Redazione

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Noceto 15 dicembre 2019. Quest’anno gli auguri di Natale si faranno con i prodotti della DE.C.O.

Un aperitivo nel “salotto” bello ma anche “buono” di Noceto per anticipare le festività natalizie.

L’iniziativa è stata promossa dalla Commissione DE.C.O (Denominazione Comunale di Origine) di Noceto con l’Amministrazione Comunale alla quale hanno aderito diversi esercenti del centro storico.

Domenica 15 dicembre, dalle 11,30 alle 13,00 in centro storico si potranno quindi degustare gratuitamente alcune delle specialità già inserite nel paniere comunale e altre che si sono candidate per entrare e per le quali i sostenitori stanno completando le ricerche storiche e nutrizionali richieste dal regolamento.

«Siamo felicemente sorpresi dell'interesse e dell'entusiasmo che sta suscitando il lavoro della commissione – ha detto il presidente Lamberto Colla – dalla prima uscita pubblica con la gara degli gnocchi lo scorso anno, tanta strada è stata fatta. Abbiamo presentato i nostri prodotti a Fico con uno stand e due show cooking, organizzato un convegno nel contesto della gara del nocino e delle torte di noci e ripetuto la sfida dei gnocchi».

La DE.C.O non è un marchio di qualità e neppure un marchio di certificazione, anche se sono stati istituiti un registro comunale e un logo, ma ha lo scopo di tutelare i prodotti agroalimentari tipici del territorio attraverso un’attestazione comunale che afferma il legame  fortemente identitario con il territorio di un prodotto alimentare, di una ricetta, ma anche di un prodotto  dell’artigianato locale, una festa, una fiera, una sagra oppure una tecnica particolare di coltivazione o di allevamento.

Nel paniere dopo gli gnocchi e il salame fritto sono entrati il Nocino di Noceto, il Brisghen, biscotto al liquore e noci, il Salambeer, salame cotto nella birra, la polenta di Cella i cocktail Nocetonic, Nocespritz e Noxè e le Feste dell’Asinina di Costamezzana e della Polenta a Cella, manifestazioni che si rinnovano da oltre 30 anni. Sono in attesa del riconoscimento la Crostata di marmellate di prugne di Noceto e la Salsa contadina, che accompagna i lessi e le uova sode.

«L'iniziativa, proposta dal mio assessorato è riuscita nell'intento di riportare in piazza vecchi sapori e tradizioni antiche del territorio oltre a nuove proposte come nel caso dei cocktail al nocino ideati dal barman Ilya del Boulevard o la focaccia alle noci del panificio Bitti – ha spiegato il vicesindaco Daisy Bizzi – domenica prossima i negozi del centro storico potranno ospitare queste eccellenze, grazie alla sinergia tra amministrazione, Pro Loco e con il contributo di Ascom». I negozi che aderiranno potranno ritirare all’Urp comunale le vetrofanie dell’evento.

 

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Domenica, 15 Dicembre 2019 06:36

Basta con i furti di simboli!

Non c’è che dire, sull’esempio delle “Sardine” è tutto un rifiorire di manifestazioni. Una storia di simboli pensionati e di altri impunemente saccheggiati.
 
Di Lamberto Colla 15 dicembre 2019 -

Le piazze tornano a riempirsi, alle volte d’acqua come a Venezia, altre volte di aria fritta condita con la demagogia più alta e soprattutto senza vessilli dei partiti.

Quegli stessi stendardi e bandiere color rosso sangue, che un tempo uscivano da ogni dove, ora sono messe silenziosamente al bando, o forse in pensione perché comunisti si è per sempre, e al loro posto il vuoto assoluto incartato da buona demagogia.

Le “sardine”, ad esempio, che scendono in opposizione dell’opposizione. Un paradosso assurdo ma che sono perfino riuscite addirittura a legalizzare il fascismo di sinistra, quello universalmente accettato dalla reale minoranza attuale: “Perché grazie ai nostri padri e madri, nonni e nonne, avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare“.

Questo è quanto è stato diffuso nei giorni scorsi dai vertici delle Sardine nell’euforia dei successi numerici. Una conferma che non sanno cosa dicono e sono ben consci che dal loro presuntuoso piedistallo di sinistra nessuno li può contestare.

Non è stato sufficiente mettere sotto scorta la senatrice Liliana Segre per gli insulti antisemiti di qualche inqualificabile idiota da tastiera. Una azione di prevenzione e sicurezza indiscutibile ma di cui si sta esagerando sul tasso di pericolosità e sbandierato come simbolo rappresentativo di un antisemitismo galoppante.

Ma siccome è importante riempire le piazze di demagogia ecco che addirittura 600 sindaci, che probabilmente non sapevano cosa fare, si sono ritrovati a Milano a manifestare contro l’odio.

Ma sanno cosa voglia dire odio?

Le piazze piene e stracolme sono comunque tutte ordinate e, anche quelle di destra, non sono farcite d’odio come vogliono farci intendere.

Qualcuno si ricorda come erano le manifestazioni degli anni ’70 e primissimi anni ’80? All’epoca non c’era la certezza di tornare indenni dalla manifestazione. Gli scontri erano violentissimi e l’odio palpabile.

I confronti ideologici erano veri e propri scontri, anche fisici.

Ad ascoltare gli attuali discorsi dei portatori di “pace” c’è da rabbrividire per la banalizzazione delle argomentazioni e non stupisce che una “Greta” qualsiasi trovi terreno fertile per raccogliere proseliti, allineati e coperti a sostegno della ipotesi che il clima ha bisogno di cura. Peccato però che a loro non si siano affiancati i giovani indiani e cinesi che rappresenterebbero i veri paesi inquinanti.

Almeno, questi disgraziati di occidentali hanno, ormai da tempo, iniziato a investire sulla riduzione degli inquinanti e, tanto per dare un indice nazionale, il Grande Fiume (il PO) è ormai prossimo a essere nuovamente balneabile.

Ciononostante ancora tantissimo c’é da fare e a livello globale sono i paesi ex emergenti che ora devono adeguarsi.

Che la Greta e i sindacalisti d’acqua dolce vadano a convincere nuovi accoliti a Pechino o a Nuova Delhi se riescono!

Non voglio essere etichettato come fascista o razzista solo perché penso con la mia testa e non mi allineo al vuoto pneumatico che sta esprimendo orgogliosamente certa sinistra centrista che, per accaparrarsi una manciate di voti, non si vergogna delle banalizzazioni assunte a teoremi scientifici, accontentandosi della demagogia e facendo proprio ogni elemento positivo che raccolgono per strada.

Adesso è ora di smetterla di taccheggiare i simboli.

Dall’arcobaleno che vorrei “toccare” senza pensare a un movimento specifico di cui posso aderire o meno alle ideologie, all’odio che voglio essere libero di considerare come un sentimento umano alla pari dell’amore e soprattutto pretendo che l’antifascismo e l’antirazzismo escano dalla esclusiva gestione di questa nuova sinistra, falsamente buonista, dalle nemmeno tanto velate sfumature fasciste.

 

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E’ continuata, anche nel terzo trimestre dell’anno, la tendenza negativa degli indicatori congiunturali della provincia di Reggio Emilia.

Reggio Emilia 14 dicembre 2019 - La produzione manifatturiera reggiana, anche all’inizio della seconda metà del 2019, ha registrato andamenti caratterizzati dal segno “meno”. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio, infatti, dopo il -2,1% registrato nel periodo aprile-giugno, i valori sono scesi ulteriormente, attestandosi a -2,5% rispetto al trimestre luglio-settembre 2018.


Al calo della produzione si è associata la flessione del fatturato (-1,9%), anche se con intensità inferiore rispetto a quanto osservato nel secondo trimestre dell’anno in corso quando il calo aveva raggiunto il -3,4%. Più contenuto il trend negativo registrato dal fatturato estero: le imprese esportatrici reggiane, infatti, hanno registrato un calo del fatturato dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2018.


La dinamica degli ordinativi, sia per quanto riguarda la totalità degli ordini che quelli provenienti dal mercato oltre confine, riproduce l’andamento già osservato per gli indicatori analizzati in precedenza. Anche in questo caso l’andamento registrato dalle aziende esportatrici, con un -1,1%, mostra una flessione leggermente inferiore rispetto al dato totale che, nel trimestre luglio-settembre ha raggiunto il -3,1%.
Il trend è condizionato dall’andamento di tutti i settori leader dell’economia reggiana, ad eccezione dell’alimentare. Il comparto, infatti, ha registrato un incremento produttivo del 2,9% rispetto all’analogo periodo del 2018: andamenti in crescita anche per il fatturato totale (+1,4%) e per gli ordini sia totali (+2% rispetto al terzo trimestre dell’anno passato) che dai mercati esteri (+2,7%). Un contenuto segno “meno” e pari al -0,6%, si osserva solamente per il fatturato delle imprese che esportano.


Sono inoltre positivi gli andamenti registrati dagli indicatori congiunturali delle “altre industrie manifatturiere”.


Per l’ultimo scorcio dell’anno, più della metà degli imprenditori reggiani intervistati prevede non ci saranno apprezzabili variazioni rispetto a quanto osservato per il terzo trimestre del 2019. Per quanto riguarda la produzione e il fatturato è lievemente prevalente la quota che si schiera a favore della crescita per la quasi totalità dei settori, sebbene rimangano ancora in sofferenza le imprese del sistema moda e della gomma plastica.
Quanto alle previsioni sugli ordini, queste appaiono ancora leggermente in flessione; per alcuni comparti - ceramica, tessile-abbigliamento e elettrico-elettronica in particolare – il saldo fra la quota di imprese che prevede aumenti e quella che ritiene si registreranno ulteriori diminuzioni supera il 10%.

 

 

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