Sara Bosi e Massimiliano Prandini sono gli autori del primo volume di una serie che ha come filo conduttore il viaggiatore Murgo il Ramingo. Questa prima avventura è ambientata nella immaginaria Città del Sole, dove i destini della giovane principessa Amber e dell'esploratore Dammar stanno per incrociarsi.

Di Manuela Fiorini

MODENA –

Una trama coinvolgente, personaggi dalla personalità spiccata e ben definita, ai quali è impossibile non affezionarsi. E, a fare da sfondo alla vicenda, l'immaginaria Città del Sole, che le descrizioni puntuali e "visive" rendono ancora più concreta di una città reale. Tutt'attorno, il deserto, con le sue regole spietate, i suoi riti e i suoi miti. C'è tutto questo e molto altro nel fantasy "Il Serpente di Fuoco", scritto a quattro mani dagli autori modenesi Sara Bosi e Massimiliano Prandini, pubblicato da Delos Books. I protagonisti sono la giovane principessa Amber, dal carattere ribelle e razionale, che prende le distanze dalle tradizioni religiose e dai riti iniziatici del Popolo del Sole, una civiltà evoluta che vive nel deserto, grazie a una fonte di acqua e che rigetta la violenza, e Dammar, un esploratore che ha il compito di controllare i confini del deserto, ma che in segreto stringe amicizia con il popolo dei Koikoi. I loro destini sono destinati a incrociarsi quando la sorgente che rifornisce la città è sul punto di esaurirsi. Secondo la leggenda, sono necessari un sacrificio di sangue e un assassino: il sangue del primo farà sgorgare l'acqua e la punizione del secondo terrà in vita la sorgente per i prossimi mille anni. Ma per resistere ai tormenti che lo attendono, l'assassino deve essere vestito con la pelle del Serpente di Fuoco, un animale mitico che nessuno a memoria d'uomo ha mai visto.

In questa intervista doppia, ci siamo fatti raccontare dagli autori come si scrive un libro a quattro mani e svelare qualche segreto sul romanzo.

Sara Bosi e Massimiliano  Prandini

Due autori, un solo romanzo. Come vi siete divisi i ruoli?

MAX: Direi che per scrivere a quattro mani ognuno ha il suo metodo e che in parte dipenda anche dalla struttura del libro in sé. Forti della passata esperienza del laboratorio Xomegap in cui scrivevamo a dieci mani direi che scrivere il Serpente di Fuoco è stato particolarmente facile. Inoltre, siccome la cosa più difficile dello scrivere insieme è far quadrare i dettagli, siamo stati facilitati dal fatto che per la maggior parte del romanzo i due personaggi principali sono separati e si muovono in ambienti distinti.

SARA: Rispetto ai ruoli abbiamo gestito un personaggio a testa e assegnato a ciascuno una delle altre due parti che compongono il romanzo, cioè la storia "cornice" e le pagine del diario di Murgo il Ramingo. Siccome il nucleo primario della storia l'aveva pensato Max e ruotava attorno ad Amber, lui ha scritto i capitoli della principessa, io invece quelli di Dammar.

La vicenda si svolge a Città del Sole, città immaginaria situata nel deserto. Tuttavia, nella ritualità, nelle figure di governo e nella religione si possono notare alcuni spunti "reali. A ce cosa vi siete ispirati?

SARA: La parte realistica del mondo attraverso cui viaggia Murgo in questo romanzo è quella che riguarda il popolo dei Koikoi, quello che Dammar incontra al di fuori di Città del Sole. Trattandosi dell'Africa meridionale, nello specifico del deserto del Namib, per scrivere di loro ci siamo documentati sulla popolazione dei Boscimani. Città del Sole invece è nata da una serie di reminiscenze storiche, narrative e da suggestioni personali che ognuno dei due ha inserito per renderla il più possibile vera e credibile per i lettori.

MAX: Data la mia formazione il mio spunto è stato più "ecologico", per così dire, che storico. In un magnifico libro intitolato "Collasso" Jared Diamond spiega la scomparsa di alcune civiltà attraverso l'esaurirsi delle loro risorse primarie, mi solleticava l'idea di scrivere una storia su questo tema.

Amber e Dammar sono personaggi molto bene delineati e approfonditi. Lei è la principessa, lui un esploratore, apparentemente non hanno nulla in comune, eppure il destino li metterà sulla stessa strada, di sacrificio e sofferenza. Come avete sviluppato questi due personaggi?

SARA: All'inizio Amber era l'unico personaggio che esisteva da subito; Max nel brano iniziale di quello che doveva essere un racconto, l'aveva già dotata di una sua spiccata personalità. Quando abbiamo iniziato a lavorare al romanzo e diviso i ruoli quindi lui ha continuato a lavorare su quello che era già il suo personaggio, mentre io ho iniziato a dare vita a Dammar, plasmandolo sull'ambiente selvaggio e molto drammatico in cui si trova a vivere e lavorare. Non ci siamo accordati particolarmente sulle caratteristiche che dovevano possedere; sapevamo da subito dove li avrebbe portati la storia, ma ci siamo lasciati la libertà di crearli nel modo che a ciascuno risultasse più congeniale e coerente.

Nel romanzo compaiono di tanto in tanto le considerazioni di Murgo il Ramingo, che però nella storia non compare mai. Chi è Murgo il Ramingo?

MAX: Murgo il Ramingo è un viaggiatore, o un esploratore, se vogliamo. Ma è anche uno studioso, il suo approccio ai popoli ha qualcosa dell'antropologo o dell'etnografo, ai tempi in cui queste materie però non erano ancora state formalizzate. In questo libro la cosa non emerge granché, ma si capirà meglio nei prossimi che ci troviamo in una sorta di "Terra alternativa", per cui è difficile dare alle nostre storie una collocazione temporale, ma potremmo pensare che Murgo viva in un tempo che si trova al confine tra l'età moderna e quella contemporanea. Potremmo anche pensare che "Le cronache di Murgo il Ramingo" diventeranno, nel futuro di questo nostro passato alternativo, uno dei testi fondativi dell'antropologia o dell'etnografia. Sempre che ad un certo punto, per qualche motivo imperscrutabile, non vada per sempre perduto.

Il romanzo è concepito come il primo di una serie. Nei prossimi libri troveremo qualcuno dei protagonisti del "Serpente di Fuoco"?

MAX: Nessuno a parte Murgo. Il nostro desiderio è quello di creare una sorta di "collana" in cui i romanzi siano completamente autoconclusivi e leggibili in qualsiasi ordine perciò, almeno in questa fase del progetto, saranno tutti ben separati tra di loro anche a livello di personaggi.

SARA: Murgo ci porterà in giro per il suo mondo alternativo e seguendo lui conosceremo le storie di personaggi lontani fra loro, nello spazio e nel tempo. Dopo tante saghe per cui dover penare ogni volta in attesa del volume successivo volevamo proporre qualcosa di diverso, libri in cui perdersi per un ragionevole lasso di tempo, storie sempre nuove per poter vivere ogni volta quel delizioso brivido che prende quando si sta per iniziare una nuova avventura.

romanzoSerpente Fuoco librofantasy

SCHEDA DEL LIBRO

Sara Bosi – Massimiliano Prandini
Il Serpente di Fuoco
Delos Books – pag 168, 12 euro

GLI AUTORI
Massimiliano Prandini e Sara Bosi lavorano insieme dal 2005, quando hanno fondato il laboratorio Xomegap insieme a Marcello Ventilati, Gabriele Sorrentino e Simone Covili. Insieme al collettivo hanno pubblicato due antologie: "Xomegap: Diciotto racconti di sogni e d'ombra" con Il Foglio e "Mutazioni" con Giulio Perrone), alcuni e-book e la saga fantasy di Finisterra pubblicata da Edizioni Domino ("Le sorgenti del Dumrak" nel 2011; "Il risveglio degli Obliati" nel 2012; "L'Ultimo Eroe" nel 2014) che ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui il "Marchio microeditoria di qualità" del comune di Chiari e due Premi Cittadella. Insieme Massimiliano e Sara hanno sceneggiato due cortometraggi: "Amygdala" e "Il ritorno del fantastico Gibian", finalista al Nonantola Film Festival del 2011. Come singoli hanno pubblicato diversi racconti in antologie di autori vari. Massimiliano nel 2010 ha pubblicato, sotto licenza Creative Commons, un'antologia di racconti orrorifici intitolata "Bestiario Stravagante" con le edizioni Damster
Potete seguirli anche sul blog www.mekbuda.it 

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Grande afflusso alla presentazione presso l'Ottica Galvani. Il magistrato modenese e il suo "alter ego", il giudice Angeli, protagonisti di un pomeriggio di letteratura e cultura.

Di Manuela Fiorini - foto di Claudio Vincenzi

MODENA – Metti un pomeriggio...all'Ottica Galvani, in compagnia di un autore di straordinaria umanità e fantasia, in grado di conquistare lettori di esigenze diverse con il suo "Esclusivamente distinti", che vede protagonista il giudice Massimo Angeli, alter ego di Angelo Martinelli, magistrato modenese che dalla sua professione trae l'ispirazione per i suoi libri.

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Inusuale la location, ma proprio per questo un'idea vincente, quella di presentare un autore e la sua opera nel luogo dove si vendono gli strumenti atti alla lettura: gli occhiali. L'incontro, condotto dall'avvocato Enrico Fontana e dall'autore, ha visto una grande partecipazione di pubblico.
Esclusivamente distinti è un libro che conquista e coinvolge, non solo perché è magistralmente scritto, con due storie parallele che, proprio come due rette, sembrano non intersecarsi mai fino al finale, ma anche per l'approfondimento psicologico dei personaggi, che denota una grande maestria e sensibilità da parte di un autore "profondo conoscitore dell'animo umano", ma anche per l'ironia, le descrizioni precise e puntuali dell'ambiente carcerario e nell'universo della giustizia e dei tribunali. Non ci sono protagonisti e comprimari, ma ogni personaggio è tratteggiato nei minimi particolari. Un giallo senza omicidio, che è anche una profonda riflessione sulla giustizia, su uomini chiamati a giudicarne altri, sulla fallibilità del giudizio umano e sulla coerenza.

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Suggestive le letture, che hanno dato voce ai personaggi di Martinelli, coinvolgendo il pubblico, diviso tra chi aveva già letto il libro e chi, invece, era spinto dalla curiosità di leggerlo. A conclusione dell'evento, i presenti hanno avuto la gradita sorpresa di ricevere in omaggio una copia autografata di Esclusivamente distinti e un buono sconto "one shot" valido per gli acquisti effettuati presso l'Ottica Galvani.

Leggi l'intervista all'autore

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"Esclusivamente distinti": all'Ottica Galvani di Modena domenica 18 dicembre, alle ore 18, il magistrato e scrittore presenta il suo ultimo romanzo che vede protagonista il giudice Massimo Angelo.

Di Manuela Fiorini

MODENA – Due casi da risolvere, due storie parallele, destinate forse a non incrociarsi mai, se non fosse per un biglietto da visita. Un notaio viene accusato di violenza sessuale e finisce in carcere, una professoressa di italiano intreccia una relazione con un diplomatico dal nome altisonante, che approfitta dei suoi sentimenti. Chiamato a giudicare questo caso avvincente e complicato è il giudice Massimo Angeli, che di "distinto", rispetto alle maschere che indossano gli altri personaggi, non ha nulla. E' questa la trama di Esclusivamente distinti, il giallo di Angelo Martinelli, che nella vita è davvero un magistrato, che sarà presentato domenica 18 dicembre, alle 18, presso Ottica Galvani, in via Emilia Centro angolo Piazza Mazzini. E' un romanzo intenso, con un finale amaro e affatto scontato, dove non c'è un delitto né un colpevole, o, almeno, non ci sono le prove per dimostrarlo, come dovrà ammettere con amarezza il protagonista. E, attorno a lui, una schiera di personaggi scolpiti con la penna nella loro umana scaltrezza o debolezza, con stile asciutto, a volte spietato, altre tessuto di citazioni e aforismi, altre ancora intense e ironiche.

Abbiamo incontrato l'autore.

Angelo Martinelli

Per tutto il romanzo ricorre l'aggettivo "distinto". Chi sono i "distinti" di Angelo Martinelli?
"Sono coloro che hanno una formazione formalmente ineccepibile. Al contrario del giudice Angeli che, da questo punto di vista, è un po' carente".

Un giallo, con risvolti polizieschi, molto intimista e amaro, senza un omicidio e, se vogliamo, anche senza un vero colpevole (giuridicamente parlando), se non per un reato minore. Una critica alla "macchina della giustizia"?
"Ho voluto semplicemente prendere atto dei grandi limiti che ha il giudizio umano. Perché, purtroppo, come ho scritto in un altro libro "Il colore verde dello zero", i giudici fanno il mestiere di Dio senza essere Dio. La mia è una riflessione sull'inadeguatezza del giudizio umano, che ha dei limiti enormi. Qualcuno che giudichi ci vuole e, in questo caso, degli uomini sono chiamati a giudicare altri uomini. Non abbiamo alternative. Ci dobbiamo accontentare della fallibilità umana nel nostro ruolo istituzionale".

L'autore, come il protagonista del libro, è un magistrato. Quanto c'è di Angelo Martinelli in Massimo Angeli?
"C'è tanto, perché se non ci fosse stato il giudice Martinelli non ci sarebbe stato nemmeno il giudice Angeli. Tuttavia, Massimo Angeli è anche quello che vorrebbe essere Angelo Martinelli. E' molto umano, si appassiona e si commuove, pur rimanendo consapevole che i giudici dovrebbero rimanere impermeabili ai sentimenti. E' coerente con se stesso. Una bella figura, insomma.

Nel libro ricorrono citazioni di autori, da Dante a Pavese, da Leopardi a Saba. Massimo Angeli spesso dà forza ai suoi pensieri e alle sue tesi citando i classici. Come mai questa scelta?
"Una bella citazione aiuta molto il testo. Lo abbellisce. Una brutta lo imbruttisce, quindi fare citazioni è un rischio, ma se ci si prende sono molto utili. Anche il lettore apprezza la citazione azzeccata. La cosa più impegnativa, tuttavia, è quella di ricercare la citazione giusta da inserire al momento giusto".

Nel romanzo compaiono spesso modelli di penne stilografiche. Un vezzo dell'autore o un richiamo al suo essere scrittore?
"Sono un collezionista di stilografiche e anche uno che le manipola per farle scrivere meglio. Metà le ho rotte, le altre funzionano molto bene. Nel libro anche Angeli fa la stessa cosa. Anche lui è appassionato di stilografiche".

Emerge soprattutto nelle descrizioni, una ricchezza di particolari che un "giallista" senza l'esperienza di un "uomo di legge" spesso tralascia o descrive in modo errato o frettoloso. Che cosa consiglieresti a chi vuole scrivere gialli?
"Consiglierei di imparare a memoria i libri di Friedrich Dürrenmatt, che non ha mai fatto né l'avvocato né il magistrato, ma ha scritto dei libri, come "La panne" e "Il Giudice e il suo boia" in cui descrive perfettamente i meccanismi processuali e gli stati d'animo degli uomini di legge. Da lui si impara tantissimo. E poi, Picasso diceva che non bisogna copiare, ma rubare. E anche io confesso che da Dürrenmatt ho "rubato" parecchio".

Quanto conta invece nella formazione del giallista confrontarsi, parlare con chi lavora nella giustizia?
"Conta moltissimo. Ci sono delle questioni tecniche, per esempio se si vuole descrivere un processo con i tempi e le scansioni processuali o le fasi di un'indagine, per parlare delle quali è meglio che si chieda un parere a chi è del mestiere piuttosto che affidarsi solo alla fantasia. In questo modo si evitano inesattezze. Personalmente, quando scrivo di aspetti medici o medico legali, mi viene spontaneo confrontarmi con un amico medico".

L'AUTORE
 Angelo Martinelli è magistrato ordinario. Attualmente giudice presso la Corte di Appello di Roma alterna la sua professione a quella di scrittore. Per BastogiLibri ha pubblicato Le indagini del giudice Angeli, Il colore verde dello zero e La cattiva signorina.

Ottica Galvani giallo libro Angelo Martinelli0

INFO
Angelo Martinelli
Esclusivamente distinti
BastogiLibri Edizioni
Pag. 136 – 12 euro.
Presentazione domenica 18 dicembre, ore 18.
c/o Ottica Galvani, Via Emilia Centro angolo Piazza Mazzini, Modena
Seguirà aperitivo, www.galvanishop.com 

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Sabato, 17 Dicembre 2016 15:05

Libri per i piu' piccini – Natale 2016

La vera magia del Natale è riservata soprattutto ai bambini che con il loro stupore e con tanta tenerezza ci trasmettono la gioia dell'infanzia. E non c'è attesa più bella dell'arrivo di Babbo Natale. Un'ottima occasione è quella di trascorrere qualche ora con i più piccini davanti all'albero con un bel libro ricco di illustrazioni e storie da ricordare per rendere il giorno di Natale unico e incancellabile.

Di Susanna Voliani

Mai rinunciare ai tenerissimi momenti di lettura con i nostri bambini accanto all'albero di Natale!
Potremo scoprire che cosa fa Babbo Natale durante il resto dell'anno (confessate, ve lo siete sempre chiesti...) leggendo il nuovo divertentissimo libro di Andrea Valente UN ANNO CON BABBO NATALE (Editrice Interlinea Junior), per stupirci nell'apprendere che anche lui riordina la casa (a maggio), si rilassa sul divano (a luglio), sistema la sua ricchissima collezione di francobolli (a ottobre). Lavora soltanto un giorno all'anno per distribuire i regali a tutti, è vero, ma nel resto dei giorni fa mille altre cose che non avremo mai immaginato. Nasone a patata, barba incolta e occhialetti sul naso in queste allegre illustrazioni dello stesso autore.

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Potremo anche vedere che cosa combina la maialina più simpatica ed irriverente del mondo durante le feste natalizie: OLIVIA E IL NATALE, albo illustrato di straordinaria vivacità, come tutti gli altri che l'autore Ian Falconer ha dedicato a questo buffo personaggio (NordSud Edizioni), ci mostra la piccola Olivia alle prese con i preparativi per una vigilia indimenticabile. C'è l'albero da addobbare, la cena da preparare, un centrotavola da inventarsi, e c'è l'attesa della mezzanotte da trascorrere cantando, per arrivare infine a nanna e sognare i doni che scarteremo domani, oltre ad un futuro, come suo solito, da vera protagonista...

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Potremo poi dedicarci ad un racconto natalizio firmato da Marie-Aude Murail, NATALE SU TUTTI I PIANI (Editrice Camelozampa), illustre ed amatissima autrice francese, che stavolta ci regala una delicatissima storia commovente ma dal lieto fine: siamo a Parigi nel 1843, due giovani orfani analfabeti scoprono l'amore per la lettura ed il potere salvifico dei libri. Un racconto che conquisterà tutti e farà riflettere grandi e piccini sul valore della generosità, della speranza e soprattutto sull' importanza di credere sempre nelle proprie capacità. Illustrazioni (di Boiry) delicate e dal sapore un po' antico, perfette pagine per l'atmosfera intima e calda di questi giorni di festa.

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Dai 4 anni la prima letture, dai 6 anni la seconda, dagli 8 anni la terza.

CREDITS: - camelozampa.it - interlinea.com - salani.it - mammamogliedonna.it – donnamoderna.com – petpassion.tv – wikipedia.org – andersen.it – comeunacipolla.it – ibs.it – donnaglamour.it – foodconnection.bg

E' subito svettata ai piani alti delle classifiche di Amazon (e non solo perché è gratis). Nell'ebook edito da Damster e curata da Eliselle autori noti ed esordienti raccontano la loro versione del Capodanno.

Di Manuela Fiorini

Devono essersi stancati di sentirsi rivolgere, già da ottobre, la fatidica domanda "Che cosa fai a Capodanno?" gli oltre quaranta autori che hanno prestato la penna e la fantasia all'antologia Capodanno Bastardo, una vera e propria strenna natalizia per palati fini, ma con tendenza all'assaporare la dolcezza della vendetta. Pubblicata in ebook dall'editore modenese Damster e curata dalla scrittrice, editor e libraia Elisa Guidelli, più nota come Eliselle, il libro si può scaricare gratuitamente dal sito dell'editore www.damster.it e sui principali bookstore.

Svettata ai primi posti della classifica dei libri più letti di Amazon (e non solo perché è gratis!), Capodanno Bastardo conquista i lettori per i racconti disillusi, sarcastici, cattivi, in naturale controtendenza con il buonismo delle feste, dove tutti dobbiamo essere per forza "tutti più buoni".

Abbiamo incontrato Eliselle, per farci svelare qualche retroscena.

eliselle libraia

Come nasce l'idea di questo ebook?
"L'idea nasce per caso, come tutte le idee più divertenti, da una conversazione post Halloween con lo scrittore Carlo Vanni. Al telefono ci chiedevamo come mai tanta gente aspetta le feste per dare una sferzata alla propria esistenza e come mai molti cerchino l'amore proprio durante le serate speciali, come Halloween appunto, o Capodanno. Ci abbiamo riso sopra e così è diventato una specie di contest: vediamo quanti autori raccolgono la sfida, vediamo che cosa si inventano. Attraverso Facebook è stato più semplice passare parola, e il risultato è Capodanno Bastardo".

Il Capodanno è di solito un giorno di gioia e di festa. O no?
"Dipende. Secondo noi cela anche molta solitudine, alle volte tanta disperazione. La corsa alle feste per esorcizzare l'anno che finisce e accogliere quello nuovo con la speranza che sia migliore del precedente, il bisogno assurdo di scoppiare botti per festeggiare "facendo casino", la ricerca spasmodica di "cose da fare" e "cene a cui partecipare" e "situazioni da vivere" lo rendono ambivalente e davvero adatto ai racconti di un'antologia come questa, che vuole porre l'accento sull'altro aspetto, quello meno immediato e più nascosto, quello che si fa più fatica a raccontare".

Che tipo di racconti si possono trovare nell'antologia?
"Ci sono generi molto diversi tra loro, dal comico al tragicomico, dal noir all'erotico. Ogni autore ha saputo dare la propria interpretazione del tema in un modo molto personale. La cosa bella è che la raccolta unisce autori emergenti e autori super esperti, quindi c'è un bel mix, rigorosamente in ordine alfabetico, aperto dalla mia prefazione e chiuso dal mitico Carlo Vanni che ha inventato un personaggio curioso e l'ha calato in un ristorante, la sera del cenone. Si ride, si trema, e non solo, lungo tutto il corso dell'antologia. Nel libro, poi, ci sono tantissime voci, tra le quali si può ritrovare qualche autore amato o scoprirne qualche altro nuovo. In più, leggere un libro è sempre un ottimo modo per cominciare il nuovo anno.

Tu sei scrittrice, editor e libraia, insomma, i libri li conosci bene. Secondo te, stiamo vivendo "l'epoca delle antologie"? Possiamo dire che i lettori le amano e gli editori meno?
"C'è stato un vero e proprio boom, diversi anni fa, sul discorso antologie, una sorta di "corsa alle antologie" da parte degli editori e dei lettori. Poi, pian piano, il fenomeno si è ridimensionato e oggi si è un po' assestato. C'è ancora molta ricerca da parte dei piccoli e medi editori nella scelta di temi e scrittori, mentre tra i grandi c'è la tendenza a riunire grossi nomi per temi importanti o antologie d'impatto per chi ama un particolare genere, come il noir. Forse gli editori le amano poco perché le trovano meno "vendibili", difficili da definire, pericolose, ma chi legge ed è curioso ama trovare in un libro più voci. E' un modo come un altro per conoscere nuovi autori da cercare singolarmente, magari in un romanzo inedito. Personalmente, da lettrice, le ho sempre apprezzate. Per questo ho partecipato spessissimo, sia come autrice che come curatrice: sono stimolanti e ti danno una gran soddisfazione. Poi vuoi mettere quando alle presentazioni si brinda tutti insieme?".

Curiosi? Allora, cliccate qui per scaricare gratis Capodanno Bastardo!

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Pubblicato in Cultura Emilia

Domenica 11 dicembre, alle 18.30 il libro che unisce i racconti di dieci scrittori, sarà presentato insieme alla collana Comma21, presso la Sala Europa, in Piazza Grande, a Modena, nell'ambito della rassegna Libriamodena. A seguire, ci si trasferisce in piazza Mazzini, per un aperitivo con gli autori presso l'Ottica Galvani, main sponsor del volume.

Di Manuela Fiorini

MODENA – Dieci autori intingono nel giallo la loro penna per dare vita a un'antologia che si legge con il fiato sospeso. Debutta domenica 11 dicembre, Giallomodena un libro di racconti gialli che hanno come denominatore comune l'ambientazione a Modena o nella sua provincia. "Perché ogni modenese che si rispetti", si legge nella prefazione, "anche quelli che negheranno sempre, fino all'evidenza, è legato alla Pioppa (la torre campanaria Ghirlandina n.d.r) e per quanto si possa allontanare, fino all'altro capo del mondo, quel legame continuerà ad esercitare la sua tenace influenza". Firmano i racconti Fabrizio Cavazzuti, Simone Covili, Fabrizio Fangareggi, Manuela Fiorini, Luigi Guicciardi, Maurizio Malavolta, Angelo Martinelli, Giovanni Mistrulli, Fabio Mundadori ed Enrico Solmi.

GIALLO MODENA COVER


Il debutto coincide anche con quello di Comma21, la nuova collana di Damster Edizioni che unisce noir, gialli e thriller. Si comincia alle 18.30, alla Sala Europa, in Piazza Grande, nell'ambito della fiera dell'editoria Libriamodena.
Alle 19, ci si trasferisce presso, in via Emilia Centro angolo Piazza Mazzini, presso Ottica Galvani, main sponsor del volume, per un aperitivo con gli autori, che saranno lieti di firmare le copie e rispondere alle domande degli intervenuti. L'evento è gratuito, ma a numero chiuso, massimo 100 persone. Ci si può prenotare scrivendo a www.galvanishop.com . Durante l'evento si potrà usufruire di sconti "one shot" su montature, occhiali da vista e da sole e molto altro.
Giallomodena si può acquistare, durante la giornata dell'evento e, successivamente, anche sul sito www.damster.it  presso le librerie Emily Bookshop di via Fonte d'Abisso 11, e Libreria Mondadori di Sassuolo, anche presso i punti vendita Ottica Galvani. A chi avrà effettuato un acquisto l'antologia sarà data in omaggio.

Galvani locandina OK

 


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INFO
AA.VV.
Giallomodena
Collana Comma21, Damster Edizioni
Pag 200 - € 14
www.damster.it
www.galvanishop.com

Pubblicato in Cultura Modena
Sabato, 03 Dicembre 2016 09:45

A tavola con Maria Luigia

Carlo Vanni & Eliselle firmano per I Quaderni del Loggione un volume che abbina la storia di Maria Luigia di Parma a ricette di cucina. L'intervista agli autori.

Di Manuela Fiorini

Modena, 3 dicembre 2016 

Un libro che si legge tutto d'un fiato, grazie alla grafica accattivante, caratteristica della collana "I Quaderni del Loggione" (Damster Edizioni), che coniuga contenuti di qualità a ricette storiche o della tradizione. Si intitola "Le delizie della duchessa – Maria Luigia a tavola" il nuovo titolo monografico firmato dalla coppia di scrittori Carlo Vanni & Eliselle che ripercorre in maniera ironica, ma storicamente puntuale, le diverse fasi della vita di Maria Luigia di Parma, di cui quest'anno ricorrono i 200 anni del "trasferimento" dalla natia Vienna all'Emilia.

Ma chi era la Duchessa, tanto amata dai parmensi, quanto mal vista dai francesi?

Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d'Asburgo Loreta, conosciuta più semplicemente come Maria Luisa d'Austria o Maria Luigia di Parma, ha vissuto praticamente tre vite. Alla corte austriaca, dove era nata il 12 dicembre 1791, poi come Imperatrice dei Francesi, in quanto moglie di Napoleone Bonaparte per suggellare la Pace di Vienna. Dopo la sconfitta del consorte nella battaglia di Wagram, tuttavia, si rifiuta di seguirlo in esilio all'isola d'Elba e se ne torna con il figlio alla corte di Vienna. Con la disfatta del Bonaparte a Waterloo rimane fedele alla famiglia di origine, che la ricompensa concedendole dopo il Congresso di Vienna, il Ducato di Parma e Piacenza. Maria Luisa si trasferisce in Italia il 20 aprile 1816, insieme al suo nuovo compagno, il generale Adam Neippeg, dal quale avrà poi i figli Albertina (nel 1817) e Guglielmo (nel 1819). In Emilia si fa chiamare Maria Luigia e qui rimarrà per il resto della sua vita, molto amata dai parmensi, per i quali era semplicemente "La Duchessa".

Maria Luigia di Parma

Dopo questa necessaria digressione per introdurre il personaggio, passiamo ora la parola agli autori

Un libro che coniuga la figura storica di Maria Luigia a ricette di cucina. Come nasce questo binomio?

"Stavamo presentando il precedente libro, "Cucino ergo sum", preso il Festival Gola Gola, a Parma, e nel parlare delle bellezze della città con una delle organizzatrici il discorso è caduto sulla sua storia, e quindi su Maria Luigia. Da lì al corto circuito il passo è stato breve. In precedenza erano già stati scritti alcuni libri con lo stesso argomento, perché la ricchissima cucina parmigiana invoglia; noi abbiamo lavorato molto sia sulla ricerca storica che sull'argomento della storia del cibo, arricchendo il più possibile le due idee assieme. Il risultato è stata una biografia piuttosto completa, nel contesto di un bello spaccato del periodo storico di riferimento, e una raccolta di ricette indicizzate ai vari periodi della vita di Maria Luigia...a seconda delle cucine che all'epoca frequentava".

Maria Luigia ha vissuto tre vite: alla corte austriaca, dove è nata, in Francia come moglie di Napoleone e infine a Parma, dove concluse i suoi giorni amata dai parmensi. Nella sua vita ebbe quindi modo di assaggiare altrettante tradizioni culinarie. Teneva "separate" le ricette (i suoi cuochi, più che altro) o da questo melting pot è scaturita qualche ricetta "fusion"?

"I suoi cuochi sì, li teneva separati, li frequentava in tempi diversi l'uno dall'altro, sennò si ingelosivano. Ah, forse non era questa la domanda! No, diciamo che la sua idea di cucina era ben precisa e tendeva sempre a ricadere in due grandi scuole, quella austriaca e quella francese. Più che altro, a seconda dell'evento si serviva in tavola l'una o l'altra; ad esempio, per quasi tutte le evenienze pubbliche comandava l'etichetta francese, o quanto di più simile fosse possibile, mentre se venivano in visita dignitari austriaci, specie papà, si tornava a pretzel, vino del Reno e crauti. E non facciamo tanto per dire. Un'altra cosa che determinò quale cucina fosse servita furono i soldi: quando chi teneva i cordoni della borsa era austriaco, anche a tavola si respirava quella certa aria di sobrietà. Melting pot se ce ne furono, furono pochi e sporadici; in particolare, la cucina italiana non tenne particolarmente banco. Molte delle ricette oggi intitolate a lei sono omaggi tanto affettuosi quanto tardivi".

Quali sono state le vostre fonti per risalire ai piatti che finivano sulla tavola della duchessa?

"Siamo partiti dalle note trovate nei libri di Goldoni e di Spinosa per riallacciarci ai libri di ricette nei quali viene omaggiata, in particolare i libri della Sichel e di Battei. Poi, indispensabile per le tantissime notizie, estremamente precise, è stato il libro di Zannoni che si rivela sempre storico impareggiabile; a questo abbiamo aggiunto un bel po' di ricerca storica, come dicevamo, per capire prima ancora delle ricette quali fossero gli influssi delle culture che si era trovata ad attraversare durante il lungo viaggio che fu la sua vita. Quindi, testi di storia, ma anche di antropologia culturale, e di storia del cibo, per non dire dei vecchissimi manuali di cucina dell'epoca che sono una vera miniera d'oro. Poi, alcune cose tratte dal sito Gastrolabio, costate molta fatica in termini di ricerca e che non ci è sembrato vero di poter utilizzare qui".

La storia di Maria Luigia è conosciuta ancora troppo poco. Poteva soccombere agli eventi (o perdere la testa, come Maria Antonietta di cui era parente), invece ha saputo ritagliarsi una propria dimensione, rompendo gli schemi, avendo anche figli illegittimi con un uomo non imposto per motivi politici o dinastici. Voi che, per scrivere questa storia avete dovuto documentarvi su di lei, che idea vi siete fatti su questo personaggio?

"Maria Luigia è un personaggio estremamente controverso che la Storia non è ben riuscita a inquadrare, nel senso che non sono riusciti ad impossessarsene come icona: da qualsiasi lato la si guardi, non ce n'è mai abbastanza per trasformarla in una paladina di qualcosa o nell'anima nera di qualcos'altro. Forse il più grosso dispetto che le è stato fatto è stato quello di volerla leggere alla luce della moderna idea di femminilità: chi la dipinge come donna in carriera, nel bene e nel male, chi invece come madre fallita, o come governante timida o al contrario come donna emancipata. La risposta che ci siamo dati noi è che era forse meglio considerarla come persona prima che come donna; chiunque, di qualsiasi sesso, si fosse trovato senza capacità incredibili in una tempesta di eventi come quella cui fu sottoposta non avrebbe fatto altro che la figura della comparsa. Per questo lei non riesce ad essere né eroina, per le sue molte debolezze, o supposte tali, né figura tragica; è una donna che parte con un percorso ben preciso da compiere e strada facendo si ritrova veramente ad essere maltrattata. L'educazione ricevuta, forse anche qualche debolezza organica, o ereditaria, l'enormità delle altre figure in campo la mettono in grave condizione di svantaggio, sin dall'inizio. Tutto sommato crediamo che non abbia fatto la pessima figura che molti dicono e conoscendola da vicino abbiamo preso ad apprezzarla, se non addirittura a sviluppare una certa simpatia nei suoi confronti".

La storia di Maria Luigia è narrata con uno stile a tratti leggero e ironico, con richiami alla modernità. Un modo per fare conoscere la storia della duchessa divertendosi?

"Certamente sì! Molte delle situazioni che incontrerete nel libro, per quanto drammatiche e serissime, viste con un certo distacco e raccontate davanti a una bottiglia di vino avrebbero alla fine fatto ridere anche i diretti interessati, figuriamoci noi che siamo al sicuro dagli eventi. E infatti, ci siamo divertiti molto. Ed è lì che nasce la simpatia verso i personaggi delle vicende: a volte sono insopportabili, tirannici, boriosi, manipolatori; altre volte si scorgono le loro immense debolezze. Umani, insomma, e in quanto tali soggetti ai capricci della sorte; l'unico modo per colmare lo svantaggio nei confronti del Destino è ridere, ridere sempre".

Avete avuto modo di "sperimentare" alcune delle ricette della Duchessa? Se sì, quale vi è piaciuta di più e perché?

"Ne abbiamo provata più di una, e ne abbiamo tralasciate molte che per il palato moderno sarebbero orribili, mentre all'epoca venivano considerate irresistibili leccornie. Se volete provare anche voi senza correre rischi inutili, pollo alla Marengo per la cucina napoleonica (altro praticamente non c'è), Sachertorte, risotto alle violette, baccalà alla certosina. Molti piatti sono poi pezzi forti della cucina emiliana e parmigiana in particolare, e sono arcinoti. Attenzione a non seguire troppo le orme della Duchessa perché era estremamente golosa di dolci!"

Un pregio e un difetto di Maria Luigia (non ditemi che non sapeva cucinare!)

"Un pregio fondamentale, la bontà d'animo. Se non l'avessero trascinata per mezza Europa avrebbe potuto essere una delle regnanti più dolci e generose di tutti i tempi, e anche così in tal senso è riuscita senz'altro a distinguersi. Difetto altrettanto fondamentale, e insopprimibile, una grande debolezza psicologica che la portò a cercare di rifuggire ogni difficoltà se appena possibile, a mettersi in mano a personaggi cui affibbiare le responsabilità, a obbedire prontamente all'autorità paterna. Le rare volte in cui si ribellò fu per il terrore sopraffacente che uno stato di cose a lei favorevole potesse essergli strappato di mano. E anche le cose vergognose di cui è spesso accusata nei rapporti con gli altri, disinteresse, fuga, possono senza dubbio venir lette alla luce di questa sua grandissima carenza, cui non poteva far fronte in alcun modo. Ma a dire il vero era stata praticamente costruita così, e in Casa Asburgo non aveva del resto molti esempi particolarmente edificanti di decisionalità e forza d'animo".

MARIA LUIGIA - libro ricette EDIZIONI DEL LOGGIONE 

SCHEDA LIBRO
Carlo Vanni & Eliselle
Le delizie della Duchessa – Maria Luigia a tavola
I Quaderni del Loggione – Damster Edizioni
Pag 196 – 9 euro
In vendita su: www.damster.it  e www.loggione.it  e nei principali bookstore

Pubblicato in Cultura Parma

Vendetta di sangue, un thriller dalle sfumature soprannaturali che vede protagonista il commissario Bernardoni in una Bologna più che mai reale e concreta. Sabato 26 novembre, alle 18, il celebre cantautore e scrittore sarà alla libreria Farheneit 451 di Piacenza per firmare le copie del suo ultimo lavoro.

Di Manuela Fiorini

Piacenza, 25 novembre 2016

Un ispettore amante del jazz, una prorompente anatomopatologa, un misterioso serial killer che lascia le sue vittime dissanguate e con due forellini sul collo. E, tutt'attorno, un insuperabile team di poliziotti burberi, una giovane e troppo incantevole cameriera di night, un mercante d'arte equivoco, una banda di "vampiri" e, forse, un vampiro vero. Sono questi gli ingredienti di Vendetta di sangue, il nuovo giallo del cantautore bolognese Andrea Mingardi che sabato 26 novembre, alle 18, sarà a Piacenza, presso la Libreria Farheneit 451 di via Legnano 4, per autografare le copie a tutti gli intervenuti. A fare da sfondo alla vicenda, una Bologna dalle tinte noir, ma quanto mai reale e concreta, dove si susseguono colpi di scena e momenti di puro umorismo.

Abbiamo intervistato l'autore per qualche ghiotta anticipazione (ovviamente "al sangue!)

Andrea Mingardi

Dopo il noir "Un biglietto per l'aldilà" arriva il giallo. Qual è la genesi di questo romanzo e che come nasce questa storia?
"Al Festival del cinema di Capri, scendo dalla mia stanza e vedo il Maestro Tirelli col quale collaboro da decenni e che suona il pianoforte. Una persona in piedi, di spalle, alta e magra, lo ascolta e canticchia con una voce da baritono. Mi avvicino e riconosco l'ospite. E'Christopher Lee, lo storico Dracula che, insieme a Peter Cushing, ha dato vita alla saga vampiresca ripresa da poco da Twilight. Ho parlato due giorni con lui e mi sono appassionato. Non c'è nulla di più terrorizzante e affascinante di ciò che non si riesce a razionalizzare. Così è nata la scintilla che ha ispirato il protagonista di " Vendetta di sangue".

Il commissario Bernardone è un amante del jazz: quanto c'è il lui di Andrea Mingardi?

"Il Commissario Bernardone vive e lavora in una città che è Capitale della musica Unesco. Bologna ha avuto per vent'anni uno dei Festival del Jazz più importanti d'Europa. Io provengo da quella musica straordinaria e in casa mia mi comporto come un... detective. L'abbinamento è venuto naturale".

A fare da sfondo al romanzo è la tua Bologna. E' una città "reale" o hai aggiunto qualche particolare di fantasia?

"E' proprio il contrasto tra questa vicenda misteriosa e una città reale e concreta come Bologna a rendere l'indagine speciale. Invece, in questo caso, è la fantasia che sconvolgendo ogni teoria, aleggia sulle antiche mura come una nube nera".

In Vendetta di sangue ci sono note noir, altre soprannaturali e altre godibilissime pagine che hanno il sapore della commedia. Come mai questa scelta che un po' si distacca dal genere giallo "puro"?

"Credo che i noir, le commedie e le vicende soprannaturali, proprio per contrasto abbiano la necessità di contare su personaggi veri, gente di tutti i giorni che, abituata a farsi tante domande, non trova risposte razionali"

Per i personaggi secondari e comprimari ti sei ispirato a persone che hai conosciuto o sono totalmente frutto della tua fantasia?

"Nella letteratura gialla alcune iconografie sono consolidate da tempo. La difficoltà sta nell'inserire in storie come questa personaggi immortalati da centinaia di film di suspence. Quindi pensando a persone normali che conosco, li ho investiti della responsabilità di impersonare ruoli classici e insostituibili".

Dopo una fortunata carriera di cantautore sei passato con successo alla scrittura. Qual è la differenza tra lo scrivere canzoni e scrivere libri?

"Le canzoni necessitano di una speciale sintesi: 3, 4 minuti e quando le scrivo anche per altri, come l'ultima: "E' l'amore" per Mina e Celentano, cerco di immedesimarmi nei protagonisti. Il libro invece è un film in cui le pause, i silenzi, gli ambienti, i vestiti, i caratteri e il susseguirsi di eventi hanno bisogno dei loro tempi, di respiro, di spazio e umori".

Una digressione: a breve uscirà anche il tuo nuovo album. Puoi anticiparci qualcosa?

"Ho una certezza: sarà uno dei miei album più ispirati. Scrivere libri è un'avventura nella quale sei autore e lettore contemporaneamente. Una sorta di psicoterapia che aiuta chi fa musica a focalizzare i concetti, i quadri, i sentimenti e i grafici musicali degli arrangiamenti. Il Jazz, il blues, il rock e il funky sono stati nonno, zio, padre e madre di quasi tutto ciò che ho fatto fino ad ora e questo ultimo lavoro non tradirà le radici".

Vendetta di sangue è il secondo giallo di Andrea Mingardi dopo Un biglietto per l'aldilà (Pendragon, 2010). Sono invece dedicati al dialetto e alle tradizioni bolognesi Benéssum (Press Club 2001) e Socc'mel! (Pendragon 2008). Nel 2007 ha pubblicato con Mondadori l'autobiografia Permette un ballo, signorina?. Come cantautore, oltre alla carriera solista che lo ha portato sui palcoscenici di tutta Italia e più volte al Festival di Sanremo, ha duettato e scritto brani per molti cantanti, tra cui Mina e Ornella Vanoni.

VENDETTA DI SANGUE libro giallo

SCHEDA LIBRO
Andrea Mingardi
Vendetta di Sangue
Collana "I Falchi" – Centauria 2016
Pag 336 - € 15

Pubblicato in Cultura Emilia
Sabato, 05 Novembre 2016 10:23

Istruzioni per essere felici

Domenica 6 novembre presso il Mondadori Megastore di via Massimo D'Azeglio 34/A, a Bologna, il life coach Alessandro Cozzolino presenta il suo ultimo libro "Esercizi di felicità". Interviene Rosanna Lambertucci. Lo abbiamo incontrato.

Di Manuela Fiorini

Bologna, 5 novembre 2016

Tutti vorremmo essere felici. Alcuni lo sono di più, altri di meno. Possiamo dire di esserlo in certi momenti della nostra vita e meno in altri. Alcune persone sentono di non essere felici pur avendo apparentemente tutto, altre lo sono avendo ben poco. Ma che cos'è la felicità? E' uno stato d'animo? Nasce spontaneo o si può "allenare"? Certo che sì può. E il life coach Alessandro Cozzolino ci spiega come nel suo ultimo libro Esercizi di felicità – Allenare il cuore e la mente a essere felici, che sarà presentato domenica 6 novembre, alle ore 11, presso il Mondadori Megastore di via Massimo D'Azeglio 34/A, a Bologna, con l'intervento di Rosanna Lambertucci.

Lo abbiamo intervistato per farci suggerire alcune "pillole" di felicità.

Alessandro Cozzolino - foto

Che cos'è la felicità? Possiamo definirla?
"Stato d'animo di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio; di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato. Il termine non solo indica gioia ma l'accettazione del diverso e la tranquillità con gli altri". È così che inizia il mio libro, fornendo alcune delle definizioni che dizionari ed enciclopedie danno della parola felicità. Non so dire se una cosa così grande come la felicità possa essere racchiusa in una o più definizioni. Quello che so è che io sono felice quando respiro amore, in ogni sua forma, veste e gentile espressione. E per me la felicità è amore. In entrambi i casi, si tratta di temi così vasti e profondi che ridurli in una manciata di parole mi sembra quasi una bestemmia".

Felici si è o si diventa?
"L'essere umano nasce già felice. Per due semplicissimi motivi: vive il presente e respira amore. Poi però nel tempo viene indotto a distrarsi dal momento presente e l'amore si trasforma in giudizio e in desiderio di altro. Così impara a essere infelice. Si definisce "incapacità acquisita". La nostra mente viene riempita di bugie. Bugie, però, a cui noi tutti crediamo. E quindi ci convinciamo che il nostro punto di vista è sempre quello giusto e che manca sempre qualcosa o qualcuno per poterci ritenere pienamente felici. Poi - guarda caso! - quando otteniamo quel qualcosa o quel qualcuno cui tanto aspiravamo, siamo felici per tempi brevissimi e ristrettissimi. Non sto con questo dicendo che siamo tutti stupidi. Sto solo dicendo che è stupida l'idea che molto spesso abbiamo di felicità. Riteniamo che arrivi dall'esterno. Ma tutto ciò che ci arriva dall'esterno non è né eterno né sinonimo di alcuna garanzia. Per essere davvero felici occorre rimuovere una serie di falsi miti, idee fallaci e convinzioni errate in merito alla vera essenza della felicità".

In che modo possiamo "allenarci" a essere felici?
"Allenando la mente a diventare consapevole di se stessa. Questo implica la messa in discussione di priorità, desideri, sentimenti e la rivalutazione della loro natura più vera, profonda e autentica. Mi spiego meglio. Il più delle volte ambiamo non a ciò che davvero desideriamo. Ma a ciò che crediamo di desiderare, perché ci è stato indotto dall'esterno. Questa è solo una delle numerose trappole della nostra mente. Attraverso riflessioni teoriche ed esercizi pratici, è possibile scardinare quelle basi inaffidabili e fallaci su cui poggia il nostro atteggiamento mentale e, quindi, comportamentale. È un po' come andare in palestra per perdere quei chili di troppo che fanno solo male. Ecco, allo stesso modo, gli esercizi che presento nel libro sono un invito a praticare - con costanza e determinazione! - attività volte a eliminare il superfluo, l'inefficace e il nocivo dalla nostra stessa mente e dalla nostra vita a 360 gradi"

La nostra felicità dipende di più da uno stato d'animo o da quello che ci circonda?
"Ciò che accade dentro di noi e fuori di noi sono due cose a sé stanti ma sono anche interdipendenti, cioè dipendono l'una dall'altra. Così come la realtà esterna ha il potere di renderci (in)felici, allo stesso modo la nostra realtà interiore può rendere (in)felici noi e le persone attorno a noi. A ben vedere però, a renderci (in)felici altro non è che ciò cui prestiamo attenzione. A qualsiasi cosa o persona diamo importanza e attribuiamo valore automaticamente concediamo il potere di renderci (in)felici. Ecco perché conviene allenare la nostra mente a scegliere bene! Siamo troppo spesso influenzati da ciò che ci arriva dall'esterno, nel bene e nel male. E siamo troppo spesso inconsapevoli del fatto che gli altri sono i nostri specchi, riflettono i nostri desideri e le nostre paure, i nostri talenti e le nostre incompetenze, le nostre virtù e i nostri limiti".

Un capitolo è dedicato alle persone "tossiche", chi sono e come possiamo fare per non farci "intossicare" da loro?
"In quel capitolo descrivo i danni che certi soggetti arrecano alla nostra pace, armonia ed equilibrio interiore. Sono persone cattive, subdole e meschine. E non sono poche! Sono incapaci di gioire per una nostra gioia o rammaricarsi per un nostro dolore, anzi. Si corrodono davanti alla nostra felicità e godono delle nostre sofferenze. Quando si ha a che fare con gente così, è opportuno capire che la felicità consiste più nel sottrarre che nell'aggiungere. Si rende partecipe l'altro che la sua presenza non è gradita. Che i suoi commenti e atteggiamenti sono fastidiosi, inopportuni. Che la vita senza di lei/lui è decisamente più bella, più felice. I più preferiscono far finta di niente per "quieto vivere". Non mi chiamo Gesù né sono il Dalai Lama, pertanto personalmente non lo ritengo un bene. Il "quieto vivere" mi sembra più un sopravvivere, un sopportare, un tollerare ciò che invece, una volta eliminato - proprio come fosse un cancro - permetterebbe di tornare alla vita con il sorriso ed essere felici. Ma soprattutto più leggeri".

Nel libro sottolinei più volte che la nostra mente... mente. Come possiamo fare a fidarci, allora?
"Ogni pensiero che la nostra mente formula, nel bene e nel male, andrebbe concluso con un sano "...o forse no". Non di rado, crediamo a cose e ci convinciamo di realtà che non stanno né in cielo né in terra. Interpretiamo la verità secondo i nostri gusti, le nostre opinioni, i nostri preconcetti. Ci scapicolliamo per risultare graditi agli altri, compiacerli e renderci appetibili ai loro occhi. E, in effetti, quando fai le cose per piacere agli altri, sono tutti felici. Tutti tranne te. Siamo troppo presi da ciò che accade all'esterno e non prestiamo attenzione a ciò che abbiamo dentro. La nostra mente è quasi sempre risucchiata dal passato (che non esiste più e non si può cambiare) o proiettata nel futuro (che non esiste ancora e non è detto che sarà come lo stiamo prefigurando). Non siamo quasi mai attenti a noi stessi qui e adesso. Questo è il punto. Allenare la mente a "essere presente", a collaborare con l'istinto e con l'anima mediante domande aperte e costruttive invece di sentenziare in modo rigido e miope, produce risultati indescrivibili. Avverti una sensazione di benessere, di pace, di ritrovamento di te stesso. È come un'illuminazione o un'elevazione, direbbe qualcuno. A me piace chiamarla autoconsapevolezza: (ri)scoprire chi sei davvero e diventarlo".

Tre piccoli consigli o esercizi da fare ogni giorno per allenarci a essere felici?
Primo. Sii consapevole che nella testa di ognuno di noi albergano due tipi di ego: un ego sano e un "egomostro". Dai da mangiare al primo e lascia morire di fame il secondo.
Secondo. Sii gentile con la tua stessa persona e con le altre, ma non avere aspettative di ritorno. Fa' le cose per il gusto di farle, non per ciò che ne ricaverai in seguito.
Terzo. Pensa pensieri positivi e gioiosi ma non fermarti al solo pensiero: agisci, mettiti in gioco, e corri il rischio di renderti felice.

Nella parte finale del libro hai raccolto una serie di frasi sulla felicità, quale senti più tua? Quale si è rivelata più incisiva o efficace nelle persone che hai seguito?
"Sono due le frasi che sento vibrare in ogni singola cellula del mio corpo. La prima è un detto tibetano che ripeto a me stesso e agli altri in continuazione e che ovviamente ho riportato più volte anche nel libro. Ed è questo: Se sei infelice, è tutta colpa tua. Sono parole molto forti, quasi violente direi. Ritengo tuttavia che ci sia più verità in queste sette parole che in pagine e pagine di letteratura. Perché, senza girarci troppo intorno, Tra te e la tua felicità c'è solo un ostacolo: i tuoi pensieri".

Istruzioni per essere felici

Pubblicato in Cultura Emilia
Mercoledì, 02 Novembre 2016 11:26

Quanti misteri al di là della soglia

Si intitola "Soglie" il nuovo lavoro dell'associazione di scrittori "I Semi Neri". Cinque scrittori, cinque racconti per tentare di dare una soluzione ad alcuni dei misteri irrisolti di Modena e provincia. L'intervista a Manuela Fiorini.

Di Redazione

Modena, 2 novembre 2016

Vi siete mai trovati sulla soglia, divisi tra la certezza di una situazione conosciuta e il timore dell'ignoto? Cosa fareste se una volta presa la decisione di oltrepassarla, dall'altra parte vi trovaste in un altro mondo, in un'altra epoca o in un'altra realtà? A queste domande hanno cercato di dare una risposta e un'interpretazione i cinque autori di Soglie, la nuova antologia firmata per Damster Edizioni dall'Associazione di scrittori "I Semi Neri". Ne parliamo con una delle autrici, Manuela Fiorini.

Che cosa accomuna i cinque racconti di "Soglie"?
"Alla base di ognuno di essi c'è un mistero, che parte da un ritrovamento archeologico, una leggenda, un mito o un simbolo tramandato negli anni nella storia di Modena e provincia. Ognuno degli autori, che sono, oltre a me, Daniela Ori, Gabriele Sorrentino, Fabrizio Fangareggi e Marco Panini, ha elaborato attraverso una propria interpretazione letteraria una possibile "soluzione" che lascerà i lettori con il fiato sospeso. Tuttavia, i cinque racconti hanno in comune anche la Storia. Attraverso la lettura si potranno così conoscere aspetti, forse ancora sconosciuti ai più, del passato del nostro territorio. Chi lo desidera potrà poi andare a vedere con i propri occhi i luoghi o i simboli che hanno ispirato gli autori di Soglie, perché hanno una collocazione reale".

Quali sono questi luoghi?
"Il mio racconto L'Ordine dei Viaggiatori è ispirato alla lapide di Gundeberga, una pietra tombale di epoca longobarda che attualmente è collocata nella cripta del Duomo di Modena, Uniti per sempre di Gabriele Sorrentino, invece, è ambientato ai tempi della guerra gotica e fa riferimento al ritrovamento di due scheletri abbracciati di un uomo e di una donna ritrovati nella zona di via Ciro Menotti qualche anno fa. Poi c'è La centesima finestra di Fabrizio Fangareggi, che è ambientato nella Casa dalle Centro Finestre, una villa situata alla periferia di Modena dalla nomea sinistra. Con i racconti di Daniela Ori Serapius e di Marco Panini Le streghe di Sasso Tignoso ci si sposta invece in Appennino. Il primo è ambientato a Serpiano e ha una trama che si snoda tra presente e passato, per il secondo invece ci spostiamo nel Frignano medievale, ai tempi di Obizzo da Montegarullo".

I racconti quindi sono tutti di genere storico?
"La storia è la base di partenza, ma abbiamo giocato anche sui generi. Parlando di misteri, in tutti c'è qualche sfumatura di soprannaturale, anche se qualcuno ha una dominante più storica, un altro è addirittura più vicino alla fantascienza, un altro ancora può essere definito onirico. Insomma, ce n'è per tutti i gusti".

L'associazione "I Semi Neri" non è nuova a opere collettive. Come si scrive un libro in team?
"I Semi Neri si propongono di promuovere la cultura dello scrivere e la storia, anche promuovendo eventi, corsi di scrittura e portando la lettura nelle scuole. Poi c'è tutta la parte della scrittura, che è la più impegnativa e divertente. Si propone un progetto letterario, che può essere un'antologia di racconti o un romanzo, come L'Enigma del Toro, di cui abbiamo recentemente proposto una passeggiata guidata nel centro storico di Modena sulle tracce dei protagonisti. Chi lo desidera aderisce, poi nell'ultima fase si affida l'opera ancora "grezza" a un curatore, che nel caso di Soglie è stata la nostra Presidente Daniela Ori. Infine, per l'ultimissima fase prima della stampa, ci si mette nelle mani di un editor esterno, che per Soglie è stata la scrittrice Elisa Guidelli, in arte Eliselle. Ma non è finita, perché una volta che il libro è nato c'è tutta la parte della promozione, per la quale ci affidiamo a soci che sono anche fotografi, videomaker, musicisti e artisti. Anche per Soglie ci siamo affidati all'editore Damster, con il quale abbiamo pubblicato con soddisfazione anche alcune delle nostre opere precedenti, oltre al romanzo L'Enigma del Toro, le antologie Presenze di Spirito e Emilia la via maestra.

INFO
I Semi Neri
Soglie - Damster Edizioni 2016
290 pag - € 14
www.damster.it  e www.semineri.it 

GUARDA IL BOOKTRAILER DI "SOGLIE"

Pubblicato in Cultura Emilia
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