L'episodio ha avuto origine dalla denuncia della vittima, una donna residente a Parma. La vicenda si è sviluppata e conclusa alcuni mesi fa, quando la donna ha accettato la richiesta di amicizia su un noto social network da parte di un giovane che ha dichiarato di abitare e lavorare in città. I due hanno mantenuto contatti sporadici, l'uomo l’ha convinta a incontrarsi di persona. Durante questo colloquio, l’uomo le ha prospettato la possibilità di ottenere facili guadagni attraverso una nuova applicazione di pagamenti elettronici. Con il pretesto di aiutarla, l'uomo ha scaricato l'app direttamente sul telefono della donna, facendosi consegnare i dati personali e bancari necessari per completare l'operazione.
Il piano è proseguito con la spiegazione di un presunto iter di investimento. L'uomo ha convinto la signora che, per generare interessi, avrebbe dovuto effettuare dei bonifici dal suo nuovo profilo verso una presunta azienda web che gestisce un "portafoglio digitale" utilizzato per conservare e gestire criptovalute. Nei giorni successivi, la manipolazione si è spostata su altri canali digitali: la donna ha ricevuto un messaggio su un app di messaggistica da un sedicente “manager" che le ha illustrato nuovamente la procedura. Poco dopo, l’amico conosciuto sui social l'ha contattata convincendola a utilizzare la funzione di condivisione dello schermo a distanza.
Grazie a questo espediente tecnico, l'uomo è riuscito a pilotare le operazioni bancarie direttamente dal telefono della vittima, facendole effettuare due ricariche da 300 euro ciascuna, oltre a un bonifico di 600 euro a favore di un IBAN intestato al 33enne. La condotta è andata avanti compulsivamente: la procedura è stata ripetuta per altre 17 volte tramite bonifico e una volta tramite ricarica digitale. In un'occasione, l'uomo ha persino accompagnato la donna in un centro commerciale cittadino per effettuare un prelievo fisico di 500 euro.
L'uomo ha continuato a rassicurare la vittima sostenendo che quel denaro fosse solo un deposito temporaneo, ma il castello di bugie alla fine è crollato. Il primo bonifico di rientro da 9.500 euro, promesso come "guadagno", non è mai arrivato, così come i successivi pagamenti da 2.400 euro ciascuno. A quel punto la donna, dopo aver constatato un ammanco totale di 12.900 euro dai propri conti, ha compreso di essere stata raggirata e si è rivolta ai Carabinieri, portando come prova tutti gli estratti conto e i resoconti delle transazioni.
Ricevuta la querela, i militari hanno subito avviato una serie di attività tecniche per seguire a ritroso il flusso del denaro sottratto. Attraverso una stretta collaborazione con gli istituti bancari coinvolti e i gestori telefonici, i Carabinieri sono riusciti a ricostruire i passaggi dei bonifici e la titolarità delle utenze telefoniche utilizzate per i contatti e per le ricariche.
Questi accertamenti incrociati hanno permesso di risalire all'identità dei presunti autori del raggiro. Si tratta di un 33enne e di una 60enne, entrambi italiani e residenti in città, già gravati da precedenti vicende di polizia.
L'analisi dei movimenti finanziari e dei contatti telefonici ha fornito ai militari dell’Arma gli elementi necessari per delineare le presunte responsabilità penali dei due soggetti, che sono stati infine denunciati all’Autorità Giudiziaria.
Si ricorda che tutti gli indagati sono, allo stato attuale, solamente indiziati di delitto, seppur gravemente. La loro posizione penale verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso del procedimento e la loro colpevolezza potrà essere sancita solo dall'eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.











































































