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di Guido Zaccarelli Mirandola 24 guigno 2018 - L'organizzazione attuale del lavoro è ancora impostata sulle legge del capo e del sottoposto. Una situazione ancestrale che inizia quando le persone sono passate dal condurre una vita nomade ad una basata sull'agricoltura, dal cacciare per vivere ad allevare per commerciare. Il dominio dell'uomo sull'altro segue la legge di chi comanda e chi ubbidisce.

Ieri, chi comandava aveva il rispetto delle posizioni altrui. Aveva memoria del passato del lavoratore. Ora molto meno. Fino a qualche tempo fa l'esperienza maturata sul campo aveva un valore personale ed aziendale che riceveva il rispetto anche come fattore di crescita professionale. Il curriculum serviva per dimostrare ciò che si era fatto e i capi ne tenevano conto nell'esprimere un giudizio complessivo ai fini della valutazione parziale e finale. Ora, molti capi hanno perso la memoria. Richiamati verso l'alto da una energia invisibile che attira tutti i corpi verso il centro dell'interesse individuale, si disinteressano del chi sei e pressano al fare per la crescita perpetua. Il giorno nel quale il budget non viene rispettato, in relazione alle annualità precedenti, allontanandosi dal trend imposto dall'impresa, ecco che il passato viene cancellato per lasciare spazio ad altre persone disposte a correre per scalare rapidamente il successo. Il tempo personale svanisce assorbito dal tempo lavoro che non concede spazio e tregua imponendo la connessione perpetua che passa da IoT H24 (Internet of Think ) ad IoM H24, ( Internet of Man ).

Chi opera in aziende che hanno sedi sparse in tutto il globo è chiamato a fasi lavorative di lungo respiro, perché quando una parte del mondo cammina l'altra riposa. La globalizzazione ha perso la memoria del giorno e della notte: c'è sempre il sole. Il turn over dei capi eleva la perdita di memoria e il passato delle persone vissuto all'insegna dell'impegno e della disponibilità crescente sfuma lasciando dietro di sé una scia di delusione che nel tempo si trasforma in frustrazione e nella perdita di ideali, franati rovinosamente a terra dal mancato riconoscimento della propria identità: ciò che conta è il successo del capo.

Le persone perdono il consenso e il disagio limita la buona volontà che spinge al disinteresse e nemmeno gli incoraggiamenti altrui sono in grado di mutare il contesto del singolo. I capi si mettono sul mercato alla ricerca di nuovi adepti ai quali consegnare l'idea di un successo assicurato, fino a quando anche loro non si troveranno nelle stesse condizioni dei loro predecessori: nulla vale di più di ciò che serve al momento.

Le persone sono considerate al pari di un ingranaggio mobile della catena di montaggio che deve dare il meglio di sé nello stesso istante nel quale emerge il bisogno al pari di un componente per realizzare un prodotto finito. Un numero x della catena y. Terminata la sua funzione la memoria di un tempo viene abbandonata al proprio destino e ai capi spetta il compito di applicare in modo perpetuo la regola: work and dont' think, you are the future.

 

 

GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia

In molti si stanno affrettando a coniare e ipotizzare scenari innovativi da attribuire a Industria 5.0, la fase postuma dell'Industria 4.0 che vede attualmente protagonista ancora la macchina al posto dell'uomo impiegata per massimizzare la gestione organizzativa e rendere efficiente i processi produttivi.

di Guido Zaccarelli Mirandola 17 giugno 2018 - L'Industria 5.0 sarà l'era della Conoscenza Condivisa dove la persona è al centro dell'azienda e la macchina posta al lato dell'uomo, in posizione strategica, per sostenere l'innovazione di prodotto e di processo. Un cambio di paradigma e di prospettiva necessario per affrontare le sfide offerte dalla globalizzazione.

Lo scenario appena descritto, forte di una tecnologia digitale molto avanzata, ha messo alle corde molte aziende che non hanno tenuto in considerazione la necessità di disporre in tempo reale di personale formato ad operare all'interno di un mondo completamente nuovo e staccato dal precedente mondo analogico.

Un vuoto che le imprese stanno cercando di colmare con molte difficoltà. Una transizione che si doveva, e poteva prevedere, agendo sulla formazione costante delle maestranze sempre tenuta lontana dalle posizioni di ascolto, di promozione e di valorizzazione delle singole e comuni identità personali e professionali.

I cieli sono circolari e Platone li accetta come punto di riferimento oggettivo per la misura del tempo, dove tutto torna: l'uomo finalmente ritorna protagonista assoluto della nuova era cosmica dell'industria 5.0 che assorbirà in tutto, o in parte, l'industria 4.0 per delineare la nascita dell'Economia 5.0, quella che veramente proietterà l'uomo nell'Iperuranio, oltre la volta del cielo. Quando la tecnologia sarà assorbita in tutte le funzioni cardini, serviranno persone preparate e formate a condividere la conoscenza per raggiungere il fine comune.

Una svolta che le aziende tendono ancora a tenere lontano, dai propri propositi, perché immersi nell'acquisto e nell'impiego di nuove tecnologie, nella produzione e nella ricerca di persone in possesso di requisiti specifici per condurre le macchine al lavoro.

Quando riusciranno a vedere oltre il confine del proprio sguardo attuale l'Industria 5.0 della Conoscenza Condivisa sarà pronta a seguirli in un cammino dove le persone affronteranno con impegno il lavoro quotidiano, spinti dalla forza dell'adesione alla reciprocità che segnerà la nascita dell'Economia 5.0 uniti dalla volontà comune messa in atto dal mondo istituzionale, sociale e imprenditoriale.

L'Industria 5.0 della Conoscenza Condivisa è un modello di gestione organizzativa che pone la persona al centro dell'azienda. È l'innesto di una nuova cultura e senso dell'etica sociale all'interno delle organizzazioni. La creazione di luoghi di lavoro felicitanti pone le persone nella piena disponibilità di condividere la conoscenza e accrescere il valore etico ed economico dell'azienda. Si tratta di un modo d'intendere in modo differente la relazione tra le persone per incoraggiare lo scambio paritetico delle comunicazioni tra individui, dal centro alla periferia e viceversa, e sollecitare interventi di adattamento reciproco di tutti i componenti dell'organizzazione.

L'industria 5.0 della Conoscenza Condivisa porta con sé inumerevoli vantaggi, quali, la riduzione delle necessità di controlli e quindi dell'impiego di tempi non produttivi, la minore incidenza delle assenze ingiustificate e dei tempi morti di attività, la condivisione generalizzata delle sorti aziendali, conseguente ad una maggiore certezza del posto di lavoro e al miglioramento professionale ed economico, il feed back delle conoscenze dalla base verso l'alto, così da consentire un costante miglioramento prestazionale, l'eliminazione del turn-over motivato dalla ricerca di miglioramenti.

L'industria 5.0 della Conoscenza Condivisa impegnerà l'azienda anche ad adottare il Techinal Report UNI T/R 11642 da inserire nella carta dei servizi dell'azienda per promuovere il valore della persona.

L'industria 5.0 della Conoscenza Condivisa è pronta per salpare. Occorre un comandante disposto a condividere un progetto che parla al futuro sottoposto, come per Platone, a superare l'esame della Doxa, dove hanno senso e valore i concetti di passato, presente e futuro come l'Industria 5.0 della Conoscenza Condivisa. Anche per Noi tutto tornerà e sarà l'inizio di una nuova era.

 

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GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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di Guido Zaccarelli Mirandola 13 maggio 2018 - L'obiettivo si raggiunge quando è S.M.A.R.T., (Specifico, Misurabile, Achievable - Raggiungibile, Rilevante e Temporalmente definito).

Questo acronimo viene suggerito e spesso impiegato nell'ambito del management, con particolare rilievo nell'ambito dell'MBO, management by objectives o nell'MBR, management by results, quando si devono misurare le performance delle risorse umane in ambito aziendale.

Il focus di oggi non desidera percorre la strada che compiono le persone in ambito organizzativo per raggiungere gli obiettivi, ma cercare di mettere a fuoco la strategia che ogni individuo mette in atto per raggiungere gli scopi personali, quando questi sono contornati da BIAS (giudizio o pregiudizio ndr).

Innanzitutto, l'obiettivo deve essere Specifico, ovvero chiaro. Significa che il punto a cui l'individuo tende deve essere pieno di luce, senza essere contornato da sbavature e annidare al proprio interno zone d'ombra, che nel tempo tendono ad offuscare l'immagine. Deve essere unico e non attorniato da altri obiettivi perché distraggono, e nel tempo, sottraggono attenzione a quello principale. Se prendiamo un cerchio deve esprimere la sua totale pienezza senza presentare al proprio interno una sezione a spicchio.

Il concetto di Misurabile è fortemente legato a quanto l'uomo è in grado di realizzare e di controllare ogni singola fase di avvicinamento all'obiettivo. La scala è realizzata per consentire alle persone di salire e scendere in base alle proprie caratteristiche, di sostare o avanzare rapidamente per raggiungere lo scopo prefissato. Un gradino, un passo, e uno dopo l'altro, si raggiunge la vetta. Fare corrispondere ad un singolo passo più gradini potrebbe favorire la nascita del fallimento.

Raggiungibile è fortemente legato all'introspezione – il guardarsi dentro - e all'ascolto interiore - esteriore, dimensioni che tra loro combinate sono in grado di verificare le proprie potenzialità e stabilire il tipo e il livello dell'obiettivo che si desidera raggiungere. È inutile avvicendarsi nella pratica di una attività senza prima aver conseguito una certificazione professionale. Tentare di superare una prova senza aver messo da parte ore di studio.

La Rilevanza e il Tempo, accompagnati dalla riflessione, sono fattori che fanno da corollario per raggiungere i propri obiettivi. Il suggerimento è sempre quello di prendere un foglio di carta e tracciare una linea che fissi il punto più alto della vetta che si vuole raggiungere. Successivamente è indispensabile inserire più punti sulla stessa linea per marcare i singoli passi che bisogna compiere per raggiungere uno stadio e superarlo per raggiungere il successivo.

La distanza tra un punto e l'altro deve seguire un tempo che deve essere finito. Un obiettivo a lunghissima scadenza non si raggiunge se non sono chiare le premesse e le condizioni che devono essere rispettate per arrivare alle tappe intermedie e andare oltre. Tutto questo non è sufficiente.

Cosa occorre considerare?
La Strategia da impiegare e il BIAS – pregiudizio – opinione errata - ovvero "errore di interpretazione", che coincide con una mancata analisi personale delle situazioni presenti sul campo confrontate con quelle vissute in passato e dai consigli e suggerimenti che provengono dalle relazioni esterne, condizionano in modo rilevante il cammino verso l'obiettivo.

La strategia deriva dal greco antico strategós e identificava il generale al comando dell'esercito. Una figura carismatica che definiva i modi e i tempi per vincere la battaglia o la guerra avendo una visione generale e particolare del'azione che doveva essere messa in campo dai soldati attraverso un piano d'azione particolareggiato.

PiueMeno_1.jpgIl BIAS è una distorsione del pensiero e possiamo rappresentarla come una sorta di valanga che segue la linea obliqua del crinale di una montagna che s'ingrossa man mano che la forza peso tira la slavina verso il basso. Un errore di "puntamento cognitivo dell'obiettivo ", non recuperato nella fase iniziale, concorre a creare una distorsione molto importante, al pari di una freccia quando viene lanciata senza valutare le situazioni che potrebbero influire nel raggiungere il centro.

Il suggerimento che viene portato al lettore, è quello di tracciare due rette parallele a distanza ravvicinata con la linea dell'obiettivo, in modo da identificare l'alveo entro il quale è possibile muoversi senza debordare e uscire di strada perdendo di vista il punto di arrivo. Minore è la distanza tra i due argini, minore è il BIAS che le persone intendono assegnare all'errore in quanto, in corrispondenza di ogni stadio intermedio, è possibile verificare lo stato dell'arte e modificare le azioni e i comportamenti conseguenti in tempi rapidi. Il BIAS, osservato in psicologia, si riferisce ad un giudizio o ad un pregiudizio che viene a determinarsi sulla scorta delle informazioni presenti.

Questi fattori incidono pesantemente sulla possibilità di raggiungere l'obiettivo perché hanno l'ardire di innestare continuamente il dubbio e favorire la nascita di interpretazioni che non giovano, se non marginalmente quando sono contenute nello spazio a cui riservare il giusto tempo di analisi, nemmeno "all'obiettivo" che sentendosi parte in causa, tende ogni giorno a spostare la sua posizione per non farsi raggiungere dalla linea della strategia.

Agli occhi di molti può sembrare un paradosso. È l'immagine che corrisponde alla realtà percepita dagli individui che non riescono a raggiungere i propri obiettivi. Credono che sia il punto che si muove in tutte le direzioni possibili quando in realtà sono loro stessi che non riescono a mantenere fisso lo sguardo sulla vetta da raggiungere.

 

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di Guido Zaccarelli Mirandola 15 aprile 2018 - Per un punto passano infinite rette, per due punti distinti passa una sola retta, una retta divide il piano in due semipiani. Euclide, di cui si conosce poco o nulla vissuto tra il IV – III sec. A. C. ha dato origine alla geometria euclidea diventando la scienza esclusiva che ancora oggi viene studiata nei testi classici contribuendo a promuovere ogni tipo di ragionamento partendo dagli enti fondamentali che sono il punto, la retta e il piano.

Euclide.jpgI postulati sono delle proposizioni (principi) che definiscono le proprietà degli enti. Per Euclide i postulati (sono proposizioni che non vengono dimostrate perché sono la diretta conseguenza di un ragionamento logico delle proposizioni espresse in precedenza, essenziali, per impostare il ragionamento logico successivo, senza ambire a raggiungere nessun tipo di ulteriore dimostrazione perché in possesso di una verità indiscutibile che la delimita e la determina), sono un insieme di regole fondamentali che il matematico greco mise alla base della geometria per il grado di intuizione che erano, e sono tutt'ora, in grado di esprimere. I postulati sono 5 e si studiano tutti a memoria: postulato dell'esistenza, dell'appartenenza, dell'uguaglianza, dell'ordine e delle parallele. Il nostro interesse è orientato ad osservare il postulato dell'appartenenza.

Cosa afferma?: «Per un punto passano infinite rette, per due punti passa una sola retta, dato un piano, la retta divide il piano in due semipiani in modo tale che se prendiamo due punti nello stesso semipiano il segmento che li unisce non taglia la retta, mentre se prendiamo i due punti in semipiani opposti il segmento che li unisce taglia la retta.» Quale è la relazione intercorre tra il caos che le persone vivono in una azienda e il postulato dell'appartenenza? Proviamo insieme a dare una possibile risposta tra le tante che potrebbero essere formulate provenienti da proiezioni diverse e distanti tra loro.

Il punto è il lavoratore che ogni giorno entra in contatto con il mondo del lavoro a stretto contatto con un modello organizzativo nel quale è forte l'azione del ruolo che esercita il comando in un regime di subalternità. La retta è la linea di comando esercitata nei confronti del collaboratore che si trova a dover gestire il conflitto delle disposizioni impartite dai superiori senza intravedere unità d'intenti. Il lavoratore entra in una fase di stallo incapace di gestire gli stati situazionali limitando l'accesso all'azione organizzativa.

Il caos ambientale regna sovrano costringendolo ad adottare comportamenti neutri per evitare di essere il punto d'intersezione del conflitto tra le differenti linee d'azione. Il disordine occupa la posizione centrale della scena lavorativa limitando l'azione del lavoratore fino a bloccarne le attività perché si accorge che la mano destra non sa quello che fa la sinistra: una linea d'azione non conosce il contenuto dell'altra linea d'azione, perché dure rette parallele tra di loro non dialogano.

L'organizzazione sembra in movimento, che produca, in realtà ruota su se stessa, assumendo l'immagine di un bagnante estivo che entra in mare per nuotare, agita l'acqua senza muoversi dal punto in cui si trova. Una visione che inizialmente promuove stati d'animo positivi fino a trasformarsi ben presto in una illusione ottica. La realtà appare nitida ed evidente in ogni aspetto e l'azienda ricorre alla esternalizzazione per compensare la mancata adesione del lavoratore alle direttive impartite causato dallo stato di disordine nel quale si trova. La realtà potrebbe cambiare quanto per due punti passa una sola retta in quanto capace di esprime la chiarezza dell'azione di comando esercitata nella stessa direzione di marcia del lavoratore. L'appartenenza è il piano nel quale il lavoratore si trova.

Quando le persone non ricevono disposizioni precise in un piano euclideo dove il clima è positivo e la conoscenza è condivisa perché espressa in un modello organizzativo circolare, ogni disposizione è autoreferenziale a se stessa e incapace di condurre l'azienda verso il benessere organizzativo per generare fonti reddituali in grado di competere con i mercati globali. Occorre avviare all'interno delle aziende politiche organizzative immerse nella capacità di favorire il dialogo tra le persone e le differenti linee d'azione garantendo in questo modo la partecipazione collettiva di tutti i lavoratori la cui identità viene offuscata dal ruolo assunto a immagine e somiglianza dal potere.

L'inversione di tendenza si attua con la cultura e la visione d'insieme verso il bene comune in grado di offrire una nuova prospettiva sul futuro delle aziende e delle persone.

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di Guido Zaccarelli Mirandola 7 aprile 2018 - Persone & lavoro, un conflitto tra il desiderio di fare e l'azienda che toglie la voglia di fare. E' il pensiero ricorrente di molte persone quando entrano al mattino in azienda consapevoli del disagio che li attende una volta superato il cancello d'ingresso dell'impresa. Il loro pensiero viene catapultato direttamente all'ora di uscita quando finalmente potranno assaporare la possibilità di ritornare nel loro benessere.

Il disagio prende lo stomaco, il fare perde di consistenza, la buona volontà rimane fuori e la coscienza assume una nuova identità. Nasce una nuova consapevolezza che limita l'azione del singolo verso il fare comune.

L'attività è parcellizzata e il dialogo tra colleghi termina: non è di mia competenza. La buona volontà emigra verso nuovi lidi. Come mai, in molte aziende si avverte un diffuso senso di disagio?

Innanzitutto il disagio che si vive nelle aziende è (in larga misura) frutto ed espressione del disagio che regna nelle persone che (in modo consapevole o meno) con il loro comportamento, pensiero e azione condizionano pesantemente l'agire sociale aziendale. Il disagio personale coinvolge anche le direttive che vengono emanate, che si riflettono nelle condotte altrui e che spesso oltrepassano i confini della logica comune, il buon senso. Il disagio prende forma dalla presenza di una diffusa intolleranza verso il sistema delle credenze che nel tempo ha visto perdere la fiducia dei lavoratori nei confronti dell'azienda. Il disagio si manifesta in relazione alla speranza di migliorare la propria condizione lavorativa (spesso) sottopagata e che limita l'accesso alla progettazione di nuovi stili di vita personali e familiari votati ad un futuro migliore.

Fronte_e_lavoro_preoccupazione.jpgIl disagio nasce dal vedersi costantemente sottratti il desiderio di proporre iniziative per migliorare il contesto lavorativo e organizzativo: non sei pagato per pensare ma per lavorare ..., fuori il mondo ti aspetta. L'insieme di queste situazioni, (e tante altre) alle quali si aggiunge la presenza di un forte individualismo economico per raggiungere mete sempre più ambite, determina la presenza di uno scostamento tra gli obiettivi dichiarati dall'impresa e il modo con il quale li persegue.

I ruoli e le funzioni aziendali sono una corsa ad ostacoli per impadronirsi del potere e raggiungere velocemente la piramide organizzativa per ambire a posizioni di vertice. Una battaglia senza riserve che favorisce l'ascesa di pochi a svantaggio di molti che rimangono appiedati e incapaci di esprimere i valori in campo. Questo è il contesto nel quale si trovano molte persone quando entrano oggi nel mondo del lavoro.

Certamente non mancano situazioni dove vengono ascoltate e valorizzati e alle quali vengono offerte opportunità di crescita. Spesso rimangono casi isolati. Come valorizzare le aziende e farne punti di riferimento per altre in un contesto non solo locale ma anche mondiale? Adottare le linee guida UNI T/R 11642 che suggeriscono all'azienda come valorizzare le persone e creare luoghi di lavoro felici.

Un impegno che l'impresa assume verso la comunità da sottoscrivere nella carta dei servizi in modo da consolidare il rapporto di fiducia con i lavoratori e il mondo sociale ed economico. Il futuro di una azienda passa dall'adottare al proprio interno "La conoscenza condivisa®" che si muove nella direzione di eliminare il disagio a vantaggio della felicità. Le persone devono entrare in azienda contente. Dobbiamo tutti insieme mobilizzare le energie per ambire ad ottenere imprese nelle quali si lavora con il desiderio del fare.

Quando raggiungeremo insieme questo obiettivo, osserveremo il mondo da una prospettiva migliore e tutti potranno godere di questa luce radiosa.

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GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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Di Guido Zaccarelli – Mirandola (MO) 18 marzo 2018 - La scrittura è il segno grafico che l'uomo impiega per rappresentare la realtà che lo circonda e descriverla, attingendo dalla sorgente dei propri sentimenti la fonte principale per arricchire il testo di contenuti e di emozioni.

Un viaggio di andata e ritorno da compiere più volte sulla stessa riga per calarsi nella profondità della parola e addentrasi nei meandri di ogni singola sfumatura, per cogliere l'essenza dell'invisibile dove il pensiero s'eleva oltre i confini del presente.

Un modo per donare al lettore il luogo dove riflettere e aiutarlo a colmare il vuoto lasciato libero tra una parola e l'altra. La semiotica è la scienza che studia il linguaggio dei segni in un'ottica di significazione: "è tutto ciò che rimanda a qualcos'altro che non c'è: il fischio del capostazione che segnala la partenza di un treno, il segnale lampeggiante di un semaforo, il testo presente in un libro, qualsiasi frase contenuta in una bottiglia lanciata in mare e ritrovata a distanza di anni."

Ogni cosa che noi vediamo e tocchiamo è un segno semiotico che genera un processo di comunicazione che può essere di natura sociale, attraverso l'interazione di persone, oppure astratto, che non prevede la presenza di una mente umana ma di un oggetto, il suo riferimento nel contesto e il suono che è in grado di generare.

Il significato muta in base al contesto, nel quale il segno è collocato, inteso come l'insieme delle condizioni, delle opportunità e dei vincoli, spaziali, temporali, relazionali e culturali presenti in un qualsiasi scambio comunicativo.

Il contesto si può ampliare o restringere secondo le esigenze presenti nell'interazione comunicativa. Il libro è l'oggetto di questo atto comunicativo che mette in contatto il lettore con lo scrittore, la lettura è il riferimento al testo e l'audiolibro il suono che viene prodotto. Leggere ascoltando è un segno semiotico capace di generare un continuo divenire con l'oggetto che rappresenta e con l'aiuto della voce ornare di ulteriori significati la lettura.

Leggere ascoltando è momento unico da dedicare all'ascolto attivo nei momenti di libertà, dove combinare la quotidianità con l'eufonia della parola in un continuo rincorrersi di suoni e di melodie che incantano le emozioni fissandosi in modo indelebile nella memoria. Il desiderio di leggere e di ascoltare diventa una sana abitudine da incoraggiare ogni giorno per la presa cosciente di generare un diffuso e sano benessere personale e sociale, che coinvolge non solo le persone fragili, ma l'intera popolazione.

Le moderne tecnologie della informazione e della comunicazione sono strumenti sempre allettanti, raffinati e in continua evoluzione, nati per diffondere il valore e il piacere dell'ascolto, in questo particolare caso, della lettura da impiegare per orchestrare una composizione armonica di parole, lettere e suoni. Le persone vivono il disagio del tempo sottratto a dare risposte sempre più complesse anche quando la semplicità è di casa.

Leggere ascoltando è il futuro al quale dobbiamo prestare il fianco per farlo diventare uno strumento quotidiano di condivisione della conoscenza e di crescita culturale e sociale, non solo per le persone fragili, ma per tutti Noi con l'intento di creare un futuro che continuamente si disseta alla fonte principale della lettura e dell'ascolto.

Bibliografia: Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro. Guido Zaccarelli, Franco Angeli Editore.

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GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Curriculum: Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

 

 

 

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L'idea è un bagliore, è circostanza discreta con l'intuito. Tutte le persone hanno delle idee, molte le trattengono per sé senza investire sulla opportunità di tradurle in un brevetto, altre invece credono nell'idea e avanzano per passare «dal dire al fare» per non rimanere ostaggio dei propri pensieri.

brevetto-zaccarelli.jpgLa prima azione che ne consegue è la «motivazione al fare.» Dopo aver sondato l'ambiente circostante alla ricerca di elementi, convincenti o dissuadenti, ne consegue la decisione di avanzare nei propri propositi per riflettere sulla necessità di disporre di altre testimonianze utili allo scopo, all'apparenza risultare superflui, ma una volta rivisti, essere fondamentali per conferire dignità all'idea.

Se l'idea si colloca oltre l'analisi condotta la matita diventa il testimone oculare principale in grado di riprodurre su un foglio di carta tutto ciò che la mente conservava gelosamente dentro si sé e che ora desidera apparire al mondo in tutta la sua maestosità.

Un segno grafico per riprodurre l'idea donando al tratto grafico l'energia necessaria perché possa prendere forma ed essere realizzata in conformità dell'immagine idealizzata. La bozza è la prima espressione visiva dell'idea che porta la mente a riflettere sul grado di adesione tra il pensiero e la realtà continuamente sottoposta a validazione per condurre la forma all'idea iniziale. La mente è sottoposta ad un duro lavoro alla ricerca di una o più soluzioni che possano confluire nella possibilità di essere tradotta in pratica.

«Il talento delle persone è nella capacità di vedere l'idea tradotta nella realtà.» Si lavora sul prototipo, dove la materia incontra l'idea e prende forma: «ogni blocco di pietra ha una sua statua dentro ed è compito dello scultore scoprirla.», disse Michelangelo, e ancora: «occorre togliere il marmo in eccesso.»

Il tempo arrotonda le linee e gli angoli vengono smussati. La realtà è lontana, il cerchio è aperto. La soluzione è nell'aria ed è frutto di un incontro, con le persone, con l'osservazione particolareggiata dell'ambiente, non solo, è «circostanza discreta con l'intuito» che avviene in un momento del tempo quando tutto sembra svanire e la mente si abbandona di slancio a se stessa.

In quel momento preciso tutto accade. Per insight, per illuminazione. Ciò che sembrava irrimediabilmente perso ecco che ritorna alla luce ricombinando tutti i fili del reticolo con il quale dare forma alla materia che ancora vive dei richiami dell'idea, dalla quale non si è ancora distaccata. Un cordone ombelicale per mantenersi in vita e godere del dono della reciprocità.

La bozza diventa progetto e oggetto della realtà, «fatto ad arte.» Il mondo osserva con attenzione le idee ritrovando in loro «il futuro» in grado di generare ogni tipo di prosperità, sociale, economica e culturale.

Le idee devono essere tutelate essendo un patrimonio inestimabile non solo personale ma per il valore che conserva a vantaggio di una intera nazione e per i riverberi che può mettere in campo dai riscontri sconosciuti.

Il brevetto protegge l'idea e rivendica la paternità all'autore definendo l'unicità del suo genere. La descrizione particolareggiata di ogni singolo dettaglio che caratterizza il brevetto, che ha origine nella sua dimensione più intima fino a raggiungere la dimensione conclusiva, si chiama: rivendicazioni.

Di cosa si tratta? Le rivendicazioni definiscono le caratteristiche di come l'idea deve essere realizzata in ogni minimo dettaglio avendo cura di dare sequenzialità alle singole fasi procedurali con le quali si andrà a realizzare in forma concreta il brevetto. Ogni singolo punto deve richiamare il precedente ed essere ripreso nel successivo per evitare che altri possano individuare pertugi nei quali fare leva per realizzare altri brevetti equivalenti o individuare situazioni di plagio. È la parte più difficile, ma una volta redatta consente di mantenere intatta l'unicità dell'idea conferendogli il valore intellettuale propria dell'idea.

L'idea è ora un brevetto. Portiamolo alla luce conferendogli valore e dignità e quella luminosità che si aspettava di ricevere quando quel bagliore improvviso raggiunse l'uomo in un momento del tempo avvolto, forse, nella sua stessa oscurità.

 

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La relazione quotidiana con la realtà che ci circonda è la fonte principale alla quale l'uomo si accosta per ampliare la propria conoscenza.

Di Guido Zaccarelli 21 gennaio 2018 - Non sempre l'uomo concede al mondo tutto ciò che riceve e laboriosamente ottiene con la forza del proprio impegno. Spesso trattiene buona parte delle proprie conoscenze per sé liberandole solamente quando percepisce intorno a sé la presenza di un clima sereno e di fiducia reciproca in grado di generare un diffuso stato di benessere psicofisico.

In una azienda dove il clima organizzativo è freddo e le relazioni umane sono frammentate, viene a meno da parte dell'uomo la disponibilità a concedere all'organizzazione la conoscenza, soprattutto quella invisibile. Solo la parte visibile viene accordata in virtù di un vincolo retributivo o in presenza di obblighi di altra natura.

È difficile fornire una definizione univoca di conoscenza, in quanto propria dell'uomo che si nutre e trova giovamento ogni giorno grazie alla relazione con il mondo.

Conoscenza visibile1I libri di testo riportano definizioni differenti agenti tutti nella direzione di offrire al lettore un variegato insieme di prospettive da rendere coerenti con l'interesse e le circostanze del momento. Com'è difficile definire la conoscenza altrettanto difficoltoso è attribuire un valore economico alla conoscenza, per via della sua natura immateriale.

È possibile rappresentarla numericamente attraverso questionari realizzati all'occorrenza per assegnare un valore economico proprio al contesto da misurare, sapendo della presenza di forti scostamenti tra i risultati ottenuti e i valori presi come riferimento.

L'iceberg è l'immagine impiegata per raffigurare la conoscenza che rende netta la separazione tra ciò che si vede e la parte sommersa. La parte visibile è ciò che l'uomo mostra e condivide con gli altri, quella sommersa è ciò che trattiene e che mette a disposizione del prossimo quando le circostanze favorevoli lo consentono.

Le condizioni si verificano in coincidenza di un clima mite che riscalda l'intero blocco di ghiaccio. Il calore generato dal clima positivo riduce la distanza tra le persone favorendo la prossimità del dialogo e la nascita di un sistema di relazioni alla pari che confinano nella reciprocità. La parte sommersa dell'iceberg si scioglie contribuendo ad elevare il livello dell'acqua della conoscenza fino a raggiungere la prossimità dell'azienda. I confini periferici delimitano il perimetro entro il quale la conoscenza inizia a produrre i propri frutti. Le persone iniziano a dissetarsi alla fonte comune della "Conoscenza Condivisa" e anche chi era collocato in periferia riesce a godere dei benefici comuni. È l'inizio di una nuova era.

conoscenza visibile2-risorseL'azienda inizia a vedere in quesiti nuovi atteggiamenti la possibilità di impostare un nuovo modo d'intendere la relazione tra le persone e di intraprendere nuovi modelli di business orientati a fare crescere l'impresa nel medio e lungo periodo. I questionari contribuiscono a sostenere il management nel difficile compito di assegnare un valore attendibile alla conoscenza liquida che rappresenta una entità economica importante da massimizzare in investimenti umani e tecnologici. Una volta valorizzata partecipa a formare il bilancio dell'intangibile che le aziende dovrebbero redigere come fonte di analisi per intraprendere azioni collettive di buon governo organizzativo.

La conoscenza liquida partecipa attivamente alla formazione del MOL, Margine Operativo Lordo, quale importante indicatore di redditività di una azienda che non tiene conto degli interessi, delle imposte, del deprezzamento dei beni e degli ammortamenti. Il dialogo franco e spontaneo tra le persone e la disponibilità a condividere la conoscenza invisibile, consente all'azienda di contenere i costi dei dipendenti, l'accesso a soluzioni esterne e la presenza di una elevata burocrazia che rallenta tutte le fasi operative e strategiche.

È in corso un cambio culturale nelle aziende, complice un mondo che muta il contesto in ogni momento.

La conoscenza invisibile è un patrimonio importante per l'uomo, per l'azienda e per la società civile. Lasciarla sommersa significa non comprendere il vero significato, la portata e il contributo che potrebbe fornire per accrescere la redditività di una impresa e la sua capacità di competere in una scala sempre più ampia di valori etici, morali ed economici: non si vede bene che col cuore.

"L'essenziale è invisibile agli occhi". Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry

 

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GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Curriculum: Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

 

Pubblicato in Economia Emilia

La Conoscenza Condivisa entra in azienda e le persone sono felici. Avvertono dentro di sé che qualcosa è cambiato, respirano un'aria nuova, sentono di lavorare sereni e immersi in un diffuso stato di benessere che li gratifica e li rende partecipi di un disegno organizzativo collettivo nel quale si ritrovano per identità e senso di appartenenza.

di Guido Zaccarelli Modena 14 gennaio 2018 - Il senso di appartenenza è una dimensione fondamentale per l'uomo che lo riporta alle sue origini sociali, di vita di relazione, vissute all'interno delle comunità dove regnava la cooperazione prima che la dominazione prendesse il sopravvento. Luoghi sereni e sicuri in cui ritrovare se stessi in ogni circostanza per affrontare le difficoltà del momento.

Il senso di appartenenza, che potremo definire come «il significato vero che le persone attribuiscono all'unità di misura dello stare insieme.» Stare insieme nel benessere, ha un valore personale e sociale unico e inestimabile, consente di dare il meglio di sé in qualsiasi luogo, momento o circostanza, in modo naturale e spontaneo, senza pregiudizi di sorta.

"Lo scopo è lavorare in un ambiente felice". Anche le aziende devono dare prova di sé e dell'impegno assunto, non solo nei confronti del mondo che lo circonda ma anche di quello interno, scrivendo il curriculum nel quale riportare e rendere pubblico il contesto dove le persone lavorano e l'impegno assunto nel promuovere il valore delle persone.

"Il curriculum, non solo per le persone ma anche per le aziende: una relazione alla pari". Si profila in questo modo la nascita di una nuova linea di credito e di apertura verso un modo differente d'intendere la relazione di fiducia tra l'imprenditore e il lavoratore, "il protocollo della conoscenza condivisa", in grado di generare un sistema di credenze "senza linea di confine" aperto al dialogo e al confronto dialettico volto a rendere attrattiva la permanenza del lavoratore e favorire il grado di attrattività per l'inserimento di nuovi collaboratori.

Un cambiamento irrinunciabile a cui le aziende devono tendere nell'immediato futuro, per effetto dell'evoluzione dei tempi, che non premia solo la quantità in riferimento alla redditività d'impresa, ma sopra ogni cosa, il valore aggiunto associato alla qualità dei prodotti realizzati dai dipendenti che sostengono con la volontà del fare l'azienda nel loro difficile compito di fare impresa. Tutto questo nasce dalla consapevolezza dell'imprenditore che vede innanzi a se un futuro altamente tecnologico, dove l'attore principale non sarà solo la tecnologia, ma le persone senza le quali non sarà possibile raggiungere gli obiettivi predeterminati.

Sono imprenditori che si muovono sulla base dei risultati economici ed etici che desiderano raggiungere dalla propria comunità aziendale, come espressione di un bene sociale da coltivare e sviluppare nel tempo. Un modello di riferimento a cui ispirarsi per farlo rientrare nel linguaggio comune: "in questa azienda le persone sono felici, vieni a scoprire il perché", consolida la presenza del lavoratore e facilita l'inserimento di nuove entrate.

Per conseguire questo scopo serve la Conoscenza Condivisa.

Cos'è la Conoscenza Condivisa di cui tanto si parla?: "La Conoscenza Condivisa è il nome che identifica il comportamento delle aziende che mettono la persona al centro dell'organizzazione, é la presa cosciente dell'innesto di una nuova consapevolezza: per vincere le sfide offerte dalla globalizzazione le aziende devono creare al loro interno luoghi di lavoro felici dove le persone condividono in forma paritetica la conoscenza".

Come mai serve un nome per identificare il comportamento di una azienda, di un imprenditore che valorizza i suoi dipendenti?. Perché se diventa facile individuare un oggetto della realtà che ci circonda, un bicchiere, un gatto, è molto difficile definire e applicare un modello culturale e portarlo a fattore comune in modo che tutte le persone si possano identificare. Assegnare un nome e prescrivere delle regole facilita l'adesione collegiale e facilita la messa in pratica, una volta entrato nella dimensione quotidiana.

Il Protocollo della Conoscenza Condivisa è un insieme di regole condivise all'interno dell'azienda, a cui possono aderire al¬tre realtà aziendali per creare una rete di aziende che agiscono sulla base degli stessi valori. L'intento è di favorire la realizzazione di una rete della Conoscenza Condivisa per allargare e rendere comune il dialogo tra le persone dell'organizzazione per agevolare un confronto diretto e leale, sostenuto dalla fiducia reciproca e dal dono della gratuità. Il lavoro è lungo e difficoltoso. Se non partiamo non daremo mai a noi stessi la possibilità di tagliare il traguardo prima degli altri, per cambiare una realtà che ormai non ci appartiene perché espressione remota di un tempo passato.

Mettiamoci in marcia e affrontiamo insieme le avversità senza attendere che qualcuno raggiunga il traguardo prima di Noi per decidere del nostro futuro.

20180112-Conoscenza condivisa2

GUIDO ZACCARELLI:
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Curriculum: Guido Zaccarelli è referente dl Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola. Laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie. Dal 2008 è docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

 

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Domenica, 26 Novembre 2017 08:31

L'autostima, cos'é e a cosa serve.

Avvertire dentro di sé un bisogno significa avviare una ricerca interiore ed esteriore in grado di recuperare l'assenza per cui si avverte l'urgenza di ristabilire l'equilibrio.

di Guido Zaccarelli Modena 22 novembre 2017 - Quando di parla di autostima il pensiero di molti corre rapidamente alla piramide dello psicologo statunitense Abraham Maslow che ha coniato nel 1954 la piramide dei bisogni.

Se osserviamo meglio la parola nella sua forma completa la notiamo formata da auto a cui fa seguito il suffisso stima.

La parola àuto ci porta indietro nel tempo fino alla radice greca che faceva riferimento a stesso. La parola stima ci porta invece al latino aestimare che assegnava un valore ad un bene grazie al derivato aes associato al rame, al bronzo o al denaro.

Autostima significa avere stima di sé stesso, dargli valore in relazione a tutte le dimensioni e alle sfumature che formano l'identità di una persona, senza avere ragione, o poco, dell'altrui pensiero. L'autostima, una volta raggiunta, è difficile da consolidare.
È una dimensione troppo variabile dell'uomo e fortemente dipendente e condizionata da fattori endogeni ed esogeni molto differenti tra loro.

Necessita di altro, di una continua ricerca di fonti dalle quali attingere le risorse necessarie per riportare l'uomo in equilibrio.
Avvertire dentro di sé un bisogno significa avviare una ricerca interiore ed esteriore in grado di recuperare l'assenza per cui si avverte l'urgenza di ristabilire l'equilibrio.

Il bisogno di cibo per saziare la fame, l'affetto, la relazione, lo spirito, la fede, la religione, la verità, la fiducia, sono alcune delle dimensioni tra le infinite situazioni nelle quali il corpo e l'anima dell'individuo si possono trovare.

Identificare e classificare le situazioni consente di individuare percorsi di diversa natura per agire in una direzione o nell'altra senza avere la presunzione che la strada che si decide di intraprendere sia la migliore in valore assoluto e che conduca ai risultati attesi.

Percorrere la strada dell'introspezione (del guardarsi dentro) significa dare ascolto al silenzio e raccogliere nelle frequenze del non udibile tutti gli stati d'animo che concorrono a dare un segnale, o meglio ancora, una risposta ai propri perché.

Uscire dal di dentro e osservare il chi siamo dall'esterno significa osservare la realtà in modo percepito frutto di ciò che vorremmo essere e spesso non siamo.

Maslow le ha rappresentate in una piramide e disegnato al suo interno sezioni orizzontali tra loro indipendenti dove le persone possono trovarsi nel corso della vita, dal livello più basso al livello più alto, fino a raggiungere in alcuni casi la vetta, quella dell'autostima.

Osservare la cima spinge l'uomo a percorre gradino dopo gradino la strada verso la sommità con l'energia propria della motivazione che consente di superare gli ostacoli che si frappongono tra il compiere il primo passo e dare seguito al successivo.

Se questa situazione può essere valutata in termini positivi, diventa difficile valutarla alla stessa stregua in discesa laddove le circostanze non consentono di stabilizzare la posizione nel livello desiderato.

Il disagio entra di forza rompendo l'equilibrio raggiunto ponendo l'uomo nella condizione di entrare in un nuovo stato di necessità che deve essere soddisfatto come contrappeso per bilanciare una realtà che necessita di trovare una nuova consapevole solidità.

Le condizioni di stress che condividono con l'uomo la sua quotidianità sono positive se vissute nella condizione in cui la motivazione è gestita per raggiungere traguardi S.M.A.R.T. Specifici, Misurabili, Acquisibili, Realistici e Temporalmente definiti in cui l'uomo è cosciente dei propri mezzi, delle proprie virtù, dei punti di forza e di debolezza.

Il voler raggiungere traguardi troppo ambiziosi, oltre le proprie caratteristiche, può riservargli situazioni di stress negativi che condizionano il raggiungimento dei propri scopi.

Inverso, raggiungere in modo graduale e con il giusto tempo una o più mete, pone l'uomo nella condizione di assaporare il momento e impiegare l'attesa per consolidare lo stato per involarsi senza timore verso nuove punti d'arrivo.

La piramide pone l'uomo nella condizione di riflettere e di scommettere su sé stesso, sulle sue capacità e di quelle del mondo che lo osserva, ponendolo nella condizione di dare e ricevere fiducia, ma di sapere che ogni passo che compie in salita o in discesa dipende da lui, e le scelte che mette in campo contengono una dose di rischio che deve essere misurato per salire senza affanno in cima alla piramide e trovare nell'autostima la risposta a tutti i suoi perché.

Pubblicato in Cultura Emilia
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