La loro fede non è cieca, pregiudiziale, a priori, come dicono gli atei, ma è conseguenza di esperienza. È stato così innanzitutto per gli Apostoli, che hanno assistito ai miracoli di Cristo, prova della Sua divinità, fino alla Risurrezione. La loro fede si è quindi basata sui fatti, fatti così concreti che l'apostolo Tommaso ha toccato con mano i segni, le cicatrici della crocifissione in Cristo risorto.
E Lui mangiava con loro, lo hanno visto, lo hanno toccato (cfr. 1 Gv 1). Ed è apparso Risorto a centinaia di altre persone. Poi ha continuato ad apparire, dopo l'età apostolica, nel corso dei secoli, ai Santi, che anch'essi hanno fatto miracoli, e questo fino ai giorni nostri. Ad esempio, San Francesco d'Assisi, a cui alla Porziuncola apparve Gesù, che disse di chiedergli quello che voleva perché, per la sua condotta esemplare, gli sarebbe stato concesso. E San Francesco chiese il Perdono di Assisi, ovvero un'indulgenza plenaria, che da allora si celebra nella Chiesa ogni anno il 2 agosto.
San Francesco non era una specie di assistente sociale ecologista che parlava con gli uccellini, ma un vero credente che metteva in pratica alla lettera l'insegnamento di Cristo contenuto nelle Scritture. Ha avuto apparizioni, fatto tanti miracoli e il suo scritto più famoso, il Cantico delle creature, si chiude con l'ammonizione a non morire in peccato, "guai a quelli che muoiono nei peccati mortali", perché essi condannano all'inferno per l'eternità. San Francesco è stato l'essenza del cristianesimo messo in pratica: annuncio del Vangelo, ovvero salvezza dall'inferno mediante la fede in Cristo, e rinuncia ai beni materiali, alla sessualità e ai piaceri, rinuncia all'amor proprio, all'orgoglio e alla superbia, per vivere nella Volontà di Dio. Come aveva spiegato il Nuovo Testamento, chi non vive una rinuncia, almeno parziale, accettando le norme divine, alle passioni umane, non è cristiano, non piace a Dio e non si salva.
Viceversa, a Dio piace chi vive suddetta rinuncia pur non essendo, senza sua colpa (magari perché vissuto in altra epoca o cultura), cristiano. È la rinuncia alle passioni, grande amore dell'umanità contemporanea, il vero punto focale e discriminante. È su questo che bisogna scegliere e si divide l'umanità, ben prima del giudizio universale, in buoni e cattivi, in pecore e capri dice Gesù.
Eh sì, perché le passioni, tutte, hanno natura egoistica, escludono l'amore di Dio e del prossimo. Infatti oggi esso è assai poco praticato e molto millantato. Io sono, Ego sum, afferma ad ogni piè sospinto l'umanità contemporanea, usurpando il nome di Dio, che è proprio Io sono, Ego sum.
Proclamatosi dio, dietro a tutte le maschere ipocrite dell'umiltà, indossate con sé stesso prima che con gli altri, dietro a tutte le razionalizzazioni di comodo, che servono a legittimare i suoi desideri, l'uomo contemporaneo si condanna alla solitudine e al conflitto, con gli altri dèi come lui.
E quali miracoli legittimano l'autoproclamazione divina dell'Ego?
Sul piano storico Max Weber diceva che l'umanità europea si è desacralizzata con la nascita della scienza moderna (pur inventata da cristiani convinti e praticanti, Galilei, Newton, ecc.), che spiega e cambia i fenomeni sulla base della Ragione umana. Quindi qualcuno potrebbe dire, e l'ha detto con l'Illuminismo, oggi filosofia implicita di massa, che i miracoli dell'Ego sono quelli della scienza, che spiega o spiegherà (dice questa fede) i fenomeni.
Prima osservazione: se anche la scienza facesse veramente miracoli, il che non è, questo non giustifica l'autoproclamata divinità dell'uomo comune, dacché la scienza ce l'hanno gli scienziati, e ognuno solo nel suo campo.
Ma, seconda osservazione, l'Ego ipertrofico scientista è stato, tra gli specialisti, scienziati e filosofi della scienza, grandemente sgonfiato dagli sviluppi dell'epistemologia contemporanea, che conclude che la scienza non possiede, né avrà mai, verità assolute (cfr., ad es. K. Popper).
Ma questo, che l'uomo comune non sa, non vuol sapere e l'élite non divulga, non impedisce che si continui a coltivare, a livello di massa, la religione della scienza, lo scientismo, funzionale alla fede nell'Ego. Una grande mistificazione, come detto, questa finta religione, però comoda e funzionale all'amor proprio e all'esercizio delle amate passioni, superbia, lussuria, avarizia, ecc.
In realtà l'uomo-massa passionale si aggrappa a qualsiasi teoria, o brandello di teoria, conosciuta tramite i manuali o i media nella Babele che è il mondo contemporaneo, per continuare a fare i fatti propri, nell'accezione più becera e materialistica.
E così l'autocelebrazione continua, anche quando gli individui "prendono gloria gli uni dagli altri", come dice Gesù nel Vangelo, ovvero in dinamiche collettive o di gruppo si sostengono e "rinforzano" (termine della Psicologi) e si assicurano il successo sociale a vicenda: in realtà anche questo è funzionale all'amor proprio e alle passioni, nella coppia, nella famiglia e simili, nei gruppi sociali, nei movimenti collettivi. I mutamenti, la volubilità, la "liquidità", la precarietà, il carattere conflittuale e ansiogeno, di dette istituzioni, confermano la loro base egoica e passionale.
Dove sono quindi i miracoli dell'uomo contemporaneo?
Nella tecnologia? Non sono miracoli, ma lavoro e meriti di scienziati e tecnici, non dell'uomo comune, né questo, come detto, giustifica la pretesa che la scienza capisca o capirà tutto.
Nella ricchezza? A parte che non tutti ce l'hanno (mentre superbia e amor proprio sono oggi diffusi pure tra i poveri), il benessere materiale di tanti in Occidente è legato alla congiuntura storica eccezionale (mai c'è stata la ricchezza di massa nella Storia), molto più che ai meriti personali, quando pure ci sono, perché tanti arricchiscono in modo disonesto o furbescamente, mantenendosi nella legalità, ma non nella moralità, laica o cristiana che sia, come quando si fa un mestiere solo per opportunismo economico, e perciò lo si fa male, dal medico, all'insegnante di sostegno, al militare, ecc. Grazie a Dio non sono tutti così.
C'è poi chi se la crede (Ego sum) per la sua bellezza, che è fondamentale per portarsi a letto qualcuno, tossicodipendenza fondamentale dell'umanità contemporanea.
Ma la bellezza è un passeggero dono di natura (e quindi è inutile accanirsi coi centri estetici), non un merito proprio.
Dove sono dunque i miracoli dell'Ego?
Nei figli?
È rifiutato anche in questo l'insegnamento di Cristo, che dice che i figli sono volontà e dono di Dio, nell'amore prolifico dei coniugi. Cosa bellissima.
Ma comunque, anche per i non credenti, i figli sono un prodotto naturale, non un merito proprio, se non un sottoprodotto occasionale, imprevisto e sgradito, di attività ricreative. Oggi, comunque, i pochi figli sono di solito programmati e si fanno, troppo spesso, anch'essi come ulteriore mezzo di realizzazione di sé, del proprio Ego egoistico, che, se non li crea (ma tante mamme superbe più o meno inconsciamente credono anche questo), almeno li forma, li forgia poi secondo la propria volontà e le proprie (eccelse?) capacità. Anche in questo modo l'Ego contemporaneo si sente dio. L'Ego va, con la risicata prole, ad accrescere le sue proprietà, il suo dominio, il suo regno, il suo potere e la sua vanagloria, oltre che a procurarsi una riserva di affetto e di significato che altrimenti, in una vita sostanzialmente egoista, materialista ed edonista, mancano. Certo, i calcolati (innanzitutto economicamente) figli creano e creeranno problemi, non saranno sempre la fonte d'amore di riserva (mentre altri usano i cani), ma diventano spesso l'unico senso di tante vite, senza Dio, insignificanti (lo dicono i tassi di suicidio, dai tempi di Durkheim).
(immagine creata con AI)
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(*) Autore
Marco Santoro
2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell'Aquila 2002.
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
Docente di Filosofia e Storia nei Licei
Professore a contratto all'Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.











































































