Lunedì, 06 Luglio 2026 15:43

LA VERITÀ In evidenza

Scritto da Gianfranco Colella Satileaks

«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6-7).

Questa affermazione è una delle più forti circa la divinità di Cristo. Gesù non è un maestro tra tanti, ma l’unica VIA per arrivare al PADRE della Santissima Trinità. Non è un’affermazione filosofica, ma la rivelazione stessa di Dio. Secondo il suo (presunto) Vicario, pare non sia così.

Ce ne parla Antonio Romano nel suo nuovo articolo che vi pongo di seguito.

La Verità nel pensiero di Leone XIV 

Sappiamo bene che la Turchia è un paese che perseguita una sparuta minoranza cristiana, eppure durante il volo che da Istanbul lo portava a Beirut, Leone XIV diceva ai giornalisti: “è un paese che è a maggioranza musulmana e ha anche la presenza di numerose comunità cristiane, una piccola minoranza, e anche persone di altre religioni sono in grado di vivere in pace. È un esempio, direi, di ciò che tutti noi stiamo cercando in tutto il mondo. Al di là delle differenze religiose, al di là delle differenze etniche, al di là di molte altre differenze, le persone possono vivere in pace”.

Una bugia simile veniva pronunciata in una nazione che opprime i cristiani come l’Algeria, e nella basilica di Algeri diceva: “questa stessa basilica, simbolo di una Chiesa di pietre vive in cui, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani”.

Leone promuoveva utopicamente il chrislam, un movimento sincretista nato in Nigeria negli anni ’70, sacrificando la fede cristiana sull’altare massonico della fratellanza universale.

Tornato in Italia Prevost continuava a sponsorizzare un Dio adattabile a tutte le religioni: “In Algeria ho ricevuto un’accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso”.

Vescovi e intellettuali cattolici si lamentavano, ma continuavano a far finta di non capire la doppiezza di Leone, che alla maniera del predecessore non amava la Verità.

A proposito della «verità» concepita dalla chiesa sinodale-arcobaleno fondata da Jorge Mario Bergoglio, abbiamo la luminosa testimonianza del vescovo di Cassano all'Jonio. In occasione del giubileo LGBT il vice presidente della CEI mons. Francesco Savino, durante l’omelia della messa queer citava il credo religioso di Francesco “la realtà è superiore all’idea”, e aggiungeva: “è la differenza tra una verità viva e una verità morta. La verità viva fa vivere. La verità morta uccide”. Savino aveva ragione, in effetti per la chiesa di Roma il concetto giovanneo di Verità era morto.

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto» (Gv 14,6-7).

   Nell’omelia del 27 ottobre Prevost ha detto: “nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme”. Secondo Leone i cristiani sono alla ricerca di una verità non ben identificata che richiede uno sforzo comune per essere trovata, ma non è tutto. Dopo tre giorni diceva all’udienza generale: “Questo luminoso Documento (Nostra aetate) ci insegna a incontrare i seguaci di altre religioni non come estranei, ma come compagni di viaggio sulla via della verità”.

Lo stesso ripeteva in Turchia: “Le religioni, per loro natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla”.

In Mater Populi fidelis Leone sosteneva con fermezza che il titolo di Corredentrice “può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana, perché «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12)”, mentre nei suoi discorsi – in piena sintonia con l’aberrante documento firmato da Bergoglio ad Abu Dhabi – dichiarava che la verità si conquista collaborando con le altre religioni.

In questo clima sincretista era arduo dare un senso alle tante parole di Leone sulla sublimità del vangelo: “Vale quindi la pena aprire interamente il cuore a Cristo!”. Neanche si comprendeva quale valore potesse avere la passione del Figlio di Dio, eppure diceva così: “Di nuovo il Signore ci porterà al vertice della sua missione, perché la sua passione, morte e risurrezione divengano il cuore della nostra missione”.

Scrive Agostino: «Se cerchi la verità segui la via; perché la via è lo stesso che la verità. La meta cui tendi e la via che devi percorrere, sono la stessa cosa. Non puoi giungere alla meta seguendo un’altra via; per altra via non puoi giungere a Cristo: a Cristo puoi giungere solo per mezzo di Cristo».

Il santo d’Ippona direbbe che Prevost è «simile a quelle donnette, di cui dice l’Apostolo che imparano sempre e non arrivano mai alla conoscenza della verità» (2Tm 3,7).

Basta leggere Pascendi di Pio X, Mortalium animos di Pio XI, Dominus Iesus della CDF, per capire come la Verità concepita da Prevost sia un’eresia allo stato puro che contraddice il Magistero autentico. Per sintetizzare ricordo solo che il credo professato da Leone XIV, corrisponde esattamente al quinto errore denunciato nel Sillabo di Pio IX: «La rivelazione divina è imperfetta, e perciò soggetta a processo continuo e indefinito, corrispondente al progresso della ragione umana».

   Nonostante avesse scelto di rinnegare il cristianesimo, Prevost parlava in continuazione della verità, e a una delegazione di universitari diceva: “Come ben sapete, la ricerca della verità richiede non solo apprendimento e guida, ma anche grande impegno. Se l’educazione cattolica non infonde negli studenti una vera passione per la verità – e non solo per la verità intellettuale, ma per la Verità che è Cristo stesso (cfr. Gv 14,6)…”.

Sempre confortato dalla luce che irradiavano le parole di “Papa Francesco”, nell’omelia della prima messa del concistoro di questo mese di giugno Prevost metteva in risalto la ricerca della Verità: «gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono che prestiamo una costante attenzione per cercare di esprimere le verità di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità» (Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 41)”.

L’intento del capo della chiesa sinodale-arcobaleno è chiaramente quello di profanare la Verità nominandola in maniera compulsiva, con l’unico scopo di ubriacare il cuore e le menti dei credenti.

   Dopo essersi rifiutato di ricevere il superiore della FSSPX padre Davide Pagliarani e mons. Viganò, ecco cosa diceva Leone il 29 giugno: “Allo stesso modo la comunione, nella Chiesa, non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita”, e aggiungeva: “Carissimi, per noi è importante, oggi, guardare a questi due Santi – Pietro e Paolo – per capire come essere a nostra volta apostoli e costruttori di unità, servitori generosi della verità nella carità”.

Incontro, unità, verità, carità, tutte parole svuotate del loro significato, tanto che decideva di scrivere a don Pagliarani solo 24 ore prima del fatidico 1° luglio, scelto dalla FSSPX per le consacrazioni episcopali «proibite».

Un’ultima osservazione sul divertente siparietto tra Leone XIV e don Pagliarani. Il 30 giugno Leone invia una lettera al superiore della FSSPX dove lo invita a non concretizzare «l’atto scismatico». Pagliarani risponde prontamente al Santissimo Padre: «Lontano da noi l’idea di separarci dalla Chiesa romana».

Allo stesso modo di Giuda, mentre tradiva Leone, Pagliarani continuava a “baciarlo”, e durante il discorso del 1° luglio diceva: «Ci si accusa di non amare il Papa. Ci si accusa di non rispettarlo. Ma è proprio perché amiamo il Papa, sinceramente, come Vicario di Cristo, come capo della Chiesa, che non vogliamo continuare a vedere il Papa umiliato accanto a falsi pastori, rappresentanti di false religioni», e rivolgendosi ai nuovi vescovi scismatici li esortava: «Perché la verità senza carità ferisce, e la carità senza verità inganna».

 

   I medici dicono che ridere fa bene, e l’attuale chiesa di Roma offre in proposito diversi spunti. Nella chiesa londinese di Holy Apostles, il 13 giugno è stata celebrata una messa solenne concelebrata dal card, Timothy Radcliffe e dai vescovi John Crowley e John Rawsthorne, durante la quale è stata recitata una formula liturgica per benedire il 50° anniversario della relazione tra due omosessuali; ma non basta, perché il vangelo è stato letto da laici e durante la comunione il sangue di Cristo veniva offerto da uno degli sposi.

Ecco un aspetto divertente – perché contraddittorio – della verità depravata concepita da Leone XIV: scomunicare gli aderenti alla FSSPX colpevoli di essere cattolici, e benedire con solenni celebrazioni la sodomia.

   Tempo fa ho ascoltato una curiosa testimonianza del 2018. Mentre celebrava la messa, un sacerdote si è accasciato a terra per un infarto, ed ha avuto la “visione” (la chiamiamo così) del papa eletto nel 2025: avrebbe parlato di fraternità e tolleranza, ma dietro c’era un’essenza falsa, una pace senza croce, senza peccato, il nome di Gesù usato ma svuotato della sua forza… chi lo seguirà perderà la luce. Dopo aver riferito tutto al vescovo, questo sacerdote è stato sospeso dal ministero e invitato a farsi curare da uno psichiatra.

Che strano… ci sono altre profezie che dicono esattamente la stessa cosa, ma pochi ci credono.

Antonio  Romano

Note

  • 1 Udienza generale, 29-4-2026.
  • 2 Incontro ecumenico di preghiera, 28-11-2025.
  • 3 Angola, 20-4-2026.
  • 4 Giovedì Santo, 2-4-2026.
  • 5 Commento al Vangelo di San Giovanni, 13, 4.
  • 6 La città di Dio, II, 1.
  • 7 3-6-2026. 

SatiLeaks by Gianfranco Colella per Quaotidianoweb.it  6 luglio 2026

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