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Bologna 16 giugno 2020 - Alle prime luci di questa mattina i militari del Comando Provinciale di Bologna, e dei Comandi Provinciali di Firenze, Messina, Viterbo e del Gruppo di Locri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna, dott. Sandro Pecorella, su richiesta del sostituto procuratore presso la DDA dott. Roberto Ceroni,

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Più di 300 agenti hanno eseguito questa mattina all'alba le misure di custodia cautelare. Tra i destinatari tre componenti della famiglia Grandi Aracri di Cutro e il presidente del Consiglio Comunale di Piacenza Giuseppe Caruso. (a seguire n° 3 video)

Di Manuela Fiorini Bologna, 25 giugno 2019  – Associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Sono queste le accuse che hanno portato all'arresto di sedici persone, presunte appartenenti alle cosche legate alla famiglia calabrese Grande Aracri di Cutro e operante da tempo in tutta l'Emilia Romagna.

La maxi operazione contro la "Ndrangheta, denominata "Grimilde" è stata coordinata dal Servizio centrale operativa della Polizia, mentre le indagini sono state condotte dagli uomini della Squadra Mobile di Bologna, in collaborazione con i colleghi di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.
Per eseguire le misure di custodia cautelare, emesse dal gip di Bologna su richiesta della Dda, sono stati impegnati questa mattina all'alba più di 300 agenti appartenenti a tutti gli Uffici Investigativi dell'Emilia Romagna, al Reparto Mobile di Bologna, al Reparto Volo Emilia Romagna, al Reparto Prevenzione Crimine e alle Unità Cinofile.

Tra o destinatari dei provvedimenti restrittivi ci sono anche nomi "eccellenti" e figure di primo piano della rete della "Ndrangheta emiliana. Tra questi Francesco Grande Aracri e i due figli Salvatore e Paolo, ritenuti a capo del clan che opera nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Francesco Grande Aracri, che ha sulle spalle un'altra condanna per associazione mafiosa, viveva insieme ai figli a Brescello, nel reggiano, noto per essere stato il primo Comune in Emilia Romagna la cui Giunta è stata sciolta per infiltrazioni mafiose nel 2017.
Un altro nome eccellente è quello del Presidente del Consiglio Comunale di Piacenza Giuseppe Caruso, esponente di Fratelli d'Italia. Secondo le accuse, avrebbe favorito la cosca in una truffa ai danni dell'Unione Europea mentre era funzionario dell'Agenzia delle Dogane.

Sempre nell'ambito dell'Operazione Grimilde, è in corso di esecuzione anche un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali esponenti del gruppo criminale tra società, beni mobili e immobili e conti correnti.

Soddisfatto il Ministro dell'Interno Matteo Salvini, che sulla sua pagina Facebook ha scritto:
"La giornata inizia bene! Maxi operazione contro la 'ndrangheta in Emilia: 300 agenti sul campo per un centinaio di perquisizioni in tutta Italia e arresti per associazione di stampo mafioso, estorsione, danneggiamento, truffa. Grazie alle Forze dell'Ordine e in particolare al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, alla Squadra Mobile di Bologna e agli inquirenti. Nessuna tregua e TOLLERANZA ZERO per boss e delinquenti della malavita. Avanti tutta.
#lamafiamifaschifo

I video dell'operazione

Operazione: https://youtu.be/R0LlUFhlSJE

Indagini: https://youtu.be/aHLiR99-zdY

Arresto Francesco Grandi Aracri https://youtu.be/cLEbiQP9yjg

 

appendice
"Attraverso incessanti, comunica la Polizia di Stato - numerose e continue attività tecniche durante circa tre anni gli investigatori sono riusciti ad avere la prova dell´esistenza di un gruppo criminale di stampo mafioso operante nella regione Emilia Romagna che utilizzando metodi tipicamente mafiosi effettuava una serie di investimenti, apriva e chiudeva società di comodo faceva affari anche con imprenditori di primissimo livello nazionale.
Tra i vari "affari" avviati dall´organizzazione due sicuramente dimostrano la capacità imprenditoriale e criminale dell´organizzazione.
Era il giugno del 2017 quando Salvatore GRANDE ARACRI ed il padre Francesco, tramite una società edile a loro riferibile, avviano un progetto di costruzione di 350 appartamenti a Bruxelles; i due si sono occupati di individuare gli operai che avrebbero provveduto ad eseguire i lavori facendoli, pero´, lavorare in condizioni di assoluto sfruttamento imponendo loro una paga di 8 .00-9.00 euro l´ora, turni di lavoro anche di 15 ore giornaliere, talvolta senza concedere loro neanche il riposo settimanale.
Contemporaneamente, il gruppo criminale inganna i referenti della società Riso Roncaia, che a sua volta aveva vinto un bando europeo per la fornitura di riso, facendo loro credere di poter far loro ottenere una linea di credito di 5 milioni di euro e l´apertura di conti correnti bancari presso banche compiacenti.
L´operazione, ancora in corso, fatta scattare questa mattina dalla Squadra Mobile di Bologna ha permesso anche di verificare che i sodali dell´organizzazione non sempre si limitavano ad usare metodi ortodossi nella conduzione dei loro affari ma quando incappavano in qualcuno che poteva essere loro di ostacolo oppure vi era qualcuno che metteva il naso nei loro affari ricorrevano tranquillamente alla violenza ed alla forza di intimidazione.
Tipico il caso di una distributore di pizza che ha avuto soltanto l´ardire di "invadere" la zona controllata dall´organizzazione ricevendo subito un esplicito avvertimento se non avesse obbedito "qua non hai capito... che ti spariamo"
Oppure quando una troupe del Tg 2 della RAI stava effettuando un servizio nei pressi dell´abitazione dei GRANDE ARACRI a Brescello ed il giornalista subisce il lancio di una pietra da parte di Francesco Grande Aracri che va colpire il vetro dell´autovettura utilizzata dal giornalista."
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Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi eseguiti dalla Polizia di Stato contro la mafia calabrese figurano elementi di primo piano del sodalizio 'ndranghetistico emiliano, tra i quali Salvatore GRANDE ARACRI, Francesco GRANDE ARACRI e Paolo GRANDE ARACRI ritenuti ai vertici del clan operante nelle Province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza.

Tra i destinatari del provvedimento restrittivo figura Giuseppe CARUSO attuale Presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, ritenuto appartenente al gruppo mafioso capeggiato dagli altri.
Nell'ambito della stessa operazione è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali appartenenti al gruppo criminale riguardante società, beni mobili ed immobili, conti correnti.

La Polizia di Stato di Bologna, in collaborazione con quella di Parma, Reggio Emilia, Piacenza e con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, sta eseguendo una vasta operazione nei confronti del sodalizio 'ndranghetistico operante in Emilia, storicamente legato alla nota famiglia mafiosa dei GRANDE ARACRI di Cutro.

I provvedimenti, emessi dal Gip presso il Tribunale di Bologna su richiesta della Dda sono eseguiti dai poliziotti della squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza in varie province dell'Emilia Romagna

Nell'ambito dell'operazione, denominata Grimilde, sono impegnati circa 300 tra donne e uomini della Polizia di Stato appartenenti a tutti gli Uffici investigativi dell'Emilia Romagna, al Reparto Mobile di Bologna, al Reparto volo Emilia Romagna, al Reparto Prevenzione Crimine Emilia Romagna, alle Unità Cinofile della Polizia di Stato.

Sono in corso di esecuzione, in varie città d'Italia, anche 100 perquisizioni nei confronti di coloro che pur non essendo direttamente destinatari del provvedimento restrittivo emesso dall'Autorità Giudiziaria di Bologna sono risultati, nel corso dell'indagine, collegati al gruppo 'ndranghetistico operante in Emilia Romagna.

I destinatari del provvedimento restrittivo sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento, truffa aggravata dalle finalita' mafiose.

I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 10.30 presso la Questura di Bologna alla quale parteciperanno il Procuratore di Bologna Giuseppe Amato, il Direttore della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia Francesco Messina il Direttore dello Sco Fausto Lamparelli.

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La Cassazione con il rito abbreviato prima (24 ottobre) e il primo grado del processo Aemilia dopo (31 ottobre), hanno sentenziato una certezza: la mafia in Emilia e in particolare a Reggio Emilia è stata ed è una realtà radicata e inconfutabile.

E non si tratta di una ramificazione periferica, di qualcosa già esistente altrove, ma una cosca autonoma di 'ndrangheta con a capo quel Nicolino Grande Aracri che un Sindaco reggiano, a suo tempo, non seppe far di "meglio" che definirlo "una persona gentile".

Bisogna partire da questo retroterra politico/culturale e da queste sentenze "storiche" per riflettere a fondo sugli errori commessi, perché la 'ndrangheta a Reggio Emilia non è stata affatto sconfitta definitivamente: le sentenze hanno sancito la sua esistenza, la sua pervasione e la sua profonda relazione con il nostro territorio.

Le affermazioni del Procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, dopo la sentenza sono esplicite: "I processi e le condanne non interrompono eventi criminosi di questo tipo. Faremo nuove indagini a partire dalle parole dei pentiti che hanno aperto altri filoni d'inchiesta"; così come sono esplicite le parole del Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: "Aemilia è storia. Ora si deve scavare il rapporto con la politica...In Emilia la 'ndrangheta è radicata da almeno 40 anni. La colpa e di chi non ha voluto vederla..."

Nonostante alcuni personaggi politici si siano affrettati a dichiarare che da queste sentenze la politica locale ne esce completamente indenne, è fuori dubbio che tutta la nostra comunità debba fare un serio esame di coscienza sulle responsabilità dirette o indirette della politica, degli amministratori pubblici, delle realtà produttive e di tanti privati cittadini nel processo di insediamento e radicamento mafioso, soprattutto per non ricadere negli stessi meccanismi perversi che l'hanno fatta proliferare.

Quando la politica, anche solo una piccola parte di essa, non ha come priorità il bene comune della collettività ma pensa soprattutto alla conservazione del potere e ai propri interessi personali, finisce inevitabilmente per spianare la strada a quelle pericolose influenze che hanno purtroppo ammorbato le nostre comunità e il nostro sistema economico.

Lo stesso discorso vale per l'apparato tecnico al servizio della pubblica amministrazione, come è dimostrato dalla condanna comminata al dirigente comunale di Finale Emilia.

Un altro dato - dolorosamente sconfortante - che esce dalla sentenza del 31 ottobre, è stato il comportamento, al limite del ridicolo, di almeno una cinquantina di persone chiamate a testimoniare durante il processo Aemilia. Per questi la Corte ha inviato gli atti alla Procura per falsa o reticente testimonianza. Intimoriti, minacciati o collusi, qui a Reggio Emilia.

Maurizio Vergallo
capogruppo in Consiglio Comunale e nell'Unione dei Comuni della Val d'Enza
per la lista civica "Bibbiano Bene Comune"

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Estorsione con il metodo mafioso. Arrestati, tra Emilia Romagna, Calabria e Lazio, tre affiliati della cosca reggina dei "Bellocco".

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna e dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata) di Roma stanno dando esecuzione, in Emilia Romagna, Lazio e Calabria, ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre pregiudicati ritenuti affiliati alla 'ndrina dei Bellocco di Rosarno (RC), responsabili di un episodio di estorsione ai danni dei familiari di un collaboratore di giustizia in provincia di Ravenna. Contemporaneamente all'esecuzione del provvedimento cautelare sono in corso numerose perquisizioni.

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L'inchiesta, condotta dalla DDA di Catanzaro e dai Carabinieri, ha inferto un duro colpo alla cosca Farao – Marincola, con interessi nei settori dell'agroalimentare, dei rifiuti e dell'immigrazione. Sequestrati anche beni per 50 milioni di euro.

Un'operazione così complessa e di una portata così importante si vede solo nei film. Tuttavia, l'Operazione Stige, "la più grande degli ultimi 23 anni", come è stata definita dal Procuratore della DDA di Catanzaro Nicola Gratteri, che ha condotto le indagini in concorso con i Carabinieri, ha portato a 169 misure di custodia cautelare nei confronti di affiliati al clan Farao-Marincola, una delle cosche più potenti della Calabria, con ramificazioni nel Nord Italia e perfino in Germania.

Nicola Gratteri - Procuratore DDATra gli arrestati ci sono anche sei persone residenti in Emilia Romagna. Si tratta di Aldo Marincola, 33 anni, nato in Germania e residente a Parma; Fabio Potenza, 30, nato a Cirò Marina (Crotone) e residente a Parma; Francesco Bonesse, 47, nato a Melissa (Crotone) e residente a Reggio Emilia; Franco Gigliotti, 49, nato a Crucoli (Crotone) residente a Parma ma domiciliato a Montechiarugolo (Parma).

Agli arresti domiciliari sono finiti invece Andrea Grillini, 40, nato a Bologna e residente a Monterenzio (Bologna) e Roberto Botti, 51, nato e residente a Modena.

Tra gli arresti "eccellenti" figurano invece il Presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla, i sindaci di Strongoli e di Mandatoriccio, oltre a una decina di amministratori locali tra vicesindaci, assessori e presidenti di Consigli Comunali.

Nel corso della maxi operazione, i Carabinieri del Ros hanno sequestrato beni per un totale complessivo di 50 milioni di euro, riconducibili alle attività imprenditoriali della cosca.

Tra queste, vi erano interessi nel mercato ittico, dei servizi portuali, ma anche della raccolta e del riciclo di materie plastiche e rifiuti urbani. A questi si aggiungono le infiltrazioni nel ramo delle lavanderie industriali, fino al controllo delle aree boschive della Sila per il taglio del legname, soprattutto nei Comuni di Cirò Marina, Cariati, Torretta di Crucoli, Casabona e Strongoli.

Gli interessi si estendevano poi anche in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio e riguardavano le slot machine, la distribuzione di bevande, i servizi di onoranze funebri, fino alla gestione dei Lidi.

Infine, nell'ambito dell'immigrazione, è stata scoperta una struttura adibita a centro di accoglienza per i profughi, gestita da una serie di cooperative i cui rappresentanti facevano da tramite tra cosca ed enti pubblici per ottenere autorizzazioni e finanziamenti.

STIGE Conferenza stampa

Pubblicato in Cronaca Emilia