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L’annuncio a tutta la tribù del calcio è lanciato: da martedì 14 a domenica 19 gennaio al “Campo Teatrale, Snodo Creativo” di Via Casoretto 41/A a Milano, Gianfelice Facchetti racconterà il mondo del pallone mixando antropologia e ricordi, aneddoti e musica. E lo farà tramite uno spettacolo dal titolo, appunto, “La Tribù del Calcio”, spiegando come l’uomo si è trasformato da cacciatore… in calciatore. Il figlio di Giacinto, indimenticata bandiera dell’Inter di Helenio Herrera, utilizzerà tutto il percorso artistico e sportivo che negli anni ha costruito attraverso esperienze personali (di lettura e sul campo) per mettere in scena il suo nuovo spettacolo tratto dall’opera di Desmond Morris, autore del saggio “La scimmia nuda”: “C’è qualcosa di primitivo che parte da molto lontano. Il calcio è una caccia ritualizzata, metaforizzata in cui la porta diventa la preda. L’uomo con il tempo si è evoluto. Poi, nel 1800, compare la palla in Inghilterra. Da usare con le mani (nel rugby) o con i piedi (nel calcio). Inizia così, partendo dal saggio, il mio adattamento teatrale”.

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C’è tanto di suo in questo lavoro?

“Direi di sì. Per rendere più caldo il testo del saggio era necessario inserire qualche storia. Ho scelto racconti che infiammano tutt’ora anche me. In un certo senso, sento di essere da sempre nel racconto della vita del pallone e del calcio”.

Qualche esempio?

“Racconto retroscena della partita del Maracanà, la finale del mondiale 1950 tra Brasile e Uruguay, forse il dramma sportivo più grande mai vissuto dal popolo verdeoro. Una curiosità: Alcides Ghiggia, l’uomo che segnò il 2-1 per la Celeste, fu il primo avversario che mio padre affrontò all’esordio in serie A, tanti anni dopo”. 

Quali altri profili ha tratteggiato?

“Non poteva mancare Pelè, per me il più grande di tutti. Nella parte dello spettacolo dedicata al gol, momento culminante del gioco, parlo di lui e della finalissima contro l’Italia, nel 1970 in Messico”.

C’è anche una storia che riguarda il nostro territorio?

“Esattamente: nella tribù del calcio non ci sono solo i campioni ma anche coloro che hanno fatto un’onesta carriera e che, forse, avrebbero meritato di più. Sto parlando di Denis Bergamini, un calciatore di grande talento. Un ragazzo che, quando morì nel 1989, aveva puntati gli occhi delle grandi squadre. E chissà se, anche lui, sarebbe riuscito a entrare nel gruppo di Azeglio Vicini per i mondiali di Italia ‘90”.

Tanti racconti ma non solo.

“Con me sul palco ci sarà “La banda del fuorigioco”: abbiamo già lavorato insieme e li ho voluti ancora al mio fianco perché desideravo che la musica non fosse solo uno contorno allo spettacolo. Nella mia idea, voce e suoni si uniscono in una direzione di racconto ben precisa”.

Questa direzione è piaciuta all’autore del saggio?

“L’autore del saggio e la casa editrice hanno dato grande disponibilità nell’accettare la mia rivisitazione. Il teatro è effimero, basato su intuizioni rapide: è difficile barattarlo con troppe titubanze. Per questo voglio ringraziarli. Hanno avuto fiducia. Sono stati eccezionali”.

Pietro Razzini

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I crociati vengono surclassati dai nerazzurri alla prima partita del nuovo anno. Non c’è mai stata gara dall’inizio alla fine con Gomez, Ilicic (autore di una doppietta), Freuler e Gosens autori delle reti una più bella dell’altra. Unica nota positiva per D’Aversa il rientro in campo di Roberto Inglese.

 di Luca Gabrielli Parma, 7 gennaio 2019 - Una vera e propria debacle subita dalla squadra allenata da Giampiero Gasperini, uno degli allenatori italiani maggiormente prepararti degli ultimi anni. La squadra ducale non è riuscita in alcun modo a sostenere i ritmi altissimi imposti dall’Atalanta che fin dal primo minuto ha incominciato ad attaccare senza sosta trovando al 20’ la rete del vantaggio con il “Papu” Gomez.

Da lì i crociati sono stati presi letteralmente a pallate subendo la più classica delle “manite”. Cinque sberle che fanno tornare con i piedi per terra il Parma che mai come ieri si è dimostrato inerme davanti a un avversario di qualità tecniche e fisiche decisamente superiori. La cosa che ha lasciato indispettiti i tifosi è l’approccio sbagliato alla partita e la non reazione avuta una volta subiti i primi goal. I ragazzi di D’Aversa non hanno creato nemmeno un pericolo dalle parti di Sportiello e la fase difensiva ha fatto acqua da tutte concedendo all’attacco dei padroni di casa svariate occasioni da goal.
L’Atalanta era sicuramente il peggior avversario che si potesse incontrare in questo periodo ma c’è sicuramente modo e modo per uscire sconfitti dagli Atleti Azzurri d’Italia. Non ha funzionato niente e l’unica cosa positiva può essere il rientro in campo del bomber Roberto Inglese, fermo ai box da due mesi per un problema alla caviglia. La presenza di una punta centrale sarà fondamentale per il proseguo del campionato vista l’emergenza che D’Aversa sta affrontando da molte partite.

Il mercato aiuterà la squadra a restare nelle parti alte della classifica?

Il mercato di riparazione arriva nel momento giusto visti i numerosi infortuni che attanagliano i crociati da parecchi mesi. Si vocifera di un imminente acquisto del centrocampista Kurtic proveniente dalla Spal che migliorerebbe ulteriormente il tasso tecnico della squadra ma il Ds Faggiano ha già fatto capire che cercherà di infoltire il reparto d’attacco carente di elementi. Di nomi ancora non se ne sono fatti ma sotto traccia si sta già lavorando per un esterno che possa anche fungere da punta centrale. Intanto il mister dovrà risollevare il morale dei ragazzi dopo la cocente sconfitta di ieri e preparare al meglio la partita contro il Lecce che si giocherà lunedì al Tardini a S.Ilario.

 

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Martedì, 07 Gennaio 2020 14:35

I cicloamatori di Mirandola aprono al 2020

I Cicloamatori Mirandola aprono le porte al 2020: ambiente e cultura dello sport. “diffondere il valore ed il senso etico del ciclismo per migliorare il benessere sociale delle persone”

Grazie ai successi sportivi e sociali ottenuti lo scorso anno, i Cicloamatori Mirandola hanno aperto le porte al 2020 eleggendo il nuovo consiglio direttivo che si arricchisce della presenza di nuovi soci desiderosi di garantire continuità ed accrescere, collegialmente, il lavoro svolto dal precedente organo deliberante. Lo scopo è diffondere il valore, ed il senso etico, dello sport del ciclismo ancorato al benessere sociale delle persone. Il cambio generazionale è un tema di grande interesse per il gruppo sportivo Cicloamatori Mirandola che intende sviluppare grazie alla condivisione delle idee, presentate da tutti i soci, con l’intento di chiamare a raccolta, e coinvolgere, i giovani e meno giovani verso la pratica sportiva non agonistica, avendo loro stessi deciso di abbandonare ogni velleità competitiva, tipica di ogni sportivo quando si cimenta nello sport. Anche il tema dell’ambiente è al centro del dibattito e del confronto dialettico all’interno del nuovo consiglio che intende affrontare riproponendo in primavera “la pedalata ecologica” che tanto successo di pubblico ha avuto negli anni passati, grazie alla presenza di numerose famiglie che hanno aderito all’iniziativa. L’E-bike è una bicicletta a pedalata assistita che permette a tutti di pedalare e affrontare gite in compagnia senza affaticarsi e come tale, essere un ottimo coadiuvante del recupero psicofisico. Un 2020 che si apre all’insegna del rinnovato interesse verso il nuovo che avanza, senza dimenticare le proprie radici, per cercare di cogliere tutte le opportunità offerte dal nuovo decennio che segnerà nel tempo una profonda trasformazione nella cultura e nella pratica del ciclismo e, in senso ampio, nella mobilità sostenibile amica dell’ambiente come fattore di salute e di promozione dell’uso della bicicletta. (G.Z.)

Nella foto: da sx verso dx

Bellini Giovanni, Gualdi Arturo, Zaccarelli Guido, Panzani Ivo, Bocchi Luca, Tralli Paolo, Giliberti Gianluca, Candini Alberto, Vincenzi Eugenio. Seduti al centro, Marzolo Idalgo e Bonfatti Evaristo

 

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I crociati chiudono l’anno con un pareggio con una prestazione non proprio brillante. Alberto Grassi all’ultimo minuto di recupero salva la squadra da una sconfitta che sarebbe stata dura da digerire dopo le ultime ottime prestazioni.

di Luca Gabrielli Parma, 23 dicembre 2019 -

Il Parma strappa con i denti un pareggio insperato al 95’ contro il Brescia e visto come si erano messe le cose il bicchiere può essere visto mezzo pieno. Dopo una serie di vittorie, il gruppo di D’Aversa non riesce a chiudere in bellezza il 2019 con una vittoria che l’avrebbe portato in piena zona Europa. Certo la classifica sorride ma se si vuole fare quel passo in avanti per competere per qualcosa di più rispetto alla salvezza, le partite come quella di ieri vanno vinte. E’ stato un match piacevole che ha visto le due squadre affrontarsi a viso aperto e un Brescia rinato dopo il ritorno in panchina di Eugenio Corini che ha proposto buone trame di gioco e non ha subito la miglior tecnica dei crociati. Nel primo tempo Gervinho è andato vicinissimo al goal del vantaggio con un tiro a fil di palo neutralizzato da Joronen e più volte la squadra di casa si è portata nelle vicinanze dell’area di rigore delle Rondinelle senza però dare la zampata finale. Nella ripresa Corini ha buttato nella mischia Mario Balotelli, un giocatore sempre discusso negli ultimi anni ma capace di giocate fuori dal comune. E’ proprio lui al 72’ a portare inaspettatamente in vantaggio il Brescia con una deviazione nell’area piccola su un tiro deviato di Torregrossa. Una vera e propria doccia fredda per tutto lo stadio a soli venti minuti dalla fine con D’Aversa che si trova costretto a buttare nella mischia un Kucka affaticato come punta centrale vista l’indisponibilità di Inglese e Cornelius. Gli attacchi dei ducali sembrano sterili fino al lampo del 95’ del solito Kulusevski che dalla zona destra d’attacco disegna un cross perfetto con il suo mancino per la testa del neoentrato Grassi che batte un incolpevole Joronen e fissa io risultato sul definitivo uno a uno.

Poche emozioni ieri ma un 2019 da ricordare

Nonostante il deludente pareggio, il Parma resta nelle parti nobili della Serie A, ben lontano dalla zona retrocessione. Probabilmente Società e squadra non sono ancora pronte per raggiungere l’Europa League ma piano piano ci si potrà arrivare continuando su questa strada. Questo 2019 è stato ricco di soddisfazioni dopo il ritorno in Serie A e la meritata salvezza e in questa stagione si è fatto un passo in avanti completando la rosa con elementi di qualità, uno su tutti Kulusevski, che hanno portato la squadra a un finale di anno nella parte sinistra della classifica. Certo il pubblico di Parma è da sempre molto esigente e vuole di più ma è innegabile che il lavoro del Direttore sportivo Faggiano e dell’allenatore D’Aversa sta portando la squadra a risultati eccellenti. Ora ci sarà la pausa natalizia e come tutti gli anni si riapre il mercato di riparazione con le solite voci. Il gioiellino svedese Kulusevski dovrebbe restare per tutta la stagione nonostante le sirene dell’Inter di Conte mentre Faggiano vorrebbe completare la rosa con alcuni innesti per non far lavorare il mister in condizioni di emergenza come gli ultimi mesi. Il reparto che probabilmente vedrà un nuovo giocatore è l’attacco, a causa dei continui acciacchi delle punte centrali.Non resta che aspettare e vedere le prossime mosse e sperare che il 2020 possa essere un anno altrettanto ricco di soddisfazioni sportive

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I crociati fanno il colpaccio nello scontro diretto contro i partenopei allenati da Gennaro Gattuso, alla prima sulla panchina azzurra. Kulusevski e Gervinho regalano tre punti fondamentali per il sogno Europa.

di Luca Gabrielli, Parma, 16 dicembre 2019 - Non esistono più aggettivi per la cavalcata che il Parma sta regalando ai propri tifosi dall’inizio di questo campionato. Un vero e proprio sogno alimentato dall’entusiasmo e dall’organizzazione che questa squadra mostra giornata dopo giornata anche in campi ostici come quello di questo weekend a Napoli. A favore dei crociati è stato anche trovare i partenopei in uno dei suoi momenti peggiori degli ultimi anni, con Carlo Ancelotti sostituito in settimana dall’allievo Gennaro Gattuso. Un ambiente molto caldo e in piena confusione mentale e proprio su questo punto debole ha battuto fin da subito la squadra allenata da D’Aversa.

I ducali sono scesi in campo subito aggressivi su ogni pallone non concedendo al Napoli di prendere in mano il pallino del gioco. Già al 4’ Kulusevski ha approfittato di uno svarione difensivo incredibile di Koulibaly, uscito anzitempo dal campo, mettendo la gara in discesa per i gialloblù, liberi di chiudersi e colpire con le ripartenze tanto care al mister. Il Napoli è andato in grande confusione e si è affacciato dalle parti di Sepe con azioni sterili e confuse. Solo nella ripresa, spinta dal pubblico del San Paolo, è riuscito a trovare il pareggio con un colpo di testa preciso di Milik, imbeccato dal neo entrato Mertens. Il match sembrava aver preso una svolta per i padroni di casa ma proprio all’ultimo minuto è arrivata la zampata vincente di Gervinho, innescato neanche a dirlo da un assist preciso del solito Kulusevski con un contropiede magistrale. D’Aversa si è aggiudicato così lo scontro diretto per l’Europa proprio contro l’amico Gattuso, preoccupato dalla situazione psicologica della propria squadra.

L’Europa non è più utopia

Il Parma sembra aver davvero cambiato mentalità. Non si può parlare più solo di salvezza ma qualcosa di più che però la dirigenza non vuole nominare nell’ambiente per non far calare la concentrazione nello spogliatoio. Ma non ci si può più nascondere e ora il vero obiettivo può considerarsi la zona Europa. Impensabile fino all’anno scorso ma le prestazioni della squadra stanno smentendo i più scettici a suon di gare concrete e soprattutto punti. A stupire maggiormente l’opinione pubblica è la tenuta mentale dei ragazzi di D’Aversa sempre concentrati e determinati nel raggiungere il risultato e quasi mai fuori partita. Oltretutto si stanno raggiungendo risultati nonostante alcune assenze importanti come Inglese, da qualche mese e nell’ultimo match di Kucka. I vari sostituti non stanno facendo rimpiangere i titolari e la solidità difensiva unita alla fantasia e velocità di Kulusevski e Gervinho stanno creando un cocktail esplosivo che ha portato fin ora il Parma nelle zone alte della Serie A. Domenica prossima verrà al Tardini il Brescia di Corini, da un paio di giornate a punteggio pieno e poi ci sarà la sosta natalizia. Un altro piccolo sforzo per i ragazzi di D’Aversa per continuare ad alimentare il sogno.

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Mercoledì, 11 Dicembre 2019 15:40

22 DASPO a seguito dei disordini del 3 novembre scorso

Reggio Emilia 10 dicembre 2019 - Il Questore di Reggio Emilia Antonio Sbordone, al termine di un'accurata e meticolosa attività investigativa portata avanti dalla Digos, ha emesso 22 provvedimenti DASPO (Divieto di accesso dalle manifestazioni sportive).
Destinatari della misura sono 7 ultras locali e 15 sostenitori felsinei, autori delle turbative all’ordine pubblico verificatesi in occasione dell’incontro di basket del 3 novembre scorso, Grissin Bon Reggio Emilia - Virtus Segafredo Bologna.


Il giorno dell’incontro, alle ore 16.30, personale della Digos che stazionava all’incrocio semaforico tra via Guasco e viale Timavo notava un nutrito gruppo di ultras bolognesi, quasi tutti indossanti jeans chiari e giacche impermeabili scure con cappuccio alzato, provenire a piedi da questa piazza Santo Stefano in direzione via Guasco.


In via Guasco i bolognesi iniziavano a profferire frasi offensive e provocatorie nei confronti di una ventina di tifosi reggiani appartenenti al gruppo locale “Arsan” incitandoli allo scontro.
Al termine della partita gli ultras reggiani cercavano di raggiungere il settore ospiti ma grazie all’intervento delle Forze dell’Ordine si evitava lo scontro tra le opposte tifoserie.


Gli accertamenti svolti, anche attraverso la visione delle immagini registrate dalla Polizia Scientifica, hanno permesso di individuare 7 tifosi reggiani, di età compresa tra i 23 e i 45 anni.
Alcuni risultano avere precedenti di polizia per reati contro la persona come lesioni, percosse minacce.
Altri erano stati già destinatari di precedenti Daspo emessi dai Questori di Modena, Verona e Siena negli anni precedenti.

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I crociati espugnano il Marassi di Genova grazie all’incornata vincente dello slovacco Kucka nel primo tempo. Una prestazione solida contro una Sampdoria ancora in piena crisi e invischiata nella lotta per la salvezza.

di Luca Gabrielli Parma, 9 dicembre 2019 -  Tre punti fondamentali per restare nei piani alti della classifica di Serie A e per il momento tenersi ben distanti dalla minacciosa lotta per la salvezza che sta coinvolgendo numerose squadre, tra le quali proprio la Sampdoria affrontata ieri nel tardo pomeriggio. Il Parma è riuscito fin da subito a imporre il proprio gioco mostrando quella determinazione che ultimamente era venuta un po’ a mancare nei match precedenti con Bologna e Milan. Invece i ragazzi di D’Aversa fin dalle prime battute di gara hanno preso in mano il pallino del gioco e azione dopo azione sono diventati padroni del campo dando l’impressione di poter passare in vantaggio da un momento all’altro. E infatti il goal che poi si rivelerà decisivo per esorti della partita lo segna il centrocampista Juraj Kucka al 21’ dopo che in un altro paio di circostanze si era reso pericoloso dalle parti del portiere doriano Audero.


Su un calcio d’angolo teso, battuto alla perfezione da Hernani, il “carrarmato” slovacco prende il tempo giusto sui difensori e impatta il pallone di testa portando i gialloblù in vantaggio. Un uno a zero legittimato per la voglia e e il lavoro svolto fin a quel momento. La Sampdoria subisce il colpo e fatica tantissimo a organizzare trame pericolose. L’unico vero pericolo lo crea Vieira con un conclusione ravvicinata, imbeccato da Ramirez che Sepe però riesce a smanacciare.


Nella ripresa lo spartito cambia con l’uscita dell’autore del goal per un problema al polpaccio e viene sostituito dal regista Krugman senza che venga modificato il modulo. I padroni di casa, anche se in maniera confusa, incominciano ad attaccare e Manolo Gabbiadini con un potente calcio piazzato che si stampa sulla traversa accende la spia di pericolo per i crociati. Alla mezz’ora infatti un’ingenua trattenuta del neo entrato Dermaku dà al capitano Quagliarella la possibilità di agguantare il pari ma Sepe con un riflesso felino lo ipnotizza e a nulla serve il tap-in vincente dell’attaccante napoletano sulla ribattuta che viene annullata dalla Var. L’estremo difensore ducale si ripete in seguito con un altro prodigioso intervento di Colley e si consacra come migliore in campo. Il Parma espugna così Marassi e sale al settimo posto insieme al Napoli di Ancelotti.

I crociati hanno imparato a essere cinici nei momenti di emergenza

Oltre alla prestazione maiuscola del portiere Luigi Sepe che in questa stagione si sta consacrando come uno dei migliori nel suo ruolo in A, D’Aversa può essere estremamente soddisfatto del cambio di mentalità della squadra. L’anno scorso infatti, in una situazione di emergenza nel numero degli elementi, la squadra si era sciolta come neve al sole perdendo molti punti per strada. Quest’anno invece si sta riuscendo a fare buon viso a cattivo gioco e nonostante le numerose defezioni, il Parma non ha perso la sua identità e sta riuscendo a portare a casa punti e prestazioni fondamentali per il proseguo della stagione. Unica nota leggermente negativa è la flessione nelle ultime gare del talentino Kulusevski che non sta riuscendo a essere determinante come all’inizio. Non bisogna caricare di troppe responsabilità questo ragazzo nato nel 2000 e che sta ricevendo offerte dalle più grandi società d’Europa.
Ora sotto con il Napoli nell’anticipo delle 18 di sabato prossimo che può considerarsi un vero e proprio scontro diretto per l’Europa. Ancelotti è in piena crisi e mai come in questo momento il Parma dovrà cercare di approfittare di questa situazione per continuare a sognare.

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Venerdì, 29 Novembre 2019 11:11

Ibra, quale nuova magia: Bologna in pole position

Quale sarà la nuova magia capace di inventarsi Zlatan, non è dato a sapere. Almeno per il momento, perché non manca poi così tanto all’annuncio, circa un mese o poco più all’inizio delle vacanze invernali, periodo entro cui lo svedese dovrà per forza di cose prendere una decisione, per poi aggregarsi ai nuovi compagni con l’inizio dell’anno nuovo. L’intenzione sembra proprio quella di tornare in Italia, il Paese dove ha passato più anni in assoluto e dove vuole chiudere la carriera.

Sì, ma dove? A volerlo sono davvero in tanti: dal Napoli al Milan, passando per Bologna e Fiorentina, fino alla Roma di Pallotta. Zlatan non si esprime, se non con un post di commiato, in suo pieno stile, nei confronti dei Los Angeles Galaxy e dei suoi tifosi, che ora possono “tornare a guardare il baseball”. Un Ibra che ha conquistato l’America coi numeri, segnando ben oltre 50 gol, ma non con i fatti: nessun titolo ed anche i playoff sono stati una chimera, mentre Vela lo ha anche battuto nella caccia al titolo di capocannoniere.

Da questo punto di vista però lo svedese, come illustra una infografica dedicata alla carriera e futuro di Ibrahimovic, può vantare numeri ben più importanti. È l’unico straniero nella storia del campionato italiano ad aver vinto il titolo di cannoniere con due squadre diverse, Inter prima e Milan poi. Ha vinto la special classifica dei bomber per ben 5 volte, di cui tre in Francia con la maglia del Psg: è anche l’uomo che ha segnato almeno un gol in più derby. Quello di Torino, Milano, Amsterdam, Barcellona e Manchester. Detiene anche il record delle maglie vestite in Champions League, ben sette: insomma, what else?

 

Per Zlatan le porte dell’Italia sono apertissime ed in più porti. A partire da quello bolognese, in virtù della forte stima e rapporto con Sinisa, già dai tempi della sua avventura all’Inter, quando il serbo era il secondo di Mancini. La possibilità che Zlatan si trasferisca nel capoluogo emiliano sono piuttosto alte, ma c’è la concorrenza forte di almeno altre due società.

A partire dal Milan, desideroso di ridare entusiasmo ad una piazza giustamente depressa e soprattutto punti, perché l’incubo della zona retrocessione incombe e non è poi così lontana. Contatti ci sono stati, lui spara alto, ma se si vuole, si può arrivare ad un punto di incontro. Ciò su cui non transige Ibra è la durata del contratto, 18 mesi, nulla di meno: e con Raiola, il Milan, ha più di qualche affare in ballo.

Ultima chance, ma in realtà la prima a muoversi in estate, è quella napoletana. Ibra non ha mai nascosto il suo amore per la città e poi c’è Ancelotti, con cui ha condiviso l’esperienza al Psg negli esordi del suo arrivo in Francia, con un rapporto fra i due rimasto assolutamente ottimo.

Chi la spunterà?

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Sconfitta a testa alta contro la capolista Florentia per l’Amatori Valorugby Emilia che in terra toscana cade 38 a 21 contro la squadra di Ferraro e in classifica viene superata dalla Capitolina, oggi vincente contro Siena.

Troppo forti i fiorentini per i ragazzi di Zanichelli e Manici che comunque giocano a testa per gran parte della gara, pagando oltremodo i 10 minuti di amnesia del primo tempo quando il Florentia va in meta 3 volte segnando 19 punti che alla fine della gara risulteranno decisivi.

3 le mete segnate dalla squadra di capitan Rossi, la prima dell’under 18 Martin Granieri nella prima frazione e quelle di Mattioli, alla sua seconda gara in serie B, e Tonelli nel finale a 10 minuti dal termine.

Nonostante la sconfitta contro un avversario di spessore con obiettivi di promozione, buone indicazioni si sono viste in campo, dal pacchetto di mischia ma soprattutto dal punto di vista disciplinare, problema principale in queste prime giornate.

Prossimo appuntamento per l’Amatori Valorugby arriveranno i Lyons Amaranto.

 

Florentia Rugby vs Amatori Valorugby Emilia 38 - 21 (Pt 19 - 3)

Marcatori: Pt 11’m Palmiotto tr Valente (7-0), 15’m Bastiani (12-0), 20’m Timperanza tr Valente (19-0), 30’m Granieri tr Ferrari (19-7); St 45’m Ardori tr Valente (26-7), 51’m Mattioli tr Ferrari (26-14), 48’m A. Nannini tr Valente (33-14), 70’m Tonelli tr Ferrari (33-21), 80’m Ferrara (38-21)
Florentia Rugby: Zappitelli; Noviro (55’ Martini), Ghini, A. Nannini, Bastiani (58’ Nistri); Valente (60’ Bernacchioni), Ferrara; Baggiani, Timperanza (60’ Guidotti), Gatta; Zonta, Palmiotto (75’ Gianassi); Tangredi (45’ Ciaramelletti), Ardori, Vicentini (45’ F. Nannini). All. Ferraro.
Amatori Valorugby Emilia: Ferrari; Tonelli, Spagnoli (70’ Gherri), Bianconi (41’ P. Dodi), Pozzi; Colli, F. Dodi; Rossi (Cap.) (65’ Sandri), Ciusa (66’ Scarica), Colombo (46’ Braglia); Granieri, Corradi; Calì (41’ Mattioli), Ciasco, Bertozzi (41’ Amin Fawzi). All.: Zanichelli - Manici
Arbitro: Carmine Marrazzo (Bo)
Ammonito: 63’ Palmiotto (Florentia)
Punti conquistati in classifica: Florentia 5; Amatori Valorugby 0

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Domenica, 01 Dicembre 2019 18:47

F1, Abu Dhabi: Ultima Notte

Hamilton domina l'ultimo weekend dell'anno. Vince davanti a Verstappen e Leclerc. Vettel solo quinto. Un'intera stagione in una gara. Una stagione di alti (pochi ma stupendi) e bassi per la squadra di Maranello. Ed adesso al lavoro!

di Matteo Landi

Ultima notte del Campionato 2019. Hamilton taglia il traguardo vincente, sotto il cielo colorato dai classici fuochi d'artificio che chiudono la stagione. Con il titolo già in tasca il campione inglese non ha fatto prigionieri. Arrivato negli Emirati si è preso pole position, giro veloce e vittoria, mettendo il sigillo su una stagione che di fatto ha dominato. Nessun Vettel a contendergli il titolo, come successo nel 2017 e nel 2018: tanti rivali agguerriti ma incapaci di essere costanti quanto lui. In apertura di stagione solo Bottas ha provato a minacciare la leadership del team mate. Invano. Nel corso della stagione è venuta fuori la velocità di Ferrari e Red Bull, a sprazzi più forti del duo Mercedes-Hamilton, ma non è bastato. Ad Abu Dhabi il podio recita: Hamilton-Verstappen-Leclerc. Gli ultimi due sarebbero potuti arrivare a posizioni invertite, con una strategia diversa. Ma come avvenuto più volte nel corso della stagione anche questa volta il box Rosso è stato tutt'altro che impeccabile: in qualifica ha sbagliato i calcoli privando Leclerc dell'ultimo giro veloce, in gara ha fermato al giro 13 sia il monegasco che Vettel. Considerando che erano partiti con gomme diverse la scelta è sembrata piuttosto "originale". Tale strategia ha costretto il duo di Maranello ad una doppia sosta che ha messo in difficoltà Leclerc quando nel finale ha dovuto difendersi dal rimontante Bottas. Che gara quella del finlandese! Da ultimo a quarto, a dimostrazione della forza Mercedes su questa pista. In qualifica i piloti di Mattia Binotto riuscivano a guadagnare qualcosa nei primi due settori, salvo poi sprofondare nell'ultimo, surclassati dalla prestazione delle Mercedes nel tratto più guidato.

Leclerc chiude sul podio una stagione di alti e bassi. Ma che alti! Vettel: rimandato a..marzo

Ultima notte della prima stagione in Rosso di Leclerc. Al secondo anno di F1 e quarto in campionato davanti al quattro volte iridato Vettel. Quest'ultimo battuto da un compagno di squadra per la prima volta da quando corre per la Scuderia italiana. E poteva essere un meritatissimo terzo posto nel mondiale per Leclerc senza il ritiro del Brasile. Una prima annata in Ferrari che gli è valsa 10 podii, 2 vittorie e ben 7 pole position, risultando il pilota più veloce sul giro secco. Dati che fanno riflettere e lasciano pensare che con una diversa gestione e diverse "strategie interne" Mattia Binotto avrebbe potuto rendere il campionato di Leclerc ancor più avvincente. Senza dimenticare il problema tecnico del Bahrain, quando il dominante monegasco ha dovuto accontentarsi del terzo gradino del podio, e la mancata penalità di Verstappen in Austria, con l'olandese troppo aggressivo nel guadagnarsi la leadership. Riguardandosi indietro Charles potrà pensare che avrebbe potuto ottenere molto di più, ma potrà andare fiero di quanto raggiunto. Soprattutto se paragonato al rendimento di Vettel. Quasi abulico ad Abu Dhabi, quinto al traguardo, il tedesco è stato quest'anno solo lontano parente del campionissimo che dominava con Red Bull ed aveva fatto sognare già al primo anno in Rosso. In testacoda in Bahrain mentre duellava con Hamilton, franato addosso a Verstappen in Gran Bretagna, ogni volta che si è ritrovato a combattere con avversari di livello ha mostrato una debolezza mentale che non rende merito al suo palmares. Autore di una sola vittoria, a Singapore, servitagli su un piatto d'argento dal box Ferrari che ha privato Leclerc del terzo successo consecutivo. Vettel avrebbe dovuto vincere in Canada, e lo avrebbe strameritato. In quel caso la penalità subita per una manovra difensiva su Hamilton ritenuta troppo aggressiva dai giudici non ci stava. Neanche un pò. Un lampo quello di Seb a Montreal, in una stagione per lui da insufficienza. Non possiamo dimenticare quel brutto testacoda di Monza mentre il suo giovane compagno andava a vincere con la stessa vettura, divenendo il beniamino del popolo ferrarista. Sarà un lungo inverno per la Ferrari, Mattia Binotto e compagni dovranno lavorare più e meglio degli altri. Saranno confortati dal ricordo di quelle tre vittorie stagionali avvenute come d'incanto al rientro dalla pausa estiva. Una carezza dopo tante batoste subite. Un'iniezione di fiducia per il futuro. Se in Australia c'era chi pensava che in Ferrari avessero cannato completamente il progetto, nel corso della stagione si è capito che ne era mancata la comprensione. A Maranello adesso hanno la migliore power unit ed una vettura che in rettilineo non ha rivali. Con qualche aggiustamento, e più sangue freddo da parte dei piloti, il prossimo anno potranno giocarsela con Mercedes.

Red Bull-Honda: l'accoppiata funziona

Ultima notte stagionale dolce per Verstappen e Red Bull-Honda. Prima di Melbourne in tanti si attendevano una stagione deludente per la squadra austriaca, al primo anno con quella power unit Honda che tanto aveva fatto penare Alonso e McLaren. La stagione di rodaggio con Toro Rosso ha permesso agli uomini di Horner di correre senza preoccuparsi dell'affidabilità di un motore che nelle ultime gare ha quasi raggiunto le prestazioni di Ferrari e Mercedes. Tre vittorie per Verstappen, e già l'olandese si lecca i baffi, che non ha, pensando a quanto potrà fare la prossima stagione. Intanto si gode la terza piazza nel mondiale.

Buona fortuna Robert!

Ultima notte per Robert Kubica, ai titoli di coda di una carriera nella massima formula che avrebbe potuto regalargli più gioie sportive, vero, ma ha anche consegnato al mondo un esempio di tenacia e coraggio. Classe 1984, nel febbraio 2011 un terribile incidente durante il Rally di Andora, disputato per pura passione agonistica fra una stagione e l'altra della massima serie, lo mise in pericolo di vita. Fratture, lesioni multiple e addio al mondo delle competizioni. Epilogo scontato per tanti, non per lui. Lunghi interventi, una dolorosa riabilitazione poi rieccolo nei rally ed infine al via della stagione 2019 di F1. Al volante di una recalcitrante Williams ha ottenuto l'unico punto della squadra, in Germania. Un piccolo bagliore in una stagione da fondo classifica, a combattere con il giovane team mate Russell, campione di F2. Avremmo sperato in qualcosa di più per l'unica stagione di ritorno, considerando che il prossimo anno sarà sostituito dal debuttante canadese Latifi. Tralasciando i dati statistici non possiamo non inchinarci alla grandezza dell'uomo Kubica, comunque in grado di stare là, fra i grandi delle quattro ruote, dopo tutto quello che ha passato. Buona fortuna Robert, in DTM o ovunque sarà.

Hulkenberg: quando la Formula 1 è ingiusta

Ultima notte per Hulkenberg, fantastico vincitore della 24 ore di Le Mans 2015. In Formula 1 dal 2010, quando debuttò forte del titolo GP2 appena conquistato, non ha trovato una sistemazione nella serie di Liberty Media per la prossima stagione. Mai a podio, la dimostrazione vivente di quanto la Formula 1 possa essere ingiusta e talvolta poco meritocratica. Un talento cristallino che avrebbe potuto ottenere molto di più, ma chissà che non torni in ballo nel 2021.

McLaren: la strada è quella giusta

Ultima notte della stagione per una McLaren tornata vicina ai piani alti. Ed a podio con Sainz in Brasile. Lo spagnolo, insieme al giovane Norris, sono stati pedine fondamentali nel processo di rinascita della blasonata squadra inglese. Capace di concludere quarta in classifica costruttori. Sainz è riuscito a chiudere addirittura sesto in quella piloti, un traguardo che rende merito alle capacità dello spagnolo.

Si spengono le luci

Ultima notte per questa stagione di Formula 1. Mercedes, Ferrari, Red Bull, McLaren, Renault, Toro Rosso, Racing Point, Alfa Romeo, Haas, Williams, recita la classifica squadre. In attesa che tutto venga stravolto nel 2021, con l'arrivo delle nuove regole, avremo un 2020 all'insegna della continuità, con tutti gli attori che dovranno riuscire in un breve inverno a colmare il divario con l'invincibile Mercedes. Batterla sarà difficile. Fare meglio di questo Hamilton, adesso, sembra utopia. Ma chissà, mai dire mai. A Melbourne, il prossimo 15 marzo, tutti ripartiranno da zero.

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