Domenica, 07 Dicembre 2025 11:09

Lavoro migrante: Pamela Ferretti In evidenza

Scritto da Francesca Dallatana

Talento italiano. Elsewhere.

Di Francesca Dallatana Reggio Emilia - Chicago, 07 Dicembre 2025

Americana per scelta, dopo accurata verifica sul campo. Accetta l’adozione da parte Usa come ricercatrice, dopo un’analisi degna della ricerca scientifica. Le parole chiave del racconto della sua esperienza di migrante le dice in inglese. Ma il suo italiano è orgogliosamente fluente e preciso.

A tratti venato di cadenza reggiana e per brevi respiri da quella trentina. Quando esce dalla sua comfort zone, Pamela Ferretti sconfina nei territori di appartenenza primaria: Reggio Emilia da dove si è trasferita con la famiglia a diciassette anni; Trento che l’ha accolta da studentessa di liceo già proiettata con l’entusiasmo della mente verso gli studi universitari. La comfort zone è il suo ambito di ricerca: la biologia computazionale. Della quale parla con l’entusiasmo dello stato nascente. La ricerca deve avere l’energia del decollo e la razionalità di un piano di volo. La laurea triennale in informatica e la magistrale in biologia l’hanno proiettata verso la biologia computazionale, il focus scientifico del dottorato di ricerca seguito ad Heidelberg, Germania.

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Chicago e Stanford: proposte di collaborazione.

Da Chicago e da Stanford ricercatori di alto spessore internazionale avevano risposto alle sue mail invitandola a visitare i laboratori di ricerca ed entrambe le Università le hanno fatto proposte di lavoro, dopo il dottorato. Lei sceglie Chicago. Istituto in movimento e fondi di entità significativa per la ricerca e progetti a lunga gittata, in capo a gruppi di ricercatori in grado di dare continuità al lavoro. La motivazione è questa. “Dalla prima visita presso gli istituti di ricerca del 2022 avevo capito che i fondi di ricerca attivi avrebbero permesso di fare tutto ciò che in Germania non era stato possibile” –dice la studiosa -“Se si vuole fare ricerca e pubblicare ad alto livello bisogna avere una tecnologia significativa per livello di innovazione oppure risultati innovativi oppure una quantità di dati che nessun altro ha.”

Negli Stati Uniti, presso l’Università di Chicago in particolare, Pamela Ferretti ha trovato la tensione all’innovazione con lo sguardo volto al futuro che lei cercava, a partire da Trento fino ad Heidelberg.

“Dopo le scuole medie superiori, avrei voluto iscrivermi alla facoltà di Medicina e Chirurgia – spiega Pamela Ferretti - ma le tasse universitarie erano molto alte. Mi sono iscritta alla triennale di informatica perché nel 2011 a Trento il corso universitario era ai blocchi di partenza e l’Università proponeva un incentivo agli iscritti con una media alta: niente tasse universitarie e una borsa di studio. Se non avessi avuto questa possibilità probabilmente oggi sarei a lavorare in un’azienda e colgo l’occasione per esprimere il mio grande rispetto per le aziende che producono beni e servizi. La laurea magistrale in biologia mi ha riportato nell’ambito di studio che avrei voluto scegliere in prima battuta. Il dottorato ha rappresentato la sintesi dei due percorsi universitari italiani.” Gli studi a Trento e a Heidelberg sono le fossette di lancio del percorso professionale come ricercatrice.

Chicago nella neve

 “Chicago è una città sorprendente. E’ pulita e sicura. La sua faccia più nota è la criminalità: questo è l’aspetto negativo. E’ capace invece di grande ospitalità, attenzione e cura per gli spazi comuni. E’ una città che riserva sorprese. A Chicago mi è capitato di vedere un coyote, a mezzanotte mentre stavo tornando in bicicletta. Pedalare qui è più pericoloso e difficile rispetto alla Germania ma è possibile”: racconta così la sua città di vita e di ricerca, Pamela Ferretti. Nel mese di febbraio del 2023, quando è atterrata all’aeroporto con la sua gatta di diciannove anni al seguito e tre valigie, delle quali una dispersa, avrebbe lasciato tracimare l’emozione dalla razionale consapevolezza che sfodera oggi. “Sono arrivata nel pieno di una tempesta di neve. Piangevo. A Chicago, allora, avevo un solo contatto: il docente con il quale avrei fatto ricerca. Mi domandavo se Chicago fosse stata la scelta giusta.”, ricorda e ritorna con la mente alla temperatura: quella percepita era meno ventisette e quella reale era meno ventitré.  Non specifica se i gradi siano Fahrenheit oppure Celsius perché l’abitudine alla mobilità territoriale rende agili le modulazioni di mentalità e il cambio di unità di scale di misura. Mentalità, mindset: una parola ricorrente nel racconto dell’intervistata.

La città le riserva un’accoglienza da addestramento militare. Vediamo se resisti, le dice Chicago. Lei sgrana un sorriso ed è così che comincia la sua storia con la città americana.

Anche ora lei, giovane ricercatrice, continua ad applicare il metodo scientifico nel processo di integrazione: osservazione, formulazione ipotesi, sperimentazione, raccolta dati qualitativi e quantitativi, analisi dei risultati, conclusioni. Per verificare quanto Chicago sia la scelta adeguata rispetto agli obiettivi di realizzazione professionale come ricercatrice.

Chicago.jpgVerso l’integrazione.

La sperimentazione è la fase più vivace della indagine dedicata al radicamento. Primo: l’alloggio. Per un mese: Airbnb. Poi un appartamento al costo di duemila euro definito dalla studiosa “una topaia”. Quindi un altro alloggio, fuori dalla bolla universitaria, una casa che le piace, dove dopo qualche mese comincia ad appendere al muro le fotografie.

La casa mi deve piacere. E’ il luogo personale da dove si parte e dove si torna. E’ uno spazio per sé stessi. Ho cominciato ad appendere le fotografie alla pareti dopo sei mesi dal mio arrivo nella tempesta di neve.” Si ferma e ritorna con la memoria al tempo del dottorato ad Heidelberg, Germania. Riflette a voce alta: “Dall’Italia alla Germania: due mesi di tempo per creare una rete sociale e per la costruzione di un rapporto attivo con la società di riferimento. Da Heidelberg ci sono treni oppure autobus per tornare in Italia. Non mi sentivo altrove. Ero in Europa. Qualche migliaio di chilometri e si raggiunge Trento, si torna. Dagli Stati Uniti, il passo non è breve. Per un’integrazione che permetta di avere una mappa mentale del territorio e per costruire una propria rete sono stati necessari otto mesi.”

Ha messo in discussione la quotidianità, il lavoro e la qualità delle relazioni prima di affidare le fotografie alle pareti. La sperimentazione si è valsa del supporto di un amico americano al quale ha chiesto consigli, con domande precise. Una di queste la rivela: “Gli ho chiesto quale è il limite tra l’interesse per un amicizia e quello per una relazione romantica. Uscivo, frequentavo luoghi di socializzazione di coetanei ed ero interessata semplicemente a conoscere persone e ad allacciare amicizie. L’amico americano mi ha fatto notare che il mio modo di fare era troppo diretto. Negli Stati Uniti viene frainteso. Lo si interpreta per altro, rispetto alla ricerca di conoscenza e di dialogo. Si crede che l’obiettivo sia la ricerca di una relazione romantica. E per questo motivo non riuscivo a costruire relazioni di conoscenza approfondita oppure di amicizia. Ho trentaquattro anni e molte persone mie coetanee qui hanno una relazione stabile, spesso formalizzata da matrimonio. Di fronte ad un atteggiamento da loro considerato “diretto” tendevano a chiudere il dialogo. Un atteggiamento considerato “molto diretto” a Chicago è invece normalissimo ad Heidelberg e anche a Trento.”

Sotto sistemi sociali nella città americana.

La bolla universitaria: la cita quasi fosse una definizione secondaria, non importante. Ma è un indicatore dell’organizzazione sociale della grande città. “L’Università è una città vera e propria, radicata nel tessuto urbano. Propone una gamma ampia di servizi per assicurare la totale copertura delle esigenze dei frequentatori, cioè degli studenti. Che pagano rette molto alte e che spesso accendono prestiti per studiare da restituire alla fine degli studi, nel caso la famiglia d’origine non possa permettersi di sostenere il costo. La città universitaria garantisce servizi essenziali, sport e iniziative di socializzazione a complemento dello studio. I suoi confini sono definiti dall’appartenenza al corpo studenti oppure al corpo docenti. E’ una bolla nel complesso sistema socio-urbanistico della città” –spiega.

Pamela Ferretti dove vive ora? Dentro o fuori la bolla? “Fuori.” E come trascorre il tempo libero la ricercatrice italiana a Chicago? “Gli hobby rappresentano la continuità. E sono importanti per una persona che si sposta ogni cinque anni come è capitato a me. Fuori dal lavoro, in Italia, ad Heidelberg e a Chicago ho portato con me i miei interessi extra-lavorativi: la cucina, il cucito, il birdwatching.I primi due, per la socializzazione. Il birdwatching per mantenere attivo il rapporto con la natura e con il territorio, per coltivare un altro punto di vista sulla città.” 

Rivede la città, la ripensa alla domenica mattina e riprende a descrivere il tempo di non lavoro: “Il weekend è il tempo per se stessi. Senza il ritmo americano del lavoro. Perché gli americani lavorano in modo serrato. In modo diverso rispetto agli europei. Fare la spesa, dedicare tempo alla cucina e agli hobbies, alle persone care, agli amici: è il tempo lento del sabato e della domenica. Anche se di lento a Chicago non so che cosa ci sia! A Chicago ci sono grattacieli di quaranta, cinquanta piani. All’interno, si organizzano iniziative, eventi. Altre città nella grande città. Sono altre bolle.”

Una organizzazione sociale scandita per sotto-sistemi ai quali si appartiene per affinità elettive di tipo professionale o collegate ad interessi di tipo culturale oppure relazionale. E’ la Chicago dei piani alti. Decine e decine, i piani dei grattacieli. Non è immediato vedere dall’alto e con chiarezza come viva chi sta ai piani bassi.

Fame di futuro

Si parla di integrazione e si ritorna al mantra della ricerca, il motivo profondo che ha condotto la ricercatrice per la seconda volta alla migrazione. E più di una volta pronuncia una parola: fame.

Fame: in lingua italiana. Traduciamo insieme a lei la parola fame: “Tensione all’innovazione. Futuro.”, risponde. E lascia turbinare le parole a conferma della passione, della dedizione, della tenacia supportate dal metodo.

Gli istituti di ricerca negli Usa hanno fame di innovazione tecnologica, di investigazione scientifica originale, di sperimentazione. Le loro ricerche sono proiettate al futuro. Noi stiamo lavorando a una ricerca riferita ad un ampio campione di dati raccolti a partire dal 2012. I gruppi di ricercatori, i team, garantiscono continuità alla raccolta dati e alla ricerca. Ci stiamo ancora lavorando. La ricerca non si è fermata.”, fa notare.

La continuità della ricerca – sottolinea – dipende dai team, dai gruppi di ricercatori impegnati in quella ricerca. Professionisti che nel corso del tempo si succedono e si alternano. L’obiettivo è mantenere costante la raccolta dei dati e continuare l’attività di analisi.

Non critica l’Europa e l’Italia, non punta l’indice accusatore. Pamela Ferretti fa notare. Semplicemente. Propone osservazioni in forma di dialogo, insinuando un punto interrogativo alla fine della frase.

Di che cosa si occupa Pamela Ferretti oggi? Di seguito, una parte dell’abstract tradotto in italiano di una delle ultime pubblicazioni della ricercatrice con altri colleghi: “La formazione del microbioma intestinale nei primi anni di vita è fondamentale per un sano sviluppo del neonato. Sebbene il latte materno sia raccomandato come unica fonte di nutrimento per il lattante, si sa ancora poco su come la variazione del microbioma del latte influenzi le comunità microbiche dell’intestino infantile. In questo studio abbiamo quantificato la similarità tra il microbioma del latte materno e quello dell’intestino dei neonati utilizzando 507 campioni metagenomici raccolti da 195 coppie madre-neonato a uno, tre e sei mesi dopo il parto.” Il titolo dell’articolo: “Assembly of the infant gut microbiome and resistome are linked to bacterial strains in mother’s” milk. Open access a questo link: Assembly of the infant gut microbiome and resistome are linked to bacterial strains in mother’s milk | Nature Communications

Heidelberg_1.jpgIl futuro di Pamela Ferretti è negli Usa?

Silenzio come prima risposta. Alza di poco il volume della voce e risponde: “Non lo so. Niente di strano. Questa è la vita dei ricercatori. Sempre in esplorazione e impegnati nella valutazione di progetti innovativi. Esploratori, poi ricercatori.”

Un suggerimento da Pamela Ferretti per i lettori della Gazzetta dell’Emilia per conoscere Chicago? “ Due film. The dark Knight. The Blues Brothers.”

Per par condicio, un suggerimento per fare una passeggiata ad Heidelberg da remoto? “Uno dei tanti video su Youtube che mostrano le vie della città, il Ponte Vecchio e il castello. Heidelberg è una citta nota per la musica techno.”

Migrazioni a partire dal nord Italia, fino alla Germania fino al salto Oltre Oceano. La lingua è lo strumento di relazione principale. Nessun accenno alla competenza linguistica, da parte di Pamela Ferretti. Perché è nella natura delle cose “to switch” dall’inglese all’italiano  e dall’italiano al tedesco. Normale, direbbe lei.

The mindset, l’assetto mentale, serve per girare la chiave del motore di avviamento. Esplorazione e sperimentazione rappresentano il carburante.

Elementi essenziali della migrazione di Pamela Ferretti. Il suo piano di volo è in costante fase di verifica e aggiornamento.

 

(Link rubrica:  La Biblioteca del lavorolavoro migrante ”  e  Gente di Fabbrica https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374 

   https://www.gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=lavoro%20migrante&ordering=newest&searchphrase=exact&limit=30)

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