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“Mario Bocchi, primo sindaco di Parma”, un libro e un pezzo di storia della città che si completa. Molti ancora i punti da riportare alla luce.

E’ nella prestigiosa sala del Consiglio Comunale di Parma che si è finalmente celebrato il primo Sindaco di Parma, tornato a rivivere nella storia della città, grazie al libro di Giuliano Masola "Mario Bocchi primo sindaco di Parma". Se un pezzo importante della storia di Parma è stato ricomposto, molti nuovi interrogativi si sono manifestati durante la ricerca storica. Quesiti che dovranno essere indagati, sia sulla persona dello stesso Bocchi, sia per completare il quadro politico e sociale di Parma nel primo dopoguerra.

di LGC Parma 8 gennaio 2020 – Mario Bocchi, primo sindaco di Parma, dalla resistenza al tavolo con i "Grandi d'Italia" era da subito caduto nell'oblio senza ragione apparente, una dimenticanza sanata grazie all'associazione Giuseppe Micheli e Confcooperative Parma e al libro di Giuliano Masola "Mario Bocchi primo Sindaco di Parma" che è stato presentato questa mattina nella sala del Consiglio Comunale di Parma.
"Mario Bocchi - recita l'invito al convegno - è stato un uomo silenzioso ma fortemente impegnato nella Resistenza e nella ricostruzione di Parma dalle macerie belliche, stretto collaboratore di Giuseppe Micheli. Il poeta Renzo Pezzani a lui dedicò un libro di poesie. Lo scultore Froni lo ricordò con un busto. Enrico Mattei e Giovanni Marcora amavano ragionare con lui nel salotto di casa sua.
E’ stato fotografato al fianco di illustri personaggi tra cui Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti, Ferruccio Parri. Su proposta del CNL, gli Alleati lo hanno nominato Sindaco di Parma nel 1945 e confermato dal Prefetto Ferrari. Ma di lui era scomparsa ogni traccia, nemmeno una fotografia in Comune. Su iniziativa dell’Associazione Giuseppe Micheli e di Confcooperative Parma, Giuliano Masola ha ricostruito la vita, l’impegno sociale e politico di Mario Bocchi, primo Sindaco di Parma, dalla Resistenza al primo anno della ricostruzione della città."


“Fin da piccolo, - ha così introdotto i lavori Alessandro Tassi Carboni presidente del Consiglio Comunale di Parma - come tanti altri coetanei, ho sempre goduto del fascino delle storie: racconti che ti trasportano dentro le vite degli altri, racconti che ti accompagnano in sognanti relazioni.
E la mia attuale esperienza politica consente - determinando così il lato più felice del frangente - di incrociare tante storie stimolanti di uomini, donne e fatti che accolgo sempre con grande curiosità.
Così ho incrociato la storia di Mario Bocchi in occasione del convegno tenuto lo scorso luglio "Il Sindaco che non c'era" grazie all'iniziativa, fra gli altri, di Eugenio Caggiati e Giuliano Masola.
Una vicenda curiosa, fatta di dimenticanze ed oblii, di caratteri schivi e riservatezze, di volontà e ingiustizia, fretta di passare oltre ad uno dei periodi più bui e drammatici della nostra storia recente. In quel contesto certamente Mario Bocchi era la persona giusta, scelta con lungimiranza prima dal Comando Alleato e poi confermata anche dalla Prefettura, per garantire il passaggio istituzionale alla democrazia evitando il feroce disfacimento sociale frutto del lungo periodo di soprusi e libertà violate.
Lo stesso Comune di Parma era caduto nell'equivoco di disconoscere il ruolo ricoperto da Mario Bocchi tra il 1945 ed il 1946 quale Sindaco della città, tanto da non rappresentare neppure la sua immagine fra quella dei primi cittadini presente nella Sala Grande del Municipio. Questo vuoto è stato colmato il 2 luglio 2019 apponendo ufficialmente il quadro contenente una delle rare fotografie (recuperata grazie alle affettuose ricerche del nipote Andrea Saccani) del primo Sindaco di Parma dell'era democratica. La cerimonia, alla presenza delle autorità cittadine, è stata volutamente sobria ma emotivamente partecipata, in coerenza al comportamento e lo stile che ha contraddistinto il passaggio terreno di Mario Bocchi.
E certamente a lui dobbiamo molto di più di quanto gli sia stato mai riconosciuto.
Oggi che, grazie all'appassionato e rigoroso lavoro di ricerca di Giuliano Masola, promosso dall’associazione culturale “Giuseppe Micheli”, la nebbia del silenzio si è diradata e possiamo sentirci più padroni del nostro passato, quale memoria ed origine della nostra identità. Una memoria non sterile e nostalgica ma dinamica energia per le consapevoli scelte che ci attendono.”

All'introduzione del Presidente del Consiglio Comunale hanno fatto seguito i saluti di Carmen Motta, nella sua prima uscita pubblica nel ruolo di Presidente dell'Istituto Storico della resistenza e dell'Età contemporanea di Parma. “Siamo onorati di avere collaborato alla ricostruzione di questo pezzo di storia della nostra città. Bocchi si assunse delle responsabilità impegnative durante il periodo resistenziale e per questo venne nominato primo sindaco di Parma. Provate a immaginare cosa volesse dire tenere insieme le diverse anime della resistenza per condurle alla piena democrazia. Una città devastata dove occorreva garantire anche sicurezza.” “A una persona umile ma coraggiosa, determinata, rigorosa, come pochi noi dobbiamo un grande debito di riconoscenza e questa giornata sia solo l’inizio per conferire lo spessore che Bocchi merita anche ai giorni nostri, ha così concluso la Carmen Motta.”

La figura del "Sindaco Ritrovato" è stata richiamata dallo stesso autore del libro, Giuliano Masola.
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"Di primo acchito - inizia il proprio intervento Giuliano Masola - direi che oltre alla figura di Mario Bocchi emerge anche la nostra città come era vissuta tre generazioni fa grazie anche al corredo fotografico e la riproduzione di illustrazioni satirico-politiche del tempo.
Dobbiamo ad Andrea Saccani nipote di Mario Bocchi un particolare ringraziamento anche per questo. La Storia si può così riassumere.
Mario Bocchi nasce a Parma il 26 novembre 1903, da Ildebrando ed Ercolina Paini. I genitori, entrambi orologiai, sono di Traversetolo; il trasferimento della famiglia a Parma avviene l’11 novembre 1909.
A Parma, abita in via Cocconi 15; si trasferisce a Modena fra il 1923 ed il 1925. Dalla verifica fatta dopo il suo rientro da parte del Comune, risulta che sta con la famiglia e che lavora presso lo studio notarile dell’On. Giuseppe Micheli.
Il 23 ottobre 1930, ad Albazzano, si sposa con Iolanda Bondani, casalinga; uno dei testimoni è l’on. Giuseppe Micheli. Dalla coppia nascono due figlie: Angiola Maria e Maria Grazia. Dalle schede per il censimento nel 1935 risulta che Mario abitava con la famiglia in via Trento dove resta fino alla metà del ‘45.
L’8 settembre 1943 tutto cambia. Il 21 settembre Giuseppe Micheli, per evitare di essere arrestato, fugge in fretta e furia da Parma, trovando rifugio, prima presso il Seminario di Chieti, poi a Roma. Già pochi giorni dopo l’armistizio, cominciano a formarsi gruppi per la lotta contro tedeschi e repubblichini e i partiti cominciano a riorganizzarsi. A metà ottobre, presso lo studio Micheli, allora in borgo S, Vitale 6, si svolgono riunioni dalle quali prendono corpo, da un lato, il Comitato Nazionale di Liberazione di Parma e, dall’altro, i componenti della nascente Democrazia Cristiana locale fra i quali Renzo Ildebrando Bocchi, patriota e poeta che finirà i suoi giorni nel campo di concentramento di Ersbruck (Flossenburg) nel dicembre 1944. Mario Bocchi è molto abile nell’organizzazione e, soprattutto, conosce tutti coloro che sono in collegamento con l’on. Micheli.
Nell’ambito del CLN, Bocchi, col nome di battaglia di “Perez”, diviene responsabile per la parte organizzativa, mentre in ambito politico ha la direzione del movimento democratico cristiano. Il suo ruolo diventa particolarmente importante; fra l’altro è chiamato a concordare i lanci di materiale da parte degli Alleati per i partigiani.
Con l’assenza di Micheli, Bocchi diventa un elemento cruciale anche per “La Giovane Montagna”, il settimanale attraverso il quale l’onorevole tiene strettissimi rapporti con le comunità parmensi e reggiane. Le leggi sulla stampa, nella Repubblica di Salò, sono ogni giorno più dure, per cui anche il giornale è costretto a sospendere le pubblicazioni fra l’inizio di febbraio e l’agosto del 1944.
Col 25 aprile 1945 si ritorna a un regime democratico. Dopo alcuni incontri in attesa di scendere in Città, il CLN aveva designato il “comandante Arta” ‒ Giacomo Ferrari ‒ prefetto e Mario Bocchi sindaco, a capo di una giunta popolare (la designazione di un esponente della Democrazia Cristiana, in particolare dell’uomo di fiducia di Micheli, funge da contrappeso a quella di Ferrari, personalità di punta del Partito Comunista nella lotta partigiana). La nomina vera e propria avviene da parte degli Alleati il 1° maggio 1945, mentre quella da parte del Prefetto è del 30 giugno.
Fin dal 26 aprile, Bocchi deve fare fronte a una situazione molto grave in città: distruzioni, carenza alimentare ed energetica (manca la legna, ad esempio); alle difficoltà di trasporto si aggiunge la disoccupazione, la mancanza di abitazioni; si scambia il parmigiano col vetro, e così via. Il tutto in un ambiente in cui tanti sono ancora armati e le vendette trovano sfogo.
Dall’aprile del 1945 allo stesso mese del ’46, Mario Bocchi deve decidere anche sulle epurazioni, cercare di mantenere l’ordine pubblico e, tema particolarmente caro ai parmigiani, affrontare il problema urbanistico; il Monumento a Verdi, pesantemente colpito dai bombardamenti, finisce per diventare la spada di Damocle per il Sindaco.
Nella primavera del 1946, le elezioni amministrative vengono vinte dalla sinistra: Primo Savani diventa sindaco, eletto nell’ambito della nuova Giunta Comunale. Mario Bocchi, che si era presentato nella lista della DC senza entrare nel nuovo Consiglio Comunale, cerca altre strade: diventa amministratore dell’Ordine Costantiniano, ricostituito da Micheli, dove resta per alcuni anni.
Il 17 ottobre 1948 muore Giuseppe Micheli, a conclusione di un cinquantennio di vita politica di successo.
Nel 1960 Bocchi si trasferisce a Milano, dove apre una piccola azienda di pubblicità. Resta, però, sempre costantemente in collegamento con tanti alti esponenti della Democrazia Cristiana, che utilizzano la sua abitazione di via San Sisto, a pochi passi dalla sede della D.C. lombarda, come punto di incontro. Viene anche nominato Presidente dei Probiviri della DC per la Lombardia.
Persona assolutamente schiva e riservata ha vissuto in condizioni dignitose, ma ha lasciato solo i soldi per il funerale. È scomparso a Milano il 19 ottobre 1981; il giorno seguente, la sua figura è stata ricordata nella seduta del Consiglio Comunale di Parma.
Le sue ceneri riposano a Parma, nella cappella di famiglia alla Villetta."

Una ricostruzione storica e una riabilitazione del primo Sindaco di Parma che nasce da una idea dell'Associazione Giuseppe Micheli che ha trovato la collaborazione di Confcooperative di Parma.

"E' un volume che fa rientrare nella storia di Parma - sottolinea Eugenio Caggiati presidente dell'Associazione Culturale Giuseppe Micheli - una figura che, più o meno volutamente, era stata dimenticata, quella di Mario Bocchi, primo sindaco di Parma nel dopoguerra. Una figura silenziosa, ma che ha avuto un ruolo di primo piano, come emerge dal suo rapporto con Enrico Mattei ed altri personaggi, anche nella costruzione della Democrazia Cristiana a livello nazionale. Con la ricerca vengono portate alla luce cronache ed immagini del 1945 parmense, quando i parmigiani dovettero usare anche le assi del Teatro Farnese bombardato per scaldarsi.
Come associazione culturale Giuseppe Micheli siamo lieti di aver approfondito il significativo ruolo che i cattolici parmensi hanno avuto in quei drammatici giorni. Quando, in occasione dei 50 anni della sua morte, su iniziativa del circolo Il Borgo, fu celebrato il più significativo studio su Giuseppe Micheli, il personaggio politico più rappresentativo nella storia parmense del ‘900, il nome di Mario Bocchi, capo della sua segreteria, non trovò molto spazio, anzi di lui si dice “personalità di cui, nonostante il ruolo tutt’altro che trascurabile rivestito tra il ’43 ed il ’45 si fatica a ricostruire i precedenti politico-culturali”.
A lui, Sindaco di Parma tra il 1945 ed il ’46, sono state dedicate solo alcune righe in varie pubblicazioni[1] che hanno parlato della storia di Parma dopo la Liberazione. Di lui non c’era nemmeno la foto, nell’apposito spazio antistante la sala del Consiglio comunale, tra quelle dei Sindaci di Parma. Non giravano sue foto nei libri che ricostruivano quei mesi terribili che segnarono la fine della Seconda guerra mondiale; nemmeno la rinata “Gazzetta di Parma” a lui aveva dedicato grandi spazi durante la sua gestione amministrativa. Mario Bocchi è il nome del primo Sindaco di Parma che, negli anni successivi, si è cercato di far dimenticare nella memoria dei parmigiani, nonostante abbia avuto, come scrive don Cavalli, il ruolo di direzione e di coordinamento della nascita della Democrazia Cristiana parmense nel ’43, anche nel movimento cattolico locale, viene presto dimenticato.
In occasione della celebrazione dei 70 anni della morte di Giuseppe Micheli, come associazione Micheli, stimolati anche da un precedente studio su Giacomo Ferrari di Ludovico Cutaia, è diventato perciò logico cercare di approfondire quei tragici giorni ed il legame fra Micheli ed il suo segretario, che è il referente degli Alleati in quei tragici mesi e che viene nominato primo sindaco di Parma; cercare di capire il loro rapporto e ricostruire la situazione sociale, culturale e politica del tempo. È diventato logico chiedersi come mai in una terra storicamente “rossa” il CLN parmense si sia costituito nello studio del cattolico Micheli, e il suo segretario, su proposta del CLN, sia stato nominato Sindaco di Parma prima dagli Alleati, poi dal Prefetto Ferrari. E’ diventato logico anche chiedersi perché un personaggio che ha vissuto in prima persona quel tragico ma eroico periodo storico abbia voluto scomparire nel silenzio.
Il ricercatore dott. Giuliano Masola ha accettato la sfida: ha recuperato foto e notizie setacciando gli archivi e riconsegnando alla storia moderna di Parma il nome e l’immagine del primo sindaco.
“Mario Bocchi, il sindaco che non c’è” è diventato, perciò, il titolo provocatorio di un primo convegno promosso, il 22 novembre 2018, dall’associazione Micheli nell’ambito della Festa della storia, nella sede di Confcooperative di Parma che, a seguito della relazione di Giuliano Masola ha portato il Presidente del consiglio comunale, arch. Alessandro Tassi Carboni, e il Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, a collocare al proprio posto nel Comune di Parma, insieme agli altri sindaci, con una semplice ma significativa cerimonia ufficiale il 2 luglio 2019, la foto, finora incomprensibilmente assente, del primo sindaco di Parma ed ha spinto il dott. Giuliano Masola a rafforzare la ricerca sulla enigmatica figura di Mario Bocchi.
Il convegno ha visto anche la presenza del nipote Andrea Saccani che ha dato alla ricerca uno sviluppo inizialmente inaspettato; da un vecchio cassetto di un buffet, nell’antica casa materna sull’Appennino, sono infatti venuti fuori tanti “ricordi” e foto storiche che il nonno, uomo schivo e silenzioso, aveva lasciato.
Questa pubblicazione di Giuliano Masola porta, quindi, alla luce una figura finora sconosciuta della storia di Parma, un personaggio che, senza voler apparire, ha avuto un ruolo molto significativo nella dura storia parmense dell’avvio della Repubblica: nella Resistenza con il nome di Perez, nei primi mesi del crudo dopoguerra e anche nella nascita della Democrazia Cristiana in terra emiliana e lombarda. Mario Bocchi non ha mai voluto giocare un ruolo di primo piano ma, a lui toccava indicare agli aerei Alleati dove “buttare” dal cielo gli aiuti ai partigiani; a lui è stato chiesto di prendersi la responsabilità di avviare la ricostruzione della città ed anche di rasserenare gli animi assetati di vendetta; a lui è stato affidato il compito di dirigere e coordinare a Parma le energie nella ricostruzione della presenza politica dei cattolici nella DC, ampliando il proprio impegno anche a Reggio ed a Modena.
È difficile comprendere perché nel gennaio del 1960 Mario Bocchi si trasferisca a Milano in un appartamento in affitto vicino alla sede della DC milanese. In tante foto appare vicino ai famosi leader DC nazionali e lombardi di quegli anni. Non ricerca titoli né politici né sui giornali, ma lascia intravedere tanti possibili percorsi il fatto che, dal 1961 fino alla morte, Mario Bocchi ricopra un ruolo significativo nel Collegio dei Probiviri della DC lombarda.
Siamo lieti, come associazione Giuseppe Micheli e Confcooperative, esprimere un grazie a Giuliano Masola che con le sue caparbie ricerche ha recuperato la memoria di un significativo personaggio e di un periodo tragico della nostra storia parmense; un grazie ai contributi di Marco Minardi e di Pietro Bonardi che ricostruiscono la storia di Parma antifascista tra il ‘43 ed il ‘46 e la storia del movimento cattolico locale tra il ‘43 ed il ’48; un grazie al nipote Andrea Saccani che ha portato tanti ricordi sconosciuti di nonno Mario; un grazie al notaio Michele Micheli che ci ha consegnato i ricordi personali del Bocchi che tornava a Parma, ogni tanto, da Milano a salutare l’on. Piero Micheli che era subentrato nello studio notarile dello zio.
Viene alla luce con questa pubblicazione una figura che, pur avendo dato una contributo fondamentale alla storia repubblicana di Parma, era stata, forse volutamente, dimenticata. Vengono alla luce i tragici mesi del 1945 parmense ed emerge anche il ruolo significativo che tanti cattolici hanno dato alla Resistenza ed al dopoguerra nella ricerca della libertà e nella ricostruzione di una società che voleva e sapeva dialogare anche con un comunismo che non nascondeva la speranza di avere un ruolo dominante nella nuova società che stava nascendo a Parma ed in Italia."
([1] Fra le varie pubblicazioni in cui è citato Mario Bocchi, Pier Paolo Mendogni, Aria di libertà e tempi nuovi, in Fra economia e storia, Unione Parmense degli Industriali, Parma, 2005, p. 27 [pp. 27-42], Luciano Verderi, Il cammino della Democrazia Cristiana. Rappresentanti parmensi nelle istituzioni, Circolo culturale il Borgo, Parma, Tecnografica, 2006, p. 82. Compare inoltre in diversi articoli di “Vita Nuova” e della “Gazzetta di Parma” del primo dopoguerra.)


Il momento centrale del convegno è stato senza dubbio quello occupato dalla relazione di Giorgio Vecchio professore ordinario di storia Contemporanea Università di Parma. “Quando nel 2017, ho curato il volume della MUP sul 900, mi sono imbattuto in Mario Bocchi, un sindaco di cui non si sapeva nulla e non si trovava nulla. Solo che nel contesto di quel lavoro non potevo certo approfondire nulla al riguardo, salvo denunciare la mancanza della sua voce biografica nel dizionario dei parmigiani e nemmeno sul sito del comune. Ora grazie al vostro lavoro è stata colmata questa lacuna.”
Una mancanza che ovviamente ha stuzzicato la curiosità del professore che non può certamente venire soddisfatta dal dal solo fatto che Mario Bocchi rappresentasse la Democrazia Cristiana mentre l’amministrazione comunale è stata retta a partire da Savani (1946 - PCI) da amministrazioni di sinistra. Devono essere necessariamente presenti altre motivazioni appartenenti anche alla stessa DC. Fatto sta che comunque, forse per la sua appartenenza ai servizi informativi (servizi segreti) della resistenza e perciò molto presumibilmente in contatto con i “servizi” Inglesi e USA, furono proprio i servizi inglesi che suggerirono, per la sua capacità organizzativa, Mario Bocchi alla carica di primo cittadino di Parma.
“Come sindaco, prosegue il professor Vecchio, molti problemi erano da risolvere.
- l’epurazione, un problema molto grave e fattore divisivo per tutta l’Italia. Un problema che spacca l’opinione pubblica e spacca i partiti.
- Il problema dell’approvvigionamento e della distribuzione dei generi alla cittadinanza;
- Il reinserimento al lavoro dei reduci di ogni tipo e dei disoccupati;
- Il problema della ricostruzione materiale della città dopo i bombardamenti. Ricostruzione materiale ma anche gestione degli sfollati:
- Il problema dei monumenti danneggiati a partire dal monumento a Verdi;
- Infine il problema della sicurezza e dell’ordine pubblico. Non dimentichiamo che all’epoca c’era il banditismo e in quel periodo il giovane capitano dei carabinieri Dalla Chiesa si fece le ossa e sperimentò, con successo, quello che poi utilizzò contro il terrorismo, ovvero l’utilizzo degli infiltrati.”

Il professore prosegue nella narrazione della seconda fase della vita politica di Bocchi, quando a Milano era presidente del collegio dei probiviri della DC lombarda, delle sue amicizie con Marcora e Mattei, quest’ultimo a capo dell’ENI ma anche ex dirigente dei servizi segreti anch’egli. Insomma tutta una serie di ruoli che bene o male fanno convergere al periodo della resistenza e alla sua appartenenza ai servizi di informazione.
Se con questo libro si introduce un importante tassello nella storia di Parma, tanti altri interrogativi fa emergere.

A concludere i lavori è stato l’intervento del nipote, Andrea Saccani, il più grande dei nipoti di Mario Bocchi. “Anche noi sapevamo molto poco di Mario, si diceva, era mia nonna Jole che sapeva tutto, che aveva fatto il sindaco ma che avesse smesso perché non gli piaceva farlo” Questo sino a quando i familiari si sono imbattuti nel team di storici che li hanno indotti a fare delle ricerche trovando, nella cantina del padre, due scatoloni di materiale; gli effetti personali di provenienza dalla casa di Milano (era di proprietà della DC ndr) che dovettero a un certo punto lasciare e perciò distrussero tutti i documenti che non erano di pertinenza familiare. Quindi nulla della sua vita politica è sopravvissuto a quel trasloco. “Nel cassetto della scrivania c’erano tutte le tessere della DC, altre tessere e poche foto, perché non voleva essere fotografato, oltre a tutte le vignette che lo ritraevano e custodiva e altro che poteva sembrare di poco conto.” Tutto materiale che il nipote diede ai ricercatori i quali, con pazienza infinita, riuscirono a dare una giustificazione e una collocazione, pezzo per pezzo a ogni oggetto o scritto rinvenuto 40 anni dopo il lascito, scatoloni mai aperti prima.

 
PARMA 2020: la cooperazione c'è, ha sottolineato Andrea Bonati Presidente di Confcooperative di Parma, in calce al convegno, il quale evidenzia l'importanza della partecipazione sociale delle organizzazioni - "Un’Organizzazione è parte di una Comunità, e pertanto è giusto contribuire alla sviluppo della stessa nelle più svariate sfaccettature. Anche un contributo alla Cultura è importante. Per questo tra le diverse iniziative abbiamo voluto, unitamente all’Associazione “Giuseppe Micheli”, promuovere uno studio/ricerca e la sua pubblicazione, su “Mario Bocchi” uomo della resistenza e primo sindaco di Parma.
Mi fa particolarmente piacere poter presentare questo libro proprio ora in cui Parma è capitale della Cultura italiana, facendolo a poche ore dall’ apertura ufficiale nella sede Municipale, ricordando una persona che per vari motivi è stata dimenticata nel tempo, ma che diede un contributo rilevante nei momenti più difficili del nostro territorio. E’ anche grazie a persone come questa se oggi Parma è diventata capitale della Cultura Italiana.
La cooperazione ha un ruolo importante nella nostra Provincia, basti ricordare il ruolo che ha nella produzione del migliore formaggio al mondo, o all’altro estremo, il valore della tanta cooperazione sociale, e per noi essere qui in questo momento significa anche voler evidenziare questo ruolo."

 

PROGRAMMA EVENTO
Saluto di
Alessandro Tassi Carboni
Presidente del Consiglio Comunale di Parma
Carmen Motta
Presidente Istituto storico della Resistenza
e dell’Età contemporanea di Parma
Relazione di
Giorgio Vecchio
Professore ordinario di Storia Contemporanea Università di Parma
Insieme con l’autore Giuliano Masola,
saranno presenti il nipote Andrea Saccani,
Marco Minardi, Pietro Bonardi
che hanno collaborato nella stesura del libro
Modera la presentazione
Eugenio Caggiati
Presidente Associazione Giuseppe Micheli
SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PARMA
PARMA 8 GENNAIO 2020
ore 10,30
Presentazione del libro
di Giuliano Masola
MARIO BOCCHI
PRIMO SINDACO DI PARMA
dalla Resistenza alla Democrazia


Chi è l'Autore:
Giuliano Masola è nato nel 1948 a Gaione e vive a Parma. Diplomato in Ragioneria, dopo aver lavorato per oltre quarant’anni, si è rimesso a studiare
Nel 2011 ha conseguito la laurea triennale in “Civiltà letterarie e Storia delle civiltà”e, nel 2013, quella magistrale in “Giornalismo e cultura editoriale” presso l’Università di Parma. Nel 2000 è stato insignito della Stella al Merito del Lavoro.
Nel 2013, con Giancarlo Panicieri, ha pubblicato Il Canale del Vescovo e nel 2016, con Paolo Bongrani, Arturo Cantadori, Diario di guerra e di prigionia (1917-1919); Alfredo Dondero, cavalleggero e gentiluomo è del 2018. Un “parentado” fra due grandi casate. Margherita Farnese e Vincenzo Gonzaga (1581-1583) è stato pubblicato nel 2013, mentre Donna Maura Lucenia al secolo Margherita
Farnese (1583-1643) è uscito nel 2019.

 

Pubblicato in Cultura Parma
Venerdì, 17 Maggio 2019 11:03

Il gran fascino del Castello di Torrechiara

Di Nicola Comparato Torrechiara 17 maggio 2019 - Percorrendo la Strada Massese, in provincia di Parma, è impossibile non notare il Castello di Torrechiara, situato nell'omonima località frazione del comune di Langhirano.

Secondo le informazioni più attendibili, la costruzione del castello è fatta risalire all' anno 1446/1460 per volere di Pier Maria Rossi. Degna di nota è, senza ombra di dubbio, la storia d'amore tra Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini.
La loro favola romantica viene narrata attraverso le opere presenti in ogni angolo del castello, prima fra tutte la "Camera d'oro".
Il fascino della fortezza medievale non lascia certo indifferenti i visitatori che restano letteralmente incantati dalla magia del luogo. Il Castello di Torrechiara ha anche ispirato numerosi artisti, registi e cantanti.
Tra i film girati in loco, merita di essere citato il grande capolavoro cinematografico "LadyHawke", diretto da "Richard Donner" e interpretato da "Rutger Hauer", "Michelle Pfeiffer" e "Matthew Broderick"

Valentina Carpin, da sempre appassionata di storia del territorio parmense, si è recata sul posto per farci rivivere la magia del Castello di Torrechiara con i suoi emozionanti scatti fotografici.

(Foto e Gallery di Valentina Carpin)

Domenica, 05 Maggio 2019 07:18

Castellaro: L'acquedotto abbandonato

Di Nicola Comparato e Foto di Valentina Carpin Sala Baganza , 4 maggio 2019 - Da Castellaro, frazione del comune di Sala Baganza, arriva una nuova segnalazione alla redazione della Gazzetta dell'Emilia. Alcuni residenti della zona ci rammentano lo stato di degrado e abbandono in cui versa l'acquedotto "Ponte della nave", detto anche "Ponte Romano".

La struttura, che attraversa il "Rio Ginestra", viene attribuita ai "Sanvitale" nel XIII secolo, in seguito a portarlo alla attuale fisionomia è stato l'intervento di Ranuccio I Farnese e infine ai nostri giorni si presenta come una vera e propria "costruzione fantasma". Il primo grido d'allarme, per lo stato di degrado del prezioso manufatto, fu lanciato sin dagli anni '80 dal Centro Studi della Valbaganza ma, a quanto pare, è rimasto del tutto inascoltato.

Valentina Carpin, con i suoi scatti fotografici, testimonia l'attuale stato di abbandono e chissà che questi non servano a smuovere gli animi di qualche generoso benefattore, prima che sia troppo tardi.

Per le vostre segnalazioni alla redazione della Gazzetta dell'Emilia scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

(Foto e Gallery di Valentina Carpin)

 

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Pubblicato in Archeologia Parma

Martedì al Circolo di Lettura l'incontro degli studenti con lo storico e scrittore Sebastiano Parisi.

"Cornocchio: la nostra storia, l'ultimo bombardamento 61 civili morti nel rifugio" è il titolo dell'incontro che si terrà martedì 30 Aprile prossimo a partire dalle ore 10 nei locali del Circolo di Lettura e Conversazione in via Melloni.

La mattinata, come ogni anno, approfondirà le tragiche vicende del 2 Maggio del 1944 in cui i bombardieri alleati - nell'intento di danneggiare la ritirata tedesca - colpirono alcuni obiettivi "strategici", ma anche il rifugio in cui si erano radunati per mettersi in salvo numerosi civili.

Un cosiddetto "danno collaterale" che finì in tragedia in cui persero la vita 61 parmigiani e alcuni passeggeri di un convoglio che transitava presso lo scalo ferroviario, tra via Reggio e Viale Piacenza, che scesero frettolosamente all'interno del rifugio per ripararsi dal bombardamento imminente.

Quest'anno l'Associazione Vittime Civili, insieme al Comitato per le Celebrazioni del Cornocchio, con la collaborazione del Comune di Parma e il patrocinio dell'Associazione Arma Aeronautica di Fidenza e l'Università telematica Pegaso ha invitato come relatore ufficiale del convegno lo storico Sebastiano Parisi autore di svariate pubblicazioni su quel periodo dell'Italia settentrionale sotto le bombe.

L'intento dell'Associazione Vittime Civili è infatti quello di individuare in tutte le città colpite da questi drammatici eventi elementi storici e umani che possano creare una rete di iniziative periodiche volte a non dimenticare mai l'accaduto.

Al dibattito, organizzato dal presidente del Comitato per il Cornocchio Egidio Tibaldi e coordinato dal giornalista Andrea Gavazzoli , oltre allo scrittore Sebastiano Parisi interverranno il presidente dell'Associazione Vittime Civili Alfredo Isetti, il Colonnello dell'Aereonautica Alberto Bianchi e i testimoni e superstiti dell'eccidio Dino Sozzi e Alberto Michelotti oltre agli studenti delle scuole superiori.

Pubblicato in Cultura Parma

di LGC Parma 19 luglio 2018 - La figura, per certi versi controversa, di Guido Picelli torna a essere di attualità, non solo perché il prossimo 1 agosto si celebrerà la ricorrenza della vittoriosa battaglia del 1922 di Parma, ma anche e soprattutto alla attenzione che periodicamente riserva il regista parmigiano, Giancarlo Bocchi, al "comandante Picellli". Infatti al "Comandante" Giancarlo Bocchi ha dedicato un libro e un documentario, per la realizzazione del quale l'autore ha svolto ricerche approfondite dal 2007 negli archivi di  Spagna, Italia e Russia, e di cui la RAI ha acquisito, per tre anni, i diritti e le cui messe in onda hanno sempre riscosso interesse di pubblico.

E per una città della cultura che si rispetti, ogni angolo deve essere valorizzato adeguatamente. Decoro che non sembra appartenere all'area dove sorge il "misero" monumento a Guido Picelli e sul quale il regista parmigiano ha da fare osservazioie, e con piacere pubblichiamo.

Riceviamo e pubblichiamo da Giancarlo Bocchi - Autore de "Il Ribelle, Guido Picelli un eroe scomodo" -

PARMA CAPITALE DELLA CULTURA?
La città di Parma vorrebbe fregiarsi nel 2020 del titolo di "capitale della cultura". Ci sono tanti motivi per ritenere che tale titolo possa essere poco realistico. Sicuramente Parma, per come vengono trattati archivi, palazzi storici e monumenti, non è "la capitale della storia". Un esempio: il sindaco ex grillino, Federico Pizzarotti, che ora si definisce "sindaco antifascista", mantiene in modo indecoroso il piccolo monumento dedicato a Guido Picelli, l'eroe dell'antifascismo, collocato nel piazzale omonimo.

Il manufatto già di per sé esteticamente inguardabile, che sminuisce la memoria del Comandante che vinse la prima battaglia contro il fascismo nel 1922 e la prima nella difesa di Madrid nel 1937, è attorniato da contenitori per le immondizie vetrose, per i vestiti dismessi, per la spazzatura e da una casupola, non si sa se abusiva, edificata su un marciapiede retrostante. Già nel passato il monumentino era stato oltraggiato con un movimento rotatorio di 180 gradi per favorire una manifestazione ludica sulla piazza o era stato lordato con scritte di stampo fascista. Cosa pensano di questa vergogna i dirigenti dell'Anpi e delle altre associazioni che il prossimo primo agosto celebreranno la ricorrenza della vittoriosa Battaglia di Parma del 1922?

 

Pubblicato in Cultura Parma

Pienone di studenti e docenti oggi all'Istituto Rosa Luxemburg di Bologna per il taglio del nastro de "1938 - La storia".

Simonetta Saliera, Presidente dell'Assemblea legislativa regionale dell'Emilia-Romagna, Marilena Pillati, Vicesindaco di Bologna, Daniele De Paz, Presidente della Comunità ebraica di Bologna, Luca Alessandrini, Direttore dell'Istituto Parri di Bologna, e il direttore scolastico regionale Versari hanno inaugurato la mostra realizzata dal Museo della Shoah in collaborazione con altre importanti associazioni e istituzioni che per i prossimi 7 giorni farà tappa a Bologna all'interno di un percorso itinerante in varie città italiane.

"Questi pannelli - spiega Saliera - ci raccontano della brutalità e della viltà delle leggi razziali ai danni dei cittadini e delle persone di religione ebraica: 80 anni il regime di Mussolini volle questi provvedimenti e l'allora capo dello Stato italiano, Re Vittorio Emanuele III le promulgò senza esitazione firmando una delle pagine più brutte e vili della storia italiana".

Pubblicato in Cultura Emilia

Parma per gli altri e Istituto storico della resistenza e dell'atà contemporanea insieme, per un progetto dedicato alla città di Parma e alla sua storia coloniale. 

Un percorso di condivisione e di riflessione che vuole coinvolgere tutta la comunità.

E proprio a Parma, una città di incontri, oltre il Mediterraneo, già da un secolo, l'Associazione lancia un appello: «Siamo alla ricerca di racconti, fotografie, articoli, oggetti e cartoline che possano restituire la visione dell'Etiopia ed Eritrea e di ciò che accadeva oltremare nel periodo coloniale e post- coloniale»

Parma per gli Altri, la ONG che opera in Africa da più di 25 anni, soprattutto in Etiopia e Eritrea, dove in collaborazione con le comunità locali realizza progetti di sviluppo di comunità, sanitario, scolastico ed economico, con una particolare attenzione rivolta alle donne, presenta un progetto dedicato alla creazione di un archivio di storie e tracce di memorie private di parmigiani che testimoniano le relazioni intessute durante il passato coloniale e post-coloniale del nostro paese in Etiopia e in Eritrea.

«Siamo alla ricerca di racconti di vita, fotografie, articoli, oggetti e cartoline che possano restituire la visione dell'Etiopia e di ciò che accadeva oltremare nel periodo coloniale e post- coloniale, narrato da chi in Etiopia e in Eritrea c'è stato - afferma Paola Salvini, presidente di Parma per gli Altri - e dai racconti di parenti, amici o conoscenti dei protagonisti del periodo storico. Riteniamo molto importante questa ricerca per il suo valore educativo e culturale ed apprezzeremo molto la collaborazione di tutta la nostra comunità cittadina e di provincia. Ogni contributo sarà prezioso».

 

193908-ABA-PPA ImmagineL'immagine ritrae Luigi Bontempi nel 1939 ad Addis Abeba (Etiopia), foto gentilmente concessa dal figlio Pier Luigi Bontempi

Un primo piccolo passo verso questo ambizioso obiettivo è il progetto RACCONTARE PER LA STORIA, un laboratorio didattico sul colonialismo italiano, realizzato con il contributo di Comune di Parma e organizzato in partnership con l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea, che si propone di sviluppare percorsi laboratoriali in 3 classi scolastiche delle scuole secondarie di secondo grado della città di Parma.
Chiunque possiede in casa informazioni o materiali utili alla realizzazione dell'archivio può telefonare al numero 0521/236758 oppure scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Continua l'impegno di Parma per gli Altri anche in città: il valore della memoria torna ad essere centrale per costruire e affrontare le dinamiche cittadine, creare momenti di confronto e dialogo.

Pubblicato in Cultura Parma

Dizionario biografico delle Parmigiane: il volume, realizzato con il contributo di Intesa Sanpaolo, è stato presentato a Palazzo Sanvitale, con Canova, Gennari e la curatrice Dalcò. Non è in vendita, sarà offerto in omaggio a coloro che ne faranno richiesta, fino ad esaurimento.

Parma, 16 dicembre 2016 

Un contributo importante, quello delle donne, alla storia e alla cultura della società parmense, che trova il giusto riconoscimento all'interno della nuova edizione del Dizionario biografico delle Parmigiane. Presentato ieri pomeriggio nella prestigiosa Sala delle Feste di Palazzo Sanvitale, sede di Intesa Sanpaolo, è un omaggio al valore in campo politico, sociale, economico, culturale delle donne della nostra città, perché non vengano dimenticate. La pubblicazione, promossa dalla Provincia di Parma, col sostegno di Intesa Sanpaolo, è curata dalla storica Fabrizia Dalcò, e viene ora ristampata in un unico volume, realizzato dalla Nuova Editrice Berti di Parma, dopo che le precedenti edizioni erano andate da tempo esaurite. Il volume contiene le biografie di circa duemila donne di Parma e provincia, con un importante apparato iconografico.

Dizionario biografico delle Parmigiane4

Alla presentazione hanno preso parte il Michela Canova sindaca di Colorno e Delegata della Provincia di Parma, il dirigente Gabriele Annoni, Roberta Gennari Specialista Enti di Intesa Sanpaolo e la curatrice Fabrizia Dalcò.

"La Provincia di Parma ha tra le sue funzioni fondamentali la promozione di pari opportunità tra donne e uomini – ricorda il Presidente Filippo Fritelli – E la conservazione della memoria e la proposizione di esempi è certamente un campo importante per indicare alle bambine e alle giovani donne di oggi la vastità delle loro possibilità. Questa opera vuol dare conto del contributo che sempre le donne hanno dato alla storia e alla cultura della società parmense, purtroppo non sempre riconosciuto, né valorizzato."

"Siamo lieti di aver affiancato la Provincia di Parma nella realizzazione del progetto editoriale di ristampa di un prezioso regesto della storia femminile parmigiana – commenta Roberta Gennari Specialista Enti – Intesa Sanpaolo rappresenta la continuità storica di Banca Monte Parma e conferma, con il sostegno a questa iniziativa, la vocazione a continuare ad essere banca del territorio, a supporto della città e degli eventi culturali più importanti della nostra comunità. Si chiude un 2016 che ha portato i primi segnali di ripartenza del ciclo economico e ci auguriamo si apra un nuovo anno più decisamente avviato alla ripresa e ricco di successi per Parma e il suo territorio. Intesa Sanpaolo ha fatto e farà la sua parte per dare nuove opportunità di crescita all'economia locale, con una banca ben radicata e vicina alle famiglie ed alle imprese, insieme alla forza di un grande Gruppo creditizio internazionale."

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Michela Canova sindaca di Colorno e Delegata provinciale sottolinea l'importanza delle impronte che le donne hanno lasciato in campo politico, sociale, economico, culturale, anche sul nostro territorio. "Nel Dizionario troviamo donne nate a Parma e nel Parmense ma anche nate altrove e qui vissute a lungo – spiega - Di ciascuna il volume propone una scheda biografica che ne ricostruisce vita e opere. Sono imprenditrici, giornaliste, antifasciste, poetesse, insegnanti, attrici, religiose, benefattrici, amministratrici, e molte altre ancora. Una storia di Parma e del Parmense raccontata e agita dal punto di vista delle donne."

Le schede sono state composte dalla curatrice consultando altri dizionari e fonti d'archivio, ma anche con un ricco lavoro di raccolta di informazioni fatto di incontri e di colloqui con parenti, amici, conoscenti delle donne citate.

"Il Dizionario biografico delle Parmigiane vuole dare valore e risalto alla storia delle donne di Parma. Conoscerne i nomi e i cognomi, le storie, molte già inserite in enciclopedie e dizionari ma che si confondono, s'annebbiano, si perdono in una folla di nomi e cognomi di uomini. L'obiettivo principale è stato la ricerca, la conservazione e l'elaborazione del materiale relativo alla storia delle donne; il criterio è stato raccontare biografie di donne che non ci sono più - commenta la curatrice Fabrizia Dalcò - Dopo i due volumi, prodotti nel 2012 e nel 2014, si è pensato a un unico volume, diverso per impostazione grafica e per la copertina. L'operazione tiene conto del lavoro fatto in precedenza e per questo voglio ringraziare Marcella Saccani, già assessora provinciale, senza il cui intuito e perseveranza il Dizionario non avrebbe preso corpo".

Il volume, che non è in vendita, sarà offerto in omaggio a coloro che ne faranno richiesta, fino ad esaurimento.

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Pubblicato in Cronaca Parma
Sabato, 03 Dicembre 2016 09:45

A tavola con Maria Luigia

Carlo Vanni & Eliselle firmano per I Quaderni del Loggione un volume che abbina la storia di Maria Luigia di Parma a ricette di cucina. L'intervista agli autori.

Di Manuela Fiorini

Modena, 3 dicembre 2016 

Un libro che si legge tutto d'un fiato, grazie alla grafica accattivante, caratteristica della collana "I Quaderni del Loggione" (Damster Edizioni), che coniuga contenuti di qualità a ricette storiche o della tradizione. Si intitola "Le delizie della duchessa – Maria Luigia a tavola" il nuovo titolo monografico firmato dalla coppia di scrittori Carlo Vanni & Eliselle che ripercorre in maniera ironica, ma storicamente puntuale, le diverse fasi della vita di Maria Luigia di Parma, di cui quest'anno ricorrono i 200 anni del "trasferimento" dalla natia Vienna all'Emilia.

Ma chi era la Duchessa, tanto amata dai parmensi, quanto mal vista dai francesi?

Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d'Asburgo Loreta, conosciuta più semplicemente come Maria Luisa d'Austria o Maria Luigia di Parma, ha vissuto praticamente tre vite. Alla corte austriaca, dove era nata il 12 dicembre 1791, poi come Imperatrice dei Francesi, in quanto moglie di Napoleone Bonaparte per suggellare la Pace di Vienna. Dopo la sconfitta del consorte nella battaglia di Wagram, tuttavia, si rifiuta di seguirlo in esilio all'isola d'Elba e se ne torna con il figlio alla corte di Vienna. Con la disfatta del Bonaparte a Waterloo rimane fedele alla famiglia di origine, che la ricompensa concedendole dopo il Congresso di Vienna, il Ducato di Parma e Piacenza. Maria Luisa si trasferisce in Italia il 20 aprile 1816, insieme al suo nuovo compagno, il generale Adam Neippeg, dal quale avrà poi i figli Albertina (nel 1817) e Guglielmo (nel 1819). In Emilia si fa chiamare Maria Luigia e qui rimarrà per il resto della sua vita, molto amata dai parmensi, per i quali era semplicemente "La Duchessa".

Maria Luigia di Parma

Dopo questa necessaria digressione per introdurre il personaggio, passiamo ora la parola agli autori

Un libro che coniuga la figura storica di Maria Luigia a ricette di cucina. Come nasce questo binomio?

"Stavamo presentando il precedente libro, "Cucino ergo sum", preso il Festival Gola Gola, a Parma, e nel parlare delle bellezze della città con una delle organizzatrici il discorso è caduto sulla sua storia, e quindi su Maria Luigia. Da lì al corto circuito il passo è stato breve. In precedenza erano già stati scritti alcuni libri con lo stesso argomento, perché la ricchissima cucina parmigiana invoglia; noi abbiamo lavorato molto sia sulla ricerca storica che sull'argomento della storia del cibo, arricchendo il più possibile le due idee assieme. Il risultato è stata una biografia piuttosto completa, nel contesto di un bello spaccato del periodo storico di riferimento, e una raccolta di ricette indicizzate ai vari periodi della vita di Maria Luigia...a seconda delle cucine che all'epoca frequentava".

Maria Luigia ha vissuto tre vite: alla corte austriaca, dove è nata, in Francia come moglie di Napoleone e infine a Parma, dove concluse i suoi giorni amata dai parmensi. Nella sua vita ebbe quindi modo di assaggiare altrettante tradizioni culinarie. Teneva "separate" le ricette (i suoi cuochi, più che altro) o da questo melting pot è scaturita qualche ricetta "fusion"?

"I suoi cuochi sì, li teneva separati, li frequentava in tempi diversi l'uno dall'altro, sennò si ingelosivano. Ah, forse non era questa la domanda! No, diciamo che la sua idea di cucina era ben precisa e tendeva sempre a ricadere in due grandi scuole, quella austriaca e quella francese. Più che altro, a seconda dell'evento si serviva in tavola l'una o l'altra; ad esempio, per quasi tutte le evenienze pubbliche comandava l'etichetta francese, o quanto di più simile fosse possibile, mentre se venivano in visita dignitari austriaci, specie papà, si tornava a pretzel, vino del Reno e crauti. E non facciamo tanto per dire. Un'altra cosa che determinò quale cucina fosse servita furono i soldi: quando chi teneva i cordoni della borsa era austriaco, anche a tavola si respirava quella certa aria di sobrietà. Melting pot se ce ne furono, furono pochi e sporadici; in particolare, la cucina italiana non tenne particolarmente banco. Molte delle ricette oggi intitolate a lei sono omaggi tanto affettuosi quanto tardivi".

Quali sono state le vostre fonti per risalire ai piatti che finivano sulla tavola della duchessa?

"Siamo partiti dalle note trovate nei libri di Goldoni e di Spinosa per riallacciarci ai libri di ricette nei quali viene omaggiata, in particolare i libri della Sichel e di Battei. Poi, indispensabile per le tantissime notizie, estremamente precise, è stato il libro di Zannoni che si rivela sempre storico impareggiabile; a questo abbiamo aggiunto un bel po' di ricerca storica, come dicevamo, per capire prima ancora delle ricette quali fossero gli influssi delle culture che si era trovata ad attraversare durante il lungo viaggio che fu la sua vita. Quindi, testi di storia, ma anche di antropologia culturale, e di storia del cibo, per non dire dei vecchissimi manuali di cucina dell'epoca che sono una vera miniera d'oro. Poi, alcune cose tratte dal sito Gastrolabio, costate molta fatica in termini di ricerca e che non ci è sembrato vero di poter utilizzare qui".

La storia di Maria Luigia è conosciuta ancora troppo poco. Poteva soccombere agli eventi (o perdere la testa, come Maria Antonietta di cui era parente), invece ha saputo ritagliarsi una propria dimensione, rompendo gli schemi, avendo anche figli illegittimi con un uomo non imposto per motivi politici o dinastici. Voi che, per scrivere questa storia avete dovuto documentarvi su di lei, che idea vi siete fatti su questo personaggio?

"Maria Luigia è un personaggio estremamente controverso che la Storia non è ben riuscita a inquadrare, nel senso che non sono riusciti ad impossessarsene come icona: da qualsiasi lato la si guardi, non ce n'è mai abbastanza per trasformarla in una paladina di qualcosa o nell'anima nera di qualcos'altro. Forse il più grosso dispetto che le è stato fatto è stato quello di volerla leggere alla luce della moderna idea di femminilità: chi la dipinge come donna in carriera, nel bene e nel male, chi invece come madre fallita, o come governante timida o al contrario come donna emancipata. La risposta che ci siamo dati noi è che era forse meglio considerarla come persona prima che come donna; chiunque, di qualsiasi sesso, si fosse trovato senza capacità incredibili in una tempesta di eventi come quella cui fu sottoposta non avrebbe fatto altro che la figura della comparsa. Per questo lei non riesce ad essere né eroina, per le sue molte debolezze, o supposte tali, né figura tragica; è una donna che parte con un percorso ben preciso da compiere e strada facendo si ritrova veramente ad essere maltrattata. L'educazione ricevuta, forse anche qualche debolezza organica, o ereditaria, l'enormità delle altre figure in campo la mettono in grave condizione di svantaggio, sin dall'inizio. Tutto sommato crediamo che non abbia fatto la pessima figura che molti dicono e conoscendola da vicino abbiamo preso ad apprezzarla, se non addirittura a sviluppare una certa simpatia nei suoi confronti".

La storia di Maria Luigia è narrata con uno stile a tratti leggero e ironico, con richiami alla modernità. Un modo per fare conoscere la storia della duchessa divertendosi?

"Certamente sì! Molte delle situazioni che incontrerete nel libro, per quanto drammatiche e serissime, viste con un certo distacco e raccontate davanti a una bottiglia di vino avrebbero alla fine fatto ridere anche i diretti interessati, figuriamoci noi che siamo al sicuro dagli eventi. E infatti, ci siamo divertiti molto. Ed è lì che nasce la simpatia verso i personaggi delle vicende: a volte sono insopportabili, tirannici, boriosi, manipolatori; altre volte si scorgono le loro immense debolezze. Umani, insomma, e in quanto tali soggetti ai capricci della sorte; l'unico modo per colmare lo svantaggio nei confronti del Destino è ridere, ridere sempre".

Avete avuto modo di "sperimentare" alcune delle ricette della Duchessa? Se sì, quale vi è piaciuta di più e perché?

"Ne abbiamo provata più di una, e ne abbiamo tralasciate molte che per il palato moderno sarebbero orribili, mentre all'epoca venivano considerate irresistibili leccornie. Se volete provare anche voi senza correre rischi inutili, pollo alla Marengo per la cucina napoleonica (altro praticamente non c'è), Sachertorte, risotto alle violette, baccalà alla certosina. Molti piatti sono poi pezzi forti della cucina emiliana e parmigiana in particolare, e sono arcinoti. Attenzione a non seguire troppo le orme della Duchessa perché era estremamente golosa di dolci!"

Un pregio e un difetto di Maria Luigia (non ditemi che non sapeva cucinare!)

"Un pregio fondamentale, la bontà d'animo. Se non l'avessero trascinata per mezza Europa avrebbe potuto essere una delle regnanti più dolci e generose di tutti i tempi, e anche così in tal senso è riuscita senz'altro a distinguersi. Difetto altrettanto fondamentale, e insopprimibile, una grande debolezza psicologica che la portò a cercare di rifuggire ogni difficoltà se appena possibile, a mettersi in mano a personaggi cui affibbiare le responsabilità, a obbedire prontamente all'autorità paterna. Le rare volte in cui si ribellò fu per il terrore sopraffacente che uno stato di cose a lei favorevole potesse essergli strappato di mano. E anche le cose vergognose di cui è spesso accusata nei rapporti con gli altri, disinteresse, fuga, possono senza dubbio venir lette alla luce di questa sua grandissima carenza, cui non poteva far fronte in alcun modo. Ma a dire il vero era stata praticamente costruita così, e in Casa Asburgo non aveva del resto molti esempi particolarmente edificanti di decisionalità e forza d'animo".

MARIA LUIGIA - libro ricette EDIZIONI DEL LOGGIONE 

SCHEDA LIBRO
Carlo Vanni & Eliselle
Le delizie della Duchessa – Maria Luigia a tavola
I Quaderni del Loggione – Damster Edizioni
Pag 196 – 9 euro
In vendita su: www.damster.it  e www.loggione.it  e nei principali bookstore

Pubblicato in Cultura Parma
Venerdì, 12 Febbraio 2016 20:42

Professione Public Historian

L'Università di Modena e Reggio Emilia è stata la prima in Italia a ospitare un Master in Public History, volto a formare una nuova figura professionale, quella dello Storico per il Pubblico, che si avvale delle nuove tecnologie per divulgare la storia a pubblici diversi, ma senza rinunciare al rigore scientifico.

Di Manuela Fiorini

MODENA - Si chiama Public Historian la nuova figura di studioso della Storia che si avvale di nuovi linguaggi e strumenti per raccontare il passato a pubblici diversi, utilizzando tecniche di comunicazione che vanno dal public speaking alla scrittura on line, dal docu-film alla musica, passando per la televisione, il teatro e il web, ma senza rinunciare al rigore scientifico.

Modena è stata la prima sede in Italia, dopo Parigi e Berlino, a ospitare un Master di II livello per formare questa innovativa figura di storico. Organizzato dall'Università di Modena e Reggio Emilia, e diretto dal Prof Lorenzo Bertucelli, il master è partito lo scorso mese di ottobre, ha una durata annuale e vede coinvolti anche l'Istituto storico di Modena, la Fondazione ex Campo di Fossoli di Carpi, Istoreco di Reggio Emilia e l'Istituto Museo Cervi di Gattatico di Reggio Emilia.

Sono cinquanta i futuri Public Historian che stanno frequentando il master. Tra questi c'è Gabriele Sorrentino, già scrittore e storico.

Gabriele Sorrentino

Lo storico Gabriele Sorrentino - Foto di Daniela Ori

Chi è il Public Historian?
"E' uno storico che utilizza metodi nuovi per raccontare la propria ricerca. E' un accademico che parla un linguaggio non accademico pur mantenendone il rigore, qui sta la difficoltà. In questo approccio deve lavorare in team con altre figure professionali per essere in grado di utilizzare tutti i media possibili per rendere appetibile e comprensibile l'esito di una ricerca storica. Tra questi media vi è la narrativa, la graphic novel, il gioco di ruolo, il documentario, sono al vero e proprio spettacolo teatrale".

Quali sono gli sbocchi professionali di questa figura?
"Nei Paesi anglosassoni dove la disciplina è nata una trentina di anni fa lo storico per il pubblico lavora in diversi campi come le installazioni reali e virtuali, le manifestazioni culturali, le esibizioni fotografiche, le ricostruzioni storiche, gli itinerari geografici e i parchi tematici. Sono questi i campi naturali di questa figura in Italia".

Pensiamo sempre allo storico come al classico studioso che passa il suo tempo su volumi polverosi. Invece, il nuovo approccio, si serve delle nuove tecnologie per parlare del passato anche nel presente e, soprattutto, nel futuro. In che modo la figura "classica" dello storico e i nuovi strumenti possono "andare a braccetto"?
"Lo storico per il Pubblico è uno storico classico che impara a uscire, passami la metafora, dall'archivio. La base del lavoro dello storico di PH è ancora la ricerca e il rispetto di tutte le fonti. La differenza sta nel modo in cui l'esito della ricerca viene esposto, non più attraverso una pubblicazione per iniziati, ma attraverso una serie di media in base al target che si vuole raggiungere. L'equilibrio tra l'appeal e il rigore è la parte più difficile del lavoro dello storico per il pubblico ma, nello stesso tempo, è anche la parte più qualificante di esso: l'obiettivo, infatti, è non lasciare la divulgazione di massa a persone che non hanno la professionalità per fornire contenuti storici adeguati".

Quali sono i nuovi metodi di approccio alla storia secondo le nuove tecnologie?
"La premessa è che occorre lavorare in team con tutte le professionalità necessarie sulla base di un progetto ben definito, che tenga conto anche delle risorse. Una volta deciso il target si può studiare un piano di comunicazione scegliendo le nuove tecnologie più adeguate. Sicuramente, la tecnologia permette approcci meravigliosi: pensiamo a uno scavo archeologico dove, tramite un codice QR l'utente può vedere sul suo smartphone com'era e come si è evoluto nel tempo il monumento che ha davanti. O, ancora, tramite una geo-localizzazione può conoscere la storia dell'angolo in cui si trova. Immaginiamo ancora musei in cui è possibile effettuare un'esperienza sensoriale di un evento storico tramite immagini tridimensionali, rumori, odori, luce e assenza di luce. Vi sono poi approcci più tradizionali che utilizzano il teatro di narrazione, il gioco oppure la narrativa".

Alla luce degli sviluppi tecnologici, che cosa intendiamo quando parliamo di fonti? La fonte è qualsiasi documento che può essere interrogato dallo storico per ricostruire un determinato avvenimento. A partire dal XIX secolo, lo storico ha avuto a disposizione molte più fonti di quelle di un "collega" che si occupa di epoche più remote. La nascita della fotografia e del cinema ha permesso la creazione di archivi di immagini che prima non esistevano. Oggi, disponiamo della voce dei protagonisti, una cosa impensabile per Napoleone o Giulio Cesare. Lo stesso web, come i media, possono essere considerate fonti per uno studio su epoche più vicine alla nostra. Insomma, soprattutto chi si occupa di storia contemporanea ha a che fare con un numero più ampio di fonti con le quali misurarsi. L'approccio di storia per il pubblico, però, è applicabile come filosofia anche alle epoche più remote. Non avremo un'intervista reale a Giulio Cesare ma possiamo costruirne una verosimile".

Pubblicato in Cultura Modena
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