di Guido Zaccarelli Mirandola 31 marzo 2020 - Il Covid-19 ha limitato la libertà delle persone e contagiato l’economia mondiale limitando l’azione globale degli imprenditori di fare impresa. Se osserviamo con attenzione i fenomeni che hanno coinvolto in passato le economie del nostro pianeta, possiamo individuare forti connessioni logiche con la crisi finanziaria del 2008, pur partendo da radici differenti, che ha modificato il sistema delle relazioni sociali e il modo di fare impresa, imponendo all’imprenditore di ripensare a nuove forme organizzative, e produttive, e la messa in campo di strategie di marketing declinate in mercati che avevano cambiato la loro identità. 

Da non sottovalutare, nel periodo preso a riferimento, la forte richiesta di nuovi investimenti in tecnologia e la presenza di personale altamente specializzato. Le difficoltà da superare erano finalizzate alla ricerca di nuove aree di opportunità e all’urgenza di trasformare i modelli produttivi con altri modelli, per competere con imprese globali per scongiurare la chiusura dell’impresa. Un periodo durato parecchi anni che ha reso evidente come la globalizzazione agisca sul mondo, e non su singole regioni, come potrebbe essere la sola Cina, l’Europa o l’America.
Uno dei maggiori problemi che si evidenzia nelle aziende, quando la crisi sopraggiunge all’improvviso, (Covid-19), è l’eventuale presenza di investimenti, messi in atto da poco tempo, per avviare nuove economie di scala o per accedere alle tecnologie 4.0. In queste condizioni l’imprenditore può trovare sofferente la posizione debitoria e impossibilitato ad accedere a nuove forme di accesso al credito con il quale rifinanziare la sopravvivenza della propria azienda.

Il Covid-19 ha riportato ancora una volta l’imprenditore nelle condizioni di rivedere i meccanismi di produzione e di relazione con i mercati interni, e globali, dei quali si serve, e ai quali afferisce all’interno di una logica di filiera di prodotto o servizio. Immagine che ci riporta alla catena di montaggio che il taylorismo e il fordismo dei novecento americano ci hanno insegnato: se manca il prodotto precedente la catena di montaggio si ferma e l’operatore rimane in attesa di ricevere la parte per completare il ciclo produttivo. L’immagine è simmetrica alla filiera aziendale: se un fornitore non produce una parte viene compromesso in tutto, o in parte, l’intero ciclo produttivo.

Come vincere questa sfida, quali comportamenti adotta oggi l’imprenditore al quale viene chiesto di chiudere l’azienda, per sopraggiunti interessi legittimi legati alla salute della popolazione? Agisce su diversi fronti: in primis, “iberna l’azienda”, una condizione “biologica” in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo che impatta immediatamente sulla produzione e nella generazione dei servizi. Per quanto le risorse finanziarie lo consentono, mantiene in vita il flusso dei pagamenti verso i propri fornitori nella speranza di ricevere copertura dai clienti. Successivamente avvia le procedure amministrative per accedere agli ammortizzatori sociali, previsti dall’ordinamento in vigore nei singoli stati, per tutelare i propri collaboratori e di riflesso la liquidità dell’azienda.
A queste azioni, corrisponde un periodo di profonda riflessione, pregno di ansia e preoccupazione, per l’impossibilità di intravedere il futuro e individuare una strada dove camminare per raggiungere i propri obiettivi. In questo momento lo stato attuale di molte imprese è questo, in attesa che venga lentamente ripristinata la libertà per accedere a misure di de-contenimento sociale, capace di diminuire il grado di “ibernazione” e avviare lentamente la produzione e la ripresa dei servizi, di ogni ordine e grado.

L’idea di fondo, di molti imprenditori, è di ridurre in modo molto graduale il “grado di ibernazione”, per comprendere come muoversi all’interno dei loro mercati di riferimento e saggiare la personale capacità di “ritornare” a fare impresa, noto l’invenuto radicale cambiamento avvenuto nei mercati e nelle loro specifiche economie, completamente stravolte nelle logiche e nei contenuti: «lo scopo, è evitare di soccombere».
I timori sono parecchi e di difficile interpretazione e soluzione, per la mancanza di certezze presenti e future: «è l’incertezza l’anima gemella dell’ansia». Occorre evitare di licenziare. Uno tsunami invisibile che ha prodotto un terremoto visibile al contrario di un terremoto che abbatte le case e le abitazioni dove l’uomo in breve tempo è in grado di mettere in moto i meccanismi già rodati per ripristinare le condizioni precedenti, in molti casi, migliori.

Quando rapidamente calano ordinativi e sfuma la certezza del “presente prossimo”, l’unica arma a disposizione di molti imprenditori e di “ibernare l’azienda” e di ricorrere agli ammortizzatori sociali, per evitare di entrare in una spirale senza fine. Questi sono i timori che avvolge l’imprenditore innanzi ad una crisi globale come il Covid-19, di proporzioni immani dai tratti pandemici.
Ultima considerazione, ma non meno importante, è la minore disponibilità di risorse finanziarie a disposizione delle famiglie e la presenza contemporanea di incontrare mercati saturi. Una vera sfida mondiale a cui nessuno si potrà sottrarre.

Le circostanze devono fare emergere la forza della condivisione verso il bene comune e la disponibilità dei singoli a fare squadra, generando nuove forme di relazioni imprenditoriali in grado di aiutare chi si trova in difficoltà per donare l’opportunità a tutti di uscire dalla “ibernazione” e ritornare a vedere scorrere l’acqua cristallina sotto i ponti dell’impresa a vantaggio dell’intera umanità.

 

 

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

Nel pomeriggio di ieri una circolare del Ministero dell'Interno aveva fatto inalberare, e non poco, molti governatori di regioni per il timore che la nuova interpretazione avrebbe potuto portare a un pericolosisiimo lassismo.

La specifica del Viminale del 31 marzo indicava che camminare con i propri figli minorenni era consentito e perciò non sarebbe stato necessario  “inventarsi” un’altra attività per poter legittimamente portare fuori casa i bambini ormai stanchi per il lockdown prolungato imposto dall’emergenza coronavirus. La libertà era però riservata a un solo componente della famiglia che avrebbe comunque dovuto restare vicino casa con il bimmbo, o l'anziano o l'inabile ai quali era esteso il provvedimento.

E' indubbio che si stia raggiungendo, almeno per il nord Italia, il picco  della diffusione ma è anche scontato che questo abbia una forma piuttosto globosa e possa perdurare per ancora diversi giorni.

Come infatti si può osservare dall'andamento delle urgenze al pronto soccorso nelle province dell'Emilia Romagna (vedi grafico),  negli ultimi due giorni ci sono registrati nuove impennate. Il picco che per Parma aveva raggiunto il massimo con 172 trasporti il 16 marzo, si è man mano contratto sino a 71 del 27/3 per tornare a 100 il 30 marzo. 

Siamo ben lontani dallo svuotamento del "Pronto Soccorso"

Una ulteriore conferma che non si può mollare e giustifica l'inasprimento dei rapporti tra i rappresentanti delle regioni e l'amministrazione centrale.

Dopo l'alzata di scudi delle Regioni, Lombardia e Campania in modo particolarmente violento, questa mattina dal Ministero dell'Interno è giunta una ulteriore specifica che riportiamo per intero:

"Regole sugli spostamenti, chiarimenti sulla circolare del 31 marzo
1 aprile 2020
Le regole sugli spostamenti per contenere la diffusione del coronavirus non cambiano. Si può uscire dalla propria abitazione esclusivamente nelle ipotesi già previste dai decreti del presidente del Consiglio dei ministri: per lavoro, per motivi di assoluta urgenza o di necessità e per motivi di salute.

La circolare del ministero dell'Interno del 31 marzo si è limitata a chiarire alcuni aspetti interpretativi sulla base di richieste pervenute al Viminale. In particolare, è stato specificato che la possibilità di uscire con i figli minori è consentita a un solo genitore per camminare purché questo avvenga in prossimità della propria abitazione e in occasione spostamenti motivati da situazioni di necessità o di salute.

Per quanto riguarda l'attività motoria è stato chiarito che, fermo restando le limitazioni indicate, è consentito camminare solo nei pressi della propria abitazione.

La circolare ha ribadito che non è consentito in ogni caso svolgere attività ludica e ricreativa all'aperto e che continua ad essere vietato l'accesso ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici.

La medesima circolare ha ricordato infine che in ogni caso tutti gli spostamenti sono soggetti a un divieto generale di assembramento e quindi all'obbligo di rispettare la distanza minima di sicurezza.

Le regole e i divieti sugli spostamenti delle persone fisiche, dunque, rimangono le stesse."

(Foto di Francesca Bocchia - Ospedale Maggiore di Parma - 31 marzo 2020)

 

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  • Ok al bilancio 2019 di Homina: il fatturato è cresciuto del 23,8% a 2,4 milioni
  • I maggiori incrementi di ricavi nelle media relation e negli eventi
  • Al via un innovativo progetto su imprese e comunicazione di sostenibilità
  • Pignatti: Investiamo su soluzioni in grado di creare valore in un futuro diverso

L’emergenza coronavirus ha imposto una riorganizzazione delle attività di Homina per tutto il mese di marzo: grazie alla dotazione tecnologica e al ricorso allo smart working è stata assicurata la continuità del servizio ai clienti.
L’emergenza, oltre alle negative ripercussioni di mercato, ha fatto emergere una nuova modalità di relazione con i clienti e tra questi e gli stakeholder: a distanza e basata sulle tecnologie. In questo scenario si è resa evidente l’importanza della comunicazione interna per tenere insieme comunità aziendali sempre più operanti da remoto o in modalità smart.

“In questi giorni difficili abbiamo avuto modo di apprezzare il valore della comunicazione, una risorsa strategica anche quando l’emergenza sarà alle nostre spalle - commenta Omer Pignatti, amministratore delegato di Homina - La normalità alla quale torneremo non sarà quella di prima. Questa situazione ci cambierà, cambierà il modo in cui ci relazioniamo con gli altri, cambierà la comunicazione. Il ruolo di noi comunicatori è immaginare il futuro e predisporre soluzioni in grado di dare valore ai clienti nello scenario nuovo in cui ci troveremo. In agenzia abbiamo impostato da subito una riflessione strategica e stiamo investendo in questa direzione”.

Il Cda di Homina ha approvato il bilancio 2019, che ha fatto registrare una crescita di fatturato del 23,8%, attestandosi a 2,4 milioni di euro. Il migliore risultato degli ultimi cinque anni. L’incremento di fatturato ha interessato tutti gli ambiti di attività ma la crescita maggiore ha riguardato i settori media relation e eventi. Sono migliorati gli indici di redditività ed è cresciuto il numero dei dipendenti dell’agenzia.

Uno dei driver di sviluppo dei prossimi mesi sarà la comunicazione di sostenibilità con la pubblicazione del secondo bilancio di sostenibilità di Conad e della nuova edizione dell’Osservatorio Sostenibilità e Comunicazione, curato da Sic - Società Italiana di Comunicazione (fondata da Homina con Mediatyche di Milano e Extra! di Roma) e Format Research. Secondo i primi dati dell’Osservatorio, la sostenibilità rappresenta un fattore competitivo per il 68,5% delle imprese, ma sono poche (9,7%) quelle che redigono un bilancio di sostenibilità e il budget dedicato alla comunicazione della sostenibilità ammonta ad appena il 5% del totale del budget della comunicazione.

A mezzo giorno l'Italia si è fermata per un minuto e le bandiere sono state posizionate a mezz'asta in segno di lutto per le vittime del coronavirus.

Anche a Parma le bandiere sono state esposte nella posizione del lutto, a mezz'asta. In contemporanea, gli 8.000 sindaci e le altre autorità italiane hanno onorato le bandire listate a lutto con un minuto di silenzio.

Le bandiere, per volere della Presidenza della Repubblica, resteranno a mezz'asta sino a conclusione del periodo di emergenza.

(PH. Francesca Bocchia)

Nonostante la sospensione della didattica in aula e degli stages aziendali, lo Ial Emilia-Romagna (ente di formazione professionale) prosegue le attività con gli allievi dei suoi corsi.

In questi giorni sono ripartite le lezioni in videoconferenza dei tre percorsi Ifts (Istruzione e formazione tecnica superiore) che, realizzati a Serramazzoni/Castelfranco Emilia, Bologna e Piacenza, coinvolgono sessanta persone. Questi corsi, della durata di 800 ore, formano tecnici capaci di progettare e realizzare processi di trasformazione agroalimentare, promuovere le produzioni tipiche del territorio e valorizzare le tradizioni enogastronomiche locali.

«Le lezioni in videoconferenza – spiega il presidente dello Ial Emilia-Romagna Francesco Falcone - utilizzano una piattaforma “AB learn” per l’attività didattica e formativa a distanza, che consente l’immediata disponibilità, l’integrazione di tutti gli strumenti (lezione, webinar, meeting), la gestione e caricamento di pillole formative (documenti, filmati, animazioni, ecc.) e la gestione di test (risposte multiple o domande aperte)».

È iniziata anche l’attività per rimettere a studiare online i mille ragazzi che frequentano i percorsi di IeFp (Istruzione e Formazione professionale): entro venerdì tutte le classi saranno operative. «I ragazzi lavorano a casa utilizzando il project work, una metodologia didattica che si ispira al principio dell’apprendere facendo.

Il conduttore dell’attività, tutor o docente, - continua Falcone - deve fare in modo che gli allievi coinvolti possano sviluppare un progetto il più possibile prossimo al loro futuro contesto reale di lavoro. Al centro del project work c’è la realizzazione di un prodotto, un progetto concreto e visibile.

Il project work si basa su una certa capacità di lavoro autonomo dello studente, che va supportata e aiutata. Nell'attuale contesto l’attività di project work va intesa come attività individuale, o di gruppo, svolta da casa con assistenza a distanza del docente/tutor e sulla base di materiali e indicazioni precise ricevute». In settimana saranno progressivamente coinvolti tutti gli allievi delle sedi Ial Emilia-Romagna di Modena, Serramazzoni, Riccione, Cesenatico, Cervia, Ravenna, Ferrara e Piacenza.

"In questo periodo di grande emergenza sanitaria, dichiara Fausto Rosselli,  abbiamo ritenuto opportuno dare il nostro contributo sul piano economico con una donazione di € 500 al Ospedale Maggiore di Parma e di €200 alla Croce Gialla di Parma, questo come ANPS di Parma capeggiato dal nostro Presidente Dott. Gennaro Gallo. Mentre il gruppo O.D.V. ANPS Volontariato ha stanziato € 1.000 per l'acquisto di mascherine che saranno donate entro fine settimana alle organizzazioni di volontariato in prima linea sull'emergenza Coronavirus. Per i nostri servizi oltre alle normali dotazioni, abbiamo mascherine, guanti lattice monouso e disinfettanti alcoolici. Al momento non siamo operativi come fino a qualche giorno fa, ma siamo sempre allertati e a disposizione per qualunque esigenza possa venirci richiesta."

Nella Galleria foto di Francesca Bocchia alcuni uomini dell'Associazione di Polizia di Stato e alcuni posti di blocco presidiati dai Carabinieri e dall'Esercito.

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Nella giornata di sabato i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Parma, coordinati dalla locale Procura della Repubblica (P.M. dott.ssa Francesca Arienti), hanno eseguito un provvedimento coercitivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del capoluogo: tre i soggetti indagati, tutti marocchini ma residenti regolarmente in Italia, cui sono stati contestati plurimi episodi di furto aggravato, in concorso, e continuato. In particolare il G.I.P. ha disposto:
- la misura degli arresti domiciliari a carico di EL OMARI Bouchaib, classe 1975, domiciliato a Tizzano Val di Parma, per il ruolo preminente avuto nella pianificazione e nella individuazione degli obiettivi da depredare;
- la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Eboli, in provincia di Salerno, a carico di SIFESSALAM Said, classe 1985 ed E.A. H., classe 1974 (quest’ultimo, allo stato, sottrattosi all’esecuzione dell’ordinanza cautelare).

Le indagini sono iniziate il 30 settembre 2019, allorquando – nella notte - a Fontanellato, in provincia di Parma, nel parco fotovoltaico di via Priorato, ignoti asportavano 178 pannelli di proprietà della IREN Energia S.p.A; ne danneggiavano 15 e ne smontavano – rendendoli inutilizzabili – altri 150. Il tutto dopo aver reciso la rete di recinzione e parzialmente danneggiato le telecamere di sicurezza.

I primi accertamenti condotti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo attraverso le immagini ritratte dal sistema di sorveglianza interno e dalle telecamere OCR del comune, consentivano di:
- ricondurre il furto a due uomini incappucciati;
- accertare la presenza, in prossimità del sito ed in orario compatibile con l’evento, di un autocarro, risultato rubato poche ore prima a Langhirano (PR) e di una Golf intestata all’ indagato EL OMARI Bouchaib.

I successivi approfondimenti investigativi, condotti anche mediante attività tecniche di captazione di conversazioni telefoniche ed ambientali, permettevano di raccogliere gravi indizi di reità a carico di altri due correi, anch’essi marocchini, residenti ad Eboli, in provincia di Salerno, che operavano quindi in trasferta, su attivazione, e a ricondurre al terzetto gli ulteriori episodi avvenuti in provincia.
Nel dettaglio:
- a Langhirano la notte del 30 settembre 2019 – immediatamente prima del colpo presso il parco fotovoltaico dell’IREN – sottrazione di un autocarro;
- la notte tra il 13 ed il 14 novembre 2019, presso il parco fotovoltaico di via Bergonzi, furto di 6 inverter;
- a Parma, la notte del 15 novembre 2019, furto di un furgone Ducato Maxi;
- a Parma, la stessa notte del 15 novembre, presso il parco fotovoltaico di via Quingenti, furto di 306 pannelli e 18 inverter. Nella circostanza venivano danneggiate 6 telecamere di sorveglianza ed il sistema volumetrico di allarme senza che questo si attivasse.

Il modus operandi era ormai consolidato: selezionato l’obiettivo, all’esito di un’accurata ricognizione volta ad individuarne i punti più vulnerabili, pressoché nell’immediatezza dell’azione, a notte fonda, i correi rubavano un furgone idoneo al trasporto dei pannelli: ciò conferiva loro il vantaggio di muoversi con un mezzo “pulito” non ancora inserito nel sistema di ricerca, atteso che il proprietario si sarebbe avveduto del furto solo nelle ore successive. Materialmente lo smontaggio dei pannelli e degli inverter veniva curato da SIFESSALAM Said e da E.A. H..
EL OMARI attendeva a distanza di sicurezza, con funzione di palo e segnalazione degli eventuali transiti delle Forze di polizia; quindi, terminata l’attività disinstallazione, si avvicinava con il furgone per caricare il materiale.
La refurtiva veniva quindi stoccata su un camion di proprietà dello stesso EL OMARI in attesa di essere trasportata, con lo stesso mezzo, in Marocco, destinazione finale dei manufatti.
E proprio in Marocco era diretto EL OMARI il 4 dicembre 2019 quando è stato fermato mentre era in procinto di imboccare l’autostrada, diretto a Genova ove si sarebbe imbarcato per il Paese natìo. Nel furgone, stipato all’inverosimile, sono stati sequestrati 204 pannelli e 25 inverter, tutto provento dei furti posti in essere. Altri 102 pannelli, sempre oggetto di furto, erano stati rinvenuti e sequestrati in precedenza dai Carabinieri.

Nel complesso, l’attività messa in piedi dagli indagati ha prodotto un danno complessivo di circa 230.000 €, di cui 100.000 € per gli inverter e 130.000 € per i pannelli.

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In data 29 marzo u.s. personale della Squadra Volante ha proceduto all'arresto di un cittadino tunisino di anni 29 anni, in Italia senza fissa dimora, censurato, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Gli Agenti sono intervenuti in via Rainusso per una segnalazione di un assembramento di persone. All'arrivo degli operatori i predetti si davano immediatamente alla fuga facendo perdere le proprie tracce.

Dopo un’ora circa, giungeva una nuova segnalazione e gli agenti riuscivano a fermare uno dei soggetti che risultava essere dimorante in un hotel della zona.
A seguito di perquisizione personale estesa anche alla stanza, lo stesso veniva trovato in possesso di sostanza stupefacente.

Gli operatori rinvenivano e sequestravano al giovane n.10 involucri di cellophane termosaldati con all’interno sostanza stupefacente del tipo hashish per un peso lordo di circa grammi 180 oltre alla somma di Euro 895,00 probabile provento di spaccio.

Per quanto sopra lo straniero, con a carico alcune condanne e numerose denunce per reati contro la persona e il patrimonio, veniva tratto in arresto e su disposizione del P.M. di turno veniva trattenuto in Questura in attesa del processo con rito direttissimo.

Si è spento questa mattina, all’Ospedale Maggiore di Parma, Francesco Bigliardi. Aveva 72 anni. Se n’è andato a pochi giorni di distanza dal fratello Claudio. Lascia la moglie Ida Marmiroli e le due figlie Francesca e Michela.

Sempre sorridente, gentile e con quel suo modo di fare accogliente, Francesco rappresentava una delle colonne della ristorazione parmigiana. Insieme alla sua adorata moglie Ida gestiva la storica Trattoria Masticabrodo, un angolo di genuina tradizione, quasi all’ingresso di Torrechiara, dove poter trovare non solo ristoro e delizia, ma anche e soprattutto un clima famigliare e confortevole. Un luogo dove sentirsi a casa.

Ma la loro storia di coppia della ristorazione è iniziata molti anni prima, quando per lungo tempo sono stati capaci di far conoscere e apprezzare la loro cucina alla Trattoria del Tribunale, nel centro di Parma.

Mai fermo, sempre disponibile e pronto ad aiutare e consigliare, Francesco era parte integrante e attiva del Consorzio Parma Quality Restaurants, dove rappresentava un punto di riferimento professionale e umano.

La Reggia di Colorno illuminata di bianco, rosso e verde. I colori della bandiera nazionale splendono in notturna sulla facciata dell’edificio della Provincia. Rossi:”Un messaggio di unità e fiducia, segno dell’impegno corale del nostro Paese contro il virus.” Stocchi:”Un simbolo del generoso sforzo collettivo che in questo momento accomuna il Paese intero.”

Parma, 28 marzo 2020 – Anche la Reggia di Colorno, come già altri edifici pubblici, da ieri sera è illuminata con i colori della bandiera italiana: bianco, rosso e verde.
L’iniziativa è stata realizzata di concerto tra la Provincia di Parma, proprietaria dell’edificio, e il Comune di Colorno

"In questo frangente così difficile per tutte le nostre comunità, abbiamo bisogno di dare anche messaggi di unità, di fiducia – spiega Diego Rossi Presidente della Provincia di Parma - Vogliamo testimoniare che i cittadini sono tutti uniti, insieme alle Istituzioni , a fianco di chi sta lavorando in prima linea per la salute di tutti noi, sotto l'insegna del tricolore. Per questo, anche la Reggia di Colorno è illuminata con i colori della nostra bandiera, come segno di impegno corale del nostro Paese."

Il sindaco di Colorno Christian Stocchi rileva:”Oltre al fondamentale impegno sul campo che si sta profondendo in questo momento delicato, crediamo sia importante sottolineare, con gesti simbolici come questo, la coesione della comunità nazionale, la presenza forte delle istituzioni, la speranza che ci anima e ci dà forza per sconfiggere il virus. Insomma, un ulteriore segno del generoso sforzo collettivo che in questo momento accomuna il Paese intero”.

Nella foto: la Reggia tricolore

Covid-19, ciclista entra in mare con la sua bici per cercare di evitare il controllo - VIDEO

Per contenere la pandemia del Covid-19 sono state introdotte dall'organo esecutivo multe salate (dai 400 ai 3000 euro) e la denuncia per scoraggiare gli irresponsabili ad andare a zonzo senza una valida motivazione. Eppure c’è anche chi, senza un valido motivo, le trasgredisce e nell'inutile tentativo di sottrarsi al controllo, pur di evitare la multa salata, a cavallo della sua bici, preferisce mettersi a mollo a mare, piuttosto che aprire il portafogli.

È quanto accaduto in mattinata sul litorale di Otranto, dove le forze dell’ordine hanno sorpreso un ciclista intento a non rispettare le prescrizioni del Dpcm “Io resto a casa”. Invitato più volte dagli agenti di polizia ad uscire dal mare per essere identificato, l’avventuroso ed irresponsabile ciclista ha preferito restare in acqua, con tutta la bicicletta, per diversi minuti, giustificandosi dicendo che “non ha fatto nulla di male”. Inevitabile la denuncia, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, e una multa di 400 euro. E, probabilmente, anche un raffreddore. Ecco il video: https://youtu.be/B9c3k7vB55s

(29 marzo 2020)

Lunedì, 30 Marzo 2020 06:13

70 anni di sindacalismo nazionale

Il 24 marzo del 1950, a Napoli, nasceva la Cisnal, l’organizzazione sindacale dalla quale discende l’Unione Generale del Lavoro. Per settant’anni è stata e continua ad essere punto di riferimento del mondo del lavoro di orientamento “nazionale”, legato cioè alla cultura ed alla politica sociale dell’Italia tra le due guerre, che ha sperimentato corporativismo prima e socializzazione poi. Essa è baluardo per la tutela dei diritti dei lavoratori, avente come riferimento il superiore interesse della Nazione italiana. Parrebbero concetti desueti, fuori tempo massimo. Oggi, invece, risuonano ancora più attuali.

La globalizzazione ha obbligato ad accantonare la difesa dello stato sociale, il lavoro e la produzione nazionale: in questo lungo momento di emergenza sanitaria, ne avvertiamo dolorosamente la loro assenza.
Il sindacalismo rivoluzionario, sorto nel primo decennio del secolo scorso, aveva divulgato un principio, allora come oggi, molto contrastato: la Patria e la Nazione sono realtà ineliminabili, poggianti su fattori spirituali, morali, sociali ed economici di importanza primaria.

Oggi, l’Unione Generale del Lavoro, raccogliendone l’eredità e non accettando il degrado sociale e culturale, combatte in prima linea per realizzare una maggiore giustizia sociale ed una vera partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese, come previsto dall’articolo 46 della nostra Costituzione. La corresponsabilizzazione dei lavoratori nelle scelte dell’impresa continuerà ad essere sostenuta avanzando proposte, attività formative che coinvolgano un numero sempre più ampio di lavoratori; una partecipazione così intesa svolgerà un ruolo di sviluppo attivo e realistico della democrazia nazionale: sarà il modo attraverso cui sarà possibile una trasformazione sociale sempre più a misura d’uomo.

Ci impegneremo nonostante l’ostracismo, a volte riscontrato verso “l’altro Sindacato”, per citare le parole del Segretario Generale Paolo Capone. Né accettiamo “l’ipoteca, con il capitalismo moderno, del potere economico sul potere politico, (che) ha reso gli esseri umani solo consumatori, del tutto strumentali agli interessi dei grandi gruppi finanziari supernazionali” come Pino Rauti , già negli anni ’80, aveva esattamente rappresentato.

Economia nazionale, sicurezza sul lavoro, tutela delle attività produttive nazionali contro le delocalizzazioni, disoccupazione giovanile, difficoltà per la nascita di nuove famiglie, ristrutturazioni aziendali che provocano la fine di lavoro per i lavoratori anziani, la vendita di aziende italiane in mani straniere, – come scrive Mario Giordano nel suo ultimo saggio- dove i nuovi proprietari non sono quasi mai dei padroni ma dei predoni: vi sarà battaglia, seppure costruttiva, della nostra Organizzazione sindacale per contribuire alla rinascita ed al rilancio di una Italia forte e coesa.
Buon anniversario, Ugl!

Parma, 29.03.2020
Matteo Impagnatiello
Segretario prov.le Ugl Parma

Domenica, 29 Marzo 2020 15:41

L'ultimo viaggio in tempo di coronavirus.

Di LGC e Francesca Bocchia Parma 29 marzo 2020 - Medici, infermieri e volontari delle varie organizzazioni di assistenza sono in prima linea, faccia a faccia con la sofferenza. Ma in questo terribile frangente governato dal coronavirus sono mutate le condizioni operative e emotive anche per coloro che si occupano dell'ultimo viaggio terreno, come ci racconta Nicola Benecchi dell'Assistenza Pubblica Onoranze Funebri.

"Da quando è iniziata l'emergenza per coronavirus abbiamo mantenuto la nostra struttura in Assistenza Pubblica, ma è cambiato notevolmente l'orario. Se prima si cercava di rispettare gli orari, adesso l'orologio non si guarda più. Cerchiamo di dare un servizio al cittadino che si affida alla pubblica per il servizio luttuoso. La maggior parte dei servizi non sono più funerali convenzionali, perché la gente vorrebbe andare in chiesa, poter accompagnare il defunto mentre adesso, a molti questo viene a mancare. Alla gran parte delle persone viene meno, non solo la possibilità di andare in chiesa, seguire la funzione religiosa ma soprattutto di poter dare l'ultimo saluto, il cosiddetto commiato. E' un vuoto che viene lasciato. Noi siamo le ultime persone che vedono il parente defunto e siamo quelli che l'accompagnano, facendo in estremo, le veci dei familiari stessi. Capita infatti molto di frequente che il familiare più stretto sia impossibilitato a muoversi perché anch'egli in quarantena. Proprio per questa ragione anche per noi diventa sempre più dura; veniamo infatti sempre più spesso chiamati a sostituirci a loro chiedendoci di fare per loro un ultimo gesto, "gli faccia un'ultima carezza sulla cassa …" ci dicono ".

Sono stati ben 10-11 servizi quotidiani, ha spiegato Benecchi, nelle giornate di maggiore intensità e questo deve avere pesato non poco sulle emozioni degli operatori di questo servizio pubblico.

Assistenza Pubblica Onoranze Funebri prosegue l’attività che l’Assistenza Pubblica - Parma Onlus svolge dal 1947 e persegue lo scopo di sostenere economicamente lo storico ente di volontariato dell’Oltretorrente, presente nei cuori dei parmigiani dal 1902.

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«Il virus stenta a perdere la corona». La rapidità con la quale si muove in modo invisibile nell’aria per aggrapparsi all’uomo fino a distruggerne l’esistenza, sta modificando il sistema delle relazioni sociali e colpendo in modo trasversale tutte le connessioni strategiche, e operative, dell’economia mondiale, limitando la libertà e affossando le mani dell’uomo nel suo invenire quotidiano del fare.

di Guido Zaccarelli 28 marzo 2020 - Purtroppo, la potenza del virus non si esaurisce nel momento in cui si traduce in atto, ovvero di entrare nella cellula, riprodursi, e farla scomparire, «ma mantiene la sua potenza anche nel presente, «esibendo la stessa identità come propensione nel futuro». Quale è la finalità del virus? Il suo “essere” al tempo stesso “presenza” in un corpo vivente, la cellula, fino ad annullarne l’identità e raggiungere la scomparsa.

Ernesto de Martino, antropologo e filosofo italiano, ha definito la Presenza: «farsi prendere alla situazione. Significa trascendere il valore, staccarsi da essa valorizzandola ed emergere come presenza in virtù di tale valorizzazione, nella misura in cui ha luogo il trascendimento valorizzante». Il farsi presente è legato all’uomo e in quanto “essere”.
Lasciamo questa prospettiva al filosofo, per accogliere l’osservazione di uno qualunque, senza un proprio interesse, ma anche con un interesse responsabile, per assumere come riferimento il virus che si fa presenza, un presente che diventa atto, che si moltiplica in un luogo del presente ma che è già trasceso nel futuro, ancora tutto da determinare (o determinato).

Il virus si muove rapido stante la sua primordiale identità di attaccare l’uomo mettendo a dura prova il suo arsenale di armi da impiegare nella battaglia per vincere la guerra. L’agire non si cancella nella cellula vivente, ma rimane potenza nel determinarsi in altre cellule, dopo aver superato i limiti imposti dalla membrana cellulare. «Il presente si fa storia». I
Il passato rappresenta il mondo dell’archeologo che deve scavare per ripensare il presente in una diversa modalità d’azione per ridurre, e porre limiti, alla potenza dell’atto in quanto tale. Il “qui e ora” deve setacciare il tempo appena passato e analizzare il contesto mutuando tra loro «necessità e responsabilità, che sono i fili del reticolo da usare per distinguere ciò che si deve lasciare passare rispetto a quello che deve rimanere in superficie».

L’arma letale deve essere impugnata per mettere le une contro le altre, le singole azioni che l’umano è in grado di fare affiorare dalla conoscenza dello scibile umano, per sconfiggere il virus attraverso l’analisi comparativa dei mondi circostanti, «per dare scienza al nuovo, attraverso la partecipazione retta di tutti in un rapido invenire delle cose e delle circostanze».

Il compito dell’uomo è di tradurre come attore principale da un lato, e da osservatore dall’altro, le prospettive che di volta in volta appaiono, (o possono apparire) nell’atto che si sta compiendo, facendo esperire la storia in quanto tale, non come fonte archeologica lasciata a se stessa, «e museata» (non prendere in considerazione le esperienze altrui), ma come oggetto degno di essere continuamente scavato, per riportare in superficie quello che ancora non era stato dato, che non era stato opportunamente osservato, perché al momento pareva non degno d’interesse, ma che, trasceso dal passato, doveva ,e poteva, divenire come dato attuale, per la sua capacità di essere ancora potenza nel presente perché non ancora sommerso del tutto.

Lo scopo che ne deriva è l’utilità della storia per la vita, dove abituare le persone ad osservare, ma anche ad ascoltare, senza se e senza ma, ciò che gli altri hanno fatto per evitare di partire sempre da un punto zero, nella consapevolezza che la storia deve virare verso il bene comune.

La protezione del territorio avanza con le armi della tecnica e dell’agire che insieme «come gemelle», convolano nella non semplice, e automatica, relazione basata sulla reciprocità, che si fa atto della circostanza e, come tale, espressione autentica del bene comune che trascende verso il futuro come proprietà collettiva da mantenere e sviluppare per il bene dell’intera umanità.

Riferimenti bibliografici: prof. Giulio Traversa, Bellezza naturale, virtù umana. Per una prospettiva osservativa sulla contemporaneità. Apra, Master in consulenza filosofica e antropologia esistenziale.

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

YouPol. L’app della Polizia di Stato per smartphone si aggiorna prevedendo la possibilità di segnalare i reati violenti che si consumano tra le mura domestiche.

Parma – Nel periodo di emergenza Covid-19 la maggior parte dei cittadini resta a casa in ottemperanza alle indicazioni governative. Per garantire la massima accessibilità al pronto intervento della Polizia di Stato, l’applicazione si aggiorna prevedendo la possibilità di segnalare i reati di violenza domestica con le stesse modalità e caratteristiche delle altre tipologie di segnalazione.
Ideata per contrastare bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, l’app è caratterizzata dalla possibilità di trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato.

Le segnalazioni sono automaticamente geo-referenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo dove sono avvenuti i fatti. E’ inoltre possibile dall’app chiamare direttamente il 113. Tutte le segnalazioni vengono ricevute dalla Sala Operativa della Questura competente per territorio.

Per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di segnalare in forma anonima.
Anche chi è stato testimone diretto o indiretto – per esempio i vicini di casa - può ovviamente denunciare il fatto all’autorità di polizia, inviando un messaggio anche con foto e video.

L’applicativo, nato dalla ferma convinzione che ogni cittadino è parte responsabile ed attiva nella vita democratica del Paese, è facilmente installabile su tutti gli smartphone e tablet accedendo alle piattaforme per i sistemi operativi IOS e Android.

(in allegato la presentazione in pdf oltre al video)

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Per tutta l'Unione Europea, molto probabilmente, domani sarà l'ultima volta che albeggerà l'ora legale. Dal 2021 il cambio d'orario sarà abolito tranne l'Italia che chiese di mantenere i due diversi orari per le due grandi stagioni. Ma domani, il cambio d'ora, avrà comunque un sapore diverso.

Di LGC Parma 28 marzo 2019 - Dalle 2,0 di questa notte le lancette dell'orologio faranno un balzo in avanti di un'ora. Si dormirà un'ora in meno, è vero, ragion per cui in molti da anni protestano: il cambio dell'ora così repentino, anche se si tratta di una sola ora, potrebbe comportare rischi per la salute, insonnia e problemi cardiaci sono le conseguenze più temute.
Per questa ragione, già da alcuni anni, si è levato un fronte di protesta contro il cambio dell'ora che l'Unione Europea ha cavalcato. L'Italia , diversamente dagli altri Paesi UE, dal 2021 dovrebbe proseguire con il cambio d'ora e comunque ogni Paese membro avrà tempo sino a fine 2021 per decidere quale sistema adottare.

E' indubbio però che il cambio d'ora di quest'anno assume un significato molto diverso rispetto gli anni precedenti.

Con l'ultimo fine settimana di marzo il cambio data era un evento atteso, almeno emotivamente, poiché di fatto si apriva la stagione più spensierata, quella primaverile che a sua volta avrebbe aperto alla stagione delle ferie o delle vacanze per gli studenti. La fantasia avrebbe cominciato a galoppare verso i sogni delle mete pasquali e estive e il tempo avrebbe iniziato a scorrere ancor più velocemente. Maggiori sarebbero state le occasioni per una uscita serale con gli amici, anche fosse solo per un gelato, e le serate primaverili sarebbero diventate complici dei nostri sogni.

Non quest'anno! L'allungamento del periodo diurno quest'anno sarà vissuto con una sola indistinta e generalizzata speranza: sconfiggere il coronavirus prima che ci annienti in persona o negli affetti più intimi.

CURIOSITA'
L'ora legale venne istituita in Italia, per la prima volta, con il decreto legislativo 631 del 25 maggio 1916, la misura era destinata al risparmio energetico (carbone prevalentemente) per poterne maggiormente disporre a fini bellici.
Interrotto l'uso dell'ora legale a causa della seconda guerra mondiale venne definitivamente reintrodotta, per quattro mesi l'anno da fine maggio a fine settembre, nel 1965 e successivamente venne ampliato il periodo a sei mesi nel 1981 e infine, con l'omologazione europea, nel 1996 tutti i Paesi UE la adottarono nella configurazione attuale ovvero dall'ultima domenica di marzo sino all'ultima di ottobre.

La Benedizione Urbi et Orbi accompagnata dalla "indulgenza Plenaria" di Papa Francesco. A seguire riportiamo le parole pronunciate dal Santo Padre durante il momento di preghiera straordinario sul sagrato di Piazza San Pietro il pomeriggio inoltrato di venerdi 27 marzo 2020.

Il testo integrale dell'omelia del Papa in tempo di epidemia

Di seguito il testo integrale dell'omelia pronunciata da Papa Francesco al momento di preghiera straordinario in tempo di epidemia:

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.
È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).
Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.
La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.
Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.
Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.
Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

27 marzo 2020, 19:42

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«Mi permetto nuovamente, care concittadine e cari concittadini, di rivolgermi a voi, nel corso di questa difficile emergenza, per condividere alcune riflessioni. Ne avverto il dovere.
La prima si traduce in un pensiero rivolto alle persone che hanno perso la vita a causa di questa epidemia; e ai loro familiari.
Il dolore del distacco è stato ingigantito dalla sofferenza di non poter essere loro vicini e dalla tristezza dell’impossibilità di celebrare, come dovuto, il commiato dalle comunità di cui erano parte. Comunità che sono duramente impoverite dalla loro scomparsa.

Stiamo vivendo una pagina triste della nostra storia. Abbiamo visto immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori – e in particolare la generazione più anziana - stanno pagando un prezzo altissimo.
Ho parlato, in questi giorni, con tanti amministratori e ho rappresentato loro la vicinanza e la solidarietà di tutti gli italiani.
Desidero anche esprimere rinnovata riconoscenza nei confronti di chi, per tutti noi, sta fronteggiando la malattia con instancabile abnegazione: i medici, gli infermieri, l’intero personale sanitario, cui occorre, in ogni modo, assicurare tutto il materiale necessario. Numerosi sono rimasti vittime del loro impegno generoso.
Insieme a loro ringrazio i farmacisti, gli agenti delle Forze dell’ordine, nazionali e locali, coloro che mantengono in funzione le linee alimentari, i servizi e le attività essenziali, coloro che trasportano i prodotti necessari, le Forze Armate.

A tutti loro va la riconoscenza della Repubblica, così come va agli scienziati, ai ricercatori che lavorano per trovare terapie e vaccini contro il virus, ai tanti volontari impegnati per alleviare le difficoltà delle persone più fragili, alla Protezione Civile che lavora senza soste e al Commissario nominato dal Governo, alle imprese che hanno riconvertito la loro produzione in beni necessari per l’emergenza, agli insegnanti che mantengono il dialogo con i loro studenti, a coloro che stanno assistendo i nostri connazionali all’estero. A quanti, in ogni modo e in ogni ruolo, sono impegnati su questo fronte giorno per giorno.
La risposta così pronta e numerosa di medici disponibili a recarsi negli ospedali più sotto pressione, dopo la richiesta della Protezione Civile, è un ennesimo segno della generosa solidarietà che sta attraversando l’Italia.

Vorrei inoltre ringraziare tutti voi. I sacrifici di comportamento che le misure indicate dal Governo richiedono a tutti sono accettati con grande senso civico, dimostrato in amplissima misura dalla cittadinanza.
Da alcuni giorni vi sono segnali di un rallentamento nella crescita di nuovi contagi rispetto alle settimane precedenti: non è un dato che possa rallegrarci, si tratta pur sempre di tanti nuovi malati e soprattutto perché accompagnato da tanti nuovi morti. Anche quest’oggi vi è un numero dolorosamente elevato di nuovi morti. Però quel fenomeno fa pensare che le misure di comportamento adottate stanno producendo effetti positivi e, quindi, rafforza la necessità di continuare a osservarle scrupolosamente finché sarà necessario.
Il senso di responsabilità dei cittadini è la risorsa più importante su cui può contare uno stato democratico in momenti come quello che stiamo vivendo.

La risposta collettiva che il popolo italiano sta dando all’emergenza è oggetto di ammirazione anche all’estero, come ho potuto constatare nei tanti colloqui telefonici con Capi di Stato stranieri.
Anche di questo avverto il dovere di rendervi conto: molti Capi di Stato, d’Europa e non soltanto, hanno espresso la loro vicinanza all’Italia. Da diversi dei loro Stati sono giunti sostegni concreti. Tutti mi hanno detto che i loro Paesi hanno preso decisioni seguendo le scelte fatte in Italia in questa emergenza.
Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo.
Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni.

Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse.
Nel nostro Paese, come ho ricordato, sono state prese misure molto rigorose ma indispensabili, con norme di legge - sia all’inizio che dopo la fase di necessario continuo aggiornamento – norme, quindi, sottoposte all’approvazione del Parlamento.

Sono stati approntati - e sono in corso di esame parlamentare - provvedimenti di sostegno per i tanti settori della vita sociale ed economica colpiti. Altri provvedimenti sono preannunciati.
Conosco - e comprendo bene – la profonda preoccupazione che molte persone provano per l’incertezza sul futuro del proprio lavoro. Dobbiamo compiere ogni sforzo perché nessuno sia lasciato indietro.
Ho auspicato – e continuo a farlo – che queste risposte possano essere il frutto di un impegno comune, fra tutti: soggetti politici, di maggioranza e di opposizione, soggetti sociali, governi dei territori.
Unità e coesione sociale sono indispensabili in questa condizione.

Un’ultima considerazione: mentre provvediamo ad applicare, con tempestività ed efficacia, gli strumenti contro le difficoltà economiche, dobbiamo iniziare a pensare al dopo emergenza: alle iniziative e alle modalità per rilanciare, gradualmente, ma con determinazione la nostra vita sociale e la nostra economia.
Nella ricostruzione il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio di sé.

Le prospettive del futuro sono - ancora una volta - alla nostra portata.
Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici. Vi riusciremo certamente – insieme - anche questa volta».

Roma, 27/03/2020

 

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1000, i coprivolto protettivi in maglia che un’attività imprenditoriale mirandolese, dopo aver convertito parte della sua produzione per far fronte all'emergenza epidemiologica in corso, ha donato al Comune di Mirandola. Progettati e realizzati le scorse settimane, sono stati consegnati oggi direttamente al Sindaco Alberto Greco che ha ringraziato ed apprezzato il gesto “Li accettiamo volentieri perché non mancheranno di esserci utili. È sicuramente poi, molto positivo il fatto che c'è la consapevolezza sul territorio della gravità della situazione e che in tanti anche tra gli imprenditori, non hanno esitato a rendersi operativi fornendo il proprio aiuto in modo concreto.

I coprivolto protettivi, sono stati realizzati dalla ditta CTF Service srl di Quarantoli, facente parte di Gandolfi Group. Il gruppo è noto per la sua attività nel settore della commercializzazione di macchine industriali per maglieria e lavanderia. Oltre che, essere anche operativo, nella ricerca e nello sviluppo di prototipi per grandi marchi della moda e per importanti aziende del settore sportivo e medicale.

Si tratta di un prodotto al 100% “made in Mirandola – ha spiegato Claudio Gandolfi – realizzato interamente in cotone misto ad un filato elastico ottenuto da una lavorazione particolare denominata vanisé applicata ad un punto maglia di tipo innovativo, già utilizzato dal gruppo in altri ambiti medicali e sportivi. È ergonomico e adattabile al viso, assicura un’elevata protezione a chi lo indossa. In ultimo può essere riutilizzato più volte perché è completamente lavabile.

Marco Pesci, un videomaker e autorizzato al volo con drone, ha realizzato un video su Reggio Emilia al tempo di Coronavirus.

Una città dinamica e vivace obbligata al silenzio e riposo da un microscopico ma invasivo virus.

Reggio Emilia, la città del tricolore, risorgerà come lo farà tutta l'Italia, c'è da scommetterci!

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Chi è DIFLY
DIFLY è una società fatta di persone che ridono, piangono, si emozionano, sognano, esattamente come te. 
L’attività principale di DIFLY è però la creazione di contenuti, specialmente audiovisivi, per tutte quelle persone che hanno qualcosa da dire e vogliono farlo sapere al mondo. 
Perché video? 
Perché un video è il modo migliore per trasmettere il reale valore di un prodotto o servizio, l’artigianalità o semplicemente una storia di successo. 
Raccontiamo storie di chi si è messo in gioco, di chi ce l’ha fatta e di chi ancora ci sta provando. 
Il nostro segreto è entrare in empatia con la realtà che raccontiamo e fare nostre le vostre emozioni. 
I nostri video, fatti con droni e fotocamere terrestri tradizionali, sanno spesso strappare una lacrima e un sorriso, contemporaneamente. 

 

Eseguiti da sabato scorso sulle strade extraurbane. Una sola violazione in corso di accertamento. I controlli proseguono in tutta la Provincia per tutta la prossima settimana. Ruffini: “I cittadini sembrano avere recepito la gravità della situazione. La Polizia provinciale è vicina al territorio anche per rassicurare e informare”.

Sono stati un centinaio i controlli che la Polizia provinciale ha effettuato sul rispetto delle disposizioni ministeriali e regionali collegate all'epidemia di Coronavirus, a partire da sabato scorso ad oggi, nei territori della Val Taro - Ceno e Val Parma –Enza e nella Bassa.

Esattamente sono stati 92 i controlli su altrettanti automobilisti in transito su diversi tratti della nostra rete stradale in ambito extraurbano\rurale e un solo accertamento in corso per violazione.

I cittadini della provincia sembrano avere recepito la gravità della situazione – afferma il Dirigente Andrea Ruffini - L’impegno della Polizia Provinciale è da sempre finalizzato alla sicurezza del territorio e al rispetto della legalità, in ambito di polizia ambientale, ed ittico - venatoria, in particolare nell'attuazione dei piani di controllo della fauna selvatica e al contrasto di ogni forma di bracconaggio. A queste attività si sono aggiunti ora anche i controlli del rispetto delle disposizioni nazionali e regionali per la lotta all'epidemia. E per questo siamo vicini al territorio anche per rassicurare e informare.

Già ordinati quattro milioni di mascherine chirurgiche, due milioni di mascherine ffp2 e 800mila tute protettive che saranno distribuite a tutte le Aziende sanitarie dell'Emilia-Romagna. L'assessore Donini: "Indispensabile che il personale, impegnato ogni giorno in prima linea per tutelare la salute di noi tutti, possa lavorare in sicurezza".

Le risorse assegnate attraverso un'erogazione straordinaria di cassa all'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, individuata per effettuare acquisiti centralizzati "urgentissimi".

Attesi in Emilia-Romagna quattro milioni di mascherine chirurgiche, due milioni di mascherine ffp2, 800mila tute protettive. Dispositivi di protezione per il personale sanitario che verranno acquistati grazie a 50 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione attraverso un finanziamento straordinario e che saranno distribuiti a tutte le Aziende sanitarie del territorio per affrontare l’emergenza Coronavirus. L’obiettivo è consentire a tutto il personale coinvolto – inclusi i medici convenzionati, gli addetti al trasporto infermi, i componenti delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale, i dipendenti delle strutture residenziali per anziani e persone con disabilità, i farmacisti – di lavorare in sicurezza.

Destinataria del finanziamento – deliberato nell'ultima seduta della Giunta regionale – l’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, che ha operato l’acquisto in modo centralizzato.

“Una somma importante, frutto di un’erogazione straordinaria di cassa della Regione, che serve a coprire i primi ordini urgenti di dispositivi di protezione individuale- spiega l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Appena arriverà il materiale è già pronto un coordinamento regionale che, sulla base degli ammalati e dei ricoverati, effettuerà consegne settimanali tra tutte le nostre Aziende sanitarie. È assolutamente indispensabile che il nostro personale, impegnato ogni giorno in prima linea per tutelare la salute di noi tutti anche mettendo a rischio la propria, possa lavorare in condizioni di sicurezza”.

L’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma è stata individuata quale struttura operativa per effettuare, con il coordinamento di Intercent-ER (Centrale unica per gli acquisti della Regione attiva su tutto il territorio, da Piacenza a Rimini) acquisti centralizzati urgentissimi in questa situazione di emergenza.

Di fatto, per poter compiere l’operazione, era necessaria un’Azienda sanitaria che avesse un potere di spesa ed emettesse ordinativi. La Regione, dal canto proprio, ha anticipato i 50 milioni di euro sul bilancio dell’Azienda ospedaliero-universitaria per l’acquisto; la consegna del materiale, che verrà poi ripartito tra tutte le aziende sanitarie regionali, è attesa a breve. In base alla delibera con cui la Regione ha assegnato le risorse, l’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma si impegna a rendicontare i costi sostenuti per l’acquisto centralizzato dei dispositivi.

Dei volontari si parla molto e si elogiano altrettanto ma mai a sufficienza. Il rischio al quale si sottopongono quotidianamente è elevatissimo ma ancor più elevata è forza con la quale affrontano ogni turno di servizio.

Di Francesca Bocchia e LGC Parma 27 marzo 2020 - Sulla lavagnetta a muro un (*) asterisco rosso rimarca una frase che può essere il loro slogan : "…ricordate che gli occhi parlano più delle parole. Portate sempre, come state facendo, la tranquillità e un sorriso, di questo hanno bisogno le persone, di tranquillità!".

Il contributo empatico che i soccorritori e i sanitari, in condizioni di normalità, potevano dare oggi è limitato a quelli che sono lo specchio dell'anima, gli occhi.
L'unico organo visibile, seppur mascherato da occhiali, che mette in contatto il volontario con il paziente sono proprio solo e esclusivamente gli occhi. Gli occhi di persone che da un mese sono sotto pressione fisica e soprattutto emotiva ma che, nonostante tutto, sanno e vogliono donare un frammento di serenità al paziente che stanno consegnando alle cure dei sanitari.

Un senso civico immenso che attraversa tutti gli strati sociali e tutte le età.

Casualmente ci siamo imbattuti in uno sportivo, quel Maxime Mbandà rugbista delle Zebre e della nazionale, che non si sottrae ai massacranti turni servizio e senza volerlo, diventa un simbolo positivo per tutti.

Nella gallery fotografica di Francesca Bocchia alcuni istanti dei preparativi e del rientro dal servizio dei volontari del SEIRS Croce Gialla di Parma tra i quali anche Maxime Mbandà.

Di Nicola Comparato Felino 27 marzo 2020 - Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Stefano Sidoli, nato a Parma il 10/02/1982, residente a Corcagnano e gestore di alcuni locali di ristoro. Nella lettera Stefano esprime tutta la sua preoccupazione per quanto riguarda la situazione attuale in questa emergenza Coronavirus, il suo disappunto verso le informazioni fornite dai media, il triste ruolo del popolo italiano in questa vicenda e il suo punto di vista come cittadino e ristoratore.

"Un grande maestro mi disse: ‘Loro ragionano 10 anni avanti, tu non potrai mai raggiungerli e comprendere il loro scopo. Ma puoi imparare dal loro passato e comprendere il tuo presente’.
Oggi mi viene chiesto di scrivere il mio pensiero, ossia quello di un ristoratore che fino all'altro giorno era intento principalmente svolgere al meglio il proprio lavoro, portando a tavola il piacere della condivisione. La particolare situazione attuale, dopo queste settimane di quarantena, mi sta portando ad inquadrare la realtà che ci circonda: abbiamo un virus che blocca un intero paese, questo ci fa capire che siamo molto deboli e che abbiamo tutti una grande paura della morte ma ci porta a vedere anche tutte quelle persone che lavorano per il bene degli altri e non parlo solo dei medici e degli infermieri, ma anche di commercialisti e amministratori di società che si stanno dando da fare senza sosta per salvare il nostro tessuto economico in un momento di estrema difficoltà ed incertezza. Nel frattempo la (mala)politica ci sta facendo vedere tutto il peggio che si possa immaginare. Tornando al passato, leggendo ad esempio scritti di Scipio Sighele, pensatore di fine Ottocento, già si sosteneva che la politica era qualcosa di vecchio, qualcosa di ormai corrotto dal sistema: guarda caso poco dopo si scatenò la prima guerra mondiale! Osservando il passato possiamo quindi pensare che ci siamo ritrovati in mezzo a una guerra sì epidemiologica, ma soprattutto economica; il virus come nemesi storica dell’economia selvaggia e senza regole di questi anni, dove c’è un’Italia contesa tra Stati Uniti e Cina. Anche il famigerato video di Leonardo divenuto virale dopo che Salvini l’ha postato sui suoi social (dove si parlava appunto degli esperimenti della Cina con un virus apparentemente molto simile al nostro), sembra più un attacco dettato dal Fondo Monetario verso i Cinesi, in quanto il Fondo Monetario detiene il comando principale della NATO, in antitesi a Trump, quindi potremmo arrivare a pensare che anche Salvini sia eterodiretto. Sempre osservando ciò che accade in questi giorni, Di Maio sembra essere emissario della Cina (trattato con la Cina, la Via della Seta) mentre il Premier Conte (che viene dai tempi di Monti e che in tanti sostengono essere stato dalla parte della Troika) sembra essere estremamente influenzato da Tedeschi e Francesi. Per questo, quando c’era una situazione di equilibrio con 5 Stelle, Lega e di Conte al governo, si poteva ancora sperare a una pacifica evoluzione per il nostro Paese.
Siamo arrivati a un punto dove si combattono tre fronti e a questa guerra devono sottostare 60 milioni di persone che in questo momento sono costretti a vivere nelle proprie case. Magari qualcuno è anche felice così, ma cosa possiamo fare per quelli che non possono sostenere questo momento e che stanno per cadere nel baratro, senza denaro e senza possibilità di recuperarne altro per poter andare avanti nella vita di tutti i giorni? Nel frattempo, anch’io resto a casa (non abbiamo alternativa!), in attesa di risposte e soluzioni. Saranno in grado i nostri politici di qualunque schieramento di fornirci una “ricetta”? A mio avviso no, la “cura” non ce la può dare nessuno di loro, può solo partire dalla consapevolezza che deve maturare in ognuno di noi, ragioniamo, pensiamo, leggiamo e non facciamoci più fregare!"

 

Giovedì, 26 Marzo 2020 17:15

"118" l'infuocata linea dell'emergenza.

Il numero telefonico unico 118 riceve le chiamate di soccorso da parte dei cittadini e dal quale partono le disposizioni per intervenire, nel modo più rapido e opportuno rispetto alla tipologia di chiamata. A Parma è situata la centrale operativa "Emilia Ovest" dalla quale vengono smistate le chiamate provenienti da Piacenza, Parma e Reggio Emilia.

Di Lamberto Colla e Francesca Bocchia Parma 26 marzo 2020. Il primo filtro qualificato per ottenere un risultato di intervento di emergenza positivo è il "118". Il numero di emergenza per eccellenza, la linea "più infuocata" di quest'ultimo mese quasi interamente dedicato al coronavirus. Per comprendere lo spirito che anima gli operatori, siamo entrati virtualmente nella sede di Via del Taglio, da dove vengono smistaste le chiamate dell'Emilia Ovest, per registrare una testimonianza diretta dalla voce di Antonio Pastori, dirigente infermieristico e tecnico.

"Stiamo affrontando questa emergenza, come tutti - osserva Antonio Pastori -, con grande impegno e con un grande impatto emotivo da parte di tutti i nostri operatoti. Abbiamo cementato tutte le postazioni di lavoro disponibili all'interno della centrale operativa e grazie a questo siamo riusciti a rispondere a tutti gli appelli dei cittadini. Senza l'aspetto fondamentale, messo a disposizione dal volontariato di Parma ma anche di tutte le altre province interessate, da qui infatti gestiamo le chiamate che provengono da Piacenza e da Reggio oltre che da Parma, non saremmo riusciti a garantire il servizio che è sotto agli occhi di tutti. Pensate che in una condizione normale abbiamo risposto a un caso al giorno di polmonite segnalato al 118, nel giorno di massimo picco da coronavirus a Parma siamo arrivati a superare i 150 casi di pazienti trasportati. Questa è la dimensione epocale. Stiamo osservando una piccola onda di decrescita ma è ancora presto, deve essere ancora accompagnata e compresa nel suo andamento. Ci vuole ancora forza, coraggio e insistenza da parte di tutti".

Come opera il "118"
L'attività principale della Centrale operativa 118 è fornire la risposta più qualificata e rapida possibile nelle situazioni di emergenza e urgenza sanitaria che colpiscono la popolazione.
Il numero telefonico unico 118 riceve le chiamate di soccorso da parte dei cittadini ai quali verranno rivolte alcune domande per stabilire al meglio quanto sta accadendo dal punto di vista sanitario, e per individuare nel modo più preciso possibile il luogo dell'incidente.
In base a queste brevi ma indispensabili domande, gli infermieri del 118 attribuiscono un codice all'urgenza in atto e coordinano l'invio immediato del mezzo più appropriato all'intervento.
Il soccorso può essere svolto da un'ambulanza di base con volontari o da un'ambulanza avanzata con l'infermiere o il medico a bordo (automedica) fino ad arrivare all'impiego dell'elicottero (eliambulanza).
Dopo aver svolto tutti i trattamenti sanitari necessari direttamente sul luogo dell'accaduto, il personale della Centrale operativa 118 provvede a coordinare il successivo trasporto del paziente verso l'ospedale più vicino oppure competente e specializzato per la patologia che ha determinato il soccorso.
Il bacino di competenza è rappresentato dalla provincia di Piacenza, Parma e Reggio Emilia

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Da domani i parenti dei pazienti Covid-19 ricoverati presso Piccole Figli Hospital di Parma potranno effettuare una video chiamata quotidiana con i loro cari. Il servizio si aggiunge a quello dei medici che, sempre su base giornaliera, tengono regolarmente informati i parenti dello stato di salute dei pazienti.

“Una delle caratteristiche dei pazienti che hanno contratto il Coronavirus - commenta Roberto Gallosti, amministratore delegato di Piccole Figlie Hospital - è che devono rimanere isolati e quindi, dal momento del ricovero, perdono il contatto fisico e anche visivo con i loro coniugi, genitori, figli. Si tratta di una condizione infelice, che vogliamo in parte ovviare attraverso la video chiamata, tramite uno smartphone dedicato. Le prime prove finora effettuate hanno restituito, anche per pochi minuti, il sorriso ai pazienti”.

“Dalle prime videochiamate – racconta Agata Del Nevo, medico nel reparto Covid-19 – abbiamo visto che si genera un entusiasmo incontenibile nei familiari, perché vedere il proprio congiunto, e non solo sentire un medico, dà un altro impatto in questa situazione. Trapela molto affetto nello scambio”.  

Per accedere al servizio è necessario prenotarsi, tramite un modulo sul sito  www.pfhospital.it  oppure mandando un messaggio privato alla pagina facebook di Piccole Figlie Hospital con i propri riferimenti e la fascia oraria di preferenza.

I Carabinieri della Stazione Carabinieri di Monticelli terme hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Gip di Parma in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di estorsione aggravata nei confronti un cittadino italiano:

- C.I., classe 1968, residente a Montechiarugolo.

Secondo l’accusa, l’indagato avrebbe sottoposto la propria madre convivente classe 34 a continui maltrattamenti psicofisici, in particolare: aggredendola verbalmente, umiliandola con ingiurie pressoché quotidiane, chiedendole continuamente somme di denaro al fine di acquistare stupefacenti ed alcolici e minacciandola in caso di rifiuto con espressioni offensive; in plurime occasioni, nel corso delle aggressioni verbali, avrebbe rivolto la propria rabbia su un qualsiasi oggetto si trovasse nelle immediate vicinanze, danneggiando con calci e pugni porte, mobili e suppellettili dell’abitazione; inoltre in un’occasione (11.03.2020) l’avrebbe aggredita fisicamente, colpendola con un oggetto contundente al cranio e così cagionando una ferita sanguinante.
In più occasioni inoltre si sarebbe reso responsabile del reato di estorsione aggravata, nell’ambito delle condotte di maltrattamenti nei confronti della madre convivente se non avesse accondisceso alle sue richieste e di fatto dando seguito a tali minacce danneggiando con calci e pugni mobilio e suppellettili dell’abilitazione, così garantendo reale efficacia intimidatoria alle proprie affermazioni, costringendo la vittima a consegnargli reiteratamente plurime somme di denaro d’importo variabile

I fatti narrati sono riferiti al periodo dal dicembre 2018 sino alla data dell’arresto.

Il procedimento trae origine dall’intervento effettuato dalla PG nel tardo pomeriggio dell’11 marzo scorso presso l’abitazione dell’indagato. I militari intervenivano su richiesta di uno dei familiari (il fratello convivente) che segnalava l’ennesima discussione nata in casa tra la madre e l’indagato, degenerata in una condotta violenta da parte di quest’ultimo nei confronti dell’anziana. I militari giunti sul luogo e identificati i tre soggetti, acquisivano le relative versioni dei fatti.
In particolare la signora, nonostante la ferita riusciva a riferire di aver discusso con il proprio figlio e di essere stata colpita da costui alla testa con un oggetto contundente, di cui non sapeva però indicare la natura. Il figlio dal suo canto raccontava di essersi in realtà solo difeso dalla madre, la quale, armata di un matterello lo avrebbe colpito su di un avambraccio che aveva sollevato a propria protezione e per il contraccolpo il mattarello avrebbe colpito di rimbalzo l’anziana sulla testa. L’altro fratello che si trovava in un’altra stanza al momento dell’alterco veniva attirato dalle urla e interveniva per dividere e calmare le parti.

La donna si rifiutava sia di essere trasportata in pronto soccorso sia di  sporgere denuncia avverso il proprio figlio.

L’arrestato, tossicodipendente da circa trent’anni ed in cura presso il Sert di Langhirano da circa 10, viveva periodi di astensione alternati a periodi di ricaduta nella dipendenza. Oggetto del contendere era principalmente il denaro, preteso con modi minacciosi al fine di poter acquistare alcol e droga.

Non era la prima volta che i carabinieri, chiamati dai familiari, si vedevano costretti ad intervenire per sedare una lite all’interno della loro abitazione. Gli stessi vicini di casa, attratti dalle urla dell’indagato, più volte aveva richiesto l’intervento della pattuglia, confermando poi la situazione difficile della famiglia.

Alla luce degli elementi indiziari raccolti, il PM chiedeva l’applicazione della misura custodiale in carcere che il GIP, in virtù della gravità dei fatti, concedeva, ritenendola proporzionata alla gravità dei fatti in contestazione.

di Francesca CAGGIATI - Vuole rimanere anonima, ma far sentire ugualmente la sua voce fuori dalle mura del monastero in cui vive. Così una monaca di clausura scrive una lettera aperta ai giornalisti e agli operatori di carta stampata, radio, tv e web.

Un ringraziamento che le arriva dal cuore per il lavoro che ogni giorno viene portato avanti dai media, per tenere informati e aggiornati i cittadini su una emergenza sanitaria dalla portata mondiale che passerà alla storia come una delle pagine più sofferte, senza che venga meno la speranza, la fede e la fiducia che un giorno tutto questo finirà e usciremo dalla sofferenza che ora ci attanaglia. 

Con la preghiera, incessante, sua e delle sue consorelle, vuole far sentire la vicinanza delle monache alla comunità tutta. Vuole portare speranza a chi sente di averla persa e dare fiducia a chi non vede più un futuro.

Nella fede si trova ristoro, nella fede si trova equilibrio, nella fede si trova la vita. Quella vita che oggi ci sembra un lontano ricordo, obbligati anche noi a rimanere in clausura tra le nostre mura domestiche.

Di seguito la lettera della monaca di clausura:

Carissimi fratelli e sorelle giornalisti, operatori radio,TV e web,
voglio dirvi grazie e abbracciarvi per il bene che fate per ciascuno di noi.
Siete meravigliosi!
Grazie a voi, noi, tutto il mondo, ci sentiamo più vicini gli uni agli altri. Con la vostra operosità ci fate sentire più fratelli e ci dà tanta speranza.
Le vostre notizie arrivano dappertutto e ci tengono informati. Così ci sentiamo tutti uniti nella prova, in un abbraccio cosmico di opere per il bene comune, non solo spirituale e di preghiera.
In questo momento di difficoltà la nostra preghiera è soprattutto per i malati, ma anche per voi che rischiate la vita ogni giorno.
Vi assicuriamo la nostra preghiera e la nostra vicinanza.
"Andrà tutto bene”.
Grazie.

una monaca di clausura

L'informativa del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera dei Deputati in merito all’emergenza Covid-19

Mercoledì, 25 Marzo 2020 -

Signor Presidente, onorevoli deputati,

la diffusione dell’epidemia da Coronavirus ha innescato, in Italia e in Europa, una crisi senza precedenti, che sta esponendo il nostro Paese a una prova durissima.
La necessità di contenere il contagio ci sta costringendo a misurarci con nuove abitudini di vita, con un impatto negativo sull’intero sistema produttivo, che coinvolge imprese, famiglie, lavoratori.
Sono giorni terribili per la comunità nazionale. Ogni giorno siamo costretti a registrare nuovi decessi: è un dolore per la nostra comunità, che perde i più fragili e vulnerabili, un dolore che si rinnova costantemente. Non avremmo mai pensato, in questo nostro Paese, di questi tempi, di guardare immagini in cui sfilano file di autocarri dell’esercito cariche di bare di nostri concittadini. Ai loro familiari va il mio, ma immagino il nostro partecipe pensiero e la nostra commossa vicinanza.
Permettetemi di rivolgere, da quest’Aula, anche un sentito ringraziamento agli sforzi straordinari, sottolineo straordinari, di tanti medici, infermieri e di tutti coloro che in questi giorni difficili rischiano la vita per salvare quella degli altri.

Nei giorni scorsi mi ha scritto Michela, un’infermiera che lavora al reparto Covid dell’ospedale di Senigallia, una lettera pubblica, molti di voi l’avranno letta. Mi ha scritto questa lunga lettera alla quale in questi giorni di frenetici impegni non sono ancora riuscito a rispondere. Con grande dignità mi ha chiesto che gli sforzi e i rischi che si stanno assumendo, lei con le colleghe e i colleghi in questi giorni, non siano dimenticarli quando l’emergenza sarà finita: ecco, Michela, lo dico a nome del Governo, ma sono sicuro che tutti i membri del Parlamento possano ritrovarsi in quest’impegno, noi non ci dimenticheremo di voi e di queste giornate così rischiose, così stressanti.

Stiamo combattendo un nemico invisibile, insidioso, che entra nelle nostre case, divide le nostre famiglie, ci ha imposto di ridefinire persino le relazioni interpersonali, ci fa sospettare anche di mani amiche e alla fine ci ha condotto a una limitazione significativa degli spostamenti, pur di contenere il contagio e di mitigare il rischio di una diffusione incontrollata.
Questa emergenza è così coinvolgente che arriva a sfidare il nostro Paese in tutte le sue componenti e in tutti i suoi gangli vitali. È una sfida, ad un tempo, sanitaria, economica, sociale. Ci coinvolge tutti, nessuno escluso. E’ un’emergenza che riguarda il settore pubblico, ma riguarda anche il settore privato. Coinvolge i rappresentanti delle istituzioni ma anche i semplici cittadini.
Il Governo e chi vi parla in particolare, è pienamente consapevole che dalle sue scelte, da ogni decisione assunta, discendono conseguenze, oggi più che mai, di immane portata per la vita - la vita fisica, innanzitutto - dei singoli cittadini, scelte che condizioneranno anche il futuro della nostra comunità.
Siamo all’altezza del compito che il destino ci ha riservato?
La storia – domani - ci giudicherà. Verrà il tempo dei bilanci, delle valutazioni su quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, tutti avranno la possibilità di sindacare - frigido pacatoque animo - il lavoro svolto e trarne le conseguenze.
D’altra parte, in questi giorni molti hanno riletto ed evocato, anche pubblicamente, le pagine sulla peste scritte da Manzoni nei «Promessi sposi»: proprio in quest’opera viene ricordato un antico proverbio, ancora oggi fortemente in auge, per cui “del senno del poi son piene le fosse”.
Ci sarà un tempo per tutto. Ma, oggi, è il tempo dell’azione, il tempo della responsabilità, dalla quale nessuno può fuggire.
La responsabilità massima compete al Governo, senz’altro. Ne siamo consapevoli. Ed è per questo che sono qui a riferire delle nostre azioni, nella sede dove operate Voi rappresentanti del popolo.
Ma la responsabilità, non mi stanco di dirlo è di tutti i cittadini, anche di Voi membri del Parlamento, perché mai come in questa condizione di assoluta emergenza, siamo chiamati a conformare tutte le nostre azioni verso il “bene comune”, al quale siamo chiamati a contribuire attraverso il rispetto delle regole, di quelle prescrizioni che abbiamo indicate, con pazienza, fiducia, responsabilità.
Il Governo ha agito con la massima determinazione, con assoluta speditezza, approntando, ben prima di qualunque altro paese, le misure di massima precauzione.
A partire dal 22 gennaio, ben prima che il 30 gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità decretasse e dichiarasse il coronavirus “emergenza internazionale di salute pubblica”, abbiamo adottato vari provvedimenti cautelativi, tra i quali ne ricordo alcuni: la costituzione di una task force presso il Ministero della salute (avvenuto il 22 gennaio); un’ordinanza del Ministro della salute sulle misure profilattiche (25 gennaio); il divieto di atterraggio (siamo al 27 gennaio) dei voli provenienti dalla Cina negli aeroporti nazionali, che ha prodotto un brusco calo del flusso di passeggeri direttamente provenienti dai focolai epidemici più intensi.
Il 31 gennaio, all’indomani del primo episodio verificatosi a Roma, abbiamo proclamato lo stato di emergenza nazionale per la durata cautelativa di sei mesi, affidando alla Protezione civile il compito di coordinare le attività di sostegno alle Regioni per fronteggiare l’emergenza.
Ricordo che l’organizzazione della sanità è di completa competenza delle Regioni, mentre allo Stato spetta dettare i principi fondamentali in materia di tutela della salute e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni.

Il Governo ha dunque anticipato la reazione, ponendo in essere tutte le azioni di sua competenza, necessarie e utili a presidiare i beni primari della vita e della salute dei cittadini.
Il significativo tasso di contagio attribuito al COVID-19, con la previsione di una diffusione incontrollata del virus, ha posto subito all’attenzione delle autorità sanitarie la realistica possibilità di un sovraccarico del sistema sanitario rispetto alla necessità di erogare cure che, con particolare riferimento alla popolazione più debole e più anziana, richiedono, come ormai è noto, interventi di terapia intensiva e sub-intensiva, con un tasso di ospedalizzazione difficilmente sostenibile dall’intero Sistema Sanitario Nazionale.
La limitazione del contagio è stata, quindi, da subito, la scelta necessaria a consentire al sistema di adeguarsi con un piano emergenziale specifico.
In questa prospettiva, i primi interventi di impatto e di contenimento hanno avuto l’obiettivo di isolare i casi positivi, tracciare i contatti stretti e individuare i cosiddetti “focolai”.
Ricordo che il primo caso di paziente italiano positivo al virus è stato scoperto a Codogno il 21 febbraio. Nella medesima giornata i contagiati sono esplosi poco dopo a 15 persone. Pressoché contemporaneamente un altro focolaio è stato scoperto a Vo’ Euganeo.

Io sono stato raggiunto da queste notizie mentre ero a Bruxelles per una riunione fiume del Consiglio Europeo.
Appena rientrato a Roma, la sera del 21 febbraio mi sono subito precipitato in Protezione civile per avere un puntuale aggiornamento. Il giorno dopo, il 22 febbraio, ho convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri presso la Protezione civile, nel corso della quale, con tutti i ministri, abbiamo adottato il Decreto legge n. 6, che ha disposto misure immediate di contenimento del contagio, definendo, al contempo, un percorso normativo, per noi del tutto nuovo, affidato allo strumento del Dpcm (il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) il compito di definire le misure via via ritenute più idonee a fronteggiare l’emergenza.

Con il DPCM del 23 febbraio, quindi immediato, sono state isolate le prime due cosiddette “zone rosse”, laddove avevamo rinvenuto i focolai riguardanti i 10 comuni del lodigiano e il comune di Vo’ Euganeo.
Con DPCM del 25 febbraio 2020, qualche giorno dopo, preso atto dell’evolversi della situazione epidemiologica e dell’incremento dei casi anche sul territorio nazionale, si è intervenuto, in tutti i comuni delle Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte, sullo svolgimento delle manifestazioni sportive, sull’organizzazione delle attività scolastiche e della formazione superiore, sulla disciplina di misure di prevenzione sanitaria presso gli Istituti penitenziari, sulla regolazione delle modalità di accesso agli esami di guida, sulla organizzazione delle attività culturali e turistiche.

Una volta verificato che la circolazione del virus superava ambiti geografici facilmente e chiaramente isolabili, le misure di contenimento geografico hanno perso rilievo, mentre hanno assunto ancor più rilevanza quelle di distanziamento sociale, via via incrementate con i provvedimenti che si sono succeduti, dapprima nelle Regioni interessate, o contemporaneamente alle Regioni interessate, su tutto il territorio nazionale.

La scelta degli interventi effettuati, vorrei ricordare, si è sempre basata su accurate valutazioni del comitato tecnico-scientifico e ha mirato a contemperare l’esigenza di incidere in maniera bilanciata tra benefici e sacrifici imposti alla vita dei cittadini. Abbiamo sperimentato - primi in Europa - un percorso normativo volto a contemperare, da una parte, l’esigenza per noi prioritaria di tutelare in massimo grado il bene primario della salute dei cittadini e, dall’altra, la necessità di assicurare adeguati presìdi democratici.

Per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, siamo stati costretti a limitare alcune libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, in particolare la libertà di circolazione e soggiorno (articolo 16), la libertà di riunione (articolo 17) nelle sue varie forme, la libertà finanche di coltivare pratiche religiose.
I princìpi ai quali ci siamo attenuti nella predisposizione delle misure contenitive del contagio sono stati quelli della massima precauzione, ma, contestualmente, anche della adeguatezza e della proporzionalità dell’intervento rispetto all’obiettivo perseguito.

È questa la ragione della gradualità delle misure adottate, che sono diventate restrittive via via che la diffusività e la gravità dell’epidemia si sono manifestate con maggiore severità, sempre sulla base delle indicazioni provenienti dal comitato tecnico-scientifico.
Poiché il nostro ordinamento, e lo vorrei sottolineare, non conosce - a differenza di altri ordinamenti giuridici - un’esplicita disciplina per lo stato di emergenza, abbiamo dovuto costruire, basandoci pur sempre sulla legislazione vigente, un metodo di azione e di intervento che mai è stato sperimentato prima.

Abbiamo ritenuto necessario ricorrere allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo avere posto il suo fondamento giuridico nell’iniziale decreto legge n. 6, che ho già menzionato.

Abbiamo ravvisato nel DPCM lo strumento giuridico più idoneo, innanzitutto perché agile e flessibile, in grado di adattarsi alla rapida e spesso imprevedibile evoluzione del contagio e alle sue conseguenze; in secondo luogo, perché abbiamo inteso garantire in questo modo, per questa via la più uniforme applicazione delle misure.
Ogni decreto del Presidente del Consiglio è sempre stato adottato con il coinvolgimento di tutti i Ministri, che hanno potuto apportare, ciascuno, per le rispettive competenze e anche hanno potuto apportare le diverse sensibilità politiche.

Abbiamo inoltre assicurato, peraltro è espressamente previsto dall’articolo 3, comma 1 del decreto-legge madre, il decreto-legge n. 6, il massimo coinvolgimento delle Regioni, sia singolarmente, sia attraverso la Conferenza Stato-Regioni.
Addirittura, per le misure che incidevano sulla libertà di impresa, sull’iniziativa economica e sui diritti dei lavoratori, abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere le parti sociali (sindacati e associazioni di categoria).

Alla fine del mese di febbraio, il Comitato tecnico-scientifico, dopo aver acquisito dall’Istituto superiore di sanità i dati epidemiologici aggiornati, analizzava l’iter epidemiologico del Covid-19, il suo trend di diffusione e dopo l’adozione delle prime forme di contenimento differenziate per zone forniva ulteriori indicazioni.

Il dato rappresentava una situazione di lieve flessione nell’incremento dei casi collocati nelle cosiddette “zone rosse”, a cui corrispondeva contemporaneamente un aumento dell’incidenza in altre aree, con conseguente allarme per le strutture sanitarie la cui organizzazione territoriale cominciava ad andare in sofferenza, in ragione dell’impatto significativo del ricorso alle terapie intensive e sub intensive.
In tale contesto, con il diffondersi del virus e nel tentativo di arginare il contagio esponenziale, si moltiplicavano gli interventi emergenziali adottati tanto dai Presidenti delle Regioni quanto dai Sindaci di singoli Comuni.

I successivi DPCM ci hanno consentito di graduare le misure, sovente specificamente circoscritte sul piano territoriale, in modo da renderle proporzionate e adeguate - sempre sulla base delle raccomandazioni del Comitato tecnico-scientifico - rispetto all’obiettivo del contenimento del contagio e della mitigazione del rischio epidemiologico.

In particolare, con il DPCM dell’11 marzo abbiamo disposto la sospensione della attività commerciali al dettaglio, quelle ritenute non essenziali, e abbiamo anche previsto la sospensione delle attività commerciali al dettaglio - a eccezione della vendita di generi alimentari e di prima necessità - dei servizi di ristorazione, dei servizi alla persona.

Ricordo anche un passaggio particolarmente qualificante e che rivendico come un segnale, da parte del Governo, di massima attenzione al mondo del lavoro: la firma avvenuta il 14 marzo, dopo dodici ore di intenso lavoro e confronto con i sindacati e le associazioni datoriali, di un Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto del virus nei luoghi di lavoro, nel presupposto che la prosecuzione dell’attività lavorativa possa avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone adeguati livelli di protezione.

Infine, siamo all’ultimo DPCM del 22 marzo, con cui sono state ulteriormente integrate le misure di contenimento del contagio, prevedendo, tra l’altro: il divieto per tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi pubblici o privati di trasporto, da un comune all’altro, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; e anche la sospensione delle attività produttive industriali e commerciali ad eccezione di quelle che erogano servizi di pubblica utilità, nonché servizi pubblici essenziali.

Quest’ultima misura, in particolare, adottata all’esito di un confronto con le associazioni di categoria e i sindacati, si è rivelata - è storia anche, è cronaca, è stata riportata sui giornali - di complessa elaborazione, dal momento che la selezione, come potete immaginare, delle filiere essenziali, in ragione della forte integrazione e interconnessione fra le produzioni, è risultata davvero molto elaborata e delicata.

Nell’evidenziare che le tutte misure adottate, sulle quali ho riferito in modo quanto più possibile sintetico, si giustificano - come riconosciuto anche da giuristi intervenuti nel dibattito pubblico - per la straordinarietà e l’eccezionalità dell’evento, suscettibile di porre in grave e immediato pericolo la salute dei cittadini, sono consapevole della necessità di un doveroso coinvolgimento del Parlamento, che esprime, al massimo grado, la democraticità del nostro ordinamento.

Per tale ragione, con il decreto-legge adottato ieri dal Consiglio dei ministri, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, oltre ad aver trasferito in fonte di rango primario, tipizzandole, le misure di contenimento da adottare per contrastare i rischi derivanti dalla diffusione del virus, abbiamo anche introdotto una più puntuale procedimentalizzazione nell’adozione dei D.P.C.M., prevedendo, tra l’altro, l’immediata trasmissione dei provvedimenti emanati ai Presidenti delle Camere, oltre all’obbligo del Presidente del Consiglio, o del Ministro da lui delegato, di riferire ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate.

Oltre alle misure contenitive volte ad evitare la diffusione del contagio, il Governo si è subito attivato per sostenere il sistema sanitario, in sofferenza a seguito dell’incremento esponenziale del numero dei ricoverati.

Con il ministro Speranza, con il capo della Protezione civile Borrelli, con il commissario Arcuri, che abbiamo nel frattempo nominato, e con tutti i Ministri – io ne cito solo alcuni per consuetudine di videoconferenze quotidiani, ma sono consapevole che sto facendo torto ai Ministri non menzionati; menziono il Ministro Boccia, il Ministro Di Maio, il Ministro Guerini - tutti insieme stiamo lavorando incessantemente per superare queste difficoltà.

L’evoluzione dell’epidemia ha indotto il Governo a individuare ulteriori specifiche misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale, con riguardo alle risorse umane, strumentali e alla capacità ricettiva delle strutture sanitarie, tramite il decreto-legge n. 14 del 2020.

Fra le norme proposte dal decreto, ricordo le misure straordinarie per l’assunzione degli specializzandi in medicina, per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo al personale sanitario su tutto il territorio nazionale, nonché l’assunzione a tempo determinato del personale delle professioni sanitarie, dei medici e degli specializzandi, nonché l’aumento del monte ore della specialistica ambulatoriale convenzionata interna.

È stato avviato, in parallelo, l’acquisto di strumentazione specialistica, consistente soprattutto in macchine e altri dispositivi per la ventilazione invasiva e non invasiva, e l’acquisizione di personale sanitario aggiuntivo da utilizzare nelle aree più interessate, mentre nel resto del Paese proseguono attività di preparazione per riuscire da una parte a rallentare l’onda del contagio e ridurre i suoi picchi, al fine di assorbire l’impatto sui servizi sanitari e dall’altra parte per gestire i casi in modo efficace in strutture consone e adeguate.

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale e i dispositivi medicali, desidero sottolineare che la produzione è dislocata prevalentemente fuori dal territorio nazionale. Pertanto, soprattutto nella prima fase, si è riscontrata una notevole difficoltà nel loro reperimento. E un’emergenza mondiale quindi il mercato in questo momento è saturo. La diffusione dell'epidemia a livello globale, tra l’altro, ha comportato infatti anche una lievitazione dei prezzi e anche una distorsione del mercato.

A ciò si deve aggiungere il blocco delle esportazioni che hanno adottato molti Paesi produttori e di transito. Inoltre, a dispetto di ogni normale procedura, si è dovuta affrontare la criticità legata alla necessità di dover pagare in anticipo la merce, anche a fronte del grande rischio di doversi avvalere di intermediari poco trasparenti e, come è capitato di intercettare, propensi anche a truffe internazionali.

Le terapie intensive in Italia, per effetto di questo sforzo continuo e incessante, in Italia sono passate, in pochi giorni, da 5.343 a 8.370, con un incremento di 63,8%, mentre i posti letto in pneumologia e malattie infettive sono passati da 6.525 a 26.169. Oltre 4 volte di più. 59 pazienti in terapia intensiva sono stati trasferiti dalla Lombardia in altre regioni italiane. L’abbiamo fatto potenziando un sistema già esistente, un protocollo interregionale già esistente in Protezione civile – si chiama Cross -, lo abbiamo reso vincolante e quindi obbligatoria per quanto riguarda le risposte delle altre Regioni. Abbiamo riconvertito 78 ospedali in “COVID Hospital”.

Con una procedura di selezione delle 8.000 domande pervenute – avevamo lanciato una call per 300 nuovi medici -, pensate 8000 domande in 72h, saranno inviati, nei prossimi giorni – ma mi risulta che nel momento in cui vi parlo già un primo gruppo è arrivato a destinazione - nuovi medici negli ospedali in difficoltà. Contestualmente, con una nuova ordinanza, nelle prossime ore, trasferiremo su base volontaria 500 infermieri nelle zone con il più alto numero di malati di CoviD-19. Sono convinto che anche in questo caso l’Italia saprà rispondere con un moltiplicatore incredibile dei 500 che chiediamo

Questi nuovi medici e infermieri potranno offrire il loro contributo nelle aree più colpite, con particolare riguardo ai comuni di Bergamo, Brescia, Cremona e Piacenza (ma ce ne sono tanti altri), come pure all’ospedale da campo dell’associazione nazionale alpini che, a breve, sarà operativo a Bergamo.

Il Governo è pienamente consapevole che la pandemia del Covid-19 non pone soltanto una complessa sfida sul piano sanitario, ma richiede anche una significativa risposta economica da parte delle istituzioni nazionali, ma anche europee e internazionali.

Per questa ragione, sin da quando è emerso il primo focolaio di coronavirus, il Governo ha adottato provvedimenti economici volti a tutelare i lavoratori e le imprese coinvolte dall’emergenza.

Con il decreto-legge n. 6 del 2020 abbiamo stanziato 20 milioni di euro per il 2020 a valere sul Fondo per le emergenze nazionali in favore del Dipartimento della Protezione Civile. A questo provvedimento poi è seguito un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, emanato il 24 febbraio 2020, che ha disposto la sospensione di versamenti e adempimenti tributari, nonché del versamento delle ritenute d’acconto, a carico dei residenti nelle prime due aree interessate dallo sviluppo di un focolaio. Poi c’è stato il decreto-legge n. 9/2020, con cui il Governo ha adottato ulteriori misure di proroga degli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese delle zone maggiormente interessate dall’epidemia, nonché misure in materia di sviluppo economico, istruzione e salute, volte a sostenere il tessuto socio-economico del Paese.

La consapevolezza delle pesanti ripercussioni socio-economiche derivanti dal Covid-19 ha determinato l’esigenza di un piano di emergenza economica più incisivo e complessivo.

Per questa ragione, sapete, il Governo ha presentato, ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 243 del 2012, al Parlamento una Relazione con richiesta di essere autorizzato allo scostamento temporaneo del saldo strutturale di bilancio dall’obiettivo programmatico di medio termine che era stato in precedenza stabilito.

Questa Relazione, preceduta da una comunicazione alla Commissione europea, è stata elaborata al fine di reperire risorse per un pacchetto di misure di sostegno dell’economia e la Relazione integrativa ha portato il complessivo incremento degli stanziamenti richiesti a 25 miliardi per il 2020 in termini di saldo netto da finanziare, ovvero ad un incremento di 20 miliardi – è cosa nota - dell’indebitamento netto programmato per il 2020.

La Commissione europea ha confermato con lettera che le misure di spesa pubblica adottate una tantum in relazione all’emergenza epidemiologica in corso sono da considerarsi escluse, per definizione, dal calcolo del saldo di bilancio strutturale e dalla valutazione del rispetto delle regole di bilancio vigenti. Poi successivamente è stata anche dichiarata la sospensione del Patto di stabilità e crescita.

In forza di questo maggior ricorso all’indebitamento, autorizzato dal Parlamento, il governo ha emanato il decreto-legge n.18 del 2020 e abbiamo con quel decreto individuato quattro ambiti di intervento per un’azione urgente di sostegno all’economia: a) potenziamento del sistema sanitario; b) protezione del lavoro e dei redditi; c) sostegno alla liquidità delle imprese e delle famiglie; d) sospensione delle scadenze tributarie e dei contributi previdenziali e assistenziali.

Per potenziare le risorse a disposizione del nostro sistema sanitario abbiamo stanziato nuove risorse per 3,2 miliardi.

Queste risorse saranno utilizzate per gli interventi di reclutamento e di gestione del personale medico-sanitario.

Inoltre, il decreto dispone lo stanziamento di risorse per gli straordinari del personale sanitario, che viene incrementato di 250 milioni di euro per il 2020, l’incremento di 320 unità del personale medico e infermieristico militare, nonché la possibilità per l’INAIL di assumere a tempo determinato 200 medici specialisti e 100 infermieri. Per far fronte poi alle esigenze di sorveglianza epidemiologica, viene aumentato anche lo stanziamento a favore dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il decreto stanzia oltre 11 miliardi di euro in favore degli ammortizzatori sociali, della preservazione dei posti di lavoro e di misure specifiche per determinate categorie di lavoratori.

La Cassa Integrazione Guadagni in deroga viene estesa dal decreto all’intero territorio nazionale, per i dipendenti di tutti i settori produttivi, per una durata massima di 9 settimane.

Abbiamo prestato anche una prima attenzione anche alle categorie dei lavoratori autonomi e atipici.

Il decreto interviene anche in materia di licenziamenti, prevedendone la sospensione.

Misure specifiche sono rivolte anche a categorie particolari di lavoratori che svolgono attività essenziali e non sono coperti dalla sospensione delle attività.

I contraccolpi economici dell’emergenza sanitaria, naturalmente, riguardano da vicino il mondo delle imprese. È imperativo, perciò, garantire il massimo grado possibile di liquidità alle imprese e il Governo ha già predisposto delle prime misure significative che permettono di attivare complessivamente 350 miliardi di euro di finanziamento a beneficio del mondo produttivo.

Queste misure si articolano in quattro direzioni principali.

Innanzitutto, abbiamo disposto una moratoria sui prestiti fino al 30 settembre 2020 a beneficio di tutto il sistema delle piccole e medie imprese.

Abbiamo poi potenziato, con 1,5 miliardi di euro, il Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese, affinché possa intervenire in maniera più capillare ed erogare garanzie per oltre 100 miliardi complessivi.

In favore dei lavoratori autonomi che abbiano subito una perdita di oltre un terzo del loro fatturato medio, inoltre, viene esteso l’accesso al cosiddetto “fondo Gasparrini”, che per 18 mesi garantisce la sospensione delle rate e il pagamento da parte dello Stato di una parte degli interessi sui mutui per l’acquisto della prima casa.

A favore delle aziende di maggiori dimensioni, invece, abbiamo previsto una garanzia dello Stato sulle esposizioni assunte da Cassa Depositi e Prestiti, diretta alle medie e grandi imprese colpite dall’emergenza.

Sono previste anche forme di incentivo alle imprese bancarie e industriali, finalizzati alla cessione di crediti incagliati o deteriorati attraverso la conversione delle loro attività fiscali differite in crediti di imposta.

Il decreto dedica un capitolo importante alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, estendendo la portata degli interventi disposti dai provvedimenti precedenti.

Al fine di sostenere il sistema-Paese in questa delicata fase, poi, abbiamo costituito un Fondo per l’internazionalizzazione del sistema economico e il sostegno delle esportazioni italiane. Infine, per supportare il lavoro nell’ambito dell’emergenza il decreto dispone misure per la funzionalità delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Non da ultimo, abbiamo previsto alcuni interventi in favore del sistema scolastico e universitario, un capitale prezioso su cui dobbiamo investire con ancora maggiore convinzione in nome del futuro del Paese, aiutandolo soprattutto a superare questa fase di contenimento dell’epidemia.

L’impegno del Governo nel sostegno all’economia italiana, naturalmente, trova nel decreto “Italia” soltanto un primo passo di carattere emergenziale.

Ci rendiamo conto che l’intervento fin qui effettuato che pure è stato significativo, assolutamente non trascurabile, sia sul fronte della liquidità, della protezione sociale, del sostegno al reddito per le imprese, le famiglie, i lavoratori in particolare autonomi, non è sufficiente.

E’ per questo che in queste ore stiamo lavorando per incrementare il sostegno alla liquidità di cui il Paese ha tanto bisogno, al credito, che già dicevo, come l’ho già detto e ricordato prima, porta a mobilitare attualmente con il decreto “Cura Italia” circa 350 miliardi di euro.

Con il nuovo intervento normativo, che è in corso di elaborazione, confidiamo di pervenire a uno strumento complessivo che è altrettanto significativo rispetto a quanto sin qui operato.

Non sono in condizione in questo momento di dare delle cifre esatte ma sicuramente sarà, ripeto, uno strumento complessivo altrettanto significativo e interverremo anche con stanziamenti aggiuntivi di non minore importo, anche qui consentitemi, ovviamente, di poter continuare a lavorare con tutti i ministri per definire bene le misure e l’esatto impatto economico di un minore importo rispetto ai 25 miliardi già stanziati con il primo decreto.

Per questa ragione, quindi, il Governo sta valutando tutte le iniziative per assicurare alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori tutta la liquidità necessaria per affrontare e superare questo momento di grande ristrettezza. Peraltro, i prossimi interventi dovranno, attenzione e non lo dobbiamo affatto trascurare, dobbiamo già lavorare oggi per premurarci quello che è il rilancio di domani, dobbiamo anche lavorare per semplificare il nostro sistema, la nostra pubblica amministrazione, la nostra burocratica, per dare impulso agli investimenti pubblici e privati una volta che il Paese potrà uscire dall’emergenza e potrà riprendere a correre.

Sarà cruciale, quindi, da questo punto di vista, superare le rigidità strutturali che hanno impedito sin qui di dispiegare tutto il potenziale di crescita dell’Italia, per esempio nel settore dell’edilizia e nelle opere pubbliche.

E’ fondamentale garantire, e già in questa fase, che il sistema-Paese sia sempre più preparato a sostenere situazioni di emergenza, qualunque ne sia la causa scatenante.

Il nostro Sistema Sanitario Nazionale e il sistema della ricerca in campo scientifico, clinico e farmacologico sono due risorse di valore inestimabile, che dobbiamo rafforzare e proteggere.

Allo stesso tempo, dobbiamo salvaguardare la capacità finanziaria dei nostri enti locali - a partire dai Comuni, il volto dello Stato più prossimo ai cittadini - affinché possano erogare servizi pubblici di qualità e assicurare reti di protezione sociale solide e resilienti.

Queste settimane di lotta contro la diffusione del coronavirus ci hanno mostrato l’importanza di preservare alcune filiere produttive di cruciale importanza per la salute e la sicurezza nazionali, come - ad esempio - quelle legate ai ventilatori sanitari e ai dispositivi di protezione individuale.

Un primo passo importante nella direzione della ricostituzione di filiere nazionali è stato compiuto con i nuovi incentivi previsti dal decreto “Cura Italia” per la produzione e la fornitura di dispositivi medici e di protezione individuale. Al momento sono disponibili 50 milioni di euro per sostenere le aziende italiane che vogliono ampliare o riconvertire la propria attività per produrre ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza.

Si tratta di risorse che, rientrando nel regime degli aiuti di Stato, sono state autorizzate in meno di 48 ore dalla Commissione europea, dopo l’immediata notifica della misura, in sede comunitaria, da parte del Ministero dello Sviluppo economico.

L’emergenza ci mostra anche l’importanza di tutelare le nostre industrie di interesse strategico, alla luce di un’ampia serie di rischi epidemiologici, ambientali, sismici, informatici e geopolitici. Non possiamo trascurare nulla. I più preziosi asset del Paese vanno protetti con ogni mezzo, e saremo in grado di lavorare in questa direzione a partire dal prossimo provvedimento normativo che stiamo predisponendo per aprile.

Per il rilancio economico dell’Italia, poi, restano di assoluta centralità gli investimenti pubblici e privati nella sostenibilità ambientale e l’impulso sempre maggiore alla trasformazione digitale del Paese.

L’esperienza delle ultime tre settimane ci ha dimostrato che è necessaria e possibile una vera e propria trasformazione in chiave digitale della scuola, dell’università e del lavoro. Ne dobbiamo approfittare. Dobbiamo cercare di volgere in opportunità questa prova durissima che il Paese sta attraversando. Dobbiamo concentrare tutte le migliori energie del Paese e le risorse disponibili sul potenziamento della connettività, della formazione digitale e dell’innovazione tecnologica, assicurando a tutti i cittadini la parità di accesso agli strumenti informatici.

Per attuare efficacemente queste priorità di intervento, in un quadro progettuale di medio e lungo periodo, il nostro Paese avrà bisogno di un assetto normativo semplificato e quanto più favorevole possibile agli investimenti e di risorse pubbliche significative, ma voi sapete che in buona parte sono state già stanziate, per continuare a sostenere l’economia nella fase di uscita e di ripresa del ciclo economico più produttivo.

È cruciale, in tal senso, la decisione della Banca centrale europea dello scorso 18 marzo, che ha portato a 750 miliardi l’entità complessiva del programma di acquisto di titoli volto a contrastare i rischi economici della pandemia del Coronavirus, includendo anche la possibilità di rivisitare gli attuali limiti auto-imposti ove fosse necessario.

La recessione che investirà, con ogni probabilità, l’intero continente europeo assume i caratteri di uno shock esterno e simmetrico. La risposta della politica monetaria e della politica di bilancio nell’Eurozona, perciò, non può e non deve essere messa a repentaglio da un rischio di frammentazione dei mercati finanziari, soprattutto nell’ambito dei titoli del debito pubblico.

Parimenti, è di assoluta importanza la proposta della Commissione europea volta ad attivare la clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità e Crescita. Una volta approvata dal Consiglio, questa deliberazione consentirà agli Stati membri - e quindi anche all’Italia - di discostarsi ulteriormente dagli obblighi di bilancio che si applicherebbero in forza del quadro di bilancio europeo.

Tale clausola sarà essenziale per poter procedere con ulteriori stanziamenti di risorse, quelli che ho già in parte anticipato, che si renderanno necessari a partire dalla definizione del nuovo prossimo provvedimento di sostegno economico.

Tuttavia, l’impatto finanziario e socio-economico della pandemia sarà tale da richiedere alla governance economica dell’Eurozona un salto di qualità che sia all’altezza della sfida che stiamo attraversando, che non sta attraversando solo l’Italia, che sta attraversando l’Europa intera. La nostra unione monetaria potrà uscire vincitrice dalla lotta contro il Coronavirus soltanto se le sue istituzioni saranno rafforzate nel segno della solidarietà e dell’unità. In queste settimane di emergenza prima in Italia e poi nel resto dell’Unione europea ho promosso con forza nei confronti delle Istituzioni europee e degli altri Stati membri un’azione coordinata, un’azione coordinata con gli altri Ministri di Governo, con gli altri leader, una risposta europea immediata, all’altezza della posta in gioco di ordine sia sanitario, sia economico ma anche sociale. Ad un’emergenza straordinaria è indispensabile rispondere – questo è il segnale forte che ho trasmesso – con misure e azioni straordinarie rassicurando i cittadini europei e anche i mercati finanziari che l’Europa unita intende fare, inizia a fare tutto ciò che è necessario. Risposte anche corrette, risposte anche unitarie ma tardive saranno del tutto inutili.

I bilanci dei Paesi membri dovranno continuare a mobilitare quindi risorse pubbliche nel corso del 2020 e soltanto un’azione politica di sinergia potrà permettere all’Eurozona di tornare su un sentiero di crescita sostenuta.

È quindi convinzione del Governo, infatti, che nessuno - ad oggi - nessuno degli strumenti disponibili, che sono stati evidentemente progettati durante precedenti episodi di crisi, crisi che però avevano un’altra natura, ecco nessuno di questi strumenti possa costituire un veicolo idoneo ad attuare quella coraggiosa risposta economica alla pandemia di cui i cittadini avvertono la necessità.

Per questa ragione, l’Italia sta lavorando e continuerà a lavorare alla creazione di strumenti di debito comuni dell’Eurozona, che possano finanziare gli sforzi messi in campo dai Governi e costruire un’adeguata linea di difesa.

Ho sostenuto con convinzione la necessità di risposte tempestive ed efficaci in ambito europeo e in questo spirito ho portato avanti nelle ultime ore un’iniziativa che è stata condivisa presto, subito, devo dire, la risposta è stata immediata, dei Capi di Stato e di Governo di altri otto Stati membri dell’Unione: Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna.

L’obiettivo di questa lettera che stamane abbiamo recapitato al Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, è quello di ribadire che l’epidemia causata dal Coronavirus sta realizzando, sta provocando uno shock senza precedenti, uno tsunami che può essere affrontato esclusivamente facendo ricorso a misure straordinarie, a misure eccezionali.

Queste misure devono prioritariamente essere dirette a contenere al massimo la diffusione del virus, a rafforzare i sistemi sanitari dei singoli stati europei.

Nessun Paese peraltro, e men che meno l’Italia che è in prima linea, può accettare nel momento in cui sta facendo uno sforzo poderoso, sacrifici enormi per contrastare il contagio, la diffusione del virus, che altri Paesi non raccolgano questa soglia di attenzione massima, di precauzione massima. Immaginate quale iattura, a quale iattura potremmo rimanere esposti in caso di un contagio di ritorno, ove la soglia di altri Paesi nella linea di reazione sul piano sanitario non fosse rigorosa e adeguata.

Quindi queste devono essere le misure che adotteremo in grado di salvaguardare la produzione, la distribuzione di beni, servizi vitali all’interno dell’Unione europea e devono essere in grado di contrastare efficacemente nel breve ma anche nel lungo periodo gli effetti negativi di questa crisi sull’economia del nostro continente.

Come dimostrano le citate misure, azioni europee, finora adottate è indispensabile che venga ascoltato dall’Europa l’appello a questa azione coordinata per il contenimento del contagio. Senza una sincronizzazione, un’estensione e un coordinamento effettivi queste misure non costituiranno un argine efficace.

Questo quindi vale e questa linea noi la porteremo a livello di G7, c’è già stata una video conferenza G7 ma anche a livello di G20.

Quindi lavoreremo per ottenere una risposta chiara, solida, vigorosa, efficace, coordinata e tempestiva dall’Europa ma continueremo nel nostro ordinamento interno a operare con la massima determinazione, col massimo coraggio e con la massima fiducia che restando uniti ne usciremo presto.

Grazie.

Mercoledì, 25 Marzo 2020 19:32

A domicilio i prodotti del mercato "La Corte"

Parma, 25 marzo 2020. Anche il mercato degli agricoltori "La Corte" di piazza Lubiana e di via Imbriani, come tutti i mercati, è stato sospeso dall'ordinanza per il contrasto e il contenimento del Coronavirus.
L’attività dei produttori del consorzio "La Corte" non si ferma però, alcuni di loro hanno infatti dato la propria disponibilità ad effettuare la consegna a domicilio per i clienti abituali e per chi vorrà apprezzare le eccellenze arrivate direttamente dai loro campi: un servizio in più per la cittadinanza che potrà ricevere a casa, in piena sicurezza e nel rispetto delle norme, i prodotti genuini a chilometro zero tanto apprezzati settimanalmente.

In allegato (scaricabile in pdf) l’elenco degli agricoltori disponibili ad effettuare il servizio e i relativi riferimenti per il contatto.

“Siamo molto contenti che anche i produttori del mercato "La Corte" siano disponibili ad effettuare le consegne a domicilio e come Amministrazione Comunale siamo ovviamente contenti di poter promuovere questo servizio – commenta l’assessore alle Attività produttive Cristiano Casa – Si tratta di una attività importante per chi lavora, che può così dare continuità alla sua produzione, ed è molto utile per i clienti parmigiani che possono continuare ad acquistare prodotti a km 0 di grande qualità”.

 

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