Un Teatro Due gremito di giovani di medie e superiori ha fatto da cornice all'ultimo GTalk, evento organizzato e promosso dalla Gazzetta di Parma e Publiedi, e diretto dal professor Ruben Razzante, docente all'Università Cattolica di Milano, giornalista esperto di comunicazione e diritto dell'informazione, nonché autore di numerosi libri al riguardo.
Dalla disinformazione, ai pericoli della rete, dalle nuove forme di narrazione e comunicazione con testimonianze di giovani influencer, alla responsabilità di media, piattaforme social, passando attraverso i diritti nel web, ai i reati ad esso connessi, sono stati affrontati dai numerosi speaker con competenza e chiarezza, i temi più caldi del dibattito contemporaneo, stimolando una riflessione sul presente e sul futuro dei nostri giovani, ma anche sul ruolo che gli adulti ricoprono nella loro educazione, sempre più difficile e complicato.

In questa intervista a margine dell'evento, approfondiremo i punti salienti del GTalk, esplorando le intuizioni del professor Razzante e cercando di comprendere come affrontare le sfide del futuro della comunicazione con consapevolezza e spirito critico, addentrandosi nel complesso universo dei media, per capire come orientarsi in un mondo sempre più interconnesso e, al tempo stesso, sempre più esposto a manipolazioni e distorsioni della realtà.
- Professor Razzante, il GTalk di martedì a Parma ha affrontato tematiche complesse legate alla comunicazione e alla società contemporanea. Qual è stato, a suo avviso, il messaggio chiave che ha voluto trasmettere al pubblico parmigiano attraverso questo evento?
“Far maturare una maggiore importanza nei confronti delle proprie informazioni personali e cominciare a conferire un valore più elevato ai propri dati. C’è la necessità di combattere la tendenza a sottovalutarli o a metterli in piazza senza particolari cautele. L’obiettivo è fare in modo che si sviluppi un’autodisciplina e un’autoconsapevolezza dei rischi che si possono correre a seguito di una pubblicazione disinvolta delle informazioni sulla propria vita privata, delle quali si perde il controllo. Un consiglio che ho voluto trasmettere soprattutto ai giovani è stato quello di impiegare la regola dei tre secondi prima di procedere alla pubblicazione di giudizi. Infatti, spesso accade che vengano diffuse pubblicamente emozioni oppure opinioni personali che, invece, dovrebbero rimanere in ambiti più ristretti. Perciò, è fondamentale che ognuno si dia delle regole per crescere in modo equilibrato anche in rete e per ottimizzare le opportunità offerte dal digitale, marginalizzando il più possibile i rischi.”
- Considerando il contesto attuale, caratterizzato da una rapida evoluzione tecnologica e da una crescente polarizzazione del dibattito pubblico, quali sono, secondo lei, le principali sfide che i professionisti della comunicazione devono affrontare per garantire un'informazione corretta, equilibrata e accessibile a tutti i cittadini in particolare ai giovani?
“I professionisti della comunicazione si ritrovano ad affrontare numerose sfide, visto anche il panorama sempre più complesso in cui si ritrovano ad operare, che richiede un cambiamento nella loro stessa formazione. Il fatto di avere a disposizione un numero sempre più elevato di strumenti digitali aumenta, di conseguenza, la difficoltà, facendo emergere la necessità di uno sviluppo di competenze trasversali e interdisciplinari. Essi devono investire su una formazione che sia aperta, collaborativa e creativa. Alcune qualità che un professionista dovrebbe avere per sviluppare una comunicazione efficace sono il possedere un pensiero critico, avere una maggiore velocità di esecuzione e una propensione al cambiamento. Infatti, la rapidità con cui le informazioni online si diffondono pone il rischio di portare a una semplificazione eccessiva, penalizzando così un’analisi più approfondita.”
- Durante il GTalk, è stato affrontato anche il tema della disinformazione e delle fake news. Quali strategie concrete, a suo avviso, possono essere messe in atto per contrastare efficacemente la diffusione di notizie false e promuovere una cultura dell'informazione consapevole e critica?
“Per riuscire a contrastare questo fenomeno e riuscire a promuovere una cultura dell’informazione consapevole e critica è necessario investire in una maggiore educazione, in modo tale da essere in grado di riconoscere quali fonti siano affidabili e veritiere. Le stesse piattaforme digitali dovrebbero adattare sempre di più i propri algoritmi per ridurre la visibilità di tali contenuti, andando invece a favorire gli elementi verificati e provenienti da fonti autorevoli.
In tal senso l’intelligenza artificiale rappresenta un valido strumento in questa lotta contro la disinformazione, oltre che per compiere il fact-checking. Questa sua caratteristica nasce dalla capacità di riuscire ad analizzare delle grandi quantità di dati e di condurre una successiva verifica in tempi ristretti.
Sicuramente cruciale è aumentare la sensibilizzazione delle persone e promuovere campagne in tal senso. Solo attraverso l’impegno comune si potrà costruire una società informata, consapevole e critica.”
- Il Teatro Due, che ha ospitato l'evento, è un luogo storico e simbolo della cultura parmigiana. In che modo, secondo lei, la cultura e l'arte possono contribuire a promuovere una riflessione più profonda sui temi della comunicazione e della società, stimolando un dialogo costruttivo tra i giovani e le istituzioni?
“La cultura e l’arte hanno un potenziale molto elevato in tale ambito in quanto offrono uno spazio in cui le emozioni, le idee e le esperienze possono essere sia esplorate che condivise. La loro capacità di rappresentare la realtà stimola il pensiero critico e la consapevolezza, invitando soprattutto i giovani a interrogarsi su questioni fondamentali e a riflettere sulle sfide odierne.
In generale, l’arte è un linguaggio universale in grado di superare ogni barriera sia linguistica che culturale, andando così a creare degli spazi che siano inclusivi e accessibili a tutti.
Si tratta di due forme non verbali molto efficaci in grado di veicolare messaggi e significati molto profondi. Inoltre, rappresentano due strumenti fondamentali per l’educazione grazie agli spazi di confronto che riescono a generare.”
- Dopo il successo del GTalk che ha visto la partecipazione di oltre 450 studenti, quali sono i suoi prossimi progetti e iniziative per continuare a sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi della comunicazione e della società? E cosa dobbiamo aspettarci, se ci ha già pensato, dalla prossima edizione?
“L’obiettivo principale sarà quello di democratizzare sempre di più il dibattito su questi temi, in modo che diventino patrimonio comune. Di questi argomenti bisogna parlare sempre di più, senza censure e senza paure. Il modo migliore per affrontare i pericoli, con i quali ci confrontiamo quotidianamente, è proprio quello di parlarne il più possibile e di formare le nuove generazioni ad un uso consapevole degli strumenti digitali. GTalk è destinato a crescere e a diventare sempre di più un riferimento per la cultura digitale delle nuove generazioni e io sono particolarmente orgoglioso di esserne il direttore scientifico, visto che credo fermamente in questa battaglia per disintossicare la Rete da contenuti lesivi della dignità dei ragazzi.”

Ruben Razzante (dx ) sul palco del Gtalk insieme a Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma

