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Giovedì, 24 Ottobre 2019 14:11

Gli affreschi inediti della Reggia di Colorno

Reggia di Colorno, dal cantiere di restauro emergono nuovi affreschi. Presentati oggi gli affreschi inediti del piano nobile. 

Parma, 24 ottobre 2019 –

Una serie di affreschi del tutto inediti è stata riportata in luce grazie al recente cantiere di restauro che ha coinvolto una parte del piano nobile della Reggia Ducale di Colorno, promosso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza. 
Si tratta di affreschi barocchi risalenti ai primi anni del 1700, eseguiti probabilmente da Giovanni Bolla su “quadratura” di Ferdinando Galli Bibiena.  Gli affreschi, che erano nascosti da un controsoffitto e da una scialbatura, rappresentano tra l’altro drappeggi e putti festanti che si affacciano su una balaustra, con un oculo centrale che contiene un’aquila coronata.

Al cantiere ministeriale, per interventi complessivi pari a 195 mila euro, ha compartecipato la Provincia di Parma che, grazie al contributo di oltre 50 mila euro, ha permesso di restituire alla pubblica fruizione gran parte della manica del palazzo che separa il cortile d’onore dal secondo cortile. Il cantiere è durato un  anno, da luglio 2018 a giugno 2019.

Le nuove affascinanti scoperte sono state presentate al pubblico stamattina in Reggia.
Dopo i saluti del Presidente della Provincia di Parma Diego Rossi, del Sindaco di Colorno Christian Stocchi e del delegato della Soprintendenza Cristian Prati, è stata la volta degli interventi tecnici che hanno illustrato la storia del Palazzo, il cantiere di restauro e le scoperte storico-artistiche, a cura del progettista arch. Barbara Zilocchi, dell’arch. Cristian Prati direttore dei lavori e della dott.ssa Chiara Burgio, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza. 
Al termine della presentazione, gli intervenuti hanno potuto partecipare a una visita guidata alle sale restaurate con la collaborazione della ditta Ducale Restauro di Venezia.

“Queste opere aggiungono un importante tassello di conoscenza alla storia di questa prestigiosa residenza ducale – afferma il Presidente della Provincia di Parma Diego Rossi - La recente campagna di lavori, da poco conclusa, consentirà anche di ampliare significativamente l’attuale percorso di visita degli appartamenti ducali verso il giardino, con ulteriori ambienti di assoluto interesse e rilevanza storico-artistica”.

“Da un punto di vista tecnico-scientifico si è trattato di un cantiere molto impegnativo – afferma l’arch. Cristian Prati, direttore dei lavori e attuale funzionario delegato della Soprintendenza – soprattutto a fronte delle difficoltà incontrate nelle operazioni di descialbo delle superfici della volta e delle lunette. Gli strati che ricoprivano gli affreschi, infatti, sono risultati essere particolarmente tenaci, con possibili rischi per la conservazione dell’apparato decorativo sottostante. La definizione di un protocollo d’intervento, a seguito delle necessarie indagini preliminari e campionature, ha permesso di recuperare un sorprendente episodio di pittura barocca, celato da lungo tempo”.

Nella foto: uno degli affreschi

Inaugura sabato 9 novembre alle 17.30 nelle sale di Palazzo Pigorini a Parma la mostra Emilio Scanavino. Genesi delle forme a cura di Cristina Casero ed Elisabetta Longari, realizzata in collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino e il sostegno del Comune di Parma. La rassegna offre una lettura inedita dell'opera di Emilio Scanavino (Genova, 1922–1986), artista che è stato protagonista della stagione italiana della pittura informale negli anni Cinquanta, aggiornando poi i suoi modi nei decenni seguenti lungo una traiettoria personale e coerente. 

L'esposizione presenta – accanto a dipinti, ceramiche e sculture – più di cento fotografie scattate dallo stesso Scanavino, una produzione interessante e sostanzialmente inedita, conservata presso l'archivio dell'artista. Intorno a questo nucleo di immagini è costruita, con un taglio innovativo, la mostra, che chiarisce quindi come la pratica fotografica sia stata parte integrante, sin dalla fine degli anni Cinquanta, della ricerca dell'autore. Dal confronto tra gli scatti e la produzione artistica si evidenzia anche l'affermarsi di un differente modo di concepire l'immagine pittorica o scultorea da parte di Scanavino, che affermava «a me piace fotografare. Ma non cerco belle immagini, mi piace andare in giro e ritrarre lo scheletro della natura, certi buchi, certi solchi che i secoli hanno scavato nelle montagne. I detriti che si accumulano nei luoghi dove la nostra civiltà industriale raccoglie le sue scorie mi raccontano cose incredibili».

Nelle sue fotografie, infatti, Scanavino immortala brani di realtà - corde, innesti, insetti, muri, nodi, pietre -, tutti elementi che qui diventano forme primarie, archetipi, il cui senso va oltre il loro significato letterale. Come evidenzia una delle due curatrici, Elisabetta Longari, “la fotografia aiuta Scanavino a leggere con evidenza il carattere particolare della materia, ne capta la qualità, la struttura segreta”, e quindi il motivo per cui egli ricorre a questo strumento espressivo è “la conoscenza, la più profonda e diretta possibile. La fotografia in questo quadro si rivela un ottimo strumento d’indagine, l’obiettivo è un occhio ravvicinato cui non sfugge nulla, o comunque che sa cogliere ciò che l'occhio umano non afferra”. L'artista, dunque, assegna alla fotografia un ruolo fondamentale nel processo di genesi delle forme del suo immaginario, non fondato soltanto sulla sua invenzione, sulla sua immaginazione, ma capace di trarre forza anche da quella ricognizione sulla realtà che egli compie anche attraverso il mezzo fotografico. 

Il fondamentale rapporto tra l'immagine fotografica e la produzione pittorica e scultorea di Scanavino, insieme all’analisi del linguaggio fotografico dell'autore, sono indagati nel catalogo della mostra, un volume edito da Magonza Editore, che presenta la produzione fotografica dell'autore, sinora poco conosciuta. I saggi delle due curatrici approfondiscono diversi aspetti: Cristina Casero si concentra più propriamente sull’analisi del linguaggio fotografico e sulle relazioni dell’artista con il clima culturale e il contesto espositivo a lui contemporaneo; Elisabetta Longari cerca, basandosi principalmente sui libri, come anche sui carteggi presenti nell’archivio del pittore, di tracciare una possibile mappa culturale del suo approccio alla fotografia e all’arte.

Emilio Scanavino. Genesi delle forme.
A cura di Cristina Casero ed Elisabetta Longari
In collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino
Con il sostegno di Comune di Parma
Sede Palazzo Pigorini | Strada della Repubblica 29/A, Parma
Inaugurazione Sabato 9 novembre, ore 17.30
Date 10 novembre – 15 dicembre 2019
Orari Giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 | Sabato e domenica dalle 10 alle 18.30
Ingresso libero
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In occasione della XIII edizione della Rassegna “Il Rumore del Lutto” dedicata quest’anno al tema PassaggiAntica Farmacia + presenta il progetto Vita brevis, Ars longa del fotografo Paolo Novelli (Italia, 1976), che inaugura sabato 26 Ottobre alle ore 19.

La mostra, a cura di Chiara Canali, presenta negli spazi cinquecenteschi dell’Antica Farmacia di San Filippo Neri una selezione di dieci scatti tratti dal progetto Vita brevis, Ars longa (2002), una singolare ricognizione visiva di Paolo Novelli all’interno dei campisanti monumentali di mezza Italia, da Venezia a Genova, da Milano a Roma.

Un progetto che va oltre la semplice documentazione delle sculture, per proporre immagini in cui le opere perdono la loro natura marmorea per assumere intensità ed espressioni incredibilmente vivide e reali. L’intento è quello di “umanizzare” le statue, portando alla luce i moti espressivi dell’anima attraverso un gioco di contrasti chiaroscurali che incide le masse plastiche e rende i volti estremamente icastici e penetranti.

Il progetto all’Antica Farmacia + di Parma si sviluppa in concomitanza con l’importante esposizione di Paolo Novelli La Fotografia come differenza in corso alla Triennale Milano fino al 3 novembre 2019.

Durante la serata dalle 21.30 si esibiranno presso la Chiesa di San Tiburzio Pieralberto Valli e Trazeroeuno.


Esibizione LIVE: Pieralberto Valli PAV. Dopo il primo album da solista "Atlas", che lo ha imposto all’attenzione dei media e del pubblico grazie a una particolare commistione tra cantautorato, rock ed elettronica e a un’originale ricerca linguistica, torna ora con un progetto che si conferma ambizioso e contemporaneo. Questo nuovo lavoro, intitolato Numen, è “un disco lungo un anno”. Un anno intero per conoscere ed immergersi nel lavoro di uno degli artisti più preziosi del panorama italiano. Attraverso le sue atmosfere oniriche e le sue liriche personali e visionarie PAV riesce a creare mondi unici che avvolgono, cullano e, con il frastuono del minimalismo compositivo, scuotono fortemente l’ascoltatore, in un costante e magmatico flusso di immagini che sforano spesso la poesia.


DJ set: Trazeroeuno La passione per la musica l'ha portato a scrivere per anni in diverse webzine, recensendo album e concerti principalmente postpunk, indie, metal e shoegaze. Questa passione si è poi declinata nell'attività di dj, cercando il perfetto equilibrio tra stile e divertimento. 

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Martedì, 22 Ottobre 2019 15:13

È Bobbio il “borgo dei borghi” 2019

Il borgo della Valtrebbia, nel piacentino, ha sbaragliato i 60 finalisti ed ha conquistato la prima posizione del “talent” di Rai Tre che mette in competizione i piccoli centri più suggestivi per storia, arte, cultura, bellezze paesaggistiche ed enogastronomia. 

Piacenza -

Ernest Hemingway ha definito la Valtrebbia “la vallata più bella del mondo” e aveva ragione. Lo scorso 20 ottobre, Bobbio, piccolo e suggestivo centro del piacentino, ha conquistato la prima posizione del talent di Rai Tre “Il borgo dei borghi”, sbaragliando 60 candidati. 

L’incoronazione di Bobbio a “Borgo dei borghi” è avvenuta nell’ambito della puntata finale, condotta da Camila Raznovich, Philippe Daverio, Mario Tozzi e Margherita Granbassi, il cui voto “di qualità” pesava per il 50%, mentre il restante 50% era in mano alla giuria popolare. 

A conquistare le due giurie sono stati i diversi aspetti che si concentrano in questo piccolo borgo di appena 3500 abitanti che sorge sul fiume Trebbia, al confine con tre regioni, Emilia, Liguria e Toscana, dalle quali, nel corso dei secoli, ha assorbito la storia, la cultura e le tradizioni fino a trasformarle in un unico affascinante mix. 

Bellezze artistiche, paesaggistiche, cultura, architettura, storia ed enogastronomia hanno conquistato il cuore dei giurati, affascinati dai suoi vicoli di ciottoli, le strade su cui si affacciano antichi portici, e poi ponti, conventi, chiese che riassumono l’eredità romana, longobarda e carolingia. 

Tracce di un primo nucleo abitativo sul Trebbia si hanno infatti fin dal Neolitico, ma è nel 14 a.C, in epoca romana, che nasce l’antica Bobium. A lasciare un segno indelebile, tuttavia, è il monaco irlandese Colombano, che nel 614 fonda qui un monumentale monastero, tra i più grandi e importanti d’Italia, e non solo, con un complesso che include, tra gli altri edifici, una basilica affiancata dal porticato che la collega all’abbazia, oggi sede del museo e dello scriptorium

Un altro simbolo di Bobbio è il suo ponte romanico, noto come Ponte del Diavolo o Gobbo, per il suo profilo arcuato e le sue undici arcate, l’una diversa dall’altra, che si susseguono lungo i 280 metri del monumento.

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Suggestivo il centro storico, con le sue strade di ciotoli, dove valgono una visita Piazza San Francesco, il Monastero di San Francesco, in stile francescano rustico del XIII secolo con un chiostro del XV e la chiesa ricostruita in stile barocco nei primi anni del Settecento. Splendida anche la chiesa della Madonna dell’Aiuto del 1621. 

Non dimentichiamo, poi, le bellezze paesaggistiche, con un fiume, il Trebbia, in gran parte balneabile, colline verdi su cui nascono le viti di Nebbiolo e Dolcetto e gli scorci del Monte Penice, che ogni anno, nel periodo estivo attraggono migliaia di turisti. 

Bobbio, poi, è una delle mete gourmet più interessanti d’Italia per la gustosa commistione di prelibatezze della gastronomia piacentina, come i deliziosi salumi, tra cui coppa, salame e ciccioli e influenze di Liguria e Toscana. Tra i primi piatti spiccano gli anolini all’uovo, i pisarei e fasò, il riso alla zucca, la bomba di riso, i tortelli mentre, tra i secondi, spopola lo stracotto e altri piatti a base di carne.

Il borgo, poi, ha dato i natali al regista Marco Bellocchio, che ogni anno organizza qui un rinomato Festival del Cinema, attirando intellettuali, curiosi, appassionati e semplici turisti che contribuiscono a mantenere vitale questo piccolo gioiello della Valtrebbia.

Per la cronaca, ricordiamo che in finale sono arrivati i borghi di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa (Sicilia) piazzatosi al secondo posto, al terzo Rotondella, in provincia di Matera (Basilicata), in quarta posizione Laigueglia, nel savonese (Liguria).

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Successo straordinario per l’evento “Happy Birthday Mary”  la celebrazione del 361° compleanno di Maria Beatrice d'Este (Mary of Modena), l'unica italiana diventata Regina d'Inghilterra, che si è svolto l’altro giorno in Piazza Roma a Modena. L’evento, organizzato dal Club Unesco di Modena e l’associazione Viceversa, e patrocinato dal Comune di Modena, si è svolto nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2019, un’iniziativa congiunta del Consiglio d’Europa e della Commissione europea dal 1999.

Una giornata magica e ricca di emozioni, seguita da centinaia di persone e sfociata nel momento clou rappresentato dal corteo storico partito da Corso Duomo per attraversare le vie del centro, con sessanta figuranti in costumi d'epoca accompagnati da sette musici che hanno preceduto la sfilata con rulli di tamburi e il suono delle chiarine. Il corteo ha poi raggiunto Piazza Roma per i festeggiamenti davanti al Palazzo Ducale dove Maria Beatrice vide i natali il 5 ottobre 1658.

“La grande attrattiva di questo evento è stata data dal gioco delle sovrapposizioni dei piani temporali: un corteo composto da figuranti di epoche diverse, dal Medioevo al Rinascimento e con un tuffo nell'Ottocento – spiegano gli organizzatori -. Per questo ringraziamo le associazioni Dama Vivente di Castelvetro, la Società Danza Circolo Modenese, La San Nicola di Castelfranco Emilia e i musici della Maestà della Battaglia per la loro professionalità ed entusiasmo”.

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Hanno riscosso notevole successo anche le due visite guidate alla scoperta di Mary of Modena: 150 persone hanno seguito la narrazione di Elena Bianchini Braglia, scrittrice e fondatrice dell’Associazione Terra e Identità.

“L’evento è rientrato nell’ambito delle Passeggiate patrimoniali dell’Unesco – spiega Carlo Pellacani, Presidente del Club Unesco Modena -. Le passeggiate patrimoniali sono eventi molto partecipati , pensati e voluti a livello europeo che prevede la riscoperta e valorizzazione delle identità, valori e le eccellenze dei singoli paesi europei. Anche in questa occasione, abbiamo voluto riscoprire un altro aspetto particolare della storia di Modena, la vita di Mary of Modena, ancora poco conosciuta per il ruolo che ha ricoperto come Regina d’Inghilterra e che merita di essere conosciuta per la forza e la determinazione e che perse la corona, dopo soli quattro anni di regno, a causa della sua fede. 
Attraverso le visite guidate da Elena Bianchini Braglia, sono state illustrate tutte le fasi che hanno portato Maria Beatrice, da giovane duchessa di un piccolo casato estense a diventare una grande regina. Un bell’esempio che a livello europeo ci invidiano, l’unica modenese regina di Inghilterra.  

L’evento è stato realizzato grazie alla collaborazione di Modenamoremio e delle associazioni Terra e Identità, Ucim, Salotto Culturale Aggazzotti, Distretto Culturale Abate Road 66 e il sostegno tecnico del Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modena, Rosticceria La Pradella, Dolcem e Caffè Concerto.
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Da Luigi Ghirri alle celebrità di Chiara Samugheo, la grande fotografia del Festival Fotografico alla Reggia di Colorno (PR), in programma dal 18 al 20 ottobre 2019.

“L’Effimero e L’Eterno” è il tema centrale su cui si sviluppa la decima edizione di ColornoPhotoLifefestival fotografico che fino al 20 ottobre 2019 porta alla splendida Reggia di Colorno (PR) opere di artisti emergenti e di autentiche leggende dell’obiettivo. Accanto ai lavori del progetto nazionale promosso dal Dipartimento Cultura, sono infatti allestite la mostra “Luigi Ghirri, Tracce nel labirinto”, la personale di Sara Munari e una piccola raccolta di Giovanni Chiaramonte, le esposizioni di giovani astri dello scatto come Francesco Comello e Lorenzo Zoppolato e i ritratti delle “Celebrità” di cinema e letteratura di Chiara Samugheo. Estendendo la possibilità di visita fino al 3 novembre, la rassegna varca però i confini e si allarga a eventi collaterali, quale “The Bright Side of the Moon - fotografie vintage dagli archivi Nasa”, organizzata dallo Spazio BDC28 di Parma per celebrare, fino al 24 novembre, i 50 anni dell’allunaggio.

 

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Ieri sera, la cornice del Teatro Regio di Parma ha ospitato "Fuoco di Gioia". Il gala lirico benefico, ideato e organizzato dal Gruppo Appassionati Verdiani – Club dei 27.

L’evento ha visto l’amichevole partecipazione di Fiorenza Cedolin, Anna Maria Chiuri, Fabio Armiliato, Roberto De Candia, Vladimir Stoyanov e Michele Pertusi. L’orchestra filarmonica dell’opera italiana “Bruno Bartoletti” ed il Coro del Teatro Regio di Parma sono stati diretti rispettivamente dai Maestri Enrico Fagone e Massimo Fiocchi Malaspina

La serata, inserita all’interno della programmazione del Festival Verdi, si è svolta per raccogliere fondi a sostegno del restauro della Chiesa di San Michele Arcangelo di Roncole Verdi.

 

Il racconto fotografico a cura di Francesca Bocchia

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Venerdì 18 ottobre (ore 21.00) al Centro Culturale Mavarta presentazione del libro “Sant’Ilario com’era. Il lavoro, le botteghe e le industrie storiche” realizzato dal santilariese Giorgio Casamatti, un racconto per immagini corredato da racconti e ricordi tratti dalle cronache locali. La serata sarà accompagnata dalle canzoni popolari del Paese che Canta. Il volume, patrocinato dal Comune di Sant’Ilario d’Enza, sarà disponibile per l’acquisto presso il supermercato ECU di Calerno che ne ha sponsorizzato la pubblicazione. Ingresso libero.

Il presente volume è il secondo capitolo di un progetto iniziato nel 2017 con “Mi ricordo a S.Ilario. Luoghi, personaggi e tradizioni di una volta”. In questo caso l’ampio volume, arricchito da più di 150 immagini storiche, è incentrato sul tema del lavoro. Sfogliando le pagine del libro si compie un viaggio nel tempo: dal mondo contadino alle prime industrie che cambiano il volto del territorio passando per le botteghe che per tanti anni hanno costituito un punto di riferimento per la comunità; la corte Spalletti, le fornaci, i bar in piazza, le ditte divenute storiche  (Fagioli Trasporti, Donelli Vini, Nelsen, Fa.Ba.,Montanari & Gruzza, Piovanelli), la Ferramenta di Adrasto Montanari, l’officina di Tribùs, l’edicola della Marcella, la drogheria dei fratelli Violi e il ristorante del Moro…. Le fotografie documentano e “tutelano” la memoria: ci parlano di luoghi e mestieri scomparsi, ci mostrano atteggiamenti, modi di vivere e di presentarsi di tante generazioni. Le immagini sonno accompagnate da didascalie e descrizioni che permettono di meglio comprendere e “situare” la successione visiva. In tanti si riconosceranno con commozione in queste righe  e in questi scatti che compongono la storia di Sant’Ilario e Calerno.

Alcune delle foto del libro saranno in mostra fino al 29 novembre al Centro Mavarta e alla Biblioteca Comunale.
Il santilariese Giorgio Casamatti è un esperto di grafica, storia e satira. In particolare la sua ricerca si è soffermata sulla figura di Giovannino Guareschi: ha svolto studi, ricerche e un complesso lavoro di archiviazione e catalogazione del materiale iconografico presso l’Archivio di Roncole Verdi. Da questa attività sono nate diverse pubblicazioni, spesso firmate insieme allo scrittore Guido Conti. Nel 2010 ha pubblicato “La famiglia Cervicontadini nella Resistenza” (MUP Editore). 
Info: Centro Culturale, via Piave 2, Sant’Ilario d’Enza (RE). Tel. 0522 671858 – www.mavarta.it

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Dopo aver ospitato il violinista di fama internazionale Massimo Quarta e l’Orchestra I Musici di Parma, diretta da Vassilis Christopoulos, ieri sera si è tenuto presso San Francesco del Prato, l’ultimo dei tre appuntamenti in programma per la rassegna "Il suono nella bellezza", organizzata in collaborazione con il Teatro Regio di Parma e con il sostegno di Opem e Suite 152.

I famosi musicisti che compongono il Trio di Parma – con Alberto Miodini al pianoforte, Ivan Rabaglia al violino, Enrico Bronzi al violoncello – hanno dato vita ad un concerto sulle note di Robert Schumann, Antonín Dvorák e Johannes Brahms.

Costituitosi nel 1990, l’ensemble ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti a livello internazionale e ha inciso album per la leggendaria etichetta DECCA, ponendosi come punto di riferimento per la musica cameristica.

Alla scoperta di San Francesco: foto ed eventi

Il racconto fotografico di Francesca Bocchia

 

 

 

 

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Massimo Quarta violinista di fama internazionale, vincitore del prestigioso premio Paganini nel 1991, è stato protagonista del concerto tenutosi ieri sera nella splendida cornice della Chiesa di San Francesco del Prato. Il concerto si è inserito all'interno della rassegna creata a supporto del restauro della chiesa. Il celebre violinista si è esibito con l’Orchestra I Musici di Parma, diretta da Vassilis Christopoulos, in un programma tutto dedicato a Beethoven.

Il racconto fotografico negli scatti di Francesca Bocchia

 

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Pubblicato in Cronaca Parma