Coreografica e incisiva manifestazione animalista sotto i Portici del Grano a Parma. Dopo "Salviamo i Macachi" ecco Anonymous offrire le crude immagini dei mattatoi e delle cruenti morti di più o meno giovani animali e delle sperimentazioni con essi, vivisezione compresa.

Foto di Emiliano Zampella

Imola (BO): mamma lascia la figlia in auto davanti a scuola per prendere l'altro figlio e arriva il ladro.

Bologna 24 gennaio 2020 - I Carabinieri della Stazione di Imola (BO) hanno avviato le indagini per risalire all’autore di un furto aggravato, commesso ieri pomeriggio nell’abitacolo di un veicolo parcheggiato davanti a una scuola di via San Benedetto. Fortunatamente, il ladro, dopo aver sfondato il finestrino, lato guida dell’auto, ha rubato soltanto una borsa da donna contenente una cinquantina di euro e alcuni effetti personali, evitando di prendere altre iniziative pericolose nei confronti di una bambina di undici anni, seduta sul sedile posteriore, e impegnata a fare un disegno, in attesa del ritorno della mamma che era andata temporaneamente a scuola a prendere un altro figlio.

A parte l’enorme spavento, dovuto all’esplosione dei vetri infranti da una gomitata sferrata dal malvivente, la bambina è rimasta illesa. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Imola (BO).

 

Bologna, la droga del piacere dilaga in città. Sette trafficanti, 6 di Bologna e uno di Parma, arrestati dai carabinieri.

Bologna 25 gennaio 2020 - I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Bologna Centro hanno arrestato sette trafficanti di droga durante un’attività investigativa complessa, avviata di recente e finalizzata a disarticolare il mercato bolognese delle sostanze stupefacenti chimiche (MEFEDRONE, GHB E METAMFETAMINA), spesso utilizzate nei festini a base di sesso e droga, comunemente conosciuti come “ChemSex”.

I trafficanti di droga finiti in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, sono italiani, di età compresa tra i 26 e i 49 anni e abitano tutti a Bologna, tranne uno, domiciliato in provincia di Parma.

Gli arresti sono stati eseguiti grazie alla collaborazione di alcuni cittadini virtuosi che, determinati a fermare la piaga sociale della droga, non hanno esitato ha segnalare ai Carabinieri i movimenti sospetti dei sette spacciatori che utilizzavano le proprie abitazioni come basi di scambio delle sostanze stupefacenti chimiche, la maggior parte MEFEDRONE e in alcuni casi anche il GHB che i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Bologna Centro sono riusciti a sequestrare durante le perquisizioni domiciliari a casa dei soggetti, che, essendo quasi tutti incensurati e avendo attività lavorative importanti, si ritenevano irraggiungibili.

Le operazioni antidroga continuano e i cittadini bolognesi che vogliono collaborare con le Forze di polizia, segnalando situazioni analoghe, possono rivolgersi ai Carabinieri della Stazione Bologna, presso la caserma di viale Enrico Panzacchi 14.


All. Foto di repertorio CC Bologna.

 

Juden hier, qui abita un ebreo: una scritta infame sulla porta di una casa a Cuneo, a pochi giorni dal "Giorno della memoria", giornata internazionale istituita il 1 novembre 2005 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per ricordare tutte le vittime dell'Olocausto.

Di Nicola Comparato Felino 25 gennaio 2020 - 

Il 27 gennaio sarà il "Giorno della memoria", una memoria corta per qualcuno a giudicare dal gesto vergognoso successo a Cuneo, dove sulla porta di un'abitazione, come ai tempi del nazismo, è comparsa la scritta "Juden hier", qui abita un ebreo, insieme alla Stella di David.

Nella casa in questione vive Adolfo Rolfi, figlio della staffetta partigiana deportata a Ravensbruck Lidia Beccaria Rolfi. Lidia ha scritto diversi libri sulla deportazione con lo storico Bruno Maida, e suo figlio Aldo anche se non di origine ebraica, che da anni porta avanti il messaggio tramandatogli da sua madre, ha persino scritto su un giornale locale una riflessione sull'antisemitismo. Lidia Beccaria Rolfi nel 1978 scrisse il primo libro sulla deportazione femminile nella Germania nazista dal titolo "Le donne di Ravensbruck". Un altro volume con la prefazione di "Primo Levi" intitolato "Il futuro spezzato" uscì postumo nel 1997. Lidia lavorò per l’Associazione nazionale ex deportati e per l’Istituto Storico per la Resistenza di Cuneo. Aldo Rolfi ha esposto la denuncia contro ignoti ai carabinieri e il caso è seguito anche dalla Digos di Cuneo.

Art. 100 del T.U.L.P.S.: il Questore dispone la chiusura per 10 giorni di un bar in Largo Aldo Moro

Modena 25 gennaio 2020 - Nella mattina odierna, personale della Squadra Amministrativa della Questura di Modena ha notificato il provvedimento del Questore, adottato ai sensi dell’art. 100 del TULPS, al titolare della licenza del bar “Nuovo Fiore”, ubicato in Largo Aldo Moro.

L’atto, con il quale è stata disposta la sospensione delle licenze e la chiusura del negozio per 10 giorni, è il frutto di un’intensa attività di verifica e controllo effettuata dalla Polizia di Stato negli ultimi nove mesi. Durante questo periodo in più occasioni sono stati identificati all’interno del suddetto locale avventori pericolosi per la sicurezza pubblica in quanto gravati da precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, contro la persona e in materia di stupefacenti.

Il 18 gennaio scorso, come si ricorderà, la Squadra Volante ha proceduto all’arresto di due cittadini tunisini, seduti ad un tavolo del suddetto bar, trovati in possesso di stupefacente di tipo hashish per un peso complessivo di 33,2 grammi, già confezionato e ripartito in 41 dosi pronte per lo spaccio.

In esito ad ulteriori controlli effettuati il 23 e il 24 gennaio scorsi sono stati identificati altri due soggetti gravati da precedenti di Polizia e due cittadini albanesi clandestini.
L’esercizio commerciale in questione si trova nelle immediate vicinanze dell’istituto scolastico “Corni” e della Stazione delle Autocorriere, frequentata da numerosi giovani studenti.
La ratio di tale provvedimento è quella di impedire, attraverso la chiusura del locale, il protrarsi di una situazione di pericolosità sociale, a garanzia dell’ordine e della sicurezza dei cittadini.

 

Due tunisini di 21 e 49 anni sono stati trovati in possesso di diverse dosi di hashish pronte per la vendita in un bar di fronte all’Istituto Corni di Modena, frequentato dagli studenti. Le verifiche hanno consentito di identificare che i pusher erano irregolari sul territorio in seguito alla fuga dal centro di accoglienza di Lampedusa, che aveva fatto decadere l’iter per la richiesta di asilo.

Redazione Modena 24 gennaio 2020 – Avevano addosso rispettivamente 25 e 16 grammi di hashish, già divise in dosi e pronti per la vendita. E aspettavano i “clienti” posizionandosi in pieno giorno presso il bar Nuovo Fiore di via Aldo Moro, proprio di fronte all’Istituto Corni, frequentato dagli studenti.

Si tratta di due tunisini di 21 e 49 anni che sono stati tratti in arresto con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio dalla Polizia in seguito a un controllo effettuato dagli uomini di una Volante e che ha portato al rinvenimento della droga.

Da ulteriori controlli è emerso che i due stranieri erano irregolari sul territorio poiché, dopo essere arrivati presso il centro di accoglienza di Lampedusa, erano in seguito fuggiti facendo perdere le loro tracce e facendo di conseguenza decadere l’iter per la richiesta di asilo. I due risultavano anche residenti, chissà come, presso un hotel modenese dove alloggiano richiedenti asilo già inseriti nei percorsi istituzionali.

A conferma di come i pusher si appostino nei pressi dei locali frequentati dagli studenti, un terzo tunisino 36 enne e senza fissa dimora è stato fermato dai Carabinieri del Radiomobile a pochi metri dal bar Nuovo Fiore e la stazione delle corriere. L’uomo aveva con sé 17 grammi di hashish e una dosa di cocaina pronta per la vendita.

 

I tre giovani campani presentavano documenti di identità e buste paga abilmente contraffatte per accendere finanziamenti delle grandi catene di elettronica ed entrare in possesso di oggetti hi-tech, che poi non pagavano. Già sei i colpi messi a segno in Emilia Romagna. La truffa è stata sventata dall’intuito dei Carabinieri di Mirandola.

Di Claudia Fiori Mirandola (MO) 24 gennaio 2020 – Utilizzavano documenti di identità contraffatti, con dati riferibili a persone esistenti, ma sostituendo la foto, e buste paga altrettanto fasulle, emesse falsamente da aziende del territorio modenese per renderle più credibili e le presentavano a garanzia di finanziamenti per l’acquisto di costosi oggetti di elettronica alle grandi catene. Finanziamenti che, naturalmente, non pagavano una volta ottenuto “gli oggetti del desiderio”.

Così funzionavano le truffe messe in atto da tre trentenni di origine campana, interrotte da un’intuizione dei Carabinieri di Mirandola, che hanno notato un’auto sospetta che cercava di eludere i controlli a campione normalmente predisposti sulle strade. Gli uomini dell’Arma hanno così fermato la vettura ed è subito saltato all’occhio l’atteggiamento nervoso del guidatore e dei due passeggeri. Hanno così deciso di approfondire le verifiche e hanno così rinvenuto a bordo una grande quantità di prodotti hi-tech, tra smartphone di ultima generazione, tablet, laptop e Pc, per un valore complessivo di circa 12 mila euro. Ulteriori ricerche nel veicolo hanno reso chiaro ai Carabinieri l’origine di quella merce: sono stati trovati infatti diversi documenti di identità visibilmente falsi, tessere sanitarie e buste paga contraffatte e intestate a persone estranee alla vicenda.

Ulteriori accertamenti hanno consentito di appurare che, negli ultimi giorni, i tre avevano messo a punto sei truffe, attivando finanziamenti per migliaia di euro in altrettanti negozi, due a Ravenna, uno a Rimini, uno a Castenaso, nel bolognese, uno a Castellarano, nel reggiano, e uno presso il negozio Comet del centro commerciale Borgogioioso di Carpi, nel modenese. Prima di essere intercettato, il trio ci aveva provato anche all’Ipercoop di Mirandola, ma una commessa si era insospettita e aveva negato loro il finanziamento. I Carabinieri di Carpi stanno svolgendo ulteriori indagini per verificare l’accensione di eventuali altri finanziamenti con il metodo truffaldino e bloccarne l’erogazione. La merce, nel frattempo, è stata sequestrata e sarà restituita ai punti vendita.

Per quanto riguarda la “banda”, uno dei soggetti, trovato in possesso di documenti falsi, è stato tratto in arresto, mentre gli altri due sono stati denunciati a piede libero.

 

 

Parma – Nella giornata di ieri 24 GENNAIO 2020 personale della Divisione Polizia Amministrativa della Questura ha notificato al titolare del pubblico esercizio ad insegna “BAR EVOLUTION”, ubicato in via Emilio Lepido nr. 51/A a Parma, il provvedimento emesso dal Questore di Parma, ai sensi dell’art. 100 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.), con il quale è stata disposta la sospensione della licenza di somministrazione di alimenti e bevande all’interno del suddetto pubblico esercizio, per un periodo di 4 giorni.

Il provvedimento, che ha come finalità la tutela dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica, è stato adottato a seguito di più eventi relativi a liti (l’ultimo in ordine di tempo risale al 20 dicembre scorso, quando due persone hanno avuto una colluttazione sedata dall’intervento di una pattuglia) e di controlli che hanno consentito di accertare la costante presenza, all’interno del bar, di persone pregiudicate.

Lo strumento dell’Art. 100 è uno di quegli strumenti, di stretta competenza del Questore, in qualità di Autorità di Pubblica Sicurezza, che viene utilizzato nell’ambito della strategia del Questore per fare sicurezza nella nostra città.
A dimostrazione di ciò vi è un sensibile incremento nell’adozione di questi provvedimenti nel 2019 rispetto al 2018.

Parma 24 gennaio 2020 - nel  corso della giornata di giovedi, durante i normali controlli orientati al contrasto dei reati predatori, la Squadra Volante ha tratto in arresto due soggetti.

Il primo è stato arrestato presso il Madia World in quanto responsabile di un tentato furto aggravato da destrezza. Infatti , al di sotto del giubbino, portava una borsa modificata per oscurare i blocchi antitaccheggio ai sistemi di controllo in entrata e uscita dalla spazio espositivo. All'interno della borsa, opportunamente modificata, aveva inserito diversi giochi di playstation e consolle per un valore di circa 400€. Il Media World, però essendo dotato di un sistema di controllo particolarmente sofisticato, ha segnalato l'anomalia della borsa schermata. Gli addetti alla sicurezza hanno perciò chiamato il 113 che ha mandato immediatamente una volante e preso così in carico il responsabile del tentato furto aggravato.

E' interessante rilevare che il medesimo soggetto, circa 10 giorni prima, era stato arrestato dai carabinieri di Bologna per il medesimo reato sempre ai danni di una altro supermercato specializzato nell'elettronica. 

In quel caso gli fu dato il divieto di dimora a Bologna. Ieri invece è stato messo a disposizione dell'autorità giudiziaria  e verrà giudicato per direttissima. E' un cittadino irregolare del Bangladesh, classe 1991.

Sempre nella medesima giornata  è stato tratto in arresto un soggetto che la rapina l'ha commessa ai danni di OVIESSE.  L'addetto alla sicurezza ha notato la manovra e all'uscita ha tentato di fermare l'uomo, cittadino nordafricano del '92, che ha reagito spintonando l'addetto alla sicurezza per guadagnare la fuga ma con insuccesso perché bloccato dal medesimo addetto che poi ha chiamato le volanti. Il Marocchino era sconosciuto alle forze dell'ordine e totalmente irregolare sul territorio nazionale. Verrà perciò giudicato per direttissima.

E' grazie alla capillarità delle volanti distribuite sul territorio di Parma che gli agenti sono potuti intervenire con prontezza sui luoghi del reato.

Servizio coordinato della compagnia carabinieri di Parma. Circa 24 unità sono state impiegate ieri pomeriggio in zona oltretorrente via abbeveratoia e piazzale Santa croce, piazza Ghiaia

Durante il servizio sono stati sequestrati circa 1,500 kg di cocaina

Inoltre sono stati deferiti in stato di libertà alla locale procura:
⁃ un cittadino filippino classe 76 residente a Parma in quanto trovato in possesso di un coltello con lama di 9 cm;
⁃ Un cittadino nato a Parma classe 98 in quanto trovato in possesso di un coltello con lama di 7 cm.

È stato segnalato alla locale autorità giudiziaria un cittadino parmigiano classe 71 in quanto trovato alla guida con un tasso alcolemico pari a 1,40 g/l

Venivano segnalati alla locale prefettura per uso personale di sostanze stupefacenti
⁃ un cittadino trapanese classe 95
⁃ Un cittadino spagnolo residente a Parma classe 95
⁃ Un cittadino ghanese residente a Caserta classe 98
⁃ Un cittadino parmigiano classe 97

⁃ In totale venivano identificate oltre 35 persone ed effettuate oltre 10 perquisizioni personali

Smantellata un’associazione per delinquere dedita al traffico illecito di rifiuti

Nella mattinata dello socrso 23 gennaio, personale del N.O.E. di Perugia, coadiuvato dagli altri Reparti del Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale dislocati su tutto il territorio nazionale, nonché da personale dei Comandi Provinciali di Bari, Bologna, Monza, Padova, Parma, Perugia, Reggio Emilia, Roma, Siracusa, Treviso, Verona, e da militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Perugia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Perugia con cui è stata disposta la custodia cautelare per sette soggetti, di cui due ai domiciliari, altri otto sottoposti ad obbligo di dimora con contestuale presentazione quotidiana alla P.G., cinque alla sola presentazione alla P.G., due imprenditori gravati da il divieto temporaneo di esercitare l’attività aziendale, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, anche pericolosi, gestione illecita di rifiuti, traffico transfrontaliero illecito di rifiuti, auto-riciclaggio, contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi, altre condotte illecite a queste funzionali.

Nel contesto della complessa attività di indagine, coordinata dalla D.D.A. del capoluogo umbro, è stato inoltre disposto il sequestro preventivo di dodici strutture aziendali, tutte operanti nel settore del recupero dei rifiuti - in gran parte provenienti dalla dismissione di campi fotovoltaici - compresi i beni immobili e mobili strumentali allo svolgimento dell’attività d’impresa, per un valore complessivo stimato in oltre 40 milioni di euro, la perquisizione di ulteriori cinque impianti operanti nel medesimo settore, il riconoscimento della responsabilità amministrativa a carico di trentotto società connesse, nonché il deferimento in stato di libertà, per i medesimi reati, di ulteriori 71 settantuno soggetti, che hanno illecitamente operato per conseguire ingiusti profitti in favore delle aziende indagate.

Le indagini hanno consentito di scoprire e disarticolare un sistema assai complesso, dedito all’illecita gestione di ingenti quantitativi Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, i c.d. R.A.E.E., per lo più consistenti in pannelli fotovoltaici dismessi dai numerosi parchi solari in esercizio nella Penisola.
Le attività investigative hanno avuto origine da un sequestro eseguito alla fine del 2016 dal N.O.E. di Perugia, di oltre 300 tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, rinvenuti all’interno di un’azienda priva di qualsivoglia autorizzazione ambientale, con sede in Gualdo Tadino (PG), grazie al quale sono stati raccolti i primi gravi indizi della più articolata attività criminale che gli indagati avevano architettato. In quella circostanza, i Carabinieri hanno rinvenuto un considerevole numero di pannelli fotovoltaici dismessi che l’azienda, esibendo documentazione di cui è stata poi accertata la falsità materiale e ideologica, aveva dichiarato distrutti per le conseguenti operazioni di recupero di R.A.E.E..

Tuttavia i dispositivi, che risultavano ancora funzionanti, venivano riciclati con dati identificativi appositamente alterati e nuovamente commercializzati prevalentemente su canali esteri, prediligendo le rotte africane di Senegal, Burkina Faso, Nigeria, Marocco, Mauritania, nonché Turchia e Siria.

Gli approfondimenti successivamente compiuti, sempre sotto la direzione della D.D.A. perugina, hanno permesso agli investigatori di comprendere che i pannelli fotovoltaici presenti presso l’azienda di Gualdo Tadino erano, in realtà, rifiuti speciali fraudolentemente spacciati come apparecchiature elettriche ed elettroniche vetuste, grazie all’opera svolta dagli appartenenti al gruppo criminale, secondo il ruolo da ciascuno rivestito nell’organizzazione.
L’ordinamento legislativo nazionale prevede che il pannello fotovoltaico a fine vita non debba essere più riutilizzato, ma demolito attraverso un ciclo che consenta il recupero di materia.

Per sostenere tale circuito virtuoso, il Gestore dei Servizi Energetici (G.S.E.), la S.p.A. a capitale pubblico che controlla anche il pagamento degli incentivi riconosciuti dallo Stato ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili (inclusi condomini e privati cittadini), ha adottato appositi regolamenti che, appunto al fine di scongiurare l’alimentazione di un mercato illegale di pannelli fotovoltaici dismessi, hanno introdotto un meccanismo per cui a pannello dismesso e dichiarato distrutto, con contestuale recupero di materia, consegue il riconoscimento di un incentivo per l’acquisto di uno nuovo. Le investigazioni eseguite, corroborate dall’analisi delle altre evidenze investigative nel frattempo raccolte, sono risultate determinanti per accertare l’esistenza di più associazioni per delinquere finalizzate all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, anche transnazionale, al riciclaggio, all’auto-riciclaggio, alla falsificazione materiale e ideologica di documentazione.

I pericolosi sodalizi, per altro assai agguerriti nel reperimento dei pannelli fotovoltaici dismessi, sono risultati operativi dal Nord al Sud del territorio nazionale, isole comprese, avendo però come organizzatori, promotori e attori principali 5 imprenditori con aziende dislocate a Gualdo Tadino (PG), Traversetolo (PR), Casale sul Sile (TV), Crespano del Grappa (TV) e Siracusa. Con grande disinvoltura, gli odierni indagati ritiravano partite di pannelli fotovoltaici dismessi, dichiarati come rifiuti per il solo tempo necessario a coprire il tragitto tra il luogo in cui venivano smontati e prelevati e l’impianto di trattamento. Una volta ricevuti dagli stabilimenti, le aziende producevano delle dichiarazioni false che attestavano la loro distruzione e il contestuale recupero di materia (metalli vari, silicio, vetro, plastiche nobili e altre materie riutilizzabili), consegnando tale documentazione ai produttori originari del rifiuto che, del tutto ignari di ciò che accadeva una volta dismessi i vecchi pannelli, potevano chiudere il cerchio col G.S.E., riscuotendo il relativo incentivo.

Per contro, l’escamotage scoperto dai Carabinieri per la Tutela Ambientale prevedeva la redazione, da parte di altri associati, di false certificazioni attestanti che i pannelli, nel frattempo muniti di etichette false, erano apparecchiature elettriche ed elettroniche tecnologicamente sorpassate ma regolarmente funzionanti, circostanza che consentiva a tali rifiuti di aggirare il rigido sistema di controllo sia a livello nazionale che, attraverso il circuito doganale, sui canali esteri. Questo astuto sistema di riciclaggio assicurava agli appartenenti all’organizzazione un triplice guadagno: introitavano dapprima cospicue somme per il ritiro dei rifiuti dai produttori, successivamente eludevano i costi che avrebbero dovuto normalmente sostenere per il loro trattamento, infine rivendevano i pannelli fotovoltaici come apparecchiature elettriche usate ai paesi in via di sviluppo percependone il corrispettivo piuttosto che i costi di smaltimento del rifiuto.

 

 

La Polizia di Stato, con le competenze specifiche del Questore, applica per la prima volta a Parma la misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale nell’ambito dei reati che rientrano nella cosiddetta violenza di genere.

Alla fine del mese di dicembre il Tribunale di Bologna – Sez. Misure di prevenzione - ha applicato la misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale così detta “qualificata” a carico di M.D., italiano classe 1974, originario della provincia di Napoli e residente in provincia di Parma, già sottoposto all’obbligo di dimora nella provincia di Napoli – e alla misura del divieto di avvicinamento alla persona offesa – dall’ottobre u.s.

La proposta di tale misura, che è uno strumento disposto dall’Autorità Giudiziaria nei confronti di soggetti che denotino una pericolosità sociale concreta ed attuale, è stata presentata dal Questore di Parma, per il tramite della Divisione Anticrimine , che ha ricostruito la vicenda processuale dell’uomo, indicando analiticamente tutte le denunce presentate nei suoi confronti dalla sua ex compagna, da gennaio 2019 fino all’ultimo episodio di giugno 2019 nonché gli accertamenti e i riscontri effettuati dalla Polizia fino all’ordine di custodia cautelare emesso nel giugno 2019 dal GIP del Tribunale di Parma per il reato di Stalking, provvedimento preceduto dall’Ammonimento del Questore emesso nel maggio 2019; nel luglio 2019 la custodia cautelare in carcere era stata sostituita con la misura degli arresti domiciliari presso l’abitazione della madre, in provincia di Napoli.

L’ordinanza del GIP riguarda condotte persecutorie commesse da M.G. , consistenti in pedinamenti ripetuti, intrusioni anche nell’abitazione dell’ex marito della compagna - ritenuto responsabile dell’allontanamento della donna da lui – l’ invio di ripetuti messaggi sul cellulare, telefonate sul posto di lavoro nonché minacce inerenti la pubblicazione di fotografie che ritraevano la donna in atteggiamenti intimi, oltre a minacce rivolte anche all’ex marito e al figlio minore della compagna, mimando addirittura il gesto della pistola e del taglio della gola. Infine, un gesto ecclatante, che ha evidenziato la particolare pericolosità sociale del soggetto, nel giugno scorso, un tentativo di speronare l’auto condotta dalla ex compagna, ove la stessa stava viaggiando insieme al figlio e all’ex marito, con lo scopo di farli uscire di strada, minacciandoli di morte e proferendo chiaramente le parole “stavolta vi uccido”.

Alcuni di questi gravi comportamenti sono stati posti in essere da M.G. nonostante la notifica dell’Ammonimento del Questore.
Si tenga anche presente che l’uomo era recidivo, poiché era stato allontanato dall’abitazione familiare a seguito di un provvedimento giudiziario emesso nell’ambito di un procedimento per maltrattamenti in famiglia a danno della ex moglie; proprio a seguito di tale allontanamento era iniziata la convivenza con la nuova compagna, convivenza cessata poi, tra alcuni ripensamenti, 4 anni dopo, nel 2018, quando la donna aveva deciso di trasferirsi presso l’abitazione dei genitori. Si erano poi verificati alcuni episodi molto gravi, quali, nell’aprile 2019, l’incendio dell’abitazione della ex compagna quando la stessa, il figlio e i genitori si trovavano all’estero, nonché, nel maggio 2019, l’incendio dell’autovettura di proprietà della ex moglie di M.G., episodi per i quali non si è riusciti a trovare riscontri probatori a carico di M.G., ma che hanno creato nella ex compagna e nel suo ex marito la percezione di un concreto e persistente pericolo per la loro incolumità e per quella del figlio minore, oltre a costringere tutti i destinatari delle condotte persecutorie dell’uomo a cambiare radicalmente le proprie abitudini di vita.

Quanto raccontato dalla parte offesa trova riscontro nelle dichiarazioni rese da altri soggetti, dalle verifiche effettuate dalla Polizia Giudiziaria e dai riscontri del sistema di videosorveglianza, verificati anche dalla Polizia locale.
Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP nel giugno 2019 si dà atto che l’uomo è un soggetto ossessivo, pericoloso e incapace di arginarsi , con tendenza alla prevaricazione domestica, né nei suoi confronti ha sortito efficacia dissuasiva l’ammonimento del Questore, né l’intervenuta condanna per maltrattamenti a danno della ex moglie.

Questa Divisione Anticrimine ha recentemente proposto poi un’altra Sorveglianza Speciale a carico di un soggetto, P.G., italiano, classe 1968, anch’esso residente in provincia di Parma e anch’egli già sottoposto dal GIP alla misura cautelare degli arresti domiciliari per i comportamenti persecutori protratti nel tempo, dalla fine del 2012,quando la compagna aveva deciso di interrompere la relazione sentimentale fino a quando la stessa, a marzo 2018 si recava al Pronto Soccorso dopo che l’uomo aveva usato violenza nei suoi confronti. In questo lungo lasso di tempo si sono protratti comportamenti persecutori, pedinamenti sotto casa e sul posto di lavoro, continue molestie telefoniche e anche in questo caso un tentativo di “speronamento”, quando la donna si trovava alla guida della sua autovettura e, dopo ripetuti sorpassi, l’uomo le aveva tagliato la strada, costringendola a fermarsi.

Questo episodio aveva spaventato notevolmente la donna, tanto che, alcuni giorni dopo, la stessa decideva finalmente di sporgere denuncia nei suoi confronti. La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bologna anche in questo caso, all’inizio di settembre 2019, ha applicato nei confronti dell’uomo la misura di prevenzione proposta dal Questore di Parma, per la durata di due anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, evidenziando come l’uomo non era evidentemente in grado di porre un autocontrollo verso il suo comportamento violento ed ossessivo, atteso che, dopo essere stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa, era stato sorpreso dalle forze dell’ordine proprio mentre era appostato proprio sotto l’abitazione della ex compagna.

L’Uomo aveva poi dichiarato in udienza camerale di avere compreso il disvalore della propria condotta, tanto da volere intraprendere presso l’AUSL di Parma un percorso di sostegno psicologico di gestione dell’aggressività in campo relazionale, ma il Collegio, valutata la pericolosità sociale manifestata e l’attualità della stessa, ha ritenuto che tale decisione non valesse ad escludere la “portata criminale” evidenziata, posto che il programma di riabilitazione può realisticamente sortire effetti positivi solo nel tempo.


L’applicazione della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale cosiddetta “qualificata” risponde in entrambi i casi sopra descritti all’esigenza di individuare una nuova forma di prevenzione contro le condotte di atti persecutori, tanto che il legislatore nella riforma introdotta con la L.n.161 del 2017 ha emendato l’art.4 del D.Lgs n.159/2011, riferito ai soggetti destinatari di misure di prevenzione personali, prevedendo l’applicabilità della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza non solo nei confronti di coloro indiziati di appartenere ad associazioni di stampo mafioso, ma anche agli indiziati del delitto di cui all’art.612 bis C.P. – Atti persecutori – i quali diventano altresì possibili destinatari, per effetto del combinato disposto degli artt.4 e 16 del medesimo D.Lgs, delle misure di prevenzione patrimoniali.
L’applicazione della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale può essere inoltre accompagna da specifiche prescrizioni : tra queste si evidenzia anche l’applicazione di un “percorso trattamentale” nei confronti del proposto, pur con il necessario consenso dello stesso, che volontariamente decide di intraprendere un “… percorso di osservazione e di confronto con esperti…con evidente finalità di eliminazione del fattore criminogeno”. Oppure, su proposta del Questore, nei confronti dello stalker, vi può essere la prescrizione del divieto di frequentare i luoghi normalmente frequentati dalla persona offesa, l’obbligo di mantenere una determinata distanza dalla stessa, il divieto di comunicare con la stessa, con ogni mezzo, nonché il temporaneo ritiro del passaporto e la sospensione della validità d’espatrio per ogni altro documento equipollente.

Per valutare il peso specifico di questa misura di prevenzione vale inoltre la pena sottolineare che l’inosservanza delle prescrizioni imposte con il decreto applicativo della Sorveglianza Speciale è sanzionata, ai sensi dell’art.75 del D.Lgs n.159/2011, con l’arresto da tre mesi a un anno.
Va inoltre evidenziato come in entrambi i casi citati il Collegio giudicante ha valutato che non osta all’applicazione della misura di prevenzione richiesta la sussistenza a carico del preposto della misura cautelare degli arresti domiciliari. E’ infatti utile precisare, in merito ai “rapporti” tra procedimento penale e misura di prevenzione, che tali strumenti sono reciprocamente autonomi, collegabili al fatto che nel procedimento di prevenzione si giudicano condotte complessive, ma significative della pericolosità sociale, mentre nel procedimento penale si giudicano singoli fatti da rapportare a tipici modelli di antigiuridicità; non sussiste quindi alcuna pregiudizialità tra il procedimento penale e quello di prevenzione ed è possibile utilizzare nella misura di prevenzione, ai fini del giudizio di pericolosità del destinatario la misura, elementi di prova scaturenti dal procedimento penale ancora pendente.

In sintesi le misure di prevenzione personali, quali l’Ammonimento e la Sorveglianza Speciale, introdotta con l’art.4 e ss delle leggi Antimafia – che sono provvedimenti\ la cui proposta è di esclusiva competenza del Questore - costituiscono un ottimo strumento di controllo anche per gli autori di delitti in danno di donne o delle cosiddette “fasce deboli”, potendosi inserire anche prescrizioni mirate a programmi di trattamento finalizzati all’acquisizione della piena consapevolezza del crimine commesso.

L’uomo ha accumulato circa 12 mila euro di multe non pagate nel territorio di Modena e recapitate a un indirizzo virtuale di Bologna utilizzato per registrare i senza tetto. Ufficialmente il 42 risulta nullatenente, ma è risultato intestatario di 78 vetture e di un’attività di rivendita di auto usate. Da aprile 2019 percepiva 500 euro di reddito di cittadinanza, che dovrà restituire.

Di Claudia Fiori, Modena 23 gennaio 2020 - A scoperchiare il classico “Vaso di Pandora” è stato un cittadino del quartiere Madonnina che ha inviato al comando di via Galilei una segnalazione per un’auto che si aggirava nella zona con fare sospetto. Da un rapido controllo da parte della Polizia locale è emerso che l’auto risultava intestata a un 42 enne, residente a Bologna, a un indirizzo “virtuale”, ufficialmente utilizzato dai Servizi Sociali per registrare le persone senza fissa dimora.

Non solo, però. Alla stessa persona risultavano intestate ben 78 auto. Il soggetto, inoltre, aveva accumulato quasi 12 mila euro di multe stradali non pagate per infrazioni commesse nel territorio di Modena. Inoltre, l’uomo risulta intestatario di un’attività di rivendita di auto usate, con sede sempre presso l’indirizzo virtuale, per la quale non ha presentato però la denuncia dei redditi. Molte delle auto intestate al 42 enne, probabilmente un prestanome, risultano sprovviste di copertura assicurativa e non revisionati. Su di esse sono in corso ulteriori accertamenti.

Infine, incrociando i suoi dati con quelli a disposizione dell’INPS, è risultato che da aprile 2019, lo stesso soggetto percepisce 500 euro al mese di Reddito di Cittadinanza. L’uomo è stato quindi denunciato alla Procura di Modena per violazione delle norme sul diritto di riscossione del Reddito di Cittadinanza e dovrà restituire circa 4000 euro. Rimane da sapere se, effettivamente, sarà in grado di farlo.

 

Polizia di Stato e Dallara: insieme uniti per la prevenzione rispetto al fenomeno della guida in stato di ebbrezza

La Polizia di Stato unitamente alla Dallara, ha organizzato una giornata di sensibilizzazione per la prevenzione alla guida in stato di ebbrezza o a seguito di consumo di sostanze stupefacenti.
La giornata è stata organizzata all'autodromo Riccardo Paletti, con la partecipazione della Polizia Stradale e del campione del mondo di Rally, nel 1988 e 1989 sulla Lancia Delta integrale, Miki Biasion.

La sessione in pista è stata un po' "speciale", infatti, si è voluto dimostrare che anche un campione del mondo, dopo aver bevuto qualche birra di troppo, perde la capacità di controllare l'auto e mette in serio pericolo l'incolumità altrui, in questo caso, però, di semplici birilli.

Tutto è stato fatto nella massima sicurezza, con la presenza di medici e della Polizia Stradale.
La finalità è quella di dimostrare che dopo l'assunzione di alcol, anche i migliori piloti, creano grande pericolo per loro stessi e per gli altri.

Ringraziamo l'Ingegner Dallara per la grandissima collaborazione dimostrata e anticipiamo un filmato dell'evento a cui seguirà il filmato definitivo, che verrà divulgato anche nelle scuole per il grande obiettivo, di prevenire la guida in stato d'ebbrezza.

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In allegato: un filmato e fotografie.

 

Mercoledì, 22 Gennaio 2020 17:02

Negozio svaligiato a Langhirano.

Brutta sorpresa questa mattina alla riapertura del negozio per i gestori del negozio di abbigliamento "uomo - donna" LOFT di Langhirano. 

Durante la notte i ladri, sfondando la vetrina con un tombino, si sono introdotti nella boutique e, dopo avere selezionato i migliori e più costosi vestiti, si sono allontanati con un bottino di circa 30.000€ di merce.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Langhirano, che hanno effettuato un sopralluogo ed avviato le indagini per identificare i malviventi.

Nell’ambito dei servizi di Controllo Integrato del Territorio, finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati predatori e al miglioramento della sicurezza pubblica, nella giornata di ieri personale del Commissario di P.S. di Carpi e della Polizia Locale ha effettuato controlli principalmente nei parchi cittadini.

Sono state identificate complessivamente 57 persone, di cui 23 cittadini stranieri. Gli agenti hanno effettuato verifiche anche all’interno di due esercizi commerciali, un fast food e un bar, estese agli avventori.

Nel corso dei controlli presso il parco delle Rimembranze, gli operatori hanno fermato un cittadino moldavo di 41 anni, pluripregiudicato nonché destinatario di un mandato di arresto provvisorio a fini estradizionali a seguito di un ordine di carcerazione, emesso dalle autorità moldave, per un furto in abitazione commesso il 14 dicembre 2005 in quello stato.

Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato tradotto presso la casa circondariale di Modena.

 

Questa mattina attorno alle 8.30 un commando armato ha atteso le guardie giurate all’uscita del centro commerciale ed è riuscito a impossessarsi degli incassi dei negozi. Secondo le prime stime il colpo ha fruttato almeno 100 mila euro.

Di Claudia Fiori Modena 20 gennaio 2020 – Un colpo da almeno 100 mila euro. È questo il “bottino” di cui è riuscito a impossessarsi un “commando” di almeno tre o quattro malviventi che stamattina, attorno alle 8.30, ha sorpreso le guardie giurate che stavano trasportando gli incassi dei negozi all’interno di un portavalori.

Secondo le prime ricostruzioni, mentre i vigilanti stavano trasferendo due sacchi pieni di banconote nel furgone attraverso l’uscita laterale del centro commerciale che si affaccia sulla via Emilia, si sono visti sbucare all’improvviso un gruppo di uomini a volto coperto e armati di fucile. Uno di loro ha puntato l’arma addosso a una delle guardie, quello che aveva in mano i sacchi con le banconote, riuscendo quindi a farsele consegnare.

Il secondo vigilante, invece, ha cercato di seguire il protocollo e si è chiuso dentro al portavalori, mettendo in moto e cercando di allontanarsi. Il nervosismo era però tale da farlo finire contro un’aiuola. I malviventi, che probabilmente avevano studiato il piano nei minimi particolari, si sono invece dati alla fuga con il bottino a bordo di un’auto chiara. Nel corso della rapina si sono anche impossessati della pistola della guardia giurata, che tuttavia è rimasta incolume.

Immediatamente è stato dato l’allarme e sul posto sono intervenuti i Carabinieri per avviare le indagini e per effettuare i primi rilevamenti e la ricostruzione dei fatti.

 

Martedì, 21 Gennaio 2020 06:32

Vittorio Sgarbi a Fidenza

Lunedì 20 gennaio il critico d'arte a Fidenza in provincia di Parma.

Di Nicola Comparato Parma 21 gennaio 2020 - Vittorio Sgarbi, famoso critico d'arte, nato a Ferrara il giorno 8 maggio 1952, più volte membro del parlamento e attualmente sindaco di Sutri in provincia di Viterbo, nella serata di lunedì 20 gennaio a Fidenza, è stato ospite presso l'Astoria Hotel, per partecipare a un evento incentrato sulle bellezze culturali e architettoniche che contraddistinguono da sempre il territorio parmense e sui vari aspetti dell'Italia sotto il profilo politico, storico e cristiano.

Sgarbi, comincia il suo discorso parlando delle chiese parmensi, per orientare poi l'attenzione sui partiti politici italiani, su Giuseppe Verdi e sulla questione del crocifisso che tanto fa discutere, sottolineando che non si tratta semplicemente di un oggetto che simboleggia la religione, ma piuttosto di un simbolo storico, mettendo in evidenza che Gesù fu un personaggio della storia e non solo della Bibbia.

Sul tema magistratura e politica, Vittorio Sgarbi durante l'evento ha più volte citato e difeso il leader socialista Bettino Craxi di recente commemorato per il ventesimo anniversario della sua morte, e nel suo monologo intenso, tra le varie tematiche, è riuscito a dare spazio anche all'ironia, raccontando una sua avventura amorosa successa anni prima proprio in provincia di Parma, concludendo con una serie di diapositive raffiguranti alcuni edifici del territorio come ad esempio la Chiesa di San Donnino a Fidenza.

Al termine della serata Sgarbi é intervenuto con il collegamento in diretta dall'Astoria Hotel di Fidenza, con la trasmissione di Rete 4 "Quarta Repubblica" condotta da Nicola Porro.

Tentata rapina alla titolare di una tabaccheria di Carpi: la Polizia di Stato incastra i due autori.

Carpi 20 gennaio 2020 - Nella serata del 3 gennaio 2019 la titolare di una tabaccheria di Carpi, mentre rientrava a casa dopo la chiusura del negozio, subì una tentata rapina da parte di due soggetti, di cui uno con volto travisato e armato di pistola.

La donna, una volta parcheggiata l’auto nei pressi dell’abitazione, era stata avvicinata da un uomo con una tuta da lavoro stradale ed un passamontagna, che le aveva intimato con una pistola semiautomatica di versare l’intero incasso, circa 5000 euro, all’interno di una borsa.

Le urla della donna e del figlio avevano fatto in modo che la rapina non andasse a buon fine; i due malviventi erano scappati a bordo di una autovettura a fari spenti e a forte velocità.

Gli agenti del Commissariato di P.S. intervennero sul posto nell’immediatezza e subito sono partite le indagini, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, con la collaborazione dei colleghi del Commissariato di P.S. di Mirandola.

Grazie alle informazioni e alle testimonianze raccolte, sono state recuperate all’interno di un cassonetto dell’immondizia la tuta da lavoro, indossata dal rapinatore, e la pistola, una scacciacani, con la quale avevano tentato la rapina.

La serrata quanto complicata attività degli investigatori, effettuata con metodi tradizionali e con l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e pedinamenti, ha permesso di risalire nelle ore successive all’autovettura utilizzata dai due malviventi, in uso ad un 50enne italiano senza fissa dimora soggiornante tra i comuni di Mirandola e Castelfranco, gravato da un unico precedente di Polizia, ma di fatto frequentatore abituale di noti pregiudicati.

Gli agenti sono riusciti, infine, ad inquadrare anche il vero e proprio autore della tentata rapina, un italiano di 50 anni con precedenti di Polizia a proprio carico.

Sono stati ricostruiti anche i movimenti dei due soggetti prima della rapina, i quali erano partiti dal comune di San Prospero direzione Carpi, dove avevano atteso la chiusura del negozio per poi spostarsi nei pressi dell’abitazione della vittima.

I due, sottoposti ad interrogatorio presso gli Uffici del Commissariato di P.S., hanno fornito dichiarazioni incongruenti e forvianti. La comparazione dei campioni di DNA prelevati ai due indagati ha dato riscontro positivo in quanto sono state trovate tracce biologiche di uno dei due soggetti sulla tuta da lavoro.

Alla luce dei fatti sopra descritti e delle fonti di prova raccolte, la locale Procura ha richiesto al G.I.P. del Tribunale di Modena l’emissione delle misure cautelari nei confronti dei due malviventi.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nei confronti del rapinatore il 10 gennaio scorso; al termine delle incombenze di rito, il 50enne è stato associato alla locale casa Circondariale. L’altro, il complice, è stato rintracciato il 17 gennaio scorso e anch’egli tradotto in carcere a disposizione della Autorità Giudiziaria procedente.

 

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Nella giornata di sabato, la Polizia di Stato ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Parma dr. Mattia Fiorentini su richiesta del Sost. Proc. dr.ssa Emanuela Podda nei confronti di 4 cittadini nigeriani responsabili di spaccio di cocaina nella città e nell’hinterland di Parma.

Sono stati raggiunti da misura cautelare in carcere:
• ABUNENE Nelson Ukpebor, classe 1980;
• BALOGUN Innocent Inegbenedion, classe 1982;
entrambi domiciliati in Parma mentre, allo stato, altri due destinatari sono irreperibili.

L’attività di indagine è stata avviata nell’aprile del 2018, allorquando gli agenti della Squadra Mobile hanno iniziato a monitorare gli spostamenti di ABUNENE Nelson Ukpebor indicato come dedito all’attività di spaccio. I primi accertamenti operati hanno consentito di identificare alcuni clienti, sequestrando a loro carico la cocaina venduta da ABUNENE. Si accertava che il giovane spacciatore acquisiva la richiesta tramite telefonata o sms, per poi darsi appuntamento con gli acquirenti in varie zone della città (Botteghino, Campus, stadio) e nei comuni di Monticelli e San Polo di Torrile.

La successiva attività investigativa, supportata da presidi tecnologici ed inizialmente incentrata esclusivamente sull’ABUNENE, ha consentito di ricostruire la quotidiana attività di spaccio di cocaina condotta dall’uomo, documentare centinaia di cessioni ed identificare molti dei suoi clienti. La maggior parte di questi, in particolare, erano clienti “fidelizzati” con i quali, nel corso delle telefonate, non era necessaria alcuna specificazione per definire il luogo dell’appuntamento e la quantità di stupefacente richiesto.

L’attività tecnica ha inoltre consentito di accertare che ABUNENE si avvaleva della collaborazione di BALOGUN Innocente e di un terzo cittadino nigeriano ed altresì che i tre operavano in stretta sinergia tra di loro, condividendo lo stupefacente, tanto che i clienti, indipendentemente dal numero chiamato, venivano dirottati verso il sodale che fosse immediatamente disponibile o, semplicemente, più prossimo al luogo dell’appuntamento.
L’ultimo tassello dell’attività ha riguardato l’individuazione del fornitore dei tre, ovvero il quarto nigeriano. Questi, già noto agli agenti della Squadra Mobile in quanto tratto in arresto nel 2016 per traffico di sostanze stupefacenti, da una parte riforniva i tre della cocaina da loro spacciata e, dall’altra, aveva una fiorente attività di spaccio al “dettaglio” di cocaina e marijuana.

Dalla complessiva attività sono emersi gravi indizi relativamente alla cessione di centinaia di dosi di cocaina, che avrebbero fruttato agli indagati un ricavato non inferiore ad almeno 50.000 €, somma che forma oggetto del decreto di sequestro preventivo adottato dal GIP su richiesta del PM.
Nel corso della perquisizione presso le abitazioni dei due indagati arrestati, sono stati sequestrati beni di valore tra cui un TV 52 pollici di ultima generazione, un IPHONE 11 e monili in oro.

Un giro d’affari importante, certificato anche da un messaggio di uno dei clienti di ABUNENE che, arrabbiato per la scarsa qualità della cocaina datagli nell’ultima occasione e indispettito dai pretesti accampati dal nigeriano, gli dice “prima di andare a letto, una cosa ti giuro sulla tomba di mia madre, tu hai perso un cliente da 20000 € all’anno come minimo…bye bye, anzi fottiti”.

 

Si è conclusa con l’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare (una in carcere, l’altra ai domiciliari), l’indagine che la Stazione Carabinieri di Medesano e il Nucleo Operativo della Compagnia di Salsomaggiore Terme hanno avviato e condotto sotto la direzione della Procura della Repubblica di Parma (Dr. Ausiello) a seguito del decesso per overdose da eroina di un giovane 28enne del posto, avvenuto circa un anno fa.

L'attività investigativa, che ha preso le mosse dall’analisi degli ultimi contatti e frequentazioni della vittima, ha consentito di individuare due giovani “pusher” nigeriani, uno con ruolo di capo l’altro di aiutante, gravitanti nel comune di Parma, dediti in maniera assidua ed esclusiva all’attività di spaccio. I Carabinieri, sempre coordinati dal PM responsabile del fascicolo, sono riusciti, a seguito di complessi servizi di pedinamento e con l’aiuto delle indagini tecniche, a raccogliere nei confronti dei due indagati elementi indiziari circostanziati e decisivi per ricostruire decine di episodi di spaccio di sostanze stupefacenti, anche di diverso tipo, nonostante le misure che gli stessi, abituati ad agire in un contesto di illegalità, prendevano per eludere i controlli delle forze di polizia, cambiando spesso telefono e spostandosi sempre in zone diverse per incontrare i propri clienti.

E’ stato accertato che i due, tra la fine del 2018 e il 2019 abbiano ceduto complessivamente centinaia di dosi di crack, eroina, cocaina e marijuana, con un giro di affari di alcune decine di migliaia di euro.
Aderendo alla prospettazione della Procura di Parma, il G.I.P. ha disposto pertanto le due misure cautelari che i Carabinieri hanno eseguito in due momenti diversi, la prima a dicembre e la seconda nei giorni scorsi dopo aver rintracciato, non senza difficoltà, i due soggetti.

Trasporto gratuito ai seggi per gli elettori con disabilità. I recapiti corretti da contattare

Sono lo 0523-492639 e lo 0523-492552, i numeri corretti da contattare per informazioni in merito al servizio di trasporto gratuito ai seggi per gli elettori con disabilità. Per fruire di questa possibilità, occorre infatti la prenotazione presso l’Ufficio Elettorale del Comune di Piacenza, operativo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17 e il sabato dalle 8 alle 13 presso la sede di viale Beverora 57, contattabile anche tramite posta elettronica all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Occorre far pervenire richiesta scritta in carta libera, corredata dalla copia del certificato di invalidità o dal certificato del medico curante, che attesti l'impossibilità di utilizzare i mezzi pubblici, con una copia del documento di identità in corso di validità. Il trasporto avverrà con minibus appositamente attrezzato, munito di pedana con elevatore.

Jonathan Papamarenghi: “Un attestato di benemerenza a coloro che negli anni hanno collaborato per il ritrovamento del Klimt”.

Il giorno dopo la conferma che “Ritratto di signora” di Gustav Klimt è autentico, c’è una bella euforia in città accompagnata da una soddisfazione che è destinata a lasciare il segno, ma una parola in particolare sembra essere all’ordine del giorno dell’assessore alla Cultura: risarcimento. “Finalmente – dice Jonathan Papamarenghi – con il ritrovamento di questa prestigiosa opera, la seconda più ricercata al mondo, vengono risarciti non solo la galleria d’arte moderna Ricci Oddi, ma l’intera comunità piacentina e tutti coloro che sono affascinati dalla bellezza e dall’arte, in Italia come nel resto del mondo”.

Papamarenghi evidenzia che un po’ di merito va anche alla scelta della Giunta di dare il via ai lavori manutenzione straordinaria alla galleria d’arte moderna Ricci Oddi: “E’ stato durante questi interventi straordinari – dice – che gli operai addetti hanno ritrovato il sacco in plastica contenente la “Signora” trafugata nel 1997”. Prosegue: “A bocce ferme, quando le indagini in corso saranno terminate e l’opera potrà, dopo le eventuali cure ordinarie, ritornare ad essere ammirata in tutto il suo fascino, l’Amministrazione consegnerà una benemerenza a coloro che hanno contribuito in tanti anni di lavoro, al ritrovamento del Klimt, dagli operai che lo hanno ritrovato a chi ha indagato con dedizione e con grande professionalità, senza mai abbattersi al fine di riconsegnare il Klimt alla città, alla cultura e all’arte italiana e internazionale. Dunque – conclude - sarà premiato il grande senso civico di chi ha fatto tanto; tutto questo nel corso di una cerimonia che dovrà avere anche il carattere di una grande festa”.

 

Modena 19 gennaio 2020 - A mezzanotte circa della notte, di sabato, i poliziotti della Squadra Mobile sono intervenuti per indagare su un grave accoltellamento fra automobilisti, segnalato da una pattuglia della Polizia Stradale di Modena Nord.

Gli agenti hanno potuto accertare che per futili motivi connessi alla viabilità, sull’A22, direzione Brennero, corsia di decelerazione dell’uscita del casello autostradale di Campogalliano, all’altezza del cavalcavia n.145, un automobilista, dopo aver inveito su strada con un altro per una manovra azzardata, lo ha costretto a fermare la propria corsa, ponendosi di fronte con il veicolo per farlo accostare. Si è, quindi, avvicinato a piedi con un coltello in mano al passeggero dell’altra auto, sferrando con l’arma un colpo secco all’addome del malcapitato, non spingendosi oltre solo perché, nel frattempo, si era accorto del passaggio, nella carreggiata opposta, di una pattuglia della Polizia Stradale, che in brevissimo tempo si è portata sul luogo dell’evento.

L’aggressore è riuscito a scappare prima dell’arrivo della pattuglia della Polizia.

La vittima, un milanese di 52 anni residente a Carpi, accoltellato di fronte alla moglie, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale, dov’è stato successivamente operato all’addome con una prognosi di 30 giorni e dichiarato fuori pericolo.

La Squadra Mobile è riuscita, dopo circa 2 ore di attività ad identificare l’autore dell’aggressione, un noto pregiudicato italiano di 46 anni, e a rintracciarlo presso la sua abitazione a Campogalliano.

Essendo scaduti i termini temporali per procedere all’arresto in flagranza e non essendoci i presupposti per il fermo, in accordo con il Magistrato di turno, il soggetto è stato denunciato a piede libero rimettendo alla valutazione dell’Autorità Giudiziaria eventuali misure cautelari successive per il reato di lesioni aggravate.

Da ieri sera, in Noceto, è in corso un rave party non autorizzato presso il capannone dismesso della ditta C.I.A.S Group. È stata quantificata la presenza di oltre 150 mezzi, tra autovetture e camper. Molti giunti anche a piedi dalle vicine stazioni ferroviarie.

Stimati circa 1000 partecipanti, alcuni provenienti anche dall'estero. Area presidiata costantemente dai Carabinieri di Noceto e Salsomaggiore. Al momento non sono state rilevate criticità.

(Fonte Carabinieri Parma)

Domenica, 19 Gennaio 2020 10:59

In Nome della Libertà.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della Comunità Iraniana a Parma: In Nome della Libertà!

Parma 18 gennaio 2020 - Prima di tutto Ringraziamo Comune di Parma e Le forze dell’ordine per darci la possibilità per fare sentore la nostra voce.
Quello che con questo comunicato vorremmo chiedere riguarda il nostro paese e suoi 80 milioni di abitanti.
Iran e Italia sono tra paesi e civiltà più antiche nel mondo, e durante queste migliaia d’anni hanno avuto tanti punti comuni.
Oggi di quell’ Iran civile e libero non è rimasto più niente. Dal 1979 e dopo rivoluzione islamica, 80 milioni di iraniani vivono sotto controllo di uno dei peggiori regime dittatoriali e teocratici nella storia contemporanea. Un regime che, dai primi anni di presa del potere nel paese, al contrario di quello che fa vedere ai paesi occidentali, non ha mai tollerato i pensieri diversi ai suoi e sempre ha risposto alle richieste del popolo con arresti ed esecuzioni e violenza. Già da primi anni e dal luglio 1988 con diretto ordine di “Khomeini”, il regime ha ucciso migliaia di prigionieri politici (un numero tra 8000 e 30000). In anni recenti e durante l’attuale governo del leader del paese “Khamenei”, il popolo si è rivolto contro il governo in più di tre occasioni ma ancora, come prima, la risposta da parte del regime è stata la violenza. Nelle proteste studentesche del luglio 1999, Proteste post-elettorali del 2009-2010, Proteste 2017-2018 sono stati uccise e arrestate migliaia di persone (circa 100 Morti e circa 11000 arrestati). Purtroppo, durante tutte queste proteste né i governi europei né il governo italiano e i partiti politici hanno mai supportato il popolo iraniano e nemmeno hanno condannato il regime iraniano per violazione dei diritti umani. E anzi hanno fatto nuovi accordi con il regime e hanno fatto più business con il regime.
Quello che è successo in passato non è più ricuperabile ma come sapete nell’ultimi mesi e giorni sono successe di nuovo le proteste. Questa volta molto più grandi e con numeri più alti di partecipanti (più di 100 città in qui quasi tutti capoluoghi delle province con milioni di partecipanti ), ma questa volta la risposta del regime iraniano è stata più dura e violenta, dalle prime ore del inizio proteste il regime ha bloccato tutta la rete d’internet, blocco che è durato per quasi una settimana, e durante questo blackout d’internet, hanno fatto i crimini più orrendi che un regime può fare contro suo popolo violando diritti principali del cittadini iraniani e diritti umani. Hanno usato armi di guerra, da cecchini che sparavano direttamente per colpire la testa dei protestanti, macchine di guerra, carro armato, e armi pesanti. Il risultato finale è più di 1500 morti, più di 5000 feriti e più di 10000 arrestati. Ma i crimini di guerra del regime e violazione dei diritti non finiscono qui. Il regime durante le proteste usando guardia rivoluzionaria “Pasdaran” arrestavano anche i protestanti feriti nell’ospedale e gli portavano nel carcere, i Pasdaran tenevano i corpi di protestanti uccisi e chiedono soldi dalle famiglie per liberare il corpo di loro cari, il regime minacciava le famiglie con arresto se le famiglie decidevano di fare funerali o parlavano con giornali stranieri. Gli arrestati in carcere vivono in situazioni molto dure, sono sotto tortura fisica e mentale. Tante persone sparite in qui le famiglie non hanno nessuna notizia.
Nella scorsa settimana, governo iraniano abbattuto un aereo commerciale e suoi 180 passeggeri uccidendo tutti incluso cittadini canadese, svedese e iraniano, solo per usare innocenti cittadini come scudo umano e per fare propaganda contro Stati Uniti.


Le nostre richieste verso Governo italiano e tutte e tutti Italiani sono:
1 – condannare il regime iraniano per violazione di diritti umani e per crimini della guerra.
2 – condannare e bloccare i capi del regime iraniano e le persone che hanno ordinato arresti e uccisioni del popolo iraniano ad entrare nel Europa e Italia per fare propaganda per il regime
3 – aiutare gli iraniani d’Italia a lottare contro il regime islamico. Per esempio, aiutare iraniani per fare le denunce contro regime iraniano e le persone che hanno ordinato e hanno fatto gli atti violenti contro popolo iraniano.
4 - finire qualsiasi tipo di accordo e business con governo iraniano, perché i soldi sempre finiscono nelle tasche del regime e non sono spesi per iraniani ma anzi esattamente al contrario e vengono usati per uccidere e arrestare iraniani che cercano la libertà.

Il popolo iraniano durante la storia non ha mai dimenticato gli amici che aveva a fianco in momenti più difficili. L’Italia è sempre stata amica del popolo iraniano e supportando iraniani in questo periodo più scuro della storia della persia, terrebbe aperte le porte di amicizia tra iraniani e italiani per costituire un futuro migliore e illuminato."

Comunità Iraniana a Parma
18/01/2020

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Domenica, 19 Gennaio 2020 10:45

In ricordo di Bettino Craxi

Oggi ricorre il ventesimo anniversario della morte del leader socialista.

Di Nicola Comparato Felino 19 gennaio 2020 - Bettino Craxi, nato il 24 febbraio 1934 a Milano e deceduto ad Hammamet in Tunisia il 19 gennaio del 2000, è stato un grande politico italiano, primo socialista a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987, e segretario del Partito socialista italiano dal 15 luglio 1976 all’11 febbraio 1993. Anticomunista e Nenniano, Craxi si rese protagonista indiscusso della politica per le sue idee innovative, prima fra tutte quella di staccarsi dal marxismo/leninismo sostituendo la falce e il martello con un garofano rosso, creando negli anni una forte conflittualità con il PCI di Enrico Berlinguer. Nel 1978 quando il politico Aldo Moro fu rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, l'unico disposto ad una trattativa, anche se alla fine inutilmente, fu proprio Craxi, al contrario della DC e del PCI. A Craxi si deve il più lungo governo della storia della nostra Repubblica, il pentapartito, formato da Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli, in carica dal 4 agosto 1983 al 27 giugno 1986.

Uno dei fatti più conosciuti che riguardano Bettino Craxi, è la crisi di Sigonella, quando nell'ottobre del 1985, l'aviazione militare statunitense intercetta un aereo egiziano con a bordo Abu Abbas, esponente dell’Olp, insieme a un suo aiutante e i 4 dirottatori della nave da crociera italiana Achille Lauro. Gli americani danno l'ordine di fare atterrare l'aereo a Sigonella in Sicilia, per avere in consegna i sequestratori dell'Achille Lauro, ottenendo da Craxi solo un rifiuto, che immediatamente schiera i militari italiani contro quelli americani con le armi puntate pronti a sparare. Per Craxi il caso è di competenza dell'Italia trovandosi l'aereo in territorio italiano. Col passare degli anni, più precisamente nel 1992, comincia il periodo di crisi politica per Bettino Craxi. Avvisi di garanzia e scandali giudiziari lo vedono coinvolto in prima persona nel caso Tangentopoli per finanziamenti illeciti al partito. L'inchiesta porta il nome Mani Pulite, con il PM Antonio di Pietro, uomo "immagine" del pool.

Il 30 aprile 1993 una folla attende Craxi fuori dall' Hotel Raphael a Roma. I contestatori gli lanciano addosso decine di monetine e lo riempiono di insulti. Nel 1994 Craxi decide di rifugiarsi ad Hammamet in Tunisia, dove morirà il 19 gennaio del 2000. La giustizia e le persone sono divise sul caso Craxi. Per i primi era solo un latitante, per molti altri un rifugiato politico morto in esilio.

È davvero ardua l'impresa di poter riassumere in poche parole la vita del politico più importante dell'Italia degli anni 80, ma era doveroso ripercorrere alcuni degli episodi più significativi in occasione del ventesimo anniversario della sua morte.

 

Roma, 14 GEN – “La sinistra ha cercato di derubricare a vicenda locale e poco importante una inchiesta, quella ‘Angeli e Demoni’ sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza, che è invece una pagina nerissima non solo per la nostra comunità regionale ma per tutto il Paese. Ne siamo convinti oggi più che mai, a chiusura delle indagini, con la Procura di Reggio Emilia che non solo conferma l’impianto accusatorio ma lo ritiene rafforzato”.

Lo afferma la deputata emiliana di Forza Italia Benedetta Fiorini.

“Rimaniamo garantisti, come sempre, - continua Fiorini - ma 108 capi di imputazione sono una chiara evidenza di un sistema marcio che ha pregiudicato la serena esistenza di tanti minori e di tante famiglie, strappando gli uni alle altre, senza nessun motivo valido ed accettabile. La lista dei reati contestati è così lunga e variegata, dal falso ideologico in atto pubblico ai maltrattamenti in famiglia, dalla violenza privata alle lesioni dolose gravissime, dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche alla falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, dalla frode processuale al depistaggio, che fa pensare, come abbiamo sempre detto, ad un vero e proprio sistema criminale perpetrato sulla pelle di bambini e bambine e delle loro famiglie. Ecco perché – conclude Fiorini - serve intervenire urgentemente in materia di normativa degli affidi”.

 

Controlli della Polizia Locale nel quartiere Roma e nei parcheggi. Denunce per ubriachezza e ordini di allontanamento

Controlli serrati sono stati condotti nei giorni scorsi, anche in borghese, da parte della Polizia Locale nella zona della stazione ferroviaria, dei Giardini Margherita, nel quartiere Roma e nei principali parcheggi sul territorio urbano.
Dall’attività svolta, finalizzata a prevenire e contrastare episodi di inciviltà e a garantire la tutela del decoro urbano, è scaturito il riscontro di tre violazioni all’articolo 18 del Regolamento comunale di Polizia Urbana, per consumo di alcolici in aree pubbliche e in orari non consentiti. Sono stati inoltre notificati due ordini di allontanamento per manifesta ubriachezza, nei confronti di due cittadini italiani residenti a Piacenza: a loro carico è scattata anche la denuncia all’Autorità Giudiziaria per il reato commesso.


Nel corso dei pattugliamenti, sono state elevate numerose sanzioni per violazioni al Codice della Strada, riguardanti sia il comportamento alla guida, sia la sosta dei veicoli in aree non consentite.
“L’attenzione alla zona del quartiere Roma, da parte dell’Amministrazione comunale e della Polizia Locale, è sempre alta”, sottolinea l’assessore alla Sicurezza Luca Zandonella, che rimarca in particolare “la costanza e la continuità nei controlli, con una frequenza e una capillarità che non sono mai state garantite in passato”.

Piacenza, 18 gennaio 2020 - Il Consorzio di Bonifica di Piacenza dopo aver invitato i candidati alle prossime elezioni regionali, nella mattinata di ieri, ha iniziato gli incontri istituzionali con i candidati uscenti - e membri di commissioni regionali - Gianluigi Molinari e Katia Tarasconi per la lista “PD Bonaccini Presidente”.
Gianluigi Molinari è attualmente componente delle commissioni: Politiche Economiche; Bilancio, Affari Generali ed Istituzionali.
Katia Tarasconi è membro delle commissioni: Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità; Territorio, Ambiente, Mobilità; Politiche per la Salute e Politiche Sociali.
Con entrambi i candidati uscenti il Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, Fausto Zermani, insieme al Direttore Generale, Angela Zerga, hanno affrontato i diversi temi regionali legati alla risorsa idrica e alla sua gestione sia nell’ambito della difesa idraulica sia in quello della distribuzione irrigua.

Nel pomeriggio di ieri, insieme alle organizzazioni di categorie agricole, il Consorzio ha incontrato il Presidente della Commissione permanente dell’agricoltura, Senatore Gianpaolo Vallardi.
A fare gli onori di casa il Presidente del Consorzio di Bonifica:E’ un’opportunità avere il Presidente della Commissione agricoltura qui in Consorzio. Colgo l’occasione per ringraziare Giampaolo Maloberti e il Senatore Pietro Pisani per questo confronto con il Senatore Vallardi che ci ha permesso di trasmettere l’impegno con il quale ci occupiamo di gestione della risorsa idrica e di prevenzione del dissesto all’interno di un territorio dove le produzioni agricole, pomodoro e zootecnia, sono un fiore all’occhiello nazionale”.


Durante l’incontro è stato illustrato l’operato del Consorzio sul territorio piacentino e il portfolio dei progetti dell’ente, sia quelli cantierabili e in attesa di finanziamento sia quelli già avviati.
Il Presidente del Consorzio ha poi ricordato l’importanza di lavorare insieme alla definizione di strategie e obiettivi di lungo termine.

Presenti all’incontro membri del Comitato Amministrativo e del CDA del Consorzio (Vice Presidenti Alberto Bottazzi e Paolo Calandri insieme a Giovanni Ambroggi, Giampiero Cremonesi, Massimo Ghezzi, Giampiero Silva) il Direttore Generale (Angela Zerga), Giampaolo Maloberti, il Senatore Pietro Pisani, il Direttore di Coldiretti Piacenza (Claudio Bressanutti), il Presidente di Confagricoltura Piacenza insieme al Direttore (Filippo Gasparini – anche membro CDA del Consorzio - e Marco Casagrande), il Presidente di Cia insieme al Direttore (Franco Boeri e Marina Bottazzi), il Presidente di Ainpo (Filippo Arata) e Paolo Calestani (Sindaco del comune di Morfasso e membro del CDA del Consorzio).

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