumatica, e invece di affidarsi all'intimità con il ragazzo che la ama, consegna il proprio disagio a un mondo pubblico e predatorio. Per gli altri direi che si tratta di incomunicabilità "nella norma", le stesse che contraddistinguono i rapporti umani da che mondo è mondo. I silenzi, i non detti, la potenza di quel che è taciuto si insinua nei nostri rapporti più profondi. Sempre è stato così. Immaginare un mondo di limpida, ininterrotta, totale sincerità mi parrebbe ingenuo. Internet, Facebook e tutto il resto hanno accentuato un'afasia, che in altre forme è sempre esistita"

Messi di fronte alle loro responsabilità, i personaggi che preferiscono sfuggire piuttosto che affrontarle. E l'irresponsabilità, l'immaturità che rende i mansueti spietati?
"La sola vera responsabilità a cui può accadere di sfuggire, non riuscendo a diventare maturi e adulti, io penso sia quella verso se stessi. Mansueti (e spietati) possono essere quanti credono di avere vite risolte, ben determinate, e dentro se stessi invece annaspano, non riuscendo a stabilire contatti autentici con gli altri. Una distorta idea dell'altruismo, una presunta "mansuetudine", di fatto miope sulle complessità umane proprie e altrui, è segno di immaturità. Però se la crescita sta nell'imparare ad ascoltarsi, allora scegliere, assumere impegni deve accadere avendo chiaro che è se stessi che si sta implicando, scegliendo, mettendo in gioco. È lì che il rapporto con il mondo diviene più vero, concreto".

Come nasce questa raccolta di racconti? Per le storie e i personaggi si è ispirata a persone e situazioni reali?
"Qua e là mi sono ispirata a spunti reali, ma altrimenti sono storie inventate. Sono racconti nati dal desiderio di leggere storie di vita immaginate dietro volti incrociati in strada, su un treno, una metropolitana. Destini ignoti intersecano il nostro andare, e provare a immaginarli è' tentativo di sottrarre spietatezza alla mansuetudine. Descrivere biografie leggendole attraverso una lente che sappia guardare tra i solchi delle ferite, e delle guarigioni degli altri. Di personaggi inventati e che pure ho sentito così vicini"

Lisa Ginzburg, vive e lavora a Parigi, dove è stata direttrice di cultura della Unione latina. Ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo Desiderava la bufera (2002), la raccolta di racconti Colpi d'ala (2006). L'e-book La guerriera (Terra Ferma 2015). Il romanzo Per amore (Marsilio 2016). Ha curato con Cesare Garboli il testo di Natalia Ginzburg È difficile parlare di sé (Einaudi 1999). È autrice di una biografia (Anita.Racconto della storia di Anita Garibaldi, e/o 2005) e di due reportage (Mercati.Viaggio nell'Italia che vende, Editori Riuniti 2001, Malìa Bahia, Laterza 2007).

Spietati i mansueti
Gaffi Editore
128 pagine - 15 euro

Lisa Ginzburg Cover libro

Pubblicato in Cultura Emilia

Domenica 16 ottobre alle 17.30, presso la libreria Emily Bookshop di Modena, incontro con l'autore che parlerà del suo saggio in cui teorizza un nuovo modello di organizzazione aziendale.

Di Manuela Fiorini

Modena, 15 ottobre 2016

Si può "vivere felici" nella propria azienda? Rispondere "sì" dovrebbe essere semplice, invece, purtroppo, la realtà è molto diversa. Le gerarchie, il rapporto con i superiori e i colleghi sono spesso causa di malcontento e frustrazione. La conoscenza viene trasmessa secondo un modello verticale, dove, a ogni piano si perdono informazioni importanti, nella fretta di soddisfare un mercato sempre più dinamico e competitivo. Cambiare, tuttavia, si può. E' quello che sostiene Guido Zaccarelli, docente di Informatica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia e Referente del Servizio Informativo dell'AUSL di Modena presso il Distretto di Mirandola nel suo saggio "La Conoscenza condivisa – Verso un nuovo modello di organizzazione aziendale" (Franco Angeli Editore), che sarà presentato domenica 16 ottobre, alle 17.30, presso la libreria Emily Bookshop di Via Fonte d'Abisso, nel centro storico di Modena. L'evento è promosso dall'Associazione di scrittori I Semi Neri con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna.

Guido, come nasce questo libro?
"Dal desiderio di portare la propria esperienza personale, professionale e la visione d'azienda alle persone che lavorano e operano ogni giorno all'interno delle organizzazioni, affinché nasca in ognuno il senso della condivisione. Il mutare delle aziende, da micro, piccole a medie fino alle multinazionali hanno subito negli ultimi anni continui e profondi capovolgimenti di fronte per rispondere celermente alle richieste provenienti da un mercato dinamico e altamente competitivo, che chiede ogni giorno di soddisfare in breve tempo i bisogni e i desideri delle persone. Questo ha contribuito in modo rilevante a creare aziende sempre più piramidali e verticistiche dove la comunicazione si è prima dilatata fino a interrompersi creando vere e proprie situazioni di "interruzione dei canali informativi e relazionali", dove la conoscenza è diventata "parcellizzata". Lo scopo del libro è suggerire un cammino di ricerca all'interno delle organizzazioni per condurre le persone verso la conoscenza condivisa e creare una "Wiki azienda" dove la conoscenza è "liquida". Il lettore viene accompagnato a osservare il Medioevo, il Taylorismo, la globalizzazione e il mondo cloud e per ognuno di questi periodi viene messo nelle condizioni di chiedersi: "Com'era la conoscenza in quei tempi, prima lontani e ora prossimi a noi come il mondo della nuvola digitale?"

Che cosa è la conoscenza condivisa
"E' una filosofia, uno stile di vita che consente alle persone di" vivere felici" all'interno dei luoghi di lavoro dove vengono rispettate e valorizzate. Nasce osservando il comportamento dell'uomo nelle organizzazioni aziendali, un atteggiamento che è sempre più declinato a trattenere la conoscenza per sé evitando di condividerla con gli altri. Il malessere è l'anima che sostiene questo comportamento che, nel tempo, si consolida fino a creare blocchi relazionali incapaci di dirigere il pensiero e l'azione verso lo scopo condiviso indicato dall'azienda. La "piramide organizzativa" crea una gerarchia ben espressa dalle frazioni aritmetiche, dove la linea di frazione ( fractus-interrotta) che separa il capo dal sottoposto suggerisce l'idea di una conoscenza spezzata tra chi comanda e chi riceve un ordine. La conoscenza condivisa toglie la linea di frazione che indica il "rapporto" tra le persone per creare un modello circolare dove "la relazione" è l'anima che alimenta il benessere della conoscenza viene condivisa".

Come si può applicare alle realtà aziendali di oggi?
"La Conoscenza condivisa deve superare diversi anfratti che si collocano tra il mondo dove la conoscenza è in mano a pochi, e viene trattenuta per farne un simbolo di potere, e le imprese che desiderano ardentemente modificare la struttura organizzativa, consapevoli che la loro presenza sul mercato dipende da un deciso cambiamento economico e culturale. La formazione orizzontale è la prima linea d'azione che deve essere impiegata per diffondere il senso di una nuova cultura etica, dove le persone possano riconoscersi per identità e senso di appartenenza. La form-azione consente di dare azione alla mente, di formarsi per modificare giorno dopo giorno l'atteggiamento verso i colleghi e la realtà aziendale. Il clima mite che gradualmente si viene a creare all'interno dell'organizzazione consente di rivedere meccanismi e schemi d'azione consolidati nel tempo che necessitano di essere modificati alla luce della nuova traiettoria educativa adottata dall'impresa. La possibilità di avviare una riflessione interiore a tutti i livelli aziendali consente di recuperare sacche di inefficienza sostenuti dalla visione a specchio che ognuno ha di se stesso in relazione agli altri. Il tempo filtra e modifica situazioni che inizialmente si mostravano resistenti a ricevere un nuovo colore con il quale dare una mano di vernice al passato per infondere una nuova luce alla stanza della propria anima aziendale".

Quali sono gli strumenti di cui si avvale?
"La formazione, la tecnologia, il marchio d'impresa, le Wiki learning, la comunicazione e ora il documento tecnico T/R 11642 emanato dall'UNI – Nazionale (Ente di Normazione) sono i cardini sui quali costruire le colonne portanti della conoscenza condivisa. La riorganizzazione interna consente di modulare in senso circolare il sistema delle relazioni interne creando percorsi di partecipazione al raggiungimento degli obiettivi aziendali mai disgiunti da quelli personali. La partecipazione collettiva consente di accrescere il valore delle idee che nell'azienda 4.0 dividono le imprese "analogiche" da quelle che vedono nella persona la svolta di un futuro eticamente sostenibile. L'intangibile in bilancio diventa un valore non-economico che opportunamente valorizzato può trasformarsi in un valore monetario di valore assoluto in grado di recuperare risorse finanziarie da destinare a futuri investimenti".

Chi sono i destinatari, i fruitori e i fautori di questa conoscenza?
"La Conoscenza condivisa potrebbe essere vista come uno strumento orientato solo al management per ri-organizzare la struttura operativa e relazionale dell'azienda. In realtà, è destinata a tutte le persone, ai cittadini, a tutti NOI, che ogni giorno varchiamo il cancello della nostra azienda oppure entriamo in contatto con organizzazioni aziendali, pubbliche e private. L'intento è di creare una unicità d'intenti per consentire alle persone di unirsi per creare una nuova consapevolezza civile e sociale orientata a promuovere ogni forma d'iniziativa e a farsi portatrice di nuovi e coinvolgenti interessi comuni. Gli organi istituzionali, l'ambiente economico e sociale, gli stakeholder sono gli ambienti nei quali più di altri dovrebbe nascere spontaneo il desiderio di mutare gli scenari di una realtà sempre più complessa ed esposta ai richiami di comportamenti individualistici concentrati sull'IO anziché sul NOI. Le persone sono stanche e l'unica via di uscita è avviare un cambiamento culturale che proietti gli individui nel vedersi proiettati all'interno di un sistema che lo veda collocato al centro dell'ecosistema organizzativo per identità, interessi, competenze e desiderio di fare".

INFO
Guido Zaccarelli
La Conoscenza condivisa – Verso un nuovo modello di organizzazione aziendale
Franco Angeli Editore – 134 pag, 18 euro

Presentazione domenica 16 ottobre c/o Emily Bookshop, via Fonte d'Abisso 9/11, Modena Centro
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel 349/5369707 – INGRESSO GRATUITO

la conoscenza condivisa presentazione modena.jpg

Pubblicato in Cultura Modena

Sabato 15 ottobre, presso il Teatro Comunale, alle 15, sarà presentata l'antologia dell'Associazione di scrittori modenesi. Aprirà l'evento il sindaco di Riolunato Daniela Contri, conduce Livio Miglioli, Presidente dell'Accademia del Frignano "Lo Scoltenna". Saranno presenti gli autori e Massimo Casarini (Damster Edizioni).

Di Manuela Fiorini

Modena, 13 ottobre 2016

Vi siete mai trovati sulla soglia, divisi tra la certezza di una situazione conosciuta e il timore dell'ignoto? Cosa fareste se una volta presa la decisione di oltrepassarla, dall'altra parte vi trovaste in un altro mondo, in un'altra epoca o in un'altra realtà? E' questo il filo conduttore di Soglie, la nuova antologia di racconti firmata per Damster ( www.damster.it ) da cinque autori dell'Associazione I Semi Neri che sabato 15 ottobre (ore 15) per la sua prima presentazione ufficiale ha scelto il Teatro Comunale di Riolunato, in via Castello 8.
L'evento sarà introdotto dal sindaco di Riolunato Daniela Contri. Conduce Livio Migliori, Presidente dell'Accademia del Frignano "Lo Scoltenna". Intervengono gli autori e l'editore Massimo Casarini. 
Soglie si compone di cinque racconti, ognuno ispirato a un mistero di Modena e di diversi luoghi della sua provincia. Due studenti si ritrovano in una realtà alternativa, un gruppo di amici si introducono in una casa dalla nomea nefasta, il ritrovamento di due scheletri abbracciati trasporta chi legge indietro nel tempo, due amici durante un'escursione in montagna si imbattono in una sinistra locanda che nasconde un segreto che riporta ai Celti e ai Romani e un condottiero osa ingannare le streghe per propiziarsi le sorti della battaglia. In ogni racconto c'è una soglia, al di là della quale c'è la salvezza o l'abisso. Gli autori: Manuela Fiorini (L'Ordine dei Viaggiatori), Fabrizio Fangareggi (La centesima finestra), Gabriele Sorrentino (Uniti per sempre), Marco Panini (Le streghe di Sasso Tignoso) e Daniela Ori (Serapius) hanno dato libero sfogo alla fantasia per interpretare il loro "mistero" e darne un'interpretazione tra le tante possibili.
A fare da cornice a ogni racconto c'è anche la Storia, che tocca l'epoca dei Celti, la Mutina Romana, il Medioevo, il Settecento e i giorni nostri, ipotizzando anche un presente dispotico e possibile. Nell'elaborare il proprio "mistero", poi, ogni autore è partito da un luogo reale e ben rintracciabile, che il lettore può divertirsi ad andare a visitare e sperimentare le "soglie" che ogni scrittore si è divertito ad attraversare.

GUARDA IL BOOKTRAILER www.youtube.com/watch?v=N1NQ-6FIhbM 
INFO
I Semi Neri
Soglie
Damster Edizioni – 290 pagine, 14 euro

Sabato 15 ottobre c/o Teatro Comunale di Riolunato (via Castello 8, ore 15).
INGRESSO LIBERO

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