È innegabile che la conformazione delle città sottoposte a estesi fenomeni di immigrazione ed emigrazione siano soggette a costanti cambiamenti; tali cambiamenti sono conseguenti agli spostamenti migratori che da generazioni e generazioni hanno interessato non soltanto l’Italia, ma il mondo intero. Parma stessa ha conosciuto importanti mutamenti della sua struttura demografica. 

Secondo i dati Istat del Comune di Parma, aggiornati al 1° gennaio 2018, i cittadini non italiani residenti nel capoluogo sono circa 32.306 e rappresentano il 16,5% della popolazione residente.

La formazione di un mondo sempre più globalizzato, se da una parte ha portato con sé importanti possibilità di scambio culturale, ha anche amplificato un certo sentimento di dispersione che, come afferma Bauman nella sua La società dell’incertezza (1999), può divenire un’opportunità o un rischio per tutti gli attori sociali che, attraverso il fenomeno migratorio, esperiscono cambiamenti radicali di contesto e di stile di vita. In questo senso il concetto di identità diventa materia complessa e difficilmente cristallizzabile, soggetta a studi di carattere sociologico, antropologico, psicologico etc.. Ed è proprio in questo contesto in cui tante realtà, storie e tradizioni si incrociano  in una città come Parma, con la sua storia secolare e particolarità, che entra in gioco il concetto di multiculturalismo. Per multiculturalismo si intende la concezione secondo cui all’interno della società sono presenti più culture e più comunità che convivono nello stesso ambiente rispettandosi reciprocamente, senza assimilarsi – direttamente o indirettamente -  alla cultura dominante. Il termine vuole definire un tipo di società caratterizzato dalla presenza simultanea di una pluralità di gruppi differenti che fungono da base di riconoscimento per tutti i loro membri. Il tema rimanda inevitabilmente al contatto e confronto con le varie culture che, nel convivere, si conoscono e si rispettano. Il concetto ha sicuramente bisogno di ulteriori approfondimenti di carattere sociologico, soprattutto per quanto riguarda il tema dell’identità che, come già definito, è un concetto di una complessità difficilmente inquadrabile. Ciò che però si vuole esaltare con questo articolo è come ogni comunità porti con sé tradizioni, usi e costumi con la volontà di valorizzare e conservare la propria peculiarità in uno scambio reciproco arricchente e costruttivo. 

A questo proposito, Il Forum di Solidarietà organizza anche quest’anno la Festa Multiculturale nel Parco Nevicati di Collecchio - evento diviso in sei giornate, tra la fine di giugno e inizio luglio - nato ventitré anni fa insieme a quattro comunità migranti. Oggi partecipano tra le 27 e 33 comunità ogni anno. Come si può leggere nel sito della Festa Multiculturale: “certamente la festa è cresciuta negli anni ma il numero dei partecipanti, soprattutto coloro che provengono da diverse parti del mondo, è rappresentativo di ciò che oggi è la provincia di Parma: un meticciato che costruisce, su questo territorio, il proprio progetto di vita, anche solo per un pezzettino”. Le associazioni che aderiscono alla Festa sono tante e, tra queste, ci saremo anche noi con uno stand del Punto Parma Terre des Hommes. Venerdì 5 luglio, inoltre, alle 21.30 sul Palchetto di Parco Nevicati, Paolo Ferrara, Responsabile Comunicazione di Terre des Hommes Italia Onlus, introdotto da Antonella Darcante, coordinatrice del Punto Parma Tdh, presenterà la settima edizione del dossier “La condizione delle bambine e delle ragazze nel Mondo 2018”, presentato in concomitanza con la campagna TDH Indifesa. Il Rapporto, valido strumento informativo e di sensibilizzazione - utilizzato da Istituzioni, giornalisti, organizzazioni e studiosi – vuole affrontare il tema delicato e sempre attuale della difficile condizione in cui milioni di bambine e giovani donne si trovano nei vari paesi del Mondo. 

La Festa Multiculturale rappresenta dunque l’occasione per confrontarsi con l’alterità e capire quanta ricchezza può nascere dal reciproco scambio. 

 

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A fronte della crisi dei valori che sta attraversando la nostra società, valorizzare le buone pratiche - genuine ed educative - acquisisce sempre più importanza. Una di queste buone pratiche è indubbiamente lo sport. Non a caso, proprio perché l’associazione Intesa San Martino di Parma crede fortemente e si spende per l’obiettivo di far crescere la comunità attraverso la cultura, domenica 2 giugno, ha preso vita - in collaborazione con il punto Parma Terre des Hommes - Sportinfanzia, l’evento per i bambini e le famiglie all’insegna dello sport, della cultura ma anche di una buona dose di divertimento

All’interno dell’evento, in occasione della II edizione del Memorial Roberta Venturini - nato per ricordare la socia fondatrice e moglie del Presidente Pasquale Leone Galimi - abbiamo organizzato con la UISP un Torneo under 8 tra sei storiche squadre del territorio parmigiano: San Leo, Circolo Inzani, Inter Club, Montanara, Audace e Montebello. La scelta di organizzare un torneo tra bimbi è nata proprio dalla volontà di incentivare il valore educativo dello sport attraverso una sana competizione e il gioco di squadra. Sempre più spesso capita che i malumori degli adulti vengano trasmessi ai piccoli giocatori che, invece di godersi la partita, la gara o l’esibizione come momento di divertimento e confronto, si concentrano solo su un unico obiettivo: la vittoria.

Il messaggio che abbiamo voluto lanciare attraverso l’inserimento del premio Fair Play ‘Roberta Venturini’-  grande novità di quest’anno - non è stata tanto quello di premiare il “più bravo, il più forte, il più veloce” - che innegabilmente sono doti da valorizzare e riconoscere - ma quello di premiare “il più corretto”, il piccolo giocatore o piccola giocatrice che meglio avrebbe interpretato i valori di correttezza, spirito di squadra e genuino contatto con gli altri. A vincere questo riconoscimento è stata la giovane calciatrice Brenda Osemwingie, dell’Inter Club, che ha sollevato la coppa tra gli applausi dei suoi compagni e di tutti i giocatori delle altre squadre.

La potenza comunicativa ed educativa dello sport, soprattutto a partire dai primi anni dell’infanzia, risiede proprio nella sua capacità di trasmettere e insegnare ai bambini cosa significa sentirsi liberi nel rispetto dell’altro attraverso il rispetto delle regole che, nel gioco e nella vita, sarà in grado di guidarli nei vari contesti. L’intento dell’iniziativa non è di far scendere in campo i piccoli con l’idea di essere o diventare presto campioni, ma quello di lasciarli divertire e imparare, perché come si suol dire “per crescere c’è tempo”.  

Pier Paolo Nulli, Responsabile eventi sportivi di Intesa San Martino

 

 

 

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L'ANGOLO DI INTESARubrica sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma.

L'osservatorio nazionale sull'adolescenza ci ha fornito dati allarmanti. Il cyber bullismo - usare la prepotenza mediante i mezzi informatici - è in forte aumento ma nell'era di internet sembra che ci siano nuove patologie dovute all'iper-connessione e oggi vorrei elencarne alcune, le più preoccupanti:

La Nomofobia: il bisogno di essere sempre raggiungibili, la paura di rimanere senza connessione, generando ansia, rabbia e fastidio;

• Il Vamping: le notti insonni degli adolescenti impegnati tra social e chat, svegli fino all'alba a chattare, fino ad influenzare negativamente la qualità e la quantità del sonno e determinare difficoltà di concentrazione e di attenzione sul rendimento scolastico, con stati ansiosi, intaccando l'umore e gli impulsi;

• Like Addiction: la dipendenza da like. È una continua ricerca di approvazione, sembra che milioni di adolescenti condividano tutto quello che fanno, sottoponendolo alla macchina dei "mi piace". Le approvazioni accrescono l'autostima, ma i commenti negativi ne condizionano l'umore. Poi i selfie, dove si è disposti a tutto pur di ottenere like, ma il dato più allarmante è che molti li fanno in modo pericoloso e a volte estremo per dimostrare il coraggio, mettendo a repentaglio la propria vita;

• Challenge: le sfide incentrate sull'alcol. Quantità ingenti che possono portare anche al coma etilico favorendo l'insorgenza di un problema della condotta alimentare, anche sotto la soglia clinica.

Viviamo in una società che non è pronta a contenere il dilagare di questi fenomeni, la scuola non è in grado di cogliere i segnali e le famiglie non conoscono la vera entità del problema, e quando scoprono il disagio del figlio, non hanno gli strumenti per parlarne e per gestire in maniera efficace la situazione. Questo fenomeno evidenzia l'abbandono di una fascia di età che è la pre-adolescenza, sensibilissima e complicatissima e adesso è parte integrante dell'adolescenza, con tutto quello che significa in termini di libertà di comportamento. Noi dobbiamo essere un po' meno distratti e indifferenti e capire che i bambini di 13/14 anni fanno oggi quello che prima si faceva a 17/18.

C'è sempre stata questa fase, il problema è che prima c'era qualcuno che sorvegliava. Tutto diventa drammatico se si lascia un bambino abbandonato, c'è da chiedersi: dove sono certi genitori e la scuola?

Rino Basili
Segretario di Intesa San Martino

www.intesasanmartino.org 

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L'ANGOLO DI INTESARubrica sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma.

Vi è ancora una coscienza del dono?

Vi sono tantissime realtà nel nostro Paese che quotidianamente incentrano le proprie attività intorno a tematiche sociali, utilizzando come arma primaria il solo tempo donato dai propri volontari. L’Italia in ciò si dimostra un Paese dall’elevato potenziale, in cui soggiace una grande forza volontaria pronta a disporsi al fianco dei più bisognosi e meritevoli. 

Questa energia, che opera perlopiù all’interno di enti e associazioni no profit al nostro pari, necessiterebbe di un maggiore risalto mediatico e normativo, con l’obiettivo di approdare al grande pubblico e provando a riscuoterne simpatia e un successivo - ma costante - sostegno economico; esser destinatari di incentivi fiscali (sul modello americano), in grado di fungere seriamente da catalizzatori per potenziali e futuri donatori.

 

Ma cosa si intende per donare?

La capacità di soddisfare le esigenze altrui con la sola forza del nostro essere umani. 

Questo a mio avviso esprime adeguatamente il concetto di dono, quel raro valore che oggi, sempre più, diviene arte unica. Il dono concorre ad arricchire quel lato umano che difficilmente si appaga del mero materialismo e che concorre a elevarne lo spirito di colui che – spontaneamente - condivide i propri talenti e averi per una pubblica, sociale, nobile e inestimabile causa benefica. 

Troppo spesso accade però che il dono sia perseguito con prepotenza da chi, forte della propria struttura, catalizza a se le maggiori risorse reperibili sul mercato, distraendole da quella miriade di piccole associazioni che sui territori, con grande passione, si muovono costantemente. Ciò affidandosi alle sole forze dei volontari o di magnanimi presidenti che ‘di tasca’ ne sostengono con dedizione l’operato. Questo si dimostra un serio limite al sistema no profit nazionale che dovrebbe incentivare le tante piccole realtà comunitarie nel perseguire gli scopi di utilità sociale legati al territorio, contenendo l’azione imponente dei grandi operatori presenti nel sistema.   

 

C’è dunque ancora posto per l’arte del donare?

Credo proprio di sì: donare il proprio tempo equivale a riempir la propria vita, a conoscere nuove storie incontrando persone di cui sino a prima se ne ignorava l’esistenza ma, il cui vissuto, può concorrere a cambiare molte vite, a stimolarne il pensiero, a far crescere una comunità nuova.

Dal novembre 2018 con Intesa San Martino abbiam dato vita nella città di Parma al progetto Biblioteca Sociale in cui, raccogliendo oltre 5000 testi interamente donati dalla collettività e forti del fondo di garanzia donato dal Presidente Galimi, concorriamo quotidianamente a combattere il degrado ‘a suon di cultura’ in un quartiere problematico della città (il San Leonardo), spesso al centro della cronaca nera. Da questa esperienza di puro volontariato tutt’ora in corso si può trarre con gioia il positivo riscontro avuto dalla comunità che, tra curiosità e nuove proposte, si è da subito dimostrata in grado di comprendere il beneficio culturale creato da un simile nuovo spazio. Non vi è però ancora ad oggi un positivo riscontro in merito alla ‘banca del tempo’, strumento con la quale sin da subito, abbiamo cercato di coinvolgere molti dei cittadini affinché prestassero volontariato con tenacia e dedizione. 

Il dono vero e genuino non si dovrebbe mai limitare al solo gesto, ma esser costante dotazione al servizio di un’associazione e ancor più, dell’intera comunità operante.  

Andrea Coppola

Tesoriere e Responsabile organizzativo

www.intesasanmartino.org 

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L'ANGOLO DI INTESARubrica sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma.

Come fa sapere l’Ocse, l’Italia è il paese europeo con la maggiore spesa per pensioni di reversibilità rispetto al PIL. Visti i fatti vi è il rischio che questo sussidio, quasi sempre appannaggio delle donne, venga considerato una prestazione assistenziale e non più previdenziale.

Che significa questo? Tantissimo, purtroppo. Lungi dall’essere un diritto individuale, come di fatto dovrebbe essere, la pensione di reversibilità si troverebbe legata all’Isee, cioè al reddito imponibile familiare. In apparenza si tratterebbe di una rivoluzione meritocratica ma in pratica risulterebbe un modo per demolire un diritto individuale e rendere la pensione inaccessibile per centinaia di migliaia di donne. Per farla saltare, ad esempio, basterebbe che una vedova viva ancora con suo figlio e che questo abbia un piccolo reddito da lavoro. Visto che l’asticella viene sempre fissata a un reddito davvero ‘da fame’, abbiamo ormai capito che l’Isee assomigli più a un modo per togliere più che per dare, oltre il quale saltano tutti i benefici.

La reversibilità costituisce una piccola certezza sulla quale ogni donna può contare, fino ad oggi perlomeno. Possiamo solo sperare che i parlamentari si fermino, per loro interesse, o meglio: per quello delle loro mogli. Ormai solo l’interesse privato può essere la leva per una tutela migliore e completa, a meno che non si trovi un cavillo che escluda le mogli dei parlamentari. L’altra speranza è quella di sempre: la giurisprudenza, una corte che dichiari illegittima questa norma affinché i contributi dei nostri concittadini non vengano scippati dall’Istituto di previdenza

Rino Basili 

Segretario Intesa San Martino

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L'ANGOLO DI INTESARubrica settimane sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma. 

Come se avessimo il tocco infetto, noi corrompiamo, maneggiandole, le cose che di per sé sono belle e buone. Noi possiamo acquisire la virtù, in maniera tale da renderla viziosa: se l'abbracciamo con un desiderio troppo aspro e violento”. Dopo l’apertura della Biblioteca Sociale dedicata a mia moglie Roberta Venturini, mi ritrovavo a frugare tra i libri donati da chi ha deciso di supportare la nostra causa. Per quanto possa esser bello smistare i volumi e scoprirne di nuovi, le novità non sono sempre positive, soprattutto quando le donazioni presentano difetti tali da compromettere la lettura del testo. Talvolta infatti, a noi di Intesa San Martino capita di trovare libri tanto vecchi da aver perso l’inchiostro, le pagine e anche interi capitoli. Questo è il caso de i Saggi di Montaigne, una raccolta di brani che l’autore presentò senza seguire un particolare ordine, e questa fu la mia fortuna. Fortuna perché il volume non aveva ‘ne capo ne coda’ e il brano che mi si presentò davanti era uno dei pochi superstiti dell’usura del tempo. La Moderazione, era questo il titolo e da buon moderato non potevo che accettare la sfida.

Senza la presunzione di sentirmi un critico, e con il poco tempo che avevo a disposizione, cominciai a godermi la lettura, senza troppe pressioni, passando da una periodo all’altro. “L'immoderatezza nel bene stesso, se non m'offende, mi stupisce e me mette in imbarazzo su come battezzarla”, “l'eccesso in filosofia è dannoso – è importante non - immergersi in essa oltre i limiti del profitto: che, presa con moderazione, è piacevole e utile: ma alla fine rende un uomo selvatico e vizioso: sdegnoso verso le religioni e le leggi comuni: nemico della conversazione coi cittadini: nemico dei piaceri umani: incapace di ogni forma di governo politico, e di recar soccorso agli altri e a se stesso: tale da lasciarsi prendere a schiaffi impunemente” e così via.

Tutti questi concetti mi hanno portato a un solo pensiero: il mio Quartiere. Il mio vecchio caro San Leonardo è oramai dipinto e visto come una parte distaccata del Bronx, con scorribande, colpi di pistola, furti e droghe di ogni genere. La realtà però non è proprio questa. Oltre a tutti gli aspetti negativi, in tanti dimenticano l’energia di questo luogo antico. Da sempre popoloso e vitale e con alle spalle una storia fatta di abitanti laboriosi e impegnati e che portarono, e portano tutt’ora, un forte sviluppo dell’area.

Cari concittadini, è tempo di mettersi all’opera! Come chi prima di noi ha vissuto questa parte di Parma, dobbiamo impegnarci per rendere il nostro Quartiere un luogo migliore. Sono tanti i problemi, ma altrettante sono le soluzioni. Scegliete voi come, ma un piccolo contributo di ognuno di noi porterà a un grande cambiamento. Basta vedere tutto nero. Il bianco c’è, bisogna valorizzarlo e continuare a cercarlo

E per rubare un’altra citazione a un celebre filosofo: ”In tutti gli strumenti con cui si adempiono i compiti della vita tutto ciò che supera un'idonea moderazione diventa un di più che pesa invece che servire”. Basta lamentarsi, è tempo d’agire. 

Pasquale Leone Galimi

Presidente Intesa San Martino

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L'ANGOLO DI INTESARubrica settimane sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma. 

Il 20 novembre si festeggia l’approvazione della convenzione ONU che promuove l’obiettivo di far nascere e crescere i minori in modo sano e con la quale ogni stato si assume l’impegno di proteggere i minori. Attualmente però, oltre la metà dei bambini del mondo vive tra guerre e fame. Inoltre le cronache ci parlano di minori vittime di pedofilia, di genitori stressati dai problemi della vita quotidiana e noi tutti, oltre a provare indignazione e incredulità, non riusciamo a fare altro.

La nostra società fa ancora una grande fatica a mettere i bambini al centro. Dobbiamo cambiare prospettiva, perché è evidente che il ‘culto dell’infanzia’ è attualmente in difficoltà e per essere convincenti e trasformare le proprie idee in consenso diffuso dobbiamo essere testimoni credibili del cambiamento. Lo strumento più importante di questo è la conciliazione, cioè la ricerca di un equilibrio tra lavoro e attività di cura della famiglia e dei bambini, ossia la loro tutela materiale, psicologica e morale. 

Se saremo capaci di restituire alla società il profilo di una minore età che sia centro di gravità di una nuova stagione culturale, allora saremo anche capaci di rappresentare un punto di riferimento per i tanti bambini che quotidianamente subiscono aggressioni fisiche e morali. Su questo si misura la nostra cultura dei diritti, del rispetto e della legalità e non potremo mai sentirci evoluti se i diritti dell’infanzia non saranno considerati come i più importanti.

 

Rino Basili

Segretario Intesa San Martino

 

 

 

 

 

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L'ANGOLO DI INTESARubrica settimane sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma. 

E’ così semplice praticarla eppure, nel compierla, diviene quasi una rivoluzione.

La gentilezza ad oggi è un’innata dote umana, ma riveste da sempre un velo di misteriosità e fascino, diffidenza e distacco, specie da chi tende impropriamente ad accostarla a debolezza e mancanza di carattere. Noi crediamo invece che sia una vera virtù, un antico valore da tutelare e diffondere, insegnandolo alle nuove generazioni affinché si applichino a loro volta nel quotidiano a praticarla con costanza e volontà d’animo. Ciò, credendo fortemente che praticare gentilezza significhi anche e soprattutto saper accogliere il nostro prossimo, riconoscendolo e donandogli il nostro aiuto, in quel pieno spirito cristiano che per statuto, sin dal principio, ci contraddistingue nel nostro operato.

Sulla base di questo pensiero, da tempo, abbiamo quindi avviato con grande stima e piacere, una sinergica collaborazione con il Movimento Italiano per la Gentilezza che sorge proprio in Parma, con i cui membri, abbiamo interagito e interagiamo sull’importante tema dell’infanzia e della tutela dei minori. E questo non vuol esser certo un argomento casuale, essendo la gentilezza, un valore trasmesso con l’educazione, con cui le nostre giovani generazioni si spera, si confronteranno attivamente e con costanza sin dalla loro tenera età.

Quest’anno come loro prassi il Movimento, ha indetto il premio nazionale per la gentilezza, a riprova che se pur signori si nasce, è sempre propizio quanto efficace, dar risalto a coloro i quali han sempre operato con gentilezza e garbo nelle loro prestigiose carriere, come nel semplice viver quotidiano. Un plauso dunque a chi crede ancora fortemente in questo raro valore ed a chi, silente, lo dispensa al suo prossimo nell’umil vivere quotidiano.

Andrea Coppola

Tesoriere e Responsabile Organizzativo

Intesa San Martino

 

 

 

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L'ANGOLO DI INTESARubrica settimane sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma. 

Poco si parla di disabilità, nonostante il disagio riguardi non solo le tante persone che ne soffrono, ma anche le loro famiglie. Poco se ne parla, di questa popolazione così vulnerabile, fa più notizia la scoperta dei «furbetti» che si spacciano per invalidi. La scuola dell’inclusione dei disabili, la legge sull’autismo, il dopo di noi, i caregiver, hanno rappresentato goffi tentativi di dare risposte ad un universo che non riesce ad averle. Leggi e stanziamenti assolutamente inadeguati ai bisogni degli oltre 4 milioni di disabili italiani.

La legge sul “dopo di noi”, doveva mettere la persona disabile al centro di un progetto individuale, per un welfare più moderno  e di  inclusione sociale per chi vive una condizione di svantaggio. L’obiettivo era quello di una progressiva presa in carico della persona con disabilità già durante l’esistenza dei genitori e con il suo pieno coinvolgimento nelle scelte di vita. Oltre a salvaguardare il patrimonio da utilizzare per il figlio con disabilità grave, doveva cancellare l’imposta di successione per i genitori ”ad esempio per la casa di proprietà”, ridurre le aliquote per l’imposta municipale sugli immobili, poi istituire il fondo per l’assistenza alle persone con disabili, promuovere un’accoglienza diffusa con interventi innovativi di residenzialità in casa famiglia dentro le comunità in cui vivono.

La definizione stessa “dopo di noi” ha origine infatti dalla disperazione che ha prodotto e continua a produrre condizioni di  isolamento  a centinaia di genitori spesso anziani, che non osano immaginare la sorte dei loro figli, con l’umano timore della morte e l’ansia di ciò che di più caro hanno al mondo. Il nuovo governo, visto che il vecchio poco ha fatto, deve intervenire sulla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, sugli obiettivi, sulle modalità di attuazione e le amministrazioni locali, non si devono ‘tirare indietro’, chiedendo la compartecipazione economica da parte delle famiglie, sui cosiddetti progetti di vita. E’ indubbio che rappresenti solo un primo passo importante verso queste “persone speciali”. Sarebbe giusto quindi realizzare un servizio completo di cure gratuite, a lungo termine verso  la persona, con tutta la sua dignità, i suoi affetti e la sua spiritualità.

Rino Basili Segretario Intesa San Martino

 

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L'ANGOLO DI INTESARubrica settimane sul sociale a cura di Associazione Intesa San Martino Parma. 

Subito le telecamere in asili e strutture protette

Accade troppo spesso il maltrattamento dei bambini negli asili nido, proprio dalle loro maestre, quelle che dovrebbero garantire loro, cure ed affetto. Non possiamo accettare situazioni di questo genere, dobbiamo cambiare prospettiva perché è evidente che il culto del rispetto verso chi più ha bisogno che, a parole, caratterizza le nostre società evolute, deve fare i conti spesso con le dichiarazioni d’intenti e la concretezza delle risposte da dare. Poi la violenza inaudita su persone anziane, si presenta in diverse forme ed in molteplici contesti: trattamenti inadeguati, abuso fisico e psicologico, negligenza e violenza nelle strutture assistenziali, sintomo della crescita di un Darwinismo pericoloso che sembra riflettere, in forma antisociale, gli effetti della crisi economica che stiamo attraversando. La nostra società, fa ancora una grande fatica a mettere i soggetti più vulnerabili al centro dell'attenzione. Una maestra o un operatore di casa protetta, vengono selezionati soltanto sulla base della loro formazione, mai più in corso d'opera. In questo modo abbiamo immesso personale non appassionato al compito che deve eseguire, incapace di innovarsi, interessato solo e soltanto dall'idea che si tratta pur sempre di un posto fisso e che nessuno e in nessun caso potrà mai mandarlo via. 

Dove è finito il merito? Perché chi è bravo deve guadagnare tanto quanto uno meno bravo? 

Così più siamo in crisi, più ce la prendiamo con i più deboli e lo sanno purtroppo anche le donne. Al fine di prevenire e contrastare maltrattamenti nei confronti dei minori negli asili nido o scuole d'infanzia, degli anziani e disabili nelle case di cura a carattere residenziale, semi-residenziale o diurno, occorre subito installare, nei locali delle strutture, sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso con immagini cifrate e con un meccanismo a due chiavi: una in possesso della struttura stessa e l'altra di un ente terzo certificato. La raccolta dei dati è utilizzabile a fini probatori in sede di accertamento delle condotte di abuso, fermi restando "il patto educativo e l'alleanza terapeutica", oltre a sistemi di formazione iniziale e permanente del personale e a una sistematica raccolta di dati di tipo quantitativo e qualitativo che, dando la fotografia del fenomeno, consentano di porre in essere interventi di prevenzione. 

Rino Basili         

Segretario Intesa San Martino

 

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