Giovedì, 14 Marzo 2019 06:26

L'eredità di Cruijff nell'Ajax di oggi

L'impresa compiuta dall'Ajax nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League in casa del Real Madrid è ancora negli occhi di tutti gli appassionati: un quattro a uno al Santiago Bernabeu non si vedeva da tempo, e solo la Juventus l'anno scorso era andata vicina a un'impresa simile, non fosse stato per quel fallo da rigore commesso da Benatia. Nessun penalty ha messo a rischio, invece, il trionfo dei lancieri, che hanno messo in campo tutta la propria vivacità in una partita che si è rivelata impeccabile sotto tutti i punti di vista e che ha sorpreso gli esperti di scommesse internazionali, che ovviamente davano i madrileni nettamente favoriti.

La situazione del calcio olandese

Mentre i biancorossi di Amsterdam festeggiano il 119esimo compleanno del club, vale la pena di prendere in mano gli almanacchi per scoprire che erano ben sedici anni che l'Ajax non arrivava ai quarti di finale della massima competizione europea. Sono passati i tempi di Kluivert, di Seedorf, di Litmanen e di Overmars (che ora si trova dietro una scrivania, sempre per la società biancorossa), ma anche quelli di Pienaar, di Mido e - ovviamente - di Ibrahimovic. Oggi l'Ajax ha sfornato un altro catalogo di giovani talenti che hanno conquistato l'attenzione di tutti i più importanti club europei. 

Come il Milan olandese

Il gioco delle coincidenze rivela che proprio nel 2019 ricorrono i 30 anni del primo successo internazionale del Milan olandese: era il 1989, infatti, quando i rossoneri guidati da Arrigo Sacchi al Camp Nou di Barcellona sconfissero la Dinamo Bucarest e portarono a casa la Coppa dei Campioni. Era il Milan, ovviamente, di Ruud Gullit, di Marco Van Basten e di Frank Rijkard, giunti dai Paesi Bassi per rivoluzionare non solo il calcio italiano, ma anche quello internazionale. L'Ajax di oggi per certi aspetti ricorda quel Milan, nella corsa ma soprattutto nella capacità di sorprendere gli avversari

Generazione di fenomeni? Il tempo lo dirà

Forse è ancora troppo presto per affermare che quella dell'Ajax di oggi è una nuova generazione di fenomeni, e certo una sola partita non può essere sufficiente per lasciarsi andare a eccessivi trionfalismi, anche perché il Real Madrid ha dimostrato anche in campionato e nella coppa nazionale di avere più di qualche problema. All'esonero di Lopetegui è seguita la cacciata di Santiago Solari, che ha portato al ritorno in pompa magna di Zinedine Zidane. Ma nei Paesi Bassi sono pochi a interessarsene, perché quella portata a termine dai lancieri è stata in ogni caso una straordinaria impresa.

I talenti del domani

In panchina siede Erik ten Hag, che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo al termine di una discreta carriera come difensore si è trasformato in un allenatore. Quello all'Ajax è il suo primo incarico di un certo livello, e il compito che gli è stato assegnato non è dei più semplici, soprattutto se si considera che l'età media della squadra si aggira attorno ai 24 anni. Insomma, più gioventù che esperienza, come è sempre stato nello spirito della squadra biancorossa. A supervisionare le prestazioni in campo, poi, ci sono due dirigenti di un certo livello, che quando erano giocatori hanno contribuito a scrivere un pezzo di storia non solo del calcio olandese, ma del soccer internazionale. Di Overmars abbiamo già detto, mentre al suo fianco c'è un certo Edwin van der Sar, che i tifosi della Juventus ricorderanno con un certo dispiacere per le numerose papere di cui si era reso protagonista quando indossava la maglia bianconera. Ora che non è più tra i pali ma dietro una scrivania, però, van der Sar ha dimostrato di saperci fare.

Il successo in Champions League

Nella storia della Champions League, l'Ajax prima della gara di Madrid non era mai stato in grado di ribaltare una sconfitta in un confronto a eliminazione diretta. Questo dato è di per sé sufficiente per dare l'idea della dimensione dell'impresa che i ragazzi di ten Hag hanno compiuto. D'altra parte, la filosofia di gioco dell'Ajax è sempre la stessa da decine e decine di anni. Forse addirittura da un secolo, se si fa riferimento allo spirito di Jack Reynolds, il tecnico britannico che occupò la panchina dei lancieri per più di 30 anni, tra il 1915 e il 1947: secondo lui, la miglior difesa è l'attacco. Al Bernabeu i biancorossi lo hanno dimostrato, seguendo l'esempio di quell'Ajax che negli anni '70 era stato capace di vincere in tutta Europa e di quella nazionale olandese che nel 1974 giunse sul secondo gradino del podio ai Mondiali.

Il totaalvoetbal

Sin dagli anni '60, invece, il calcio totale viene definito totaalvoetbal, con un'espressione olandese che rende l'idea della rivoluzione tattica che ad Amsterdam e dintorni è andata in scena in quel periodo. Come amava sostenere Johann Cruijff, i principi del calcio sono due: essere in grado di passare la palla quando la si ha tra i piedi ed essere in grado di controllare la palla quando la si riceve. Secondo il numero 14 più famoso al mondo, chi non è capace di controllare il pallone non è neppure capace di passarlo.

L'impronta dell'Ajax sulla storia

Gli esperti di calcio sono concordi nel sostenere che l'Ajax abbia avuto sul calcio lo stesso impatto che i Beatles avevano avuto nei confronti della musica o quello che Pablo Picasso aveva lasciato sulla pittura e sul mondo dell'arte in generale: una vera e propria rivoluzione. Era il 18 marzo del 1900 quando tutto ebbe inizio: nel centro di Amsterdam, al tavolo di un bar, nacque il club che avrebbe cambiato la storia del soccer. Si chiamava Amsterdamsche Football Club Ajax, in onore ad Aiace il Grande, uno degli eroi della Guerra di Troia resi immortali dalla poesia di Omero. Unire il calcio con gli studi classici, il pallone con la lettura: con il senno di poi, già questa era la prima grande rivoluzione di quella squadra creata tra i tavoli del caffè Oost Indie. 

E ora?

A questo punto, non rimane che attendere di scoprire quali saranno gli avversari degli olandesi nei quarti di finale di Champions: certo, uno scontro con la Juventus sarebbe una rivincita dopo Roma 1996.  

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Nella ripresa il ceco decide la sfida del Tardini tra le polemiche e permette alla squadra di D'Aversa di allungare sulle dirette inseguitrici. Da matita rossa l'errore finale di Gervinho.

Tre punti pesantissimi che portano la più classica firma dell'ex, interrompono una serie negativa di quattro sconfitte consecutive in casa dando una boccata d'ossigeno importantissima in ottica salvezza. La matematica ancora non c'è ma ora il Parma ha un margine più che rassicurante a undici giornate dalla fine del campionato. Il risultato non rispecchia però il gioco visto in campo al Tardini dove il Genoa nella ripresa va più volte vicina alla rete del vantaggio ma viene poi punita a 15' dalla fine da Juraj Kucka, il centrocampista con ben 127 presenze con la maglia del grifone che scaraventa il pallone alle spalle del portiere e decreta la vittoria finale per i crociati. Un passo davvero decisivo per questo finale di stagione che stava vedendo i ragazzi di D'Aversa rischiare di venir pericolosamente risucchiati nella lotta per non retrocedere. Con questa vittoria ora l'ambiente è sicuramente più tranquillo e solo una tragedia sportiva potrebbe rovinare la stagione dei crociati. Da segnalare il ritorno in campo del terzino sinistro Dimarco che mancava da cinque mesi. Una buona prestazione del giovane in prestito dall'Inter che potrebbe approfittare degli ultimi mesi per meritarsi la riconferma in maglia crociata il prossimo anno. Sottotono invece Gervinho che negli ultimi minuti pecca di egoismo non passando un facile pallone a Inglese da depositare in rete e facendo andare su tutte le furie l'allenatore ducale.

I tifosi trascinano la squadra alla vittoria

Lo stadio capisce il momento difficile che sta vivendo la squadra e dal primo all'ultimo minuto incitano i giocatori in campo alla ricerca di una vittoria importantissima sotto molti punti di vista, soprattutto per riprendere a muovere la classifica e sbloccare mentalmente i giocatori che parevano aver perso sicurezza nei propri mezzi. Il goal di Kucka rappresenta in toto la frustrazione degli ultimi mesi con il pallone calciato dal ceco in rete con potenza e determinazione, quelle caratteristiche che erano venute a mancare negli ultimi tempi. Per il resto solita gara attendista preparata da D'Aversa, pronto a colpire in contropiede e sfruttare la più piccola incertezza dell'avversario. Sicuramente non una bella partita ma l'importante stavolta era portare a casa i tre punti e mettere in ghiaccio la salvezza. Ora tutti a guardare i risultati domenicali delle squadre invischiate nella lotta per non retrocedere e subito pronti a preparare il prossimo impegnativo match contro la Lazio di Simone Inzaghi, in piena lotta ai piani alti per un posto in Champions League.

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Al Castellani si assiste a una partita da montagne russe con i crociati che in vantaggio si fanno sempre recuperare da un Empoli mai domo. Un tre a tre che muove comunque la classifica e avvicina sempre di più la salvezza.

Parma, 4 marzo 2019 - di Luca Gabrielli

Occasione persa o punto guadagnato? Difficile dare una risposta oggettiva dopo il confronto tra Empoli e Parma terminato sabato tre a tre in una di quelle partite pazze che non si sanno mai come andranno a finire fino al fischio finale dell'arbitro.

I crociati passano in vantaggio tutte le volte ma prontamente i padroni di casa riescono a recuperare il minimo svantaggio fino all'ultimo minuto. Lo spartito di gioco dei ragazzi di D'Aversa è sempre lo stesso, sia che si giochi contro piccole o grandi squadre, in casa o in trasferta. Una squadra attendista dietro la linea del pallone pronta a colpire con la sua arma migliore, il contropiede. Le reti dei ducali arrivano su tre calci piazzati sfruttati da Gervinho, ritornato al goal dopo un mese, Rigoni con un colpo di testa da vero centravanti consumato all'ultimo secondo del primo tempo e dal capitano Bruno Alves, pronto alla deviazione sotto misura sul tiro di Kucka.

L'Empoli però non resta a guardare e risponde a sua volta con le reti di Dell'Orco imbeccato dall'assist al bacio di Farias, Caputo su un calcio di rigore sacrosanto concesso su un fallo inutile di Gagliolo e Silvestre che al 92' batte Sepe su un batti e ribatti in area di rigore. Un risultato comunque giusto per quello che si è visto in campo perché i padroni di casa vanno più volte al tiro e mostrano un bell'atteggiamento, tenendo il pallino di gioco per tutti i novanta minuti. Il Parma ha il merito di essere molto cinico, sfruttando al meglio tutto i calci piazzati a sua disposizione ma continuando a mostrare una pericolosa involuzione nella manovra generale. Il bicchiere può essere visto mezzo pieno visto i risultati delle squadre che si devono salvare con un +12 molto rassicurante per l'obiettivo salvezza acclarato dall'inizio della stagione. La speranza è che la squadra si sblocchi psicologicamente magari già da sabato prossimo dove al Tardini arriverà il Genoa dell'ex di turno Cesare Prandelli. I grifoni non sono certo una squadra irresistibile e stanno attraversando anche loro un periodo non brillante. Potrebbe essere l'occasione buona per tornare a conquistare i tre punti e magari sfoggiare un gioco più offensivo davanti a propri tifosi.

Troppi goal subiti nel girone di ritorno

Le statistiche sono impietose, nel girone di ritorno il Parma è tra le peggiori difese del campionato e si è persa quella compattezza ed ermetismo tanto cari al mister D'Aversa. Le troppe reti subite sono figlie del periodo di appannamento che sta attraversando la squadra dovute a una tenuta fisica precaria e alla mancanza di fiducia per i recenti brutti risultati. Probabilmente basterebbe una vittoria per sbloccare mentalmente i giocatori e vedere un gioco più arioso e fluido. Non resta che attendere i prossimi impegni per vedere una squadra più gagliarda e tenace.

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Parma - Napoli: i crociati sono protagonisti di una pessima prestazione e subiscono una pesante sconfitta al Tardini dall'ex allenatore emiliano Carletto Ancelotti. Mattatore della serata il polacco Milik, autore di una bellissima doppietta.

di Luca Gabrielli

Non c'è nulla da salvare della partita condotta dal Parma contro il Napoli secondo in classifica. Una prestazione figlia dell'ultimo mese e mezzo dove i crociati stanno mostrando una preoccupante involuzione nel gioco, nell'approccio alla gara e nella condizione fisica. L'unica nota positiva è che le inseguitrici non stanno approfittando della situazione e viaggiano a una media punti molto bassa. La zona retrocessione è infatti ancora a +11 e la salvezza non sembra assolutamente in discussione.

Il problema è che ormai le avversarie di turno hanno capito il modo di giocare del Parma, capace solo di chiudersi fin dall'inizio nella propria metacampo e cercare di colpire in contropiede. Ma con un Gervinho in evidente debito di ossigeno e un Inglese lasciato colpevolmente solo e non accompagnato dagli inserimenti dei centrocampisti, si fa dura riuscire a fare risultato.

Il film della partita si intuisce fin dalle prime battute dove il Napoli prende in mano il pallino del gioco e il goal del vantaggio non tarda ad arrivare. Zielinski batte Sepe sul secondo palo su assist di Hisaj e la gara si mette subito in discesa per i partenopei. Milik sempre nel primo tempo si inventa una magia su punizione tirando di precisione sotto la barriera del Parma e chiude di fatto la contesa. Un vero colpo da biliardo di astuzia che solo i fuoriclasse sanno fare. Nella ripresa lo spartito non cambia e gli ospiti continuano ad attaccare a testa bassa con i crociati a corto di fiato e incapaci di rendersi pericolosi. Un solo acuto di Gervinho scalda i guantoni di Meret e nulla più, così Milik approfitta dell'ennesimo errore della difesa di casa e realizza sempre di sinistro la doppietta personale. Negli ultimi minuti c'è tempo anche per il quattro a zero firmato dal subentrato Ounas che finalizza l'ennesima splendida azione avvolgente creata da Napoli. Il pubblico del Tardini incita fino alla fine i giocatori ducali non all'altezza in questa giornata e inermi per tutti i novanta minuti.

 

ALLARME ROSSO: BISOGNA RAGGIUNGERE AL PIÙ PRESTO QUOTA 40 PUNTI 

Che il Parma abbia perso brillantezza negli ultimi mesi non è più un mistero. Oltre al gioco si fatica anche a fare punti e D'Aversa dovrà al più presto intervenire in qualche modo per evitare di incappare in altre figuracce nelle prossime gare. Domenica prossima si andrà a giocare a Empoli contro una squadra che ha bisogno come il pane di vincere per togliersi dalle zone basse. Sarà una partita simile a quella di Cagliari da approcciare fin da subito con il coltello tra i denti. Una vittoria darebbe fiducia all'ambiente e concluderebbe un periodo nero per i crociati sotto ogni punto di vista. La speranza è che la squadra ritrovi questa settimana tranquillità e quella voglia di far risultato che la contraddistingueva nel girone d'andata.

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La situazione attuale per il campionato di serie A 2018-2019 vede alcune posizioni sempre più stabili e consolidate, specialmente per quanto riguarda la testa della classifica. Tuttavia resta ancora aperto il discorso Champions ed Europa League, dato che l'Inter ha rallentato mentre molte squadre come Milan, Atalanta, Roma e Lazio stanno tenendo il passo, un fattore determinante per le posizioni utili in ottica delle competizioni europee della prossima stagione. Per quanto riguarda invece le posizioni di mezza classifica, bisogna annotare come, malgrado le ultime sconfitte, la stagione di Sassuolo e Parma, mostra come entrambe le formazioni emiliane abbiano dimostrato di avere delle qualità, che di fatto le hanno posizionate a mezza strada tra la zona salvezza e le posizioni valide per puntare all'Europa League.

Almeno sulla carta, Sassuolo e Parma sono più vicine al sesto posto, in effetti che non alla zona calda della retrocessione, dove invece si trova il Bologna, che tuttavia grazie al cambio di allenatore, con Siniša Mihajlović sembra aver già trovato una continuità di gioco e di risultati, specialmente grazie al successo arrivato in trasferta a San Siro contro l'Inter di Luciano Spalletti. Tuttavia il Bologna, che aveva affrontato un girone d'andata problematico, non è ancora fuori dalla zona retrocessione, tenendo conto che anche Frosinone ed Empoli stanno facendo bene, ottenendo punti e prestazioni che sono un segnale univoco delle qualità di queste due neo-promosse.

Differente appare la situazione del Chievo, il quale nonostante abbia ritrovato lo spirito giusto e una compattezza di gioco, fatica a ottenere punti preziosi per uscire dalla posizione attuale, che vede gli uomini di Di Carlo occupare stabilmente l'ultimo posto in classifica. Sarà comunque interessante seguire il resto del campionato, sia in termini di statistiche che di quote scommesse sportive live a partire dalla settima giornata del campionato di serie A, con importanti big match quali, Napoli-Juventus, Lazio-Roma, Milan-Sassuolo, Empoli-Parma e Udinese-Bologna. Una giornata di campionato che sarà equamente divisa tra sfide ai vertici e gare di media e bassa classifica, specialmente per quanto riguarda il match di Udine, che sembra anticipare quello che potrebbe accadere per la parte bassa della classifica durante le ultime giornate di campionato, come del resto abbiamo già visto nel corso della passata stagione. Con buone probabilità anche quest'anno ci saranno squadre che dovranno lottare fino alla fine del campionato. Chievo a parte, tutte le squadre che vanno dal Frosinone alla Spal, dovranno concentrarsi su ogni singola gara per evitare la retrocessione in serie B. Prendiamo il caso della Spal di Leonardo Semplici, squadra che nella passata stagione è riuscita proprio nel girone di ritorno a ottenere i punti necessari per la sua permanenza nel campionato di massima divisione.

Quest'anno il discorso diventa però più complesso visto che attualmente anche Udinese, Cagliari e le già citate Bologna ed Empoli rischiano di retrocedere. Il tutto farà da sfondo al resto del campionato, dove i giochi sembrano ormai fatti per quanto riguarda il primo e il secondo posto, con la Juventus che ha già accumulato un vantaggio considerevole e col Napoli, che pur avendo 11 punti di distacco sulla capolista ha già teoricamente ipotecato il secondo posto, come è già successo durante la passata stagione di serie A.

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Domenica, 17 Febbraio 2019 10:42

Serie A: Pavoletti stende un Parma inerme

I crociati perdono malamente a Cagliari per due a uno con una delle peggiori prestazioni della stagione, mostrando una condizione fisica precaria e poca determinazione. Un campanello d'allarme per l'impegnativa sfida di domenica prossima che vedrà il Parma calcio contro il Napoli.

Parma

Di Luca Gabrielli

Del mini ciclo di tre partite contro Inter, Cagliari e Napoli quella di ieri nel capoluogo sardo doveva essere l'impegno da non sbagliare, perché contro una squadra dello stesso livello ma soprattutto diretta avversaria dell'obiettivo salvezza. Il Parma mostra invece tutti i suoi limiti in 90' al cospetto di un più che traballante Maran, osteggiato nelle ultime settimane dai tifosi, stufi dell'atteggiamento remissivo della squadra rossoblu. Ma si sa, i crociati sono maestri nel far resuscitare le squadre in crisi e la delusione di giornata è ben presto servita. La squadra di casa scende in campo con grande determinazione e voglia di vincere e schiaccia il Parma nella propria metacampo, colpevole di giocare di rimessa non solo con i top club ma anche con compagini dello stesso livello. Pavoletti & co. non trovano la rete del vantaggio solo grazie all'imprecisione nei tiri finali e la rete al 40' di Kucka trovata così per caso dai ragazzi di D'Aversa grida allo scandalo per quello che si era visto sul campo fino a quel momento. Il ceco infatti con una perfetta torsione di testa su cross di Gobbi, spedisce il pallone alle spalle dell'incolpevole Cragno mandando la squadra di casa nell'intervallo sotto i fischi dei propri tifosi. Per il Parma meglio di così non poteva davvero mettersi e nella ripresa il Cagliari ha una decina di minuti di blackout in cui non riesce a mettere insieme due passaggi di fila dando l'impressione di aver subito il colpo. Ma è giusto un'impressione perché al 65', su calcio piazzato, il difensore Ceppitelli sfugge alla marcatura di Bastoni e di testa fa da sponda per l'accorrente Pavoletti che da due passi batte Sepe. È l'inizio della fine per i crociati che non riescono ad arginare un Cagliari rigenerato dal pari e all'85' fissano il risultato sul due a uno finale con il solito Pavoletti che scaraventa il pallone in rete di testa su una magia del genietto Barella. C'è giusto il tempo per l'espulsione per il fallo e le conseguenti proteste del brasiliano Joao Pedro, nulla più, con un Parma che esce giustamente sconfitto dal Sant'Elia.

 

Involuzione preoccupante per il Parma

Il Parma sta mostrando nell'ultimo mese un calo vistoso dal punto di vista fisico e mentale. Fatta eccezione per il pareggio strappato con le unghie contro la Juventus, le partite con Spal, Inter e Cagliari hanno mostrato una squadra incapace di creare gioco e sempre in balia dell'avversario di turno. D'Aversa non riesce a trovare le contromisure per questo periodo continuando con il suo modo di giocare basato sull'attesa e le ripartenze che ormai tutte le squadre hanno capito. La sua incapacità nel trovare un'alternativa di gioco rende il Parma prevedibile e privo di armi per offendere. Non si può vivere solo di fiammate di Gervinho perché se l'ivoriano incappa in una giornata storta come quella di Cagliari, non si vedono altre possibilità create dal mister per sopperire alla mancanza della freccia nera. Il povero Inglese è solo lì davanti a lottare con l'intera difesa, poco supportato dai centrocampisti che non riescono più a inserirsi come a inizio stagione. Urge un cambio di marcia perché domenica arriverà al Tardini il Napoli di Ancelotti che non farà sconti e purtroppo la classifica dietro si sta muovendo nelle ultime giornate.

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Iniziato da qualche settimana il girone di ritorno, la serie A di calcio sembra ormai aver delineato le gerarchie che accompagneranno le squadre verso la fine del torneo. L'Emilia Romagna, quest'anno rappresentata da ben 4 società - Bologna, Parma, Sassuolo e Spal - sta vivendo momenti altalenanti, tra risultati inaspettati e periodi critici che mantengono al momento il quartetto di squadre nella parte destra della classifica. Cosa potranno dunque attendersi i tifosi emiliani in quest'ultima fase di campionato?

Parma, il ritorno in massima serie tra alti e bassi

Il ritorno in serie A del Parma, dopo un fallimento societario e ben tre promozioni consecutive, è stato uno dei temi principali nell'avvio della stagione 2018/19. Grande curiosità ha infatti accolto i gialloblu sin dalle prime giornate, anche in virtù di una rosa ben costruita che, tra giovani promettenti e alcuni nomi importanti, primo fra tutti quello dell'ivoriano Gervinho, già sulla carta sembrava potesse dire la propria in un torneo sicuramente difficile.

L'ottimo inizio di campionato, che ha visto il Parma inserirsi tra le posizioni utili per l'Europa League, ha però pian piano visto un calo fisiologico della squadra, oggi alle prese con una discontinuità di risultati che non gli consente di superare la metà classifica. Le vittorie di Firenze e Udine e lo spettacolare 3-3 a Torino con la capolista si scontrano infatti con le sconfitte casalinghe a opera di Roma, Spal e Inter: risultato, un gioco altalenante e una classifica tranquilla ma non entusiasmante, che colloca i gialloblu di mister D'Aversa in un vero e proprio limbo. Restano comunque ancora molte giornate di campionato e, con la buona vena del duo d'attacco Gervinho-Inglese, non sono da escludere sorprese interessanti in quest'ultima parte del torneo.

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Sassuolo, il bel cigno che non riesce a volare

Ormai da 6 anni stabilmente in massima serie, il Sassuolo è da tempo considerato una delle società calcistiche più ambiziose, in grado di raggiungere i preliminari di Europa League in sole 3 stagioni grazie a una programmazione attenta e a una proprietà solida. Dopo un paio di campionati conclusi a metà classifica, in realtà, tifosi e addetti ai lavori speravano quest'anno in una stagione ben più esaltante rispetto a quanto visto finora.

Una rosa sulla carta di buon valore, guidata dal talento - forse mai completamente espresso - Berardi e da altri nomi di rilievo come Matri, Babacar, Di Francesco e Locatelli, sembrava potesse far sentire la propria voce collocandosi tra le prime 7-8 squadre del torneo. Eppure qualcosa sembra aver inceppato un meccanismo ben oliato, tanto da lasciare il Sassuolo nella parte destra della classifica, a un solo punto di vantaggio sul Parma. Risultati poco continui e alcuni pesanti tonfi (vedi il 2-6 patito in casa contro l'Atalanta) lasciano i neroverdi in una situazione quasi incompiuta, un anatroccolo ormai divenuto cigno già da qualche anno, ma che proprio non riesce a spiccare il volo come meriterebbe.

Bologna, poche soddisfazioni e tanta voglia di rialzarsi

Sicuramente poco esaltante è finora la stagione del Bologna, che sotto la guida di Filippo Inzaghi era riuscito a portare a casa soltanto 2 vittorie. Il cambio tecnico, con l'avvento in panchina di Sinisa Mihajlovic inaugurato dal terzo successo stagionale in casa dell'Inter e dal pareggio casalingo 1-1 con il Genoa, sembra aver dato nuova fiducia all'undici rossoblù, tuttavia ancora impelagato in piena zona retrocessione. Poco incisivi sotto porta (a fare peggio solo il Frosinone), i felsinei sono considerati anche dai bookmakers ancora piuttosto deboli da questo punto di vista, come d'altronde gli stessi pronostici confermano piazzando solitamente il Bologna tra le squadre con alte probabilità di Under 2.5.

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Con un Chievo ormai quasi spacciato la lotta per non retrocedere rimane comunque ancora molto incerta, tanto che anche il redivivo Frosinone, vincendo 1-0 in casa della Samp, si è riavvicinato al quart'ultimo posto e agli stessi rossoblù. Senza un cambio di rotta repentino, la situazione del Bologna potrebbe non essere molto positiva: la speranza è che mister Mihajlovic riesca a trasmettere la propria grinta ai suoi ragazzi, prolungando fin quando possibile la mini striscia positiva aperta due giornate fa.

Spal, grinta e coraggio per tenersi stretta la A

Leggermente migliore rispetto a quella del Bologna è la situazione della Spal, oggi a 4 lunghezze dai rossoblù. L'undici di mister Semplici non sta avendo certo vita facile in questo campionato, ma la grinta e l'entusiasmo stanno per ora permettendo alla squadra ferrarese di "galleggiare" a debita distanza dalle posizioni più calde. Il rischio di essere risucchiati è sempre dietro l'angolo, ma almeno per il momento i biancoblù stanno riuscendo a gestire il piccolo vantaggio finora messo in tasca.

La sconfitta subita in rimonta a Bergamo brucia ancora, d'altronde i 3 punti sarebbero stati pesantissimi in ottica salvezza, ma la squadra è viva e lotta senza troppe remore. Da recriminare forse solo qualche pareggio di troppo nei recenti scontri diretti (Empoli, Genoa, Chievo, Udinese e Bologna): quelli sì, in caso di vittoria, avrebbero potuto far mettere in cassaforte la seconda salvezza consecutiva con un discreto anticipo.

 

 

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Un lampo del subentrato attaccante argentino nella ripresa condanna i crociati, colpevoli di un vistoso calo fisico e di non essere riusciti a riproporre quell'ardore agonistico visto solo una settimana fa contro la Juventus.

Parma, 11 febbraio 2019 - di Luca Gabrielli

Al Parma non riesce l'impresa di battere i nerazzurri anche nella gara di ritorno. Stavolta la differenza tecnica e soprattutto fisica contro l'Inter, squadra con ambizioni ben più alte, si è vista tutta, specialmente nel secondo tempo. I crociati infatti se la giocano alla pari per i primi 45' e vanno addirittura molto vicini alla rete del vantaggio con il solito Gervinho imbeccato da Barillà che colpisce una clamorosa traversa ad Handanovic battuto. I ragazzi di D'Aversa approcciano la gara nel modo giusto pressando alto gli avversari e imbrigliando le loro trame offensive. Solo nel finale di primo tempo Sepe deve impegnarsi in un'uscita bassa sul tentativo di Perisic, riuscendo però a mantenere la porta inviolata. C'è rammarico per quel legno colpito dall'ivoriano che avrebbe potuto incanalare la partita verso i ducali, sfruttando il periodo no di Icardi e compagni.

Lautaro Martinez "mata" i crociati nella ripresa

Dopo un primo tempo incoraggiante il Parma crolla sul piano fisico e mentale al contrario dell'Inter che invece alza il ritmo e mette alle corde i padroni di casa nella propria metacampo. La rete di D'Ambrosio viene giustamente annullata dalla Var per un evidente tocco di mano ma è solo questione di tempo perché a due minuti dal suo ingresso il giovane attaccante Lautaro Martinez batte Sepe imbeccato da un bel filtrante di Nainggolan. I crociati non hanno la forza di reagire vista a Torino contro la Juventus e rischiano di capitolare prima con Vecino e poi con Brozovic che colpisce il palo. L'Inter merita di tornare a casa con i tre punti per ciò che si è visto al Tardini nell'arco dei novanta minuti e per il Parma resta l'amaro in bocca per un secondo tempo disputato senza nervo

Una sconfitta che comunque non rovina una stagione

Perdere in casa contro l'Inter non compromette per niente il cammino del Parma in questa stagione. L'obiettivo salvezza è ampliamento alla portata con numerose lunghezze di vantaggio sulla terz'ultima e la certezza che queste sconfitte non denotano una crisi di squadra che desti preoccupazione nell'ambiente. Le crisi sono ben altre e i crociati stanno dimostrando gara dopo gara di essere un team solido senza problemi di reparto.
Sabato alle 18 si va a Cagliari contro una società che non sta vivendo un momento brillante e che oltretutto incomincia a sentire l'insofferenza dei tifosi per le ultime prestazioni. Si dovrà andare in Sardegna con il coltello tra i denti e la giusta concentrazione

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Bologna - Una situazione quasi drammatica presa in eredità, un giovane allenatore campione del mondo bruciato ed un monte ingaggi imponente rispetto alle squadre concorrenti per ottenere la salvezza in questa stagione. Ecco quale era il quadro del Bologna quando Mihajlovic ha deciso di tornare sotto le Due Torri a distanza di praticamente dieci anni da quell’esperienza che lo lanciò come allenatore, dopo gli anni di fine carriera all’Inter e il ruolo di vice Mancini sempre sulla panchina dei nerazzurri.

Pippo Inzaghi ha miseramente fallito alla guida dei felsinei, dopo un discreto esordio da allenatore del Milan ma soprattutto l’ottima esperienza a Venezia in Serie C, con la promozione in cadetteria e il buon campionato successivo. Forse una possibilità così importante è giunta troppo presto, forse non era la piazza e il gruppo idoneo da cui ricominciare nel massimo campionato: o più semplicemente, come spesso avviene e si fatica ad accettare, ad una grande carriera da giocatore non necessariamente ne corrisponde una da allenatore.

Inzaghi esce di scena ed entra Sinisa, che all’esordio vince a San Siro. Vero, contro un’Inter che come da copione crolla da gennaio in poi nel bel mezzo di una tempesta dirigenziale, tecnica e di top player desiderosi pubblicamente di andar via. Ma il Bologna vince e si rilancia, alla grande, in zona salvezza. Non che questo rappresenti una vittoria in senso generale, l’obiettivo di inizio stagione era quello di vivere una tranquilla stagione in metà classifica, magari dalla parte sinistra finalmente.

Anche il mese di gennaio aveva portato importanti rinforzi per conseguire l’obiettivo, ma ciò nonostante non è arrivata quell’inversione di tendenza attesa: nemmeno Nicola Sansone e Soriano nelle prime uscite avevano contribuito al ritorno ai tre punti. Con la vittoria a Milano, sponda nerazzurra, il Bologna stando alle quote bwin si rilancia nella lotta per evitare la retrocessione: la salvezza è più probabile, la quota retrocessione sale a due, conferendo ai rossoblù le stesse possibilità di retrocessione in Serie B di un Empoli che con Iachini ha invertito la tendenza, perdendo punti ed evitando nell’ultimo turno la clamorosa sconfitta interna col Chievo ultimo in classifica.

Di Carlo ha dato ai clivensi certezze e punti, oltre ad una speranza di permanenza in A ancora viva: la quota resta bassa, a 1.04, ma segnali di ripresa sono evidenti nonostante addii importanti come quelli di Radovanovic, Birsa e Cacciatore. Solo il Frosinone si avvicina alla quota del Chievo, a 1.07: per i ciociari un periodo difficile, anche in questo caso il cambio di tecnico non ha sortito gli effetti sperati: l’arrivo di Baroni al posto di Longhi non è riuscito a rilanciare il Frosinone e ad avvicinarlo alle zone utili per salvarsi.

Poco più lontane non possono dissi tranquille Udinese, Cagliari e Spal: per loro una rosa a disposizione che sicuramente può garantire una salvezza decisamente meno affannosa delle rivali, ma anche per loro al primo periodo buio ecco palesarsi il rischio di essere risucchiati dalla zona rossa della graduatoria.

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Prosegue la chiamata delle Glorie del Parma verso Felino. Nel 2017 è stata la volta di Alessandro Melli e ora è venuto il turno di Marco Osio per guidare gli juniores del G.S. Felino, come pubblicato sul profilo facebook della società sportiva felinese e di seguito ripreso.

Un Augurio a Marco Osio e al G.S. Felino anche dalla nostra redazione.

"La Società G.S. FELINO dà il benvenuto a Marco Osio, nuovo allenatore della categoria Juniores Regionale.

Ultima esperienza sulla panchina del Rimini, Lega Pro.

Il nuovo Mr sarà affiancato da:
Fabio Giuberti (assistente allenatore)
Manara Simone (preparatore dei portieri)
Alberto Bottioni (preparatore atletico)

La società gli fa un grande in bocca al lupo.

#gsf #marcoosio #ilsindaco #juniores"

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