Mercoledì, 18 Giugno 2025 05:53

Pace No Guerra In evidenza

Scritto da avv. Filippo Borelli

Salvatore Quasimodo (1901 – 1968) scrisse questa bellissima poesia “Uomo del mio Tempo” che chiude la raccolta di liriche Giorno dopo Giorno del 1946, terminata la Seconda Guerra mondiale.

Qui di seguito il testo:

“Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all’altro fratello:

«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue. Salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore”.

E’ una poesia meravigliosa che fa riflettere e vale più di ogni altra considerazione.

E’ a mio avviso un richiamo all’Uomo; nonostante la storia e le molteplici guerre che l’hanno contraddistinta, l’uomo non ha imparato e continua senza timore alcuno a fare la guerra da una parte all’altra del mondo, e tanti ragazzi, ragazze, uomini, donne e bambini sono uccisi spesso nel quasi totale silenzio del mondo. E’ forte l’eco nella poesia di ciò che è stata la Seconda Guerra Mondiale e le atrocità che con la stessa sono state compiute, ma è una poesia che ha una sua fortissima attualità in quanto l’Uomo anche oggi continua pervicacemente nei suoi reiterati errori. Attenzione perché la Storia con i suoi fatti è lì che ci insegna ciò che è stato ma che, in forme diverse, ritorna sempre se l’Uomo continua nei suoi errori.

La seconda parte della Poesia è un richiamo ed un invito ai giovani, ai figli che devono dimenticare ciò che è stato, ciò che i loro padri hanno fatto e devono creare un futuro di pace, serenità e tranquillità.

La poesia  è, a mio modo di vedere, un richiamo alla Pace che oggi deve essere perseguita  dall’Uomo che spesso non ricorda ciò che è accaduto nella storia.

La pace va ricercata e perseguita da tutti noi, soprattutto Cristiani, perché le guerre non sono lontane dalla nostra terra, ma sono lì vicino a noi e gli uomini ed i ragazzi che le combattono potremmo essere noi ed i nostri figli.

Ho voluto riportare la bellissima Poesia di Salvatore Quasimodo non solo perché è stata oggetto di un tema meraviglioso dato alle nostre classi di Terza media, ma perché questa società moderna che spesso sembra vivere nell’apparenza e nell’astrattezza capisca ed impari ciò che è stata la Storia e ciò che non deve più essere e tornare.

Forza ragazze e ragazzi di oggi: noi vogliamo la pace e non la guerra. “Non abbiate paura!” diceva il Santo Papa Giovanni Paolo II.

17 giugno 2025 - Avvocato Filippo Borelli

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(immagine generata con AI)

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