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Salsomaggiore Terme 23 novembre 2020 – Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Salsomaggiore Terme, sono intervenuti presso l’abitazione di un 80enne che poca prima ha sventato una truffa.

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4 persone denunciate dai Carabinieri della Compagnia di Parma.

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Parma 30 settembre 2020 - 39enne italiano denunciato per “truffa”. Lo stesso è ritenuto responsabile di aver indotto, una donna a versare la somma di 2 mila euro, attraverso una mail con logo contraffatto di “POSTE ITALIANE”.

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“Non piantateli, potrebbero essere pericolosi”. Potrebbe essere nient’altro che una banale truffa, ma il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti sta sequestrando i semi ricevuti da molti cittadini americani tramite posta.

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A finire nei guai sono stato padre e figlio di Pavullo, insieme a due complici residenti nel veronese. Le indagini sono scattate in seguito alla denuncia della ditta estera che aveva consegnato il materiale senza ricevere il corrispettivo. Sequestrati anche 8000 euro di proventi illeciti.

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I Carabinieri della Tenenza di Medicina (BO) hanno denunciato un settantenne italiano per truffa in danno di anziani.

Bologna 11 giugno 2020 - E’ successo ieri mattina, durante un’indagine finalizzata al rintraccio di un malfattore che, tramite raggiro, era riuscito a farsi consegnare un’ingente somma di denaro, in corso di quantificazione, da un ottantaduenne di Medicina (BO) cui aveva fatto credere di essere un addetto di un’associazione ONLUS italiana, specializzata nel trasporto delle persone anziane.

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I Carabinieri della Compagnia di Fidenza, coadiuvati dai colleghi di Cuneo, hanno dato esecuzione a due misure cautelari in carcere emesse dal GIP del Tribunale di Parma a carico di altrettanti cittadini italiani, D.G. di anni 64 e D.A. di anni 40, ritenuti responsabili dei reati, tentati e consumati, di furto aggravato in abitazione, truffa aggravata, possesso di segni distintivi contraffatti delle FF.PP. e falso.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Parma (Sostituto Procuratore dott.ssa Daniela Nunno) e delegata ai Carabinieri della Stazione di Colorno, con il supporto del Nucleo Operativo e Radiomobile dei CC di Fidenza, ha avuto inizio a novembre scorso allorquando i carabinieri della predetta Stazione hanno registrato sul territorio della “bassa parmense” una recrudescenza di truffe e furti in danno di anziani.

In particolare gli inquirenti hanno notato che il 12 novembre 2019 sono avvenuti due gravi episodi da parte di falsi carabinieri, a distanza di pochissime ore.

Nel primo evento, due uomini si sono presentati presso l’abitazione di un anziano di San Secondo Parmense e, con indosso una pettorina con la scritta “carabinieri”, hanno tentato, invano, di raggirarlo per impossessarsi del suo denaro.

Subito dopo si sono allontanati a bordo di una Volkswagen Polo di colore bianco, sulla quale avevano applicato targhe clonate di un altro veicolo corrispondente per marca, modello e colore, ed hanno raggiunto l’abitazione di un anziano di Colorno. Costui, invece, è stato raggirato perché ha permesso ai due di entrare in casa per un controllo delle tubature del gas per presunta infiltrazione di mercurio. Nell’occasione l’anziana vittima, indotta in errore, ha nascosto i suoi preziosi, con l’intento di “proteggerli”, nel frigorifero in attesa che i falsi Carabinieri “sanificassero” gli ambienti. Questi, dopo averlo distratto, si sono impossessati del bottino e sono fuggiti, facendo così perdere le loro tracce.

Dopo circa due settimane i falsi carabinieri, indossando la solita pettorina con la scritta “Carabinieri” ed utilizzando la stessa autovettura con altre targhe clonate, si sono introdotti nell’abitazione di un’anziana di Sissa Trecasali e, con l’ormai collaudato modus operandi del falso controllo delle tubature del gas, si sono appropriati di € 850,00 e vari gioielli, del valore di circa € 21.000,00, che la vittima era stata indotta a nascondere all’interno del frigorifero per preservarlo da ipotetiche pericoli da mercurio.

Sempre con un intervallo di tempo di circa due settimane, a dicembre scorso, i due soggetti hanno colpito con la stessa tecnica presso due abitazioni dello stesso immobile di proprietà di un’anziana di Fontanellato e di sua figlia. Anche qui, con il collaudato pretesto del controllo alle tubature del gas inquinate dal mercurio, le hanno fatto riporre 300,00 € e vari gioielli nel frigorifero e, dopo una banale distrazione della vittima, sono fuggiti con la refurtiva che l’anziana aveva raccolto anche dall’abitazione della figlia.

A questo punto i Carabinieri, supportati efficacemente dai colleghi delle polizie locali dei comuni della bassa parmense (Fidenza, Soragna, Fontanellato, Roccabianca, San Secondo P.se e Colorno), sono riusciti ad individuare attraverso le immagini dei sistemi di video sorveglianza, tra migliaia di veicoli in transito, la targa “pulita”, ossia quella originale, della vettura in uso ai falsi Carabinieri. Sono stati quindi ricostruiti con accuratezza i percorsi effettuati per commettere i reati nella bassa parmense. Inoltre, con il supporto di personale dell’aliquota operativa dei CC di Fidenza, i Carabinieri di Colorno hanno effettuato un periodo di pedinamento e controllo in provincia di Cuneo (zona da cui risultavano provenire le auto utilizzate dagli autori dei furti), riuscendo ad individuare i reali utilizzatori del veicolo, intestato ad una prestanome, e localizzando le loro abitazioni.

A questo punto gli inquirenti, diretti e coordinati dall’A.G. a cui hanno riferito l’esito delle indagini fino a quel momento svolte, hanno ascoltato le vittime dei raggiri che, tramite riconoscimento fotografico, hanno individuato senza dubbio i due odierni arrestati quali autori dei fatti commessi a loro carico.

L’attività degli investigatori non si è fermata ai 5 casi scoperti ma è proseguita e sono stati accertati ulteriori quattro delitti commessi nel medesimo arco temporale con la stessa tecnica, sempre in danno di persone anziane, nei comuni di Soragna, Sissa Trecasali e Roccabianca.

In questi casi i due soggetti si sono sempre qualificati (falsamente) “Carabinieri” ma, per raggirare le vittime, hanno utilizzato un altro sottile stratagemma ovvero, dopo essersi introdotti all’interno delle abitazioni simulando l’arresto di una persona per furto, hanno fatto credere alle vittime che erano in corso delle verifiche sulla refurtiva recuperata. In questo modo, dopo aver avuto a portata di mano denaro e gioielli, con un banale pretesto hanno distratto i malcapitati proprietari di casa e si sono appropriati dei loro preziosi dileguandosi subito dopo.

In totale sono stati contestati loro nove episodi delittuosi, uno per tentata truffa aggravata e otto per furto in abitazioni, oltre ai reati di falso (per aver sostituito la targa dei mezzi con cui giungevano in zona con targhe clonate) e di illecito uso di segni distintivi dell’Arma dei Carabinieri (avendo usato pettorine con la scritta “carabinieri”).

La refurtiva complessiva ammonta a diverse decine di migliaia di euro.

La Procura della Repubblica di Parma, sulla scorta dei gravi puntuali e concordanti indizi raccolti a carico degli indagati per i nove episodi criminosi sopra sinteticamente descritti, ha chiesto ed ottenuto dal G.I.P. presso il Tribunale di Parma le misure cautelari in carcere a carico di D.G. e D.A.

In sede di esecuzione della misura cautelare, sono state effettuate perquisizioni domiciliari a carico degli indagati, che hanno consentito il rinvenimento ed il conseguente sequestro di un rilevante numero di gioielli, evidentemente provento di altrettanti reati.

A tal proposito, l’obiettivo ora è quello di tentare di risalire ai legittimi proprietari di tali gioielli per procedere poi alla restituzione degli stessi.

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Domenica, 23 Febbraio 2020 09:25

Truffatore denunciato dalla Polizia di Stato

Personale del Commissariato di P.S. di Carpi ha denunciato in stato di libertà un 43enne, residente nel cagliaritano, per il reato di truffa.

I fatti risalgono alla scorsa estate quando la vittima, un uomo residente a Carpi, aveva prenotato, su un noto sito di annunci on line, un’offerta di locazione per un appartamento turistico in località Lido Adriano (RA), versando la somma di euro 300,00, quale caparra.

Dopo il pagamento, il locatore si era reso irreperibile.

Appurato che le utenze telefoniche utilizzate per pubblicizzare l’offerta erano fittizie, gli agenti del Commissariato, a seguito di approfondite indagini, sono riusciti a risalire all’intestatario della carta di credito “Poste Pay Evolution” su cui era stato versato l’accredito.

È stato così individuato l’autore dell’illecito, soggetto già noto per i numerosi precedenti a proprio carico, in particolare reati di truffa, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Bologna per rapina.

 

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I tre giovani campani presentavano documenti di identità e buste paga abilmente contraffatte per accendere finanziamenti delle grandi catene di elettronica ed entrare in possesso di oggetti hi-tech, che poi non pagavano. Già sei i colpi messi a segno in Emilia Romagna. La truffa è stata sventata dall’intuito dei Carabinieri di Mirandola.

Di Claudia Fiori Mirandola (MO) 24 gennaio 2020 – Utilizzavano documenti di identità contraffatti, con dati riferibili a persone esistenti, ma sostituendo la foto, e buste paga altrettanto fasulle, emesse falsamente da aziende del territorio modenese per renderle più credibili e le presentavano a garanzia di finanziamenti per l’acquisto di costosi oggetti di elettronica alle grandi catene. Finanziamenti che, naturalmente, non pagavano una volta ottenuto “gli oggetti del desiderio”.

Così funzionavano le truffe messe in atto da tre trentenni di origine campana, interrotte da un’intuizione dei Carabinieri di Mirandola, che hanno notato un’auto sospetta che cercava di eludere i controlli a campione normalmente predisposti sulle strade. Gli uomini dell’Arma hanno così fermato la vettura ed è subito saltato all’occhio l’atteggiamento nervoso del guidatore e dei due passeggeri. Hanno così deciso di approfondire le verifiche e hanno così rinvenuto a bordo una grande quantità di prodotti hi-tech, tra smartphone di ultima generazione, tablet, laptop e Pc, per un valore complessivo di circa 12 mila euro. Ulteriori ricerche nel veicolo hanno reso chiaro ai Carabinieri l’origine di quella merce: sono stati trovati infatti diversi documenti di identità visibilmente falsi, tessere sanitarie e buste paga contraffatte e intestate a persone estranee alla vicenda.

Ulteriori accertamenti hanno consentito di appurare che, negli ultimi giorni, i tre avevano messo a punto sei truffe, attivando finanziamenti per migliaia di euro in altrettanti negozi, due a Ravenna, uno a Rimini, uno a Castenaso, nel bolognese, uno a Castellarano, nel reggiano, e uno presso il negozio Comet del centro commerciale Borgogioioso di Carpi, nel modenese. Prima di essere intercettato, il trio ci aveva provato anche all’Ipercoop di Mirandola, ma una commessa si era insospettita e aveva negato loro il finanziamento. I Carabinieri di Carpi stanno svolgendo ulteriori indagini per verificare l’accensione di eventuali altri finanziamenti con il metodo truffaldino e bloccarne l’erogazione. La merce, nel frattempo, è stata sequestrata e sarà restituita ai punti vendita.

Per quanto riguarda la “banda”, uno dei soggetti, trovato in possesso di documenti falsi, è stato tratto in arresto, mentre gli altri due sono stati denunciati a piede libero.

 

 

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Da oltre un mese si moltiplicano le segnalazioni alle sedi Adiconsum Cisl Emilia Centrale: sono tornate le “ping calls”, ovvero le chiamate truffa con prefisso +216 (Tunisia). O meglio ancora bisognerebbe parlare di squilli anziché di chiamate, giacché il telefono suona una volta sola e poi, dall’altro capo della linea, riagganciano.


“Moltissimi utenti – spiega Chiara Cangini, responsabile Adiconsum Emilia Centrale (associazione consumatori della Cisl) – o se ne accorgono in diretta o si ritrovano sul telefonino chiamate senza risposta con un prefisso internazionale che è +216 (Tunisia). L’obiettivo è quello di far leva sull’abitudine dell’utente a richiamare un numero in casa di chiamata persa. Se lo facessimo anche in questo caso rischieremmo però di vederci immediatamente svuotato il conto telefonico, oppure che ci vengano attivati una miriade di servizi di abbonamento non richiesti (ovviamente con costi elevati)”.


“Fino a qualche tempo fa – dettaglia l’operatore Massimo Rancati -, le ping calls dalla Tunisia provenivano esclusivamente da due numeri di telefono, il +216 28 915 036 o +216 28 914 685, ora arginati dall’intervento delle Autorità. Le numerose segnalazioni pervenute in Associazione consumatori ci dicono però che ciò non è bastato, ed i malintenzionati continuano a perpetrare la truffa utilizzando altri recapiti”.
“Pertanto – conclude la Cangini -, considerando che anche bloccare i singoli numeri di telefono non sarebbe particolarmente efficace, allo stato dell’arte il più efficace dei consigli per difendersi da queste chiamate truffa è tenere a mente il prefisso +216 e non rispondere né richiamare alcuno di questi numeri. Da monitorare altresì le chiamate provenienti da Moldavia (prefisso +373) e Kosovo (prefisso +383), anch’essi già noti per pratiche fraudolente.

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