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Martedì, 13 Maggio 2014 10:47

Parma - Le emissioni dell'inceneritore

 

Gli ossidi di azoto si possono ritenere fra gli inquinanti atmosferici più critici, ecco come le emissioni dell'inceneritore di Parma registreranno il loro valore massimo a 1300 metri dal camino, in particolare nella direzione sud-est -

 

Parma, 14 maggio 2014 -

 

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Aldo Caffagnini -

 

 

Il Biossido di Azoto è un gas di colore rosso bruno, di odore forte e pungente, altamente tossico ed irritante.

In generale gli ossidi di azoto (NO, N2O, NO2 ed altri) sono generati da processi di combustione, qualunque sia il combustibile utilizzato, per reazione diretta tra l’azoto e l’ossigeno dell’aria ad alta temperatura (superiore a 1.200 °C).

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell'uomo, gli ossidi di azoto risultano potenzialmente pericolosi per la salute.

In particolare il monossido di azoto (NO), analogamente al monossido di carbonio, agisce sull’emoglobina, fissandosi ad essa con formazione di metamoglobina e nitrosometaemoglobina.

Il biossido di azoto è più pericoloso per la salute umana, con una tossicità fino a quattro volte maggiore di quella del monossido di azoto.

Forte ossidante ed irritante, il biossido di azoto esercita il suo effetto tossico principalmente sugli occhi, sulle mucose e sui polmoni. In particolare tale gas è responsabile di specifiche patologie a carico dell’apparato respiratorio (bronchiti, allergie, irritazioni, edemi polmonari che possono portare anche al decesso). 

I soggetti più esposti all'azione tossica sono quelli più sensibili, come i bambini e gli asmatici.

Gli ossidi di azoto si possono ritenere fra gli inquinanti atmosferici più critici, non solo perché il biossido di azoto in particolare presenta effetti negativi sulla salute, ma anche perché, in condizioni di forte irraggiamento solare, provocano delle reazioni fotochimiche secondarie che creano altre sostanze inquinanti (“smog fotochimico”): in particolare è un precursore dell’ozono troposferico e della componente secondaria delle polveri sottili.

 

nox rid

 

L'immagine evidenzia come le emissioni dell'inceneritore di Parma registreranno il loro valore massimo a 1300 metri dal camino, in particolare nella direzione sud-est.

Si può notare come il centro indicato come livello di massima emissione/deposito corrisponda ad un insediamento industriale a fianco dell'autostrada del Sole.

I microinquinanti emessi sono cromo, piombo, zinco, metalli, cadmio, mercurio, ipa (idrocarburi policiclici aromatici), diossine.

I macroinquinanti emessi sono monossido di carbonio, composti organici totali, acido cloridrico, acido fluoridrico, ossidi di zolfo, ammoniaca.

Vanno a finire là, come ottimi condimenti.

Buon appetito.

 

Aldo Caffagnini

 

(Fonte: ufficio stampa GCR Parma)

 

Venerdì, 02 Maggio 2014 09:43

Parma, far west inceneritore

Il comunicato stampa di GCR sui rifiuti da fuori provincia, nonostante il divieto -

 

Parma, 2 maggio 2014 -

 

La Provincia di Parma, a seguito di segnalazione pervenuta da Arpa, ha diffidato Iren.

Nell'inceneritore di strada della Lupa rifiuti speciali da fuori provincia, nonostante l'autorizzazione integrata ambientale lo impedisca.

La prescrizione numero 7 dell'Aia recita: “Si ribadisce che al PAIP potranno essere conferiti rifiuti prodotti esclusivamente  nel territorio provinciale di Parma, salvo espressa autorizzazione dell’Autorità Competente”.

http://gestionecorrettarifiuti.it/pdf/VIAPROVINCIA.pdf

L'Autorità Competente sarebbe la Provincia, autrice della diffida e quindi immaginiamo non sia arrivata espressa autorizzazione al gestore di portare rifiuti a Parma da fuori provincia.

Qualche settimana fa era stato segnalato un automezzo in coda al Paip con una targa lontana dai lidi emiliano romagnoli.

La mossa di Iren mette in evidenza un dato di fatto impossibile da smentire.

L'inceneritore di Parma è troppo grande, troppo capiente, troppo affamato di rifiuti per accontentarsi di quelli prodotti in loco.

L'episodio segnalato (quanti in precedenza?) porta con sé la conferma di quanto sostenuto da tanti, fra cui l'associazione Gcr, sul fatto che questo impianto sia grosso il doppio del necessario e che la decisa avanzata della raccolta differenziata nel capoluogo, che produce il 50% degli scarti provinciali, avrebbe segnato il de profundis per la bulimia del forno.

Giustamente il comune di Parma chiede ora di fare chiarezza e soprattutto di sanzionare i responsabili di quanto accaduto a Ugozzolo, per fare in modo che l'episodio non si ripeta.

La trasparenza del Paip, bandiera sventolata dai suoi sostenitori, appare decisamente ammainata ai nastri di partenza dell'impianto che, in esercizio definitivo da nemmeno un mese, inciampa subito in uno dei paletti totem dei sostenitori della soluzione forno: rifiuti solo made in Parma.

Rimane il problema di tenere acceso il braciere.

Se arrivano rifiuti da fuori significa che quelli da dentro scarseggiano, vuol dire che Iren non è in grado di recuperare scarti speciali (cioè provenienti dai comparti commerciali, industriali, artigianali) in misura sufficiente a riempire la bocca del forno.

Così se li è andati a cercare altrove.

Così il futuro è al bivio: o cambiare l'autorizzazione o spegnere una linea.

Non c'è una terza via che consenta di salvare capra e cavoli.

Siamo però molto curiosi, a questo punto, di osservare le mosse del gestore e soprattutto dell'autorità competente Provincia di Parma, sempre pronta a supportare le genesi del progetto fino al punto di presentarsi in tribunale a fianco di Iren.

Bernazzoli, e il suo assessore Castellani, se la sentiranno di mettere mano all'autorizzazione vista la forte presa di coscienza dell'opinione pubblica?

Intanto si segnala un forte rialzo della temperatura ad Ugozzolo, anche fuori dai forni...

 

 

(Fonte: ufficio stampa Gestione Corretta dei Rifiuti Parma)

 

Martedì, 22 Aprile 2014 09:32

Parma - Le truppe del camino

 

Otto anni fa nasceva il il coordinamento Gestione Corretta Rifiuti di Parma e tutto era pronto per fermare il progetto inceneritore con i numeri...

 

 

Il comunicato di GCR su "Il silenzio colpevole della politica" -

 

Parma, 22 aprile 2014 -

In questi giorni di aprile, 8 anni fa, nasceva il coordinamento gestione corretta rifiuti di Parma.

Lo avevano fondato gli Amici di Beppe Grillo di Parma, i Medici per l'Ambiente-ISDE Italia, Greenpeace sezione di Parma, il Gruppo famiglie Zona Nord, il Movimento Girotondi di Parma,  "Prendiamo la parola", il Comitato "No all'inceneritore" di Colorno, il Comitato "No all'inceneritore" di Torrile, il GAS Terra Terra, il Comitato Padano, il Comitato "Quartiere Colombo".

All'indomani dell'approvazione del PPGR, il piano provinciale rifiuti che prevedeva un impianto a caldo di incenerimento da 65 mila tonnellate, i cittadini ambientalisti si erano mossi per fermare il progetto.

E' nel 2006 che si svolse la prima raccolta firme contro l'impianto, oltre diecimila firme portate in Comune e in Provincia e subito nascoste in un buio e polveroso cassetto.

E' nel 2006 che Colorno passò alla raccolta differenziata domiciliare, dimostrando con i numeri quello che si poteva ottenere (spaventando gli amministratori del capoluogo e della Provincia, che vedevano a rischio il progetto inceneritore).

E' nel 2006 che la federazione italiana dei medici di medicina generale scriveva: “L'incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l'ambiente e per la salute umana. Gli inceneritori producono ceneri (sono un terzo del peso dei rifiuti in ingresso e si devono smaltire in discariche speciali) e immettono nell'atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, contenenti polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5) costituite da nanoparticelle di metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine, estremamente pericolose perché persistenti e accumulabili negli organismi viventi”.

E' nel 2006 che l'ordine dei medici di Modena scriveva: “si invitano ad una doverosa pausa di riflessione i responsabili delle scelte programmatiche che attengono alla salute nella nostra città, e di promuovere un momento di approfondimento di tutte le problematiche legate al termovalorizzatore”.

E' nel 2006 che l'allora assessore Vignali affermava: “Nel giro di un anno la raccolta porta a porta sarà a regime, raggiungeremo l'obiettivo del 55/60 per cento: si arriverà cosi ad una tariffazione che premierà gli abitanti più virtuosi. Chi produce meno rifiuti, paga meno”, per poi destinare ad altri capitoli l'investimento previsto per la Rd.

8 anni fa tutto era pronto per fermare il progetto con i numeri.

Sarebbe stato sufficiente introdurre in città la raccolta differenziata porta a porta, il cui progetto era già stato pagato e realizzato del consorzio Priula.

Senza tanta teoria i “numeri” avrebbero demolito il camino, visto che sarebbe venuto a mancare il carburante necessario ad accendere le caldaie di Ugozzolo.

Sarebbe calato il costo di smaltimento per comune e cittadini, sarebbe stato ridotto al lumicino il ricorso a discariche ed inceneritori fuori provincia.

Perché non lo hanno fatto?

Che cosa ha bloccato sul nascere la rivoluzione verde che oggi, in un anno, è stata portata a compimento senza particolari difficoltà?

Ora, ci dicono, è tardi.

Allora, era presto?

Chi avrà il coraggio di dire la verità, tutta la verità, su quei giorni?

 

(Fonte: ufficio stampa Gestione Corretta dei Rifiuti Parma)

 

Gestione Corretta dei Rifiuti: "L'inceneritore oggi lo si batte togliendogli benzina, azzerando la necessità di smaltimento del territorio." -

 

Parma, 18 aprile 2014 -

 

Il comunicato di GCR che per combattere l'inceneritore propone di ridurre a zero il rifiuto residuo -

Da inizio aprile l'inceneritore di Parma è entrato in esercizio definitivo.
Dopo una fase provvisoria di oltre 6 mesi, l'impianto ha ottenuto la patente per bruciare 130 mila tonnellate di rifiuti all'anno, per un periodo molto lungo, ipotizzabile in almeno 15-20 anni.
Il forno va a mille, grazie all'apporto del residuo della raccolta differenziata e da altri materiali provenienti dal recupero di rifiuti presso aziende, ospedali, impianti di depurazione delle acque.
La caldaia rimane accesa perché ci sono queste componenti, a garantire un potere calorifico sufficiente a raggiungere la temperatura minima di abbattimento degli inquinanti, che il processo di combustione di per sé produce: furani, diossine, metalli pesanti, microinquinanti.
Il dado è tratto, ed è uscito il numero del gestore.
Dopo anni di battaglie hanno vinto coloro che questo impianto lo hanno voluto, sostenuto, osannato.
Hanno perso i cittadini che hanno cercato in tutti i modi di convincere le maestranze sulla scelta sbagliata, nel 2014, di avviare un impianto di combustione quando c'è oggi la tecnologia sufficiente per gestire i materiali dismessi in modo corretto, senza causare danno a cose e persone.
Oggi viene da domandarsi quale deve essere l'atteggiamento degli anti inceneritoristi, come insomma affrontare il dopo sconfitta, il giorno dopo il verdetto.

rifiuti zero


Potrà apparire curioso, ma oggi c'è una possibilità nuova e vera per combattere il mostro, con armi affilatissime e letali.
E' la battaglia sul residuo che, da esperienze concrete e reali, è possibile vincere.
L'inceneritore oggi lo si batte togliendogli benzina, azzerando la necessità di smaltimento del territorio.
Ed è una prova democratica, incruenta, facile, realizzabile oggi.
Oggi possiamo con il nostro atteggiamento togliere fiato alla caldaia e renderla innocua.
Si dirà, "prenderanno rifiuti da fuori".
Lo faranno, ma non sarà semplice.
L'autorizzazione attuale lo impedisce.
Ancora a parole l'ente provincia nega questa possibilità.
Oggi invece la protesta attuata da alcuni cittadini provoca l'effetto contrario alle intenzioni. 
Abbandonare rifiuti per la strada, gestire male la differenziata, sporcare le frazioni riciclabili, corrisponde ad una festa per il gestore, un lauto pranzo per la fornace,
Se invece non lascio nulla nel residuo, la bocca del forno diventa amara, e vuota.
E un forte tremore giungerebbe immediato da Ugozzolo.
La protesta perfetta è non concedere nulla al nemico, ridurre a zero il vitto, rendendo arido l'alloggio.
La protesta perfetta oggi è differenziare senza difetti, sapendo che il nostro gesto è la risposta migliore possibile ad una decisione insensata e contraria al buon senso.
La protesta perfetta, anche per chi protesta con l'abbandono dei rifiuti, è comprendere che quei sacchi giungono diritti al forno, e fanno felice il gestore, che oltre tutto incassa il servizio extra per recuperare il sacco abbandonato, pagato profumatamente dall'amministrazione e poi fatto pagare ai cittadini che protestano, ed anche a quelli che non protestano.
Un conto salatissimo, che ha il sapore della beffa.
Ecco la protesta perfetta, ridurre a zero il residuo, riducendo così anche i guadagni del gestore, fino al limite del pareggio contabile, che senza rifiuti da bruciare è impossibile.

 

(Fonte: ufficio stampa Gestione Corretta dei Rifiuti Parma)

 

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell'Associazione Millecolori sul tema dei rifiuti -

 

Parma, 3 aprile 2014 - 

LE TROPPE GIACCHE DEL SINDACO PIZZAROTTI OVVERO: COME  HO GABBATO I PARMIGIANI – IREN AMORE MIO!!!

Il Sindaco di Parma l’1 aprile 2014 ha partecipato ad una conferenza stampa con i Sindaci di Forlì e di Coriano (Rimini) per affermare che in Emilia Romagna andrebbero chiusi diversi impianti di incenerimento rifiuti e dovrebbero rimanerne solo alcuni (forse 4 o, ancor meglio, 3). Parma ovviamente sarebbe tra quelli da non chiudere essendo l’ultimo arrivato. 

Insomma secondo la proposta del Sindaco questi 3-4 impianti dovrebbero smaltire i rifiuti dell’intera Regione.

Come si vede quando denunciavamo che Pizzarotti era ben contento di smaltire a Parma rifiuti extra provinciali, con un accordo non dichiarato con IREN, avevamo detto il vero, nonostante le vibrate proteste dei pasdaran di turno.

Comprendiamo bene il perché della mancata partecipazione del Sindaco alla prossima inaugurazione del forno inceneritore di Ugozzolo.

Infatti siamo umanamente d’accordo con la sua scelta di non partecipare, in quanto il suo sorriso non potrebbe nascondere la verità che ormai è evidente e che lo dovrebbe portare a dire::

cari parmigiani prima vi ho fatto credere ai cinesi e/o agli olandesi volanti che però, non essendo scemi, non hanno neppure presentato ad IREN una proposta d’acquisto;

2)cari parmigiani sin dall’inizio sapevo che non potevo fermare il forno ma vi ho fatto spendere tanti soldi in consulenze e vertenze varie, anche dopo che il mio super consulente ing. Rabitti aveva sconsigliato di continuare a porre in essere atti finalizzati a ritardare l’avvio dell’impianto; così facendo vi ho fatto credere di aver fatto tutto il possibile per fermare il forno;

3)cari parmigiani vi ho fatto credere che Bagnacani si sarebbe ridotto i suoi emolumenti ma lui mica è scemo (sono tanti euro, mica SCEC!) non l’ha fatto ed io comunque gli ho rinnovato il mandato;

4) cari parmigiani lo stesso ho fatto con Raphael Rossi che adesso è diventato consulente di IREN (pecunia non olet?);

5) cari parmigiani vi ho fatto credere che avrei cercato di “affamare il forno” ma, visto che IREN è IREN, è meglio alimentare il forno di Ugozzolo con rifiuti provenienti anche da fuori provincia, altrimenti come faccio a fare la mia bella figura a fianco del Presidente Profumo? Non sono mica scemo “IO”. 

Questi sono i fatti riscontrabili da tutti.

A questo punto però, tralasciando facili ironie nei confronti di siffatti concreti comportamenti-scelte rinnoviamo al Sindaco di Parma la domanda-proposta che da tempo abbiamo formulato, ovviamente senza ottenere risposta (il che non è una novità!):

A)se a Parma dovranno arrivare rifiuti provenienti da fuori provincia, ritiene corretto che i cittadini e le imprese di Parma paghino lo stesso costo di smaltimento dei cittadini ed imprese di zone che non sono dotate di impianti di smaltimento?

B)se non lo ritiene corretto (come noi riteniamo non essere corretto) quali iniziative politiche ha posto in essere ed intende porre in essere per ottenere la riduzione del costo di smaltimento per i cittadini e le imprese parmigiane?

* * * *

Recentemente l’Assessore provinciale Castellani ha dichiarato che il costo di smaltimento attuale verrà ridotto passando da € 170/t ad € 154/t. 

Questa è già una buona notizia, ma noi riteniamo che si possa ottenere di più ed è per questo che, da tempo, chiediamo al Sindaco di Parma di operare affinché i cittadini e le imprese di Parma paghino di meno rispetto ai cugini reggiani, dopo che, per oltre 13 anni, i parmigiani, per portare i loro rifiuti a Reggio (e non solo)  hanno sostenuto costi superiori.

In linea di principio non siamo contrari a che a Parma vengano smaltiti rifiuti di chi, per tanti anni, ha smaltito i nostri rifiuti ma riteniamo che, come i cittadini di Parma hanno pagato somme rilevanti al fine di tale esportazione e smaltimento, altrettanto avvenga ora in loro favore, con correlativa diminuzione della tariffa rifiuti che sono chiamati a versare.

Su questo argomento invitiamo tutte le forze politiche, economiche e sociali a porre in essere tutte le iniziative necessarie per cercare di raggiungere tale obiettivo. Noi cercheremo comunque di dare il nostro contributo a tutti quelli che, in concreto, senza prendere in giro i cittadini (proclamando delle cose per poi fare l’esatto contrario),  vorranno operare nell’esclusivo interesse della cittadinanza e non di altri.

Associazione Millecolori

 

(Fonte: ufficio stampa Associazione Millecolori)

 

L'Assessore provinciale all'ambiente Mirko Tutino fa il punto sulla situazione rifiuti nel nostro territorio e in quello emiliano-romagnolo -

 

Reggio Emilia, 3 aprile 2014 - di Ivan Rocchi

 

Nei giorni scorsi il comunicato stampa dell'associazione Millecolori di Parma ha riaperto il dibattito sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Emilia. Messo sotto pressione dalle proteste, anche l'assessore comunale della città ducale Gabriele Folli ha dovuto esprimere i propri dubbi sull'opportunità di accogliere nell'impianto di Cornocchio 450.000 tonnellate di rifiuti provenienti da Reggio Emilia nei prossimi tre anni, anche se solo per il trattamento di separazione secco-umido. Un surplus che secondo Folli sarebbe il frutto della recente chiusura dell'inceneritore di Reggio e dei tempi lunghi per la costruzione dell'impianto di TMB (trattamento meccanico-biologico) nella frazione di Gavassa. Il sindaco vicario Ugo Ferrari e l'assessore provinciale all'ambiente Mirko Tutino hanno subito ribattuto alle accuse, sottolineando che la soluzione è temporanea e che negli ultimi 10 anni Reggio Emilia ha smaltito – non solo trattato – circa 1 milione di tonnellate di rifiuto indifferenziato proveniente da Parma. E proprio all'assessore Tutino abbiamo voluto chiedere di farci il punto sulla situazione rifiuti nel nostro territorio e in quello emiliano-romagnolo.


Buongiorno assessore Tutino. Partiamo dalla paventata emergenza rifiuti. Ha qualche dato su flussi e livello di saturazione delle discariche nel Reggiano?
Certo, sono tutti dati raccolti dall'Osservatorio provinciale rifiuti. Se parliamo di rifiuti urbani, le due discariche del nostro territorio hanno poco più di due anni di autonomia: c'è spazio per circa 360mila tonnellate di rifiuti. Infatti nel 2013 abbiamo inviato a smaltimento circa 150mila tonnellate di rifiuti urbani. La necessità di smaltimento dei rifiuti speciali è stata invece di circa 30mila tonnellate. L'inceneritore, fino al 2012, trattava meno di un terzo di questi quantitativi.


Quando sarà pronto l'impianto TMB di Gavassa?
Sarà autorizzato entro la primavera e poi sono previsti due anni tra gara e cantiere. L'attivazione avverrà quindi nel secondo semestre del 2016.

Costituirà davvero la soluzione per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti nella nostra provincia?
Il TMB non è un tradizionale impianto di smaltimento, per esempio come l'inceneritore, che "blocca" la raccolta differenziata perché ha bisogno di un flusso continuo di rifiuto indifferenziato per rimanere acceso. Invece è concepito come un trattamento da realizzare a valle di un alto livello di differenziata. Continuando a estendere il porta a porta come abbiamo fatto in questi anni (dal 2010 a oggi abbiamo triplicato i cittadini toccati da questo servizio ed entro fine anno saremo a circa 200mila utenti) e dopo l'avvio del TMB, ciò che rimane da smaltire sarà un materiale quasi inerte e di modesta quantità, circa il 10-15% del rifiuto iniziale. Si consideri che con un inceneritore un quarto del rifiuto viene trasformato in scorie e ceneri, che devono comunque essere inviate a smaltimento. Quindi nemmeno l'inceneritore chiude il ciclo dei rifiuti.


Quale potrebbe essere il futuro della raccolta e smaltimento rifiuti dopo la cancellazione delle province?
In questi ultimi tre anni abbiamo fatto salire la differenziata di 5 punti (dal 58 al 63%) su base provinciale, ridotto del 20% la quantità di rifiuti indifferenziati inviati a smaltimento. I comuni che superano il 65% di differenziata sono passati da 6 a 18 ed in alcuni di questi si è raggiunto e superato l'80%. Tutto ciò che abbiamo fatto lo abbiamo deciso insieme ai Comuni. A Reggio i sindaci hanno dimostrato solidarietà territoriale e capacità di affrontare - anche tecnicamente - il tema. Non c'è più la fiducia in bianco data al gestore, e per questo credo che il lavoro avviato sarà portato avanti al di là del destino delle province.


Però cambieranno completamente gli equilibri decisionali. E gli attori in campo sono ancora tanti: Atersir (Agenzia territoriale dell'Emilia Romagna per i servizi idrici e rifiuti), Regione, Iren, Comuni e Unioni di Comuni. Quale ruolo avranno?
Già oggi la pianificazione è diventata regionale. Le filiere di raccolta, di trattamento, e di avvio a recupero/smaltimento non possono più fondarsi sui bacini amministrativi delle province. Ciò poteva valere quando i rifiuti andavano tutti a smaltimento. Bastava avere una raccolta funzionante e alcuni impianti per lo smaltimento, dividendo il territorio per bacini di dimensioni provinciali. Il piano rifiuti regionale invece cancella l'autosufficienza delle singole province, e quindi dal 2015 si dovrà considerare l'impiantistica regionale nel suo complesso. Per questa ragione, scaduto il Piano Provinciale di Gestione Rifiuti, non abbiamo potuto rinnovarlo. Tuttavia il buon andamento della differenziata ci ha fatto arrivare alla fine del periodo senza essere in emergenza.


E' vero che bisogna ancora verificare se l'impianto di Cornocchio possa tornare in attività o meno? Esiste un piano B?
La Regione ritiene che l'obbligo di trattare i rifiuti urbani in un impianto di selezione prima del conferimento in discarica si debba attivare da subito. Noi riteniamo che portare i rifiuti fuori provincia per poi smaltirli nelle discariche reggiane non sia una soluzione economicamente e ambientalmente utile ed abbiamo proposto di fare come in Toscana: un piano per lo sviluppo della differenziata e costruzione del TMB perché entro il 2016 Reggio sia in linea con quanto previsto dalla normativa. Il Ministero dell'Ambiente si dovrà esprimere su quale sia la scelta più razionale, nel frattempo abbiamo verificato comunque tutte le strade, compreso l'utilizzo dell'impianto di Cornocchio - a Parma - per fare la selezione e riprenderci poi i rifiuti. Ma non è l'unica soluzione.


Quattrocentocinquantamila tonnellate in tre anni, a partire da luglio 2014. E' questa la richiesta, giusto?
La cifra è stata stimata dai nostri tecnici per avere un'autorizzazione sicura, hanno semplicemente calcolato 150mila tonnellate per tre anni. Ma se si andasse in quella direzione ciò che realmente verrebbe trattato sarà solo il rifiuto residuo realmente prodotto e così come - con al differenziata - ne abbiamo sempre prodotto meno di quanto previsto, anche in questo caso la cifra finale sarebbe inferiore. Senza considerare che con il rispetto dei tempi che prima descrivevo nella realizzazione del TMB, la necessità finale sarebbe intorno alle 300 mila tonnellate.


Cosa ne pensa delle polemiche seguite alla richiesta?
Mi stupisco che la Provincia di Parma, che evidentemente ha il nervo scoperto per gli scontri con il Comune sul tema rifiuti, ne abbia fatto un caso politico. Mi è sembrata campagna elettorale gratuita, per un'elezione però già superata e persa. Sono d'accordo con quello che ha scritto il Sindaco Vicario di Reggio Ugo Ferrari: "Non abbiamo spento l'inceneritore di Cavazzoli per fare dispetto a Parma. Lo abbiamo spento perché era del 1971 e perché realizzarne uno nuovo, con la raccolta differenziata in crescita e con la stessa Regione che ora prevede di disattivarne due entro sei anni, sarebbe stato economicamente e ambientalmente assurdo". Davvero non si comprende perché Parma voglia affrontare il proprio dibattito politico interno attaccando Reggio.


Chi pagherà il trasporto dei rifiuti all'andata e al ritorno?
Noi con le tariffe, ed è per questo che riteniamo sbagliata un'applicazione della normativa concepita in questo modo. Si tutela di più l'ambiente dando una mano alla Provincia ed ai Comuni perché Iren rispetti i tempi di realizzazione del TMB e sviluppi la raccolta differenziata, oppure imponendoci di far fare al rifiuto residuo un viaggio di andata e ritorno in impianti esterni al nostro territorio? Noi pensiamo la prima. E lavoreremo perché la Regione comprenda le nostre ragioni.

Pubblicato in Ambiente Emilia
Mercoledì, 26 Marzo 2014 17:45

Inceneritore, inaugurazione senza Sindaco

 

Sindaco e Giunta non parteciperanno all’inaugurazione dell’inceneritore il prossimo aprile

Parma 26 marzo 2014 ----

Sindaco e Giunta non parteciperanno all’inaugurazione dell’inceneritore, o Polo Ambientale Integrato, che si terrà presso la struttura nei primi giorni di aprile. L’invito è stato inviato all’Amministrazione ma rispedito al mittente.
“Non possiamo pensare di partecipare ad un evento che, in realtà, è un danno per la politica ambientale della città – queste le parole del sindaco Pizzarotti, che continua -. Stiamo parlando di sette inceneritori in Emilia Romagna, e tra poco ecco l’ottavo: in fatto di politica ambientale la nostra Regione dimostra una gestione con la retromarcia ancora attiva. Quando in Europa si guardava alle energie rinnovabili e allo sviluppo della raccolta differenziata, in Emilia Romagna si costruivano i primi inceneritori, e da allora nulla è cambiato: in questo ci vediamo tutto il masochismo della classe politica italiana, evidentemente più interessata agli interessi delle multiutility che a quelli della collettività. Iren considera l’inaugurazione dell’inceneritore un giorno di festa? – denuncia Pizzarotti - Ma è un giorno di festa per i suoi interessi, non per quelli dei parmigiani”.
No ai rifiuti da fuori provincia
“Gli interessi dei parmigiani si chiamano raccolta differenziata al 60%; tariffazione puntuale, risparmio in bolletta e qualità dell’aria: tutte politiche nord europee che soltanto da quest’anno, con un ritardo di 10 anni, abbiamo introdotto a Parma. Una cosa è certa: mentre tutto il Pd compatto difende il Piano Regionale dei Rifiuti, che vedrebbe le multiutility ingigantire il loro fatturato con la gestione dei rifiuti da fuori provincia e addirittura regione, il Movimento 5 Stelle continua a pensare che sia una scelta suicida e miope. Prova di questo è che, ora assieme a Parma, altri sindaci emiliano-romagnoli sono dello stesso avviso: l’incenerimento dei rifiuti appartiene alla preistoria. È ora di dire basta ad una classe politica che fino ad oggi ha guardato più ai colletti bianchi che agli interessi dei cittadini – conclude infine Pizzarotti -. Come sindaci siamo stati eletti per cambiare le cose che fino ad oggi hanno rovinato questo Paese e il nostro ambiente, non per attuarne le stesse politiche con le stesse logiche”.

(Fonte Comune di Parma)

Pubblicato in Ambiente Emilia
Sabato, 01 Marzo 2014 17:16

I rifiuti reggiani e le tariffe parmigiane

 

Da Associazione Millecolori - riceviamo e pubblichiamo -

Parma 01 Marzo 2014 ----

Già lo scorso settembre avevamo paventato che a Parma venissero smaltiti i rifiuti di Reggio Emilia. 

Ovviamente il Sindaco di Parma, che aveva sostanzialmente dichiarato che per lui era corretto che a Parma venissero smaltiti rifiuti extra provinciali, e l’Assessore Folli hanno serbato il solito silenzio, mentre l’Assessore provinciale di Reggio Emilia Mirko Tutino ha risposto, in verità un po’ piccato, che ciò non sarebbe accaduto, che Reggio Emilia era autosufficiente e che con il TMB di prossima realizzazione Reggio Emilia non avrebbe mai avuto problemi.

Orbene sembra che la realizzazione del TMB a Reggio Emilia sia di là da venire e che, nel frattempo, in provincia di Reggio Emilia si stiano esaurendo i siti ove smaltire i rifiuti reggiani (sarebbe questione di pochi mesi) e, pertanto, che sia necessario portarli altrove. 

Come mai su questo tema tutto tace, sia a Parma che a Reggio?

A questo punto, anche lasciando a margine le problematiche reggiane, occorrerebbe domandarsi:

1)qual è la volontà politica del Comune di Parma sullo smaltimento di rifiuti extra provinciali?

2)qual è la volontà politica del Comune di Parma  relativamente alle tariffe di prossima definizione?

Ci si chiede questo perché si ha l’impressione che il Comune si sia allineato ai desideri di IREN sia per quanto riguarda lo smaltimento nel PAI di Parma di rifiuti extraprovinciali che relativamente alle tariffe, con ciò dimostrando, al di là dei proclami di facciata, che quello che interessava al Sindaco e all’Amministrazione pentastellata. erano solo le poltrone di Bagnacani (prima vicepresidente, poi consigliere IREN) e Rossi (presidente IREN Emilia).

La nostra posizione ed il nostro invito sono invece molto semplici e chiari da sempre:

A)salvo il rispetto dell’obbligo di restituzione nei confronti di chi per oltre 13 anni ha ospitato i nostri rifiuti, nell’impianto di Parma vanno smaltiti solo i rifiuti prodotti nella nostra provincia;

B)se si vorranno (o si dovranno) smaltire anche i rifiuti extra provinciali le tariffe dovranno essere stabilite prevedendo una riduzione della stessa in favore dei cittadini ed aziende delle zone dove esistono impianti di smaltimento e il costo di tale riduzione dovrà porsi a carico sia del gestore dell’impianto, che dei cittadini delle zone che esportano i loro rifiuti e non certo dei cittadini delle zone che sono sedi di impianti di smaltimento.

Qual è la posizione del Comune di Parma su queste proposte e, se condivise, quali iniziative politiche ha assunto od intende assumere per perseguire tali obiettivi?

A noi risulta che il Comune non abbia preso alcuna posizione al riguardo, neppure in ATERSIR (l’Agenzia regionale che deve stabilire le nuove tariffe).

L’auspicio è che non ci siano accordi sottobanco.

Invitiamo quindi il Comune a farsi parte attiva a tutela degli interessi dei cittadini, uscendo dalla abituale abulia, anche cercando alleanze con le altre città che sono dotate di impianti di smaltimento di recente realizzazione. 

Crediamo sia venuto il momento che il Sindaco e l’Assessore Folli dimostrino con i fatti, con arguzia e sagacia e non con i soliti vacui proclami, di operare concretamente e fattivamente nell’interesse dei cittadini di Parma e non per le sole poltrone di Bagnacani e C. 

Rimane comunque l’ovvio rammarico che il Sindaco non abbia imposto quanto sopra quando aveva la possibilità di farlo e cioè quando, al fine della decisione sulla nuova governance di IREN, il suo voto era decisivo..

Parma, 27 febbraio 2014

Associazione Millecolori

Domenica, 09 Febbraio 2014 09:13

Termoconvertitore, tra realtà e polemica

 

 

- Comunicato stampa di Civiltà Parmigiana - 

- Parma 9 febbraio 2014 - 

 

Un dato scientificamente certo divulgato recentemente dall’ASCOM evidenzia come  “il 70% delle emissioni nocive derivi dalle esalazioni di riscaldamenti, industrie, agricoltura, etc.  mentre il restante 30% derivi dal traffico veicolare. Di questo, solo il 20% (pari dunque al 7% sulle emissioni complessive di PM10) è imputabile al traffico urbano, mentre il 30% deriva dal traffico autostradale e il 50% dalla circolazione su strade extra urbane (fonti ARPA E.R.)”.

A fronte di questi dati oggettivi l’amministrazione, e in particolare l’assessore Folli, ai già inutili ma anche problematici  provvedimenti riguardanti il blocco del traffico domenicale e infrasettimanale, intende ora riesumare la “mummia” delle targhe alterne. In sintesi l’idea sarebbe di combattere  il 7% dell’inquinamento delle emissioni complessive di PM10 appiedando il 50% dei cittadini. Una lotta anacronistica alle automobili che va nella direzione soltanto di irritare la cittadinanza piuttosto che affrontare pragmaticamente i già tanti problemi locali.

Dopo questa doverosa premessa vorremmo riportare l’attenzione al restante 70% delle emissioni nocive (scusate se è poco). Viene spontaneo suggerire, oggi ancor più di ieri, vista la pace sancita tra il Comune e Iren, che venga completata una delle funzione più utili del termovalorizzatore ovvero il teleriscaldamento. 18.000 caldaie cittadine verrebbero spente definitivamente con grande e immediato vantaggio ambientale ed economico consentendo un libero, seppure regolamentato, accesso al centro storico.

Sempre legato al tema del termovalorizzatore occorre sottolineare come la partita legale sia terminata a sfavore della amministrazione comunale la quale, se l’interpretazione verrà confermata, dovrà risarcire IREN di 7 milioni di euro dovuti al secondo blocco dell’attività e quantificati dalla multiutility in 250.000 euro al giorno.

Un danno (se confermata la sentenza) non irrilevante che graverà su tutti non essendo il comune un’entità astratta ma un ente pubblico territoriale i cui errori si ripercuotono inevitabilmente sulle teste dei cittadini. 

Considerando che un inverno è già trascorso, Civiltà Parmigiana, perseguendo invece logica e buonsenso, invita il Sindaco, anche in quanto primo cittadino di un comune socio di IREN,  a dimostrare fermezza e autorevolezza nel pretendere da parte dell’azienda il completamento delle opere e dei relativi allacciamenti per il teleriscaldamento in considerazione delle spese già sostenute e della necessità di ridurre drasticamente le emissioni di polveri sottili.

Non vorremmo mai pensare che l’amministrazione comunale si fosse troppo affezionata ai suoi slogan propagandistici elettorali in merito al “diabolico forno”, trascurandone i fondamentali aspetti di utilità.

Ci auguriamo che il Movimento 5 Stelle, dopo aver perso la sua crociata contro il termovalorizzatore, non voglia perdere anche la “guerra con l’inquinamento”.

Civiltà Parmigiana

Il coordinatore Cecilia Zanacca

 

 

Giovedì, 30 Gennaio 2014 17:48

Citterio, perché l'inceneritore non si accende?

Rete Ambiente Parma si interroga sull' inceneritore a grasso animale che Citterio ha voluto costruire nel proprio stabilimento, ma non ancora funzionante -

Parma, 30 gennaio 2014 -

I cittadini di Felino e la gente del Poggio di S.Ilario Baganza se lo chiedono ormai da un po'. L'inceneritore a grasso animale che Citterio ha voluto costruire nel proprio stabilimento che fine ha fatto?
Se lo è chiesto lo stesso comune di Langhirano, che si era opposto alla richiesta di un impianto simile nel suo territorio.
Non smettiamo di chiedercelo noi di Rete Ambiente Parma, impegnati in tutti i modi contro la sua realizzazione a causa della pericolosità delle emissioni.
L'impianto è pronto dall'inizio dell'estate scorsa, ma non si accende.
Mistero.
E' pronto l'impianto di rendering per la colatura del grasso dagli scarti dei prosciutti, è pronto il motore endotermico per bruciarlo ed alimentare il cogeneratore per produrre energia elettrica da cui ricavare milioni di euro di incentivi pubblici.
Eppure tutto tace.
Non dice niente nemmeno Citterio.
Per il Comune di Felino il problema è come se non esistesse, per l'Amministrazione Provinciale, che ha dato l'autorizzazione in conferenza dei servizi, vige la legge del silenzio.
Tra i tecnici del settore invece la voce corre.
Termoindustriale, l'azienda che ha fornito l'impianto, pare non sia stata pagata, e per questo è in lite con Citterio.
Citterio non vuole pagare.
Perchè?
Perché l'impianto non può funzionare.
Il grasso, che brucia bene come normale strutto suino, quando ricavato dalle carcasse appena macellate, ha un comportamento diverso se ricavato dagli scarti di prosciutti stagionati.
Il grasso da stagionatura ha un tenore di acidità tale che pregiudica la combustione e rischia di rovinare il motore.
Con una acidità dei grassi del 5%, la combustione accresce di molto la polimerizzazione e la formazione di concrezioni carboniose nel motore endotermico.
In un nostro documento di un anno fa avevamo già indicato il problema: "Il grasso viene mantenuto fluido tramite preriscaldamento. Il preriscaldamento provoca un aumento delle temperature in camera di combustione che, unitamente ad un elevato tenore di ossigeno delle molecole di grasso, determina polimerizzazioni degli acidi grassi e formazione di concrezioni carboniose agli iniettori ed alle valvole e grandi emissioni di NOx" (Reteambiente 15-3-2013 "Analisi puntuale del progetto Citterio")
Il livello maggiore di acidità dei grassi ricavati da prodotti stagionati ha accresciuto il problema.
Pare che l'azienda stia provando ad aggiungere additivi chimici al grasso da bruciare, con ulteriore pregiudizio per le emissioni nocive.
Così non va.
Gli enti preposti (Provincia, Comune di Felino, Arpa etc), che in conferenza dei servizi hanno autorizzato l'impianto, dovrebbero ora spiegare ai cittadini la situazione, sospendendo l'autorizzazione a bruciare.
Col silenzio si sta creando un grave pregiudizio alla qualità e alla salubrità delle produzioni agroalimentari del nostro territorio.
Vi è assoluta e urgente necessità di chiarezza sull'inceneritore, che si erge all'interno dello stabilimento Citterio.

Giuliano Serioli

(Fonte: ufficio stampa Rete Ambiente Parma)

 

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