AUSL Modena

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Influenza e festività: 2.006 accessi ai PS modenesi nella prima settimana dell'anno. I Medici: "Venga al PS solo chi ne ha bisogno".
A Baggiovara attiva l'Admission Room. Al Policlinico una sezione straordinaria della Medicina d'urgenza per il periodo invernale. Gli specialisti "Non fate gli eroi e rimanete a letto".

Modena, 9 gennaio 2018

L'Epifania, tradizionalmente, segna la fine delle feste. Quest'anno la settimana da Capodanno al 6 gennaio è coincisa il primo significativo picco influenzale che, complice anche il periodo festivo, ha portato molti i pazienti che si sono rivolti ai Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena. A questi si sono aggiunti gli accessi tipici dei periodi festivi, quando i pazienti – soprattutto le categorie più fragili come gli anziani – tendono a rivolgersi al Pronto Soccorso con più frequenza.

Sono stati 2.006 i pazienti che si sono rivolti al Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile di Baggiovara e del Policlinico di Modena dal 1 gennaio 2018 al 7 gennaio, una media di 286 al giorno, sovrapponibile allo stesso periodo dello scorso anno. Di questi 89 erano codici rossi, 517 gialli, 1302 verdi, 98 bianchi. I ricoveri sono stati 341. Il dato è sovrapponibile con quello dello stesso periodo dello scorso anno, quando gli accessi erano stati 1947 con 334 ricoveri.

"Nessuna emergenza, ma possiamo dire che gli ospedali non si possono prendere una pausa nemmeno nei momenti di festa – spiegano il dottor Marco Barozzi, Direttore del Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile di Baggiovara e il dottor Antonio Luciani, Direttore del Pronto Soccorso del Policlinico – È normale, infatti, che in questi gli accessi al Pronto Soccorso aumentino e che, soprattutto, aumentino i codici verdi e bianchi. Avviene in estate per il caldo e durante le feste natalizie per le malattie invernali, non solo l'influenza, ma anche virus intestinali, e altre patologie simili. Non è un caso che il numero complessivo di accesi nella prima settimana del 2018 sia sostanzialmente sovrapponibile con quello della prima settimana del 2017. I Pronto Soccorso dell'Azienda si sono attrezzati, come tutti gli anni per far fronte all'aumento di accessi, ma è importante comprendere che inevitabilmente vi sono state e vi saranno attese più lunghe della media annuale".

Per far fronte alle previste difficoltà, sia al Policlinico sia a Baggiovara è stato attivato da tempo un meccanismo (in gergo chiamato "cingolo") che prevede una riserva giornaliera di posti letto – tra medicine e chirurgie - per il Pronto Soccorso che è stata calcolata sugli accessi torici. A Baggiovara si tratta di 26 posti letto, al Policlinico di 23. Questa riserva può essere ampliata in momenti di particolare emergenza, intervenendo sui ricoveri programmati (come è avvenuto, ad esempio, in occasione dell'evento Modena Park). Figura fondamentale intorno alla quale ruota questa organizzazione è il bed manager, attivo sia al Policlinico sia a Baggiovara.

Da segnalare anche l'attivazione al Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile di Baggiovara del settore di Admission e Discharge Room con 6 posti letto. Qui vengono ospitati i pazienti che, terminato il percorso di emergenza al PS, sono in attesa di essere inviati al reparto più appropriato per il loro problema assistenziale (admission) oppure quelli che, già dimessi da un reparto di degenza, sono in attesa di essere trasferiti a domicilio o in altre strutture del territorio (discharge). Questo consente di ottimizzare i ricoveri e le dimissioni, riducendo i tempi e, comunque, ospitando i pazienti in attesa in spazi consoni al loro quadro clinico. Al Policlinico, come ogni anno, da dicembre a febbraio verrà attivata inoltre una sezione straordinaria di Medicina Interna Area Critica di 17 letti per far fronte a possibili picchi di ricoveri legati al periodo invernale.

"La vera criticità – proseguono Luciani e Barozzi - di questo periodo non sono tanto gli accessi, il cui incremento non è significativo, ma i ricoveri, il cui aumento finisce per intasare il Pronto Soccorso perché la struttura deve assorbire un numero di pazienti più alto, persone spesso fragili che necessitano di ricoveri più lunghi. Vista questa situazione è fondamentale ricordare a tutti di recarsi al Pronto Soccorso quando è strettamente necessario. Il Pronto Soccorso non è un ambulatorio di guardia medica, è una struttura di emergenza e un suo utilizzo improprio finisce per penalizzare chi davvero ha bisogno."

L'Influenza in Provincia di Modena

Si stima che i modenesi colpiti sino ad oggi dall'influenza siano 8.800, con un'incidenza superiore, come in tutta Italia, allo scorso anno. "Il virus di quest'anno – spiega la prof. Cristina Mussini, Direttore della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell'Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena – è molto contagioso ma non ha una sintomatologia più grave di quello dello scorso anno. Al momento, infatti, secondo le prime rilevazioni fatte dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), stanno circolando i virus A(H3N2) e B/Yamagata viruses, già presenti nella passata stagione influenzale. Questo non significa che l'influenza debba essere sottovalutata, basta osservare l'andamento della mortalità che cresce proprio durante il periodo influenzale". Proprio al Policlinico, a fine anno è stato ricoverato in Malattie dell'Apparato Respiratorio un trentenne per complicanze dell'influenza. Il paziente sta bene ed è stato dimesso dopo alcuni giorni di degenza.

Normalmente l'influenza si risolve in una settimana di riposo, vi sono però categorie a rischio, come i bambini, gli anziani e i pazienti con altre patologie pregresse, ad esempio l'asma, che devono prestare una maggiore attenzione ai sintomi influenzali. I sintomi sono sempre gli stessi: testa pesante, stanchezza, dolori diffusi, starnuti e brividi di freddo. Poco dopo subentrerà la febbre che si alzerà velocemente. Il consiglio è rimanere a casa, in ambienti non troppo caldi. Soltanto nel caso una ulteriore infezione batterica, come placche e forte mal di gola, sono consigliati gli antibiotici. Altrimenti sono sufficienti gli antipiretici. Fortemente raccomandati invece tutti gli alimenti che contengono la vitamina C, come la frutta e la verdura.

"L'ideale sarebbe stato vaccinarsi – concludono Barozzi e Luciani – se questo non è accaduto e ci si è ammalati, il consiglio è non fare gli eroi ma rimanere a casa a letto. – spiega il dottor Marco Barozzi, Direttore del Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile di Baggiovara – Voler andare a lavorare condurre una vita normale, oltre che diffondere l'influenza, espone il paziente, che è comunque debilitato dal virus influenzale, al rischio di altre infezioni batteriche. Questo peggiora così notevolmente una situazione dalla quale ci si riprende, generalmente, con il riposo ".

(Fonte: Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena)

Premiata la dottoressa Jessica Mandrioli, Responsabile del Centro SLA che riceverà un finanziamento per una ricerca innovativa da svolgersi nei prossimi 2 anni sui meccanismi patogenetici della malattia.

Importante riconoscimento per la Neurologia dell'Ospedale Civile di Baggiovara. La Dr.ssa Jessica Mandrioli, responsabile del centro SLA dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena è uno dei vincitori del Bando per la ricerca indipendente dell'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco. Tra i 343 progetti presentati, il Suo progetto si posiziona al 15° posto tra i quaranta premiati con un finanziamento di quasi un milione di euro che sarà utilizzato per sviluppare sperimentazione clinica della durata di 2 anni che verrà condotta in 9 centri di eccellenza per la cura della SLA in Italia, diffusi su tutto il territorio nazionale, coordinati dal centro di Modena e che prevedrà la collaborazione di 4 importanti laboratori universitari.

"Lo studio prevede l'affiancamento alla parte clinica di sperimentazione di un nuovo farmaco per la SLA, anche di una importante parte di studio sui meccanismi patogenetici della malattia e sugli effetti biologici del farmaco" – ha precisato la dottoressa Mandrioli. Oltre al Dipartimento di Neuroscienze dell'AOU di Modena, hanno partecipato al progetto anche il prof. Roberto D'Amico (Statistica Medica, UniMORE) e la prof. Serena Carra (Biologia Molecolare, UniMORE), con il supporto del Servizio Formazione, Ricerca e Innovazione, dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.

La sperimentazione sarà uno studio clinico di fase II, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco (strutturato quindi in modo da non creare effetti di aspettativa consci o inconsci, che potrebbero alterarne i risultati), controllato con placebo e rappresenterà un nuovo trial clinico nel panorama nazionale della ricerca farmacologica nella SLA.

"La SLA – spiega la dottoressa Mandrioli - è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla degenerazione e morte dei neuroni motori della corteccia cerebrale, del tronco cerebrale e del midollo spinale. Clinicamente si manifesta con la progressiva paralisi della muscolatura scheletrica che determina la perdita della capacità di movimento, di comunicare, di deglutire e di respirare". La malattia esordisce mediamente nella sesta decade di vita, anche se tutte le classi d'età possono esserne affette; l'incidenza nel mondo è di 2-3/100.000 abitanti/anno.

"Al momento – aggiunge il prof. Paolo Frigio Nichelli, Direttore della Neurologia - non sono disponibili trattamenti in grado di guarire la malattia, anche a causa dei processi patogenetici non ancora del tutto chiari. Nonostante numerosi trattamenti volti al controllo dei sintomi e al mantenimento della qualità della vita, in Italia l'unico farmaco con indicazione per la SLA è il Riluzolo che ne rallenta la progressione di pochi mesi."

Lo studio rappresenterà quindi una opportunità di partecipazione per i malati affetti da questa patologia ancora priva di trattamenti significativamente efficaci. Le informazioni derivate da questo studio, potranno essere utili a comprendere meglio alcuni meccanismi patogenetici della malattia, in particolare il ruolo dei meccanismi di degradazione delle proteine anomale che, accumulandosi all'interno della cellula, la portano a morte, nonché i meccanismi di azione del farmaco e la sua efficacia nel rallentare il decorso della malattia. Nel caso i risultati si rivelassero positivi, saranno la base necessaria per il disegno di un successivo studio di fase III di conferma.

(Fonte: Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena)

La Sala Ibrida rende possibile effettuare la diagnosi e interventi con velocità e sicurezza. Al via la campagna di raccolta fondi con ROCK NO WAR. Un investimento di oltre due milioni di euro. L'obiettivo della campagna è acquistare l'angiografo digitale da 1 milione di euro.

Modena, 23 ottobre 2017

Tutti insieme per la sala operatoria del futuro. Questo è lo slogan della campagna di raccolta fondi organizzata dall'Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena con il supporto di ROCK NO WAR Onlus che prende ufficialmente oggi avvio lunedì 23 ottobre 2017.

L'obiettivo è rendere possibile la costruzione, all'Ospedale Civile di Baggiovara della Sala Ibrida della Provincia di Modena. Stiamo parlando di una sala operatoria all'avanguardia, un grande spazio che contiene apparecchiature radiologiche tra le quali un angiografo di grande potenza. In questo unico ambiente gli specialisti potranno effettuare una diagnosi immediata e contemporaneamente, senza spostare il paziente, agire in modo più rapido preciso e sicuro.

"Gli Ospedali di Modena – ha spiegato Ivan Trenti, Direttore Generale dell'AOU di Modena – hanno la necessità di avere una sala ibrida. Per migliorare la qualità dell'assistenza del trauma center, ma soprattutto perché sono presenti tutte le professionalità cliniche per poter utilizzare al meglio questa tecnologia, assicurando così ai nostri cittadini interventi più sicuri, veloci e mininvasivi. Per dotarci di una sala ibrida abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Sin d'ora ringrazio il Comitato promotore e la ONLUS ROCKNOWAR per la collaborazione che ci hanno assicurato per raggiungere insieme questo importante obiettivo."

È una sala dove si trattano patologie in urgenza e patologie complesse in un modo corale, come in un'orchestra, grazie a un team in cui i diversi specialisti operano insieme e mettono a disposizione le proprie competenze. Si tratta di un investimento da circa 2.200.000 di euro. L'Azienda Ospedaliero – Universitaria finanzierà i lavori edilizi e di impiantistica, mentre 1 milione di euro sarà destinato all'acquisto dell'Angiografo indispensabile per la realizzazione dell'intero progetto.

"Rock No War ha aderito con convinzione a questo progetto – ha commentato il presidente Giorgio Amadessi – perché realizzare la sala Ibrida sarà un vantaggio per tutti i modenesi, quindi per tutti noi che potremo avere a disposizione una tecnologia all'avanguardia al servizio di tutti. L'angiografo è il cuore tecnologico della Sala Ibrida. È per il suo acquisto che abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti".

La Sala Ibrida sarà collocata all'Ospedale Civile di Baggiovara al 3 piano del corpo 9, in un'area attigua al Blocco Operatorio di circa 300mq complessivi dei quali 75mq per la sala operatoria e i rimanenti occupati dai locali di supporto e sala di controllo dell'angiografo.

"Abbiamo scelto declinare la campagna di comunicazione partendo dall'idea di un'orchestra – aggiunge Maurizia Gherardi, Direttore del Servizio Comunicazione – perché in una sala ibrida i diversi specialisti possono lavorare assieme come tanti orchestrali, per un risultato comune. Inoltre abbiamo voluto rappresentare lo sforzo di tutta la città che si muove all'unisono per realizzare un importante obiettivo, l'acquisto dell'angiografo digitale. Il set fotografico si è svolto sul prestigioso palco del Teatro Comunale. Per questo motivo siamo grati alla Fondazione Teatro Comunale e all'Istituto Orazio Vecchi – Tonelli per la preziosa collaborazione."

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Cos'è la Sala Ibrida

La Sala Ibrida è una Sala Operatoria ad alta tecnologia, dove sono presenti diverse apparecchiature radiologiche tra le quali un angiografo di grande potenza. È un ambiente chirurgico, quindi sterile, un unico ambiente dove si può effettuare una diagnosi immediata e, contemporaneamente, senza spostare il paziente, si possono eseguire le procedure chirurgiche. Questo consente di agire con più precisione e sicurezza per il paziente, perché l'intervento chirurgico può essere adattato all'evolversi del quadro clinico, controllando il risultato in tempo reale.

Grazie alle professionalità e alle nuove tecnologie è possibile intervenire con tecniche ancora più mini-invasive, cioè basate su piccole incisioni chirurgiche che comportano la riduzione delle complicanze e un netto miglioramento dei tempi di recupero del paziente. Una caratteristica che aiuta i chirurghi a intervenire su un'importante percentuale di malati, che altrimenti sarebbe esclusa dalla possibilità di un'operazione.

Il vantaggio della Sala ibrida è legato quindi all'urgenza, all'emergenza e alla traumatologia: il paziente arriva direttamente in sala operatoria non c'è perdita di tempo perché la diagnosi e la cura sono quasi contemporanee. La sala ibrida consente anche di svolgere una vasta gamma di interventi anche nelle patologie complesse di tipo vascolare, cardiologiche, neurochirurgiche, urologiche e gastroenterologiche.

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La campagna di raccolta fondi per l'acquisto dell'angiografo

Il 23 di ottobre 2017 parte ufficialmente la raccolta fondi lanciata dall'Azienda Ospedaliero - Universitaria grazie alla collaborazione di ROCK NO WAR ONLUS che gestisce direttamente le donazioni. Chiunque voglia e possa contribuire alla raccolta fondi può effettuare il proprio versamento tramite Bonifico bancario sul conto corrente "SALA IBRIDA" attivato da ROCK NO WAR ONLUS, presso la Banca Interprovinciale, filiale di Formigine (IBAN IT62O0339566780CC0020011937).

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito web www.salaibridamodena.it  e sul sito di ROCK NO WAR. Grazie a ROCK NO WAR che usufruisce dei vantaggi fiscali delle ONLUS, sarà possibile recuperare parzialmente quanto donato in base alla normativa vigente.

Un'orchestra al lavoro: la parola ai professionisti

Marco Barozzi, Direttore Medicina d'Urgenza e Pronto Soccorso.

"Sono molti i vantaggi che la sala ibrida può dare in condizioni di emergenza, in aiuto di quei pazienti che arrivano al pronto Soccorso con gravi emorragie e che devono essere sottoposti a un intervento diagnostico e uno terapeutico. Poter concentrare entrambi questi momenti in una sola sala, è decisivo in un ambito, quello dell'urgenza, dove la velocità è spesso la discriminante tra la vita e la morte"

Elisabetta Bertellini, Direttore Anestesia e Rianimazione.

"La Sala Ibrida è vicina alla terapia Intensiva e consente quindi di poter intervenire più volte sul paziente, nella massima sicurezza possibile, sia nei casi di patologie vascolari, sia nei grandi traumi".

Giampaolo Bianchi, Direttore Urologia.

"L'utilizzo della sala ibrida in Urologia si inserisce soprattutto nel trattamento della calcolosi urinaria per la tecnica endoscopica chiamata litotrissia percutanea, nella quale la possibilità di vedere immagini tridimensionali delle cavità renali consente maggiore precisione di intervento e, quindi, migliori risultati soprattutto in pazienti con problematiche particolari".

Rita Luisa Conigliaro, Direttore Endoscopia Digestiva.

"Nell'Endoscopia digestiva la Sala Ibrida è fondamentale soprattutto nella terapia della patologia bilio-pancreatica perché consente diagnosi molto sofisticate e, a seguire, un'interventistica di alto livello, spesso in procedure combinate con altre equipe."

Giacomo Pavesi, Direttore Neurochirurgia.

"La Neurochirurgia si basa sulla visione. L'acquisizione di una tecnologia che ci permetta di vedere meglio va nella direzione di una maggior sicurezza durante la manipolazione di strutture come i nervi e il cervello che sono molto delicate"

Micaela Piccoli, Direttore Chirurgia Generale, d'Urgenza e Nuove Tecnologie.

"Il paziente traumatizzato è un paziente difficile da trattare, al quale dobbiamo dare risposte con la miglior tecnologia possibile che consenta di effettuare la diagnostica per immagine durante l'intervento chirurgico per risparmiare tempo prezioso e trattare tutte le lesioni nella massima sicurezza."

Roberto Silingardi, Direttore Chirurgia vascolari.

"Spesso nei grandi traumi esiste anche una forte componente vascolare che necessita di ridurre il più possibile la distanza tra diagnosi e terapia. Ancora, nelle patologie dell'aorta toracica e addominale noi possiamo intervenire con nuovi materiali, nuovi cateteri che hanno grandi potenzialità ma devono essere impiantati in una Sala Ibrida, perché necessitano di immagini ad altissima risoluzione".

Stefano Tondi, Direttore Cardiologia.

"La Sala Ibrida ci consentirà di svolgere interventi di cardiologia strutturale, quindi non solo intervenire sulle urgenze coronariche ma anche impiantare le valvole cardiache in modo mini-invasivo."

Pietro Torricelli, Direttore Dipartimento Diagnostica per Immagini.

"Il contributo che la Radiologia può dare all'utilizzo della sala ibrida è molto importante. Essa supporta il chirurgo nella gestione di pazienti politraumatizzati che presentano spesso emorragie molto estese che vengono trattate con tecniche di embolizzazione. Il neuroradiologo, poi, gestisce assieme al chirurgo le patologie vascolari, come gli aneurismi cerebrali.

 

Ufficio Stampa Azienda Ospedaliera Unuversitaria di Modena

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