Giovedì, 12 Marzo 2026 13:13

Collecchio: svuotano il conto a una 70enne con un finto sms della banca. I Carabinieri denunciano quattro pregiudicati per truffa e riciclaggio In evidenza

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Oltre 13.000 euro sottratti a una pensionata tenuta sotto scacco al telefono per quasi 24 ore. Decisive le indagini dei Carabinieri della Stazione di Collecchio che seguendo il flusso del denaro sono risaliti ai presunti responsabili del raggiro.

Una trappola psicologica durata quasi 24 ore, un raggiro orchestrato fin nei minimi dettagli e un bottino da circa 13.000 euro. È questo il bilancio di una grave truffa scoperta nei giorni scorsi dai Carabinieri della Stazione di Collecchio, che hanno concluso un'articolata attività d'indagine e hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Parma 4 cittadini italiani residenti fuori regione (due donne di 60 e 33 anni, e due uomini di 30 e 37 anni) ritenuti, in concorso tra loro, presunti responsabili del raggiro e di riciclaggio.

Tutto è iniziato in una calda serata dell’estate scorsa. La vittima, una 70enne residente a Collecchio, ha ricevuto sul proprio cellulare un SMS apparentemente inviato dal suo istituto di credito. Il mittente, utilizzando la tecnica dello spoofing, ha mascherato il proprio numero per farlo coincidere con quello ufficiale della banca. Il testo del messaggio era allarmante: avvisava la donna di un anomalo pagamento di 2.400 euro a favore di un noto e-commerce e la invitava, in caso di disconoscimento dell'operazione, a contattare urgentemente un numero di cellulare indicato come "Servizio Antifrode".

Preoccupata per i propri risparmi, la 70enne ha composto il numero. A quel punto è scattata la seconda fase del piano, il cosiddetto vishing: le ha risposto una voce maschile, dai toni rassicuranti e professionali, che si è presentata come un impiegato dell'antifrode bancaria.

Il finto operatore ha informato la vittima che ignoti avevano tentato un prelievo dall'estero. Facendo leva sullo stato d'ansia della donna, l'ha guidata passo dopo passo nelle procedure dell'home banking. Con la scusa di mettere al sicuro il capitale, l'ha indotta a effettuare – a sua completa insaputa – ben 7 bonifici verso conti correnti a lei sconosciuti, per un importo totale di circa 13.000 euro. La vittima è stata tenuta al telefono per l'intera notte e per buona parte della giornata successiva, fino alle 17:00. Il falso operatore le ha intimato di non riattaccare per nessun motivo, minacciando la perdita dei dati o l'impossibilità di revocare i bonifici in tempo utile. I pagamenti sono stati cadenzati mediamente ogni due o tre ore.

L'inganno si è spezzato solo grazie all’intervento di un'amica della vittima. Non riuscendo a contattarla da ore, l'amica le ha inviato un messaggio. Quando la 70enne le ha risposto di essere "al telefono con la banca", l'amica si è insospettita e le ha suggerito di riattaccare immediatamente, intuendo che potesse trattarsi di una truffa vista la durata anomala della chiamata. La donna ha finalmente interrotto la comunicazione, ignorando i successivi e ripetuti tentativi dei truffatori di richiamarla, e il pomeriggio seguente ha contattato la propria filiale, che le ha confermato l'amara verità: era stata vittima di un raggiro.

Subito dopo aver raccolto la dettagliata denuncia della 70enne, completa delle contabili dei bonifici, i Carabinieri della Stazione di Collecchio hanno avviato indagini serrate e complesse muovendosi su due binari paralleli. Il primo passo è stato il tracciamento finanziario: seguendo la logica del "segui il denaro" attraverso mirati accertamenti bancari, i Carabinieri hanno seguito il flusso dei 13.000 euro. Hanno così scoperto che i conti di destinazione erano dei veri e propri "ponti", intestati a prestanome e aperti con il solo scopo di ricevere i proventi illeciti per poi trasferirli altrove o prelevarli in contanti, configurando a tutti gli effetti il reato di riciclaggio.

Contemporaneamente, gli investigatori si sono concentrati sull'analisi digitale e telefonica. I militari hanno acquisito e analizzato i tabulati del finto numero "antifrode", ricostruendo la rete dei contatti e le celle agganciate dai dispositivi mobili durante l'infinita telefonata. Questi dati sono stati poi incrociati con gli indirizzi IP utilizzati per accedere ai conti correnti che ricevevano il denaro.

Questo certosino lavoro di indagine ha permesso ai Carabinieri di scoperchiare l'anonimato della rete e di dare un volto e un nome ai presunti responsabili del raggiro che sono stati identificati in 4 cittadini italiani residenti nel sud Italia, si tratta di due donne di 60 e 33 anni, e due uomini di 30 e 37 anni. Dagli approfondimenti investigativi è emerso un ulteriore dettaglio cruciale: i quattro indagati sono risultati tutti già gravati da precedenti di polizia per reati specifici. Al termine delle indagini e con un quadro probatorio schiacciante e ben definito i 4 presunti responsabili sono stati denunciati all'Autorità Giudiziaria.

È doveroso precisare che gli indagati sono, allo stato attuale, solo indiziati di delitto, seppur gravemente, e che la loro posizione sarà vagliata dall'Autorità Giudiziaria nel corso dell'intero iter processuale e definita solo a seguito dell'eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.

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