Nel pomeriggio del 22/10/2019, presso gli II.PP. di Reggio Emilia, si sarebbe verificata una rissa tra più detenuti, uno dei quali risulterebbe essere il solito recluso con problemi psichiatrici che ha aggredito una serie impressionante di Poliziotti Penitenziari, anche di recente, che fortunatamente, dopo le nostre svariate segnalazioni e richieste, è stato, in data odierna (23/10/2019), trasferito ad altro carcere. 

Tornando alla rissa, ci è stato riferito che l’agente di sezione, una volta accortosi di quanto stava accadendo, avrebbe immediatamente azionato l'allarme, anche in considerazione del fatto che la rissa sarebbe continuata all’interno dell’infermeria di sezione ed avrebbe coinvolto anche il medico di reparto e la terapista della riabilitazione psichiatrica, aggrediti dai detenuti, nonché alla devastazione del locale infermeria, degli arredi, dei farmaci, degli estintori e di quant’altro ivi presente.
L’intervento di ulteriore personale di Polizia Penitenziaria avrebbe, quindi, evitato che l’episodio potesse avere conseguenze ancora più gravi per l’ordine e la sicurezza dell’Istituto, oltre che per l’incolumità dei detenuti coinvolti e degli operatori del comparto sanitario.


L’agente di reparto (10 giorni di prognosi per contusioni multiple) e la suddetta terapista sarebbero stati quindi costretti a recarsi al Pronto Soccorso del nosocomio cittadino, per le cure del caso.
La Dirigenza dell’Istituto ed il Provveditorato Regionale devono farsi carico delle problematiche sottese all’esponenziale aumento di tali eventi critici ed apportare, con urgenza, i dovuti correttivi al fine di ripristinare la serenità lavorativa, soprattutto all’interno delle sezioni detentive, affinché il personale in divisa sia messo in condizione di adempiere i propri compiti istituzionali in maniera sicura ed ineccepibile.


Sarebbe, inoltre, necessario fissare un incontro con i rappresentanti dei lavoratori al fine di riferire quali modifiche sarebbe utile apportare all’organizzazione del lavoro per evitare il ripetersi di tali episodi.
Riteniamo, infine, sia urgente disporre il trasferimento di tutti i detenuti responsabili dei fatti descritti, ai sensi della circolare GDAP 10/10/2018.0316870.U del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

F.to Il Segretario Regionale
Gianluca Giliberti

Pubblicato in Cronaca Reggio Emilia

Distrugge le vetrate del Polo Sanitario di Via Verona, Arrestato in flagranza di reato per il reato di danneggiamento aggravato e resistenza a p.u.

Parma 23 ottobre 2019 - Nel corso della mattinata di ieri intorno a mezzogiorno le volanti della Questura di Parma sono state contattate al 113 per la segnalazione di un cittadino italiano in stato di agitazione nei pressi del predetto polo sanitario in quanto pretendeva di ricevere in assegnazione una casa.

Dopo essere intervenuti prontamente veniva chiarita la situazione ovvero che il ragazzo classe '80 non poteva essere preso in carico dalla servizio sociale in quanto residente in un'altra città. A quel punto gli agenti hanno preso direttamente in carico la situazione di disagio dell'uomo contattando la Caritas per essere accolto temporaneamente.

L'uomo, dopo aver ringraziato, lasciava il polo sanitario in modo tranquillo.

Circa un'ora dopo il 113  riceveva una chiamata da parte di alcuni dipendenti terrorizzati, in quanto, lo stesso uomo, stava spaccando letteralmente le vetrate del polo sanitario con una grossa pietra.

Giunti sul posto si poteva constatare che l'uomo, ancora in possesso dell'arma, era ancora intento a distruggere i vetri, cosa che aveva determinato la fuga da parte di tutti gli addetti al Polo, che si sono  rifugiati all'interno dei loro uffici, e i cittadini presenti  si sono dati alla fuga.

L’uomo particolarmente agitato veniva con difficoltà bloccato dagli agenti. Per questi motivi l'uomo è stato tratto in arresto per resistenza a pubblico ufficiale e per danneggiamento aggravato ai danni di un ente pubblico. Contemporaneamente lo stesso è anche  stato denunciato a piede libero per i reati di violenza privata, interruzione di pubblico servizio (anche in considerazione del fatto che il polo è dovuto rimanere chiuso, a causa dei danni, per tutto il resto della giornata) e porto di oggetti atti ad offendere, nonché, per gli insulti proferiti agli agenti, per oltraggio a pubblico ufficiale.


Oggi, a seguito del rito per direttissima, il Giudice ha applicato al soggetto la misura cautelare in carcere.

 

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Pubblicato in Cronaca Parma

Elisabetta Aldrovandi: "Le vittime non vogliono vendetta, ma solo giustizia". Nel convegno di Langhirano dello scorso lunedi, organizzato dalla UGL, sono state affrontate le importanti novità introdotte dal "Codice Rosso". "Siamo consapevoli che vi è ancora della strada da percorrere, come, ad esempio, aumentare il Fondo di Garanzia per le vittime dei reati violenti, ma la direzione intrapresa è quella giusta”, ha commentato Matteo Impagnatiello (UGL Parma).

Di Lamberto Colla Langhirano 7 ottobre 2019 -

“L’iniziativa è stata pensata come un momento di riflessione su un tema di stretta attualità. Il varo del Codice Rosso, da parte del precedente Esecutivo, è stato un passo importante, da apprezzare, poiché va nella giusta direzione, nonostante la clausola di invarianza finanziaria”- così spiega il segretario provinciale Ugl Matteo Impagnatiello, organizzatore dell'evento al quale era affidato il compito di introdurre i lavori presentando i suoi autorevoli ospiti.

A discutere sull'argomento, tanto importante quanto delicato, sono intervenuti l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, neo Garante delle vittime di reato della Regione Lombardia, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime, nonché volto noto per la partecipazione a numerose trasmissioni televisive, in qualità di esperta della materia e la deputata Laura Cavandoli, avvocato e membro della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza. Presente anche Enrico Sicuri, consigliere comunale e capogruppo di minoranza del comune di Langhirano, al quale è spettato il compito avviare gli interventi rimarcando la necessità che "alle denunce devono seguire i fatti" arrivando anche a sottolineare l'importanza e la responsabilità che i media hanno nel comunicare le notizie nella consapevolezza della loro grande forza di influenza pubblica. "Alle vittime, conclude Sicuri, occorre portare rispetto".

Ospite d'eccezione William Pezzullo il ragazzo che sette anni fa, all'epoca dei fatti aveva 26 anni, venne sfregiato con l'acido da due complici dell'ex fidanzata, intervenuto all'evento con un "intenso" video messaggio. Un documento nel quale il ragazzo, con una serenità e dignità quasi invidiabile, ha raccontato la sua storia e il suo calvario passato attraverso 39 interventi chirurgici e una segregazione in casa dovuta alla infermità (tra le altre cose il sole non fa bene alle parti ustionate), ma anche alla vergogna di presentarsi in pubblico in quello stato così sfigurato e anche dal fatto di non avere la possibilità di lavorare per le sue condizioni.
Sette anni di sofferenze e di "carcere", di umiliazioni e con l'aggravante di dover affrontare costi enormi (le operazioni chirurgiche non sono coperte dalla assicurazione sanitaria pubblica) in una condizione economica familiare non certamente agiata. Con la pensione che gli viene riconosciuta, a mala pena, riesce a pagare gli unguenti di base "tra colliri e creme spendo 750 euro al mese" ha dichiarato William Pezzullo. Al contrario però - riconosce William - ha incontrato una grande solidarietà e sostegni anche al di fuori della sua stretta cerchia familiare.


La carnefice, invece, Elena Perotti condannata a 8 anni di carcere, ha scontato solo 3 mesi di detenzione carceraria. Poi tra le due maternità, che nel frattempo ha avuto, e il riconoscimento di una malattia tumorale è riuscita nell'intento di vivere in libertà, senza pagare il becco di un quattrino di risarcimento nonostante le fosse stato intimato il pagamento di oltre un milione di euro a favore del suo ex fidanzato.

Dopo i saluti in differita di William Pezzullo, è stata la volta di Elisabetta Aldrovandi intervenire nel cuore delle novità introdotte dal "Codice Rosso".
"Con la legge 69/2019 - informa Elisabetta Aldrovandi - è stato introdotto l'Omicidio di Identità (sfregio permanente) al quale è associata una pena detentiva che va da 8 a 14 anni elevabile all'ergastolo nel caso in cui la vittima dovesse morire".
Per Omicidio di Identità si intende quel delitto a causa del quale la vittima viene segnata in modo irreversibile della sua immagine originaria. "Il volto distrutto e volutamente sfregiato per sempre ha - commentava la Puppato, una delle firmatarie del disegno di legge poi approvato - il valore di una morte civile, inferta con inaudito cinismo e frutto o causa, sopra ogni cosa, della volontà violenta di restare unici padroni dell'io profondo della vittima che si sarebbe voluta possedere. Per tali atti non bastano le pene previste per la lesione grave o gravissima subita in qualunque altre parte del corpo umano."

Ma altre grandi novità sono state introdotte dalla normativa. Innanzitutto, - prosegue la Garante lombarda - ed è il fattore che giustifica il nome volgare della norma (Codice Rosso) è stato introdotto "l'obbligo di essere ascoltati dal PM (Pubblico Ministero ndr) entro le 72 ore dalla denuncia e non è indispensabile che questa venga redatta dalla diretta interessata, ma anche da altri venuti a conoscenza dei fatti e in qual caso a venire ascoltato sarà comunque il denunciante".
Tutte le pene riguardanti i reati alla persona, dallo stalking alla violenza sessuale, sono state inasprite così come pure i termini per la denuncia querela sono stati aumentati a 12 mesi contro i sei in precedenza previsti per il caso di stupro. Se la violenza viene perpetrata di fronte a dei minori (Violenza Assistita), anche se assistita indirettamente, vi è un ulteriore aggravamento delle pene.
Elisabetta Aldrovandi , concludendo il suo interessante intervento, sottolinea come molta strada sia ancora da percorrere ma che il Codice Rosso è un buon punto di partenza e infine rimarca il concetto che "le vittime non cercano vendette ma solo giustizia".

E' il turno della Onorevole Laura Cavandoli la quale innanzitutto si dispiace che, con l'introduzione della legge "Molteni", non si sia riusciti a far passare anche la violenza sessuale tra i reati che non potranno godere degli sconti di pena come lo è per l'ergastolo. Un altro elemento negativo di cui ci si è resi conto dalle prime applicazioni del Codice Rosso, prosegue l'onorevole leghista, sta nelle "false denunce", operate per lo più da donne, che tentano di ottenere migliori benefici da una situazione matrimoniale traballante. "Le false denunce, sottraggono tutela legale alle vere denunce", sottolinea la deputata, in quanto distraggono gli organi inquirenti dalla attività verso i casi di reali maltrattamenti.


Tra gli argomenti contemplati nella normativa, prosegue Laura Cavandoli, vi è l'Induzione forzata del Matrimonio. In questo caso viene punito l'obbligo di far sposare qualcun contro la propria volontà. Un costume molto radicato in determinate etnie, per esempio alcuni arabi, abanesi e infine indiani. Una pratica consentita nei loro paesi d'origine ma che oggi potrà essere punita in Italia per colpire quei cittadini residenti o stabilmente domiciliati nel Bel Paese e che avessero celebrato all'estero il matrimonio contro l'altrui volontà.


Per concludere la carrellata delle novità introdotte, Laura Cavandoli si sofferma sul Revenge Porn ovvero la diffusione non autorizzata di contenuti espliciti di scene di sesso privato. In alcuni casi, le immagini oggetto della "Porno Vendetta" possono essere state immortalate da un partner intimo e con consenso della vittima, in altri senza che la vittima ne fosse a conoscenza. In ogni caso risultano punibili, nella stessa misura, sia per colui che per primo ha dato avvio alla distribuzione delle immagini e sia tutti gli altri che hanno contribuito a una ulteriore diffusione del prodotto.
Una norma che, per quanto di difficile applicazione, oltre a punire intende educare alla responsabilità delle proprie azioni.
L'"abuso basato su immagini sessuali", come tecnicamente è preferibile identificare il reato, solitamente si pone lo scopo di umiliare nel profondo la persona coinvolta, per ritorsione o vendetta al punto tale da indurre al suicidio la vittima stessa, come alcuni casi di cronaca hanno purtroppo confermato.

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Pubblicato in Costume e Società Parma

Arrestato in flagranza di reato in via D'Azeglio, straniero evaso e particolarmente pericoloso.

Parma 28 settembre 2019 - Durante la fine della mattinata di ieri sono giunte alcune telefonate al 113 per segnalare la presenza in via D'Azeglio di un cittadino straniero in palese stato di alterazione psicofisica.
In particolare, in una circostanza, l'uomo tentava di approcciare i passanti toccandoli ed infastidendoli. Nel frangente urlava anche ad un dipendente di un negozio insultandolo per il colore della sua pelle.
Anche gli agenti delle volanti che erano intervenuti sono stati insultati ed oltraggiati nonché minacciati di morte.


In considerazione del grave stato di agitazione dell'uomo gli agenti sono stati costretti a portarlo in questura ove il soggetto ha reagito nei confronti degli operanti violenta aggressività, spintonandoli e prendendoli a calci. La pericolosità del soggetto, per gli altri e per sé stesso, ha indotto gli operanti a trasportarlo al pronto soccorso dove gli sono state somministrate le cure necessarie per tranquillizzarlo. A detta dello stesso, oltre ad aver bevuto alcol, era anche sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

Durante gli accertamenti è emerso che il soggetto, GEORGE Robile etiope del '78, era l'autore di una rapina commessa ad agosto ai danni dell'Asia & Africa market, fatto per il quale era stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti delle volanti e fatto per il quale era allo stato degli arresti domiciliari.

Quindi alla luce della condotta delittuosa tenuta dal soggetto, poiché trovato fuori dal luogo di detenzione domiciliare, è stato tratto in arresto per evasione nonché per resistenza pubblico ufficiale. Su disposizione del pubblico Ministero di turno il Robile è stato trattenuto nelle camere di sicurezza della Questura ed oggi sarà processato per direttissima.

Pubblicato in Cronaca Parma

Un diciottenne di origini albanesi residente a Fidenza in provincia di Parma, è ricoverato all'ospedale Bufalini di Cesena in seguito ad un violento pestaggio da parte di un gruppo di nordafricani suoi coetanei. L'allarme è stato lanciato da alcuni passanti presenti sul posto. I carabinieri indagano.

Di Nicola Comparato - 8 kuglio 2019 - Il fatto è avvenuto tra sabato e domenica notte a Riccione in Piazzale Azzarita intorno alle ore 2. Un gruppo di nordafricani avrebbe circondato e aggredito violentemente il ragazzo per rubargli il cappellino, che secondo le informazioni in nostro possesso, cercando di riappropriarsene avrebbe scatenato la furia del branco. Il giovane inizialmente accompagnato dal 118 al Pronto Soccorso, è stato in seguito trasportato all'ospedale Bufalini di Cesena nel reparto di rianimazione per la gravità delle sue condizioni. La prognosi è riservata.

La vittima è in stato di coma farmacologico e presenta gravi lesioni alla testa.

Ora saranno le videocamere di sorveglianza di alcuni locali dei dintorni, insieme ai racconti dei testimoni, ad aiutare i carabinieri nelle indagini per cercare di ricostruire i fatti e per risalire agli aggressori di cui si sono perse le tracce.

(Foto di copertina scattata da Valentina Carpin)

Pubblicato in Cronaca Emilia

Nella giornata del 23 marzo si è svolto un incontro dal titolo "Contro ogni violenza". Incontro fortemente voluto dai gruppi a carattere civico, Forza civica e Amo Colorno. Gli argomenti trattati sono stati: Il bullismo, il cyber-bullismo e la violenza sulle donne. Per quest'ultimo delicatissimo argomento si è voluto trattare nello specifico il caso dell'omicidio di Filomena Cataldi, avvenuto a San Polo di Torrile (PR) lo scorso mese di agosto, per mano di un vicino di casa di origini cinesi affetto da manie di persecuzione.

All'incontro, organizzato a Reggio Emilia nell'Albergo delle Notarie, hanno partecipato:

- Elisa Guareschi, criminologa e assessore del comune di Bussetto, che ha saputo snocciolare con maestria il delicato tema dei rapporti tra minori, che in certi casi sfocia in atteggiamenti di prevaricazione e abuso. Elisa ha esaminato in maniera concreta il rischio legato all'uso improprio del web e dei social network; senza esimersi dal dare utili e ottimi consigli ai genitori presenti in sala.

- Alberto Prantera, iscritto di forza civica ha coraggiosamente esposto la sua commovente testimonianza inerente ad episodi di bullismo ricevuti da bambino, ricordando che l'educazione deve partire partendo dalle famiglie, ritenute il primo luogo di crescita e di scuola di vita.

- Nicola Scillitani, coordinatore del gruppo civico Amo Colorno è intervenuto sul delicatissimo tema della violenza sulle donne affermando che ad oggi c'è ancora molto lavoro da fare per tutelarle. Il suo intervento è partito dall'iniziativa di carattere nazionale con l'hashtag #giustiziaperfilo. Iniziativa volta a chiedere allo stato l'istituzione di un fondo governativo atto a pagare le spese legali alle famiglie delle vittime, che oggi purtroppo, in caso di mancanza del patrocino gratuito, sono costrette a sostenere da sole. Altre richieste di carattere nazionale che sono state fatte pubblicamente: l'ergastolo in detenzione carceraria (quindi no alle REMS (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ex OO.PG) e nessuno sconto di pena o rito abbreviato per gli assassini.

Al termine della relazione di Amo Colorno, c'è stata una brevissima, commovente e struggente testimonianza della sorella di Filomena, Rosangela, che ha portato tutti i presenti alle lacrime.

Ha infine moderato l'evento il dirigente regionale di Fratelli d'Italia, Alessandro Aragona, che ha saputo orchestrare nella maniera più proficua l'evento.

In sala erano presenti anche l'Avv. Massimo De Matteis (Coordinatore provinciale di FDI) e Caterina Galli (fondatrice di Forza Civica Parma).

(N.C. Felino)

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Mercoledì, 30 Gennaio 2019 08:50

Amo Colorno sulla condanna delle insegnanti.

Riceviamo e pubblichiamo la nota di AMO Colorno a seguito della posizione espressa dal sindacato GILDA in merito alle condanne delle insegnanti della scuola materna.

"Il gruppo AMO - COLORNO ritiene inaccettabile la posizione presa dal sindacato GILDA degli insegnanti, in merito ai gravissimi episodi di violenza fisica e verbale, avvenuti nella scuola materna Belloni di Colorno su bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni, perpetrata da due insegnanti che sono state condannate ad una pena rispettivamente di 3 anni e 4 mesi e 2 anni e sei mesi. Lo stesso sindacato auspica un ulteriore riduzione della pena, chiedendo un giudizio uguale per entrambe le maestre.

Ciò lo riteniamo inaccettabile e fuori luogo. E' indiscutibile essere il compito di un sindacato difendere i lavoratori quando ne hanno diritto, ma in una situazione del genere, alla presenza di video riprese che mostrano l'assoluta crudeltà delle due donne, non è possibile schierarsi dalla parte dei "carnefici".

Viene da chiedersi se i signori del GILDA abbiano dei figli, e come si sarebbero comportanti se fosse capitato a loro una cosa del genere.

Nel rispetto delle famiglie lese e dei bambini che hanno subito ciò che mai avrebbero dovuto in un istituto scolastico, che invece sarebbe dovuto essere un luogo sicuro di crescita personale e intellettuale, chiediamo al sindacato di ritirare quanto dichiarato e di lasciare che la giustizia faccia il suo corso così come deve essere.

Che prendano posizione anche tutte quelle insegnanti che ogni giorno svolgono diligentemente e con tanta professionalità il loro lavoro; affinchè non venga sminuito il loro importantissimo impegno verso l'intera collettività.

Il gruppo

AMO - COLORNO"

Riceviamo e pubblichiamo da Arcangelo Macedonio segretario di Radicali Bologna - 

Oggi 14 ottobre abbiamo organizzato un sit-in di Presidio nonviolento contro l'odio, a seguito dell'aggressione subita dalla sede di Radicali Italiani e sede del comitato per il sì per il referendum sul trasporto pubblico a Roma, in via Bargoni.

L'attacco, rivendicato da un gruppo studentesco chiamato "OSA", ci ha spinti a dimostrare per il rispetto, il dialogo e la nonviolenza.

Al nostro presidio, tuttavia, si è affiancata una contromanifestazione dell'organizzazione "Noi Restiamo", vicina ad OSA, che si è pretestuosamente avvicinata al nostro tavolo con slogan, insulti e attacchi verbali, rivendicando la negazione del nostro diritto di manifestare.

I fatti recenti, tra cui l'attacco alla sede della Lega a Trento, i manichini bruciati in piazza a Torino ci fanno riflettere sul clima d'odio crescente nel nostro paese, a prescindere dagli schieramenti politici e partitici.

Il nostro evento intendeva sottolineare proprio l'importanza della tolleranza, del dialogo nonviolento e del rispetto del dissenso politico.

Purtroppo abbiamo subito un'azione di disturbo della nostra libertà d'espressione con metodi a nostro avviso non rispettosi della normale dialettica democratica.

"La decisione di intensificare il controllo del territorio e di dare corso a un giro di vite, annunciata oggi dal questore di Reggio Emilia, Antonio Sbordone, dopo l'ennesimo episodio di violenza verificatosi in città, va nella giusta direzione".

Ad affermarlo è Benedetta Fiorini (FI), deputata di Forza Italia e vicecommissario regionale del partito con delega all'Emilia.

"La situazione è gravissima. Quanto accaduto dimostra ancora una volta che le politiche per l'integrazione del PD e del centrosinistra hanno fallito, da un lato. Dall'altro e' necessario rinforzare gli organici delle forze dell'ordine. Abbiamo cercato più volte di richiamare l'attenzione su quella che è ormai una vera e propria emergenza ma per il sindaco Luca Vecchi i problemi sono evidentemente altri", aggiunge Fiorini.

"Non solo i reggiani ma tutti meritano una città più vivibile e sicura. Non possono esistere aree o zone off-limits, 'governate' di fatto dalla criminalità. I cittadini chiedono a gran voce di essere ascoltati e di mettere un freno a queste politiche che hanno portato a limitare la libertà e i diritti di ciascuno di noi", conclude la nota.

 

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Venerdì, 31 Agosto 2018 10:45

Lo stupro di Parma.

Dall'Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, sezione di Parma, riceviamo e pubblichiamo le dichiarazioni del  referente provinciale Domenico Muollo, in merito al fatto di cronaca, venuto alla luce nelle scorse ore,  che ha visto come vittima una ventunenne parmigiana, ferocemente dilaniata nel corpo e nell'anima da due uomini.

"Sullo stupro e le sevizie perpetrate a una giovane e che hanno sconvolto la città di Parma interviene Domenico Muollo, referente provinciale dell'Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime. "In un pomeriggio di fine agosto, Parma viene scossa da una notizia tanto brutta quanto squallida: uno stupro perpetrato ai danni di una ventunenne, per il quale sono stati arrestati un imprenditore noto e appartenente "Parma Bene ", molto conosciuto, facoltoso, e frequentatore di locali in voga della città, e un suo "amico" nigeriano. L'approccio avvenuto a circa metà luglio con questa ragazza, forse lusingata da tali attenzioni, che si trasforma presto in un incubo che farà fatica a dimenticare.

I particolari che emergono sono raccapriccianti, e se le responsabilità ascritte saranno accertate, la realtà è che assai difficilmente la giustizia riconoscerà adeguata tutela a questa vittima. Perché tanti e tali sono i benefici cui l'imputato può accedere, che la pena inflitta nella maggior parte dei casi è inadeguata alla gravità del fatto commesso. Mentre per la vittima le lacerazioni del corpo e dell'anima non guariranno mai. Quello che è successo non ha nulla a che vedere con un atto sessuale ma è solo un inenarrabile atto di violenza compiuto con feroce bestialità e assunzione di droga per tutto il tempo (oltre cinque ore) dello stupro, per poi chiamare un taxi che riportasse a casa la povera vittima. Come se nulla fosse. Come se quella violenza fosse un atto dovuto da parte di una "femmina" verso un "maschio".

È fondamentale, a mio avviso", conclude Muollo, "mantenere alta l'attenzione non sui particolari scabrosi di questo gravissimo reato, non sui tentativi di carpire l'identità della vittima, ma sul fatto in quanto tale e sulla quasi certa sproporzione della pena che sarà inflitta a chi ne sarà giudicato responsabile. E in quest'ottica, di cambiamento di norme troppo permissive coi delinquenti e punitive con le Vittime, vanno le battaglie dell'Osservatorio.
Perché il problema non sta nelle Vittime. MAI. Ma sempre nei carnefici."

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Domenico Muollo

Osservatorio Nazionale Sosteno Vittime
referente provinciale Parma
www.osservatoriosostegnovittime.com 

Pubblicato in Cronaca Parma
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