Mercoledì, 10 Giugno 2026 12:07

Libano sotto attacco: Washington tace, Teheran interviene In evidenza

Scritto da Elisa Gestri

Di Elisa Gestri (Quotidianoweb.it) Beirut, 1 giugno 2026 - Il fiume Zaharani, 40 chilometri dalla linea di demarcazione con Israele e 65 chilometri da Beirut, è divenuta la nuova frontiera oltre la quale l'esercito israeliano sta spingendo la popolazione libanese.


Lo scorso aprile IDF aveva istituito unilateralmente nel sud del Libano una “zona di difesa avanzata” al di sotto del fiume Litani, circa 20 chilometri dal confine con lo Stato Ebraico, allo scopo di “eliminare uomini, mezzi e infrastrutture di Hezbollah”.

Più di un milione di civili sono stati costretti a lasciare le loro case per fuggire verso nord, centinaia di località sono state aggredite con raid aerei e successivamente demolite con bulldozer ed escavatori e migliaia di uomini, donne e bambini, soccorritori e personale sanitario sono stati uccisi indiscriminatamente.

Con la nuova escalation militare israeliana iniziata la settimana scorsa in coincidenza con Eid al Adha, la Festa islamica del Sacrificio, la foce dello Zaharani - pochi chilometri a sud di Saida - è diventata il nuovo limite nord della “kill zone” di IDF. Domenica il Premier israeliano Netanyahu ha annunciato di “aver dato ordine alle truppe di espandere le manovre di terra in Libano” in vista di una “nuova vasta offensiva in tutto il Paese” nelle successive ventiquattr'ore, con l'avallo degli Stati Uniti. Secondo il media israeliano Channel 14, durante un meeting del Consiglio di Sicurezza dello Stato Ebraico Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz avrebbero deciso di “spianare” il Libano, emanando nuovi ordini di evacuazione per “centinaia di migliaia di persone”. Sempre domenica le truppe israeliane hanno conquistato, dopo averlo bombardato nei giorni scorsi, quel che resta del castello di Beaufort, in arabo Qalat al Shaqif, la fortezza crociata risalente al dodicesimo secolo che sovrasta Nabatiye, piantando sopra le rovine la bandiera con la stella di Davide.

Secondo le intenzioni israeliane il vessillo deve servire da monito per gli abitanti della regione: volenti o nolenti, se ne devono andare da quella che non è più casa loro, pena la morte. “La presa del castello di Beaufort costituisce una tappa ulteriore della nostra politica”, ha commentato Netanyahu, aggiungendo che IDF ha eliminato “8000 combattenti di Hezbollah dall'inizio della guerra” e che Israele “agisce su tutti i fronti, in Siria, a Gaza, in Libano, dove sono state stabilite delle zone tampone”.

Frattanto la milizia sciita continua la sua disperata “guerra dei droni” contro l'esercito occupante e ha intensificato i lanci di razzi verso la Galilea; negli ultimi giorni si sono registrate chiusure di scuole ed evacuazioni di diversi insediamenti nel nord di Israele.

In ritorsione agli attacchi a mezzo droni di Hezbollah “distruggeremo milioni di case nel sud del Libano”, ha dichiarato Katz, corroborato dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich che ha invocato “cento edifici abbattuti per ogni soldato israeliano ferito”. Dal canto suo, il Presidente libanese Joseph Aoun sta moltiplicando gli appelli all'amministrazione USA affinché venga raggiunto un Cessate il fuoco tra i due Paesi – diabolica ironia, formalmente la tregua è già in vigore dal 17 aprile scorso – o uno stop alle ostilità o almeno una de-escalation, richieste che il Paese dei Cedri avanzerà martedì 2 giugno a Washington al tavolo delle trattative dirette con Israele. Com'è risultato però evidente nelle scorse sessioni diplomatiche, il Libano non ha il minimo potere negoziale né è in grado di opporsi allo Stato Ebraico e all'alleato americano.

Secondo gli ultimi dati ufficiali, aggiornati al 31 maggio, del Ministero libanese della Salute Pubblica, dal 2 marzo scorso in Libano sono state uccise dal fuoco israeliano 3412 persone, di cui 41 solo nelle ventiquattr'ore precedenti alla rilevazione; 10269 i feriti. Secondo fonti di IDF, nello stesso periodo gli attacchi di Hezbollah hanno provocato la morte di 24 soldati – l'ultima in ordine di tempo la sergente Rotem Yanai, 20 anni - e di quattro civili, e lo sfollamento di migliaia di persone nel nord di Israele.

La palese sproporzione numerica tra le vittime, in massima parte civili, provocate da IDF e quelle causate dalla milizia sciita è sotto gli occhi di tutti; ma nessuno, a oriente come a occidente, sembra volersene accorgere.

Elisa Gestri

Foto copertina: credits by Elisa Gestri

 

 

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