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Martedì, 14 Gennaio 2020 16:15

E chi è il mio prossimo?

Di Guido Zaccarelli Mirandola 14 gennaio 2020 - Nell’ambio della rassegna d’incontri organizzata dalla locale sezione Avis di Mirandola dal titolo” “Incontri” di Avis Mirandola, si è tenuto sabato 11 gennaio 2020, presso l’auditorium Rita Levi Montalcini, l’atteso incontro con S.E. Mons. don Erio Castellucci che è riuscito ancora una volta ad attrarre con la “parola” l’attenzione di una vasta platea di persone che hanno accolto con un profondo abbraccio il valore e il senso profondo del tema della giornata, incontro con il prossimo attraverso una lettura dal Vangelo secondo Luca (10,25-37): “Chi è il mio prossimo”? «il prossimo è colui che riesce a smuovere i nostri sentimenti, è qualcosa che avvertiamo dentro di noi e come una urgenza alla quale non possiamo sottrarci dal metterci in cammino verso l’altro per fare uscire il buono che è in noi. È il preciso istante dove affiora la reciprocità.

È la stessa situazione che avverte la madre in attesa del figlio e di quando sta per nascere: donare se stessi agli altri attraverso il gesto della gratuità». La parabola del samaritano fa da sfondo al tema della giornata che viene dipinto attraverso il condurre la mente ad immaginare il contesto e il luogo in cui si svolgono i fatti: «proviamo a pensare oggi all'ambientazione di allora dove un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico camminando su un sentiero scosceso che congiungeva Gerusalemme, che si trova a circa 800 metri sul livello del mare rispetto a Gerico che si colloca invece a circa 300 metri sotto il livello del mare. Un sentiero piuttosto ardito che vedeva spesso la presenza di predoni che si portavano ai lati del sentiero e assalivano quelli che normalmente venivano giù da Gerusalemme». Un esempio di come la strada che sale e scende sia la metafora che accompagna ogni istante del tempo della nostra vita, «un cammino fatto a volte di sofferenza che non ci permette di vedere al luce del sole, pieno di rischi e di pericoli dove viviamo momenti di apprensione e di profonda sofferenza (sotto il livello del mare) come innanzi ai predoni e altre circostanze dove il sole abbaglia per la luce che è in grado di emettere e il calore che è in grado di infondere».

Momenti nei quali non dobbiamo dimenticare di agire sempre verso l’altro andando oltre la parola che s’addensa di significati solo se accompagnata dalla volontà di fare uscire il bene e il buono che è in noi. S.E. don Erio Castellucci avanza nel Suo cammino di profonda meditazione sul prossimo coinvolgendo il pubblico con una parabola che «vede l’atteggiamento di Dio commuoversi quando il figlio minore di uno dei due figli torna a casa e il padre commosso che gli corre incontro. In quel preciso istante si dice che Gesù vide una grande folla ed ebbe compassione perché erano come pecore senza Pastore. C'era un funerale di un ragazzo figlio unico di una vedova e Gesù ne ebbe compassione». Ecco la compassione è un fare che commuove e smuove il buono che è in noi. Passione, motivazione ed emozione hanno la stessa radice, toccano il nostro dentro e quando ciò accade ecco che l’uomo si protende in avanti verso l’altro. L’amore è il prossimo nel quale l’uomo o la donna vivono la reciprocità.

Nuovamente, chi è il mio prossimo? «è il ferito che mi rende attivo, come nel raccontare una esperienza vissuta da sacerdote di un ragazzino che non veniva ascoltato». Chi sono allora i giovani? « ai miei tempi i giovani erano coloro che vivevano un periodo della loro vita prima di diventare uomini. Oggi anche a 60 anni si è giovani. È cambiata la prospettiva della vita e di come le parole cambiano e assumono connotazioni differenti in base ai contesti e ai tempi in cui vengono pronunziante». Chi è il mio prossimo? «è colui che ha avuto compassione che smuove la sensibilità per l'altro». Quante persone, nel quotidiano, attivano atteggiamenti senza neanche saperlo, rivolti alla propria famiglia, verso i colleghi, il donare il sangue, sono momenti dove ci facciamo toccare dalla situazione dell'altro, dove andiamo incontro se c'è una ferita e cerchiamo di capire che cos'è, dove mettiamo del nostro. Il samaritano diventa buono solo alla fine della parabola, perché Luca lo cita solo alla fine, quando dona il buono che è in lui all’altro. Donarsi all’altro richiede energie tempo e denaro (risorse), tre componenti che se le mettiamo a disposizione del prossimo ritornano più ricche di prima. Ecco chi è il mio prossimo: è colui a cui si dà senza avere dentro di sé l’aspettativa del ricevere: un dare senza perdere e un prendere senza togliere.

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Nella nave si è aperta una falla, ma il mare, in religioso silenzio, aspetta che i marinai la riparino, perché possa riprendere a navigare sulle onde della felicità.
Giacomo Rizzi, architetto

di Guido Zaccarelli Mirandola 8 gennaio 2020 - Incontro spesso imprenditori che hanno fatto la storia delle loro imprese e giovani promesse che hanno creato, o stanno creando, la loro fortuna personale, e professionale, con impegno, volontà e determinazione, ma soprattutto con tanto entusiasmo, coinvolgendo anche le famiglie nei loro progetti.

Lo scopo è realizzare il proprio sogno: creare qualcosa con le proprie mani che rimanga nel tempo e consenta ad altri di condividere il successo. Per fare questo dicono «occorre essere resilienti». Negli ultimi anni, la parola resilienza ha trovato il modo per costruirsi una propria identità in molti ambiti della nostra vita quotidiana. Spesso la sentiamo enunciata all’interno di un dialogo tra persone e, in altre occasioni, è proferita nel contesto professionale. Viverla nella pienezza della propria etimologia attraverso il racconto di vita vissuta, da parte di giovani imprenditori ha il sapore dell’antico, che avvolge i ricordi di quanti sudavano e lavoravano duro per costruirsi un futuro migliore. Per quanto mi riguarda, «le nuove generazioni non sono diverse. Agiscono in tempi diversi e con strumenti moderni, ma conservano dentro di sé il DNA di chi li ha preceduti e dai quali hanno ereditato il valore del lavoro e del fare impresa». La resilienza nasce in ambito scientifico per descrivere il comportamento di un materiale di re-sistere ad un urto e di rilasciare l’energia assorbita in tempi variabili. Questa frase può essere similmente riferita al comportamento di un imprenditore che deve contrastare gli urti provocati dagli attori presenti nel mercato di riferimento e trovare il modo per rilasciare l’energia positiva con la quale assolvere in pieno al proprio ruolo di riferimento, impegnato a garantire prosperità alla propria azienda.

La resilienza interviene nel fornire il carburante necessario per affrontare con coraggio le avversità. Facile a dirsi, più difficile da realizzare quando l’imprenditore decide di in-sistere nel proprio sogno nonostante segnali poco incoraggianti lo invitino ad ancorarsi ad un ormeggio tranquillo. «Scegliere di abbandonare i privilegi lavorativi offerti da una splendida realtà aziendale per virare oltre confine e decidere di intraprendere la strada dell’imprenditore non è facile» è quello che sento ripetere dai giovani quando decidono di allontanarsi dal mito casa e bottega, che aveva contraddistinto le generazioni precedenti, per mettersi alla prova e sperimentare, sulla propria pelle, il valore della loro intraprendenza, decisi ad approdare nel mondo imprenditoriale per fare impresa. De-cidere è re-cidere, è come essere sul crinale ghiacciato di una montagna e d’un tratto sprofondare senza accorgersi del perché. «Ritrovarsi dalla sera alla mattina in una angusta realtà aziendale dove partire da zero per apprendere l’arte dell’operare, fa la differenza, non solo al tempo presente, in riferimento alla perdita di benefit, ma anche in proiezione futura, del doman non v’è certezza».

I giovani sanno di vivere nell’era del mutamento, soggetto a variabili che cambiano in modo improvviso, come una barca dove si è aperta improvvisamente una falla …, desiderano mettersi alla prova e sperimentare, come i marinai, il valore delle loro capacità in grado di riparare l’imbarcazione per continuare il viaggio… , per portare alla luce i doni di cui sono in possesso senza farsi condizionare dal posto fisso, dalle debolezze dei mercati o incertezze delle nuove economie. L’unica evidenza è offerta dalla possibilità di gettare le basi dell’apprendere. Per chi vuole fare impresa, affermano, «l’operaio è una figura fondamentale in un qualsiasi contesto lavorativo in quanto esprime “l’arte del fare” grazie all’energia messa in campo dall’ingegno. Per fare l’imprenditore occorre partire dalla base e apprendere l’arte del fare dove attingere le risorse per creare l’impresa del futuro: la bottega è il luogo da cui partire per apprende il mestiere». Agire in modo diverso significa “irrigare il terreno del fallimento”.

L’impresa è il cuore dove nasce e si dispensa l’arte del fare condiviso. Per crescere occorre creare basi solide e durature nel tempo: è lì che bisogna in-sistere per dare forma al proprio sogno ed entrare in possesso della resilienza necessaria per evitare di de-sistere nei momenti meno favorevoli ed entrare a capofitto nella spirale della sconfitta. Il pensiero ricorrente della disfatta apre scenari imprevedibili che sfociano nel dis-astro, ovvero pensare di avere gli astri avversi. Significa abbandonare la nave dell’essere imprenditore per salire a bordo di una zattera in balia del vento che può sopraggiungere all’improvviso. Il sogno a questo punto s’infrange sugli scogli portati alla deriva da un mare in tempesta pur covando dentro di sé il bi-sogno di e-sistere. La vita è e-sistere. L’imprenditore è nato per dare la vita alla propria azienda assolvendo di fatto alla funzione esistenziale di “in-sistere per e-esistere”, indispensabile per adempiere ad una funzionale sociale di creazione di valore e di benessere collettivo.

Un giovane imprenditore: «fare impresa nell’era 4.0 è molto difficile, servono competenze trasversali continuamente aggiornate e polifunzionali al contesto, combinate tra loro con azioni multidisciplinari messe in campo da ogni persona che ambisce ad operare insieme all’interno di gruppi di lavoro coordinati, dove ritrovarsi per identità e senso di appartenenza»

La cultura è l’arte di coltivare la terra da predisporre per la semina e ottenere i frutti sperati. La conoscenza è il frutto che terrà in vita e deciderà le sorti delle nostre aziende nel futuro. Occorre in-sistere nello studio e nella ricerca, ambiti dove formare gli imprenditori del futuro e godere, in senso ampio, della loro e-sistenza resiliente.

 

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

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Martedì, 07 Gennaio 2020 14:35

I cicloamatori di Mirandola aprono al 2020

I Cicloamatori Mirandola aprono le porte al 2020: ambiente e cultura dello sport. “diffondere il valore ed il senso etico del ciclismo per migliorare il benessere sociale delle persone”

Grazie ai successi sportivi e sociali ottenuti lo scorso anno, i Cicloamatori Mirandola hanno aperto le porte al 2020 eleggendo il nuovo consiglio direttivo che si arricchisce della presenza di nuovi soci desiderosi di garantire continuità ed accrescere, collegialmente, il lavoro svolto dal precedente organo deliberante. Lo scopo è diffondere il valore, ed il senso etico, dello sport del ciclismo ancorato al benessere sociale delle persone. Il cambio generazionale è un tema di grande interesse per il gruppo sportivo Cicloamatori Mirandola che intende sviluppare grazie alla condivisione delle idee, presentate da tutti i soci, con l’intento di chiamare a raccolta, e coinvolgere, i giovani e meno giovani verso la pratica sportiva non agonistica, avendo loro stessi deciso di abbandonare ogni velleità competitiva, tipica di ogni sportivo quando si cimenta nello sport. Anche il tema dell’ambiente è al centro del dibattito e del confronto dialettico all’interno del nuovo consiglio che intende affrontare riproponendo in primavera “la pedalata ecologica” che tanto successo di pubblico ha avuto negli anni passati, grazie alla presenza di numerose famiglie che hanno aderito all’iniziativa. L’E-bike è una bicicletta a pedalata assistita che permette a tutti di pedalare e affrontare gite in compagnia senza affaticarsi e come tale, essere un ottimo coadiuvante del recupero psicofisico. Un 2020 che si apre all’insegna del rinnovato interesse verso il nuovo che avanza, senza dimenticare le proprie radici, per cercare di cogliere tutte le opportunità offerte dal nuovo decennio che segnerà nel tempo una profonda trasformazione nella cultura e nella pratica del ciclismo e, in senso ampio, nella mobilità sostenibile amica dell’ambiente come fattore di salute e di promozione dell’uso della bicicletta. (G.Z.)

Nella foto: da sx verso dx

Bellini Giovanni, Gualdi Arturo, Zaccarelli Guido, Panzani Ivo, Bocchi Luca, Tralli Paolo, Giliberti Gianluca, Candini Alberto, Vincenzi Eugenio. Seduti al centro, Marzolo Idalgo e Bonfatti Evaristo

 

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L’AUSER di Mirandola ringrazia sentitamente la società Bassi Gianfranco S.r.l. di Mirandola (l’amministratore delegato Michele Bassi) e il Dr. Guido Zaccarelli per la donazione effettuata nel corso del 2019 di n. 3 computer portatili e n. 2 computer tower.

Come è noto l’AUSER è un’associazione di volontariato che si occupa prevalentemente di trasporto sociale ed accompagnamento di persone anziane, disabili e comunque in difficoltà.
Gli strumenti informatici donati sono utilizzati dall’ufficio in sostituzione di computer in dotazione ormai inadeguati.
L’AUSER sta procedendo all’informatizzazione dei trasporti, alla predisposizione delle tessere, oltre alla contabilità, utilizzando programmi predisposti dall’AUSER provinciale, al fine di razionalizzare l’uso degli automezzi e delle altre risorse.

Questa donazione è veramente gradita e utile e rinnoviamo anche a nome del nostro presidente provinciale Andreana Michele un grazie di cuore a Michele Bassi e Guido Zaccarelli per la sensibilità dimostrata che ancora una volta mette in evidenza come l’attenzione verso le associazioni di volontariato può contribuire a migliorare l’intera filiera organizzativa e accrescere il valore associativo verso la nostra comunità. (G.Z.)

Arresti domiciliari per uno stalker: eseguita dalla Polizia di Stato la misura cautelare. Ruba all’interno della Polisportiva “Villa d’Oro”: arrestato in flagranza dalla Polizia di Stato

Mirandola 18  novembre 2019 - Arresti domiciliari per uno stalker: eseguita dalla Polizia di Stato la misura cautelare
Gli agenti del Commissariato di P.S. di Mirandola hanno eseguito la misura cautelare coercitiva degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Modena l’8 novembre scorso, a carico di un cittadino italiano di 34 anni, indagato per il reato di stalking.
La misura si è resa necessaria per porre termine ad una condotta persecutoria che l’uomo da alcuni anni aveva posto in essere nei confronti della ex compagna e che negli ultimi mesi era diventata sempre più ossessiva tanto da costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita ed addirittura a cambiare lavoro ed utenza telefonica.
La donna, sottoposta ad un pesante stress emotivo per le continue minacce, ha richiesto l’aiuto della Polizia di Stato, sporgendo denuncia nei confronti dell’ex compagno.
Gli investigatori del Commissariato di P.S. di Mirandola hanno, pertanto, avviato una scrupolosa attività di indagine che ha permesso di raccogliere le prove necessarie affinché la Procura della Repubblica di Modena potesse richiedere in via d’urgenza al G.I.P. l’emissione della misura coercitiva per il 34enne, tra l’altro già gravato da precedenti di Polizia.

 

Modena, 18 novembre 2019 - Ruba all’interno della Polisportiva “Villa d’Oro”: arrestato in flagranza dalla Polizia di Stato
Personale della Squadra Volante ha tratto in arresto un cittadino italiano di 39 anni, per il reato di furto aggravato.
Intorno alla mezzanotte, gli agenti sono intervenuti presso la polisportiva “Villa d’Oro” in quanto era scattato l’allarme antintrusione della struttura.
Arrivati sul posto, gli operatori hanno notato la presenza all’interno del cortile di un uomo che cercava di nascondersi dietro una colonna. Non appena gli agenti hanno scavalcato la recinzione, il 39enne si è dato a precipitosa fuga in direzione di via Nonantolana, ma è stato raggiunto e bloccato immediatamente.
Prima di scappare, il ladro ha abbandonato a terra tre bottiglie di spumante, che - come si è potuto accertare successivamente anche attraverso le immagini del sistema di videosorveglianza di cui è dotata la polisportiva – erano state sottratte da un frigorifero del bar della struttura.
Il malvivente era entrato nella polisportiva forzando con un chiave inglese una porta posta sul lato posteriore. Una volta all’interno dei locali, aveva cercato di rubare del denaro dal registratore di cassa, senza riuscirvi in quanto vuoto, quindi si era impossessato delle tre bottiglie di vino.
Nel corso della perquisizione, gli agenti hanno rinvenuto oltre alla chiave inglese anche un paio di guanti neri in pelle.
Accompagnato in Questura per accertamenti più approfonditi è emerso che il 39enne è gravato da numerosi precedenti penali e di Polizia per i reati di rapina aggravata, furto, evasione, resistenza a P.U. ed oltraggio.
L’uomo è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Questura, come disposto dal Magistrato di turno, in attesa del processo con rito direttissimo.

 

 

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Rivolgo ogni giorno lo sguardo al cielo, mentre navigo in mare aperto, alla ricerca della felicità

Di Guido Zaccarelli Mirandola 17 novembre 2019 - La vita è una lunga strada che si dispiega innanzi a noi offrendo, in dono, all’uomo i frutti della sua presenza quotidiana, da impiegare per dare un senso e “una ragione di vita” alla nostra esistenza terrena.
Al mattino, la strada può aprirsi in discesa e invitare l’uomo a percorrerla a forte velocità, sospinto dalla forza di un vento alato che lo tiene sorretto mentre cammina proteso verso il suo destino. La fatica, in certi casi vissuta tempo addietro, è solo un lontano ricordo e la mente vola accarezzando la brezza di un nuovo giorno che s’appresta ad essere vissuto nella pienezza del tempo.

Altre volte s’appropria di una nuova identità, cambiando la traiettoria precedente, obbligando l’uomo a percorrere una strada completamente in salita, cosparsa di ciottoli dal volto aculeo, che rendono difficile camminare in equilibrio, proprio “dove la notte è l’alba di un nuovo giorno”.

La speranza che tutto questo possa finire all’istante, pone la mente nelle condizioni di guidare l’uomo a elaborare nuove opportunità fino ad indurlo a svoltare l’angolo per intraprendere una nuova strada, forse in pianura o in discesa, ma differente, che lo porta ad esplorare un nuovo cammino. I ripensamenti che possono avvenire dopo aver preso la decisione, sono la cornice che fanno da sfondo alle circostanze che consentono di dare ragione alla mente o di porre fine alla sua “ragione” di decidere sopra ogni cosa, e il tempo, in questi casi, fa la differenza.
Ogni decisione che l’uomo prende è sempre un’esperienza che coinvolge contemporaneamente la ragione e l’istante nel quale la scelta viene effettuata. In molti casi occorre prendere una pausa per riflettere, un tempo che si snoda tra due istanti, fondamentale per riflettere e osservare il mondo nelle diverse prospettive e angolazioni, con lo scopo di interpretare in modo differente l’ambiente nel quale gli individui sono calati e le circostanze nelle quali sono immerse, perché quando credi in qualcosa non puoi fuggire da te stesso.

Spesso gli eventi avvengono in modo contemporaneo, incontrando la mente e il tempo vivere in simbiosi il singolo istante e contribuendo, da prospettive differenti, a ispirare l’uomo nel seguire le indicazioni della ragione o seguire la logica dei singoli eventi che si susseguono, uno dopo l’altro, istante dopo istante, in rapida sequenza.
In tutto questo succedersi di ragioni, che conducono l’uomo a decidere del proprio, e altrui destino, ecco apparire all’orizzonte un’altra “ragione”, quella del cuore che mette a soqquadro la mente e il tempo per prendere possesso della situazione, mettendo in dubbio le certezze e il castello delle credenze costruite con tenacia nel corso della propria vita, sottoposte al vaglio, e al giudizio, dell’emozione e della passione: “è il momento nel quale l’uomo deve rastrellare ogni pezzo di carta che ha lasciato cadere per terra, o scritto sul tavolo o in chissà quale angolo sperduto della casa e unirlo per dare ordine alle idee in attesa di decidere dove andare e cosa fare, per se stesso, ma soprattutto per gli altri”.

Le decisioni si prendono con coraggio, e come la sua etimologia suggerisce, (avere cuore), occorre portare il cuore oltre il confine disegnato dalla mente e dal tempo, perché sono poche le occasioni nelle quali l’uomo ha la possibilità di rivedere le decisioni assunte, per sé e per gli altri e ritornare sui propri passi.
La difficoltà nasce dalla presenza di una nuova realtà, differente da qualche istante prima appena sfumata dietro l’angolo, rendendosi invisibile agli occhi. Solo ascoltando se stessi è possibile dare un volto diverso al proprio destino, soprattutto comprendere che ogni decisione che una persona prende per se stessa, o per gli altri, deve solo portare a migliorare la propria e vita altrui.

La contemporaneità degli eventi che si vengono a creare e delle decisioni che si vengono ad assumere, sono la presa cosciente dell’uomo rispetto al quale nulla poteva essere diverso rispetto a cosa è stato scelto di fare, e come poteva andare perché privo di certezze, rispetto a quell’istante del tempo dove la mente, il cuore il tempo si sono ritrovati per dare un senso e “una ragione di vita” alla nostra e soprattutto “altrui” esistenza terrena: «la mia strada ha un cuore, fallo battere».

 

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

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Mirandola, piano triennale per la realizzazione di aree verdi e boscate. Sara’ nel bilancio di previsione 2020-2022 che sarà votato nel consiglio comunale di venerdi’ 15 novembre. Oltre 6000 gli alberi che verranno messi a dimora e curati

Un piano triennale per la realizzazione di aree verdi e boscate nel territorio di Mirandola, a partire dal capoluogo. “Si tratta di una priorità: la copertura finanziaria prevista a riguardo è già contenuta nel Bilancio di Previsione 2020-2022, che sarà votato venerdì 15 novembre 2019 dal Consiglio comunale. Il piano andrà ad integrare parte del bosco di cintura esistente, prevedendo inoltre la piantumazione di aree di proprietà comunale in contesti a bassa concentrazione di verde, oltre che di bonifica di aree precedentemente occupate dai moduli abitativi provvisori, realizzati post terremoto e ormai completamente rimossi dal marzo 2017.” E’ quanto afferma l’Assessore alla Qualità Urbana e Sviluppo Sostenibile Letizia Budri.

“La fotosintesi clorofilliana è uno dei più importanti processi che muove, da sempre, i cicli naturali di rigenerazione. Spesso lo si tende a dimenticare o lo si dà per scontato, ma il contributo che le essenze vegetali portano in un ecosistema è fondamentale, ancor più nei contesti urbanizzati, all'interno dei quali l’abbattimento di CO2 in modo naturale diventa una delle prime forme di tutela ambientale: un singolo albero può assorbire fino a 150 kg di CO2 all’anno e sequestrare carbonio dall’atmosfera, contribuendo così a mitigare il cambiamento climatico”, tiene ad evidenziare Budri

“All’interno del capoluogo, ma poi procederemo anche in ambito frazionale, sono già stati individuati oltre 71.000 mq di aree, che vedranno la realizzazione di bosco, radure e "piantate" (a seconda della conformazione e dello sviluppo delle superfici) per oltre 6.000 alberi, che verranno messi a dimora e curati nella delicata fase di attecchimento – continua l’Assessore alla Qualità Urbana e Sviluppo Sostenibile - Se l’obiettivo dunque, è la crescita degli alberi urbani per fornire l’aiuto necessario finalizzato all’abbattimento di CO2, la piantumazione va curata, rispettando i sesti di impianto e seguendone la crescita in un ambiente, quello dell'asfalto e del suolo igroscopico della città, che non gli è del tutto congeniale.”

“Si tratta quindi di un vero e proprio investimento per il futuro quello che intende operare il Comune – sostiene l’Assessore Budri - in quanto la presenza di aree verdi e boscate nel contesto urbano e periurbano contribuisce al riequilibrio climatico, all'assorbimento di anidride carbonica, all'abbattimento della polveri sottili oltre a fornire habitat, cibo e protezione ad altre piante e animali, arricchendo così la biodiversità urbana. È ormai supportato da vari riscontri scientifici che il trascorrere del tempo tra gli alberi, migliori la salute fisica e mentale, aumentando i livelli di energia, accelerando i tempi di recupero e diminuendo la pressione sanguigna e lo stress. Senza contare la qualità anche economica prodotta dalla presenza di alberi ed aree verdi nel paesaggio cittadino, che può far aumentare il valore delle proprietà immobiliari del 20%: ne sono la dimostrazione i cosiddetti "Comparti del bosco" di espansione residenziale a Mirandola.”

Ma non si esaurisce qui la riflessione dell’Assessore, che ritiene fare un’ulteriore precisazione: “Questa amministrazione è anche intenzionata a dar corso a un'operazione, che rappresenterebbe già da tempo un obbligo di legge per i Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e che, fino ad ora, non era mai stata attuata, ovvero la messa a dimora di un albero per ogni bambino nato o adottato nel comune - per cui la Regione da oltre vent'anni mette a disposizione gratuitamente le piante da vivai forestali che gestisce direttamente. Inoltre – e conclude - dall'anno 2020 la giunta si è prefissata di promuovere fattivamente la cultura degli alberi, attraverso il coinvolgimento di tutte le scuole di ogni ordine e grado nella celebrazione della “Giornata dell'Albero” – il 21 novembre - anche attraverso attività che consentano la fornitura gratuita di alberi. Non tutti sono a conoscenza, infatti, che gli Enti locali e quindi anche i Comuni possono richiedere, entro il 20 settembre di ogni anno, piante ai vivai forestali regionali per le piantumazioni di aree pubbliche ovvero per la messa a disposizione gratuita dei cittadini.”

Domenica, 10 Novembre 2019 08:44

Le parole che rendono felici i social

La felicità è un dono che deriva dal latino arbor felix che produce frutti in abbondanza per nutrire l’anima degli individui e condurli ad una vita eudaimonica.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 9 novembre 2019 - Così i greci pensavano della felicità quando osservano la pianta nel suo lento fiorire che, a stagione matura, donava i frutti del loro suo lavoro agli uomini per saziare il benessere quotidiano. Dono e regalo sono tra loro agli antitesi per il fine a cui entrambi tendono, proveniente dalla etimologia che li proietta nel valorizzare rispettivamente la relazione e l’oggetto della relazione tra le persone.

La felicità nasce quindi nell’uomo quando riesce a dominare il demone cattivo che è in lui (eudaimonica – demone buono) con lo scopo di rendere felice il prossimo con il quale entra in contatto. Erodoto è stato uno storico greco di grande importanza per il valore che egli stesso ha attribuito alla storia, per il modo con il quale raccontava gli accadimenti quotidiani, come fatti legati tra loro da un filo logico, rispetto agli avvenimenti che avvengono uno dopo l’altro seguendo la linea del tempo. Questa diversa interpretazione di raccontare la storia, porta il filosofo a esprimere i fatti in maniera veritiera inserendo circostanze che hanno come sfondo la favola per orientare il comportamento del pubblico in una direzione rispetto all’altra. Lo spazio che si viene a creare, tra queste due dimensioni contrapposte, viene colmato dal lettore che agisce hic et nunc verso una dimensione razionale, se in grado di valutare, e interpretare le circostanze, oppure di seguire l’energia delle viscere che lo guidano istintivamente a prendere una direzione rispetto ad un’altra, sperando nell’eldorado.

Umberto Eco, definito il padre della semiotica interpretativa, in uno dei suoi passaggi sull’uomo, e sul linguaggio dei segni, innanzi al lettore che gli chiedeva come affrontare un testo, gli suggeriva di “riempire ciò che il testo in quel momento non diceva e di colmare lo spazio lasciato in bianco, tra una parola e l’altra, con ogni aspetto personale che lo legava al contesto letterario che stava vivendo”. Le parole, come un libro di testo, non raccontano l’assoluto, ma esprimono sempre una parte di loro, una sponda per realizzarne un’altra dove creare un canale entro il quale fare scorrere la parte mancante di sé.

Con il mutare del tempo anche la felicità subisce differenti interpretazioni. Con Socrate la felicità viene posta come domanda all’uomo: in che modo possiamo essere felici?, lasciando intravedere che l’agire degli individui è influenzato dallo stato d’animo della persone. Uno dei passaggi importanti che appare alla luce di questa semplice disamina è Aristotele che vede nell’autorealizzazione il punto più alto per compiere il proprio demone. I filosofi citati, a semplice fondamento di questa analisi, conducono entrambi ad una riflessione sull’uso del linguaggio per raggiungere uno scopo soggettivo, inteso come un fondamento di benessere collettivo, che potrebbe anche essere frainteso per il modo con il quale viene enunciato. Ecco quindi che la parola diventa uno strumento fondamentale per agire sulla felicità delle persone, perché racconta fatti esposti alla luce della verità o contornata da storie favolistiche, entrambe che appaiono e scompaiono con la stessa rapidità con la quali vengono enunciate e allo stesso tempo contraddette, e per questo, continuamente esposte allo spettro di infinite interpretazioni. Da parte di chi legge e ascolta, nasce un profondo senso di smarrimento e come suggerisce Erodoto, pone in serie difficoltà gli individui tra ciò che sentono e ciò che vedono rispetto a quello che viene raccontato. Il divario che si crea tra questi estremi conduce l’uomo a riempirlo di propri significati che, in carenza di fondamenti, si muovono in direzioni avverse e improvvise. Ecco come oggi appare il mondo dei social ai nostri occhi, diventando il protagonista assoluto dell’ascolto e della visione di chi enuncia fatti di verità rispetto a quelli che li avvolgono nelle storie delle favole. La ricerca della felicità promessa (la favola) rispetto a quella vissuta nella realtà, (la verità), induce inizialmente l’uomo a dare al tempo il valore dell’attesa, lasciando spazio ad una consecutio logica degli accadimenti, in attesa di vedere apparire la verità camminare sotto ai propri occhi rispetto alla favola che svanisce nel nulla.

La disattesa promessa degli enunciati narrati condiziona rapidamente l’agire delle persone che il mondo social fa emergere favorendo la perdita della felicità degli individui, quel frutto che l’albero dona all’uomo per saziarsi di ogni bene. Occorre sempre mostrare il vero volto di sé e agire come Androcolone, un personaggio della mitologia romana, che tolse la spina (la favola) dal piede del leone facendolo tornare buono e felice. Il mondo social è sempre più esposto alla ricerca della felicità, di qualcosa in più che ogni uomo cerca di raggiungere: la verità. 

 

Riferimenti bibliografici:

Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

 

Riferimenti sitografici:

https://www.wikipedia.org/ 

http://www.anaso.it/2018/03/20/la-felicita-nella-filosofia/ 

http://www.personalcoach.it/eudaimonia.htm#:~:text=Eudaimonia%20%C3%A8%20il%20termine%20con,(%20demone)%20(2) 

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

Pubblicato in Economia Emilia

“La quotidianità è il modo con il quale l’uomo dà forma alla storia della sua esistenza, di essere coscienza e conoscenza del passato, del passato a noi più vicino come di quello più lontano”.

Di Guido Zaccarelli Mirandola, 3 novembre 2019 - Coscienza e conoscenza camminano insieme ogni giorno per raggiungere la parte più profonda della consapevolezza, in perfetta armonia con il resto della persona. Entrambe si nutrono di dati per diventare informazioni e farsi conoscenza, grazie alla capacità dell’uomo di interpretare correttamente il vissuto, e la realtà circostante, spinto dal desiderio interiore di portare all’altro se stesso per assicurargli lunga vita. I dati e le informazioni, sono replicabili, (una fotocopia di una pagina del giornale), la conoscenza è propria dell’uomo e può essere trasmessa da una persona all’altra in una sequela infinita di passaggi che si spostano in modo lineare sul dorso del tempo seguendo la forma circolare della vita, dove tutto ritorna a sé.

L’uomo sembra apparso per la prima volta sulla terra nella grotta di Sterkfontein (chiamata la culla dell’umanità) quando in prossimità della fine del secondo millennio (1994) è stato scoperto Little Foot (in codice StW573), il più completo fossile australopiteco mai scoperto fino ad ora, in grado di fornire utili elementi alla nascita e allo sviluppo dell’uomo. Un mondo reale che ogni giorno scopre volti sommersi di una storia ancora tutta da raccontare, che ha segnato la vita di intere generazioni di persone, e desidera essere riportata alla luce del sole per narrare la storia del suo passato e renderlo prossimo alla generazione contemporanea. La storia è una catena di montaggio in continuo movimento che trasmette valore e significati condivisi generando vere e proprie rivoluzioni che hanno il pregio di rendere consapevole la conoscenza degli uomini partendo da quegli istanti iniziati (forse) all’ombra di un caverna.

I disegni sulle pareti e la scrittura, in una parola l’Arte, sono i principali protagonisti della storia che consentono all’uomo di riscrivere ogni giorno una pagina nuova della propria vita quotidiana. Scrivere è un’arte per l’energia che trasmette in ogni suo dettaglio venga osservato e sostiene l’uomo a non fermarsi alla sola interpretazione dei fatti e delle apparenze ma lo spinge a cercare sempre più in profondità alla ricerca di quella storia che l’uomo deve conoscere per completare quel patrimonio informativo per accrescere la sua conoscenza del mondo. La storia si trasmette con la scrittura, con i gesti, con i comportamenti, con il passaparola, quando questi ultimi sono in grado di essere riportati nella loro interezza e nella verità sul foglio di carta per godere il privilegio di essere trasmessi nel tempo. I libri di testo sono il fondamento sul quale l’uomo ha fondato la conoscenza per trasmetterla agli altri.

Pensiamo per un momento alla scuola, alla libreria di casa arricchita dalla presenza di testi di vario genere che donano ogni giorno alle stanze delle nostre abitazioni, un respiro sempre nuovo, anche solo quando ci avviciniamo per sistemarlo in altro modo. Un libro preso dallo scaffale e spolverato riporta in noi antichi sentimenti, illumina la mente sulle situazioni pregresse confrontandole con quelle attuali. Le giornate dove lo sguardo era ricurvo su di loro e la soddisfazione nel raggiungere l’ultima pagina e godere del viaggio fatto insieme. Ritrovarlo dopo anni e osservare che quelle parole oggi hanno un significato diverso, ma sempre attuale. La conoscenza del terzo millennio nasce nella grotta di internet per propagarsi in altre culle dell’umanità come tablet, pc e smartphone, apparecchi che vivono una loro realtà autonoma e nel caso di rottura, si disperde nei cunicoli di silicio usato per tenere traccia della storia dell’umanità.

I dati si perdono e le informazioni scivolano nelle viscere della terra dei bit senza avere la possibilità un giorno di essere riscoperti per trasmettere la loro storia. Il diario di un tempo tenuto gelosamente chiuso nello scrigno della propria stanza, diventa un contenitore digitale senz’anima che al primo inciampo perde traccia della storia da raccontare. I programmi dei computer invecchiano in modo precoce e occorre inseguire le nuove tecnologie per mantenere aggiornate le informazioni perché la conoscenza rimanga viva.

Avremo librerie invase da tecnologie vecchie, obsolete e dai colori sbiaditi, carcasse impolverate e prive di vita che non torneranno mai più a respirare, oppure il libro di carta tornerà a rivivere come i dischi in vinile? Credo sia importante riflettere sul valore del libro di carta che rinasce in ogni circostanza, anche a distanza di milioni di anni, dalle cavità terrene e sempre capace di trasmettere il valore autentico della storia dell’uomo per l’umanità, senza perdere di vista la tecnologia.

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

Pubblicato in Economia Emilia

Nel giardino pertinente all’abitazione sono stati recuperati, dentro un barattolo di plastica rossa, 11,40 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, suddivisa in 14 dosi in cellophane termosaldato, mentre all’interno dell’appartamento è stata rinvenuta la somma di 1.610 euro in banconote di vario taglio, probabile provento di spaccio.

Questo il risultato di un'indagine svolta dal Personale del Commissariato di Polizia di Stato di Mirandola, che ha denunciato in stato di libertà un cittadino marocchino di 26 anni, titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. 

Gli agenti di Polizia avevano notato uno strano “via vai presso l'abitazione di via Calatafimi a Mirandola, in provincia di Modena, dove era stata avviata una vera e propria attività di spaccio a domicilio.

Agiva con molta cautela, senza scendere in strada e fissando appuntamenti nell’arco dell’intera giornata proprio per non fare sorgere sospetti ed evitare assembramenti sotto casa; i clienti dovevano accertarsi prima di entrare nel condominio che non vi fosse nessuno nei dintorni.

Gli agenti, su delega dell’Autorità Giudiziaria, con l’ausilio di una unità cinofila della Polizia di Stato, hanno effettuato una perquisizione personale e locale con esito positivo. 

 

Pubblicato in Cronaca Modena
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