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Trentasette bambini provenienti dai campi profughi sahrawi sono stati ospitati nei giorni scorsi da famiglie della nostra provincia. Il progetto punta ad allontanare i giovani dal caldo estivo del deserto del Sahara e a sensibilizzare i cittadini sulle condizioni di vita di questo popolo.

Reggio Emilia, 22 luglio 2014 – di Ivan Rocchi

"Per questi bambini il soggiorno non è semplicemente una vacanza, ma risponde ad obiettivi importanti: la possibilità di avere una migliore alimentazione, di sottoporsi a controlli medici di base, di conoscere un diverso ambiente naturale e climatico". L'assessore comunale alla Città internazionale Serena Foracchia ha spiegato così l'accoglienza a Reggio di 37 bambini provenienti dai campi profughi sahrawi. Nelle scorse settimane i giovani sono stati ospitati da diverse famiglie della nostra provincia grazie all'associazione Jaima Sahrawi e in collaborazione con la rappresentanza in Italia del Fronte Polisario, il movimento politico che si batte per l'indipendenza del Sahara occidentale.

Infatti, circa 300.000 sahrawi vivono dal 1975 in campi profughi nel deserto algerino del Sahara occidentale, scampati all'esercito marocchino. I ragazzi provengono dal campo profughi di Smara, situato nell'estremo sud dell'Algeria, un luogo dove nei mesi di luglio e agosto si raggiungono temperature oltre i 40 gradi.

Recentemente, i 37 bambini e i loro 7 accompagnatori sono stati invitati in Municipio dall'assessore Foracchia e dall'assessore alle Infrastrutture e beni comuni Mirko Tutino. Ad attendere i ragazzi c'erano anche Francesca Palombi, dell'ufficio minori del Ministero delle Politiche sociali, i parlamentari Maino Marchi e Antonella Incerti, Andrea Costa, sindaco di Luzzara, e Mirella Rossi, assessore alla Scuola, pace e diritti umani di Albinea. In veste di ambasciatori di pace, i bambini indossavano gli abiti tradizionali e hanno esposto la bandiera del popolo Sahrawi.

Il legame che unisce la nostra regione e la città di Reggio con il popolo sahrawi risale a più di 15 anni fa. Tra i soggetti più attivi c'è proprio l'associazione Jaima Sahrawi, nata a Reggio Emilia nel 2000, che ha l'obiettivo di far conoscere e sostenere la lotta per la pace e l'autodeterminazione di questo popolo. E adesso anche diversi comuni del territorio provinciale hanno abbracciato la causa. Per esempio, a Scandiano è stata recentemente inaugurata, a Scandiano, una via intitolata al "Popolo Sahrawi", mentre a Luzzara e a Gualtieri sono state collocate targhe con la scritta "Comune amico del Popolo Sahrawi".

Pubblicato in Cronaca Reggio Emilia
Venerdì, 06 Dicembre 2013 16:02

Ciao Madiba

 

Di Chiara Marando – Venerdì 06 Dicembre 2013

Ci sono persone in grado di cambiare le cose, grandi uomini capaci di sacrificarsi in nome di un ideale. Sono pochi, preziosi ed eterni nella loro grandezza, un esempio per il mondo e le generazioni future. Oggi uno di quegli uomini ci ha lasciato, il simbolo dell’ultima lotta dell’Africa contro l’Apartheid è entrato nella storia. Oggi è morto Nelson Mandela

Una vita vissuta lottando per l’integrazione razziale che schiacciò il Sudafrica dal 1948 al 1994, la scelta di scendere in campo in prima persona abbracciando e guidando la lotta armata, e la lunga ed estenuante prigionia in carcere . La sua voleva essere un’incitazione al perdono ed alla riconciliazione, un messaggio che ha saputo tendere la mano e sostenere un Paese, il suo Paese, dal precipitare in una strada senza uscita fatta di vendette e sangue.

Premio Nobel per la pace, fu il primo presidente eletto dopo la segregazione rimanendo in carica dal 1994 fino al 1999, creando una nuova era politica. Il suo partito, l’Africa National Congress, è rimasto da allora ininterrottamente al governo del paese.

“Madiba”, questo era suo nomignolo all’interno del clan di appartenenza, era un uomo stimato da tutti, anche dai nemici, una presenza impossibile da cancellare e dimenticare che da tempo non appariva più nelle manifestazioni pubbliche, un ritiro annunciato nel 2004 all’età di 85 anni e la volontà di trascorrere più tempo con la famiglia. Ma l’impegno ed il lavoro per progetti benefici, nella lotta contro l’Aids, nel continuare ad essere un punto di riferimento indispensabile, quell’impegno, non è mai finito.

Il mondo intero lo piange, un cordoglio che accomuna ogni nazione, un lutto che fa fermare il tempo, almeno per un giorno, e testimonia come questo piccolo grande uomo sia riuscito ancora una volta ad avvicinare e riconciliare l’umanità. L’ultima volta.

“Esseri liberi non significa semplicemente rompere le catene ma vivere in modo tale da rispettare e accentuare la libertà altrui."

Nelson Mandela

 

Pubblicato in Cronaca Emilia
Lunedì, 05 Agosto 2013 10:24

Kamlalaf, diario dall’Uganda

Piacenza, 5 agosto 2013 - 

Dalla capitale dell'Uganda, dove sono arrivate nell'ambito del progetto Kamlalaf con Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo, scrivono una prima, breve testimonianza sull'impatto con la nuova realtà le piacentine Sara Marino e Michela Merli. Ad accompagnarle nel loro viaggio, i collaboratori della Ong Paolo Strona e Cristina Raisi.

Siamo a Kampala da due giorni, ma ci vorrebbe tutta una vita per abituarsi al senso del tempo e... della guida, che c'è qui. Venendo da una città in cui la vita scorre frenetica ma programmata in ogni suo secondo, qua si percepisce un senso di caos e disorganizzazione totale. In un certo senso ci siamo sentite subito accettate, perché è solo in questo modo che può esserci spazio per tutti noi.
Non è raro incontrare persone che aspettano qualcosa ai lati della strada, in mezzo a una nube di smog. Il fatto che non cerchino di migliorare le strade o le regole di guida e accettino di mettere a repentaglio la loro vita continuamente, ci rende ben chiaro il diverso valore attribuito alla vita stessa. E' affascinante come i ritmi scorrano diversi, e molto significativi sono gli sguardi che ci si scambia con i passanti, che cercano in qualche modo di dirci qualcosa: hanno capito, come noi, il valore costruttivo della comunicazione.
E' lampante che la vita qui sia affrontata in modo stravagante e trasversale, un po' più difficile capire il come e il perché: per fortuna abbiamo con noi Paolo e Cristina, che può essere considerata a tutti gli effetti una cittadina del mondo.
Oggi, alla scuola Great Valley, siamo venute in contatto con una mole di bambini che ci hanno accolto calorosamente, desiderosi di scambiare uno sguardo e una parola con noi. Dopo una breve visita dell'edificio, abbiamo proposto un'attività a una classe di bambini di 10 anni, che purtroppo è stata interrotta a causa di un acquazzone che non ci ha permesso di continuare. Intanto, ogni giorno che passa il gruppo di noi piacentine si unisce sempre di più e ci apriamo alla conoscenza reciproca.

(Comune di Piacenza - Gabinetto del Sindaco)