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Catturato a Milano dalla Polizia di Stato tunisino internato, sospettato di radicalizzazione islamica, allontanatosi dalla Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia

Nella tarda mattinata del 5 dicembre scorso, personale della locale DIGOS ha rintracciato, ponendo fine alla sua fuga, un cittadino tunisino di 33 anni, già internato presso la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia. Il soggetto era sottoposto al monitoraggio dei detenuti a rischio radicalizzazione islamica.

Il 30 novembre scorso lo straniero è stato dimesso dalla Casa di Lavoro ed accompagnato da volontari per recarsi al mercato “BIO – Solidale” di Piazza Aldo Moro di Castelfranco Emilia, essendo stato ammesso al lavoro esterno tutti i sabati del mese.

Il soggetto, senza documenti al seguito, eludendo la vigilanza, si era allontanato, rendendosi irreperibile.

Attraverso il raccordo con il personale della Polizia Penitenziaria, è stata avviata un’immediata attività per il suo rintraccio. È emerso che il tunisino intratteneva rapporti affettivi con una cittadina ecuadoregna residente a Gubbio, pertanto è stato subito allertato personale della Digos di Perugia, che ha a sua volta attivato le ricerche nel territorio di competenza.

D’intesa con la locale Autorità Giudiziaria, è stato avviato il monitoraggio del telefono cellulare in uso al ricercato. Dai primi risultati, il telefono ha dato tracce di presenza in alcune zone del centro di Milano.

Sono state, pertanto, intensificate le ricerche del soggetto nei luoghi segnalati e, nella tarda mattinata di ieri, restringendo notevolmente l’area di ricerca, con non poca difficoltà il tunisino è stato individuato mentre a piedi stava percorrendo i viali del parco pubblico “Vittorio Formentano”.

Al termine delle formalità di rito espletate presso gli uffici della Digos di Milano, il tunisino è stato associato presso la Casa Circondariale di San Vittore, in attesa di trasferimento presso la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia per proseguire la misura di sicurezza applicata.

Atteso il livello di radicalizzazione attribuito all’internato, sono in corso da parte di questa Digos attive indagini finalizzate a ricostruire il circuito relazionale costituitosi durante il periodo di fuga.

 

Pubblicato in Cronaca Modena

di LGC Parma 7 novembre 2019 - L'allarme terrorismo è sempre pronto a far scattare le procedure di emergenza in tutto il mondo. Il caso ha voluto che ieri sera, quasi in contemporanea, due importanti aeroporti europei, Malpensa e Amsterdam, venissero isolati e messi in sicurezza per allarmi terroristici. 

L'allarme evacuazione è scattato la scorsa sera all’Aeroporto di Milano Malpensa. La procedura di emergenza, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sarebbe scattata, a causa di un "pacchetto sospetto nel bagaglio a mano". Pur essendo l’allarme rientrato nel giro di pochi minuti, è scattata la procedura di emergenza prevista con il blocco delle attività mentre le aeree d'imbarco sono state evacuate. Nello specifico, la polizia ha deciso di far evacuare il terminal 2 di partenza ma dopo 20 minuti i passeggeri sono stati nuovamente ammessi nel terminal mentre la squadra di bombe si occupava del bagaglio a mano, che in realtà conteneva solo uno strano oggetto metallico.

Molto più grave quanto accaduto in Olanda dove l'esercito ha accerchiato un aereo in partenza per Madrid dal quale era partito il segnale di emergenza che indicava un "dirottamento in corso". Tra le prime notizie sembrava che fossero ben tre i terroristi, armati di coltelli, a tenere in ostaggio passeggeri e equipaggio. Solo dopo oltre un ora la polizia locale informava che tutti erano in sicurezza e infine, quasi fosse una barzelletta, l'informativa che si trattò di un errore dei piloti.

Alla fine i piloti, evidentemente imbarazzati, hanno fatto le loro scuse mentre non si comprende come fosse uscita la notizia dei tre terroristi armati di coltelli e lanciata dalle agenzie di mezzo mondo.

 

Pubblicato in Cronaca Emilia

“Gli attacchi terroristici possono scuotere le fondamenta dei nostri edifici più grandi, ma non possono toccare le fondamenta dell’America. Questi atti possono frantumare l’acciaio, ma non possono intaccare l’acciaio della determinazione dell’America” (George W. Bush 11 Settembre 2001)

Di Nicola Comparato Parma 11 settembre 2019 - Il cuore dell' America fu colpito martedì 11 settembre 2001 quando 19 affiliati all'organizzazione terroristica di matrice fondamentalista islamica Al-Qāʿida dirottarono quattro aerei civili. I terroristi fecero schiantare i primi 2 aeroplani contro le Torri Nord e Sud del World Trade Center di New York, un terzo aereo fu dirottato contro il Pentagono. Il quarto aereo, diretto probabilmente contro il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington, si schiantò in un campo vicino a Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania).

Il numero delle vittime degli attacchi fu di 2 995 persone, per la maggioranza civili, provenienti da almeno 70 diversi paesi del mondo. Molti di loro, imprigionati nelle Torri e in preda alla disperazione, scelsero di morire lanciandosi nel vuoto non vedendo alcuna via di fuga.

Gli aerei partirono dagli aeroporti Logan di Boston, Washington Dulles di Dulles e Newark, in New Jersey. La risposta statunitense fu immediata, con operazioni in Afghanistan atte ad eliminare il terrorismo islamico, a quel tempo guidato da Osama Bin Laden, accusato fin da subito degli attacchi alle Torri, ucciso poi nel 2011 in Pakistan dalle forze speciali USA.

Da quel fatidico giorno, il mondo non è più stato lo stesso.

Di seguito il link Youtube per il videoracconto de "La Repubblica" sull'attentato dell' 11 Settembre 2001 https://m.youtube.com/watch?v=egwQcscJ5_Y

Breve cronologia degli eventi:

Alle 8.46 il volo American Airlines 11 si schianta fra il 93º e il 99º piano della Torre Nord del World Trade Center. L'onda d'urto e il carburante del velivolo provocheranno un violento incendio.

Alle 9.03 Il volo United Airlines 175 si schianta fra il 78º e l'84º piano della Torre Sud del World Trade Center. L'impatto sarà trasmesso in diretta mondiale da varie troupe televisive presenti sul posto.

Alle 09:37 il volo American Airlines 77 colpisce la facciata ovest del Pentagono.

Alle 09:59 la Torre Sud del World Trade Center crolla

Alle 10:03 il Volo United Airlines 93 si schianta a Shanksville (Pennsylvania).

Alle 10:28 crolla anche la Torre Nord del World Trade Center

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Un mondo sempre più interconnesso offre il fianco a sempre maggiori rischi di cyber attacchi. Secondo la relazione dei servizi nel corso del 2018 le aggressioni cibernetiche sono quintuplicate

di Lamberto Colla Parma 3 marzo 2019 -

Erano i primi giorni di novembre 2017 quando mezza europa andò in "Down". Il più grande server europeo "OVH", ufficialmente a causa di una serie di guasti in contemporanea ma non in relazioni tra essi, andò in crisi spegnendo milioni di siti, anche molto importanti, e caselle mail in tutto il mondo, Italia compresa. Il nostro giornale venne risparmiato ma non altrettanto bene andò la scorsa settimana quando un attacco hacker prese di mira Host.it (probabilmente il più grande host nazionale) e questa volta mettendo in crisi anche la nostra testata per diversi giorni.

Non passa giorno che la Polizia Postale non metta un avviso di porre attenzione a certi inviti commerciali di assoluta convenienza che invece nascondono frodi telematiche, dai furti di identità a ricatti telematici.

Ma la sicurezza nazionale, internazionale e la democrazia, quella con la "D" maiuscola e non ovviamente quella a stelle e strisce "esportata" dai "Bush", sono e saranno sempre più sottoposti a attacchi di qualsiasi natura: terrorismo, furti e brevetti industriali e tecnologici.

Insomma quello che pareva essere la soluzione di tutti i nostri problemi, che avrebbe messo in sicurezza i nostri più reconditi segreti, l'elettronica che nella declinazione "domotica" avrebbe consentito di accendere il forno di casa mentre stiamo ancora rientrando in treno, piuttosto che agevolare i contatti con il resto del mondo senza dover lasciare il salotto di casa, si sta rivelando molto più vulnerabile dell'immaginazione.

Ormai la sfida tra le super potenze si confrontano, oltre che sul nucleare, anche sulle telecomunicazioni, i veri contenitori dei dati di tutto il mondo e si sa, l'informazione è potere.

Se si analizzano nello specifico i campi d'azione dell'intelligence, secondo il rapporto presentato lo scorso 28 febbraio, in relazione alla minaccia cyber, lo sforzo più significativo posto in essere, "ha riguardato il contrasto di campagne di spionaggio digitale, gran parte delle quali verosimilmente riconducibili a gruppi ostili strutturati, contigui ad apparati governativi o che da questi ultimi hanno ricevuto linee di indirizzo strategico e supporto finanziario".
Gli attacchi, spiega ancora il documento "hanno mirato, da un lato, a sottrarre informazioni relative ai principali dossier di sicurezza internazionale, e, dall'altro, a danneggiare i sistemi informatici di operatori, anche nazionali, attivi nello Oil&Gas, nonché quelli di esponenti del mondo accademico italiano, nell'ambito di una campagna globale mirante a profilare settori d'eccellenza di università e centri di ricerca". E "benché marginali in termini numerici (12%), le finalità di spionaggio hanno fatto registrare un considerevole aumento, specie in danno di assetti istituzionali ed industriali".

Benché il cyberterrorismo jhiadista sia limitato al 5% , con la sconfitta sul campo dell'ISIS i tanti foreign fighters (138 sono italiani) potrebbero trovare nuove occasioni d'aggressione attraverso la rete, sia per riorganizzarsi ma anche per sferrare attacchi ben più cruenti a istituzioni, imprese e impianti tecnologici, anche d'avanguardia.

La Cattura in Canada, su ordine degli USA, della vicepresidente di Huawei e figlia del fondatore del colosso delle telecomunicazioni cinesi, altro non è che la punta dell'iceberg della guerra che si sta consumando sull'alta velocità e la rete 5G di cui i cinesi sono all'avanguardia anche nella "colonizzazione territoriale mondiale".

I fronti di conflitto si moltiplicano e nel frattempo le economie sono tutte in declino, prossie alla recessione.

(Video intervento Presidente Conte e Direttore DIS Vecchione - https://youtu.be/WOsKkxUR6OA  ) Roma, 28/02/2019 - Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ed il Direttore Generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), Gennaro Vecchione, intervengono alla presentazione pubblica della "Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza".

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Il consigliere regionale della Lega Nord, Daniele Marchetti: "Viviamo o no in uno Stato di diritto? Bene, inneggiare alla liberazione di un terrorista significa condividerne il pensiero e il tragico operato, nonché esaltarne pericolosamente le gesta. La Polizia indaghi sugli autori dello striscione e se sussistono ipotesi di reato"

Uno striscione con la scritta "Battisti libero" è comparso in Piazza Verdi, zona universitaria di Bologna. Il riferimento è chiaramente all'ex terrorista dei PAC Cesare Battisti, arrestato in Bolivia ed estradato ieri in Italia. Nello striscione si legge anche "amnistia per tutti compagni e le compagne", oltre alla firma "Noi restiamo".

"Si tratta di un fatto gravissimo e non di una ragazzata. Cesare Battisti è solo un crudele assassino che non deve avere nemmeno le attenuanti della militanza politica: ha ucciso, rapinato e poi si dato alla latitanza all'estero, sicuro della protezione internazionale della "sinistra al caviale" dei salotti intellettuali italiani, francesi e poi brasiliani di Lula" attacca il consigliere regionale della Lega Nord, Daniele Marchetti.

"Del resto – sottolinea il consigliere del Carroccio - viviamo o no in uno Stato di diritto? Bene, inneggiare alla liberazione di un terrorista significa condividerne il pensiero e il tragico operato, nonché esaltarne pericolosamente le gesta. La Polizia indaghi sugli autori dello striscione e se sussista l'ipotesi di reato di apologia di terrorismo".

"Fa rabbia – conclude Marchetti - sapere che per decenni questo signore è stato difeso, coccolato, e si è goduto la vita in spiaggia, a Parigi, scrivendo, ballando, mangiando, cosa che ha negato di poter fare alle persone che ha ucciso. La storia di questo personaggio parla chiaro: per lui, la magistratura ha chiesto 4 ergastoli. Inneggiare a lui significa offendere la memoria di chi, a causa sua, oggi non c'è più, significa infangarne la memoria, significa mancare di rispetto alle famiglie delle vittime".

 

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Domenica, 30 Dicembre 2018 08:36

Buon 2019, senza il bazooka di Draghi.

Con il 2018 termina anche l'azione di sostegno della BCE all'economia europea (QE Quantitative Easing), e a quella italiana in particolare, senza che i governi ne abbiano sfruttato appieno le potenzialità. E il futuro non per niente roseo.

di Lamberto Colla Parma 30 dicembre 2018 - C'è poco da stare allegri, se in questi ultimi quattro anni l'economia del nostro Paese ha chiuso la fase deflattiva e raggiunto quei risultati di leggera positività, lo si deve principalmente a tre fattori:
il primo in assoluto è il Bazooka di Draghi, ovvero il Quantitative Easing, QE per gli appassionati di finanza, quindi per il traino della crescita dell'economia mondiale che ha consentito alle nostre imprese di migliorare le performance estere e infine, ma non da ultimo, l'abbattimento di circa due terzi del prezzo del petrolio e conseguentemente dei costi industriali a esso legati.

Strasburgo-marzo2009-Euro-CIMG1716.jpgMa il pezzo da 90 l'ha giocato Mario Draghi, peraltro contro il volere della Germania e dei suoi vassalli, abbattendo i tassi interesse (per un certo periodo addirittura negativi) e promuovendo l'acquisto dei titoli di Stato dei Paesi dell'UE e in particolar modo dell'Italia.

A fine novembre era di 2.563 miliardi di euro il consuntivo dell'APP (Asset Purchasing Program), che ha consentito di trasformare la Bce in uno dei più grandi asset manager mondiali, imitando la BoJ (Banca Centrale Giapponese) e la Federal Reserve americana.

Un programma che però nei 4 anni, causa la mancanza di strategie d'investimento, non ha consentito di consolidare la ripresa economica per la zona euro e in modo particolare per l'Italia che non ha colto la palla al balzo per aggredire le politiche strutturali e incidere realmente sul debito pubblico e sugli investimenti.
Un obiettivo totalmente fallito (dai Governi pre giallo-verde, per la precisione), tant'è che il deflatore dei consumi privati (era all'1,1% nel 2015), dovrebbe attestarsi alla medesima percentuale del 2015 anche quest'anno, mentre per il 2019 ed il 2020 si prevede rispettivamente l'1,4% ed il 2,2%, come si desume dagli allegati alla lettera con cui il governo ha da pochi giorni concordato con la Commissione europea le modifiche alla manovra di bilancio.

 

Un 2019 che si preannuncia amaro se da Strasburgo non si inventeranno una politica monetaria che, facendo tesoro dell'esperienza QE appena conclusa, possa non solo tamponare ma promuovere una vera e propria strategia finanziaria, accantonando l'idea teorica e onirica che i mercati siano in grado di autoregolarsi.

A 10 anni dal Trattato di Lisbona (2008), quella che doveva essere la più grande e dinamica area del pianeta, con i suoi 500 milioni di abitanti ad elevata scolarizzazione, coesione sociale e forte delle comuni radici storiche, oltre a contenere un concentrato di potenze economiche mondiali (Germania, Italia, Francia, Regno Unito e Spagna) di prim'ordine, si è trasformata in brevissimo in un'area ad elevata conflittualità dal punto di vista istituzionale, politico e sociale. Brexit, Gruppo di Visegrad e spinte autonomiste varie e Gilet Jaune sono il risultato delle politiche finanziarie, che hanno sostituito quelle sociali/economiche, responsabili della distruzione dei valori fondanti che i padri fondatori dell'Europa Unita avevano iniziato a coltivare a partire dal Trattato di Roma del 1958.

In mezzo a questo caos non resta che augurare un Buon anno a tutti e che la ragione torni a occupare i cervelli dei politici europei.

(per restare sempre informati sugli editoriali)

 

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Viaggiare sicuri. Egitto: bomba nei pressi delle piramidi di Giza, colpito un bus turistico. Due turisti hanno perso la vita, numerosi i feriti

In Egitto questo pomeriggio un pullman turistico è stato coinvolto in un'esplosione a Giza, nei pressi delle Piramidi. Due cittadini vietnamiti hanno perso la vita. Stando alle prime informazioni, sarebbe stata una bomba posizionata sul ciglio della strada a causare l'esplosione.

Secondo i media locali ci sarebbero anche numerosi feriti. Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" raccomanda ai nostri connazionali già presenti sul territorio egiziano di evitare in tutto il paese "manifestazioni e assembramenti di qualsiasi tipo e di seguire le istruzioni delle autorità e dalle guide turistiche locali. Il rischio di attentati, scontri violenti e sequestri è elevato.

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(28 dicembre 2018)

Domenica, 23 Dicembre 2018 09:50

Ancora un Natale firmato dal terrorismo

Strasburgo e Marocco accomunati dal medesimo odio. L'odio verso i cristiani che devono essere colpiti sempre e nel modo più umiliante possibile

di Lamberto Colla Parma 23 dicembre 2018 -

L'ISIS è stato sconfitto sul terreno di battaglia ma l'odio che ha seminato difficilmente verrà sradicato e i migliaia foreign fighters, che dalla Siria, in primis, ma non solo, sono rientrati nei propri paesi di appartenenza, sono ben addestrati e pronti a colpire i Cristiani.

Così il francese, che nella strage di Strasburgo ha freddato il nostro Antonio Megalizzi, si è risvegliato dalla sua posizione di terrorista dormiente dedito al furto e alla rapina per sopravvivere e armato di pistola e coltello ha firmato la strage del mercatino di Natale della città simbolo del potere finanziario e politico d'Europa.
Una sequenza di vere e proprie esecuzioni capitali con la pistola puntata dritto alla fronte degli innocenti.

Ma ancor più cruente, perché eseguita secondo il tradizionale rito dei tagliagole, è stata l'esecuzione delle due giovani turiste scandinave, Louisa Vesterager Jespersen, danese e Maren Ueland, norvegese, ai piedi della più alta montagna del Marocco, peraltro nota meta turistica.

Violentate prima e poi sgozzate e il video postato in internet.

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Prima umiliate nel profondo dell'anima con la violenza sessuale e poi sgozzate come fanno con i loro capretti a sottoscrivere che la nostra vita è nella loro disponibilità.

Questo è quanto ambiscono di fare i musulmani, più o meno radicalizzati, apolidi e credenti della superiorità islamista. Quell'islam deviato che pensa che il mondo intero sia la sua patria e perciò obbligato a piegarsi alle regole di scritture religiose interpretate da visionari malefici.

Purtroppo, negli stessi giorni in cui gli USA annunciavano la vittoria sull'ISIS in Siria due rigurgiti d'odio si sono manifestati a firmare col sangue il Natale 2018.

Un Sereno Natale a tutti dalla redazione di Nuova Editoriale.

 

 


(Video Rientro salma Antonio Megalizzi https://youtu.be/iNTIS55j4Qg  )

(per restare sempre informati sugli editoriali)

 

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Difficile dimenticare quell'11 settembre del 2001. Un normale giorno lavorativo che si apre come se fosse un videogioco di fantapolitica. Erano quasi le nove del mattina e l'attività d'ufficio non era ancora  a pieno ritmo, le aule del Centro di Formazione Professionale, dove svolgevo il mio incarico, si stavano completando degli allievi e mentre controllavo la posta elettronica lanciavo occhiate alla sezione enotizie di internet. 

di Lamberto Colla Parma 11 settembre 2018 - Tutto sembrava normale quell'11 settembre, ma da lì a poco, intorno alle 9,00, i primi lanci di agenzia annunciavano di un aereo che sembrava si fosse schiantato contro una delle Torri gemelle. Incredulità e l'ipotesi di uno scherzo di cattivo gusto di qualche giornalista americano che volesse emulare il successo dell'annuncio dell'invasione aliena di Orson Welles venne cancellato qualche minuto con il giungere delle prime immagini. 

Forse un malore del pilota a causare quello schianto, era stata la prima e ottimistica giustificazione, che però venne, entro i successivi 15 minuti, sostituita con l'ipotesi terroristica quando un secondo aereo di linea andò a centrare la seconda torre. Intanto le immagini iniziarono a inondare la rete, a registrare una foto cronaca di un giorno che non aveva nulla di normale soprattutto quando arrivò l'annuncio che un terzo aereo si era schiantato, alle 9,43, un'ora dopo il primo attacco, sulla facciata ovest del Pentagono e, alle 9,57 mentre arriva l'annuncio del crollo della Torre Sud del World Trade Center in diretta televisiva mondiale, inizano a circolare le notizie di un quarto aereo che sarebbe stato dirottato. In questo caso però la reazione dei paseggeri aveva avuto la meglio sui terroristi i quali decisero di lanciare il velivolo in picchiata prima che i passeggeri potessero impadronirsi della cabina di volo e così, alle 10 circa, l'aereo si schiantò in una località della Pensylvania a sud di Pittsburg.

Intanto la rete e le edizioni speciali dei TG continuano a lanciare immagini spettrali di quello che era il luogo simbolo dell'economia occidentale, andato in polvere in pochi minuti, sotto alle cui macerie rimasero quasi 3.000 vittime delle 50.000 percone che normalmente occupavano i 7 edifici che costituivano il World Trade Center.

A metà mattina iniziarono a succedersi i sospetti che l'artefice di questo straordinario attacco terroristico fosse scaturito dalla mente del genio del male, quell'Osama Bin Laden che tanti affari aveva fatto con gli USA e in particolare con la famiglia Bush, ma che da qualche anno l'aveva giurata all'America fondando la rete terroristica internazionale di Al Qaeda che monipolizzo per molti anni le cronache terroristiche di tutto il mondo, prima di essere affiancata dal Califfato dell'ISIS.

Da quell'11 settembre di 17 anni fa il mondo cambiò volto, gli USA si barricarono in casa e iniziarno a esportare la democrazia con le armi contribuendo a  una sempre più marcata  destabilizzazione internazionale aprendo le porte per nuovi assetti geopolitici locali e al caos globale tutt'ora in corso e che per molti anni ancora non troverà pace. 

Difficile dimenticare quel giorno ma sconcerta osservare, che comunque dalle guerre del passato e da questo tragico evento, l'uomo ancora non abbia imparato la lezione. 

 

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La stagione del terrorismo, cosiddetto politico, è alle spalle da poco tempo, molte ferite sono ancora da rimarginare e piena luce ancora non si è fatta su molte vicende che hanno drammaticamente caratterizzato quegli anni di piombo.

di LGC 18 maggio 2018 - E' ricorso proprio nei giorni scorsi, era il 9 maggio del 1978, il quarantesimo anniversario della morte di Aldo Moro e su quella stessa vicenda ma come in tante altre, da Piazza della Loggia (Brescia 28 maggio 1974) alla strage di Bologna (2 agosto 1982) per citarne alcune, ancora non si è fatta piena luce.

Il tema della visibilità concessa ai protagonisti della stagione brigatista si trascina da tempo, alimentato dall'assenza a tutt'oggi tra i membri della direzione strategica delle Br di casi di pentimento. E a alimentare ancor più il clima sono state alcune dichiarazioni di una irriducibile, quella Barbara Balzerani che a Matrix, in una puntata del marzo scorso,  dichiarò che "Fare la vittima è un mestiere". per contrappasso, il capo della Polizia Franco Gabrielli, in un recente incontro pubblico dichiarò che pontificano un po' troppo: «Questi signori erano delinquenti due volte, perché non solo uccidevano, non solo rapinavano, non solo privavano dei loro affetti figli, padri e madri, ma cercavano in una logica di morte di sovvertire le istituzioni democratiche del Paese».

Oggi siamo testimoni di un altro evento, "Vivere e non sopravvivere: quando i figli delle vittime scelgono di incontrare gli ex terroristi". Un dibattito pubblico, organizzato dalla CGIL di Parma, che raccoglie al medesimo tavolo dei "relatori" Giovanni Ricci, figlio di Domenico appuntato dei carabinieri ucciso in via Fani durante il sequestro di Aldo Moro, Giorgo Bazzega, figlio del poliziotto Sergio, colpito a morte nel 1976 da Walter Alasia e appunto Adriana Faranda, ex brigatista della colonna romana e parte attiva durante il sequestro Moro.

Gli organizzatori sostengono, e c'è veramente da augurarselo, che Adriana Faranda stia seguendo, anche attraverso questa serie di incontri, un reale percorso critico e di condanna alla violenza tramite la giustizia riparativa.

(galleria foto di Francesca Bocchia)

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