Mercoledì, 06 Maggio 2026 06:12

I colloqui come boccata d’ossigeno In evidenza

Scritto da Raffaele Crispo

di Raffaele Crispo Parma, 5 maggio 2026 - Con i colloqui, tra i famigliari e i detenuti, arriva in carcere tra le grigie pareti, il calore umano ed “il conforto” che vale più di una carezza.

I colloqui sono momenti veri, sinceri ma al tempo stesso ognuna delle due parti cerca di dare l’immagine migliore di sé non perché ama fingere, ma perché vuole infondere nell’altra persona serenità e tranquillità.

Così il detenuto racconta di tutti i propri successi, dei nuovi corsi e delle nuove attività che ha intrapreso, dei mestieri che sta imparando e degli studi che sta facendo. Dall'altro lato i familiari raccontano i progressi scolastici dei piccoli e di quelli lavorativi dei più giovani, nascondendo i problemi di salute degli anziani e dei più fragili e si mostrano sempre sorridenti e di bell’aspetto. Anche il detenuto cerca di mostrare un’ottima forma fisica, segno di buona salute così i suoi cari sono meno preoccupati per la sua detenzione.

AI_carcere_Gemini_Generated_Image_fcfqvpfcfqvpfcfq.jpegNei tanti anni delle lunghe carcerazioni tante cose avvengono nelle vite di chi è fuori e dentro al carcere, ci sono gioie, soddisfazioni ma anche lutti, che nella maggior parte dei casi i reclusi non possono vivere.

Dopo ogni colloquio, il detenuto in attesa di ricevere dagli agenti della Polizia Penitenziaria tutto ciò che la propria madre o la propria moglie ha preparato per lui, ritorna nella propria cella con il cuore pieno di emozioni e con gli occhi colmi di lacrime, sente alle sue spalle chiudere tanti cancelli e il tintinnio di tanti mazzi di chiavi che gli precludono qualsiasi accesso alla libertà.

Gli si schiude dinanzi ai suoi occhi il blindo che dà accesso alla propria cella e non gli resta altro che consolarsi con le foto che da anni conserva gelosamente nel cassetto o ha affisso alle pareti della cella.

Ormai quelle foto le ha sgualcite a furia di vederle e rivederle, irrorarle di lacrime e stringerle forte tra le mani. Anche nei colloqui le donne si rivelano più forti degli uomini perché sono molte di più le madri che rispetto ai padri corrono da un carcere all’altro per poter vedere anche solo per qualche ora il proprio figlio ... le mamme sanno perdonare, hanno più forza ed amano illimitatamente.

Da uno studio fatto è stato dimostrato quanto facciano bene i colloqui ai detenuti, non solo quelli con i propri famigliari ma anche quelli con gli psicologi, con i cappellani e con i volontari.

Pertanto, l’affettuoso invito che rivolgo a tutti quelli che leggono e leggeranno questa mia rubrica è quello di dar vita ad un flusso di rapporti umani tra il detenuto e la comunità dove il volontario costituisce “il ponte” di collegamento tra il carcere e la città.

Nel prossimo articolo analizzeremo il ruolo insostituibile ed imprescindibile dei colloqui nel non facile e breve percorso di recupero del detenuto.

 

(Immagine interna generata con AI)

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