Giovedì, 26 Febbraio 2026 12:03

Sugli atteggiamenti di certi non credenti. Le ragioni della fede. In evidenza

Scritto da Marco Santoro

Di Marco Santoro (*) 26 febbraio 2026 - "Chi riprende l'empio riceve affronto", dice l'Antico Testamento. Gesù nel Vangelo spiega, al cap. 3 di Giovanni, che quelli che non amano Lui, amano le tenebre, cioè i loro peccati.

Ovviamente, o non ne sono consapevoli, o cercano di coprire la cosa, "razionalizzano", direbbe Freud. Non è né giusto né utile: Gesù ha dato la vita per salvarci dall'inferno, a cui siamo destinati in quanto peccatori.

"Chi crede ha la vita eterna  - dice Gesù nello stesso capitolo del Vangelo - ma chi non crede è già condannato". I peccatori convinti e praticanti, che la Scrittura chiama empi, accusano gli altri (Dio, la Chiesa,  i cristiani,  ecc.) per giustificare se stessi. La critica (non il pensiero critico, cioè analitico) è già una manifestazione di aggressività, continuerebbe Freud, ma a sua volta l'aggressività dipende dalla frustrazione, reale e temuta: i peccatori temono di perdere la loro "droga", legata innanzitutto alle pulsioni primarie.

Ma la "droga", quale che sia, uccide.

Le passioni rendono dormienti,  diceva già Eraclito, e con lui tutti i grandi filosofi successivi. Chi è schiavo delle passioni non può essere lucido e continua ad uccidersi e a uccidere. L'uomo è la sua anima, aveva chiarito già Socrate. "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?" dice Gesù nel Vangelo: a che servono il sesso, i soldi, i pochi affetti più o meno sicuri, il successo, il potere, se per essi si perde la vita eterna? È in questa vita che si decide la nostra eternità, ricordava Kierkegaard.

Svegliamoci dal sonno delle passioni e delle parole ingannevoli, che servono a giustificarle. Chi vende la propria anima per un piatto di lenticchie non fa un buon affare. Vangelo di Giovanni,  cap. 8, dice Gesù: "Se osserverete la mia parola, sarete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi", dal peccato e dalla morte eterna.

Questo è venuto a insegnarci e a donarci, a sue spese, con le sue sofferenze, Gesù Cristo. Chi è Gesù Cristo? Uno che ha detto e dimostrato di essere Dio, con i miracoli che ha fatto e continua a fare da 2000 anni. E prima, per altri 2000 anni, era apparso agli Ebrei, facendo tanti altri miracoli. Fatti, non emendabili, direbbe il prof. Ferraris, non interpretazioni, come sosteneva il povero Nietzsche. Contra factum - oggi con tanta documentazione scientifica - non valet  argumentum.

(*) Autore

Marco Santoro

2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell'Aquila 2002.

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all'Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.

 

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