Di Francesca Dallatana Parma, 17 maggio 2026 -
Non studiano, non lavorano, non seguono corsi di formazione. Sono i Neet: Not in Education, Employment or Training. Sono giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni, ma l’età potrebbe scivolare in avanti fino ai 34. E’ un indicatore di disagio sociale e di un rapporto sfilacciato fra le generazioni. Il benessere psicologico e sociale dei giovani è una questione di grande importanza. Non sono fatti loro.
L’orientamento al lavoro e alle professioni è uno degli strumenti possibili per rompere il muro di disagio. Insieme ai Neet, i disoccupati di lunga durata, fenomeno trasversale alle età anagrafiche. E ancora: i candidati vittime di discriminazioni intersezionali: una donna nera, madre single di un figlio, senza rete familiare, con un pregresso personale traumatico potrebbe subire le conseguenze di un pregiudizio trasformato in insuperabile stigma. Andiamo avanti: un uomo classe 1958 senza adeguati contributi versati potrebbe ancora lavorare, in teoria. Ma il pregiudizio – si chiama ageismo – non gli permette di continuare ad impegnarsi e a produrre. Troppo vecchio per investire su di lui.
Virgilio per il lavoro.
Guida, supporto emotivo, professionista con forte conoscenza del mercato del lavoro di riferimento: sono i consulenti e le consulenti che oggi si occupano di progetti Gol - Garanzia occupabilità lavoratori - finanziati dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e di resilienza. Non arrivano dal nulla, perché di orientamento al lavoro sociologi e psicologi se ne occupano da tempo. Il manuale dedicato alla “Psicologia dell’orientamento professionale” di Jean Guichard e Michel Huteau propone “Teorie e pratiche per orientare negli studi e nelle professioni”, edito da Raffello Cortina Editore.
Non è l’unico manuale di riferimento per professionisti e operatori, ma rappresenta un compendio interessante di teorie e pratiche, tutte sul confine tra psicologia e sociologia. Lettura consigliata non solo ai professionisti ma anche agli utenti dei servizi di orientamento che intuiscono inevase esigenze di supporto. E che vorrebbero un aiuto diverso, ma non sanno dire quale.
Liberi di, liberi da.
Da che cosa dipende una scelta professionale? Quali sono i condizionamenti capaci di indirizzarla?
Il processo decisorio è fortemente intrecciato al legame tra l’individuo e il sistema sociale di appartenenza e di riferimento. Dipende dalle caratteristiche personali, dai talenti, aspirazioni, motivazioni e modelli di riferimento. Ma è condizionato anche dal riverbero delle aspettative sociali di contorno. E dai rinforzi positivi e negativi vissuti durante le prime e significative esperienze di relazione e dalla memoria emotiva. Uno studente con particolare attitudine alla matematica premiato da successo scolastico tende a rinforzare positivamente la propria motivazione verso professioni e percorsi formativi nell’alveo della disciplina vissuta come gratificante. Uno studente con potenziale alto nella stessa disciplina ma mortificato dall’incapacità dell’insegnante di consentire l’espressione del talento tenderà a cristallizzare il vissuto negativo, che potrebbe condizionare le sue scelte future.
L’ambiente familiare di riferimento e la percezione del vissuto, l’equilibrio psicologico, la sicurezza delle fossette di lancio – la base sicura – rappresentano il primo setting del processo che accompagna alla decisione della scelta della professione oppure del percorso di rilancio e di ri-professionalizzazione.
Il lavoro è relazione. E’ un fenomeno che vive di socialità, nonostante mansione e competenza siano soprattutto individuali.
La libertà di esprimere il proprio potenziale decolla se radicata nella conoscenza delle proprie condizioni di partenza. La libertà di essere sé stessi e di fare dipende molto dalla libertà dai vincoli emotivi e fattuali delle condizioni di partenza. L’esplicitazione razionale a se stessi delle condizioni di partenza è la prima formula
Ambienti di riferimento.
Nella parte teorica del volume un ampio riferimento all’indissolubile abbraccio tra passato e presente. Nel corso della vita la percezione e la rielaborazione delle tracce di successi formativi e di esperienza passate rappresentano le fossette di lancio psicologiche della progettazione del futuro.
Dopo avere considerato approcci teorici che si sono succeduti nel corso del tempo, con i loro limiti e aree di miglioramento, gli autori si soffermano sui tre sistemi sociali del tragitto emotivo e temporale di un individuo.
Primo fra tutti, il micro-sistema cioè la famiglia e il gruppo di socializzazione primaria. E’ un ambiente fondamentale per la costruzione della consapevolezza e della capacità di iniziare la corsa. Rappresenta la base sicura. Se qui ci sono sabbie mobili oppure terreno fangoso sul quale si scivola, decisioni e azioni future saranno fortemente vincolate. In questa prima socializzazione, si osservano e si pensano i primi modelli professionali e di realizzazione personale.
Il meso-sistema è rappresentato dal contesto sociale più ampio nel quale è ancorato il gruppo di appartenenza. E’ terra di interconnessione fra più micro-sistemi di riferimento, quale il nucleo familiare e la comunità di appartenenza, la scuola, l’ambiente sociale quotidiano. A fare da cornice è l’impalcatura culturale riferita a precise coordinate spazio-temporali del macro-sistema.
Aspettative e pressioni incrociate, ipoteche psicologiche e ridefinizioni eterodirette si insinuano nelle attività di orientamento professionale e rischiano di indirizzarle in percorsi obbligati da stereotipi e pregiudizi. E sono queste le distorsioni dalle quali deve guardarsi il professionista che si occupa di orientamento al lavoro. Ma anche la persona che cerca nell’orientamento al lavoro uno strumento di razionalizzazione e di appoggio psicologico per la progettazione del futuro.
Toolkit.
La relazione tra consulente-orientatore e utente è centrale. Il consulente ha il dovere deontologico di sospendere il giudizio, di mantenere un approccio obiettivo e di motivare il candidato a credere in se stesso e nelle proprie potenzialità, di fare azioni concrete per mantenere viva la tensione al rialzo professionale.
E’ un libro molto tecnico, questo manuale. Lessico per addetti ai lavori. Ma il messaggio è forte è chiaro. L’obiettivo dell’orientamento al lavoro è preciso: detergere i progetti di vita dalle distorsioni e dai condizionamenti che inevitabilmente arrivano dall’ambiente sociale di riferimento, renderli visibili. E permettere alle persone di liberarsi dai filtri e dagli stereotipi per seguire se stessi.
Mettere le braghe al mondo, costruire classificazioni e modelli, serve a disegnare una mappa mentaldist. La mappatura razionale del contesto serve per impostare il personale piano di volo. Oppure per rientrare, correre di nuovo sulla pista, tirare la cloche verso di sé e aumentare la potenza dei motori. Il muso dell’aereo verso l’alto e un nuovo cielo professionale.
Jean Guichard, Michel Huteau, Psicologia dell’orientamento professionale. Teorie e pratiche per orientare la scelta negli studi e nelle professioni, Raffaello Cortina Editore

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(Link rubrica: La Biblioteca del lavoro e lavoro migrante ” https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374
https://www.gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=lavoro%20migrante&ordering=newest&searchphrase=exact&limit=30)
Su Amazon il primo Libro di Francesca Dallatana
https://www.amazon.it/dp/B0FP2BDQB2/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=V9234QB7I3IC&dib=eyJ2IjoiMSJ9.dbvyMW9_EhMtdlDa3Be_gyC8rApBBPGA1ByI5TDR-moOVpDcKw85bzJBsEQ1LpTUkcTQlb62KnSrsgFV6rBMW7jMC5PiUj9eGehJOB-xsz0g3uIRjYdnd3uzsTONdvoJewNAjQgJP8cLNQVnXAFsZefmQLWHU21RJQBiPRit-P8G6GcEhW0Ky4Z8gT3Ln5bZPuhbTDavGvHcmde9Qh3OT02Nel4GL0giyFaMSPKj3a4.OEoViGb4nM9J2JGqRsj97d22piyuEiHwvDrVHwsdcEw&dib_tag=se&keywords=neri+di+lavoro&qid=1756385868&s=books&sprefix=neri+di+lavoro%2Cstripbooks%2C69&sr=1-1











































































