Linus, protagonista principale delle bande disegnate, usava la copertina come scudo quando aveva paura, o per difendersi dalle angherie della sorella Lucy.
Oggigiorno la coperta di Linus è diventata una vera e propria metafora universale, l’archetipo di qualsivoglia oggetto o abitudine consolatoria.
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Nell’immaginario collettivo rappresenta l’antidoto alle paure. La comfort zone.
Ognuno di noi ha la sua coperta di Linus, pronta all’uso ogni volta che sentiamo il bisogno di un riparo emotivo. Attenzione però a non eccedere.
L’incapacità di affrontare il disagio e la complessità dell’età adulta, può portare a rifuggire totalmente dalla realtà. In questo modo, però, si finisce inesorabilmente per aderire a mondi virtuali e fittizi, in cui dispositivi tecnologici e App la fanno da padrone.
A guardar bene, l’intero ecosistema tecnologico che ci circonda sembra costruito proprio per avvolgerci come una sorta di mega coperta digitale, sotto cui trovare rifugio. Una mega coperta di Linus.
Ovviamente chi ne ha il controllo, ha il controllo anche della vita di chi ci finisce dentro.
I politici lo sanno benissimo e molti di loro non perdono occasione per spacciare la loro “security blanket” (coperta di sicurezza).
In questi giorni è scoppiato il caso della fiera del libro “Più libri più liberi”. La manifestazione dedicata alla piccola e media editoria indipendente, “sorella minore” del più grande Salone del Libro di Torino, è tuttora al centro di aspre polemiche.
Secondo quanto riportato da diversi giornali, gli organizzatori dell’evento avrebbero introdotto una sorta di “patentino antifascista” per gli espositori.
In pratica, chi ambisce ad uno stand, dovrebbero firmare una dichiarazione in cui si afferma di “riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”.
La non adesione al documento o la violazione dell’impegno preso, esponendo materiale vietato, metterebbe immediatamente l’espositore fuori dalla fiera.
Ma come si fa a stabilire quando il contenuto di un libro è da vietare e quando no?
In base a quali criteri?
Un libro ad esempio che parli della remigrazione, sarebbe da vietare?
In realtà non è la prima volta che qualcuno se la prende con i libri (e con chi li scrive), abbiamo avuto anche casi estremi. Nel 213 a.C. ad esempio, Qin Shi Huang, primo imperatore della Cina unificata, una volta al potere ordinò la distruzione di un gran numero di testi considerati sovversivi. La famosa “bruciatura dei libri”.
Caddero vittime dei roghi purtroppo anche molti classici delle “Cento Scuole di Pensiero”, soprattutto confuciani e taoisti.
In epoca più recente anche Mussolini e Hitler cercarono di imporre la loro ideologia attraverso il controllo del pensiero. Sicuramente tra le persone più anziane c’è ancora qualcuno in grado di ricordare i grandi roghi di libri sgraditi al regime, appiccati davanti le università più importanti.
Viene in mente l’Apocalisse (capitolo 13) e il marchio della Bestia, senza il quale nessuno poteva comprare o vendere… già la puzza di zolfo si sente nell’aria.
SatiLeaks by Gianfranco Colella per (Quotidianoweb.it) 19 giugno 2026











































































