Di Francesca Dallatana Parma, 8 marzo 2026 - Il lavoro è sapere. Intellettuale o manuale che sia. La funzione del lavoro è sociale. L’obiettivo è migliorare le condizioni di vita e di relazione della comunità.
Se stiamo meglio tutti, sto bene anche io.
E’ un messaggio dal suono antico. Il lavoro non è uno strumento per il raggiungimento della ricchezza personale oppure una vetrina per il decollo di successo individuale. Il lavoro è fondamento della coesione sociale.
Lo dice la vita di lavoro di Dino Grassi, nato nel 1926 e scomparso nel 2023, sindacalista, militante del Partito Comunista Italiano. Operaio.
“Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista”, scritto da Dino Grassi, curato da Giorgio Pagano e dato alle stampe dalle Edizioni Ets, è la cronaca di una vita di lavoro ispirata a nobili ideali sociali. Dei quali la politica ha forte bisogno. Oggi come sempre.
Storia di lavoro del cantiere del Muggiano della Spezia, tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta. Cronaca sindacale e politica di lotte di alta ispirazione morale. Il libro è preziosa testimonianza.
La fabbrica.
La descrizione del lavoro in fabbrica è degna di un bilancio di competenze condotto da un professionista di lunga esperienza. Inonda l’attenzione del lettore come una cascata. E’ minuziosa l’organizzazione del lavoro nella fabbrica della nave. Che è una costruzione complessa, per la quale competenza, osservazione, lucidità e nervi saldi sono fondamentali.
Metalmeccanici e lavoratori del legno: hard skills da costruire sul campo con applicazione costante e supporto del gruppo di lavoro.
Dino Grassi racconta la fabbrica con la passione di un ragazzo che impara a smontare e a rimontare la nave. E’ poco più di un bambino quando entra in fabbrica, nel 1940. La scrittura non rinnega la memoria del fervore e la riporta intonsa nelle pagine dedicate alla fabbrica.
La fabbrica è il gruppo di colleghi-operai dai quali Dino Grassi impara. E che osserva. I saldatori e le epoche della saldatura: le innovazioni degli anni Cinquanta; la fatica superata dall’orgoglio del lavoro; le mani callose che anticipano l’identità operaia nella forza della stretta di mano di presentazione. Quando dirsi operaio significava dichiarare una competenza precisa e verificata.
I motoristi e gli elettricisti che sembrano scienziati “forse a causa di quegli strumenti di misurazione, come il calibro, che mi erano nuovi e forse per l’odore di olio, grasso, petrolina che ogni motorista si portava appresso con gli abiti e le mane per le quali, in quei tempi, non vi erano protezioni. E questo valeva per tutti gli operai tranne che per i saldatori elettrici che erano dotati del solo guanto per la mano destra con la quale impugnavano la pinza per saldare, e di conseguenza l’elettrodo e la fiamma che sprigionava la fusione e la stessa corrente elettrica riscaldavano l’attrezzo.”
Dino Grassi cita i maestri e il rapporto tra i giovani operai e gli operai esperti: “subentrava la riflessione e una voglia di imparare e di imitare – magari di superare – i maestri.”
E’ così che diventa maestro d’ascia. “Passato al reparto carpentieri in legno continuo sulla Lerici a fare la coperta di pregiato pick pino, sul ponte di comando, ai lati della sala nautica - quando la vedrò costruita in legno di teck, con le finestre ermetiche in ottone scintillante come la maniglia delle porte, resterò a bocca aperta; ma quando verrà arredata e attrezzata di bussola e ruota del timone mi sembrerà di sognare – e sul ponte imbarcazioni.”
Il sindacato e la politica.
Il lavoro legittima l’impegno sindacale. La rende credibile. Prima che efficace.
All’appartenenza sindacale si affianca quella politica. A reciproco complemento.
Nel 1945 Dino Grassi si iscrive al Pci, il partito comunista italiano. Sente forte l’esigenza di esprimere l’adesione al partito e agli obiettivi di innovazione e di riscatto sociale interpretati dalla forza politica, nella cornice travagliata delle battute finali della guerra e dopo il Ventennio che ha messo il bavaglio alla libertà di espressione e di realizzazione del Paese. Dino Grassi è un giovane uomo quando l’Italia si rimette in moto.
1946: il referendum istituzionale: è troppo giovane per votare. Ma è un osservatore attento e partecipe.
1948: dalla spaccatura della Cgil si costituiscono Cisl e Uil. Si frantuma il blocco dei partiti che ha permesso la composizione del Comitato di Liberazione Nazionale. E’ già molto vicino al Pci e alla Cgil.
Il Paese è in movimento. “Politicamente la fabbrica è un crogiuolo, una palestra politica permanente.”
Nella narrazione l’autore alterna continuamente i contenuti del lavoro all’impegno sindacale. Lavoro e rivendicazione delle tutele sono tasselli dello stesso mosaico.
Dino Grassi viene eletto nella Commissione Interna nel 1953. Ha ventisette anni.
Giuseppe Di Vittorio è alla guida del Sindacato. Innovatore dalla spiccata capacità di lettura dei fenomeni socio-economici. Propone azioni di carattere strutturale, quale il Piano del lavoro del 1949 di ispirazione keynesiana: un programma nazionale finalizzato a creare occupazione attraverso interventi pubblici destinati all’industria elettrica e alla valorizzazione e bonifica del territorio.
Un passaggio delicato della Storia italiana, caratterizzato da un grande fermento intellettuale del quale la classe operaia è artefice e protagonista.
Dino Grassi è uno dei volti dell’affresco comunitario del libro, uno dei tanti.
Lavoro, politica e lotta in nome e per conto dei lavoratori sono appartenenze inscindibili.
Il giovane militante comunista frequenta la scuola di partito, della durata di tre mesi. Che si aggiunge all’università altamente formativa della fabbrica. Il partito gliela propone dopo un suo intervento al congresso.
Grazie al percorso culturale proposto dal partito assolve una parte della sua esigenza intellettuale, alla quale in una fase precedente della gioventù aveva cercato di rispondere dedicandosi alla musica e allo studio del violino.
E’ un altro mondo quello che permette di coesistere l’archetto del violino con l’ascia del carpentiere del legno, il lavoro delle mani con la ricerca di formazione intellettuale e la possibilità di dedicare tempo ad un linguaggio spirituale come quello della musica.
Politica, sindacato e negoziazioni: una ricostruzione precisa dei fatti, delle richieste indirizzate alla contro-parte cioè ai padroni. Chiama per nome i direttori di fabbrica con i quali dialoga, li ricorda uno per uno. Descrive le loro caratteristiche umane e professionali e le disponibilità e i veti al negoziato.
Non è un racconto caratterizzato solo dai colori accesi della lotta, ma venato anche di leggera ironia. Che restituisce umanità e quotidianità alla dirigenza.
In sottofondo, in questo affresco industriale del secondo Novecento sempre in evidenza il gruppo di colleghi di lavoro e di compagni di partito. E’ la storia della classe operaia con le sue aspirazioni, gli obiettivi raggiunti. E i tradimenti in tempo reale e – soprattutto – quelli a scoppio ritardato che hanno inquinato la trama sociale profonda del Paese e della sua Storia.
Scrivere di lavoro.
Il lavoro, la descrizione della fabbrica, del gruppo di colleghi, delle mansioni e delle competenze: la struttura portante del libro.
Il maestro d’ascia prestato al sindacato scrive la cronaca di lavoro a partire dal 1994 su richiesta di Giovanna Nevoli, allora componente della segreteria della Camera del Lavoro di La Spezia.
Brillante e contagiosa, la scrittura di Dino Grassi. Una pioggia di note scivolate da una composizione mnemonica in attesa di liberazione sulle ottave di un pianoforte compiacente per assestarsi sullo spartito della parola scritta.
Puntuale, l’intervista di Giorgio Pagano. Che riprende e sottolinea i tratti salienti di una vita di lavoro, attraverso una ragionata scansione cronologica.
In primo piano, la biografia professionale del sindacalista e maestro d’ascia. Mentre l’affresco sociale, sullo sfondo, propone una articolata visione delle dinamiche sociali ed economiche della seconda metà del Novecento.
Dino Grassi ha scritto di lavoro. Di politica e di società. Un affondo mnemonico che l’attuale politica non dovrebbe dimenticare.
Dino Grassi, Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista, Edizioni Ets, Pisa, 2023
_________________________________________________________________
(Link rubrica: La Biblioteca del lavoro e lavoro migrante ” https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374
https://www.gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=lavoro%20migrante&ordering=newest&searchphrase=exact&limit=30)
Su Amazon il primo Libro di Francesca Dallatana
https://www.amazon.it/dp/B0FP2BDQB2/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=V9234QB7I3IC&dib=eyJ2IjoiMSJ9.dbvyMW9_EhMtdlDa3Be_gyC8rApBBPGA1ByI5TDR-moOVpDcKw85bzJBsEQ1LpTUkcTQlb62KnSrsgFV6rBMW7jMC5PiUj9eGehJOB-xsz0g3uIRjYdnd3uzsTONdvoJewNAjQgJP8cLNQVnXAFsZefmQLWHU21RJQBiPRit-P8G6GcEhW0Ky4Z8gT3Ln5bZPuhbTDavGvHcmde9Qh3OT02Nel4GL0giyFaMSPKj3a4.OEoViGb4nM9J2JGqRsj97d22piyuEiHwvDrVHwsdcEw&dib_tag=se&keywords=neri+di+lavoro&qid=1756385868&s=books&sprefix=neri+di+lavoro%2Cstripbooks%2C69&sr=1-1











































































