Redazione

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Servizio coordinato della compagnia carabinieri di Parma. Circa 24 unità sono state impiegate ieri pomeriggio in zona oltretorrente via abbeveratoia e piazzale Santa croce, piazza Ghiaia

Durante il servizio sono stati sequestrati circa 1,500 kg di cocaina

Inoltre sono stati deferiti in stato di libertà alla locale procura:
⁃ un cittadino filippino classe 76 residente a Parma in quanto trovato in possesso di un coltello con lama di 9 cm;
⁃ Un cittadino nato a Parma classe 98 in quanto trovato in possesso di un coltello con lama di 7 cm.

È stato segnalato alla locale autorità giudiziaria un cittadino parmigiano classe 71 in quanto trovato alla guida con un tasso alcolemico pari a 1,40 g/l

Venivano segnalati alla locale prefettura per uso personale di sostanze stupefacenti
⁃ un cittadino trapanese classe 95
⁃ Un cittadino spagnolo residente a Parma classe 95
⁃ Un cittadino ghanese residente a Caserta classe 98
⁃ Un cittadino parmigiano classe 97

⁃ In totale venivano identificate oltre 35 persone ed effettuate oltre 10 perquisizioni personali

Smantellata un’associazione per delinquere dedita al traffico illecito di rifiuti

Nella mattinata dello socrso 23 gennaio, personale del N.O.E. di Perugia, coadiuvato dagli altri Reparti del Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale dislocati su tutto il territorio nazionale, nonché da personale dei Comandi Provinciali di Bari, Bologna, Monza, Padova, Parma, Perugia, Reggio Emilia, Roma, Siracusa, Treviso, Verona, e da militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Perugia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Perugia con cui è stata disposta la custodia cautelare per sette soggetti, di cui due ai domiciliari, altri otto sottoposti ad obbligo di dimora con contestuale presentazione quotidiana alla P.G., cinque alla sola presentazione alla P.G., due imprenditori gravati da il divieto temporaneo di esercitare l’attività aziendale, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, anche pericolosi, gestione illecita di rifiuti, traffico transfrontaliero illecito di rifiuti, auto-riciclaggio, contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi, altre condotte illecite a queste funzionali.

Nel contesto della complessa attività di indagine, coordinata dalla D.D.A. del capoluogo umbro, è stato inoltre disposto il sequestro preventivo di dodici strutture aziendali, tutte operanti nel settore del recupero dei rifiuti - in gran parte provenienti dalla dismissione di campi fotovoltaici - compresi i beni immobili e mobili strumentali allo svolgimento dell’attività d’impresa, per un valore complessivo stimato in oltre 40 milioni di euro, la perquisizione di ulteriori cinque impianti operanti nel medesimo settore, il riconoscimento della responsabilità amministrativa a carico di trentotto società connesse, nonché il deferimento in stato di libertà, per i medesimi reati, di ulteriori 71 settantuno soggetti, che hanno illecitamente operato per conseguire ingiusti profitti in favore delle aziende indagate.

Le indagini hanno consentito di scoprire e disarticolare un sistema assai complesso, dedito all’illecita gestione di ingenti quantitativi Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, i c.d. R.A.E.E., per lo più consistenti in pannelli fotovoltaici dismessi dai numerosi parchi solari in esercizio nella Penisola.
Le attività investigative hanno avuto origine da un sequestro eseguito alla fine del 2016 dal N.O.E. di Perugia, di oltre 300 tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, rinvenuti all’interno di un’azienda priva di qualsivoglia autorizzazione ambientale, con sede in Gualdo Tadino (PG), grazie al quale sono stati raccolti i primi gravi indizi della più articolata attività criminale che gli indagati avevano architettato. In quella circostanza, i Carabinieri hanno rinvenuto un considerevole numero di pannelli fotovoltaici dismessi che l’azienda, esibendo documentazione di cui è stata poi accertata la falsità materiale e ideologica, aveva dichiarato distrutti per le conseguenti operazioni di recupero di R.A.E.E..

Tuttavia i dispositivi, che risultavano ancora funzionanti, venivano riciclati con dati identificativi appositamente alterati e nuovamente commercializzati prevalentemente su canali esteri, prediligendo le rotte africane di Senegal, Burkina Faso, Nigeria, Marocco, Mauritania, nonché Turchia e Siria.

Gli approfondimenti successivamente compiuti, sempre sotto la direzione della D.D.A. perugina, hanno permesso agli investigatori di comprendere che i pannelli fotovoltaici presenti presso l’azienda di Gualdo Tadino erano, in realtà, rifiuti speciali fraudolentemente spacciati come apparecchiature elettriche ed elettroniche vetuste, grazie all’opera svolta dagli appartenenti al gruppo criminale, secondo il ruolo da ciascuno rivestito nell’organizzazione.
L’ordinamento legislativo nazionale prevede che il pannello fotovoltaico a fine vita non debba essere più riutilizzato, ma demolito attraverso un ciclo che consenta il recupero di materia.

Per sostenere tale circuito virtuoso, il Gestore dei Servizi Energetici (G.S.E.), la S.p.A. a capitale pubblico che controlla anche il pagamento degli incentivi riconosciuti dallo Stato ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili (inclusi condomini e privati cittadini), ha adottato appositi regolamenti che, appunto al fine di scongiurare l’alimentazione di un mercato illegale di pannelli fotovoltaici dismessi, hanno introdotto un meccanismo per cui a pannello dismesso e dichiarato distrutto, con contestuale recupero di materia, consegue il riconoscimento di un incentivo per l’acquisto di uno nuovo. Le investigazioni eseguite, corroborate dall’analisi delle altre evidenze investigative nel frattempo raccolte, sono risultate determinanti per accertare l’esistenza di più associazioni per delinquere finalizzate all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, anche transnazionale, al riciclaggio, all’auto-riciclaggio, alla falsificazione materiale e ideologica di documentazione.

I pericolosi sodalizi, per altro assai agguerriti nel reperimento dei pannelli fotovoltaici dismessi, sono risultati operativi dal Nord al Sud del territorio nazionale, isole comprese, avendo però come organizzatori, promotori e attori principali 5 imprenditori con aziende dislocate a Gualdo Tadino (PG), Traversetolo (PR), Casale sul Sile (TV), Crespano del Grappa (TV) e Siracusa. Con grande disinvoltura, gli odierni indagati ritiravano partite di pannelli fotovoltaici dismessi, dichiarati come rifiuti per il solo tempo necessario a coprire il tragitto tra il luogo in cui venivano smontati e prelevati e l’impianto di trattamento. Una volta ricevuti dagli stabilimenti, le aziende producevano delle dichiarazioni false che attestavano la loro distruzione e il contestuale recupero di materia (metalli vari, silicio, vetro, plastiche nobili e altre materie riutilizzabili), consegnando tale documentazione ai produttori originari del rifiuto che, del tutto ignari di ciò che accadeva una volta dismessi i vecchi pannelli, potevano chiudere il cerchio col G.S.E., riscuotendo il relativo incentivo.

Per contro, l’escamotage scoperto dai Carabinieri per la Tutela Ambientale prevedeva la redazione, da parte di altri associati, di false certificazioni attestanti che i pannelli, nel frattempo muniti di etichette false, erano apparecchiature elettriche ed elettroniche tecnologicamente sorpassate ma regolarmente funzionanti, circostanza che consentiva a tali rifiuti di aggirare il rigido sistema di controllo sia a livello nazionale che, attraverso il circuito doganale, sui canali esteri. Questo astuto sistema di riciclaggio assicurava agli appartenenti all’organizzazione un triplice guadagno: introitavano dapprima cospicue somme per il ritiro dei rifiuti dai produttori, successivamente eludevano i costi che avrebbero dovuto normalmente sostenere per il loro trattamento, infine rivendevano i pannelli fotovoltaici come apparecchiature elettriche usate ai paesi in via di sviluppo percependone il corrispettivo piuttosto che i costi di smaltimento del rifiuto.

 

 

Tra Case Vecchie e il Malcantone (Parma - Sorbolo Mezzani). Interruzione indispensabile per consentire il recupero di un mezzo pesante che è finito nel fosso.

Parma, 24 gennaio 2020 – La Provincia di Parma – Servizio Viabilità comunica che nella giornata di domenica 26 gennaio 2020 dalle ore 08,30 alle 12,30 sarà totalmente interrotto il transito veicolare a tutti i mezzi sulla Strada Provinciale n. 72 “Parma Mezzani“ al km 7+800, tra la località Case Vecchie e il Malcantone, tra i Comuni di Parma e Sorbolo Mezzani.

La misura si è resa necessaria perché nei giorni scorsi in quel punto un mezzo pesante è uscito dalla sede stradale, finendo nel fosso e per procedere al suo recupero occorre impiegare due autogru di grosse dimensioni e mezzi di supporto.
Quindi, per consentire il recupero del mezzo occorre occupare l’intera carreggiata stradale, pertanto è indispensabile interrompere il traffico per l’intera durata delle operazioni.

Il transito verrà deviato su un percorso alternativo come da segnaletica e vi saranno operatori presenti in loco. Il percorso alternativo sarà il tratto Parma/Mezzani raggiungibile tramite la SP.343R Asolana e la SP.62R della Cisa

 

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