Nei giorni scorsi, a conclusione di una rapida attività investigativa, i Carabinieri della Stazione di Parma Centro hanno denunciato alla locale Procura della Repubblica un 36enne straniero, senza fissa dimora, ritenuto il presunto responsabile del furto di un portafogli all'interno di una struttura ricettiva cittadina.
L'episodio risale allo scorso novembre. La vittima, un 70enne di passaggio in città, ha deciso di trascorrere qualche giorno di relax in un residence del centro. Nella tarda mattinata del 6 novembre, l'uomo ha sentito bussare alla porta della sua stanza: era l'incaricata delle pulizie, a cui ha permesso l'accesso per effettuare il riordino e il lavaggio degli ambienti.
Per non intralciare il lavoro dell'addetta e rendere le operazioni più fluide, il 70enne ha pensato bene di spostarsi nel corridoio comune, approfittandone per fare qualche telefonata.
Proprio in quel frangente, ha notato un uomo e una donna dall'aspetto visibilmente trasandato percorrere lo stesso corridoio. Impegnato nella sua conversazione telefonica, non ci ha fatto troppo caso.
Dopo una decina di minuti, rientrato nella stanza, si è imbattuto in un'amara sorpresa: l'ambiente era stato effettivamente pulito a dovere, ma ad essere stato "ripulito" era stato anche lui. Il suo portafogli, contenente soldi e documenti che aveva lasciato appoggiato sul comodino, era sparito nel nulla.
L’uomo si è subito rivolto sull'incaricata delle pulizie la quale ha subito espresso alcune perplessità nei confronti di quella strana coppia notata poco prima aggirarsi nella struttura, precisando che solo la donna le risultava essere un'ospite del residence.
A questo punto, la vittima si è immediatamente rivolta ai Carabinieri della Stazione di Parma Centro, sporgendo denuncia e raccontando minuziosamente la disavventura. I militari di Strada Garibaldi hanno subito avviato le indagini muovendosi con tempestività. Il primo passo fondamentale è stato identificare tutte le persone informate sui fatti. La posizione della donna delle pulizie è stata vagliata e chiarita in tempi record: i militari hanno escluso ogni suo coinvolgimento, dissipando qualsiasi dubbio sul suo conto.
Le testimonianze raccolte si sono rivelate cruciali. Incrociando le dichiarazioni della lavoratrice e della vittima, i Carabinieri hanno rintracciato la donna vista nel corridoio, che alloggiava in una stanza a poca distanza da quella del 70enne. Una volta identificata, si è resa del tutto disponibile a collaborare, fornendo preziose indicazioni sull'uomo che era in sua compagnia quel giorno: ha spiegato che si trovava lì unicamente perché lei gli aveva offerto una tazza di caffè a titolo di cortesia.
A quel punto, i Carabinieri hanno stretto il cerchio sui possibili sospetti. Grazie alla meticolosa analisi dei filmati di videosorveglianza del residence, i militari sono riusciti a isolare il volto dell'uomo immortalato dalle telecamere, arrivando alla sua completa identificazione. Si tratta di un 36enne di origini magrebine, un soggetto già noto alle forze dell'ordine e gravato da plurimi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, la persona e in materia di stupefacenti.
Le successive attività investigative hanno permesso di ricostruire con precisione i movimenti del presunto autore del reato. Secondo quanto emerso, il 36enne, approfittando del fatto che la vittima era distratta al telefono e che la donna delle pulizie stava portando fuori un sacco dell'immondizia nel carrello, si sarebbe introdotto furtivamente nella stanza. Con una mossa fulminea, avrebbe arraffato il portafogli dal comodino per poi darsela a gambe levate, fuggendo dalla struttura senza nemmeno attendere la donna che gli avrebbe dovuto offrire il caffè.
Al termine delle indagini e con un quadro probatorio ormai ben definito, per il 36enne è scattata la denuncia all'Autorità Giudiziaria.
È obbligo rilevare che l’odierno indagato è, allo stato, solamente indiziato di delitto, seppur gravemente, e che la sua posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.











































































