Ogni settimana parliamo di carcere e spesso raccontiamo dell’impegno dei volontari penitenziari, cioè di quell’esercito di persone che da anni, in modo silente e coraggioso, scelgono di investire tempo ed energie a favore dei detenuti e dei loro famigliari.
Questa settimana vogliamo parlare di una modalità anomala, particolare per essere vicini alle persone ristrette ed ai loro cari, cioè, attraverso gli oggetti e nello specifico con dei giochi che possono rendere più piacevole le ore che un padre trascorre in carcere con i propri figli. Da diversi anni esiste una bella ed originale iniziativa “La valigia di Marco e Anna” e per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande a chi ha ideato e porta avanti tale attività, la giornalista Chiara Cacciani molto stimata a Parma e in provincia per la sua professionalità e per la sua sensibilità che la porta da anni ad impegnarsi in difesa delle donne e di tutte quelle frange della società a cui sono violati i diritti.
Come e perché è nata la Valigia di Marco e Anna? Per caso o forse per destino.
Quando nel 2021 Seirs Croce Gialla ha voluto intitolare la sua nuova sede a Marco, io e nostra figlia Anna cercavamo un modo originale per ringraziare l’associazione. Abbiamo pensato di donare un kit di giochi facili ma stimolanti, pronti per essere caricati sui mezzi della protezione civile in caso di maxi-emergenze e subito utilizzabili. In quei momenti le priorità sono la salute delle persone, un riparo, i pasti. Ma anche riempire di senso un tempo lento e di paure ha importanza. In realtà è stato un manager di Barilla a intuire che quel singolo regalo poteva diventare un vero progetto.
In cosa consiste materialmente questo grande trolley?
Intanto è un contenitore resistente, scelto per essere durevole e poi customizzato dal nostro street artist di fiducia, Riccardo Marasi. I diversi ripiani sono pieni di almeno 25-30 giochi da tavolo moderni e nuovi, scelti in modo personalizzato in base alla destinazione. Ogni tanto scherziamo sul fatto che l’ultima sfida, la più complicata, è: ricomponi la Valigia.
Come fate a personalizzare i contenuti delle tante valige che donate?
Il primo passo è informarci direttamente sul contesto collettivo che le ospiterà: numero di persone mediamente presenti, età, spazi, temi cari e altri da evitare, esigenze particolari. A questo punto inizia un confronto stimolantissimo, divertente e anche acceso con Simone Serrao e Giulia Romagnoli, titolari del negozio Orso Ludo Giochi furbi da 0 a 115 anni. La Valigia si riempie lì. L’esperienza che cresce e le restituzioni di chi ha già ricevuto e utilizzato più volte i giochi ci aiutano ad affinare le competenze.
Chi vi aiuta a confezionare, a riempire di tanti giochi, queste straordinarie valigie?
A riempirle ci aiutano le donazioni sul fondo omonimo che abbiamo aperto in Fondazione Munus, la fondazione di comunità di Parma: singoli, famiglie, scuole, aziende, associazioni, compagnie teatrali… Per confezionarle invece, oltre a noi e a Orso Ludo, spesso collaborano familiari e amici e quando si può cerchiamo di coinvolgere chi dona: sono esperienze belle perché si segue il percorso della propria Valigia dalla nascita fino alla consegna, quindi poi ci si ferma insieme a fare un primo momento di assaggio dei giochi donati.
A suo avviso qual è la potenza e il valore del gioco per i bambini e gli adolescenti che vanno in carcere per fare visita ai loro papà?
Quella di facilitare una relazione che è complicata dall’assenza e che si svolge in un contesto che non è casa e dunque non è rilassato; di permettere di entrare insieme in una dimensione leggera che incuriosisce i più giovani e di aiutare a costruire abitudini e un linguaggio comune. Una delle più belle restituzioni che abbiamo avuto è quando ci hanno detto che un bimbo, grazie ai giochi, ha dismesso la diffidenza ed è andato in braccio al suo papà, che di fatto conosceva pochissimo.
Al giorno d’oggi giocare, riunire attorno a un tavolo o semplicemente stare insieme per divertirsi ha a suo dire una grande forza di coesione e di unità?
Potentissima: mette immediatamente in relazione, e lo fa alla pari, eliminando barriere di età, di lingua, di cultura, di condizione. Nel gioco si impara che ciascuna persona ha talenti che può mettere in campo anche in una squadra, e poi si possono esplorare altre vie e altri sogni. Tra l’altro il gioco da tavolo moderno vive una stagione di creatività e di offerta vastissima, e si associa anche a temi che fanno riflettere: gli stereotipi, l’ambiente, la partecipazione, la diversità.
Con il passare degli anni è cambiata, è cresciuta, la consapevolezza di sua figlia Anna nel collezionare insieme a lei questi prodigiosi doni?
Ha potuto vedere sempre di più come la Valigia riesca a spiazzare e a unire le persone, e si crea un clima di curiosità e di allegria, così Anna ha imparato a leggere le reazioni di chi gioca e a adattare la proposta e, inoltre, è diventata molto brava nello spiegare i giochi da tavolo e nel trascinare le prime sfide.
Quante valigie avete donato ed in particolar modo a quali istituti penitenziari sono state donate?
Ormai abbiamo raggiunto quota 90 e diverse sono negli istituti penitenziari. Per quanto riguarda gli adulti, quattro sono a Parma, tra cui una a disposizione dell’Associazione Per Ricominciare e due a Genova Pontedecimo, che ha la particolarità di avere una sezione femminile e una per sex offenders. Il nostro pallino sono però gli Istituti penitenziari minorili. Ad oggi ne abbiamo raggiunti oltre la metà: Bologna, Treviso, Bari, Firenze, Torino, Nisida, Acireale, Catania e Pontremoli, che è l’unico interamente femminile... e vogliamo riuscire a completare il giro.
Il volontariato che Lei e sua figlia fate non cerca e non chiede gratificazioni, ma, certamente negli anni avrete ricevuto soddisfazioni e feed back. Può raccontarcene qualcuno?
Abbiamo sorprese infinite, a partire da ciò che viene scritto sul quaderno che ci accompagna durante le consegne, o il fatto che alla fine la domanda è immancabilmente la stessa: “Quando tornate?”. Mi viene in mente un vicecomandante della penitenziaria molto poco convinto dell’utilità della nostra presenza. Alla fine, ci ha detto: “Vi ho osservati tutto il tempo dalle telecamere. Non ho mai visto i ragazzi così sorridenti e attenti: non sembrava nemmeno di essere in carcere”.
Qual è stata la valigia più difficile da consegnare a causa dei bisogni e delle necessità dei destinatari?
In realtà le più difficili sono le due che abbiamo in progetto da tempo e che non siamo ancora riusciti a consegnare per motivi evidenti: quelle che con Antonio Mascolo e il suo progetto “A vin di bene” vogliamo portare a Betlemme, destinate al Baby Hospital e alla comunità cristiana che prende cura anche dell’infanzia palestinese e prova a ricucire la quotidianità fuori dall’odio e dalla violenza.
Dopo tanti anni e tante valigie donate, possiamo pensare che i vostri straordinari trolley, oltre ad aver fatto tanto bene a persone sofferenti, hanno aiutato anche Lei e sua figlia ad affrontare il faticoso viaggio dell’elaborazione del lutto in modo più sereno?
Ci hanno aiutato a capire che abbiamo sempre la possibilità di costruire e di aprirci alla vita, anche mentre si attraversa e si convive con un dolore enorme. E ci hanno aiutato a non temere di essere contagiati dalla sofferenza altrui, ma ad accoglierla. In più, Anna attraverso la Valigia ha potuto incontrare persone che avevano conosciuto suo padre e che con le loro testimonianze le hanno permesso di conoscerlo meglio.
Ricordiamo a tutti i lettori che si può contribuire a questo bellissimo progetto facendo un’offerta o una donazione al seguente IBAN: IT 32N0707212700000000731501 intestato o MUNUS – Fondazione di Comunità di Parma- Ente Filantropico ETS. Causale: erogazione liberale












































































