CNA-Lapam, Confartigianato, Confcommercio-Fam e Confesercenti chiedono chiarezza, ma anche l'inizio quanto prima dell'esecuzione dell'opera.  -

Mirandola, 02 aprile 2015 -

Siamo consapevoli che il problema della corruzione e dei condizionamenti venuti a galla con l'ultima inchiesta legata alle grandi opere faccia emergere in tutta la sua gravità il fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione. Ma la corruzione è un fenomeno grave a prescindere dall'oggetto cui si riferisce, sia questo l'Expo, una strada piuttosto che un ospedale o qualsiasi altro tipo di appalto. In altre parole, non si può certo bloccare la realizzazione di opere importanti per paura di condizionamenti illeciti. Occorre invece fare di tutto per accertare responsabilità, punire i colpevoli, evitare il ripetersi di questi episodi.

Considerazioni che valgono in tutto e per tutto per la Cispadana, rispetto alla quale se ne ribadisce l'interesse strategico. Il che non significa certo sottovalutare l'inchiesta in corsa, ma piuttosto accelerarne i risultati, accertando tutte le posizioni degli indagati, però senza che nel frattempo vi sia alcuna sospensione degli iter procedurali, peraltro ormai conclusi.

Secondo le Associazioni, infatti, è quasi superfluo ricordare quanto sia necessaria questa arteria per creare i collegamenti più funzionali e rapidi con le principali direttrici di traffico; quanto sia importante per tutto il comparto manifatturiero dell'area nord, avere a disposizione una viabilità più efficiente; quanto valga in periodo di crisi economica aprire un cantiere di questa portata, sia per le imprese ed i lavoratori direttamente impiegati, sia per l'indotto economico che inevitabilmente produce nei cinque anni di lavoro.

Basterebbe osservare i dati economici più recenti per constatare come nell'ultimo decennio lo sviluppo economico abbia preso come riferimento non più i centri, ma gli assi sui quali si muovono persone e merci. Se, infatti, l'economia oggi si basa sui flussi, essere al di fuori di essi significa correre il rischio concreto di venire tagliati fuori dalle direttrici dello sviluppo. "Considerazioni – aggiungono le Associazioni – che ci permettono di affermare ancora una volta l'importanza della Cispadana come volano di ripresa per un territorio colpito dal sisma quasi tre anni fa. Così come abbiamo sostenuto la nascita del Tecnopolo per il biomedicale, così come salutiamo con favore la nascita del polo per lo sviluppo delle macchine agricole a Concordia, altrettanto faremo per sostenere l'avvio dei lavori di costruzione dell'autostrada. Si tratta, in tutti questi casi, di un valore aggiunto che salvaguarda l'esistente e genera attrattività".

Ecco perché spiace dover assistere ciclicamente al tentativo di rimettere in discussione la realizzazione dell'opera. E di constatare come tanto più rilevante sia l'argomento (e l'ipotesi di corruzione e interesse privato in atto pubblico lo è certamente) tanto più cresca la strumentalizzazione. "In ogni caso – concludono le Associazioni – concordiamo sul fatto che debba essere al più presto fatta chiarezza sulla vicenda Cispadana senza paura, nella massima trasparenza e certezza delle regole. Accertamenti che riteniamo assolutamente compatibili con un rapido avvio dei lavori di esecuzione dell'autostrada regionale Cispadana.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA
 MO)

L'Associazione Confesercenti Terre dei Castelli solleva la questione rivolgendosi alle Amministrazioni dell' area: "Il meccanismo di calcolo per determinare la tassa grava sulle imprese. Opportuno concordare col gestore costi inferiori per il servizio erogato" -

Modena, 15 novembre 2014 -

"Si può e si deve fare di più, visto e considerato il periodo di forti difficoltà economiche. I costi sono ancora troppo elevati e ci sono categorie che risultano molto penalizzate". È Confesercenti Terre dei Castelli a sollevare la questione rivolgendosi alle Amministrazioni dell' area. Aggiungendo: "Crisi dei consumi ed incremento dell'imposizione fiscale stanno mettendo in ginocchio le attività imprenditoriali. Riconosciamo l'attuazione di alcune agevolazioni in proposito, messe in campo dai Comuni. Ma dato l'evolversi della situazione generale si tratta di misure che al momento incidono purtroppo poco."

La tassa sui rifiuti, è dovuta da chiunque a qualsiasi titolo occupa locali, indipendentemente dall'uso: siano uffici, capannoni, negozi, etc. Viene calcolata in base ai metri quadri della struttura o dell'area e alla categoria di appartenenza dell'attività svolta nei medesimi spazi. E' composta da una quota fissa legata ai costi sostenuti per l'erogazione del servizio e una quota variabile, legata alla quantità di rifiuti prodotti e smaltiti. "Non è certo un mistero che il meccanismo di calcolo scelto per la determinazione della TARI – fa notare Confesercenti - finisce per gravare su alcune tipologie di imprese in modo molto significativo. Senza contare la disomogeneità di applicazione che varia da Comune a Comune sia per le tariffe applicate alle stesse categorie, sia per i meccanismi adottati per calmierare le categorie particolarmente penalizzate dalla tassa sui rifiuti. Basti pensare che le differenze tariffarie in alcuni casi sono anche di oltre 14 €/mq per le stesse categorie."

"Anche se, su richiesta in particolare della nostra associazione, sono stati apportati nei vari regolamenti comunali diverse agevolazioni, i costi restano troppo alti per alcune tipologie d'imprese. La priorità pertanto - continua l'Associazione - diventa quella di un impegno, oltre che di una capacità oggettiva, da parte dei Comuni dell'Unione Terre dei Castelli, di arrivare a concordare col gestore, è solo Hera) costi inferiori per il servizio erogato. Non può esserci e qui ribadiamo la nostra ferma e netta contrarietà, un riversamento automatico di questi costi sui cittadini e le imprese. Il problema non è destinato ad esaurirsi, quanto piuttosto ad riaprirsi nuovamente in sede di predisposizione dei Bilanci Comunali di previsione per il 2015. Da parte nostra ci attiveremo unitamente alle altre Associazioni imprenditoriali nei confronti delle Amministrazioni Comunali, al fine di evitare ulteriori e nuovi aumenti ed arrivare ad una riduzione per le categorie più penalizzate", conclude Confesercenti.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

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FIAB-Confesercenti Modena aderisce alla protesta nazionale indetta per domani, Mercoledì 12 novembre: "Rifiutando la moneta elettronica, vogliamo denunciare il monopolio bancario dei costi inaccettabili a carico dei Gestori, con transazioni che arrivano anche al 2%" -

Modena, 11 novembre 2014 -

"Mercoledì 12 novembre 2014. In questo esercizio non saranno accettati pagamenti con carte di credito e bancomat, ma solo contanti. Per protestare contro il sistema bancario che impone costi insostenibili per l'acquisto del carburante". È quello che si troveranno domani gli automobilisti modenesi presso le stazioni di servizio e rifornimento carburanti di città e provincia. "E' una protesta più che legittima. In questo modo vogliamo denunciare il monopolio bancario ed i costi inaccettabili di carte di credito e pagobancomat a carico degli operatori delle stazioni di servizio", spiega Franco Giberti, presidente di FAIB-Confesercenti Modena preannunciando che in ambito nazionale a tal proposito ci saranno ricorsi alla Commissione europea e all'Antitrust Italiana.

I Gestori degli impianti di distribuzione carburanti hanno l'obbligo di accettare pagamenti, attraverso la cosiddetta moneta elettronica. Ma il costo delle commissioni imposte dal sistema bancario è talmente spropositato da assorbire l'intero margine di gestione. "I gestori operano con margini, a seconda delle modalità di vendita, variabili dal 1% al 2% del prezzo finale pagato dal consumatore, mentre i costi per le transazioni elettroniche variano, a seconda degli istituti bancari e dei territori, dallo 0,5% all'1,2%, con punte che arrivano a sfiorare il 2%. È questo il risultato dei provvedimenti Governativi. Provvedimenti che hanno finito per penalizzare, ancora una volta, piccole imprese, lavoratori e consumatori ad esclusivo vantaggio degli istituti bancari e dei consorzi interbancari. Quelli – tiene a precisare Giberti - che gestiscono sostanzialmente in regime di oligopolio l'emissione e l'utilizzo delle carte di credito e del pagobancomat. Semplificando: mentre il Governo impone ad esercenti e consumatori l'utilizzo delle carte, dall'altro lascia assolutamente libero il sistema bancario di fissare condizioni e costi a proprio piacimento e in ragione delle proprie esigenze. E tutto questo nonostante 'l'Europa delle Banche' stia per adottare una normativa che contiene il costo massimo del servizio fra lo 0,2 e lo 0,3%."

"Per queste ragioni si è deciso che il 12 novembre 2014, i gestori al momento del saldo del pieno di carburante o quant'altro, non accetteranno alcuna carta di credito né bancomat per manifestare lo stato di disagio della Categoria che è avviata, se non interverranno fatti nuovi, ad una vera e propria disobbedienza civile, rifiutando la moneta elettronica in pagamento. Nessuna autorità può obbligare una piccola impresa a vendere in perdita. Ci attendiamo che l'Unione Europea da una parte, e l'AGCM nazionale dall'altra, a seguito della denuncia, intervengano per ripristinare certezza del diritto e libertà di concorrenza. E' giunto il momento di dire basta allo strapotere delle banche che speculano sulle piccole imprese a favore di chi fa speculazione", conclude Giberti.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

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L'incontro informativo rivolto a persone tra i 18 e i 29 anni e agli imprenditori si terrà presso la sede di Cescot in via Santi 8 a Modena, lunedì 27 ottobre dalle ore 17,00 -

Modena, 24 ottobre 2014 -

"Proprio perché siamo fortemente motivati a sostenere il lavoro in tutte le sue forme e l'occupazione giovanile, riteniamo sia doveroso informare e far conoscere a giovani ed imprenditori le opportunità previste dal piano nazionale 'Garanzia Giovani'. Opportunità in termini di incentivi e contributi pubblici in favore delle imprese che inseriscono a loro interno giovani con rapporto di tirocinio o rapporto di lavoro subordinato". Sono queste le parole che introducono al seminario informativo organizzato da Confesercenti Modena unitamente a Cescot, l'ente formativo dell'Associazione imprenditoriale modenese, sul tema della 'Garanzia Giovani', in programma lunedì 27 ottobre 2014 presso la sede di Cescot in via Santi 8 a Modena a partire dalle ore 17,00.

L'incontro è aperto e rivolto sia ai giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni che agli imprenditori. I temi trattati nel corso del seminario, che sarà condotto da Francesca Sola (Direttore Cescot Confesercenti Modena) e Stefania Benassati Toraci (Responsabile Area Lavoro Confesercenti) saranno: cos'è la Garanzia Giovani; le opportunità in Emilia Romagna; come i giovani possono iscriversi; cosa fa Cescot Modena; i tirocini formativi; la certificazione delle competenze, i voucher per l'avvio d'impresa, cosa fa Confesercenti Modena e le opportunità per le imprese.

"Siamo consapevoli della forte situazione di crisi che sta condizionando il Paese, così come il territorio modenese, i cui risvolti investono anche l'ambito occupazionale. – In regione infatti il tasso di disoccupazione per le persone con'età compresa tra i 18 ai 29 anni, si è assestato nel 2013 al 21,3%; mentre peggiore è quello - sempre nel 2013 e relativo alla disoccupazione giovanile) dei giovani con un età compresa tra i 15 e i 24 anni: 33,3% - spiegano Cescot e Confesercenti – Di fronte a questi dati non può mancare il nostro impegno a diffondere le misure straordinarie previste dalla 'Garanzia Giovani' e rivolte appunto ai giovani under 30 privi di lavoro".

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

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Confesercenti Modena sugli orari dei negozi: "La legge va cambiata. Lo chiediamo noi, le imprese e soprattutto i cittadini. Rigettati i sei giorni di chiusura obbligatori l'anno. Si parte da almeno dodici" -

Modena, 10 ottobre 2014 -

Apertura continua delle attività commerciali anche 24h su 24, festivi e domeniche comprese e soppressione della mezza giornata di riposo settimanale. In altre parole: l'effetto diretto delle liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti.

"Una normativa che va assolutamente riveduta – afferma Confesercenti Modena – gli effetti dell'avvitamento causato dalla combinazione di questa legge con la crisi economica e dei consumi, unitamente all'assenza di credito, ha provocato nel Paese, nei due anni di vigenza la chiusura di oltre 124 mila attività di cui quasi 2.000 sul territorio modenese. E non siamo i soli a chiederne la revisione, sono soprattutto i cittadini. Secondo un sondaggio Confesercenti-Swg il 67% degli italiani ritiene che in soli due anni il proprio quartiere ha visto diminuire nettamente i negozi di vicinato, precisando che i negozi di cui erano clienti abituali non ci sono più; mentre il 59% del campione da ragione a chi ritiene che la normativa della "liberalizzazione selvaggia" vada rivista". Questi dati ribadisce Confesercenti sono stati illustrati anche alla Camera dei Deputati per riaffermare la forte insoddisfazione nei confronti dell'approvazione del provvedimento sugli orari dei negozi da Parte del Parlamento e che ora è al vaglio del Senato."

"Le vie commerciali delle nostre città – rileva l'Associazione imprenditoriale - tra cui anche Modena ed i centri del suo territorio provinciale, tralasciando la grave situazione che ancora resta nei comuni terremotati, presentano sempre più file di saracinesche abbassate. Che significano sì attività chiuse, ma anche posti di lavoro persi. Gli effetti della liberalizzazione senza regole e la crisi, utile ricordarlo hanno prodotto più di 100 mila posti di lavoro perduti nel Paese, solo fra il 2012 e il 2013".

"Riteniamo quindi fondamentale evitare il collasso di altre piccole e piccolissime imprese, con due o meno dipendenti, fondamentali per la crescita del territorio. Per questo continueremo ad insistere perché la legge sugli orari, ora al Senato sia modificata in direzione di un maggiore equilibrio, sostenendo le regioni che hanno richiesto un referendum per la revisione della deregulation, e per il quale solo a Modena abbiamo raccolto 4000 firme", aggiunge Confesercenti.

"È falso quindi affermare che 'ce lo chiede l'Europa': la liberalizzazione si è rivelata inefficace sui consumi e sull'occupazione. La stessa concorrenza ha subito distorsioni gravi a scapito delle piccole superfici: ormai il 74% del commercio alimentare è in mano alla gdo come il 59% del no-food. La riduzione delle vendite ha reso più drammatica la situazione dei piccoli esercizi. Senza contare un numero sempre crescente di negozi sfitti (oltre 600mila in Italia). Non ci accontentiamo quindi di una risoluzione che sancisce 6 giorni di chiusura obbligatoria all'anno il cui beneficio va ancora una volta alla grande distribuzione. Meglio sarebbe quindi partire dal testo originale del provvedimento di legge che prevedeva 12 chiusure obbligatorie l'anno. Numero che andrebbe declinato con flessibilità introducendo la possibilità da parte dei Sindaci di modificarle a seconda delle esigenze del territorio", conclude Confesercenti che a riguardo chiederà quanto prima un incontro ai senatori modenesi affinché ci sia da parte loro un impegno proteso alla modifica della legge in questione ritenuta al momento insoddisfacente da parte dell'Associazione e delle categorie rappresentate.

(Fonte: Confesercenti Modena)

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Prende il posto di Roberto Bernaroli. "E' fondamentale il sostegno alle pmi nei centri della bassa. Prioritari accesso al credito, sburocratizzazione e ricostruzione" -

Modena, 9 ottobre 2014 -

Cambio ai vertici di Confesercenti Area Nord. Da qualche giorno il consiglio dell'Associazione imprenditoriale ha eletto alla presidenza Marco Rossi. Subentra a Roberto Bernaroli che ha lasciato il mandato dopo un quadriennio. 54 anni, ingegnere elettronico e libero professionista Rossi, residente a Medolla, faceva già parte del consiglio di Confesercenti.

Già al momento dell'insediamento ha condiviso la proposta del sindaco di Mirandola Maino Benatti di un comune unico per la bassa modenese, "Anche se – ribadisce – sono tanti temi cruciali per il nostro territorio, al centro del pericoloso avvitamento scaturito dagli effetti del sisma e dalla difficile situazione economica. In ballo c'è un tessuto imprenditoriale che rischia di scomparire se non adeguatamente sostenuto. Tessuto fatto di migliaia di piccole e piccolissime imprese che in passato hanno significato crescita e sviluppo e che possono essere le nuove fondamenta per la ripartenza dell'intero territorio."

E sono diverse le priorità che Rossi ha posto sotto la lente. "In primo luogo la burocrazia. Lenta, faticosa e fortemente burocratizzata è la ricostruzione dei centri storici, dei comuni colpiti dal sisma, vitali per comunità ed economia locale. Ci impegneremo per sollecitare tutti gli attori coinvolti, dalla neo Amministrazione provinciale, a quelle comunali, rapportandoci e dialogando con loro al fine di trovare le soluzioni e trovare i fondi soprattutto utili a sbloccare una situazione per certi versi ancora troppo ingessata. Oltre che penalizzante per le imprese ed in particolare per quelle del commercio, dei servizi e i pubblici esercizi. Il terremoto ha colpito duro, è un dato di fatto. Ci siamo rimboccati le maniche e cercato di far fronte all'emergenza. Ora l'emergenza è passata e anche le migliori intenzioni hanno necessita dell'appoggio delle istituzioni. Continueremo quindi nell'azione di sensibilizzazione delle istituzioni affinché il sisma diventi storia e non sia più la quotidianità".

Ma c'è anche altro nell'agenda del neo presidente di Confesercenti Area Nord. "La combinazione di crisi, sisma, crollo dei consumi, ha creato una situazione di difficoltà micidiale, per cittadini e imprese. Per questo l'accesso al credito diventa fondamentale. Le piccole e piccolissime aziende quelle famigliari, continuano a costituire l'ossatura portante di territorio e società. Ragion per cui hanno la necessità di un supporto da parte del sistema bancario. Un sostegno che in un qualche modo vada ad allentare la rigidità attuale, corretta in condizioni normali, ma un freno se non problema serio e grave in condizioni straordinarie come quelle venutasi a creare dopo il 2012. Ci impegneremo quindi al confronto e al dialogo costruttivo con gli istituti bancari affinché questo sostegno sia agevolato e non venga meno", conclude Rossi.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

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Confesercenti Modena: "Consumi a picco, domanda interna ferma, oneri troppo elevati e mancanza di politiche di sviluppo alimentano la sfiducia"-

Modena, 30 settembre 2014 -

Prosegue implacabile l'emorragia di imprese modenesi nei settori del commercio, turismo e servizi. Nel periodo compreso tra gennaio e agosto 2014 risultano ben 669 quelle che hanno cessato l'attività di cui la metà nel solo settore del commercio. Un dato per nulla compensato dalle 378 nuove aperture che determina così un saldo fortemente negativo: -293 imprese. A rilevarlo è l'Osservatorio di Confesercenti Modena. "La ripresa, troppe volte annunciata – commenta l'Associazione - stenta a materializzarsi, il crollo pare a tutti gli effetti inarrestabile e il territorio marcia verso il depauperamento di una parte importante del suo tessuto economico".

Sempre più drammatica la contabilità di aperture e chiusure a partire dal commercio al dettaglio alimentare ed extraalimentare. Al 31 agosto 2014, a fronte di 133 nuove iscrizioni, le cessazioni sono state due volte e mezzo in più: ben 329, con un saldo negativo pari a -197 unità. In termini percentuali si tratta del 3,5% di imprese perse nei primi otto mesi dell'anno, ben al di sopra della media regionale che si attesta su un più contenuto -2,9% Numeri che purtroppo si rispecchiano anche sul capoluogo: a Modena sono 142 i negozi che hanno chiuso e solo 60 quelli che hanno aperto, 60 con un saldo negativo di 58 attività pari al -5% del totale, a riprova di come il commercio in città soffra in maniera più accentuata, sia rispetto agli altri centri della provincia ed ancor più rispetto altri capoluoghi in regione.

Pesante poi il bilancio tra le imprese del commercio al dettaglio di tessile, abbigliamento e calzature, altro nuovo brutto primato: le 24 aperture non colmano le 66 cessazioni di attività con il saldo si assesta ad un pesante -42 MPMI. Anche in questo caso il dato percentuale -3,22% risulta peggiore della media regionale, -2,48%

Dati forse un po' meno pesanti, ma pur sempre negativi tra le imprese della ristorazione e i bar. Ad agosto 2014 mancano all'appello 126 attività, tra i pubblici esercizi, contro i 90 nuovi avviati con un saldo negativo di 36 imprese pari all'1% del totale. Il settore denota un andamento relativamente migliore rispetto alla media regionale che segna un -1,5% a cui ha contribuito in particolare il saldo positivo della città di Modena che segna 8 esercizi in più.

Per nulla positiva poi anche la situazione del commercio ambulante che (a differenza dell'ambito nazionale in cui segna maggior tenuta) a livello locale continua perdere posizioni: 53 le imprese cancellate in otto mesi contro le 21 aperte (saldo -32) nello stesso periodo. Come non si discosta di molto l'andamento delle MPMI che operano dell'intermediazione commerciale tra nuove aperture (117) e chiusure (146), il saldo risulta negativo di ben 29 unità. L'unico segno '+' arriva da quelle attività imprenditoriali specializzate nel commercio via internet. Sul territorio, su un totale di 180 imprese attive (di cui 68 solo a Modena), 17 sono quelle aperte nel periodo compreso tra gennaio ed agosto 2014, e 15 le cessazioni (+2).

"Le chiusure continuano ad aumentare – evidenzia Confesercenti – e nel contempo si registra un'allarmante diminuzione delle aperture: l'alto tasso di imprenditorialità che ha sempre caratterizzato il territorio modenese pare venir meno per il clima di sfiducia causato dalla stretta del credito e da un mercato che sta cannibalizzando le imprese più piccole. Schiacciate da oneri troppo alti e da una domanda interna nulla che non da segni di ripresa le imprese devono poi subire i costi del tutto improduttivi di una burocrazia ipertrofica. Sono molti gli imprenditori che in queste condizioni rinunciano: vittime di politiche economiche mal calibrate che penalizzano i consumi e che stanno distruggendo un tessuto di grande importanza sociale, portando ad una rapida avanzata della desertificazione, nei centri urbani e in quelli periferici. Se non si trova il modo di risollevare la domanda interna, le PMI che ad essa fanno riferimento chiuderanno sempre in numero maggiore, continuando ad esacerbare la spirale di disoccupazione e povertà imboccata dal Paese".

In allegato scaricabile la Tabella su Imprese registrate sul territorio modenese (iscrizioni e cancellazioni) periodo 2/01/2014 – 31/08/2014

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

 

Vendite in netto peggioramento nel I° semestre 2014 tra le MPMI di commercio, turismo e servizi. Non s'arresta nemmeno l'emorragia di chiusure tra gli esercizi commerciali: nei primi otto mesi dell'anno, ha in media cessato l'attività più di un negozio al giorno -

Modena, 22 settembre 2014 -

"In una situazione in cui il reddito disponibile continua a calare, si riducono gli affari e sul nostro territorio chiude mediamente un impresa al giorno, un nuovo ed ulteriore incremento delle aliquote Iva, significherebbe un tracollo per i consumi con ulteriori effetti nefasti sull'economia. Si apre con questa riflessione l'analisi di Confesercenti Modena rispetto l'andamento delle vendite nei settori del commercio al dettaglio, pubblici esercizi e servizi d'intermediazione nei primi sei mesi dell'anno. Dall'Osservatorio economico dell'Associazione imprenditoriale, emerge infatti che i ricavi segnano al 30 giugno 2014 un -5,4% rispetto al primo semestre dell'anno precedente. Dati fortemente negativi che confermano un trend in netto peggioramento rispetto all'ultimo trimestre 2013 ed al primo 2014, con una accentuazione della contrazione delle vendite soprattutto nel commercio al dettaglio, sia alimentare che extra alimentare. In controtendenza solamente l'ingrosso con un incremento del +5%, determinato in prevalenza da imprese che si rivolgono al settore manifatturiero.

Andamento del volume d'affari per settori

Commercio al minuto di alimentari: -8,2%. E' quello che più di tutti sconta il crollo delle vendite nel primo semestre 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013. E' lo specchio evidente di quanto le famiglie siano costretta a tagliare pesantemente anche rispetto ai prodotti di prima necessità, compresa la loro qualità.

Commercio al minuto extra alimentare: -5,1%. Torna ad accentuarsi la contrazione delle vendite nelle piccole imprese di questo settore. Calo che aveva registrato un'attenuazione nei due trimestri precedenti. Più penalizzati soprattutto abbigliamento, articoli per la casa e cartolibreria.

Ristorazione e pubblici esercizi: -4,4%. Anche tra i pubblici esercizi il trend è negativo. La flessione accomuna sia la ristorazione che i consumi nei bar. Oltre alle conseguenze della crisi in atto, in questo settore già al 30 giugno si sono manifestati gli effetti negativi del maltempo diffuso, che ha caratterizzato l'estate 2014 e che non ha consentito l'adeguato sfruttamento degli spazi aggiuntivi costituiti dai dehor. Visto l'andamento meteo dei mesi successivi, le aspettative sui dati del terzo trimestre sono di una ulteriore accentuazione del calo dei ricavi.

Servizi di intermediazione: -4,1%. Continua l'erosione dei fatturati anche tra questa tipologia d'imprese. Dati che si sommano a quelli dei trimestri precedenti, segno della difficoltà attraversata da tutto il comparto dell'intermediazione, martoriato dai pesanti effetti della recessione.

Commercio all'ingrosso: +5,1%. Il settore appare in netta controtendenza rispetto agli altri, soprattutto laddove si rivolge al manifatturiero, beneficiando in questo caso dell'andamento positivo che ha caratterizzato la ripresa della produzione e del fatturato in alcuni ambiti produttivi segnatamente in quelli che hanno maggiori quote di esportazioni.

"Questi dati purtroppo – pone in evidenza Confesercenti - testimoniano il progressivo peggioramento, anche nella nostra provincia, di una lunghissima recessione che sta producendo un crescente impoverimento delle famiglie e di conseguenza un crollo dei consumi, senza precedenti nella nostra storia recente. Diversi indicatori poi, come il tasso di disoccupazione che si mantiene su livelli insostenibili, il reddito disponibile delle famiglie e la fiducia dei consumatori che permangono in costante calo, fanno si che le aspettative a breve restino ancora estremamente negative. Diventa pertanto prioritario e necessario, in questa situazione adottare misure volte ad invertire la tendenza e far ripartire il mercato interno. Solo così il PIL, che ricordiamo nel nostro Paese per il 60% è costituito dai consumi, potrà tornare a crescere.

"E' quindi improponibile un nuovo aumento delle aliquote IVA che produrrebbe un'ulteriore caduta dei consumi, con conseguenze disastrose sull'economia ed in particolare sulle imprese del commercio e del turismo che stanno pagando in maniera pesantissima la crisi. Ne sono limpida e drammatica dimostrazione i dati relativi alla chiusura d'impresa che nella nostra provincia sono state 330 nei primi otto mesi dell'anno: più di una al giorno. Serve invece un rilancio dell'economia attraverso una riduzione della pressione fiscale, un efficace sistema di incentivi per gli investimenti, una nuova politica del credito, una forte riduzione del carico burocratico sulle imprese. I dati che ogni giorno siamo chiamati a produrre ed analizzare purtroppo ci dicono che questo è un percorso che non ha alternative, da imboccare immediatamente e con determinazione. Perché è il solo che può evitare che al Paese di intraprendere la strada di una depressione economica e sociale che può diventare senza ritorno", conclude Confesercenti Modena.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

Mercoledì, 10 Settembre 2014 13:24

Appennino Modenese affossato da maltempo e crisi

Confesercenti: 'Turismo affossato da maltempo e crisi: -11% le presenze. Ora sostegno alle imprese' -

Modena, 10 settembre 2014 -

Luglio mese peggiore, agosto appena meglio ma altalenante. "Urge riposizionare prodotto e politiche promozionali, potenziare strutture sportive, creare alternative". "La sovrapposizione dell'effetto maltempo in Appennino al prolungarsi della debolezza della domanda italiana – afferma Confesercenti Modena – ha purtroppo compromesso anche l'estate 2014 che segue una stagione invernale già molto deficitaria. Serve quindi un sostegno alle imprese che devono fronteggiare l'ennesima stagione con segni meno, sia di presenze che soprattutto di fatturati. Si impone dunque la necessità di apporre correttivi agli studi di settore, nonché di rivedere la fiscalità locale, soprattutto per quanto riguarda la tassa sui rifiuti: deve funzionare l'equazione meno turisti = meno rifiuti e quindi tariffe meno care"

Tempo di bilanci per l'Appennino modenese: la stagione estiva va in archivio con un calo di presenze dell'11%. È l'amaro dato che emerge dell'indagine svolta dal 25 agosto al 2 settembre dal Centro Studi Turistici di Firenze per conto di Assoturismo-Confesercenti, presso un campione di oltre 50 strutture ricettive – alberghiere ed extra alberghiere dei centri turistici montani della nostra provincia. Tutto il settore è stato colpito da un andamento climatico sfavorevole, soprattutto in luglio e agosto, che probabilmente ha contribuito ad amplificare il calo della domanda turistica italiana sempre più condizionata dalla persistente situazione di crisi.

I risultati 'migliori' se così possono essere definiti, risalgono al mese di giugno, in cui il calo delle presenze risultava molto contenuto. Luglio per contro è stato sicuramente il mese peggiore, non solo per le sfavorevoli condizioni meteo, ma soprattutto per il trend di diminuzione della domanda italiana, solo parzialmente compensata dai mercati esteri, che però incidono assai poco nel totale delle presenze sul nostro Appennino. Agosto invece ha registrato andamenti altalenanti, con una partenza del mese piuttosto buona, una flessione nel week end di ferragosto, peraltro flagellato dal maltempo e con segnali di recupero nelle restanti due settimane. Rispetto alle tipologie di turisti, il calo più forte lo si è registrato nel segmento di clientela legata al turismo climatico e quindi anziani e famiglie con bambini piccoli. Più stabile invece il segmento sportivo legato ai ritiri delle squadre dei vari sport, alla mountain bike ed al trekking.

"Questo bilancio della stagione estiva mostra come sia sempre più evidente la forte dipendenza della nostra offerta turistica dal clima. Si impone perciò un riposizionamento del prodotto e delle politiche promozionali, creando alternative interessanti per chi sceglie di passare le vacanze nella nostra montagna, potenziando le infrastrutture sportive e creando una rete che permetta nelle giornate di pioggia di vistare mostre, partecipare ad eventi, scoprire le tante eccellenze che ci caratterizzano, godibili anche con il maltempo, quali ad esempio i musei Ferrari a pochi chilometri dalle più note località appenniniche, come pure bellezze architettonico-artistiche etc.", conclude Confesercenti.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

La situazione nei Comuni colpiti dal sisma, Confesercenti: "Strada in salita per pmi dei centri storici su cui pesano crisi e lenta ricostruzione" -

Modena, 9 settembre 2014 -

L'Associazione, rileva ancora troppe 'lungaggini burocratiche' tra l'emissione della cambiale Errani e l'effettivo avvio dei lavori. "Il nuovo commissario s'impegni per agevolare le procedure d'intervento".

"C'è un qualche segnale positivo, c'è la forza di chi non si arrende, c'è la volontà di andare avanti. Ma rimane in salita la strada per le imprese. E la situazione nei settori del commercio, dei servizi e tra i pubblici esercizi continua a destare non poca preoccupazione". Laconico il commento di Confesercenti Area nord in riferimento alle zone e ai comuni colpiti dal sisma. Gli sforzi degli imprenditori sono tanti, ma per il raggiungimento della normalità, c'è ancora tanto da fare.

Lo snaturamento dell'offerta commerciale – in particolare nei centri storici - a causa del terremoto, la nascita obbligata di poli temporanei raggruppanti negozi e attività (spesso distanti dal centro), assieme ad una già di per se pesante situazione generale di perdita del potere di acquisto delle famiglie, ha molto affievolito la capacità' attrattiva nei confronti dei consumatori, locali e non, fonte di importante sostegno, oltre che lavoro, per i settore del terziario. "In questi ultimi mesi – evidenzia l'Associazione imprenditoriale – è emerso che la ricostruzione del patrimonio immobiliare privato nel cuore dei comuni colpiti ha ripreso un po' vigore. Anche se rimangono ancora troppe lungaggini burocratiche tra l'emissione della 'Cambiale Errani' e l'effettiva partenza dei cantieri".

"La ricostruzione non solo è fondamentale, ma indispensabile – tiene a precisare Confesercenti - Il suo prolungarsi o in certi casi continuo rimando potrebbe significare la perdita definitiva dei residenti, con ricadute estremamente negative sull'intero tessuto dei negozi che tra mille difficoltà hanno deciso di rimanere o di rientrare, dopo un necessario periodo di delocalizzazione, in centro storico. È quindi alla luce di ciò che riteniamo sia indispensabile che il nuovo Commissario straordinario si impegni ad intervenire sulle procedure di agevolazione delle pratiche di intervento al fine di velocizzare la ricostruzione".

"Occorre inoltre a nostro avviso, che le singole Amministrazioni comunali si attivino il più possibile, anche utilizzando strumenti economici di sostegno, affinché il processo di ricollocazione nei centri storici delle imprese delocalizzate continui. Mentre auspichiamo un impegno maggiore nei confronti dell'attuazione di una fiscalità di vantaggio finalizzata al sostegno delle pmi costrette ad affrontare questa difficilissimo periodo di crisi e di ricostruzione della rete commerciale", conclude Confesercenti.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Modena)

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