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La situazione è in miglioramento ma il fenomeno che ha coinvolto il territorio piacentino è stato rilevante soprattutto in Val Tidone e in Val d’Arda. Continua il monitoraggio diffuso.

Le dighe di Molato e Mignano hanno ridotto l’impatto della piena di circa il 50% sui circa 50.000 ettari sottesi. Per la Val Tidone, il Tidoncello (privo di invasi di contenimento e posto a valle della diga del Molato) ha concorso in modo rilevante agli effetti in pianura raggiungendo una piena visivamente quantificabile tre i 150 e i 200 metri cubi. Un plauso di merito al personale del Consorzio che è entrato in azione in modo tempestivo, coordinato e con tutti i mezzi necessari. 

Come spesso accade, il territorio agrario è la prima fonte di assorbimento della risorsa idrica  anche a costo di accollarsi danni ingenti.

Eventi come questi dimostrano quanto gli invasi siano importanti per aumentare la resilienza dei territori ai cambiamenti climatici fungendo da stoccaggio della risorsa per trattenerla quando c’è o  è pericolosa e distribuirla quando serve” commenta Fausto Zermani Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza. 

A seguire la situazione sul territorio per l’evento di piena

 

DIGA DEL MOLATO (Nibbiano di Alta Val Tidone)

Il picco massimo in ingresso è stato di 90 metri cubi al secondo con un’erogazione massima di 50; trattenuta (laminata) quasi la metà della risorsa.

“Alle 16.30, appena prima del picco di piena, è stata data la comunicazione di pre-allerta agli Enti preposti in base al Documento di Protezione Civile (DPC) in vigore. Procedura necessaria per il supermanto della quota autorizzata anche se non raggiunta la massima raggiungibile. 

Alle 23 è rientrata l’allerta e nella notte tra ieri e oggi l’apporto è sempre stato in diminuzione.

Da rilevare un picco importante dei pluviometri posti e monte della diga quali sentinella per l’arrivo dell’acqua in ingresso all’invaso: a Romagnese sono stati registrati complessivamente 51 millimetri con picchi di 21 in un’ora e 17 in mezz’ora; a Valverde complessivamente i millimetri sono stati 50,8 millimetri con un picco di 28 in un’ora  e 17 in mezz’ora” commenta Fabio Rogledi, tecnico della diga.

“Per quanto riguarda la Val Tidone, il Tidoncello, posto circa 5 chilometri a valle della diga del Molato, ha contribuito in modo violento alla piena del Tidone. Gli uomini del Consorzio sono entrati in azione fin dal primo pomeriggio di martedì cercando di distribuire l’acqua dove potesse avere un minor impatto per la collettività” commenta Fausto Zermani.

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DIGA DI MIGNANO (Vernasca)

“Alla diga di Mignano, in 24 ore, complessivamente sono caduti 51 millimetri di pioggia.

Alle 2 di stanotte è stata diramata una comunicazione di attivazione della fase di pre-allerta come da DPI (Documento di Protezione Civile). Per questa piena sono stati rilevati due picchi: il primo alle ore 16.45 di 77 metri cubi al secondo (mcs) e il secondo nella nottata tra l’1.30 e le 2.00 di 72 mcs.  L’erogazione massima è stata di 50 mcs e continua tutt’ora ma il livello si sta abbassando e le quote stanno rientrando nella normalità. Alle 12:50 di mercoledì è stata inviata la comunicazione di fine pre-allerta” commenta Andrea Terret, tecnico del Consorzio.

Il fenomeno è in attenuazione e non si rilevano danni particolari sul territorio di valle.

 

IMPIANTI IDROVORI 

Entrati in funzione quasi tutti gli impianti di bonifica utili sia allo scolo delle acque da monte sia a protezione dalle piene da Po.

L’impianto della Finarda, strategico per la protezione della città di Piacenza, non è ancora entrato in funzione ma è pronto per farlo. Alle 12 di mercoledì mattina il deflusso delle acque, arrivato da monte sulla città, è defluito naturalmente.

L’impianto di Armalunga, importante per la sicurezza idraulica della zona suburbana di Piacenza (Mortizza), è entrato in funzione alle 21.35 con la piena del Nure e ha sollevato 100.000 metri cubi di acqua.

L’impianto idrovoro di Zerbio, sempre in funzione perché situato in una zona depressa rispetto al livello dei corsi d’acqua ricettori (Po e torrente Chiavenna), ha visto un’intensificarsi sia del volume sollevato che delle ore di funzionamento delle pompe; complessivamente nella serata di martedì sono stati sollevati 30.000 metri cubi di acqua.

L’impianto idrovoro di Casino Boschi, nella bassa val Tidone, continua ad essere in funzione e complessivamente sono stati sollevati meccanicamente circa 60.000 metri cubi di risorsa.

Dalle 14 di martedì fino alle 2 di notte in funzione anche la cassa di espansione in Via Paul Harris a protezione dell’abitato di San Nicolò, sollevati fino a 2.500 metri cubi.

I diversivi di Est e Ovest, canali fondamentali per la ricezione delle acque che da monte arrivano alle porte della città costeggiandone il perimetro, hanno aumentato la portata (senza criticità)  scolmando le acque verso il Trebbia e il Nure.

Il reticolo di scolo e quello promiscuo (sia bonifica che irrigazione a seconda delle necessità) stanno funzionando bene con presenza di acqua nei canali ma senza criticità.

“Anche gli impianti idrovori hanno lavorato bene rimarcando il loro valore a protezione dei territori più depressi della provincia. Siamo in attesa della piena del Po e ci aspettiamo che anche l’impianto della Finarda entri in funzione” commenta Fasto Zermani. 

 

TERRITORIO MONTANO

Non si registrano situazioni di criticità. Tecnici e operai sul territorio dall’alba per scandagliare il territorio e intervenite prontamente in caso di necessità.

Da segnalare, a Trevozzo (comune di Alta Val Tidone), un canale che ha straripato e invaso la strada. Determinante, a mitigazione degli effetti delle precipitazioni, l’intervento di regimazione e di pulizia canali, portato a termine dal Consorzio due mesi fa.

Infine a Pratogiardino, in comune di Farini, dove la viabilità non è interrotta ma si è creato un dislivello nell’asfalto di circa 15 centrimetri; per questo si interverrà immediatamente per livellare il piano stradale in collaborazione con il comune per poi procedere con l’iter di ripristino totale.

“La manutenzione diffusa in montagna si dimostra anche in questo caso fondamentale. Drenaggi, briglie, sistemazione di versanti, difese spondali e regimazione, pulizia e risagomatura di fossi sono interventi indispensabili per il nostro territorio” commenta Fausto Zermani.

 

INTERVENTO ANCHE A PIACENZA

Alle ore 12.15 di mercoledì mattina, gli uomini del Consorzio di Bonifica sono entrati in azione per ripristinare il transito nel sottopasso in via Ferdinando di Borbone verso Borghetto

La richiesta di collaborazione è arrivata dalla Protezione Civile di Piacenza
In azione anche i Vigili Urbani per la viabilità.

“Siamo intervenuti in un  sottopasso comunale in emergenza. La collaborazione con la Protezione Civile, le amministrazioni comunali e gli altri soggetti del territorio uniti alla tempestività di intervento sono fondamentali” conclude Fausto Zermani.

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Piacenza, sottopasso Via Ferdinando di Borbone

 

 

Piacenza, 28 maggio 2019 - La Diga del Molato ha laminando la piena, la criticità maggiore è stata data dal Tidoncello (a valle della diga) con effetti sulla pianura della vallata e principalmente a Mottaziana.

Alla diga del Molato, alle 17, è stato registrato un picco di portata in ingresso al lago di 90 metri cubi al secondo e in uscita di 50.

"La diga del Molato ha fatto egregiamente il suo lavoro di laminazione della piena, le criticità che hanno avuto i territori di valle sono state date dalla piena rilevante del Tidoncello e che visivamente quantifichiamo tra i 150 e 200 metri cubi. Alle 20 la situazione è in fase di miglioramento sia per quanto riguarda il Tidone che a Mottaziana ma in pochissimo tempo si è scarica una quantità di acqua impressionante". Ha commentato Fausto Zermani Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

Tutto il personale del Consorzio è impiegato sul territorio anche con escavatori e mezzi operativi.
Per quanto riguarda la diga di Mignano si è avuto un picco entrata tra le 16.30 e le 17 di circa 77 metri cubi al secondo e in scarico di circa 35. Anche in questo caso, la laminazione della piena è stata effettuata dall'invaso.

 

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Piacenza, 13 maggio 2019 - Spettacolare la gara di Triathlon Cross che si è svolta ieri, 13 maggio, alla diga di Mignano:

2,5 Km di corsa (frazione che ha sostituito quella di nuoto causa temperatura troppo rigida dell'acqua del bacino), 12 km di MTb su uno splendido anello sterrato lungo il contorno del lago e infine 5 km di trail sulla collina di fronte alla diga che ora si presenta nella sua massima bellezza.
Una gara impegnativa ma sicuramente unica nel suo genere per il contatto così diretto con la natura, tanto bella quanto selvaggia nei percorsi.
"E' il decimo anno consecutivo che Piacenza Sport organizza questa gara in acque libere piacentine e sono migliaia gli atleti che hanno ammirato la bellezza del nostro territorio" commenta Stefano Bettini, organizzatore della manifestazione.

"Quest'anno la location è diversa: ci siamo trasferiti in Val d'Arda. Una nuova avventura che mantiene stretto il legame con il Consorzio di Bonifica che ringraziamo insieme alle nuove amministrazioni locali coinvolte, Vernasca e Morfasso" continua Stefano Bettini.
La diga di Mignano, allestita a festa, si è presentata in tutto il suo splendore grazie all'acqua che ha raggiunto il massimo livello consentito, al paesaggio ora quanto mai rigoglioso e alla balena in legno rimessa in sesto dal personale del Consorzio coordinato da Luigi (responsabile operativo della manutenzione degli impianti) e Domenico (guardiano della diga). La balena - lunga diciotto metri e alta tre e composta da assicelle recuperate da vecchi bancali in disuso - era approdata alla diga in occasione del collaudo dello scorso anno a ricordo del cetaceo scoperto nei calanchi della Val d'Arda nel 1934 a testimonianza che 2 milioni di anni fa a far da padrone nella vallata era il mare.

"E' stata una giornata particolare: 85 anni fa ci fu l'inaugurazione della diga di Mignano, un'opera che può essere considerata il simbolo e metaforicamente la madre di una vallata che si è sviluppata anche grazie ai benefici che la risorsa stoccata garantisce rappresentando un simbolo di fecondità e protezione. L'acqua è vita e quello che un tempo era avveniristico oggi ci sembra scontato. Dobbiamo guardare avanti e non smettere di contribuire a rendere il nostro territorio felice" conclude Fausto Zermani Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

 

Pubblicato in Sport Piacenza

Piacenza, 10 maggio 2019 - Raggiunto il massimo invaso sia alla diga del Molato (Nibbiano di Alta Val Tidone) che alla diga di Mignano (Vernasca).

I mesi più piovosi sono stati febbraio e aprile ma l'evento di piena più significativo si è verificato lo scorso fine settimana. "Grazie alle precipitazioni trattenute dalle due dighe piacentine le vallate del Tidone e dell'Arda hanno garantita la risorsa idrica necessaria alla stagione irrigua ma lo stesso non si può dire dei territori che non hanno infrastrutture per l'accumulo e successiva distribuzione dove l'acqua se n'è andata per sempre senza che il territorio e il settore produttivo ne abbiamo goduto e anzi, creando qualche problema a valle" commenta Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

"La quantità di pioggia che cade annualmente è pressoché invariata negli ultimi vent'anni. La differenza è che prima cadeva distribuita mentre ora le precipitazioni sono concentrate in 5 o 6 eventi all'anno.
Come Consorzio e come cittadini dobbiamo guardare al futuro, avere un'idea di come vorremmo il nostro territorio e perseguire con coraggio quelle azioni che mirano a contribuire al benessere e alla felicità"continua Fausto Zermani.

Ecco il trend dei due invasi piacentini dall'inizio dell'anno:

DIGA DEL MOLATO
All'inizio del 2019 la diga del Molato aveva un volume di invaso che si aggirava intorno al 40%.
A gennaio complessivamente ci sono state precipitazioni pari a 10,5 millimetri (mm) e l'invaso ha raggiunto 3,25 milioni di metri cubi (mc).
A febbraio si è passati a 5,44 milioni di mc di risorsa grazie ai 57,5 mm di piogga e neve caduti.
A marzo la quantità di pioggia ha raggiunto solo gli 8 mm e la diga è aumentata di meno di 1 milione di mc.
Ad aprile invece i 78,5 mm di precipitazioni hanno portato al raggiungimento del massimo invaso consentito (quasi 8 milioni di mc).
Da segnalare l'evento di massima piena registrato tra il 5 e 6 maggio dove sono caduti quasi 65 mm di pioggia ai quali è conseguito un rilascio di 20 metri cubi al secondo pari alla portata in ingresso diga. Manovre, alle fine delle quali, non è conseguito un abbassamento del volume di invaso che continua ad essere pari a quello autorizzato.

DIGA DI MIGNANO
Diverso l'inizio d'anno per la diga della Val d'Arda che è partita con meno del 3% di risorsa (a inizio dicembre era stato effettuato l'ordinario svaso della diga essendosi verificate le condizioni idonee per poterlo effettuare). Le precipitazioni sono cadute con lo stesso andamento registrato in Val Tidone ma con quantitativi leggermente superiori nei mesi di febbraio (62,4 mm) e di aprile (88 mm). Come invaso, si è passati da 0,36 milioni di mc di acqua presenti alla fine di gennaio a 6,32 milioni alla fine di febbraio per arrivare al massimo consentito alla fine di aprile (10 milioni di mc).
Da segnalare l'evento di massima piena registrato tra il 5 e 6 maggio dove sono caduti quasi 40 mm di pioggia ai quali è seguito un rilascio di 25 metri cubi al secondo pari alla portata in ingresso diga. Manovre che non hanno provocato un abbassamento del volume di invaso che continua ad essere pari a quello autorizzato.

Da segnalare l'importante gara di Triathlon Cross che si svolgerà la prossima domenica, 12 maggio, dalle ore 12, alla diga di Mignano (Vernasca e Morfasso i comuni attraversati): 750 m di nuoto, 12 km di MTb su uno splendido anello sterrato lungo il contorno del lago e infine 5 km di trail sulla collina di fronte alla diga che ora si presenta nella sua massima bellezza.
A valorizzare la gara il fatto che domenica la diga di Mignano compirà 85 anni (l'inaugurazione fu il 12 maggio 1934).

"Le dighe possono essere metaforicamente considerate le madri del territorio a loro sotteso poiché, garantendo lo stoccaggio della risorsa, rappresentano un simbolo di fecondità e protezione delle vallate. Non ci resta che dire buona Festa della Mamma e buon compleanno diga!" conclude Fausto Zermani.

Mercoledì, 08 Maggio 2019 07:04

Una diga e un sentiero per amici

Piacenza, 7 maggio 2019 - E' iniziata la bella stagione e con lei la voglia di stare all'aria aperta e di godersi il paesaggio.

Sono sempre di più le famiglie, le coppie e i giovani che decidono di dedicare il loro tempo libero a passeggiate ed escursioni immersi nella natura, con mete vicino a casa e apprezzando un'esperienza turistica lenta, di qualità e contrapposta al turismo veloce e mordi e fuggi.
Tra le varie mete, nel piacentino, la Val Tidone è da sempre tra le preferite grazie ai suoi spazi ampi, ai piccoli borghi suggestivi, ai castelli, alle chiese, ai mulini e alle eccellenze enogastronomiche.

Simbolo della vallata, da più di 90 anni, è la diga del Molato, sbarramento situato a Nibbiano in comune Alta Val Tidone che forma il lago di Trebecco.
La grandiosa diga ad archi multipli, impianto dall'architettura unica e suggestiva, ogni anno è meta di migliaia di visitatori tra famiglie, scolaresche e gruppi che vogliono vedere il bel paesaggio che crea e conoscere la storia e le funzioni di questo sbarramento grazie al quale, oltre alla produzione di energia idroelettrica e alla difesa del territorio di valle, è presente risorsa utile al distretto irriguo Tidone (3200 ettari) e a una produzione agricola dal valore stimato di circa 14 milioni di euro (stima basata sui dati del valore medio della produzione provinciale analizzati dal Laboratorio di Economia Locale – Università Cattolica di Piacenza).

La diga del Molato, gestita dal Consorzio di Bonifica di Piacenza (insieme alla diga di Mignano e ad altri impianti), è visitabile sia in forma libera che accompagnata: si può entrare sul camminamento, per una semplice passeggiata e qualche scatto fotografico, tutti i giorni dalle ore 9 alle 18 ed è invece necessario accordarsi con i tecnici del Consorzio (mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefono: 0523/464811) per una visita guidata approfondita e completa anche nella parte interna dell'impianto.
La diga della Val Tidone in tante occasioni è (ed è stata) sfondo di raduni e gare sportive sia in forma agonistica che non competitiva.

Domenica 12 maggio (dalle 8 alle 11), ad esempio, sarà la volta del 17° Trofeo Borghi Egidio (organizzato dall' A.S.D. Pesca Sportiva Alta Val Tidone), raduno di pesca alla trota per appassionati in possesso di licenza e tesserino regionale.

Punto di riferimento per la valle, oltre alla diga, è il Sentiero del Tidone, omonimo al torrente che costeggia per tutta la sua lunghezza: 69 chilometri - percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo - che permettono di ammirare diversi tipi di paesaggio, da quello tipico della pianura nelle zone di Calendasco e Borgonovo, a quelli collinari di Pianello e Nibbiano fino alle atmosfere più appenniniche mano a mano che ci si avvicina alla sorgente del torrente in comune di Romagnese (Pavia).
Gran parte del percorso si snoda lungo tratti sterrati, ad eccezione di alcuni parti su asfalto.
In sei punti è, poi, previsto l'attraversamento del Tidone tramite guadi che possono essere evitati grazie a varianti segnalate sul percorso.

A parlare del valore del Sentiero è Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza (socio fondatore dell'associazione omonima al sentiero): "Il Sentiero del Tidone è un'infrastruttura importante che è nata, è gestita, ed è governata da cittadini locali che con passione aiutano la crescita e la valorizzazione territorio sia a favore di chi ha deciso di restarci sia di quei turisti che vivono la vallata e decidono di ammirare le bellezze naturali che la caratterizzano".

E' Daniele Razza, Presidente dell'associazione, a riferire sull'evoluzione del Sentiero: "Il Sentiero è nato nel 2012 da un gruppo di persone che, con la fondamentale collaborazione del Consorzio e il supporto della Regione Emilia Romagna, ha pensato e realizzato in prima battuta la parte piacentina dell'itinerario - utilizzando alcuni tratti dell'ippovia regionale e della "Strada dei Mulini" – e, successivamente il segmento pavese".

Il Sentiero è segnalato da oltre 700 cartelli realizzati dai volontari, da aree di sosta attrezzate e da una serie di bacheche informative relative al tracciato, alla flora e alla fauna presenti nel territorio.
Grazie alla crescente frequentazione di escursionisti di ogni età, il Sentiero, negli anni, è diventato una realtà non solo locale ma nazionale.

Motivazione che ha spinto Mario e Marco Carobbio, esercenti presenti nei pressi della diga del Molato, a ideare quattro percorsi in mountain bike - collegati tra loro e di media difficoltà - che iniziano direttamente dal Sentiero in corrispondenza del coronamento e giungono alla cima del monte Bissolo (mappe e informazioni sui percorsi disponibili presso l'attività commerciale 300 metri a monte del coronamento della diga).

"Come associazione, ci auguriamo che quest'ultima iniziativa possa essere da esempio per privati, esercenti, associazioni e amministrazioni che, con passione e un po' di impegno sviluppino ulteriori tratti di sentiero - a partire da quello già esistente - arricchendo così la proposta turistica. Segnano Infine la necessità di maggiore collaborazione con associazioni locali per promuovere congiuntamente le tante iniziative (sagre, concerti ecc) che coinvolgono la vallata con la possibilità di percorrere il Sentiero del Tidone.
Tutte le informazioni sono reperibili al sito www.sentierodeltidone.it  o tramite email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  " conclude Daniele Razza.

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Piacenza, 24 aprile 2019 - Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti premia nuovamente l'attività di progettazione del Consorzio di Bonifica di Piacenza con il finanziamento di Ronchi, impianto di sollevamento delle acque a fini irrigui e ambientali.

Ad annunciarlo è Fausto Zermani, Presidente del Consorzio: "Un plauso ai tecnici dell'Ente per l'operato e un ringraziamento alle istituzioni che, grazie a sinergie forti tra amministrazioni centrali e Autorità di distretto, hanno investito sul nostro territorio con un'infrastruttura, Ronchi, che persegue la finalità di efficientamento della gestione e distribuzione della risorsa idrica da un lato e dall'altro garantisce il ricircolo del torrente Chiavenna per esigenze ambientali".

A licenziare il progetto è il Governo tramite il Piano Straordinario Infrastrutture Idriche riguardante opere per invasi multiobiettivo e per il risparmio di acqua negli usi agricoli e civili (Legge finanziaria 2017 art. 1, comma 523, Piano Straordinario Invasi, e comma 1072, Fondo investimenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

Il progetto, del valore di 7 milioni di euro, ha l'obiettivo di razionalizzare ed efficientare il sistema irriguo della Val d'Arda - nella sua parte più depressa - mediante il mantenimento dell'impianto di sollevamento di San Nazzaro in Comune di Monticelli d'Ongina (costruito negli anni 50 e tutt'ora in esercizio) integrato ad un nuovo impianto posto a monte di quello esistente (e posizionato in località Ronchi).

I due impianti potranno derivare un massimo di 5 metri cubi al secondo con la facoltà di sollevare portate modulabili, rispondendo così sia all'esigenza di flessibilità gestionale nei periodi di massima domanda dell'irrigazione sia alle esigenze ambientali di Caorso.

Per questo secondo aspetto (i due impianti) potranno sollevare meccanicamente le acque del Torrente Chiavenna anche nei periodi non irrigui e immetterle nel reticolo artificiale di bonifica restituendole a Po a valle dello sbarramento; si tornerà così a dare ossigeno alle acque creando un corretto equilibrio ambientale e ravvivando l'abitato di Caorso.

Conclude Fausto Zermani: "Questo nuovo finanziamento ci permette di investire sul territorio, contribuendo alla crescita del settore agroalimentare della vallata e migliorando il bel paese che ci emoziona ogni giorno".

Venerdì, 19 Aprile 2019 05:37

Terminati i lavori sul Rio Borla a Gragnano

Piacenza, 18 aprile 2019 - Terminati i lavori di adeguamento della sezione idraulica del Rio Borla in comune di Gragnano Trebbiense.

A esprimere soddisfazione è Patrizia Calza, Sindaco di Gragnano: "Presentiamo oggi un intervento sollecitato dalla popolazione locale che oltre a rispondere a esigenze di adeguamento idraulico rappresenta un tassello importante dell'azione di riqualificazione urbana che l'amministrazione comunale ha portato avanti in ogni frazione del territorio. A nome della cittadinanza un grazie al Presidente e ai funzionari del Consorzio di Bonifica che si sono messi prontamente a disposizione".
Continua Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza: "Con questo intervento di canalizzazione abbiamo reso compatibile lo sgrondo delle acque alle nuove esigenze di sviluppo urbanistico".

L'intervento, segnalato dal Comune di Gragnano, e inserito nel programma triennale dei lavori pubblici consortili 2018-2020, è consistito nell'intubamento per circa 40 metri del tratto di canale Rio Borla a monte dell'abitato di Campremoldo Sotto in corrispondenza della piazza centrale.
Nello specifico l'opera progettata ha compreso: il tubaggio della sezione di canale con elementi scatolari, una soletta in calcestruzzo armato a protezione del Rio in prossimità della strada comunale e l'opera di sistemazione della vegetazione ripariale.

Il Progetto esecutivo, redatto internamente al Consorzio, è a firma dell'ingegner Chiara Celada con la collaborazione dell'ingegner Debora Siviero.
A seguire la realizzazione dei lavori il geometra Simone Razza, responsabile della zona operativa del Tidone.

Il Rio Borla è parte del sistema di canali promiscui (utili sia all'irrigazione che allo scolo delle acque) di Sinistra Trebbia e ha uno sviluppo complessivo di circa 11 chilometri; esso inizia dal manufatto partitore a Tuna di Gazzola, interseca i Rivi Bianco, Sforzesco e Nurone e prosegue in direzione nord fino al centro abitato di Campremoldo Sotto.
A presentare l'intervento: Patrizia Calza con Natalino Foletti e Cristian Rapetti (rispettivamente Sindaco, geometra e operaio del comune di Gragnano Trebbiense), Fausto Zermani con Attilio Sfolcini, Chiara Celada e Simone Razza (rispettivamente Presidente, amministratore, progettista e tecnico del Consorzio di Bonifica di Piacenza) e alcuni cittadini gragnanesi.

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Venerdì, 05 Aprile 2019 17:19

Il Consorzio di Bonifica non ci sta.

Le prescrizioni dell'Ente Parco alle derivazioni di acqua sono un attacco al nostro territorio!

Piacenza, 5 aprile 2019 - Si avvicina la stagione irrigua e il Condominio del Rivo Villano ha necessità di ricevere l'acqua utile a soddisfare le campagne di Rivergaro per un territorio di oltre 1000 ettari.

Il Consorzio di Bonifica di Piacenza si è attivato per realizzare le opere in alveo che annualmente compie per permettere di derivare le acque dal Trebbia al Rivo Villano, intervento necessario per vincere il dislivello di oltre due metri - frutto delle asportazioni di ghiaia degli ultimi 10 anni - che separa la presa del canale irriguo dall'alveo naturale del torrente.

A un passo dalla realizzazione delle arginature, il Consorzio di Bonifica, ha ricevuto una prescrizione – nuova, inaspettata e molto limitante - da parte dell'Ente di Gestione dei Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale.
Prescrizione, firmata dal Dott. Michele Zanelli (responsabile d'area dell'Ente Parchi) che cita testualmente quanto segue:
"Prescrizioni specifiche per le opere di derivazione a favore del Rivo Villano: potranno essere eseguiti solo i lavori di modificazione morfologica del corso d'acqua in prossimità della presa, strettamente necessari per permettere la derivazione mediante trattrice e idrovora meccanica, così come già previsto dal richiedente in caso di abbassamento del livello dell'acqua in alveo;
Il cantiere di sollevamento dovrà essere organizzato in modo tale da evitare qualsiasi sversamento di carburante e lubrificante".

A commentare è Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza: "Questa determina del Parco è un attacco al nostro territorio di cui non capiamo i connotati. Paradossalmente il Parco invece di favorire l'ambiente lo inquina. Come si evince dalla prescrizione, infatti, il sollevamento dell'acqua (dal Trebbia al Rivo Villano) deve avvenire grazie ad un trattore che, acceso 24 ore su 24, permette alle acque di entrare nel rivo irriguo provocando un grande consumo di combustibile e un elevato inquinamento acustico".
Continua Fausto Zermani: "Si è costruito una scatola, quella del Parco, in cui tutti abbiamo creduto pensando fosse un partner con cui valorizzare il territorio e i suoi prodotti, con cui condividere l'operato a favore del mondo della produzione e con cui esaltare quella che è la straordinaria attività dell'agricoltura. In realtà (il Parco) si dimostra essere una scatola vuota in cui si annidano le personali convinzioni di alcuni funzionari le cui azioni e limitazioni si ripercuotono contro il territorio stesso".
Conclude Fausto Zermani: "La storia del Rivo Villano è plurisecolare, ci sono documenti che parlano dell'esistenza del rivo fin dall'epoca del Barbarossa. Stiamo parlando di acqua che non è solo un bene vitale per l'agricoltura ma per l'intero ambiente circostante in quanto, circolando nei canali, va ad alimentare la falda e a preservare la flora e la fauna che creano quel bel paese che ci emoziona quotidianamente ".

Piena condivisione alle parole di Fausto Zermani (Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza), è espressa dalle associazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e Cia con i loro presidenti Marco Crotti, Filippo Gasparini e Franco Boeri.

Piacenza, 4 aprile 2019 - Al bando PSR della Regione Emilia Romagna il Consorzio di Bonifica di Piacenza ha presentato 31 progetti per un valore complessivo superiore a 3 milioni e 700 mila euro.

Si tratta di progetti riferiti ad interventi volti alla prevenzione di danni da fenomeni franosi rispondenti al bando PSR (Piano di Sviluppo Rurale) 2014/2020 misura n. 5.1.01 (linea di finanziamento regionale indirizzata a investimenti in azione di prevenzione volte a ridurre le conseguenze delle calamità naturali e avversità climatiche – prevenzione danni da fenomeni franosi al potenziale produttivo agricolo).

I progetti presentati sono così distribuiti sul territorio: 5 per il comune di Alta Val Tidone, 5 per il comune di Gropparello, 5 per il comune di Morfasso, 4 per il comune di Pianello Val Tidone, 2 per il comune di Farini, 2 per il comune di Bobbio, 2 per il comune di Bettola, 2 per il comune di Ferriere, 1 per il comune di Travo, 1 per il comune di Corte Brugnatella, 1 per il comune di Coli e 1 per il comune di Piozzano.

Per ognuna delle segnalazioni ricevute, a seguito dei sopralluoghi effettuati dai tecnici del Consorzio, è stato redatto un progetto di intervento.
Ad essere nei progetti di intervento ci sono: 64 briglie in gabbioni allo scopo di rallentare la velocità delle acque e contrastare l'erosione e di conseguenza migliorare le condizioni di stabilità dei versanti e mitigare i fenomeni franosi; 72 tra traverse, palificate e briglie in legname per stabilizzare i versanti e intercettare e incanalare i canali montani; drenaggi per l'emungimento delle acque sotterranee per più di 13 mila e 500 metri per la raccolta e il convogliamento delle acque che si infiltrano nel sottosuolo al fine di prevenire movimenti franosi; la pulizia e la sistemazione di canali per quasi 20 mila metri per favorire il deflusso delle acque di scolo.

In linea generale ogni progetto proposto è pienamente coerente con l'obiettivo dell'operazione (5.1.01 del PSR) e risponde al fabbisogno di ripristinare il potenziale produttivo agricolo e forestale danneggiato e introduce adeguate misure di prevenzione contribuendo al sostegno della prevenzione e della gestione dei rischi aziendali: 47 le aziende agricole coinvolte.

Parlando di iter burocratico: i progetti sono stati presentati a fine marzo (il 26 era la scadenza), la graduatoria sarà pubblicata entro la fine di luglio e, per i progetti finanziati, sarà redatto un progetto esecutivo finale e la realizzazione degli interventi pianificati in un tempo massimo di 18 mesi.
A complimentarsi con lo staff tecnico è prima di tutti Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza che commenta: "Essere riusciti a presentare 31 progetti, per di più in tempi così brevi, è davvero un grande risultato. La nostra montagna va sostenuta con investimenti che mantengano integro il territorio e tutelino i suoi abitanti e le attività produttive in essere. L'impegno e la dedizione del personale tecnico e operativo in forza al comprensorio montano dimostra quanto il Consorzio tenga e creda in un approccio che preservi il territorio e lo rilanci assicurando a chi resta e a chi vuole tornare una maggior qualità della vita".

 

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L'attività del Consorzio di Bonifica di Piacenza, in territorio montano, è volta alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla manutenzione della propria rete stradale e acquedottistica.

Piacenza, 1 aprile 2019 - E' quindi il Consorzio, nell'ambito della sua attività di sorveglianza, e su segnalazione dei comuni e dei residenti del comprensorio, a effettuare sopralluoghi e a porre in atto monitoraggi continui del territorio.

Per quanto riguarda la strada di bonifica Rigolo- Restano e l'abitato di Restano, a Bettola, era stato il comune a segnalare una pericolosa caduta massi nei pressi della frazione e la necessità di un sopralluogo da parte del personale del Consorzio.
Dal controllo dei tecnici, a monte della strada e della frazione bettolese, è subito emersa la pericolosità del movimento della massa rocciosa già distaccata e in equilibrio precario.

"Lo stato della massa franosa si è subito presentato preoccupante. Parte del materiale lapideo era stato trattenuto dalla vegetazione boschiva ma alcuni massi di notevole dimensione erano caduti sulla strada e sulle abitazioni provocando danneggiamenti e timore tra i residenti" afferma Gianluca Fulgoni, tecnico del Consorzio di Bonifica.

"Il progetto esecutivo, predisposto internamente all'Ente, e successivo agli studi geologici e geotecnici, ha previsto la realizzazione di due tipologie di intervento: la realizzazione di una barriera paramassi ad elevata dissipazione di energia lunga 50 metri e alta 4 finalizzata all'intercettazione dei massi già distaccati e il rafforzamento corticale delle pareti rocciose realizzato con una rete metallica a doppia torsione per l'impedimento di nuovi e pericolosi distacchi di detriti rocciosi" hanno continuato Andrea Terret e Deborah Federici, progettisti del Consorzio.
Spettacolare parte dell'intervento realizzato con l'aiuto di un elicottero che, per velocizzare i tempi, ha posato il materiale metallico (reti, ancoraggi, barre, ecc) nel punto preciso dell'intervento.
A conclusione è il Sindaco di Bettola, Paolo Negri che afferma con soddisfazione: "Grazie all'intervento del Consorzio anche la zona di Restano è stata messa in sicurezza".

 

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