Visualizza articoli per tag: economia

Domenica, 29 Marzo 2020 11:04

Un uomo solo al comando.

C’è poco tempo per redimersi. Vale per i cattolici ma anche per il Presidente Conte che non può perdere l’occasione di fare ripartire una vita sociale e economica entro pochissimi giorni. Non vuol dire togliere le prescrizioni e accorciare le distanze, ma buttare una coperta di soldi sugli italiani, molti dei quali, oltre alla libertà, ben presto rischieranno di perdere lavoro e dignità. Allora le cose precipiteranno. Ultima chiamata per un uomo che vuol essere solo al comando.

Di Lamberto Colla Parma, 29 marzo 2020 - 37esimo giorno dell'anno 1 dell'era COVID-19 e 18° pandemico - domenica.
 
Con l’ultimatum ai falchi dell’Europa, Giuseppe Conte è riuscito a segnare un punto a suo favore. Probabilmente, dall'inizio della crisi virale, è solo il primo ma dobbiamo augurarci che venga accompagnato anche da molti altri. 
E’ un augurio “bipartisan” che dovrebbe venire anche da coloro che hanno tenuto nota della lunga lista di errori commessi e che alla fine gli vorranno addebitati. Errori commessi in autonomia o, ancor peggio, sotto suggerimento di qualche “consigliori” non proprio all’altezza della delicata e grave situazione nella quale siamo caduti.
 
Non si può più ipotizzare in quale situazione ci troveremmo se quegli errori, figli del “peccato originale” riassumibile in una inqualificabile sotto stima del problema.
 
Ma quel che è certo è che ad oggi sono stati superati i 10.000 decessi, una cinquantina di camici bianchi che verranno pianti dalle loro famiglie e dei quali nemmeno conosciamo i loro nomi ma ai quali dobbiamo la nostra vita, un decimo della forza sanitaria è contagiata (a Roma ben 1/3 dei ricoverati sono medici e infermieri) e il tessuto economico della micro piccola impresa è già sull'orlo del precipizio. Molti lavoratori sono sulla soglia degli ammortizzatori sociali che per buona parte di costoro altro non è che l'anticamera della disoccupazione. Molti autonomi, l'esercito delle partite iva ad esempio, sono con i motori spenti dal 22 febbraio, e non potranno tirare la cinghia per molto tempo ancora. E che ne sarà di quei figli e nipoti che contavano sulla paghetta proveniente dal portafoglio dei nonni, oggi venuti a mancare per il beneficio dell'INPS (CovINPS-19), che con la loro pensione arrotondavano i ridotti ricavi degli stagisti, aiutavano i loro giovani in cerca di prima occupazione, confortavano quelle donne e uomini di mezza età buttati fuori anzitempo dal mondo del lavoro.
Che ne sarà di quelli la cui salvezza era il lavoro fuori casa, utile a mantenere distanti le incomprensioni di una vita in comunione mal vissuta e ora costretta entro 4 mura senza sfoghi e spazi di privacy. 
 
Se l'uomo solo al comando non prenderà in mano la seconda fase, in modo più tempestivo della prima, l'entropia sociale scaricherà una violenza inaudita nelle strade e allora non ce ne sarà più per nessuno.
 
I nostri 007 hanno già dato indicazioni in tal senso, seppure il buonsenso avrebbe dovuto attivare i neuroni politici anche senza l’ausilio dell'informativa dell'intelligence.

GE_varo_Ponte_1_ottobre19-cerimonia-DSC_3691.jpg
 
Quindi, se il Governo "Conte 2" (dove sono spariti gli altri componenti del Governo, i loro leader di partito e le forze di opposizione?) è arrivato tardi all'appuntamento con il "coronavirus" non può perdere il treno della rinascita ma ancor prima della messa in sicurezza dei più emarginati e del tessuto imprenditoriale di piccolo cabotaggio, quello che rappresenta la base del tessuto socio economico dell'Italia.
 
Giuseppe Conte verrà giudicato, insieme ai suoi fiancheggiatori, per l'infausto approccio al contagio, riuscendo a mettere in discussione anche l'eccellenza sanitaria (o forse non era così eccellente) del nostro Paese. Non voglio immaginare cosa sarebbe stato se questo democratico virus avesse risalito la penisola invece di discenderla.
 
Ma il giudizio potrà subire delle correzioni se la seconda fase, che Giuseppe Conte vorrà attivare nelle prossime ore, darà risposte ben diverse dalla prima.
 
Il primo intervento di cui dovrebbe pentirsi e perciò eliminare dovrebbero essere le pesanti sanzioni disposte con l'ultimo decreto. La diffusione del contagio non è responsabilità dei runner e dei cani che si portavano a spasso i loro padroni, ma più facile fossero quei 20 milioni di operatori che continuavano a vagare per lavoro, a causa di una ritardatissima presa di coscienza del problema e del suo contagio ipervirulento.
 
Alla gente non piace esser cazziati e mazziati e il "tafazzismo" può esser di moda al "Transatlantico" ma non lo è nella vita civile!
 
Giuseppe Conte deve cercare la solidale complicità con la popolazione che, a differenza di quello che tentano di far credere, sta dando gran prova di maturità.

E infine diciamo basta al solito ritornello che "nessuno al mondo aveva previsto questa pandemia".

Cercare giustificazioni per il proprio operato macchiato di un grave "peccato originale" e per di più fare riversare la responsabilità sulla popolazione che sta perdendo amici e familiari, soldi e dignità, oltre alla libertà, non è bello e nemmeno salutare.
 
Attenzione a quello che fate! Non è una minaccia, è un generoso consiglio che vien dalla base silente e "oppressa".

Siamo in una situazione talmente grave che anche il Pontefice è intervenuto in modo straordinario.

RM_27mar2020-indulgenza_plenaria-Papa_3.jpg

Papa Francesco, claudicante in silenziosa solitudine, ha pregato sotto la pioggia per il mondo intero officiando la Benedizione Urbi et Orbi e invocato una Indulgenza Plenaria, (l’indulgenza è la totale o parziale remissione, cioè la cancellazione, della pena temporale dovuta per i peccati già confessati e perdonati sacramentalmente) un perdono globale che ha raggiunto i tanti deceduti (27.000 in tutto il mondo, 10.000 dei quali sono italiani) e a favore dei tanti che ancora lasceranno la vita terrena e per coloro che assistono i malati e bisognosi. Un'indulgenza plenaria specifica per il "coronavirus" che vale la pena di leggere direttamente dal decreto della Penitenzieria apostolica pubblicato lo scorso 20 marzo: «Si concede l’Indulgenza plenaria ai fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa o della Divina Liturgia, alla recita del Santo Rosario o dell’Inno Akàthistos alla Madre di Dio, alla pia pratica della Via Crucis o dell’Ufficio della Paràklisis alla Madre di Dio oppure ad altre preghiere delle rispettive tradizioni orientali, ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile»
 
Confidiamo quindi anche nella fede, che per troppi di noi sarà l’unica spalla alla quale potranno appoggiarsi. 

Purtroppo questa è una guerra e da qui ... l’Italia s’è desta e “andrà tutto bene”!

PC_PR_RE_27mar202-report_2.png

 

Vuoi partecipare al sondaggio?

 

__________________________________________
Video Reggio Emilia deserta dal drone di Marco Pesci: https://www.youtube.com/watch?v=M6HdMJ-mSmw

Video auto con megafoni:
sissa https://youtu.be/9nYpLedfLj4
Felino: https://youtu.be/pd7A3p45bnI

Video Parma deserta Francesca Bocchia:
https://youtu.be/mHsEb7Rlk9Q
https://youtu.be/pIL8wrhjPIo
 

(Foto Piero Cruciatti / LaPresse
01/10/2019 - Milano, Italia
News
PerGenova (Fincantieri e Salini Impregilo) - Varo del primo impalcato del nuovo viadotto autostradale sul Polcevera
Nella foto: Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio
Foto Piero Cruciatti / LaPresse
01/10/2019 - Milano, Italia
News PerGenova (Fincantieri e Salini Impregilo) - Varo del primo impalcato del nuovo viadotto autostradale sul Polcevera
In the photo: Giuseppe Conte, Prime minister of Italy)


(Per leggere i precedenti editoriali clicca qui)
 

Pubblicato in Politica Emilia

Cibus Agenzia Stampa Agroalimentare: SOMMARIO Anno 19 - n° 13 29 marzo 2020 -
Editoriale:  - Un uomo solo al comando. - Lattiero caseario. Borse a singhiozzo.- Cereali e dintorni. Impennata dei prezzi - Finanziamento da 160 milioni di euro per la crescita del Consorzio Casalasco del Pomodoro - FederUnacoma: la produzione di macchine è strategica, come l’intera filiera agro-alimentare - Scenari nel mondo del vino dopo il corona virus -

Cibus-13-29mar2020-COP.jpgSOMMARIO Anno 19 - n° 13 29 marzo 2020
1.1 editoriale
Un uomo solo al comando.
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Borse a singhiozzo.   
4.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
5.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Impennata dei prezzi
6.1 cereali e dintorni tendenze.
7.1 cereali e dintorni Cereali
8.1 pomodoro  Finanziamento da 160 milioni di euro per la crescita del Consorzio Casalasco del Pomodoro
8.2 meccanica e covid-19  FederUnacoma: la produzione di macchine è strategica, come l’intera filiera agro-alimentare
9.0 vitivinIcoltura e covid-19 Le aziende
9.1 vino post coronavirus Scenari nel mondo del vino dopo il corona virus
10.1promozioni “vino” e partners
12.1 promozioni “birra” e partners

 

(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Redazione Parma 27 marzo 2020 - In Italia, così come nel resto del mondo, l'educazione finanziaria ha un posto sempre più centrale. Impossibile pensare di poter gestire le proprie finanze, i propri risparmi e gli investimenti senza sapere cosa fare e senza avere un minimo di conoscenza di quelle che sono le leggi dell'economia. Sì, perché per avere pieno possesso di quelli che sono i mezzi a propria disposizione è importante conoscere anche come farli fruttare nel migliore dei modi possibili. 

Ecco, quindi, che si deve cercare di indirizzare ogni singolo soggetto verso l'apprendimento delle migliori tecniche di gestione e di investimento delle risorse finanziarie a propria disposizione. Il mondo cambia repentinamente e con esso anche le esigenze. Cambiano le condizioni economiche, cambia il tessuto sociale e ognuno di noi deve adeguarsi al cambiamento e reagire di conseguenza. Importante, quindi, imparare a padroneggiare la tecnologia che è diventata sempre più fondamentale nella gestione della propria situazione finanziaria. Competenze tecnologiche e competenze in ambito finanziario viaggiano, quindi, sullo stesso binario.

Ma qual è, al momento, la situazione in Italia? Purtroppo nel corso degli anni si è notato come nel nostro Paese l'apprendimento di queste specifiche competenze va a rilento. Se si fa un paragone con quello che accade in altri Stati dell'Unione Europea, si nota che in alcuni di questi c'è una consapevolezza maggiore. Si dovrebbe partire dalle pubbliche amministrazioni e arrivare fino al singolo cittadino: una rivoluzione digitale e finanziaria che potrebbe portare a dei risultati inaspettati.

Tuttavia, il singolo cittadino interessato ha la possibilità di acquisire un'educazione finanziaria anche da "autodidatta", grazie all'aiuto di risorse editoriali, portali ed esperti del settore in grado di chiarire le idee e indicare nuove strategie per risparmiare e investire

Un vero e proprio punto di riferimento è il portale Affari Miei. Secondo l'anima del sito Davide Marciano, opinioni su quello che sono diventati il mondo finanziario, gli investimenti e tutto quello che gira attorno all'argomento sono necessarie per riuscire a capire come muoversi. Si tratta di consigli che vengono dati alla luce di un obiettivo semplice ma fondamentale: imparare a gestire le proprie finanze, così da non avere problemi economici.

Si potrà e si dovrà imparare come fare a risparmiare, quali sono le spese che è possibile tagliare e in che misura, quali sono gli investimenti migliori da prendere in considerazione e così via. Solo in questo modo si avrà la consapevolezza giusta per far fruttare al meglio le proprie possibilità, costruendone anche di nuove.

Pubblicato in Economia Emilia

di redazione Parma 26 marzo 2020 - La finanza green coinvolge sempre più banche e investitori, così come confermato anche dall’ultima analisi di The Innovation Group, società di servizi di consulenza e di ricerca di mercato, che prende in considerazione i trend relativi ai mercati offrendoci un quadro più chiaro della situazione e delle prospettive future.

Ad oggi, l’interesse per tutto ciò che è green sembra crescere anche nel settore finanziario, anche se i numeri sono ancora ridotti rispetto a quelli degli investimenti tradizionali. Basta prendere in considerazione il comparto dei green bond che, seppur in crescita con un aumento del 45% nel 2019 rispetto all'anno precedente, risulta comunque poca cosa rispetto ai bond tradizionali. Certo, il paragone deve essere preso con le pinze, più che altro perché ci troviamo di fronte a un ambito nuovissimo che ancora non coinvolge appieno la totalità degli investitori, anche se ha dati e potenziale di crescita assai elevato.

In Italia il mercato dei green bond ha un discreto successo. Secondo il Sole 24 Ore, a novembre 2019 risultavano emessi green bond per un valore di 5,4 miliardi di euro, collocando il nostro Paese al sesto posto in Europa per le emissioni di titoli verdi dopo Francia, Germania, Olanda, Svezia e Spagna.

Secondo l'analisi di The Innovation Group, nello scenario attuale le banche e gli investitori puntano su aziende capaci di dimostrare la sostenibilità del proprio operato, caratterizzate da un social impact investing, ovvero un impatto sociale positivo. In tale frangente, meno interessanti divengono le realtà poco virtuose, mentre vengono escluse del tutto le situazioni catalogate come a zero impatto sociale, come il comparto della produzione di armi e di tabacco.

Nell'ottica di un'economia e una finanza sostenibili, alcune aziende come la banca ING, si sono dirette verso un cambio radicale dei modelli tradizionali. Nello specifico, ING si dimostra come una delle banche più attente all'eco-sostenibilità, promuovendo attivamente iniziative e ricerche di settore.

Sul campo, la banca olandese si è impegnata nel definire specifici obiettivi aziendali volti ad arginare e contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici. Uno di questi è il cosiddetto “Progetto Terra”, che prevede la cessione di finanziamenti solo a quelle aziende che si impegnano a sostenere un impatto sociale positivo, eliminando progressivamente i finanziamenti alle centrali termoelettriche a carbone entro il 2025.

Ancora, ING ha deciso di stanziare ben 100 milioni di euro per le scaleup, ovvero quelle startup ad alto tasso di innovazione che hanno già penetrato il mercato, ma puntano ad un'espansione più ampia ed hanno bisogno di maggiori capitali. Lo ha già fatto con l'olandese Black Bear Carbon, che ricicla pneumatici usati per ottenere il nero di carbone; e con la Milgro, una società di consulenza che aiuta i propri clienti ad avere una maggiore attenzione e cura della gestione delle risorse, a partire dagli sprechi d'acqua

Pubblicato in Ambiente Emilia

di Redazione Parma, 26/3/2020 - In un periodo di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo, ci sono dei settori che sono più in sofferenza di altri. Al momento, il settore che più di altri è colpito da una crisi di riflesso è quello del turismo. Voli cancellati, prenotazioni non pervenute, hotel chiusi: la situazione attuale non è delle migliori se ci si aggiunge anche il divieto di viaggiare e la chiusura dei confini di moltissimi Stati in ogni angolo del mondo. Si tratta di un settore che sta vivendo una crisi abbastanza profonda, dalla quale verosimilmente si potrà riprendere verso la fine di questo 2020 stando a quanto detto dagli esperti.

Cosa ci raccontano, invece, gli altri settori e in particolare quello degli investimenti? In un momento di grande incertezza, le domande degli investitori sono tante. Avere degli investimenti in corso o farne di nuovi spaventa ed è per questo che è necessario avere le idee chiare prima di fare qualsiasi scelta.

Quello che molti italiani si domandano in questo momento è se vale la pena pensare a dei nuovi investimenti o è arrivato il momento di chiudere anche quelli esistenti. Meglio la liquidità o un investimento per il futuro? Per cercare una risposta a queste domande è necessario l'aiuto di chi, essendo del settore, riesce ad analizzare da vicino l'andamento dei mercati e a dare delle dritte utili per le proprie finanze in un periodo di forte incertezza.

Come ci spiegano gli esperti di Affari Miei, opinioni specializzate su argomenti così delicati sono quello che serve per capire come muoversi in questo periodo storico di incertezza. Del resto, in questo momento il singolo investitore può fare ben poco per invertire la rotta. Si tratta di un momento che sarà destinato a passare e dal quale, poi, si dovrà ripartire. Proprio per questo motivo si consiglia di avere fiducia e di non avere fretta nel vendere le proprie azioni o, ancora, nell'annullare i propri investimenti. Come spesso si suggerisce in ambito economico e in quello degli investimenti la fretta di agire potrebbe essere una cattiva consigliera.

Attendere di capire quali saranno gli sviluppi delle prossime settimane per poi decidere come agire è la soluzione migliore per chi non vuole perdere tutti i propri risparmi, magari ottenuti con il lavoro di una vita. Si tratta di una situazione complessa che, però, dovrebbe iniziare a diventare più chiara man mano che passeranno i giorni e si verranno a delineare nuovi scenari.

Pubblicato in Economia Emilia

di Francesca CAGGIATI – Stiamo vivendo un momento particolarmente difficile per tutti, in particolare per il commercio costretto - in alcuni settori - a chiudere prima di altri le serrande dei negozi per le disposizioni messe giustamente in atto in questo periodo di emergenza sanitaria. 

E quando si è chiusi in casa si capisce quanto vale la nostra libertà di muoverci, in particolare se capita di far cadere il cellulare e trovarsi con lo smartphone acquistato da poco in mille pezzi e non si sa a che santo votarsi.


Incontriamo Emanuele Settecasi, 29 anni, titolare di The Phone Clinic, negozio di riparazione e vendita di dispositivi elettronici come iPhone, iPad e Mac e specializzato nelle marche Apple, Samsung e Huawei che si trova in strada della Repubblica, 98/A a Parma. Attività iniziata per passione circa dieci anni fa e diventata il suo lavoro.


Come state vivendo questa emergenza? E come vi siete organizzati?
“Ci siamo organizzati con le assistenze e le vendite a domicilio, muniti di mascherine a norma, guanti e divisa, per evitare che il cliente stesso debba uscire.”


Quali sono i vostri normali servizi?
“Ripariamo cellulari, tablet e pc. Inoltre vendiamo dispositivi ricondizionati direttamente da noi, controllati e messi in vendita a prezzi competitivi e ottima qualità.”


Ne avete approntato di nuovi ultimamente?
“Si ultimamente, visto il dilagare dell’epidemia, ci siamo adeguati a ciò che è la situazione attuale. Abbiamo attivato il servizio a domicilio: ritiriamo il dispositivo direttamente a casa del cliente e in giornata lo riportiamo. In più abbiamo attivato la vendita online su www.thephoneclinic.it, in cui abbiamo pezzi nuovi e molti prodotti ricondizionati, disponibili con consegna a domicilio del dispositivo acquistato o con spedizione mezzo corriere. Con il coupon #IOSTOACASA è inoltre possibile avere sconti su prodotti selezionati anche fino a 100 euro.”


I tempi di riparazione si sono allungati o riuscite ad essere ancora tempestivi?
“I tempi variano a seconda del modello. Mi spiego meglio. Per iPhone ad esempio, riusciamo a fare la riparazione in auto nel giro di circa 20 minuti direttamente vicino all'abitazione del cliente, avendo anche la disponibilità di pezzi in casa, per altre marche ordiniamo il ricambio quindi le tempistiche richiedono almeno 24/48h dall'ordine.”

 

Pubblicato in Economia Parma

Non dobbiamo farci illusioni! Prima di vedere la luce dovranno passare ancora molte settimane.
 
Di Lamberto Colla Parma, 22 marzo 2020 - Oggi è il 30esimo giorno dell'anno 1 dell’Era COVID-19 e 11° pandemico.

Siamo solo all’undicesimo giorno dalla dichiarazione di pandemia e al 30esimo dalla dichiarazione di stato di crisi in alcune aree nazionali. Sembra trascorso un anno, soprattutto per i confinati in casa, per i sanitari impegnati contro un nemico terribile, fiancheggiato da una parte di popolo ignorante che, nelle pieghe interpretative delle ordinanze e decreti, pensa di sfuggire al destino COVID-19 mentre altro non fa che mettere a repentaglio l’altrui esistenza in vita.

Purtroppo il Governo non ha voluto prendere maggiori rischi e ha gradualmente infittito la maglia delle disposizioni, procedendo al soffocamento dei più disciplinati senza per questo interrompere in modo consistente la diffusione del contagio (l’ennesima restrizione alla mobilità è stata introdotta nella serata di ieri, sabato 21 marzo, con l’annuncio in diretta facebook del Presidente Giuseppe Conte alle 23,25).

In una condizione di assenza di vaccino (prevenzione) e nemmeno di efficace cura, l’unica terapia è soffocare il virus. Lasciare che il virus muoia negli organi contagiati e che non si diffonda attraverso l’unico veicolo possibile: l’umano.

In troppi ancora non hanno compreso questo semplice quanto facilmente applicabile strumento di contrasto all’epidemia.

PARMA_VARIE_28_FEBBRAIO_2020_1.jpg

Sarebbe sufficiente una miscela di senso civico, condita da una buona organizzazione logistica e insaporita da rilassanti letture intrafamiliari, magari alternata da giochi di gruppo (familiari) e la cosa potrebbe scorrere via con una certa serenità.

Al contrario, più e più volte al giorno, dobbiamo ascoltare gli inviti a non uscire e ogni due massimo tre giorni una nuova ordinanza sempre più restrittiva.

Sembra quasi che si voglia scaricare la responsabilità totalmente sui cittadini indisciplinati e non a una errata lettura del problema, sin dalle sue origini da parte dei governi.

Così sono trascorsi, quasi inutilmente, 30 giorni, 11 pandemici. Oltre 4.000 decessi 15 dei quali tra il personale sanitario e nonostante tutto c’è ancor agente che fa il furbetto, gira col cane, si prepara per delle maratone che non si faranno e con la scusa della spesa va due o tre volte al centro commerciale, pensando di non essere riconosciuto dalle cassiere che oltretutto si sentono prese in giro e sottoposte a un rischio ancor maggiore.

Loro che alla pari dei sanitari, dei corpi di polizia, dei volontari e di tutti quelli che continuano a lavorare per mantenere accesa la fiamma dell’economia italiana e dell’approvvigionamento alimentare dei costretti, si espongono al rischio di contagio, magari contratto proprio da qualcuno di quegli incoscienti portatori di morte inconsapevoli e ignoranti.

Tutto questo per far comprendere che la strada da percorrere sarà ancora molto lunga.

Se fossimo nelle condizioni di vaccinare, dovremmo raggiungere almeno il 75% dell’intera popolazione per ottenere un sufficiente tasso di immunità di “gregge” come la definì Boris Johnson o meglio di “massa” per garantire una certa immunità per la restante quota non vaccinata.

Ma il vaccino non esiste e il raggiungimento della presunta immunità di massa, sempre che sian verificabile la sua efficacia, posto che anche le comunità scientifiche sono in disaccordo sul tema, verrebbe raggiunto dopo uno sterminio.

Una selezione naturale con la quale è ben poco facile familiarizzare.

Immaginiamo ad esempio che il tasso di decesso sia del 3% su una popolazione infetta del 75%. Vorrebbe dire che si raggiungerebbe il traguardo dell’immunità di massa dopo aver lasciato sul capo di battaglia (considerando 60 mln di abitanti) 1.350.000 corpi, ovvero pari alla popolazione complessiva di Milano e di Piacenza.

Lo stesso Boris Johnson, dopo la sua sparata, per non dire altro, avrà fatto i conti e sarà giunto alla conclusione che forse la posta in gioco sarebbe stata un po’ troppo alta, convincendosi a adottare misure analoghe a quelle italiane, così tanto derise nei giorni precedenti.

Ma se non vogliamo che quel tragico numero cresca ulteriormente, a causa della mancanza di disciplina di certuni che con la loro condotta alimentano i pronto soccorsi e le terapie intensive, oramai esaurite, BISOGNA STARE A CASA.

Bisogna stare a casa e per di più armarsi di santa pazienza perché il periodo di “clausura” sarà lungo.

Proviamo infatti a fare due conticini aiutandoci con il grafico che riporta l’andamento quotidiano delle chiamate d’emergenza 118 di Piacenza. Un andamento simile lo hanno anche altre città, come Parma e Reggio Emilia, seppure con numeri diversi, e perciò il ragionamento lo possiamo svolgere, valevole per tutta Italia, osservando la sola Piacenza.

PC_118_2.pngCome si vede dal 22 febbraio al 5 marzo la crescita sembrava contenibile ma dal 7 marzo all’11 marzo il salto è stato del 50% e negli ultimi 9 giorni, salvo qualche momento che lascia sperare in un arretramento, la curva sembra essersi stabilizzata su una media elevata. Si potrebbe desumere che il contagio sia contenuto e che tra ulteriori 9 giorni possa effettivamente iniziare la fase calante. In teoria quindi il 31 di marzo potrebbe iniziare la discesa, che se dovesse rispecchiare la sua prima parte speculare, raggiungerebbe 30 giorni dopo, e saremmo al 30 di aprile, la quota compresa tra 1 e 7 ricoveri al dì.
L’8 maggio perciò, al 60esimo giorno pandemico, saremo ancora blindati in casa. Troppo presto per essere liberati.

Un traguardo che però non ci garantirebbe l’immunità. Se tutto dovesse procedere per il meglio a quella data potremmo essere alla fase attuale della Cina.
Infatti, il paese della Grande Muraglia, dopo aver raggiunto la quota di zero contagiati, oggi contano di 41 nuovi contagi importati da stranieri che hanno fatto ritorno per lavoro e, ovviamente, posti subito in quarantena dalle autorità cinesi.

Tutto ciò vuol dire che si dovranno mantenere semi chiusi i confini ancora per molto tempo, che la libera circolazione degli umani sarà comunque fortemente limitata e questo porterà a nuovi cambiamenti nei costumi e nel lavoro.

Si dovrà adottare un nuovo modello economico, presumibilmente più impostato sull’autarchia, ci adatteremo a nuovi modelli sociali meno liberi e ... di questo ne pareremo un’altra volta.

A oggi deve rimanere in testa che dobbiamo rassegnarci a cambiare stile di vita, rapidamente e senza drammi perché, il vaccino non sarà pronto prima del primo trimestre del 2021 e sino a allora, a meno che non vogliamo paragonarci a un gregge, dobbiamo tutti quanti “Stare lontani lontani”.

Recupereremo le letture, i valori familiari e la frugalità, quasi da tempo di guerra.

Purtroppo questa è una guerra e da qui ...l’Italia s’è desta e “andrà tutto bene”!

Video megafoni:
Sissa https://youtu.be/9nYpLedfLj4
Felino: https://youtu.be/pd7A3p45bnI

Video Parma deserta Francesca Bocchia:
https://youtu.be/mHsEb7Rlk9Q
https://youtu.be/pIL8wrhjPIo
 
 

(Foto di Francesca Bocchia)

STRICIONI_OSPEDALE_MAGGIORE_PARMA_CORONAVIRUS_2020_1.jpg

OMS_supporto_psicologico.jpg

 

 

(Per leggere i precedenti editoriali clicca qui)
 

Pubblicato in Politica Emilia

Editoriale:  - Bisogna armarsi di una gran pazienza. Il tunnel è lungo. - Lattiero caseario. Coronavirus e preoccupazioni commerciali   - Cereali e dintorni. Fase confusa e critica dei mercati. -  Le aziende vitivinicole al tempo del coronavirus – una preziosa iniziativa che può aiutarle...

Cibus-12-22mar2020-COP.jpgSOMMARIO Anno 19 - n° 12 22 marzo 2020
1.1 editoriale
Bisogna armarsi di una gran pazienza. Il tunnel è lungo.
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Coronavirus e preoccupazioni commerciali    
4.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
5.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Fase confusa e critica dei mercati.
6.1 cereali e dintorni tendenze.
7.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Varie fonti news
8.1 apicoltura  “Apicoltori reggiani assediati dai ladri di alveari”
8.2 agricoltura  Agricoltura. Le richieste della Regione alla ministra Bellanova
9.0 vitivinocoltura e covid-19 Le aziende vitivinicole al tempo del coronavirus – una preziosa iniziativa che può aiutarle
9.1 bonifica parmense Bonifica Parmense, orari e disposizioni per l’emergenza da Coronavirus
10.1 promozioni “vino” e partners
12.1 promozioni “birra” e partners

 

(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato, 21 Marzo 2020 15:44

Decreto Cura Italia: misure insufficienti

Confcommercio ritiene le misure introdotte a sostegno delle attività economiche dal decreto Cura Italia come “il punto di partenza per il molto di più che è necessario fare in risposta ad un’emergenza sanitaria che si è fatta anche emergenza economica e sociale. Per il nostro sistema economico le conseguenze della chiusura della pressoché totalità degli esercizi commerciali, dei ristoranti, dei pubblici esercizi, degli alberghi, delle discoteche, dei mercati, del terziario rappresenta un colpo pesantissimo.

Alla luce di questa considerazione di fondo, si ribadisce l’esigenza di una più ampia ed inclusiva moratoria fiscale. Ciò significa, tra l’altro, che va decisamente rivista al rialzo la soglia massima dei 2 milioni di euro di ricavi fissata per l’accesso al regime di sospensione delle scadenze fiscali per il mese di marzo.
Nell’immediato serve inoltre un aiuto serio e concreto per i danni subiti in termini di crollo di fatturato; insomma serve più liquidità alle imprese, e in prospettiva investimenti efficaci e sostegno alla domanda.

Accogliamo invece favorevolmente la comunicazione odierna del Ministero del Lavoro che, in risposta anche alle nostre richieste, ha bloccato il clickday inizialmente previsto per i lavoratori autonomi per ottenere il bonus da 600 euro. Verrà presto comunicata una data a partire dalla quale si potranno presentare le domande.

E’ di fondamentale importanza pensare già adesso al successivo provvedimento di aprile, dove dovranno essere messe in gioco ben altre risorse, auspicabilmente in stretta collaborazione con l’Unione Europea.
Occorrono da parte di tutti scelte chiare e decise, noi continueremo a fare la nostra parte e non ci tireremo indietro.

Massimo Miani, Presidente Nazionale della categoria:“Dalla relazione tecnica del decreto emerge la marginalizzazione delle centinaia di migliaia di lavoratori ordinistici”

Roma, 18 marzo 2020 – Dalla lettura della Relazione Tecnica che accompagna i 127 articoli del Decreto “Cura Italia” emerge che i 25 miliardi aggiuntivi di titoli di Stato, di cui viene autorizzata l’emissione, andranno a finanziare interventi che impattano sull’indebitamento 2020 per 3,2 miliardi euro, a fronte di misure di potenziamento del Servizio sanitario Nazionale;10,3 miliardi di euro, a fronte di misure di sostegno al lavoro; 5,1 miliardi, a fronte di misure di sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario; 2,3 miliardi, a fronte di misure fiscali a sostegno della liquidità delle famiglie e delle imprese.
La parte restante è dedicata ad altre misure, tra cui i tanto discussi 500 milioni per il settore aereo, ma sostanzialmente riconducibili alla partita Alitalia. Dei 10,3 miliardi di misure a sostegno del lavoro: circa 7 sono relativi a misure fruibili solo da lavoratori dipendenti; circa 3 anche da lavoratori autonomi.

Sono i numeri messi in fila dal Consiglio nazionale dei commercialisti, dai quali emerge, secondo il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani “una significativa emarginazione delle centinaia di migliaia di liberi professionisti iscritti agli ordini professionali con proprie casse previdenziali, posto che per questi ultimi viene consentito soltanto di provare ad accedere, in concorrenza però con tutti gli altri lavoratori dipendenti e autonomi, al cosiddetto “reddito di ultima istanza” per il quale il decreto stanzia 300 milioni appena degli oltre 10 miliardi dedicati a questo comparto di misure”.

Dei 5,1 miliardi di misure di sostegno della liquidità 1,6 miliardi sono riconducibili al rifinanziamento del fondo centrale di garanzia per le PMI; 1,7 miliardi sono riconducibili alle misure per la moratoria fino al 30 settembre della restituzione dei prestiti delle PMI; 400 milioni riconducibili alle misure per la sospensione dei mutui prima casa.

Con specifico riguardo alla moratoria del rientro dei prestiti a favore delle PMI , la relazione tecnica stima in 219 miliardi l’importo complessivo dei prestiti che ne beneficerebbero: 97 miliardi di linee di credito in conto corrente (di cui 66 miliardi utilizzati); 60 miliardi di finanziamenti accordati per anticipi su fatture e altri titoli di credito (di cui 35 miliardi utilizzati); 29 miliardi per altri prestiti a breve termine; 33 miliardi di sospensione rate relative a mutui, leasing e altri prestiti a medio-lungo termine.
Dei 2,3 miliardi di misure fiscali: 982 milioni sono riconducibili al blocco della riscossione dei ruoli; 880 milioni sono riconducibili al bonus di 100 euro per i dipendenti con redditi fino a 40.000 euro che a marzo vanno regolarmente al lavoro; 356 milioni sono riconducibili al credito di imposta pari al 60% dell’affitto di marzo di negozi e botteghe per gli esercenti “chiusi” per decreto.

“Sul punto – commenta Miani - va sottolineato che la Relazione Tecnica conferma come nessun costo per lo Stato, in termini di indebitamento, hanno invece le sospensioni dei versamenti di IVA, ritenute e contributi in scadenza a marzo e aprile, disposte per i “piccoli” e per le attività economiche delle filiere “più esposte”. Ciò dipende dalla brevità della sospensione (tutti gli importi sospesi devono infatti essere versati entro l’anno, a partire già dal mese di maggio). L’adeguatezza delle misure di sostegno al lavoro – commenta il numero uno dei commercialisti - è ovviamente fuori discussione, specie per tutte quelle attività che sono state costrette a chiudere per decreto. Così come significative sono alcune delle misure di sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario”.

“Quello che non funziona – conclude Miani - è l’evidente marginalizzazione di centinaia di migliaia di liberi professionisti ordinistici, tra i quali sono numerosissimi i giovani con redditi già bassi nei periodi di normalità economica che rischiano davvero di ritrovarsi ultimi tra gli ultimi e peggio che dimenticati, in quanto qui non c’è alcuna dimenticanza, ma scelte precise.Così come salta all’occhio l’assoluta assenza di misure straordinarie di effettiva riduzione del cuneo fiscale a carico del datore di lavoro: una scelta che, messa a fianco di quella opposta compiuta sul versante del potenziamento delle misure di cassa integrazione, rischia di trasformare il Decreto Cura Italia in un enorme spinta psicologica a ricorrere il prima possibile e il più possibile alla cassa integrazione anche per quei datori di lavoro che, con un mix di misure più accorto e bilanciato, potrebbero fare nelle prossime nove settimane scelte diverse”.

In allegato il Documento del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti " Le novità del decreto sull'emergenza da Covid-19 (D.L.n.18/2020 c.d. Cura Italia)

Pubblicato in Lavoro Emilia
Pagina 5 di 103