Di Francesca Dallatana Parma, 5 luglio 2026 - La vita è una maratona. Non una prova di velocità. Il lavoro è una delle tappe della maratona. La più lunga, per molti. E fra le più significative. Ciascun lavoratore esprime la propria capacità di leadership nelle azioni quotidiane. Non è necessario essere un amministratore delegato. Il titolo del libro di Tom Morris, pubblicato in Italia da Piemme, si rivolge a tutti coloro che esprimono cittadinanza attiva nel mercato del lavoro: disoccupati e lavoratori, capi e subordinati. E fra le righe fa notare che ciascuno – qualunque sia la condizione lavorativa – è subordinato sempre e solo a se stesso. E ai propri valori di riferimento. L’opera del filosofo americano si richiama alla produzione letteraria di J.K. Rowling e il titolo è una traccia significativa: “Se Harry Potter fosse a capo delle General Electric. Come diventare un mago della leadership.”
Il debito verso la letteratura.
La letteratura può dire e suggerire tutto quello che l’indagine scientifica non ha ancora verificato. Pensiero e intuizione muovono la creatività. Anticipano e spesso completano il lavoro della ricerca.
Harry Potter, Hermione, Ron, Albus Silente e i personaggi della scuola di Hogwarts sono attori significativi di dinamiche sociali e relazionali. Un gruppo di allievi e di docenti: palcoscenico che mette in scena spezzoni di vita. L’immaginazione trae linfa vitale dalla vita reale.
Sono tutti allievi i lettori adulti e ragazzi di fronte ad Albus Silente e al suo laboratorio di vita prima che di magia. Tutti allievi, i lettori, proprio come Harry Potter.
Leader si diventa.
Tom Morris parte dalla postura di Albus Silente, il preside della scuola di magia. Equilibrato, calmo, autorevole. Experienced ma non saccente. Mai arrogante.
“Silente si fida di lui. E se noi non possiamo fidarci di Silente, non possiamo fidarci di nessuno”, dice Hermione a proposito di una delle vicende di Hogwarts.
Il preside si ispira al “giusto vivere”. La conoscenza delle cose della vita è la sua bussola. La consapevolezza della impreparazione degli umani rispetto agli eventi è una delle sue certezze. E’ questa la cifra di austera consapevolezza che lo caratterizza. E’ il silenzio del pensiero che precede la parola.
Fiducia. Albus Silente si fida degli altri per un motivo forte e chiaro: di lui ci si può fidare. Il primo atto di fiducia è verso se stesso. Il suo approccio alle cose della vita è modulato dal pensiero, dalla costruzione della conoscenza. Che permette di avere fiducia nelle altre persone. Albus Silente dà sempre una seconda possibilità. L’errore è un frequente esercizio umano. Riconoscerlo, identificarlo e circoscriverlo è fondamentale per disegnare la mappa mentale di riferimento della conoscenza.
Generosità. Il capo della scuola è generoso. Sa aspettare. Comprende le imperfezioni e le debolezze. Tende la mano per aiutare a raggiungere la riva. L’allievo di Hogwarts deve impegnarsi nell’apprendimento. Ogni giorno una cosa nuova. E non in stile post-it, cioè di informazione appiccata alla memoria ma una metabolizzazione delle osservazioni sul campo e del pensiero. E’ così che da allievi di Hogwarts ci si trasforma passo dopo passo in Albus Silente.
Lungimiranza. Il preside è lungimirante. Sa fare un passo indietro e può scegliere di rimanere nella penombra dell’assenza e dell’oblio per la salvezza collettiva. E’ capace di sacrificio organizzativo, che qui assume una valenza di investimento sociale. Il personaggio di J.K. Rowling vede oltre se stesso. Fa un salto con la mente nel futuro e sceglie di giustificare una situazione e di alterare la descrizione della realtà in nome del senso di giustizia. E’ un’operazione delicata che presuppone l’assunzione di una responsabilità morale ancora prima che organizzativa. Giustifica gli allievi, li supporta. Si intesta la paternità delle azioni compiute nonostante siano fuori dalla cornice delle regole, perché sono nobili. L’agito di Albus Silente è un esempio per Harry Potter e per gli studenti della scuola di magia. Paga il prezzo della sua decisione, in nome del futuro.
Un fatto che Tom Morris non cita nel capitolo dedicato alla fotografia del leader Albus Silente. Ma che riporta in uno dei capitoli successivi, precisamente in quello dedicato alla verità e alla menzogna. Un affondo altamente significativo.
Emozioni e ragione.
Esperto, riflessivo, moderato nell’azione. Albus Silente è silente, nel privato delle proprie meditazioni. Il preside è esempio nobile. Poche parole, grande esempio.
Non è orfano di emozioni. Rabbia e paura gli attraversano occhi e cuore. Harry Potter intercetta cortisolo e adrenalina più di una volta durante l’osservazione e l’interazione con il preside. Che non si lascia condizionare dai neurotrasmettitori dello stress. Li governa. Vestendo la comunicazione con il ritmo cadenzato e ipnotico della calma. E’ uno stato mentale. E’ l’essenza di una sicurezza interiore modellata nella dinamica di un lungo dialogo intrapsichico – potremmo dire così – che lo ha reso forte e sempre in compagnia di se stesso.
Nel duello con il personaggio Voldemort, la Rowling dedica un nobile tratteggio letterario ad Albus Silente. Fa notare Tom Morris: “Silente si difende, ma non si fa avanti per uccidere. Non si può non notare la sua calma assoluta di fronte alla minaccia tremenda che incombe su di lui. Addirittura chiama Voldemort con il suo nome di battesimo, rifiutandosi in questo modo accorto di accettare o solo riconoscere quell’individuo malvagio che nel passato aveva formato ed educato. La Rowling descrive Silente che parla con calma, quasi stesse avendo una banale conversazione con questo pericoloso mago nero mentre va verso di lui.”
Poi il duello, nel quale Silente non mostra paura per la propria incolumità e nemmeno rabbia verso il proprio avversario.
Sferra colpi razionali rispetto allo scopo. Bandisce l’entropia dalla sequenza di azioni.
Liberi di apprendere.
Gli allievi di Hogwarts apprendono durante l’osservazione e la sperimentazione di sé. Costruiscono la leadership mentre interagiscono con il mondo. “Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità”: sono parole di Albus Silente.
Minimo comune denominatore è la consapevolezza delle conseguenze sociali delle azioni e della forte inter-relazione tra il leader e il gruppo di collaboratori.
La leadership è una funzione del gruppo. Al gruppo dà e dal gruppo prende. Quanto più è capace di trasferire con generosità intellettuale, tanto più acquista autorevolezza. Ha forte potenzialità di condizionamento degli umori e dell’identità del gruppo. Ma radica la propria forza tranquilla nella valorizzazione dei talenti dei collaboratori.
Tradotto nella realtà delle aziende della quotidianità del lavoro: leader si diventa, lavorando duramente su se stessi. A partire dalla consapevolezza della propria imperfezione. Nessuna magia risolutiva. Direbbe Albus Silente.
Tom Morris: Se Harry Potter fosse a capo della General Electric. Come diventare un mago della leadership; Piemme, Alessandria,

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(Link rubrica: La Biblioteca del lavoro e lavoro migrante ” https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374
https://www.gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=lavoro%20migrante&ordering=newest&searchphrase=exact&limit=30)
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