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50 convegni con esperti internazionali - Tre linee di produzione a ciclo completo funzionanti dedicate ad hamburger, ricotta e piatti pronti - Food Tech Start-up Zone.  

Parma -

I biscotti che si mangiano di mattina per colazione potrebbero essere stati prodotti senza rilasciare anidride carbonica nell’atmosfera. La conserva utilizzata per gli spaghetti potrebbe arrivare da impianti che recuperano la dispersione termica (il settore agroalimentare presenta consumi di energia termica pari all’11% del totale). Al ristorante il piatto sul menù, grazie alle tecnologie di realtà aumentata, potrebbe prendere una propria fisionomia tridimensionale e visualizzare ingredienti, calorie e costo. Infine, il succo di frutta potrebbe avere conservato integro, nonostante la lavorazione industriale, tutta l’intensità del suo aroma.

A Cibus Tec è scoccata l’ora green e non solo. L’appuntamento fieristico internazionale di Koeln Parma Exhibitions - JV Koelnmesse GmbH e Fiere di Parma SpA - dedicato alle tecnologie Food & Beverage che prenderà il via alle Fiere di Parma dal 22 al 25 ottobre porterà infatti in scena 1.300 aziende (di cui 400 brand esteri) con oltre 500 innovazioni: tecnologie carbon neutral, realtà aumentata, aroma recovery, automazione e le nuove frontiere del packaging, solo per citarne alcune.
Una moltitudine di novità che confermano non solo l’adesione dell’industria italiana a modelli di economia circolare e sostenibilità, ma anche la vitalità di un settore che vede l’Italia al primo posto tra i principali esportatori mondiali con una quota del 16,1% nel 2018 (fonte Prometeia) Con dazi e sanzioni in aumento nel mondo, inoltre, salgono le occasioni di vendita anche nella Federazione Russa, dove la tecnologia italiana è tra le più apprezzate, e le partnership con le aziende italiane in aumento. E’ il c.d “Made with Italy”.

Nella corsa alle tecnologie carbon neutral che cercano cioè di non gravare sull’atmosfera contenendo le emissioni di CO2 si ritrovano in fiera RENOVIS (progettazione impianti di recupero di calore - pad. 05/stand C 007) e STIAVELLI (motori elettrici Premum Efficency - pad. 5/stand L065).

Puntano invece alla riduzione dei consumi d’acqua - cruciale in vista dell'aumento della popolazione mondiale e conseguentemente della richiesta di prodotti alimentari - i sistemi di riutilizzo di acque reflue di CANNON (pad. 5/stand M 054) e le unità di pastorizzazione o sterilizzazione per il trattamento di sciroppo e bevande di A DUE (pad. 3/stand C004).

Percorsi virtuali di realtà aumentata che, nel campo del Food&Beverage, rivoluzionano sempre più il rapporto prodotto-cliente ma che trovano applicazione anche nella manutenzione a distanza o nella formazione, sono proposti da ENGINEERING INGEGNERIA INFORMATICA SPA (pad.02/stand E 056).

Le tecnologie di aroma recovery, che recuperano le proprietà organolettiche del prodotto sono invece la parola d’ordine di TROPICAL FOOD MACHINERY SRL (recuperatore di aromi - pad.057stand F 024) e di SEPRA (che in ambito caseario ha sostituito al tradizionale trattamento termico la microfiltrazione (pad.05/stand F 024).

In Europa si stima che il 20% dei packaging flessibili su un assoluto di 3,7 Ml di tonnellate sia multimateriale e quindi non ideale per il riciclo. SAES GROUP (pad.02/stand C 056) presenterà l’innovativa tecnologia di coating che grazie alla partnership con Sacchital permette di realizzare per la prima volta soluzioni di packaging flessibile ad alta barriera e al tempo stesso riciclabili o compostabili e dunque in linea con i principi fondamentali di economia circolare.
Presentati pure i sistemi per il confezionamento in imballaggi flessibili di GOGLIO (pad.05/stand B 018). Soluzioni di confezionamento sostenibile sono anche quelle di ULMA PACKAGING (pad.02/stand H 026) come LeafSkin - una vaschetta piatta di cartone con riduzione di plastica fino al 80% - e Reduced Scrap che comprime lo scarto di film fino al 40%.
Confezioni a prova di “presa di robot” sono invece quelle di VUOTOTECNICA (pad.02/stand E 043).

E se il pane avesse un’alveolatura talmente fitta da avere in mano più aria che pane? E se il prosciutto non avesse il giusto rapporto tra la parte magra e quella grassa? E se carne, prodotti lattiero-caseari, prodotti da forno e snack contenessero corpi estranei?
Rispondono a queste domande il tomografo di BIOMETIC (pad.05/stand M 012) una tecnologia a raggi X che fa la TAC agli alimenti e il metal detector multiscan Sentinel della THERMOFISHER (pad.05/stand M 012). Tecnologie che proteggono i consumatori ma anche la reputazione del marchio.

Nel solco della sicurezza e igiene alimentare, invece, ci sono il riduttore antibatterico di TRAMEC (che non essendo in acciaio richiede un dispendio di energia molto inferiore (pad.02/stand L 014)), i sistemi di travaso con tenuta a labbro della TICOMM & PROMACO SRL (pad.05/stand F 044), gli impianti di sterilizzazione a radiofrequenza della STALAM (pad.06/stand C 026) e la sterilizzazione a perossido di idrogeno della DE LAMA (pad.05/stand L 060).

La fabbrica è sempre più interconnessa e digitalizzata con robot e veicoli a guida laser. E’ la fabbrica intelligente proposta da ELETTRIC80 (pad.03/stand D 014). Altrettanto intelligenti le macchine perfettamente auto-apprendenti e intuitive di ESPERA (pad.02/stand F 004) che informano quando la leggibilità di una etichetta sta diminuendo (con conseguente rischio di resi).

A Cibus Tec non mancheranno poi le tecnologie altamente specializzate come la macchina per ottenere peperoncini cherry detorsolati e svuotati dei semi (FERRARA VEGETABLES PROCESSING MACHINERY (pad.05/stand L 030), la centrifuga verticale per chiarificare i liquidi e concentrare i solidi (GRUPPO PIERALISI pad.05/stand M 009) o la tecnologia “Individually Quick Frozen” che combinando cioè la surgelazione criogenica con un sistema di agitazione ad onda consente l’ottimale separazione dei pezzi (LINDE pad.06/stand D 050).
E ancora la linea automatica di produzione string cheese offerta da MILKYLAB (pad.06/stand E 010), quella per trasformare (senza alcun ausilio umano) la cagliata in mozzarella (ENOOP FOOD TECH (pad.05/stand L 003) passando per le tecnologie di raffreddamento della pasta ripiena (SARP (pad.05/stand C 029) o di agitazione per mescolare efficacemente frutta e cereali, componenti grossi di frutta e luppolo nonché concentrati liquidi e polverosi.

Nel complesso 500 innovazioni distribuite in 5 padiglioni cui si affiancherà la Food Tech Start up Zone, la nuova area espositiva di Cibus Tec. Allestita nel padiglione 3 sarà rappresentativa della food tech revolution applicata all’industria di processo, packaging e logistica, strumenti chiave per una filiera innovativa e sostenibile.

Va nella direzione dell’innovazione tecnologica anche Cibus Tec Industry (padiglione 2), il progetto che riproduce in fiera tre linee altamente automatizzate, funzionanti a ciclo completo dedicate ad hamburger, ricotta e piatti pronti.

La conferenza di apertura di Cibus Tec inizierà alle ore 11 in sala Barilla alla presenza di Gian Domenico Auricchio, Presidente di Fiere di Parma.
All’opening session curata dal World Food Research interverranno anche Paolo Andrei, Rettore Università degli Studi di Parma, Paolo de Castro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e Annalisa Sassi Presidente dell’Unione Parmense degli Industriali. Titolo: “Le sfide della produzione e la tecnologia alimentare: sostenibilità, rivoluzione digitale e scenari del business globale”.

Nel pomeriggio invece la conferenza stampa di SAES GROUP dal titolo “Soluzioni innovative per un packaging sostenibile: la nuova partnership tra SAES Coated Films e Sacchital” (ore 14.00 Sala Innovation).

Quattro giorni in cui esperti nazionali e internazionali si confronteranno su temi caldi del settore con oltre 50 incontri, tra questi l’IBS - International Biofilm Summit - la più importante conferenza mondiale dedicata alle problematiche da biofilm nell’industria alimentare.
Nel mondo ogni anno, più di un miliardo di tonnellate di cibo è sprecato proprio a causa delle contaminazioni come la listeria.

Pubblicato in Dove andiamo? Parma

Botulino nella zuppa scaduta da tre settimane, paralizzato. Negligenza della vittima o responsabilità del marchio?

Intossicazione da botulino. Un uomo francese di Essonne, riporta Le Parisien, è ricoverato in gravi condizioni, al reparto di rianimazione dell'ospedale parigino, quasi completamente paralizzato,con pochissime speranze di guarigione. I medici hanno accertato che la tossina era contenuta nella zuppa che l'uomo ha consumato la fine di agosto dopo la scadenza in evidenza in etichetta del 4 agosto. I primi sintomi sono comparsi il giorno dopo: pupille dilatate, secchezza delle mucose, paralisi muscolare progressiva. L'uomo è stato ricovero in ospedale ed è stato trattato con siero antibotulinico. L'ospedale ha immediatamente attivato l'autorità sanitaria che ha condotto l'inchiesta epidemiologia che è stata effettuata direttamente con il paziente. Il giovane ha riferito di aver mangiato una confezione di zuppa precotta contenuta in una ciotola di plastica prodotta da un'azienda alimentare francese.

Analizzata anche la ciotola con i residui del minestrone e inviata all'Istituto zooprofilattico di Parigi che ha evidenziato la presenza della tossina botulinica di B. Il grave caso di botulino è stato reso noto anche dal Ministero della Salute sul sito internet istituzionale. Negligenza della vittima o responsabilità del marchio?

Le tossine negli alimenti non supportano il calore o l'esposizione prolungata all'ossigeno. Ma non cambiano né gusto né odore. Gli investigatori hanno trovato la zuppa di verdure nel frigorifero della vittima. "Nessun altro problema è stato segnalato sulle 630 confezioni del lotto che sono state vendute e consumate da allora", afferma l'autorità competente. La società del marchio incolpa la vittima. "Dato il periodo di incubazione (tre giorni), la data di ricovero del paziente (fine agosto) e la data di scadenza del prodotto (4 agosto), è dimostrato che il paziente ha consumato un prodotto scaduto ", spiega il marchio. Il botulismo è una forma rara di neuro-intossicazione in grado di provocare complicazioni molto serie e gravi all’organismo. La patologia non è contagiosa. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, questo ennesimo fatto di cronaca evidenzia la necessità di prestare la massima attenzione ai termini di scadenza dei prodotti alimentari, poichè i rischi sono dietro l'angolo con possibili conseguente persino letali.

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(18 settembre 2019)

Il ministero della Salute mette in guardia dal consumo del budino al cioccolato Bio Sobbeke in vasetto che potrebbe contenere schegge di vetro. L'azienda ha immediatamente ritirato il prodotto dalla vendita e ha avviato un richiamo. Consumando il prodotto ci si espone al rischio di ferimento. Nello specifico si tratta del lotto con scadenza 09-08-2019 del "Budino al cioccolato bio" in vasetto da 150 g, prodotto dall'azienda Molkerei Sobbeke con sede dello stabilimento in Germania all'indirizzo Amelandsbruckenweg 131 a Gronau -

Epe. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda tutti i clienti di non consumare più il prodotto interessato poichè non è possibile escludere rischi per la salute.

Pubblicato in Cronaca Emilia

"Bambinopoli" quest'anno è green. Imparare, giocando, sul tema "Pianeta è vita". Sabato 7 e domenica 8 settembre a Vignola (Mo) la 18esima edizione. Giochi, animazioni, spettacoli per gli under 13 e incontri per i genitori su alimentazione, territorio ed educazione ambientale. 

Modena –

Tanti laboratori per imparare, giocando, la lezione della sostenibilità e dell’educazione alimentare, e poi incontri sulle abitudini a tavola rispettose dell’ambiente e della salute, l’economia circolare, il riuso, gli orti scolastici
Ruota intorno al tema “Pianeta è vita” la 18esima edizione di “Bambinopoli”, la manifestazione patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna e dedicata al mondo degli under 13, che animerà la città di Vignola (Mo) nel fine settimana del 7 e 8 settembre 2019.

“Un grande laboratorio di idee e di creatività per i più piccoli- ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli presentando oggi la manifestazione assieme al sindaco di Vignola Simone Pelloni-, che avrà come filo conduttore l’attenzione nei confronti dell’ambiente e delle sue risorse. Educare alla sostenibilità, promuovendo un'alimentazione consapevole e avvicinando giovani e adulti alla campagna è uno degli obiettivi che perseguiamo con progetti significativi come le oltre 400 Fattorie didattiche accreditate e le imprese agricole che la Regione nel 2017 e nel 2018 ha sostenuto con circa 700mila euro attraverso due bandi del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020. Obiettivo: dare gambe a progetti di educazione alimentare indirizzati alle scuole e alle famiglie, orientare i consumi e la scelta consapevole degli alimenti, far conoscere a bambini e ragazzi di tutte le età il mondo rurale, le sue tradizioni e culture, l’attività agricola che sta dietro prodotti e alimenti tipici del territorio regionale”. 

Negli anni scorsi le presenze a "Bambinopoli" si sono attestate a quota 30mila, quest'anno si punta a 50mila visitatori. Oltre 14 le associazioni sportive convolte, 10 laboratori e un convegno con formatori di Palo Alto (California, Stati Uniti) su “Educare i bambini alla felicità”.
Tra gli eventi, quelli dedicati al riuso e un mercatino organizzato da mamme e papà per dare “nuova vita” a tutto ciò che serve per i bambini tra indumenti, libri e giochi. Anche l’attività fisica avrà uno spazio dedicato nella manifestazione, con il Villaggio dello Sport, dove i bambini potranno cimentarsi in diverse attività sportive, dal calcio alle arti marziali.
Tra i convegni segnaliamo l’incontro su “Alimentazione e ambiente nelle scuole” che si terrà giovedì 5 settembre presso la Rocca di Vignola (Mo). Qui, alcuni esperti come Roberto Cavallo, agronomo e attivista ambientale, Annalisa Renzi, esperta in formazione ed educazione ambientale, Mara Ramploud, medico e nutrizionista, Lia Cortesi, referente del progetto Orto in Condotta nelle valli forlivesi e Alberto Tripodi, dell’Ausl di Modena, interverranno per mettere in luce le esperienze e le prospettive possibili di una didattica dove le scelte alimentari vadano di pari passo all’attenzione nei confronti del territorio e dell’ambiente in cui i bambini crescono./OC

Pubblicato in Dove andiamo? Modena

Terza ed ultima conferenza della rassegna TERRITORI 2.0, ideata dall'associazione Intesa San Martino di Pama: l’economia solidale come concreto aiuto ai produttori agricoli locali.

Parma -

Vi è un’etica ed una morale che inducono un sempre maggiore numero di famiglie, ad acquistare prodotti locali da piccoli produttori locali, al fine di consumare alimenti dalla certa filiera produttiva e sicura genuinità. Parma in questo si dimostra da sempre innovativa, essendo stata in Italia, la patria del primo Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) ed ora, anche, sede dell’associazione di produttori Io Mangio Locale. 

L’economia solidale posta all’attenzione dalla rassegna TERRITORI 2.0 ideata e promossa dall’associazione Intesa San Martino, ha visto nella terza ed ultima conferenza svolta all’interno della Biblioteca Sociale Roberta Venturini, due realtà che dal territorio, fanno oramai scuola a livello nazionale.  

Laura Paduano Presidente di Io Mangio Locale, dopo la coraggiosa scelta di cambiare vita per dedicarsi ai frutti della propria terra, espone i risultati vissuti direttamente, sul campo, che si dimostrano incoraggianti e positivi per un futuro dal consumo alimentare etico e mirato all’acquisto di prodotti cosiddetti a km zero. Ciò, in quanto dettati dal frutto del lavoro di piccoli produttori locali che, come in Io Mangio Locale, si contraddistinguono per l’elevata accortezza del proprio raccolto venduto ad un equo prezzo.

Micaela Sini Scarpato Presidente del Distretto di Economia Solidale del territorio Parmense (DES) esalta invece l’esperienza vissuta direttamente all’interno dei GAS in cui, da anni e anni con la propria famiglia, ha diversificato la propria tabella alimentare variandola con logica e per stagione, a tante persone del luogo che, grazie alla sua intraprendenza e visione, hanno scelto poi di seguirla, sposando la filosofia dell’economia solidale. L’idea si basa sull’acquisto in gruppo di discreti quantitativi di merce, acquistati da produttori altamente selezionati, biologici e dei quali si è certi del naturale prodotto comprato, senza interazioni di chimici o conservanti spesso abusati dall’industria alimentari e poco salutari per l’uomo. 

Tante le curiosità emerse in seguito al racconto delle due vivaci relatrici che, incalzate dalla brava e giovane giornalista Eleonora Puggioni, come dalle tante domande giunte spontanee dal pubblico, hanno informato la variegata platea di curiosi accorsa all’interno della Biblioteca Sociale di via Venezia. 

Andrea Coppola    

Pubblicato in Economia Parma
Giovedì, 07 Febbraio 2019 11:02

Lo stress da lavoro fa ingrassare

Lo stress da lavoro fa ingrassare, lo sostiene uno studio. Il corpo, in particolare quello delle donne, tende ad accumulare grasso se sotto pressione legato all'attività lavorativa

Pressione, agitazione, ansia da prestazione sono solo alcune delle sensazioni spiacevoli che possono manifestarsi nella vita quotidiana di un lavoratore. A volte si pensa che questi disagi nascano da cause di tipo fisico, ma in molti casi il responsabile è semplicemente lo stress.

Scadenze, ritardi, pressioni dai capi, screzi con i colleghi possono infatti portare a quello che viene definito stress da lavoro correlato o, semplicemente, stress da lavoro.

Quando la pressione sul posto di lavoro si fa sentire, il corpo, in particolare quello delle donne, tende ad accumulare grasso. Dunque, se abbiamo un lavoro particolarmente stressante, aspettiamoci di vedere qualche chiletto in più sulla bilancia. Secondo i ricercatori della University of Gothenburg, in Svezia, infatti, esiste un forte legame tra un impiego che mette sotto pressione, anche dal punto di vista psicologico, dove spesso non abbiamo abbastanza tempo per portare a termine tutti i compiti, e l'aumento di peso corporeo.

Il team ha preso come campione un gruppo di individui di 30 e 40 anni per un periodo di tempo pari a 20 anni, riprendendo dunque lo studio quando i partecipanti avevano rispettivamente 50 e 60 anni.

Le persone con un lavoro più stressante avevano aumentato di peso in modo considerevole, di circa il 10%, durante il corso della ricerca. Un risultato rilevato in particolare tra le donne, dove la percentuale ha raggiunto anche il 20%.«Siamo stati in grado di osservare l'impatto di una professione stressante nel peso corporeo delle donne, mentre negli uomini non abbiamo notato nessuna associazione tra la tensione sul posto di lavoro e l'aumento di peso», ha dichiarato Sofia Klingberg, leader dello studio. «Non abbiamo esplorato le cause di ciò, ma siamo convinti si tratti di una combinazione di problemi al lavoro e un maggiore livello di responsabilità anche a casa, da parte dell'universo femminile. Questa combinazione rende difficile alle donne trovare il tempo di fare attività fisica e vivere una vita salutare».

I ricercatori non hanno trovato nessuna associazione con altri fattori come l'educazione accademica, la qualità dell'alimentazione e altri elementi dello stile di vita. La ricerca, è stata pubblicata nella rivista scientifica International Archives of Occupational and Environmental Health.

Lo stress da lavoro, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", viene sperimentato da quelle persone che sentono le richieste del mondo lavorativo superiori a quello che sono le loro capacità di fronteggiarle con conseguenze nell'ambito psicofisico e sociale.

In Europa questa condizione sembra interessare almeno un lavoratore su quattro e una delle conseguenze più negative per le aziende è l'assenteismo che provoca ritardi nello svolgimento quotidiano delle mansioni e ovviamente perdite economiche ingenti. Ma il vero e grande problema sono le persone con stress da lavoro correlato che stanno male sia a livello fisico che a livello psichico. Molto spesso preferiscono ricorrere a negazione o psicofarmaci pur di non ammettere che il problema va affrontato e risolto.Uno studio dell'Università Bocconi di Milano ha dimostrato che per le donne c'è anche un problema ulteriore: lo stress è provocato dalla difficoltà di conciliare l'impegno professionale con la vita familiare nel 50% dei casi. Ricordiamo che anche fare la mamma è un lavoro a tempo pieno...

(5 febbraio 2019)

Snack al supermarket: via dalle casse dei supermercati. Regno Unito: uno studio ha convinto il Dipartimento della Salute a bandire caramelle, cioccolate e merendine varie vicino alle casse dei market perché costituirebbero un quinto dei prodotti ipercalorici acquistati. Lo "Sportello dei Diritti": si faccia anche in Italia

Le strategie messe in atto dall'industria alimentare, e in particolare delle grandi catene dei supermercati, sono troppo spesso in netto contrasto con le raccomandazioni dei nutrizionisti e degli esperti di salute, di mangiare sano, di ridurre l'apporto di grassi e calorie, e in generale di restare in forma. Basti pensare che solitamente in tutti i market, per la verità piccoli e grandi, troviamo una sfilza di snack ipercalorici ben allineati all'altezza o in prossimità delle casse: l'idea è che, finito di fare la spesa, nell'attesa di essere serviti, la nostra attenzione venga rapita da coloratissimi pacchetti di cioccolati, caramelle e altre merendine tutt'altro che salutari.

E aggiungerle alla lista della spesa diventa praticamente automatico. Un problema legato al sovrappeso e all'obesità che, secondo gli esperti, può essere parzialmente risolto eliminando quei determinati prodotti dalle vicinanze delle casse. Uno studio condotto presso l'Università di Cambridge e pubblicato nella rivista scientifica PLOS Medicine, ha considerato 30mila famiglie, scoprendo che, rimuovendo gli snack dalle casse, la loro spesa comprendeva un quinto in meno dei prodotti ipercalorici rispetto al normale. «Vedere che un cambiamento così piccolo può fare una differenza tanto grande nelle diete delle persone è veramente incoraggiante», ha dichiarato la dottoressa Jean Adams a BBC News. Come strategia parallela, si potrebbero rimpiazzare questi prodotti con promozioni e offerte più salutari, per attirare la clientela ad acquistare più frutta e verdura, per esempio.

«Per resistere alle promozioni dovremmo essere tutti supereroi!», dice la dottoressa Alison Tedstone. «Ma tante di queste offerte sono pensate per farci spendere in alimenti che non ci servono affatto. Dobbiamo limitare questo genere di promozioni per ridurre il consumo di calorie in eccesso e combattere il problema dell'obesità. E nel frattempo risparmiare denaro».

Un portavoce del Department of Health and Social Care inglese ha confermato l'intenzione da parte dei ministri di allontanare questo genere di snack e promozioni dalle prossimità delle casse, al fine di «scoraggiare la clientela a comprare prodotti di cui non hanno bisogno». Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", un'intenzione che dovrebbe essere presa in considerazione anche in Italia.
(3 gennaio 2019)

MERCATO CAMPAGNA AMICA - al Barilla Center arriva la fattoria con varietà curiose di animali di bassa corte - sabato 22 dicembre. Prosegue la sottoscrizione stop al cibo anonimo con le firme eccellenti del mondo della cultura e dello spettacolo.

Sabato 22 Dicembre il mercato di Campagna Amica al Barilla Center, in Largo Calamandrei a Parma, diventa una fattoria con l'arrivo in città di animali di bassa corte dell'azienda agricola Latusi Gabriele di Noceto.

Un motivo di attrazione per grandi e piccini per conoscere e vedere da vicino non solo gli animali più noti allevati tradizionalmente in aia, ma anche varietà tra le più curiose e particolari, come la gallina nagasaki cosiddetta "bassotta giapponese" e la gallina padovana coronata; l'anatra pinguino con il corpo estremamente eretto e il collo sottile teso verso l'alto; e ancora: l'anatra mandarino dagli splendidi colori e l'anatra Carolina detta anatra sposa (aix sponsa) per il suo abito definito poeticamente "nuziale". Tutti potranno così conoscere nuove varietà di animali e fare un tuffo nelle atmosfere della campagna e delle tradizioni contadine che faranno da sfondo alla raccolta firme per smascherare il cibo anonimo con la petizione europea "Scegli l'origine, stop cibo anonimo", condivisa da consumatori, istituzioni e rappresentanti del mondo dello sport locali, che hanno già sottoscritto la petizione per chiedere all'Europa l'obbligo di indicare in etichetta l'origine di tutti gli alimenti che mettiamo in tavola.

Sabato 22 dicembre sarà la volta di esponenti territoriali del mondo della cultura e dello spettacolo a scendere in campo per sottoscrivere le petizione. Hanno già confermato la loro presenza: l'arpista Carla They, la paesaggista, documentarista e scrittrice Anna Kauber, il Direttore artistico del Teatro del Cerchio Mario Mascitelli, la cantante e attrice Mascia Foschi, il DJ Robi Bonardi, l'attrice e danzatrice-coreografa Loredana Scianna, la Referente per l'Ufficio scolastico di Parma (ex provveditorato) Simonetta Franzoni, il Prof. Filippo Arfini Università di Parma; il Direttore dell'Archivio di Stato di Parma Graziano Tonelli, il Consigliere regionale Alessandro Cardinali; il Consigliere provinciale Gianpaolo Artoni.

Un fronte unito, insieme ai cittadini consumatori, che appoggia la petizione con la convinzione che i cittadini hanno il diritto di essere protetti e di ricevere informazioni accurate sul cibo che scelgono di acquistare. Chiedono quindi all'Europa di proteggere la nostra salute e di prevenire le frodi alimentari. Potranno unirsi anche tutti quei cittadini che ancora non hanno firmato, recandosi nello spazio informativo di Coldiretti, allestito ad hoc nel Mercato, dove saranno accolti da Coldiretti Donne Impresa Parma per sottoscrivere la petizione, e fare anche acquisti direttamente dai produttori agricoli delle loro eccellenze alimentari, dei prodotti da forno e dolci della tradizione locale, da mettere in tavola per le feste natalizie. Uno spazio sarà dedicato all'esposizione e degustazione dei dolci della tradizione natalizia e dei prodotti da forno del nostro territorio: panettoni e pandori con grano Giorgione e tutti prodotti italiani e la tipica spongata di Busseto oltre al pane di grano antico e lievito madre.

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Perché le donne incinte devono limitare l'assunzione di riso! Allerta europea del Ministero della sanità belga

Le donne incinte dovrebbero limitare il consumo di riso e alimenti a base di riso, che contengono arsenico inorganico, per impedire il trasferimento placentare per il feto, ha raccomandato Lunedi il Consiglio Supremo della Sanità (CSS) belga in un nuovo avviso.

Gli esperti consigliano anche alle giovani madri di moderare l'uso di questi prodotti durante i primi mesi di vita del bambino. L'arsenico è uno dei più comuni metalloidi ed è probabile che abbia effetti avversi significativi sulla salute umana nell'esposizione acuta o cronica.

Tuttavia, è anche un contaminante naturale presente in alimenti come il riso, afferma il CSS. L'esposizione alimentare all'arsenico è quindi inevitabile. Sebbene non esista una soglia minima di tossicità e certezza circa gli effetti tossici dell'arsenico nei neonati o nei bambini, la CSS formula diverse raccomandazioni per evitare di superare i livelli accettabili di esposizione. Consiglia, tra l'altro, di garantire un'alimentazione equilibrata e variata dei bambini, non di sostituire le fonti di amido (pane, cereali) con cibi solidi fatti solo di riso, per evitare i biscotti di riso come snack regolari o anche non sostituire latte materno o vaccino con bevande di riso.

Il consumatore medio italiano, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", ha un livello di esposizione all'arsenico inorganico che non è trascurabile ma inferiore alla dose di riferimento stabilita dai tossicologi, con 0,11 mg per chilogrammo di peso corporeo al giorno, rispetto a un intervallo da 0,3 a 8 mg che può diventare problematico.

(17 dicembre 2018)

Sabato, 15 Dicembre 2018 07:18

Il Sale italiano in mani francesi?

La saga del sale italiano. La più grande salina d'Italia in Puglia (800.000 ton/anno) passa di mano a una multinazionale del sale europea e mondiale. Il sale e' un prodotto strategico per il belpaese. Il sale italiano può essere riconosciuto made in Italy . Alcuni siti e saline devono essere igp.

Di Giampietro Comolli - Le più grandi saline marine d'Europa di Salins spa, leader europea e co-leader mondiale nella commercializzazione di sale industriale, sale stradale e sale alimentare. Una asta di vendita del credito gestito da Monte Paschi Siena, banca finanziata dallo Stato e dal Governo Renzi, in assoluta forma riservata e a chiamata, ha assegnato a Salins spa tramite la controllata Cis oltre 500 ettari di sale marino italiano, inseriti in un contesto di 4000 ettari di parco e riserva, in zona altamente turistica.

I sindacati dei lavoratori, gli ex titolari di Atisale-Salapia Sale spa detentori della concessione Demaniale fino al 2029 e autori del forte crack debitorio che ha portato l'impresa al concordato e alla cessione del 100% pacchetto azionario, al pegno fideiussorio delle azioni e alla garanzia delle proprietà personali dei soci tutto verso Mps, hanno scritto lettere di fuoco e le maestranze sono entrate immediatamente in sciopero.

Come Ceves – centro studi attivo nelle ricerche tecniche-scientifiche-economiche sul #saleitaliano per valorizzarlo rispetto ad altri sali mondiali – chiediamo al Governo, al Demanio, alla Regione Puglia, al Comune di Margherita, a Coldiretti di attivarsi per una verifica delle procedure e delle azioni avviate, affinché il #saleitaliano non faccia la fine dello #zuccheroitaliano che negli anni '80-'90 passò di mano non con una cessione di impresa, ma anche in quel caso attraverso meccanismi di debiti e crediti contratti con Banche e scambi finanziari per necessità e interessi ben lontano dalla tutela dello zucchero italiano. Sollecitiamo quindi che un bene collettivo dello Stato italiano non sia ceduto a chi ha una leadership che potrebbe inficiare la "italianità", l'origine e la provenienza del sale tricolore compreso il coinvolgimento diretto delle miniere di salgemma di Volterra.

Anche attraverso il #saleitaliano può passare la valorizzazione dell'agroalimentare e del made in Italy dell'enogastronomia per tutti i risvolti culinari, ricette, cucina che implica, come segnalano a Ceves da tempo i più importanti chef e cuochi italiani all'estero e in Italia, costretti ad acquistare sali di altri paesi sostenuti da campagne di qualità, di sostenibilità, di pregio ben orchestrate, ma spesso non inerenti alle caratteristiche alimentari, cosmetiche, salutari che le recenti ricerche e analisi scientifico-universitarie stanno avvalorando e dimostrando.

Il sale alimentare, da non confondere con quello per uso chimico e industriale, non è un nemico della salute se consumato con misura, con dosi e in modi corretti essendo sia un condimento a tavola ma anche un coadiuvante terapeutico per certe cure dell'organismo umano, dallo stress alla salute dermatologica, dalle vie respiratorie alla stanchezza congenita.

Il recente DL del Sanato a tutela dell'agroalimentare italiano dovrebbe interessarsi anche del #saleitaliano e anche aggiornare, rispetto ai tempi e modi di gestione monopolistica, le norme di qualità e qualificazione del sale per consumo umano oramai entrato nel libero mercato e soggetto a una ampia concorrenza. Non è possibile che nei supermercati italiani ed europei ci siano sali confezionati e commercializzati integrali-grezzi a disposizione di un consumatore spesso non informato provenienti da altri continenti, sia marini che di miniera, con il 93% di purezza tecnica quando le norme di produzione nazionale prevedono un minimo del 97%.

Stiamo verificando l'importanza salutistica e sanitaria dei diversi limiti. Inoltre perché il sale purissimo, bianco, grosso a fiocchi o a chicchi made in Italy ha un prezzo medio al consumo di 2-3 euro al chilo nei migliori casi e tutti i sali di importazione partano da 5 euro e fino a 40 euro al chilo? E' evidente che non si vuole limitare il libero mercato, ma lo stesso vale anche nella leale concorrenza, a difesa dell'antitrust e sulla corretta informazione al consumatore.

Come Ceves chiediamo una "etichetta parlante" sulle confezioni, un trattamento normativo uniforme fra sale nazionale e estero, oltre a vedere se è possibile identificare, tracciare e certificare altri siti produttivi nazionali meritevoli del riconoscimento Dop o Igp o di Presidio come già avviene per due sole parti ristrette delle saline di Trapani e di Cervia. Come Ceves abbiamo valutato tutte le saline attive in Italia e si potrebbero riconoscere, con un grande valore aggiunto anche per il territorio locale come parchi, ambiente, paesaggio, terme, musei e altre attività agricole, almeno altri 10 siti meritevoli di una Igp all'interno anche di più grandi saline marine e minerarie.

L'auspicio è che si intervenga prima possibile per salvare il #saleitaliano prima che finisca , anche svenduto, in mani straniere (800.000 ton/anno di estrazione potenziali di Atisale-Salapia sale spa su un totale nazionale di 2,2 mio/ton/anno è una bella fetta) che non garantirebbero gli attuali posti di lavoro, il valore aggiunto territoriale, una libera concorrenza, la certezza dell'origine italiana del sale nelle confezioni commercializzate con marchio italiano, ma di contenuto assai dubbio e proveniente da chissà quale luogo magari anche più inquinato e meno controllato di quello delle coste italiane, del mar Mediterraneo.

Il messaggio è anche indirizzato a Coldiretti e Slow Food notoriamente paladini di queste realtà produttive di nicchia: un valore aggiunto che deve restare al made in Italy anche per il "sale da cucina" come chiedono i ristoratori italiani.

Giampietro Comolli
Presidente Ceves-Ovse - Economista Agronomo Enologo Giornalista - Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

 

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