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Il Centro di Riferimento Regionale per la Diagnosi e la Cura della Porfirie, afferente all’UO di Medicina Interna diretta dal prof. Antonello Pietrangelo, ha ricevuto l’autorizzazione da parte di AIFA l’autorizzazione a sperimentare Givosiran (Givlaari®) per un giovane paziente affetto da una forma particolarmente grave di Porfiria Acuta Intermittente, una malattia rara, ereditaria, del fegato, la forma più comune (circa l'80% dei casi) di porfiria epatica acuta. Il farmaco è stato somministrato a un paziente di origini marocchine di 12 anni, nato e residente nella nostra provincia.

Farmaci direttamente a casa per le persone e le famiglie che sono in quarantena, isolate o impossibilitate, e per i pazienti più fragili, primi tra tutti anziani e malati cronici. Ha avuto grande riscontro il servizio di “consegna a domicilio”, promosso dall’Azienda Usl di Piacenza insieme al Centro di Servizio per il Volontariato (Svep), in collaborazione con Croce Rossa Italiana. Attivo dalla metà di marzo, ha evitato a tanti cittadini di doversi recare in ospedale per il periodico ritiro dei farmaci, minimizzando i rischi di esposizione al contagio per i pazienti.

Il servizio si attiva con una semplice telefonata, chiamando i numeri 0523.302217- 0523.302903. La Farmacia “Distribuzione diretta” svolge consulenza telefonica, garantendo consigli e avvertenze, per mantenere la continuità terapeutica; i professionisti preparano i medicinali che i volontari recapitano nei diversi Comuni del territorio.

Dalla metà di marzo all’inizio di aprile, per esempio, i volontari di Svep (che sono complessivamente una trentina) hanno percorso una media di 1100 chilometri alla settimana. Il servizio è svolto principalmente da Avo e Gaps, affiancati per alcune zone dalla Pubblica assistenza Val Vezzeno, Barbari Odv e le sezioni Avis di Carpaneto, Lugagnano e Podenzano. La Croce Rossa ha contribuito con proprie risorse per raggiungere comuni di alta vallata, coprendo così l’intero territorio provinciale.

Nelle prime due settimane, che sono state quelle in cui abbiamo avuto più richieste – commenta la dottoressa Simonetta Radici, Direttore della Farmacia Territoriale dell’Azienda Usl di Piacenza - sono stati mille i cittadini che hanno potuto usufruire della consegna a domicilio, evitando di doversi spostare per il ritiro dei farmaci”.

Durante il trasporto, sono naturalmente garantite le norme di buona conservazione dei farmaci e la corretta temperatura, individuando opportuni sistemi di consegna.

La modalità di consegna domiciliare, unita alle indicazioni della Regione di erogare tre mesi di terapia, ha fatto registrare una consistente e continua diminuzione di accessi alla Distribuzione diretta, “ma ci sono ancora tante persone che preferiscono venire in uno degli ospedali del territorio per ritirare le proprie forniture”.

A Piacenza il servizio è aperto da lunedì a venerdì dalle 9 alle 16: sono state allestite modalità particolari di ritiro, con permanenza delle persone all’aperto, per garantire la sicurezza e il necessario distanziamento dei cittadini”.

A Fiorenzuola la Distribuzione diretta è disponibile da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13.

A Castel San Giovanni, ospedale dedicato ai pazienti Covid19, è stato chiuso il punto storico di Distribuzione diretta a tutela della sicurezza dei pazienti e sostituito da una postazione nell’atrio. Il punto è presidiato da due operatori che, ogni giorno dalle 9 alle 12, raccolgono le richieste di farmaci dei pazienti. I cittadini possono poi tornare direttamente a ritirare la fornitura di medicinali oppure possono chiedere la consegna a domicilio.

Servizio analogo è assicurato nelle Case della Salute di Podenzano e di Monticelli e all’Osco di Bobbio.

Farmacisti e CittadinzaAttiva denunciano: sulla gestione farmaci in tempo di Coronavirus, la Regione Emilia-Romagna ha fatto scelte incomprensibili. Soluzioni macchinose per il cittadino e un insulto ai farmacisti in prima linea

Bologna, 25 marzo 2020 - In queste ore di grande apprensione, per far fronte all’emergenza sanitaria, Federfarma e Assofarm – rispettivamente titolari delle farmacie private e comunali – insieme a CittadinanzaAttiva (organizzazione, fondata nel 1978, che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti e il sostegno alle persone in condizioni di debolezza, anche attraverso il tribunale dei malati) contestano le decisioni prese dalla Regione Emilia-Romagna, relative alla modalità di distribuzione dei farmaci solitamente ritirati nelle farmacie ospedaliere.

Già dai primi giorni dell’emergenza sanitaria e prima ancora che arrivassero i decreti che invitano i cittadini a rimanere in casa, le associazioni di farmacisti – rispondendo alle richieste e alle paure dei cittadini - avevano dato la propria piena disponibilità a distribuire i farmaci ospedalieri in farmacia e a titolo completamente gratuito, ovvero senza ulteriori costi per il cittadino finale né per l’istituzione.

“Abbiamo chiesto a viva voce a tutte le regioni di adottare un modello di prossimità – spiega Anna Baldini, responsabile di CittadinanzaAttiva Emilia-Romagna – distribuendo in farmacia in DPC farmaci e dispositivi medici, favorendo così i bisogni delle persone in condizioni di fragilità. Quello che la Regione sembra non aver compreso è che i malati e i caregiver riconoscono nella farmacia un luogo amico, dove trovano non solo il farmaco di cui hanno bisogno, ma personale preparato a rispondere a tutti loro dubbi, che in questa fase di grandi paure legate all’emergenza sanitaria, si fanno ancora più grandi e numerosi. Credo che la scelta fatta non solo affidi queste persone fragili alla scarsa competenza che può avere un volontario, ma che comporti anche un grande rischio che siano molti i pazienti che decidano di sospendere le terapie”.

“Era e resta doveroso – spiega Achille Gallina Toschi, Presidente di Federfarma- agevolare i singoli cittadini, con particolare riferimento ai pazienti cronici, distribuendo - con le modalità già in essere di convenzionata e DPC- tutti i farmaci oltre che i dispositivi medici dell’assistenza integrativa (stomi, siringhe, strisce per diabetici, ecc.). Prima ancora che arrivassero i decreti che hanno imposto alle persone di rimanere in casa, abbiamo sollevato l’assurdità di imporre loro lunghe file e spostamenti nelle strutture ospedaliere, per un servizio che potrebbero trovare sotto casa o addirittura ricevere a domicilio. Non solo il nostro appello è rimasto inascoltato, ma quando l’esigenza di soluzioni alternative si è fatta più stringente a causa dei decreti – emanati dal Governo centrale e dalla Regione stessa – ancora una volta si sono preferite soluzioni che non possiamo che definire prive di buon senso. L’ultima, in ordine di tempo, una circolare che porta la data del 23 marzo 2020 che prevede la consegna dei farmaci da parte di volontari, rimborsati (quindi con un costo per la collettività), e senza alcuna formazione specifica. Il risultato? È che i farmacisti continuano a ricevere in farmacia richieste di aiuto, perché i pazienti hanno bisogno di rassicurazioni e consulenza rispetto all’utilizzo di molti farmaci; che farmaci spesso delicati, che magari hanno bisogno di trasporti speciali in sicurezza viaggiano su mezzi totalmente inappropriati; che mentre diciamo che bisogna ridurre al minimo gli spostamenti delle persone, si movimentano dei volontari, anziché utilizzare un servizio strutturato e capillare già presente e rodato, riconosciuto di fatto dai cittadini come la porta d’accesso al sistema sanitario nazionale.

“Infine – aggiunge Gallina Toschi - facciamo presente che già diversi cittadini (quelli che possono permetterselo) decidono di acquistare il farmaco o ausilio di cui hanno bisogno e a cui avrebbero diritto gratuitamente… chi invece non può, si adatta a un sistema irrazionale. Ci spiace dirlo, perché siamo consapevoli dello sforzo enorme che le istituzioni stanno sostenendo in questo momento e gliene siamo grati. Per questo abbiamo inizialmente cercato con la Regione il dialogo, ma mentre vediamo che su molti fronti i provvedimenti vanno davvero verso la semplificazione, in favore dei cittadini, sul tema della distribuzione del farmaco dobbiamo purtroppo denunciare che abbiano prevalso posizione di difesa dell’esistente e di rigida burocrazia. A pagarne è il cittadino”.

“Ma lo riteniamo anche un insulto alla categoria dei farmacisti, che sono invece in prima linea in questa battaglia, che è di tutti. – aggiunge il Presidente Assofarm Ernesto Toschi - Continuiamo a leggere incitazioni, giustissime, alla popolazione perché non esca di casa e inviti, per tutti, a ridurre il più possibile gli spostamenti. Poi, contestualmente, ci vediamo negata la possibilità di distribuire nelle nostre farmacie i farmaci, affidati ai volontari. E tutto questo, nonostante la totale gratuità. Siamo presidi sanitari, al fianco delle Istituzioni e pronti a fare la nostra parte. Gli stessi sindaci ci chiedono di esserci, con la nostra rete capillare. Ogni cittadino ha una farmacia nel raggio di pochi metri da casa. E non parlo solo dei grandi centri, ma anche dei piccoli comuni. È quello il posto in cui devono trovare i farmaci. Facciamo tutto quello che è in nostro potere per contrastare l’emergenza e contenere il contagio. Non sappiamo sinceramente per quanto tempo la Regione creda di poter realisticamente sostenere queste modalità… ci chiediamo quanto ancora debba aggravarsi l’emergenza perché si decida di utilizzare il primo e più naturale canale di distribuzione del farmaco. Le farmacie pubbliche e private svolgono anche la consegna a domicilio per i pazienti anziani e non autosufficienti, con i volontari della CRI”.

Il farmaco è stato già sperimentato, in Cina, su alcuni colpiti, da Corona virus, dando riscontri positivi.

Nella lotta al coronavirus si assiste anche un continuo dibattito nella comunità scientifica circa gli effetti di farmaci su particolari categorie di pazienti. A tal proposito, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, segnala che Roche accelera la produzione e fornitura del farmaco Actemra, nome commerciale del tocilizumab.

In una nota odierna, il colosso farmaceutico ha annunciato il potenziamento con l'obiettivo di massimizzare la disponibilità del farmaco in ottica di una sua ulteriore sperimentazione nell'ambito delle cure per la malattia Covid-19. La stessa azienda farmaceutica lo scorso 19 marzo ha confermato di aver dato il via a uno studio randomizzato in "doppio cieco" controllato verso placebo a livello globale in collaborazione con Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA).

L'obiettivo dei test - si legge nella nota - è di valutare gli effetti delle cure nei pazienti ricoverati con gravi forme di polmonite interstiziale da Covid-19.

In Italia otto ospedali veneti, come ha segnalato la Regione Veneto, hanno aderito alla sperimentazione del farmaco Tocilizumab - Actemra, per curare affetti da polmonite da Corona virus.

Lo studio, sul trattamento con Tocilizumab, coordinato dall'Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, è stato approvato, il 18 marzo 2020, dall'Agenzia Italiana del Farmaco - AIFA.

Ricorderete che Il 14 marzo 2020, a seguito di una segnalazione pervenuta al numero di pubblica utilità “117” da parte di un cittadino, era stato redatto un verbale per violazione al Codice del Consumo nei confronti di una farmacia della città di Parma. 

Un verbale e una pesante multa che in pochi avevano digerito. Risultava evidente lo stato di necessità e di emergenza che avevano indotto i titolari dell'esercizio a derogare a una norma tanto giusta in circostanze normali ma altrettanto ingiusta in caso di crisi emergenziale come quella che stiamo attraversando.

I Finanzieri, sollecitati da un delatore, intervenuti sul posto, avevano contestato la vendita di singole mascherine sprovviste della confezione e prive delle informazioni a tutela del consumatore, la cui indicazione è obbligatoria, in violazione di una specifica norma del Codice del Consumo.

Durante la stesura del verbale il responsabile della farmacia, presente sul posto, aveva dichiarato che la vendita delle mascherine sfuse, in luogo della confezione intera, era stata effettuata per sopperire alla carenza di quel tipo di dispositivi e, di conseguenza, per soddisfare le richieste del più ampio numero di clienti possibile.

I successivi approfondimenti disposti, finalizzati a chiarire tutti gli aspetti della vicenda, pur confermando l’irregolarità della vendita effettuata, hanno permesso di rilevare che tale comportamento sia stato effettivamente dettato dallo stato di necessità connesso alla straordinaria emergenza epidemiologica da COVID-19.

Pertanto il verbale è stato archiviato in autotutela. 

Pubblicato in Cronaca Emilia

100mila fiale di farmaci contro il cancro  distribuite scadute tra Francia e Svizzera. L'Istituto elvetico per gli agenti terapeutici (Swissmedic): «Una vicenda unica per la sua ampiezza». Lo "Sportello dei Diritti": opportuna una verifica del Ministero della Salute e dell'AIFA anche in Italia

Un nuovo scandalo che riguarda i farmaci riguarderebbe Francia e Svizzera e proprio per la vicinanza meriterebbe un approfondimento anche da parte delle Nostre Autorità Sanitarie.

Sarebbero più di 100mila, infatti, le fiale di medicamenti scaduti venduti a pazienti svizzeri e francesi, nel periodo compreso fra il 2007 e il 2011.

La notizia è apparsa in Svizzera sulle colonne di due quotidiani la SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche e nel mirino l'azienda Alkopharma di Martigny, città del Canton Vallese, che avrebbe falsificato la data di scadenza appositamente al fine di poter continuare a vendere i preparati più a lungo. I farmaci avrebbero dovuto avere una scadenza massima di 18 mesi, ma a far ancor più rabbrividire è il fatto che sarebbero continuati ad essere commercializzati in alcuni casi anche sette anni dopo la data limite e per di più a pazienti d'ogni età e quindi anche a bambini affetti da gravi patologie tumorali.

La caratteristica delle dosi scadute era di avere un'efficacia ridotta. Quello che quindi rappresenterebbe un vero e proprio scandalo, vedrebbe coinvolti, al momento, i principali ospedali svizzeri che sarebbero vittime della frode in questione al pari dei pazienti. In totale, Alkopharma avrebbe venduto 98.829 fiale per più di 3,2 milioni di euro in Francia e 2.119 in Svizzera per oltre 207.500 franchi. Nel 2016 un tribunale del Vallese aveva condannato i responsabili specificando che i pazienti non avevano corso alcun rischio.

Tuttavia, secondo l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic, che ha indagato per cinque anni sul caso, i pazienti sono stati in realtà esposti a un rischio evidente perché i medici erano portati a supporre di avere sbagliato le dosi del loro trattamento. Swissmedic ha così portato il caso all'istanza successiva.

L'Inselspital di Berna ha identificato 23 pazienti trattati con medicamenti scaduti. 15 di loro sono bambini, alcuni dei quali affetti da cancro ai reni o tumore al cervello.

Anche l'Ospedale universitario di Basilea e la Farmacia cantonale di Zurigo hanno ricevuto il medicamento, ma in quantità più limitate. Durante l'indagine, grazie a diversi controlli a campione, Swissmedic ha trovato medicamenti con efficacia ridotta in tutto il Paese: «Questa vicenda, per le sue proporzioni, è finora unica in Svizzera», ha affermato l'istituto mentre, al momento, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", non è noto se i farmaci in questione siano stati acquistati da italiani o commercializzati anche in Italia. Ecco perchè sarebbe opportuna una verifica urgente in merito da parte del Ministero della Salute e all'AIFA (l'Agenzia Italiana per il Farmaco) anche nel Nostro Paese.

(14 gennaio 2018)

Il Ministero della salute in data odierna ha rilanciato l'allerta dell'OMS riguardante la falsificazione di Penicillina-V (phenoxymethyl penicillin) circolante in Camerun.

La Penicillina-V è utilizzata per trattare particolari infezioni batteriche ed è nell'elenco dei Farmaci essenziali e antibiotici chiave dell'OMS.

A settembre una ONG aveva identificato alcune confezioni di Penicillina-V vendute in un mercato nel sud-ovest del Paese. Ulteriori indagini hanno evidenziato che lo stabilimento di produzione indicato sulla confezione in realtà non esiste in Belgio nella confezione e nella scheda tecnica del prodotto sono presenti errori ed imprecisioni, ad esempio relativi alla composizione le analisi di laboratorio hanno evidenziato l'assenza di penicillina-V e la presenza, invece, di 50 mg di paracetamolo.

Il paracetamolo contenuto si trova in quantità sufficiente a indurre un effetto antipiretico, così da far ritenere al medico ed al paziente che il farmaco stia facendo effetto.

Come conseguenza vi è il ritardo nell'inizio di una terapia efficace, nonchè la convinzione che l'infezione sia causata da un batterio esistente alla penicillina-V. Al momento non sono stati segnalati all'OMS eventi avversi. Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" quella della contraffazione dei farmaci è un problema da risolvere globalmente in quanto la maggior parte dei medicinali quotidianamente acquistati online, potrebbe essere contraffatto.

Questo nuova scoperta dimostra, quindi, come crescono più che proporzionalmente i rischi per il consumatore attraverso il consumo dei prodotti di uso quotidiano potenzialmente dannosi per la salute e per la loro sicurezza. Una situazione ancora più allarmante se si considera che nel 2016 circa il 24% dei sequestri ha riguardato farmaci e che tra i colli postali sequestrati (ovvero i piccoli acquisti effettuati direttamente dal consumatore) circa il 36% erano medicinali.

Altro grosso problema, ha spiegato Daniel Burke, responsabile dell'unità investigativa sul Cybercrime della FDA, ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, è che le grandi aziende come Google, Amazon e Microsoft non collaborano e si rifiutano di trasmettere le informazioni utili alle indagini

Sequestro record da parte dell'Interpol di prodotti medicali e farmaci contraffatti in tutto il mondo commercializzati in "rete". Lo "Sportello dei Diritti": l'ennesima conferma dei rischi degli acquisti online di farmaci e prodotti medicali

L'Interpol ha annunciato in data odierna un sequestro record di 25 milioni di prodotti medicali e farmaci contraffatti a livello globale distribuiti su internet, per un valore superiore a 51 milioni dollari (43 milioni di euro).

Tra i farmaci sequestrati vi sono integratori alimentari, analagesici, trattamenti per l'epilessia, prodotti nutrizionali, ha detto in un comunicato stampa rilasciato dall'agenzia di cooperazione della Polizia internazionale, che ha sede a Lione (sud-est della Francia).

L'operazione Pangea X, è questo il nome dell'inchiesta, è stato condotta in 123 paesi, un numero record, tra il 12 e il 19 settembre. Ha proceduto a 400 arresti e sono stati chiusi ben 3.584 siti web e più di 3.000 annunci pubblicitari su internet che reclamizzavano prodotti farmaceutici sono stati sospesi. Secondo l'Interpol, Pangea X è anche interessata alla vendita illegale di apparecchi medicali, quali impianti dentali, profilattici, siringhe e materiale chirurgico, che ha portato a sequestri per 500.000 dollari (420.000 Euro).

L'Interpol ha riportato nella sua dichiarazione la partecipazione per la prima volta di molti paesi africani. Pericolo per i consumatori "La vendita di prodotti farmaceutici contraffatti o falsi è una preoccupazione crescente nel mondo perché è un pericolo per la salute degli ignari consumatori che ritengono che i farmaci sono sicuri," secondo quanto sostenuto da Immanuel Sam, responsabile dell'ufficio Interpol in Namibia.

L'operazione Pangea è stata lanciata nel 2008. Solo otto paesi parteciparono all'inizio. L'Interpol è preoccupata per il crescente flusso nel corso di un decennio di prodotti farmaceutici non autorizzati o non controllati su internet.

Questa tendenza "mette in pericolo la vita", ha lanciato l'allarme il direttore esecutivo per la polizia all'Interpol, Tim Morris. «Il fatto che siamo arrivati a tali risultati significativi dopo dieci anni di funzionamento di Pangea dimostra che la vendita online di farmaci vietati è una sfida persistente e crescente» per le autorità interessate, ha detto Morris.

Pangea X mira inoltre a sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi connessi con gli acquisti di farmaci su internet, secondo l'Interpol. Si tratta, quindi, per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", dell'ennesima conferma dei rischi connessi agli acquisti online di farmaci e prodotti medicali, per i quali da tempo continuiamo a segnalare i pericoli per la salute in quanto la frode è dietro l'angolo per l'impossibilità di verificare preventivamente la genuinità dei prodotti.