Altre, invece, continuano a riemergere con forza, alimentate da nuovi documenti, approfondimenti e sviluppi giudiziari. È quanto sta accadendo intorno alla Declaratio di Papa Benedetto XVIe alla questione della sua rinuncia al pontificato, un tema che da anni divide studiosi di diritto canonico, osservatori ecclesiali e fedeli.
Nelle ultime settimane, una nuova audizione davanti al Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha riportato l'attenzione su una vicenda che, secondo gli autori delle istanze presentate, sarebbe tutt'altro che conclusa.
L'istanza che punta a rimettere tutto in discussione
Il 6 giugno 2024 il giornalista Andrea Cionci, da anni promotore della tesi che Papa Ratzinger non è mai stato abdicatario, ma confinato in “sede totalmente impedita, ha depositato presso il Tribunale vaticano una corposa istanza di circa 150 pagine, chiedendo il riconoscimento della presunta nullità dell'abdicazione di Papa Benedetto XVI.
Il documento è articolato in tre sezioni principali:
- l'asserita inesistenza dell'atto canonico;
- la presunta nullità della Declaratio come atto canonico-amministrativo, sostenendo che non vi sarebbe stata una rinuncia al Munus Petrino;
- una terza parte dedicata al tema della Sede totalmente impedita, nella quale vengono sviluppate numerose argomentazioni giuridiche e canonistiche.
Secondo gli estensori dell'istanza, proprio quest'ultima sezione rappresenterebbe il cuore dell'intera ricostruzione.
Le tesi contenute nella terza sezione
Nel documento vengono richiamati diversi elementi che, secondo i firmatari, andrebbero letti come parte di un quadro unitario.
Fra questi figurano:
- la preparazione, attribuita a San Giovanni Paolo II e al Cardinale Joseph Ratzinger, di strumenti normativi e giuridici destinati ad affrontare un'eventuale situazione di impedimento della Sede Apostolica;
- la modifica del Codice di Diritto Canonico del 1983, con l'introduzione del termine Munus nel canone relativo alla rinuncia del Pontefice;
- la promulgazione della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis nel 1996;
- il riferimento al cosiddetto "Mordkomplott", ossia la tesi secondo cui nel 2012 sarebbe esistito un tentativo di attentato nei confronti di Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Messico e Cuba;
- quella che gli autori definiscono una manipolazione delle traduzioni della Declaratio, sostenendo che nelle principali lingue sarebbe stata equiparata la distinzione tra Munus e Ministerium, mentre nella traduzione tedesca sarebbe stato necessario intervenire sui termini Amt e Dienst, aventi significati distinti;
- la presentazione di una traduzione dal latino all'italiano realizzata dal professor Gian Matteo Corrias, successivamente confermata, secondo quanto riportato nell'istanza, dai professori Rodolfo Funari e Musetti Casaretto.
Si tratta di interpretazioni che costituiscono il fondamento della richiesta avanzata al Tribunale e che non risultano, allo stato, accertate in sede giudiziaria.
La scoperta che cambia l'impostazione dell'istanza
Il 13 febbraio 2025 Andrea Cionci ha depositato una integrazione di circa 50 pagine, presentata come il frutto di una nuova elaborazione giuridica.
Secondo quanto sostenuto dagli avvocati Costanza Settesoldi e Roberto Antonacci, insieme ai professori Corrias e Munari, la Declaratio non dovrebbe essere interpretata come un semplice atto amministrativo di rinuncia, bensì come un provvedimento decisorio e giurisdizionale, destinato quindi ad avere effetti giuridici autonomi.
Una tesi sintetizzata nella formula: "Declaratio = Decisio".
Secondo questa impostazione, il documento dovrebbe essere posto in esecuzione, aprendo scenari completamente differenti rispetto alla lettura tradizionale.
Quattro ore davanti ai magistrati vaticani
Il 12 aprile 2025, Andrea Cionci è stato ascoltato come persona informata sui fatti dal Promotore di Giustizia, professor Alessandro Diddi, insieme ad altri magistrati del Tribunale vaticano.
L'audizione sarebbe durata circa quattro ore, segno, secondo i sostenitori dell'iniziativa, dell'attenzione con cui la documentazione sarebbe stata esaminata.
Le indagini sono ancora aperte
Un passaggio particolarmente significativo arriva il 30 marzo 2026.
A seguito di una richiesta formale di accesso agli atti presentata da Cionci, il Promotore di Giustizia ha risposto con una lettera protocollata, rigettando l'istanza con una motivazione chiara: le indagini risultano ancora in corso.
Una circostanza che conferma l'esistenza di un procedimento istruttorio ancora non concluso, senza tuttavia anticiparne gli esiti.
Le dichiarazioni del Promotore di Giustizia
Il 21 maggio 2026, il sito cattolico UCCR ha pubblicato un'intervista al professor Alessandro Diddi.
Nell'intervista, il Promotore di Giustizia ha dichiarato l'intenzione di affrontare la vicenda con la massima serietà, lasciando intendere che il fascicolo sarebbe vicino alla conclusione.
Pochi giorni prima, il 13 aprile 2026, anche l'editore canadese John-Henry Westen, attraverso LifeSiteNews, aveva pubblicato la risposta ufficiale del 30 marzo relativa al diniego dell'accesso agli atti.
La nuova convocazione del 3 agosto 2026
L'ultimo capitolo si è scritto il 3 agosto 2026 quando Andrea Cionci è stato nuovamente convocato presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e ascoltato dal Promotore di Giustizia per circa due ore.
Nel corso dell'audizione è stata depositata una terza integrazione, composta da altre circa 50 pagine, destinata ad arricchire ulteriormente il fascicolo già all'esame della magistratura vaticana.
Una vicenda che continua a interrogare
Al di là delle diverse interpretazioni e delle posizioni che da anni animano il dibattito, resta un dato oggettivo: la documentazione presentata da Cionci è stata oggetto di interlocuzioni con il Tribunale vaticano e, secondo la risposta ufficiale del marzo 2026, risultavano ancora indagini in corso il cui esito di tali verifiche spetterà esclusivamente agli organi competenti.
Nel frattempo, una domanda continua ad attraversare il mondo cattolico e gli studiosi di diritto canonico: la storia della Declaratio di Benedetto XVI ha davvero detto l'ultima parola, oppure ci sono ancora aspetti destinati a emergere?
Solo gli sviluppi futuri potranno offrire una risposta definitiva a una delle vicende più discusse e complesse della storia recente della Chiesa.
Andrea Caldart
Gianfranco Colella











































































