Venerdì, 20 Marzo 2026 12:49

San Secondo Parmense: truffa del "conto sicuro" ad opera di finiti Carabinieri. Denunciato un 23enne italiano In evidenza

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Il panico scatenato da un sms ingannevole, una voce rassicurante al telefono e la pressante richiesta di un bonifico istantaneo. La vittima ingannata da chi pensava la stesse proteggendo, si era recata in banca per mettere al riparo il suo denaro disponendo un bonifico di quasi 6.000 verso un “conto sicuro”. Solo la forza di denunciare l'accaduto ai veri Carabinieri ha permesso di risalire al presunto autore del raggiro. Decisivo per l'individuazione del presunto autore, il raffronto tra i dati anagrafici e il video-selfie acquisito dalla banca.

Una donna di 70 anni residente in provincia è caduta vittima di una spietata truffa telefonica. Grazie alle tempestive indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di San Secondo Parmense, il presunto autore del raggiro, un 23enne italiano residente fuori regione, è stato recentemente denunciato alla Procura della Repubblica di Parma per truffa in concorso.

L'incubo per la 70enne è iniziato il 7 gennaio, quando ha ricevuto un sms, poi risultato ingannevole, dal servizio clienti della sua carta di credito che l’avvisava di un'operazione sospetta in uscita di 4.800 euro. Spaventata, la donna ha contattato il numero indicato, trovando dall'altra parte del filo un uomo che si è qualificato come Carabiniere del “Centro Anti Truffe”.

Il sedicente Carabiniere le ha spiegato che, per mettere al sicuro il denaro, avrebbe dovuto trasferirlo su un conto corrente protetto. Per rendere la messa in scena ancora più credibile, un complice è intervenuto nella telefonata fingendosi un Maresciallo.

Confidando in quelle che credeva essere realmente le Forze dell'Ordine, la vittima si è recata presso la filiale della sua banca in provincia dove ha disposto un bonifico istantaneo di 5.900 euro, inserendo come causale "contributo acquisto auto" seguendo esattamente le istruzioni ricevute al telefono.

Solo dopo essere tornata a casa ed aver raccontato tutto in famiglia la donna è stata assalita dall’atroce sospetto di essere stata truffata. La conferma è arrivata quando ha provato a contattare il numero del presunto Carabiniere che è risultato spento.

Il giorno successivo la vittima si è presentata nella caserma di San Secondo dove ha sporto denuncia esponendo minuziosamente i fatti ai veri Carabinieri.

I militari hanno subito avviato le indagini e come primo passo hanno contattato l'istituto di credito della vittima per cercare di annullare l'operazione, un tentativo purtroppo vanificato dalla natura istantanea del bonifico. Senza demordere, i Carabinieri hanno esteso le richieste ad un istituto di credito terzo su cui era appoggiato il conto del presunto truffatore, riuscendo a far bloccare l'operatività e a disporre un vincolo preventivo sulla somma fraudolentemente accreditata.

Le indagini si sono poi concentrate sull'intestatario del conto corrente fraudolento, che è stato individuato in un 23enne italiano residente nel sud Italia. I Carabinieri hanno accertato che il conto era stato aperto nel dicembre del 2025 tramite firma elettronica e un rigoroso riconoscimento biometrico comprensivo di video-selfie.

Il minuzioso raffronto tra la foto ufficiale e il selfie fornito alla banca ha permesso di confermare con assoluta certezza l'identità del 23enne, visti gli inequivocabili e identici tratti somatici del viso. Anche gli accertamenti sulle utenze telefoniche usate per compiere la truffa hanno confermato il quadro accusatorio, essendo risultate attivate da persone fittizie inesistenti nelle banche dati delle Forze di Polizia. Alla luce di queste solide prove, il 23enne è stato infine denunciato all’Autorità Giudiziaria per il suo chiaro coinvolgimento nella truffa telefonica.

È obbligo rilevare che l’odierno indagato è, allo stato, solamente indiziato di delitto, seppur gravemente, e che la sua posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.

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