L'epilogo per la 43enne italiana, balzata agli onori della cronaca locale lo scorso marzo per essere stata fermata dai Carabinieri con una stola presbiteriale al collo dopo un furto su un'auto in sosta, si è concluso definitivamente nei giorni scorsi con la sua carcerazione.
La donna ha ignorato sistematicamente le prescrizioni del giudice ed è stata nuovamente arrestata dai Carabinieri della Stazione di Parma Centro, che hanno condotto indagini serrate e documentato ogni sua singola violazione, portando il Tribunale a determinarsi con l'emissione di un'ordinanza di aggravamento con la custodia cautelare in carcere.
Tutto ha avuto inizio in seguito al suo precedente arresto, avvenuto all'alba del 25 marzo.
In quell'occasione, una pattuglia della Sezione Radiomobile della Compagnia di Parma l'aveva sorpresa a rovistare su un’auto in via Borghesi, scoprendo in seguito che la donna indossava un paramento sacro appena sottratto a un frate dell'Ospedale Maggiore. Il successivo processo per direttissima si è concluso il 26 marzo u.s. con una sentenza che ha condannato l'imputata a 10 mesi di reclusione e 300 euro di multa. Contestualmente, il Tribunale di Parma ha sottoposto la donna alla misura cautelare dell'obbligo di firma quotidiano in una caserma dei Carabinieri della città.
È proprio in questa fase che è risultato fondamentale il monitoraggio costante da parte dei militari dell'Arma. I Carabinieri della Stazione di Parma Centro, incaricati di vigilare sul rispetto della misura, hanno accertato che la 43enne non ha mai adempiuto alle prescrizioni a lei imposte. Non solo la donna non si è mai presentata in caserma per apporre la firma, ma avrebbe addirittura continuato a delinquere, rendendosi presumibilmente responsabile di altri fatti reato. I Carabinieri non hanno lasciato nulla al caso: hanno raccolto prove, ricostruito i movimenti della donna e redatto una dettagliata informativa. Questa comunicazione formale, pervenuta al Tribunale a fine marzo, ha permesso all'Autorità Giudiziaria di avere un quadro completo della situazione.
Sulla base delle indagini e delle segnalazioni puntuali dei militari, il Giudice ha valutato attentamente il comportamento della donna. Il magistrato ha rilevato che si trattava di violazioni di notevole gravità, sottolineando come l'imputata avesse dimostrato di essere totalmente priva della volontà e della capacità di rispettare le regole a lei imposte. Esclusa categoricamente la possibilità di applicare la misura meno gravosa degli arresti domiciliari, a causa dell'assenza di una comprovata e stabile dimora dell'imputata, il giudice ha stabilito che la misura carceraria risultava essere l'unica in grado di arginare il grave, concreto e attuale pericolo di commissione di nuovi reati.
Per questi motivi, il 1° d’aprile, il Tribunale di Parma ha disposto la revoca della misura cautelare dell'obbligo di firma, aggravandolo con la misura della custodia cautelare in carcere.
Ricevuto il provvedimento, i Carabinieri della Stazione di Parma Centro non hanno perso tempo e hanno subito organizzato un mirato e capillare servizio di ricerca sul territorio.
L'approfondita conoscenza delle dinamiche locali ha permesso ai militari di rintracciarla nella serata del 2 aprile, mentre si aggirava nella zona della stazione ferroviaria.
Dopo essere stata fermata, i Carabinieri le hanno notificato il provvedimento restrittivo dichiarandola in arresto. Al termine delle formalità di rito la 43enne è stata infine trasferita presso il carcere femminile di Reggio Emilia.











































































