Istituito per sostituire i vecchi sistemi penali metropolitani, inviò circa 80.000 prigionieri (trasportés, relégués e deportati politici) in Guyana, con campi principali a Saint-Laurent-du-Maroni (sede amministrativa), Cayenne e gli isolati Îles du Salut (Île du Diable, Île Royale, Île Saint-Joseph). Serviva a colonizzare il territorio guianese con manodopera forzata, ma fallì a causa di malaria, dissenteria e isolamento.
Funzionamento e condizioni
I prigionieri in catene (“boules”) lavoravano in campi di taglio del legname, nella costruzione di strade e nelle miniere d’oro; vigeva inoltre il regime del “doublage” (doppia pena con concessione forzata).
La mortalità era altissima (oltre il 50% non sopravviveva); erano noti campi come La Liberté e le inaccessibili rocce della Montagne du Campement. Le evasioni furono numerose: circa 1.200 tentativi documentati, di cui solo 120 riusciti. A differenza del bagno penale neocaledoniano (meno noto, chiuso nel 1931 e focalizzato su nichel e infrastrutture, con circa 22.000 deportati), quello guianese è diventato celebre grazie a libri e film, come Papillon (1973) o il libro di René Belbenoît Ghigliottina secca. Tuttavia, entrambi i sistemi simboleggiano l’espansione penale francese: la Guyana risultò più letale per il clima tropicale, la Nuova Caledonia per l’isolamento oceanico.
Il bagno penale francese della Nuova Caledonia rimane avvolto in una relativa oscurità, con poche informazioni diffuse nonostante la sua scala brutale e il ruolo coloniale.
Fu un sistema penale coloniale attivo dal 1864 al 1931 nell’Oceano Pacifico sud-occidentale. Istituito dopo l’annessione francese del territorio nel 1853 da parte della marina del commodoro Febvrier Despointes, servì a popolare e industrializzare la colonia con circa 22.000–30.000 prigionieri, tra cui 22.500 galeotti ai lavori forzati, 3.800 relégués (recidivisti sorvegliati) e 3.900 deportati politici, come i communards della Comune di Parigi (tra cui Louise Michel), attraverso manodopera coatta.
I primi 250 detenuti arrivarono il 9 maggio 1864 a Île Nou (Nouméa) sulla nave Iphigénie, costituendo i due terzi della popolazione europea iniziale e ponendo fine ai fallimentari tentativi di colonizzazione libera. Il sistema, ispirato al modello penale di Tolone, divideva i prigionieri in classi: “trasportés” in catene nei campi principali (Île Nou, Île des Pins), relégués semi-liberi e popolazioni kanak costrette nelle riserve. Governatori come Sarda Garriga (1865) e Feillet (1894–1902) imposero il “doubling”: doppia pena con concessioni agricole obbligatorie a Bourail (circa 1.300 famiglie di ex detenuti) o La Foa. Al picco, nel 1877, si contarono 11.110 carcerati su 20.000 abitanti totali.
Il sistema fu progressivamente smantellato a causa degli scandali umanitari e delle rivolte kanak (1878).
Gli italiani deportati
Centinaia di emigranti italiani poveri – provenienti da Piemonte, Liguria, Toscana e Lombardia – vi giunsero dopo l’Unità d’Italia (1861) per reati minori legati alla miseria: furti semplici o aggravati, frodi, scippi, vagabondaggio, diserzione o ammutinamento dall’esercito francese (in cui si arruolavano per necessità, con paghe di circa 0,30 franchi al giorno). Giudicati da tribunali civili francesi o da consigli di guerra, non erano prigionieri politici (a differenza di Louise Michel) né figure celebri, ma individui anonimi, come Bonardo, Giovanni Rossi o “Pierre italiano” negli elenchi ANOM.
(Nelle immagini allegate, il Bagno penale della nuova Caledonia, e il St. Laurent du Maroni Bagno penale della Guyana Francese)












































































