Di Raffaele Crispo e Elvis Ronzoni Parma, 9 dicembre 2025 - L'incontro è stato organizzato dalla LIDAP (Lega Italiana contro i Disturbi d’ansia, d’Agorafobia e attacchi di Panico) nell’ambito di un progetto teso a curare le ansie anche di chi cura. Il Convegno è stato organizzato con il patrocinio del Comune di Parma e con il contributo della Fondazione Cariparma da sempre sensibile ad argomenti del genere e a tutto ciò che riguarda la salute e il benessere psicofisico delle persone. Tanti sono stati i professionisti che hanno partecipato alla tavola rotonda che è stata introdotta dal Presidente della LIDAP Giuseppe Costa, soddisfatto per la folta partecipazione ma soprattutto per avere proposto alla città una tematica di cui poco si discute. A impreziosire i lavori dell’incontro ci sono stati gli interventi di Antonio Minervino psichiatra e psicoterapeuta, di Marina Balbo, Rossana Grossi, Anna Porfido ed Amalia Prunotto tutte psicologhe e psicoterapeute che da molti anni collaborano con la LIDAP. Dalle relazioni è emerso che spesso e volentieri il caregiver non è consapevole, o non lo è sufficientemente, del proprio ruolo e pertanto svolge i suoi compiti “sbagliando” involontariamente. Nella maggior parte dei casi il ruolo del caregiver è svolto dalle figure femminili presenti in famiglia, che solitamente assistono dando tanto amore e pensando esclusivamente al famigliare fragile. In Italia, sia per tradizione che per cultura i compiti della cura sono affidati quasi esclusivamente alle donne sia per avere una maggiore sensibilità che per la disponibilità di tempo che riescono a ritagliare nell’arco della propria giornata.
Spesso i caregiver rinunciano a sé stessi, al proprio lavoro, alle proprie passioni e alle legittime ambizioni per dedicarsi anima e corpo a chi ha bisogno di braccia e di cuore. Involontariamente queste, mogli, madri, sorelle dimenticano sé stesse trascurandosi, rinunciando alla propria realizzazione come donne e come lavoratrici; tutto ciò dà vita a delle piccole sofferenze, fonte di stress, che con il passare del tempo crescono fino a segnare fortemente l’equilibrio psicofisico di chi assiste.
Anche il Comune di Parma ha realizzato dei corsi per caregiver perché non ci si può improvvisare ed occorre avere ed utilizzare gli strumenti adatti per assistere chi ha bisogno. Sempre dalle relazioni presentate dai chiarissimi relatori è emerso che chi “offre cure” spesso e volentieri non richiede visibilità e il più delle volte l’unica gratificazione sono dei ringraziamenti e una pacca sulle spalle. Purtroppo, un carico di lavoro eccessivo e tanti eventi possono creare stress e il caregiver, che è impegnato anche emotivamente, non riesce a gestire le proprie sofferenze. È recente il caso di un suicidio omicidio ove una mamma ottantenne, che assisteva la figlia disabile, dopo averla strangolata si è suicidata. Il caregiver, nel prestare il proprio provvidenziale aiuto deve riservare e rispettare una parte di sé “avendo cura” anche della propria salute e dei propri desideri.
I professionisti intervenuti hanno rimarcato che non è facile praticare l’auto cura e pertanto è stato consegnato a tutti i presenti un prezioso volumetto che contiene le linee guida per assolvere al meglio i compiti di cura. L'ultimo intervento è stato fatto da Maria Teresa Zini psicologa, psicoterapeuta ed anche assistente sociale, la quale ha parlato proprio di questo suo ruolo e di quanto sia difficile svolgere tale funzione in una società moderna ove il sistema famigliare comincia a mostrare segnali di crisi e pertanto, a non essere di aiuto a chi ne ha bisogno.
La Zini, così come i suoi colleghi, ha ribadito che il caregiver non può impegnarsi inconsapevolmente mettendo così a rischio il proprio equilibrio ma anche la salute della persona che assiste e le diverse reazioni famigliari. Il convegno della LIDAP ha posto l’attenzione su un argomento molto delicato e spesso trascurato sia dal legislatore che dai caregiver stesso, pertanto, l’auspicio è che si continui a parlare di chi si prende cura degli altri tenendo ben presente le fragilità di tutti “assistito ed assistente”


