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Sede a Parigi, dividendi miliardari per Renault e un consigliere del Governo Francese nel board della nuova società. La condizioni perfette per fare saltare qualsiasi tipo di accordo. Intanto Renault ha un problema con 400.000 motori benzina 1.2 montato anche su Mercedes e Nissan

di Lamberto Colla Parma 9 giugno 2019 -

Nessuno stupore e forse per FCA è andata meglio così piuttosto che cadere nelle trappole vischiose di un alleato inaffidabile e germano centrico come è il Governo Francese.

Tanto pretendevano i francesi, senza meritarlo, che alla notizia del ritiro della proposta da parte FCA il titolo Renault è caduto del 7% e quello di FCA dopo un avvio negativo ha recuperato l'1%.

Questo la dice lunga sulla differenza attuale tra le due compagnie automobilistiche. Il Lavoro straordinario di Marchionne sta ancora dando i suoi frutti e forse, stando a quanto i Francesi hanno dimostrato, l'idea di una santa alleanza tra il gruppo Hyundai, quarto gruppo al mondo, dopo aver superato Ford nel 2010 (comprende anche KIA), e FCA sarebbe stata la conclusione perfetta del processo di internazionalizzazione disegnato dal povero italo canadese prematuramente scomparso.

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Una fusione che potrebbe giovare a entrambi, i Coreani acquisirebbero lo stile e il design italiano arricchendo d'appeal le loro autovetture e il gruppo italo statunitense quei mercati asiatici dai quali sono ancora emarginati.
Chissà che le pretese irricevibili dei Francesi abbiano fatto bene agli eredi dell'avvocato e quindi indurre Yaki & C. a tornare e a rispolverare gli appunti del poco compianto Marchionne.
Già perché questa eccessiva riservatezza verso il manager Italo Canadese non può essere giustificata da una volontà dello stesso Sergio. Quel Marchionne che in meno di 20 anni ha salvato la casa automobilistica di famiglia e rimpinguato le casse del salvadanaio di casa Agnelli e riportato la famiglia nell'elite mondiale della finanza.

Comunque, tornando alla vicenda francese, la Renault, oltre al temporaneo crollo in borsa per lo sfumato accordo con FCA dovrà entro brevissimo affrontare una nuova crisi determinata dalla necessità di ritirare ben 400.000 motori di 1.200 cc che dimostrano di avere gravi difetti. E' stato il giornale francese QueChoisir, a lanciare l'allarme che coinvolgerebbe le autovetture del gruppo Renault. Stando all'indagine che il mensile ha realizzato, è emersa una problematica gravissima che riguarderebbe ben 400.000 vetture che montano il motore H5FT, prodotto fino allo scorso anno, il quale è soggetto a rotture a causa di un eccessivo consumo di olio.
Renault però non riconosce il problema come un difetto di fabbrica e non vuole pagare i costi per la riparazione. Il problema però non riguarderebbe soltanto le auto marchiate Renault, ma anche Nissan, Mercedes e Dacia, poiché il motore prodotto dalla casa francese è stato venduto anche ad altre aziende che lo hanno poi modificato e "ribrandizzato".

I richiami per le automobili riguarderanno la Captur, Clio 4,Kadjar, Kangoo II, Mégane III, Scénic III e Grand Scénic III per il gruppo Renault. Dacia invece dovrà richiamare alcuni esemplari della Duster, Dokker e Lodgy; Mercedes la sua Citan e Nissan la "vendutissima" Juke, il Qashqai II e il Pulsar. Un documento attesta la veridicità della problematica, ma Renault nega. Il tutto sarebbe sorto da una nota interna della casa produttrice francese, finita nelle mani dei giornalisti di QueChoisir. Il documento è datato 5 Giugno 2015 ed è aggiornato al 12 Febbraio 2018.

Per questa volta ci è andata bene. Un accordo sconveniente sfumato per l'arroganza dei nostri sempre splendidi alleati!

(foto Palazzo Chigi 15 giugno 2018 incontro Conte Macron a Parigi con licenza licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT) - altre fonte LGC Paris 2004 stand FIAT)

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Elezioni amministrative 2019. Tredici comuni dell'Emilia-Romagna ai tempi supplementari per eleggere il primo cittadino: domenica 9 giugno al ballottaggio anche i capoluoghi Reggio Emilia, Ferrara e Forlì. Le altre sfide per la fascia tricolore ad Argenta, Copparo (Fe), Molinella (Bo), Cesena, Savignano sul Rubicone (Fc), Carpi, Castelfranco, Maranello, Mirandola (Mo) e Casalgrande nel reggiano. Al voto oltre 585 mila elettori in 760 seggi. Si vota dalle 7 alle 23, a seguire lo spoglio.

Bologna -

Sono 13 i comuni emiliano-romagnoli i cui elettori sono chiamati alle urne, domenica 9 giugno, nel turno di ballottaggio per eleggere il sindaco: tra questi anche i 3 capoluoghi di provincia, ovvero le città di Ferrara, Forlì e Reggio Emilia. Sfide per il primo cittadino anche nei comuni di: Argenta e Copparo nel ferrarese; Molinella nel bolognese; Cesena e Savignano sul Rubicone nella provincia di Forlì-Cesena; Carpi, Castelfranco Emilia, Maranello e Mirandola nel modenese; Casalgrande nel reggiano.

Dopo la tornata elettorale di domenica 26 maggio (nella quale sono stati eletti al primo turno 222 sindaci dei 235 in corsa), andranno al voto 585.760 elettori (281.828 sono uomini e 303.932 donne), che potranno esprimere la propria preferenza in 760 seggi aperti solo nella giornata di domenica, dalle ore 7 alle 23. Terminate le operazioni di voto si procederà allo spoglio.

Tutte le informazioni sul voto si possono consultare sul sito della Regione Emilia-Romagna dedicato alle elezioni, all’indirizzo http://www.regione.emilia-romagna.it/elezioni realizzato dall’Agenzia di Informazione e Comunicazione della Giunta regionale con la collaborazione dell’Ufficio stampa dell’Assemblea legislativa. L’elaborazione dei dati è curata dal servizio statistico della Giunta e dalla Direzione Generale dell’Assemblea legislativa emiliano-romagnola.

Le sfide nel dettaglio

Nel bolognese al voto il comune di Molinella dove si sfidano Dario Mantovani (centrosinistra, 49.45% al primo turno) e Marco Stegani (centrodestra, 36.04%).

Nel ferrarese, sfide nei comuni di Ferrara tra Alan Fabbri (centrodestra, al 48.44% al primo turno) e Aldo Modonesi (centrosinistra, al 31.75%), di Copparo tra Fabrizio Pagnoni (centrodestra, 42.72% al primo turno) e Diego Farina (centrosinistra, 39,42%) e di Argenta tra Andrea Baldini (centrosinistra, 46.18% al primo turno) e Antonio Curtarello (centrodestra, 40.73%).

Nel reggiano ballottaggio nel comune di Reggio Emilia tra Luca Vecchi (centrosinistra, 49.13% al primo turno) e Roberto Salati (centrodestra, 28.22%) e in quello di Casalgrande tra Alberto Vaccari (centrosinistra, 38.64%) e Giuseppe Daviddi (lista civica, 23.01%).

Nella provincia di Forlì-Cesena sfide nella città di Forlì tra Gian Luca Zattani (centrodestra, 45.80%) e Giorgio Calderoni (centrosinistra, 37.21%), a Cesena tra Enzo Lattuca (centrosinistra, 42.83%) e Andrea Rossi(centrodestra, 33.81%) e a Savignano sul Rubicone tra Filippo Giovannini (centrosinistra, 45.25%) e Marco Foschi (centrodestra, 37.81).

Quattro i turni di ballottaggio nel modenese: a Carpi sfidatra Alberto Bellelli (centrosinistra, 48.01% al primo turno) e Federica Boccaletti (centrodestra, 27.30%), a Castelfranco Emilia tra Giovanni Gargano(centrosinistra, 41.78%) e Modesto Amicucci (centrodestra, 30.80%), a Maranello tra Luigi Zironi(centrosinistra, 49,99%) e Luca Barbolini (centrodestra, 36.22%) e a Mirandola tra Alberto Greco(centrodestra, 47.48%) e Roberto Ganzerli (centrosinistra, 43.10%).

In allegato: tabella elettori al ballottaggio (per provincia e comuni)

 

Editoriale: - Festa delle Repubblica, sempre più attuale - Lattiero tendenze - 28 maggio 2019 - Cereali e dintorni. Il clima compromette raccolti e semine - Farm Run, cresce nell'apprezzamento e nella condivisione. -
SOMMARIO Anno 18 - n° 22 02 giugno 2019
1.1 editoriale
Festa delle Repubblica, sempre più attuale.
2.1 lattiero caseario Lattiero caseari. Forte calo dei prezzi per burro, panna e crema. Grana Padano in leggero aumento..
2.1 Bis lattiero caseario Lattiero tendenze - 28 maggio 2019
3.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Il clima compromette raccolti e semine.
3.1 bis cereali e dintorni Cereali e dintorni. i segnali di tendenza.
7.1 eventi sportivi Farm Run, cresce nell'apprezzamento e nella condivisione. Oltre 1000 atleti attesi a Noceto
9.1 clima e ambiente Clima, Allerta Rossa per fiumi e frane.
10.1promozioni "vino" e partners
11.1 promozioni "birra" e partners

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Domenica, 02 Giugno 2019 07:31

Festa delle Repubblica, sempre più attuale.

Il 2 e 3 giugno del 1946 gli italiani si recarono alle urne per un referendum istituzionale che li invitava a decidere tra monarchia e repubblica. Si trattò della prima votazione a suffragio universale convocata in Italia. Con circa due milioni di voti in più, vinse la repubblica. Così, dall'anno successivo, nel nostro Paese si celebra quindi questo evento che ha ridisegnato la storia e ha fatto ritrovare la libertà al nostro Paese.

di Lamberto Colla Parma 2 giugno 2019 -

La Festa della Repubblica è un evento che sta divenendo sempre più d'attualità ai cui valori sarebbe necessario aggrapparsi con forza per contrastare quelle forze oscure che vorrebbero un'Italia e soprattutto un'Europa sempre più divisa e sottomessa a norme burocratiche e finanziarie, dove la donna e l'uomo vengono posti in secondo piano e oppressi nella dignità. Dignità compromessa a causa, principalmente, di un lavoro che, troppo spesso, è insufficiente per condurre una vita onorevole e per programmare il futuro per sé e per i propri figli, mentre il tasso di disoccupazione cresce invece di retrocedere a ben 10 anni di distanza dall'inizio di una crisi che pare senza fine.

Ecco quindi che i contenuti che sottendono la Festa della Repubblica dovremmo rammentarli tutti i giorni e trasformarli in "Vangelo Laico" a guida delle nostre azioni sociali.

E oggi, a soli 8 giorni dalle elezioni del Parlamento Europeo, ascoltiamo il discorso del Presidente Mattarella che ci rammenta come il 2 giugno sia anche la festa del ritrovamento della libertà.

Palazzo del Quirinale, 01/06/2019 - "È per me un grande piacere rivolgere – insieme alle autorità della Repubblica presenti - il benvenuto e un saluto, pieno di amicizia, agli ambasciatori accreditati a Roma in questa occasione, la Festa della Repubblica italiana: vi ringrazio per aver accolto il nostro invito.

Il 2 giugno è la Festa degli Italiani, è il simbolo del ritrovamento della libertà e della democrazia da parte del nostro popolo. È un appuntamento che rinsalda da parte dei cittadini la loro adesione leale e il loro sostegno all'ordinamento repubblicano, nella sua articolazione, allo stesso tempo unitaria e rispettosa delle autonomie, sociali e territoriali.
Ringrazio il maestro Marco Angius e l'Orchestra Giovanile Italiana – il più giovane ha 18 anni, il meno giovane 27 - che, tra breve, ci offriranno uno splendido momento d'arte, che ascolteremo insieme a quanti ci seguono, attraverso la tv e la rete: a tutti loro, invio il saluto più cordiale.
Abbiamo appena celebrato in ventotto Paesi d'Europa un grande esercizio di democrazia: la elezione dei deputati al Parlamento Europeo, a conferma delle radici solide di una esperienza che stiamo, gradualmente, costruendo da ormai sessantadue anni. In realtà sessantotto dal momento dell'avvio del primo organismo comunitario, la Comunità del carbone e dell'acciaio.
L'Italia è stata guidata, in questo percorso, dalle indicazioni della sua Costituzione; dalla consapevolezza di una sempre più accentuata interdipendenza tra i popoli; dalla amara lezione dei sanguinosi conflitti del ventesimo secolo. Soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale.
La Repubblica italiana, con l'assunzione di responsabilità nel contesto globale, ha contribuito, per la sua parte, alla definizione di modelli multilaterali e di equilibri diretti a garantire universalmente pace, sviluppo, promozione dei diritti umani.
Anche per questo non possiamo sottovalutare le tensioni che si sono manifestate, e si manifestano, provocando conflitti e mettendo pesantemente a rischio la pace in tanti luoghi del mondo.
Va ricordato che – in ogni ambito - libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo.
I valori delle civiltà e delle culture di ogni popolo contrastano in modo radicale con quella deriva e fanno, invece, appello a salde fondamenta di umanità, per confidare nel progresso. Per quanto ci riguarda, in questo anno, cinquecentesimo dalla morte di Leonardo da Vinci, avvertiamo in modo ancor più esigente questa prospettiva.
Abbiamo bisogno di praticare attenzione e rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità internazionale, per avanzare sulla strada del progresso, con il dinamismo che contrassegna il mondo contemporaneo in cui viviamo.
Con l'auspicio che la convivenza internazionale sappia far propria l'armonia che la musica sa esprimere.
Auguri per la Festa della Repubblica italiana!"

Video discorso Presidente Sergio Mattarella - https://youtu.be/ZycDoEYHg9I 

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Maltempo Parma, esondazione a Langhirano. Il Carroccio chiede se l'alluvione possa essere stata causata, oltre che dall'abbondanza e dall'intensità della pioggia, anche dalla mancanza di interventi di manutenzione recenti su sponde e adiacenze.

Parma -

L'esondazione del Rio Scalia a Langhirano, nel parmense, dopo abbondanti e intense piogge, è al centro di un'interrogazione della Lega Nord.

Il fiume, infatti, avrebbe allagato una parte dell'abitato del capoluogo comunale, compreso il centro storico, e la ex statale Massese, causando "pesanti disagi alla popolazione e probabili gravi danni ad abitazioni nonché a unità commerciali e produttive".

I leghisti chiedono quindi "se siano previsti risarcimenti ai privati dopo i danni subiti". Inoltre, visto che non risultano "interventi di manutenzione su sponde e adiacenze in tempi recenti", il Carroccio chiede alla Giunta se l'alluvione possa essere stata causata, oltre che dall'abbondanza e dall'intensità della pioggia, anche da questi fattori o da "interventi umani che abbiano ristretto la portata ed il percorso del fiume".

(Francesca Mezzadri)

Fonte: Regione ER

Ecco i risultati finali dello spoglio nelle 2.623 sezioni per le elezioni comunali in Emilia-Romagna nei 235 comuni chiamati al voto. Eletti al primo turno 222 sindaci, mentre è stata rinviata al ballottaggio, che si svolgerà il 9 giugno prossimo, l'elezione dei primi cittadini in 13 comuni, tra cui i capoluoghi Reggio Emilia, Ferrara e Forlì.

 

COMUNI AL BALLOTTAGGIO

Ferrara: Alan Fabbri (centro destra) al 48,44% contro Aldo Modonesi (centro sinistra) al 31,75%;

Copparo (Fe): Fabrizio Pagnoni (cd) 42,72% contro Diego Farina (cs) 39,42%;

Argenta (Fe): Andrea Baldini (cs) 46,18% contro Antonio Curtarello (cd) 40,73%;

Reggio Emilia: Vecchi (cs) 49,13% contro Salati (cd) 28, 22%;

Casalgrande (Re): Vaccari (cs) 38,64% contro Daviddi (lista civica) 23,01%;

Molinella (Bo): Mantovani (cs) 49,45% contro Stegani (cd) 36,04;

Forlì: Zattani (cd) 45,80% contro Calderoni (cs) 37,21%;

Cesena: Lattuca (cs) 42,83% contro Rossi (cd) 33,81%;

Savignano (Fc): Giovannini (cs) 45,25% contro Foschi (cd) 37,81%;

Carpi (Mo): Bellelli (cs) 48,01% contro Boccaletti (cd) 27,30%;

Castelfranco (Mo): Gargano (cs) 41,78% contro Amicucci (cd) 30,80%;

Maranello (Mo): Zironi (cs) 49,99% contro Barbolini (cd) 36,22%;

Mirandola (Mo): Greco (cd) 47,48% contro Ganzerli (cs) 43,10%;

 

COMUNI SUPERIORI AI 15 MILA ABITANTI

Sono stati eletti al primo turno 22 sindaci: solo Modena fra i capoluoghi.

Sono 14 uomini (età media 50,1 anni) e 8 donne (età media 47 anni).

Fidenza (Pr) eletto sindaco Andrea Massari (cs) con il 58,2% di voti.
Scandiano (Re) Matteo Nasciuti (cs) con il 60,87%.
Correggio (Re) Malavasi (cs) con il 58,76%.
Medicina (Bo) Montanari (cs) 55,71%.
Pianoro (Bo) Filippini (cs) con 52,85%.
Castelmaggiore (Bo) Gottardi (cs) 65,95%.
Zola Predosa (Bo) Dall'Omo (cs) 53,59%.
Castel San Pietro Terme (Bo) Tinti (cs) 58,71%.
Valsamoggia (Bo) Ruscigno (cs) 57,90%.
San Lazzaro di Savena (Bo) Conti (cs) 80,84%.
Casalecchio di Reno (Bo) Bosso (cs) 53,69%.
Sassuolo (Mo) Menani (cd) 50,25%.
Formigine (Mo) Costi (cs) 60,11%.
Fiorano (Mo) Tosi (cs) 55,71%.
Nonantola (Mo) Nanetti (cs) 60,02%.
Soliera (Mo) Solomita (cs) 56,55%.
Bagnacavallo (Ra) Eleonora Proni (cs) con 56,94% di voti.
Cervia (Ra) Massimo Medri (cs) con il 54,02%.
Lugo (Ra) Davide Ranalli (cs) con il 51,05%.
Bellaria-Igea Marina (Rn) Filippo Giorgetti (cd) con il 53,98%.
Sant'Arcangelo di Romagna (Rn) Alice Parma (cs) con 55,63%.

 

COMUNI SOTTO I 15 MILA ABITANTI

Nei comuni sotto i 15 mila abitanti sono stati eletti tutti i 200 sindaci (età media 49,9 anni). Hanno raggiunto il 50% dei consensi (voti) anche i 15 candidati che si presentavano con una sola lista.

I nuovi sindaci sono 163 uomini (età media 50,3 anni) e 37 donne (età media 48,2 anni). Ben 43 (21,5%) sono nati nello stesso comune nel quale sono stati eletti e 131 (65,5%) nella stessa provincia, solo 13 provengono da fuori regione e nessuno dall'estero.

Pubblicato in Cronaca Emilia

Alla conclusione dello scrutinio dei 190 seggi del Comune di Modena per l'elezione del sindaco, Gian Carlo Muzzarelli ha ottenuto la conferma al primo turno con 50.750 voti, pari al 53,4 per cento.

Muzzarelli è sostenuto da una coalizione formata da Partito Democratico, Verdi, +Europa-Italia in Comune, Sinistra per Modena, Modena Solidale. Le operazioni di scrutinio si sono concluse poco prima della mezzanotte.

Con l'ufficializzazione del voto, che potrebbe avvenire anche in giornata, l'Ufficio centrale per la proclamazione degli eletti presieduto dal Tribunale indicherà anche l'assegnazione dei seggi ai consiglieri, al momento da considerare solo ufficiosa. A quel punto il sindaco avrà dieci giorni di tempo per convocare il nuovo Consiglio comunale. La prima seduta del Consiglio, nel corso della quale il sindaco giurerà e poi illustrerà gli Indirizzi generali di governo, si dovrà svolgere entro dieci giorni dalla convocazione.

Stefano Prampolini (sostenuto da Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Siamo Modena) ha ottenuto 30.178 voti, pari al 31,8 per cento. Gli altri candidati sindaco sono Andrea Giordani (Movimento 5 Stelle, 9.033 voti, pari al 9,5 per cento), Carolina Coriani (Modena Volta Pagina, 2.900 voti, pari al 3,1 per cento), Cinzia Franchini (Modena Ora, 1.253 voti, pari al 1,3 per cento), Luca Ghelfi (Idea, 462 voti, pari al 0,5 per cento), Sergio Celloni (Gol, 422 voti, pari al 0,4 per cento).

I voti validi sono per l'elezione del sindaco sono 94.998; le schede bianche sono 957, le nulle 1.224, i voti contestati e non assegnati 27.

Ecco i voti ottenuti dalle liste: Pd 33.565 voti (36,2 per cento), Sinistra per Modena 7.373 voti (8,0), Modena Solidale 3.397 voti (3,7), Verdi 2.780 voti (3), +Europa-Italia in Comune 2.190 voti (2,4), Lega 21.605 voti (23,3), Forza Italia 3.688 voti (4), Fratelli d'Italia 3.412 voti (3,6), Siamo Modena 834 voti (0,9), Movimento 5 Stelle 8.997 voti (9,7), Modena Volta Pagina 2.823 voti (3), Modena Ora 1.166 voti (1,3), Idea 460 voti (0,5), Gol 404 voti (0,4).

 

LE "PREFERENZE" PER IL NUOVO CONSIGLIO

Il nuovo Consiglio comunale di Modena, così come emerge dai dati ufficiosi, sulla base dei voti e delle preferenze espresse dagli elettori, sarà composto da 16 uomini e 16 donne.

Alla maggioranza spettano 20 consiglieri: 15 del Pd, tre di Sinistra per Modena, uno per Modena Solidale e uno per i Verdi (la lista +Europa-Italia in Comune non ottiene il consigliere).

All'opposizione spettano 12 consiglieri: nove saranno dell'alleanza che sosteneva Stefano Prampolini (sei della Lega, uno per Forza Italia e uno per Fratelli d'Italia, oltre a Prampolini, Siamo Modena non ottiene il consigliere) e tre dei Modena 5 Stelle con il candidato sindaco Andrea Giordani e altri due componenti.

Gli altri candidati sindaco non ottengono il posto in Consiglio. Tutti i dati sono consultabili sul sito www.comune.modena.it

Per il Pd i candidati che hanno ottenuto più preferenze sono: Federica Venturelli (1377), Fabio Poggi (850), Antonio Carpentieri (497), Tommaso Fasano (493), Alberto Cirelli (488), Grazia Baracchi (482), Mara Bergonzoni (461), Ludovica Carla Ferrari (445), Stefano Manicardi (414), Diego Lenzini (408), Marco Forghieri (408), Vittorio Reggiani (403), Ilaria Franchini (377), Lucia Connola (350), Ferdinando Tripi (343). In base ai dati ufficiosi, i primi dei non eletti risultano essere: Vincenza Carriero (317), Irene Guadagnini (261), Federica di Padova (237), Giuseppe Longo (230), Alberto Bignardi (229).

Nella lista Sinistra per Modena hanno ottenuto più preferenze: Camilla Scarpa (575), Andrea Bosi (369), Roberta Pinelli (209). In base ai dati ufficiosi, i primi dei non eletti risultano essere: Federico Trianni (175), Vincenzo Walter Stella (168).

Nella lista Modena solidale ha ottenuto più preferenze Katia Parisi (623), seguita da Stefano Guidetti (263).

Per i Verdi ha ottenuto più preferenze Alessandra Filippi (100), seguita da Paola Aime (70).

Oltre al candidato sindaco Prampolini, per la sua alleanza entro altre otto consiglieri. Per la Lega i candidati che hanno ottenuto più preferenze sono: Luigia Santoro (263), Antonio Baldini (236), Alberto Bosi (204), Giovanni Bertoldi (200), Barbara Moretti (178), Beatrice de Maio (155). In base ai dati ufficiosi, i primi dei non eletti risultano essere: Alex Pedrazzi (144), Andrea Molinari (131).

Nella lista di Forza Italia ha ottenuto più preferenze Anna Maria Bonaccini (131) seguita da Piergiulio Giacobazzi (130).

Nella lista di Fratelli d'Italia ha ottenuto più preferenze Elisa Rossini (246) seguita da Ferdinando Pulitanò (219).

Per il Movimento 5 Stelle, oltre al candidato sindaco Giordani, hanno ottenuto più preferenze Giovanni Silingardi (134) ed Enrica Manenti (94), seguiti da Davide Perna (88).

Per le liste che non hanno ottenuto consiglieri, i più votati sono stati: in Modena Volta Pagina Marco Chincarini (175), in Siamo Modena Valentina Mazzacurati (83), in + Europa-Italia in Comune Rocco Strangi (113), in Modena Ora Stefano Bellei (53), in Gol Daniel Yeboah Amankwaa (28), per Idea Giovanna de Capua (65).

 

Fonte: Comune di Modena

Emilia Romagna, la Lega primo partito. Regge il Pd e vince a Reggio, Bologna e Ravenna. In regione la Lega conquista le province di Piacenza, Parma, Modena, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini. Al Pd rimangono Reggio Emilia, Bologna e Ravenna.

27 maggio 2019

L’Emilia Romagna cambia colore. E da storica regione “rossa” diventa verde. Vince infatti la Lega di Matteo Salvini con il 33,77%, che conquista sei province su nove. Segue il PD con il 31,25, ma con una perdita del -21,27%: Terzo partito il Movimento 5 Stelle, con il 12,89%. Distaccati Forza Italia (5,87%), Fratelli d’Italia (4,66%), + Europa – Italia in Comune – PDE Italia (3,56%) ed Europa Verde (2,93%).

Entrando nel dettaglio, la Lega conquista la provincia di Piacenza con il 45,31%, segue il PD con il 19,45, e i Cinque Stelle con il 9,79%. Nel capoluogo, la Lega vince con il 38,27%, mentre il 23,67% dei voti è andato al PD e il 10,21% ai Cinque Stelle.

Va alla Lega anche la provincia di Parma, con il 38,79%, al secondo posto il PD con il 24,92%, terzi i Cinque Stelle con l’11,33%, quarto posto per Forza Italia, distaccato con il 6,02%. Nel Comune di Parma, il 31,6% ha votato Lega, il 29,46% il PD e l’11,02 i Cinque Stelle.

Rimane invece al PD la provincia di Reggio Emilia, con il 34,78%, ma con il 21,35% di voti in meno. Seconda la Lega con il 29,88%, terzi i Cinque Stelle con il 14,33%, distaccati Forza Italia con il 5,18% e Fratelli d’Italia (3,9%).

Nella provincia di Modena, la Lega conquista, anche se per pochissimi voti, una storica roccaforte “rossa” con il 33,83%. Il PD infatti segue quasi in parità con un 33,56%, ma con una perdita di -20,50% di voti.  Seguono i Cinque Stelle con il 12,82%. A reggere è il capoluogo. A Modena città, il 39,85% ha votato PD, il 26,1% Lega e il’11,77 i Cinque Stelle. Il PD vince anche a Carpi (37,9%), segue la Lega con il 29,08% e i Cinque Stelle con il 13,65%. La Lega è invece prima a Sassuolo con il 38,9%, segue il PD con il 26,89%. A Mirandola il 41,22% dei voti sono andati alla Lega, mentre il 30,38 % al PD. 

La provincia di Bologna si conferma invece roccaforte del PD che rimane il primo partito con il 36,73%, segue la Lega con il 27,05% e i Cinque Stelle con il 12,9%. Distaccata Forza Italia con il 5,5%. Nel capoluogo, il PD ha stravinto con il 40,33%, la Lega si ferma al 21,82%, i Cinque Stelle al 10,84%. 

Nella Provincia di Ravenna vince di poco il PD con il 34,01%, segue la Lega con il 32,49%, ma con un + 28,43 rispetto alle elezioni precedenti. I Cinque Stelle si fermano al 12,88% . Testa a testa nel capoluogo, dove il PD ha ottenuto il 32,98% dei voti e la Lega il 31,44%.

Andiamo ora nella provincia di Ferrara, conquistata dalla Lega di Salvini con il 41,93%, il PD si ferma al 25,45%, i Cinque Stelle all’11,48%. Nel capoluogo vince la Lega con il 36,65, PD si ferma al 29,03%.

La Lega conquista anche la provincia di Forlì-Cesena con il 34,35%, il PD segue però di poco, con il 30,41%. Solo il 13,6% ha votato Cinque Stelle e il 6,19% Forza Italia. Nel Comune di Cesena, però, il 33,89% dei voti è andato al PD, mentre alla Lega il 29,91%. Nel Comune di Forlì, testa a testa con in testa di poco il PD (32,83%), incalzato dalla Lega, seconda con il 32,25%.

Infine, in provincia di Rimini, il 36,45% dei voti è andato alla Lega, mentre al PD il 25,57%. Seguono i Cinque Stelle con il 15,71%. Nel capoluogo il 34,21% ha votato per la Lega, per il PD il 26,85%. 

 

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Anche in Emilia Romagna la Lega Nord é il primo partito, seguito da Pd e Movimento 5 Stelle. 33,77% dei voti per il partito di Salvini, mentre il Pd si ferma al 31,25%. Il Movimento 5 stelle è al 12,89%. 

 

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Lunedì, 27 Maggio 2019 06:44

Salvini c'é!

Il trionfo Lega, se da un lato era attesa la soglia del 34%, dall'altro invece, dopo i massacranti attacchi dei compagni di Governo, delle opposizioni e della sfortunata combinazione di una "Tangentopoli 2" venuta allo scoperto a poche oro dal voto, il partito di Matteo Salvini fa il pieno.

di Lamberto Colla Parma 27 maggio 2019 - Sin dalle intenzioni di voto è stato chiaro che la Lega avrebbe vinto. Il 28% che le interviste dei sondaggisti stimavano, è andato via via crescendo con l'ingresso dei dati reali posizionando il partito di Matteo Salvini al quel 34% che ormai da mesi circolava nei vari sondaggi.

Una campagna denigratoria che non ha intaccato l'escalation della Lega in tutta la penisola mentre ha fortemente penalizzato il M5S relegandolo attorno al 17%. Parti praticamente invertite rispetto alle precedenti politiche tra i due alleati di Governo (la Lega era al 17,4%). Una situazioe che potrebbe portare a nuovi equilibri all'interno di Palazzo Chigi nonostante che, nella conferenza stampa dell'una di stanotte, Matteo Salvini abbia sottolineato più volte che a livello nazionale nulla cambierà auspicando invece che da oggi si torni a lavorare e a accelerare sulla esecuzione del Patto di Governo.

La politica del "nulla" di Zingaretti ha portato il PD a un insperato 22,8% che consente di giustificare i toni trionfaistici della dirigenza piddina. I moderati toni ecumenici della campagna elettorale hanno consentito di mettere le toppe al partito che fu di Matteo Renzi, consentendo a Gentiloni & C. di ricomporre le fila per una nuova stagione del partito "DEM".

Forza Italia invece non raggiunge la soglia psicologca del 10% attestandosi a un misero 8,6% (14% alle precedenti politiche) a conferma del declino del partito di Berlusconi. Il leader azzurro  non è ancora riuscito a trovare una valida alternativa alla guida dell'ottuagenario "Silvio" mentre ,con un più che onorevole 6%, Fratelli d'Italia lancia Giorgia Meloni tra i leader che contano nel panorama nazionale.

Delusione per +Europa che non raggiunge la soglia del 4% (ferma al 3,1%) che sarebbe stata utile per portare qualche rappresentante in parlamento europeo e la Sinistra di Fratoianni invece raccoglie solo briciole attestandosi al 1,7%.

Pur non sfondando la resistenza, i sovranisti conquistano altri seggi in Europa e soprattutto mettono pepe in alcune nazioni, come la Francia che vede il sorpasso della Le Pen su Macron e nel Regno Unito Farage superare la soglia del 30% mentre il partito della Merkel, pur mantenendo la testa della Germania, perde un bel gruzzolo di voti raccolti invece dai Verdi.

Una condizione numerica che non consentirà alle destre di governare ma che non potrà essere ignorata dalla estesa maggioranza che si andrà a formare al parlamento europeo nelle prossime ore.

Intanto c'è da chiedersi come finirà la Love Story tra Salvini e Di Maio...

 

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